martedì 8 settembre 2026

C’eravamo tanto Amata

[La scatola della pizza è quadrata, la pizza è rotonda e le fette sono triangolari. Conclusione; niente nella vita ha un senso. Anonimo] È iniziato davanti alla terza sezione del Tribunale di Palermo il processo in cui è imputata l'assessora al Turismo della Regione Siciliana, Elvira Amata (Fdi), accusata di corruzione, che era presente in aula. La prima udienza è durata solo pochi minuti. Accusa e difesa hanno depositato la lista testi. Il processo è stato rinviato al 12 ottobre. Il presidente del collegio Fabrizio La Cascia ha poi indicato il calendario per le udienze successive, a partire da quella del 13 gennaio 2027. Nella lista testi depositata dai legali della difesa, gli avvocati Giuseppe Gerbino e Sebastiano Campanella, c'è, tra gli altri, il presidente della Regione siciliana Renato Schifani. Non è stata depositata alcuna richiesta di costituzione parte civile.     Secondo la Procura di Palermo l'assessora avrebbe ottenuto da Marcella Cannariato, legale rappresentante della A&C Broker Srl, l'assunzione del nipote e il pagamento delle spese per l'alloggio di quest'ultimo durante i mesi di lavoro a Palermo.     In cambio Amata avrebbe finanziato con 30 mila euro la manifestazione 'Donna, economia e potere' promossa dalla fondazione Marisa Bellisario, di cui Cannariato, condannata a due anni e sei mesi, era rappresentante regionale.     L'assessora non si è dimessa e ha sempre sostenuto di essere "una persona perbene e onesta". "Non mi sono mai macchiata di comportamenti illegali, né immorali - ha affermato - e sono convinta che dimostrerò la mia innocenza".     In riferimento al procedimento penale che coinvolge l'assessore regionale al Turismo, Elvira Amata, Palazzo d'Orléans precisa che "non è mai pervenuta né alla Regione Siciliana né all'Avvocatura dello Stato alcuna comunicazione relativa alla data di fissazione dell'udienza o al capo di imputazione". Per tale ragione, si spiega, "non risulta acquisito alcun parere dell'Avvocatura dello Stato in merito al procedimento". "Ciò nondimeno - aggiunge la nota - nel pieno rispetto delle prerogative dell'autorità giudiziaria e a tutela dell'interesse dell'amministrazione regionale, come da intendimento già manifestato e in analogia con quanto avvenuto per altri coindagati, già nella seduta di giunta prevista per domani il governo proporrà la costituzione della Regione Siciliana quale parte civile nel procedimento".Il gup di Palermo ha rinviato a giudizio per corruzione l'ex portavoce del presidente dell'Assemblea regionale siciliana Gaetano Galvagno, Sabrina De Capitani, l'imprenditrice Marcella Cannariato, ex rappresentante in Sicilia della Fondazione Belisario e della Fondazione Dragotto, Marianna Amato, ex dipendente della Fondazione orchestra sinfonica siciliana e il manager Alessandro Alessi .     Il processo comincerà il 2 novembre.     Sono tutti coinvolti nella indagine sull'uso illegale dei fondi dell'Ars. Secondo l'accusa Galvagno, sotto processo separatamente col rito ordinario, avrebbe fatto inserire nella legge di Bilancio del 2024 un contributo di 98mila euro in favore della Fondazione Tommaso Dragotto, destinato allo svolgimento dell'evento "Un Magico Natale" edizione 2024. In cambio, avrebbe ottenuto un incarico di consulenza legale da parte della A&C Broker s.r.l. (società legalmente rappresentata dalla Cannariato) per la cugina Martina Galvagno; la nomina di Franco Ricci, compagno della De Capitani nel c.d.a. di Sicily By Car s.p.a. (società della famiglia della Cannariato), e un incarico per Marianna Amato, da parte della Fondazione Tommaso Dragotto, per l'organizzazione "La Sicilia per le donne".     Nel patto illecito, secondo la Procura di Palermo, ci sarebbero stati anche incarichi retribuiti ad Alessandro Alessi, Marianna Amato e la stessa De Capitani per l' edizione 2023 di Un Magico Natale. Ad Alessi la Fondazione Tommaso Dragotto avrebbe dato l'incarico dell'organizzazione dell'evento con l'accordo che l'imprenditore avrebbe restituito almeno 20mila alla Cannariato e fatto avere altre somme ad Amato e De Capitani. Alessi, definito nella richiesta dei pm "intermediario e facilitatore", avrebbe dato un "contributo necessario agli accordi corruttivi"; mentre Amato sarebbe stata "istigatrice ed intermediaria" 


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