martedì 23 giugno 2026

easyJet non è in vendita

[Le parole sacre, vedute le labbra dell’autore, ne rifuggono. Le cose sacre, veduto il cuore dell’autore, vi si fermano. Carlo Emilio Gadda]  Castellane ha offerto 625 pence per ogni azione Easyjet ma il cda ha respinto la proposta.     Castlelake non si arrende, rende pubblico il suo impegno e invita il cda a dare il suo parere entro il 26 giugno.  L'offerta rappresenta "un premio di circa il 59% rispetto al prezzo delle azioni easyJet di 394,20 pence per azione alla chiusura delle contrattazioni del 28 maggio, ovvero l'ultimo giorno prima che l'interesse di Castlelake in easyJet diventasse pubblico" ricorda una nota. Castlelake intende inoltre offrire un'alternativa di partecipazione azionaria parziale per consentire agli azionisti di easyJet di rimanere investiti in easyJet come società privata in partnership con Castlelake. 


Primera dama nei guai

[La follia è a discrezione della maggioranza. Anonimo] Il giudice istruttore di Madrid, Juan Carlo Peinado, ha rinviato a giudizio Begona Gomez, la moglie del premier Pedro Sanchez, e ha fissato una serie di misure cautelari riscontrando il rischio di fuga, fra cui il ritiro del passaporto, il divieto di lasciare il territorio nazionale e l'obbligo di firma ogni 15 giorni davanti al tribunale.Lo si apprende da un'ordinanza emessa oggi dal magistrato e citata dai media iberici, fra cui l'agenzia Efe. Il rinvio a giudizio di Begona Gomez è definito "una persecuzione" da fonti della Moncloa citate dall'emittente pubblica Tve. "Si constata la persecuzione, l'ossessione e la sproporzione di un giudice che ha realizzato un'istruzione che manca di qualsiasi senso giuridico e che solo risponde a motivi politici", segnalano le fonti governative. Secondo quanto si apprende, la moglie del premier avrebbe saputo del rinvio a giudizio mentre si trova al Palazzo della Moncloa. Le stesse fonti avevano bollato come "assurda" la richiesta di misure cautelari formulata dalle accuse 'popolari', che a loro dire non risponde a diritto, non è proporzionata ai reati contestati e "si adotta per altri motivi", perché la fuga di Gomez "è impensabile". Anche perché la consorte del presidente del governo ha una scorta di tre agenti di polizia nazionale, che la accompagna in ogni spostamento. Per questo motivo, il magistrato che istruisce il caso cosiddetto Plus Ultra, che coinvolge fra gli altri l'ex premier socialista José Luis Rodriguez Zapatero, aveva respinto la richiesta di misure cautelari, formulata sempre dalle accuse popolari, non ravvisando un eventuale pericolo di fuga.  Il giudice Peinado ha adottato le stesse misure cautelari anche nei confronti dell'ex assistente di Begona Gomez al Palazzo della Moncloa, Cristina Alvarez, e l'imprenditore Juan Carlos Berrabes, a loro volta rinviati a giudizio. La decisione dopo l'udienza preliminare, che si era svolta lunedì alla presenza degli indagati davanti al gip del tribunale di Madrid, al termine di un'istruttoria durata oltre due anni, assieme alle altre parti del procedimento: la pubblica accusa e le accuse 'popolari', di cui fanno parte gruppi di estrema destra, fra cui Vox, rappresentate dall'associazione ultracattolica HazteOir. Erano state queste ultime a sollecitare misure cautelari adducendo il rischio di fuga degli indagati. Mentre la Procura anticorruzione e le difese avevano nuovamente chiesto il proscioglimento e l'archiviazione del caso per insussistenza degli indizi di reato. Alla consorte di Sanchez e agli altri imputati Peinado contesta quattro presunti reati :corruzione negli affari, malversazione, traffico di influenze e appropriazione indebita, legate alla gestione di Begona Gomez di una cattedra universitaria presso l'Università Complutense di Madrid, co-diretta con l'imprenditore Berrabes, e di un software per imprese sviluppato in ambito accademico. Il magistrato, dopo aver ascoltato le parti, aveva tre giorni di tempo per pronunciarsi sul rinvio a giudizio o l'archiviazione. La decisione è arrivata, dopo che ieri Peinado aveva aperto un nuovo filone dell'indagine, che riguarda un contratto da 4 milioni di euro, finanziato con fondi Feder dell'Ue, gestito dalla società pubblica spagnola per la trasformazione digitale Red.es, assegnato a una unione temporanea di imprese (Ute), di cui fa parte anche Innova Next, azienda dell'imprenditore Juan Carlos Barrabes. Il magistrato ha poi precisato che la 'primera dama' non è formalmente indagata in questo nuovo filone, che ipotizza reati di presunta prevaricazione e frode ai danni dei fondi dell'Unione Europea. Il Consejo Superior del Poder Judicial (Cspj) il Csm spagnolo, organo di autogoverno della magistratura, ha aperto un procedimento disciplinare per "infrazione grave" nei confronti del giudice Peinado, titolare dell'inchiesta su Gomez. Il fascicolo riguarda alcune affermazioni contenute nell'ordinanza con cui il magistrato ha disposto sabato il rinvio a giudizio e misure cautelari nei confronti dell'indagata, ravvisando un pericolo di fuga. Nell'ordinanza, Peinado sosteneva che gli agenti delle forze di polizia addetti alla scorta della moglie del presidente del governo, potrebbero "di propria iniziativa o seguendo ordini dei superiori gerarchici" essere coloro che "collaborino alle azioni volte a facilitare la fuga" dell'indagata e rendere impossibile la disponibilità per la giustizia. L'apertura del procedimento disciplinare, prevista dalla legge Organica del Potere Giudiziario per presunte mancanze gravi nei confronti di funzionari della polizia giudiziaria, è stata decisa dal Csm per 4 voti a favore, fra cui quello decisivo della presidente Isabel Perello, e 4 voti contro, informano fonti giudiziarie citate dall'agenzia Efe.


lunedì 22 giugno 2026

Lo zar non ha certezze

[È spiacevole dover parlare di avvenimenti spiacevoli: ma la chiarezza è la prima qualità di un racconto.Carlo Emilio Gadda] I presidenti russo, Vladimir Putin, e quello bielorusso, Alexander Lukashenko, prevedono "di avere contatti a breve" per discutere delle minacce del leader ucraino Volodymyr Zelensky di intervenire contro la Bielorussia se non smantellerà i sistemi ripetitori che, a suo parere, vengono utilizzati per guidare gli attacchi dei droni russi. Lo ha detto il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov. Quelle di Zelensky sono "minacce assolutamente aggressive, un'interferenza negli affari interni di un altro Paese, un'ingerenza nella sovranità di un altro Paese", ha affermato Peskov, citato dalla Tass. L’Ucraina intensifica la strategia volta a isolare la Crimea dalla Russia, colpendo infrastrutture logistiche ed energetiche nella penisola occupata da Mosca dal 2014. In questo contesto, il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha dichiarato oggi che le autorità russe stanno adottando provvedimenti per contenere l’impatto degli attacchi condotti da Kiev. Le autorità della Crimea hanno introdotto una serie di misure straordinarie dopo il recente attacco con droni nella penisola di Kerch, che secondo il bilancio ufficiale ha causato quattro morti e ventotto feriti.Oltre al razionamento del carburante, a causa delle azioni ucraine contro le infrastrutture della rete elettrica sono state introdotte restrizioni al consumo energeticoin tutta la penisola affacciata sul Mar Nero. Le autorità crimeane hanno inoltre annunciato la sospensione della vendita di carburante presso le stazioni di servizio della penisola, sia tramite pagamenti in contanti sia con altre modalità, compresi i buoni, per cittadini e imprese private. Le forniture saranno riservate esclusivamente agli enti e ai servizi governativi. Anche a Sebastopoli sono state adottate restrizioni. Il governatore Mikhail Razvozhaev ha reso noto che, per preservare le scorte disponibili, il carburante non sarà distribuito alla popolazione nelle giornate del 22 e 23 giugno. Il rifornimento sarà consentito soltanto ai mezzi di emergenza e ai veicoli impegnati nei servizi essenziali per la città. Nell’ambito delle misure di risparmio energetico, l’illuminazione stradale sarà inoltre spenta e tutti gli eventi pubblici sono stati cancellati a partire dal 22 giugno e fino a nuova comunicazione. Le autorità locali hanno invitato la popolazione a mostrare comprensione e collaborazione di fronte alle restrizioni introdotte per far fronte all’emergenza. L’eccezionalità della situazione è evidenziata anche dalla decisione russa di sospendere fino al primo settembre i campi estivi per bambini, compreso il celebre “Artek”, e le attività turistiche, per “ragioni di sicurezza pubblica”.In un’intervista, il ministro della Difesa ucraino Mykhailo Fedorov ha previsto che, in un prossimo futuro, la penisola di Crimea verrà ulteriormente isolata dalla Russia a causa degli attacchi dei droni ucraini. “La Crimea viene isolata dai droni. E in un futuro prossimo, sembra che la Crimea si trasformerà in un’isola. E questo potrebbe portare a conseguenze del tutto inaspettate per i russi. Non posso dire altro”, ha dichiarato Fedorov in un’intervista al canale YouTube Pressing. “In altre parole, per i russi inizia l’inferno, con cui è molto difficile far fronte. E noi abbiamo questa finestra di opportunità. La logistica viene tagliata, la Crimea viene isolata. E questo si riflette nell’est. Esiste una correlazione diretta tra quanto colpiamo la logistica e quante azioni d’assalto avvengono sulla prima linea”, ha osservato il ministro ucraino.


Nato 3.0

[La cultura non sostenuta dal buon senso è raddoppiata follia. Baltasar Gracián] Il segretario generale della Nato Mark Rutte si recherà in visita negli Stati Uniti. Dal 23 al 25 giugno visiterà Washington, e mercoledì 24 incontrerà il presidente Donald Trump alla Casa Bianca e alti funzionari dell'amministrazione, spiega una nota dell'Alleanza. Parteciperà poi virtualmente alla riunione dell'E5 da Washington. Giovedì 25 giugno, incontrerà quindi i membri del Congresso e parteciperà a una discussione organizzata dall'Atlantic Council.   "Il Presidente Trump ha messo alla prova i nostri alleati, chiedendo loro di sostenere l'America quando abbiamo chiesto aiuto, e troppi hanno fallito. Gli Usa hanno difeso l'Europa per generazioni, e il Presidente ha chiesto che i nostri aerei decollassero dalle basi in Europa o dalle nostre basi, le nostre navi dai porti per colpire obiettivi in Medio Oriente, obiettivi iraniani che minacciano gli interessi europei, ma troppi hanno detto no o hanno cercato di affogarci in dibattiti legali, o ci hanno criticato per aver fatto ciò che loro non sono in grado di fare. È stato vergognoso", ha detto il capo del Pentagono, Pete Hegseth.  La Nato 3.0 avrà "un approccio innovativo", "i nostri contributi annuali saranno subordinati al raggiungimento degli obiettivi di spesa per la difesa da parte degli altri Paesi. Laddove gli altri alleati non spenderanno con urgenza, i nostri contributi diminuiranno. Sarà una strada a doppio senso. Gli Usa non possono preoccuparsi della difesa europea né pagare di più di quanto facciano i nostri alleati. Metteremo in condizione gli alleati di fare la loro parte. Terremo d'occhio gli alleati che non lo fanno e che dicono di no, o forse, o aspettano", ha aggiunto.   "Si tratta di una revisione che alcuni Paesi non supereranno, mentre altri la supereranno brillantemente. In definitiva, la revisione ha lo scopo di migliorare la postura e le basi delle forze statunitensi e di rafforzare la Nato 3.0. È concepita per essere costruttiva, come lo siamo sempre stati. Non ci sono sorprese strategiche. Non ce ne sono mai state", ha aggiunto il segretario Usa alla Guerra. "Questa è la cosa giusta da fare per il popolo americano. È la cosa giusta da fare per questa alleanza. L'Europa può e deve assumersi la responsabilità primaria della propria difesa convenzionale, come promesso al vertice dell'Aia, e in tal modo salvaguardare la difesa europea per le generazioni a venire. Sappiamo che i nostri alleati possono farlo, ed è giunto il momento", ha detto. Hegseth ha inoltre detto alla Nato che il Pentagono condurrà una revisione della propria presenza militare in Europa entro i prossimi sei mesi, mentre Washington esercita pressioni sugli alleati affinché rafforzino le proprie difese. "Annuncio oggi una revisione del Dipartimento della Guerra della durata di sei mesi che esaminerà la presenza militare e le basi americane in Europa - fino a sei mesi, ma potrebbe essere anche meno", ha detto. Gli alleati europei (e il Canada) hanno accolto con stupore, e in alcuni casi rabbia, il discorso del segretario di Stato per la Difesa Usa, Pete Hegseth, in cui di fatto ha bacchettato nuovamente il vecchio mondo per non fare abbastanza.     Intanto la reprimenda è stata pubblica, come nel febbraio del 2025. Solo che da allora è passato "un oceano" sotto ai ponti della Nato. "È un disco rotto", confida una fonte alleata, precisando che gli europei "stanno aumentando" il budget per la difesa e le "contribuzioni" all'assetto militare della Nato per compensare i tagli degli Usa. "Abbiamo ascoltato l'annuncio degli Stati Uniti di rivedere il dispiegamento delle forze in Europa nell'attuale contesto di sicurezza dinamico. Credo sia prudente garantire che le forze Nato siano schierate in modo ottimale per scoraggiare i conflitti e, se necessario, per difendersi da qualsiasi minaccia. C'è stato anche un ampio consenso tra gli alleati sulla necessità di intensificare gli sforzi, mentre gli Stati Uniti adeguano i loro impegni al modello delle forze Nato". Lo afferma il Segretario generale della Nato Mark Rutte nella conferenza stampa al termine della ministeriale Difesa. 

   

Donaldo deluso    

[Gli italiani, generosissimi in tutto, non sono generosi quando si tratta di pensare. Carlo Emilio Gadda] La scure di Donald Trump, sempre più imprevedibile, si abbatte sui già difficili colloqui in Svizzera che, comunque, proseguono. Da Camp David il presidente ha infatti gelato l'Iran quando era già seduto al tavolo con JD Vance, arrivato a Burgenstock per archiviare definitivamente lo scontro, aprire la fase due dei negoziati e avviare una nuova stagione nei rapporti fra i due Paesi. "Se non fermate Hezbollah in Libano e non aprite lo Stretto di Hormuz, non avrete più un Paese dove tornare", ha minacciato il tycoon, suscitando l'immediata replica di Teheran. "Stia attento a quello che dice, il nostro esercito è pronto a rispondere", ha tuonato il capo negoziatore Mohammed Bagher Ghalibaf, prima di lasciare con la sua delegazione la sede delle trattative senza però farle saltare. I colloqui infatti sono proseguiti e continueranno a livello tecnico da lunedì. Le minacce del commander-in-chief hanno spiazzato il suo vice che, accanto ai negoziatori di Pakistan e Qatar, aveva poco prima parlato di "incontro storico" e di "progressi" nei negoziati. "Trump ci ha chiesto di voltare pagina" e il "nostro obiettivo è rimodellare il Medio Oriente con la diplomazia", aveva spiegato con toni distensivi, lasciandosi andare anche a una battuta. "Le due persone più importanti nella mia vita sono un'indiana e un pachistano. L'indiana è mia moglie e il pachistano è il capo dell'esercito Asim Munir: nell'ultimo mese ho parlato più con lui che con chiunque altro", aveva scherzato prima di mettersi al lavoro con a fianco Steve Witkoff e Jared Kushner, gli inviati di Trump nei confronti dei quali l'Iran nutre profondo scetticismo. Le sue parole di distensione però hanno avuto breve durata. Prima in un'intervista Fox e poi su Truth, Trump è tornato ad alzare i toni. "Se l'accordo fallisce, ci possiamo prendere lo Stretto di Hormuz e imporre un pedaggio" oltre a un 20% del petrolio, ha detto minaccioso. Poi rivolto all'Iran: "Se lo chiudete, non avrete più un Paese". Sul suo social ha poi esortato Teheran a fermare "i suoi proxy in Libano", le milizie di Hezbollah che minacciano Israele. In caso contrario, ha avvertito, "colpiremo di nuovo l'Iran molto duramente". Parole che hanno avuto come effetto quello di interrompere i colloqui, senza comunque farli saltare del tutto. Per protesta, la delegazione iraniana ha lasciato il tavolo ma non l'hotel svizzero, proseguendo quindi dialogo. "Tutte le parti sembrano soddisfatte dell'andamento" delle trattative e "riteniamo che  questo primo ciclo di colloqui stia gettando le basi per costruire fiducia in vista del futuro", ha riferito un diplomatico americano a Axios tracciando un primo bilancio dei colloqui. Le trattative hanno riguardato anche lo Stretto di Hormuz con gli Stati Uniti che hanno ribadito che deve restare aperto. "Sono stati fatti progressi su questo fonte", ha aggiunto il diplomatico sottolineando che i colloqui si sono concentrati anche su tutti gli elementi dell'accordo sul nucleare, oltre che sulla tregua in Libano. L'incontro era iniziato in salita proprio fra le tensioni fra Israele e Libano e la condizione posta dall'Iran di far rispettare il cessate il fuoco fra i due Paesi prima di affrontare il nodo più spinoso del confronto, ovvero il nucleare. L'Iran non rinuncerà al suo diritto di arricchire l'uranio, ha chiarito il presidente Masoud Pezeshkian prima dell'avvio dei colloqui scatenando la rabbia di Trump. "Deve stare attento a come parla e mettersi in riga", ha detto il commander-in-chief. L'Iran senza il nucleare e Hormuz aperto sono i due obiettivi del presidente, target che al momento appaiono più che sfuggenti. Teheran infatti sostiene di aver richiuso lo Stretto e ha dichiarato che resterà bloccato fino a una tregua in Libano. Ma Benyamin Netanyahu ha già assicurato che l'Idf resterà nel sud del Paese, mentre Hezbollah ha respinto qualsiasi ipotesi di zona di sicurezza israeliana in Libano. "Trump è impegnato a un cessate il fuoco in tutta la regione", ha assicurato Vance che, fra i suoi obiettivi in Svizzera, ha quello di ottenere un invito iraniano per gli ispettori dell'Onu a visitare i siti nucleari colpiti dagli Stati Uniti. Le rassicurazioni del vicepresidente però rischiano di non essere prese seriamente dagli iraniani visto come Trump lo ha scavalcato e, di fatto, indebolito.

Il Mossad non dimentica

[So di sapere ma non ho le prove. P.P. Pasolini] Subito dopo il 7 ottobre 2023 la Spagna si è schierata con i palestinesi contro Israele. Boicottando i prodotti israeliani, sponsorizzando a livello europeo azioni di embargo contro la popolazione israeliana. Costretta a pagare delle forti penali  per avere disdetto accordi militari. L’appoggio incondizionato alla Global Sumud Flotilla, ai ProPal ... Non escludiamo che dietro la bufera giudiziaria che ha investito i socialisti spagnoli ci sia il mossad. Non abbiamo le prove, ma siamo sicuri che in tutto questo è probabile, anzi sicuro, che l’istituto  non è estraneo. La Corte Suprema spagnola ha reso pubblica la sentenza di primo grado del primo processo legato al cosiddetto 'caso mascherine' o 'caso Koldo', lo scandalo sulle forniture di materiale sanitario a organismi pubblici durante la pandemia di Covid-19. Ha inflitto una maxi condanna di 24 anni e 3 mesi di reclusione all'ex ministro dei Trasporti ed ex numero tre del Partito socialista, José Luis Abalos, colpevole di associazione a delinquere, corruzione, malversazione e traffico di influenze. Una pena a 19 anni e 8 mesi di reclusione è stata inflitta anche all'ex consigliere di Abalos, Koldo Garcia. Intanto il giudice Juan Carlos Peinado, ha convocato Begona Gomez, moglie di Sanchez, mercoledì nel tribunale di Madrid perché consegni il passaporto, che le è stato ritirato come misura cautelare, assieme al divieto di lasciare il Paese e all'obbligo di firma 2 volte al mese negli uffici giudiziari. Nel provvedimento il magistrato, che ha rinviato a giudizio la 'primera dama' per 4 reati, cita per lo stesso giorno anche l'ex assistente di Gomez alla Moncloa, Cristina Alvarez, a sua volta rinviata a giudizio e sottoposte alle stesse misure cautelari. La citazione coincide con la data dell'audizione del premier al Congresso spagnolo per dare spiegazioni dei casi giudiziari che assediano il Partito socialista. 


Hamas in Italia

[Meglio esser pazzo per conto proprio, anziché savio secondo la volontà altrui! Friedrich Nietzsche]  "E raccolta sistematica di denaro non è fatta da soggetti estranei all'associazione terroristica, spinti dalla situazione emergenziale della guerra come vorrebbe sostenere la difesa nelle sue memorie agli atti, ma da parte di soggetti che partecipano all'associazione stessa, ne condividono le finalità anche terroristiche e si attivano dunque per finanziarla, tanto da riuscire a farlo costantemente per molti anni". Lo scrive la presidente del tribunale del Riesame di Genova Marina Orsini nell'ordinanza con cui per la seconda volta ha rigettato l'istanza di scarcerazione di Mohammad Hannoun, accusato di essere al vertice della cellula italiana di Hamas e di averlo finanziato per anni attraverso alcune associazioni di beneficienza. dopo che la Cassazione aveva annullato con rinvio il precedente provvedimento. Secondo i giudici genovesi, Hannoun deve restare in carcere perché esiste il pericolo di fuga, visto che il giorno dell'arresto aveva un biglietto aereo per trasferirsi in Turchia e farsi poi raggiungere dai suoi famigliari, per il rischio di inquinamento probatorio visto che aveva fatto "ripulire il computer" dell'associazione da uno degli altri arrestati e soprattutto per il rischio di reiterazione del reato. Per il Riesame, Hannoun negli anni ha "perseguito con determinazione e costanza i suoi obiettivi, raggirando controlli e divieti, riuscendo, così a poter continuare ad operare e a garantire il flusso costante di soldi e risorse ad Hamas". E anche "la fuga di notizie circa l'indagine in corso non ha avuto alcun effetto deterrente e anzi lo ha portato solo a progettare il trasferimento all'estero proprio e della sua attività per continuare ad operare come sempre".  "In attesa delle motivazioni sulla scarcerazione di tre indagati per essere presunti fiancheggiatori di Hamas, pare tuttavia che il Tribunale di Genova abbia escluso l'utilizzabilità a fini giuridici di quanto fornito dai servizi segreti israeliani, la cosiddetta 'battlefield evidence' di provenienza israeliana, segnando una netta presa di distanza dalla strumentalizzazione giudiziaria di materiali di intelligence militare". Lo dichiara l'avvocato Nicola Canestrini, uno dei difensori degli appartenenti all'Associazione Palestinesi Italiani, arrestati lo scorso 28 dicembre con l'accusa di aver inviato ad Hamas fondi raccolti tramite l'associazione benefica di solidarietà per la popolazione civile di Gaza.     "È un risultato importante: viene affermato che la giustizia non può essere usata come strumento di guerra - commenta il sindacato Cub insieme alle altre associazioni solidali con i palestinesi vittime delle operazioni militari dell'Idf nella Striscia di Gaza successivamente al 7 ottobre 2023 -. La lotta al terrorismo va combattuta con le regole, non con scorciatoie.     Sul resto attendiamo le motivazioni, ricordando che vale per tutti la presunzione di innocenza".     Sempre dal team della difesa emerge la volontà di "continuare a vigilare con rigorosa attenzione critica su ogni tentativo di piegare il diritto a logiche militari, riservandosi ogni ulteriore valutazione dopo il deposito delle motivazioni".