[Entro i confini del mondo non vi può essere esilio di sorta:nulla infatti che si trovi in questo mondo è estraneo all'uomo.Seneca] Migliaia di donne e non solo hanno gremito a Buenos Aires la piazza del Congresso in occasione dell'undicesimo anniversario dalla prima manifestazione del movimento di lotta alla violenza #Niunamenos (Non una di meno). La manifestazione si è svolta nel contesto di una forte commozione sociale per l'ultimo caso di femminicidio registrato nel paese al centro delle cronache dei media già da alcuni giorni, quello di una ragazza di 14 anni violentata e uccisa nella città di Cordoba presumibilmente da un uomo già condannato per un sequestro e un tentativo di violenza. Ma i marciapiedi della piazza antistante al Parlamento erano stati tappezzati anche con le foto delle decine di vittime di femminicidi degli ultimi anni, 200 dei quali si sono registrati solo nel 2025. "Ci vogliamo vive e libere", recitava lo striscione principale appeso alla cancellata, un reclamo che è stato rivolto principalmente al governo, accusato dal movimento di aver definanziato le politiche di genere e di relativizzare la figura penale del femminicidio. In questo contesto il movimento femminista chiede che venga dichiarata l'emergenza nazionale e l'attivazione di politiche mirate a contrastare la violenza di genere. Alla manifestazione hanno aderito anche i principali sindacati, il partito peronista, il partito radicale, i partiti di sinistra e le organizzazioni studentesche. Ci vogliamo vive e libere", recitava lo striscione principale appeso alla cancellata, un reclamo che è stato rivolto principalmente al governo, accusato dal movimento di aver definanziato le politiche di genere e di relativizzare la figura penale del femminicidio. In questo contesto il movimento femminista chiede che venga dichiarata l'emergenza nazionale e l'attivazione di politiche mirate a contrastare la violenza di genere. Alla manifestazione hanno aderito anche i principali sindacati, il partito peronista, il partito radicale, i partiti di sinistra e le organizzazioni studentesche.
OTTOBRE ROSSO
domenica 7 giugno 2026
Aerolinee siciliane deleted
[Il cuore ha ragioni che la ragione non conosce. Blaise Pascal] Il 31 maggio scorso doveva decollare Aerolinee Siciliane, ma più di un mese prima i voli dovevano essere da Catania e Palermo per Bergamo. poi altre destinazioni in Italia. Il sito è diventato una pagina con scritto che era in manutenzione. Poi più nulla. “Il progetto è finito ancora prima di cominciare”. È l’attacco dell’articolo. Il titolo invece è:Accuse e “timpuluni”, ecco perché il progetto della compagnia Aerolinee Siciliane è fallito ancor prima di decollare. L’ambizioso piano lanciato dal patron Crispino, con voli settimanali da Catania e Palermo verso Milano e Bergamo a prezzi calmierati, è naufragato. E adesso lo stesso fondatore vorrebbe mettere la società in liquidazione. Dossier ha appreso di un’assemblea “movimentata”, in cui uno dei soci è stato schiaffeggiato. Insomma, pare nulla di buono all’orizzonte.
A Londra E3
[Ogni anima è uno specchio vivente dell'universo. Leibniz]Volodymyr Zelensky è atterrato a Londra dove vedrà, nel formato E3, il Presidente della Francia Emmanuel Macron, il Cancelliere della Germania Friedrich Merz e il Primo Ministro del Regno Unito Keir Starmer. "I nostri team hanno già svolto un lavoro sostanziale per preparare tutti gli incontri. Ora è importante discutere tutto e concordare le questioni chiave a livello dei leader. L'obiettivo principale è la nostra difesa nella guerra, una maggiore cooperazione per la sicurezza di tutta l'Europa nel settore della difesa aerea, e la nostra visione condivisa delle prospettive diplomatiche: l'Europa deve far parte delle negoziazioni e deve essere forte", ha scritto su X il presidente ucraino. "Ringrazio il Regno Unito e tutti i nostri partner che, attraverso passi concreti, ci stanno aiutando a rafforzare la protezione della vita e ad aumentare la pressione sulla Russia per la sua aggressione. La Russia deve porre fine alla sua guerra", ha aggiunto. Gli Stati Uniti stanno discutendo la possibilità di schierare armi nucleari in altri Stati membri della Nato in Europa, una mossa volta a rassicurare gli alleati sul fatto che la riduzione del supporto militare convenzionale non comprometterà le garanzie di sicurezza. Lo scrive il Financial Times. Secondo quanto riferito da alcune fonti, i paesi del fianco orientale della Nato, tra cui la Polonia e alcuni Stati baltici, si sono mostrati interessati a ospitare potenzialmente basi Dca, velivoli a duplice capacità in grado di effettuare attacchi nucleari. "Accolgo con grande favore il fatto che il presidente Zelensky abbia nuovamente avanzato una proposta di dialogo. Vorrei sottolinearlo: nuovamente. Non è la prima volta che offre al presidente russo di avviare colloqui diretti. Da parte europea non manca la volontà di dialogare. Ciò che manca è la disponibilità di Vladimir Putin". Lo ha detto il cancelliere tedesco, Friedrich Merz, al termine del vertice Ue-Balcani occidentali a Tivat, in Montenegro. "Domenica ci incontreremo a Londra nel formato E3", ha confermato il cancelliere, ritenendo "naturale" che gli europei "siedano al tavolo delle trattative in un formato di questo tipo". “Le élite europee stanno provocando un caos nel quale cercano di attrarre sempre più Paesi". Lo ha detto il presidente russo Vladimir Putin all'inizio del suo intervento alla sessione plenaria del Forum economico internazionale di San Pietroburgo (Spief).Influencer Maga dagli Usa, politici di estrema destra dalla Germania, ma anche imprenditori europei che continuano a lavorare in Russia o che vogliono esplorarne le potenzialità. Si è aperta a San Pietroburgo il Forum economico internazionale (Spief), un tempo noto come la Davos russa oggi vetrina delle nuove alleanze di Mosca, impegnata a sfatare l'immagine di un Paese isolato. Centinaia di capi di governo e top manager occidentali hanno partecipato allo Spief fino a quando l'invasione russa dell'Ucraina nel 2022 non ha innescato il boicottaggio occidentale dell'evento.Secondo gli organizzatori, quest'anno è prevista la partecipazione di rappresentanti di oltre 130 Paesi, con l'Arabia Saudita nazione ospite. Per la prima volta dopo diversi anni, sarà presente un funzionario del governo statunitense: Trump ha scelto Rodney Mims Cook Jr., a capo della Commissione Belle Arti, che sovrintende anche la costruzione della controversa nuova Sala da Ballo della Casa Bianca. Cook parteciperà agli eventi del Forum, tra cui la sessione intitolata ‘Russia-Usa: un dialogo culturale’. L'ondata di droni ucraini lanciata contro la Russia la notte scorsa ha "colpito navi e infrastrutture nel porto di Kronstadt", vicino San Pietroburgo. Lo riferiscono su Telegram le forze armate di Kiev, secondo le quali "l'entità dei danni è in fase di accertamento". Tra gli obiettivi colpiti figurerebbe la corvetta lanciamissili BoykiyIl presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy ha dichiarato che gli attacchi con droni ucraini che hanno colpito obiettivi energetici e militari a San Pietroburgo costituiscono una risposta “giusta” agli attacchi russi contro l’Ucraina. “Rispondiamo agli attacchi contro l’Ucraina. Ritengo che si tratti di attacchi giustificati. Hanno attaccato, e solo un giorno fa c’è stato un attacco massiccio. Abbiamo risposto di conseguenza. Ma guardate, colpiamo esclusivamente raffinerie di petrolio o obiettivi militari: obiettivi legittimi. Questo è ciò che fa l’Ucraina. Devono sapere che se usano droni e missili contro di noi, faremo lo stesso. Ed è solo questione di tempo prima che possiamo aumentare l’intensità delle nostre risposte”, ha affermato durante una conferenza stampa congiunta con il segretario generale della Nato Mark Rutte, in visita a sorpresa a Kiev.Budapest e Kiev hanno raggiunto l'intesa sui diritti della minoranza ungherese, aprendo la strada al via libera dell'Ungheria all'apertura dei negoziati di adesione dell'Ucraina all'Ue.Un'ondata massiccia di droni a lungo raggio ha colpito all'alba di oggi infrastrutture strategiche civili e militari a San Pietroburgo. L'attacco ha preso di mira in modo coordinato sia i grandi poli di stoccaggio energetico sia le strutture logistiche della Marina russa sul Mar Baltico. La traiettoria e la profondità dell'incursione confermano la crescita qualitativa della flotta di velivoli senza pilota sviluppata dall'industria bellica di Kiev. L'emergenza ha costretto l'autorità russe a disporre la sospensione di tutte le attività operative presso l'aeroporto internazionale di Pulkovo. Lo scalo cittadino è rimasto bloccato per oltre due ore, interrompendo l'arrivo dei delegati internazionali e dei diplomatici attesi per il Forum Economico Internazionale. L'azione di forza ha coinciso con l'inaugurazione dell'evento, noto come la "Davos russa", che rappresenta la principale vetrina commerciale voluta dal presidente Vladimir Putin nella sua città natale. L'attacco non ha avuto soltanto una valenza logistica, mirata a indebolire le entrate economiche che alimentano il bilancio bellico del Cremlino, ma ha colpito l'immagine pubblica di stabilità che Mosca intendeva proiettare sul piano internazionale. La presenza di fumo all'orizzonte mentre i leader stranieri e gli investitori facevano il loro ingresso ai panel del forum rende evidente come la profondità operativa di Kiev sia ormai in grado di lambire i centri di potere più protetti della Russia. Dal punto di vista della propaganda interna, il colpo è durissimo: San Pietroburgo è considerata la seconda capitale del Paese, un centro urbano finora rimasto ai margini della percezione quotidiana del conflitto a causa della sua enorme distanza geografica dalla linea del fronte. Nelle stesse ore in cui i droni colpivano il Baltico, le autorità filorusse della regione di Donetsk hanno segnalato un attacco d'artiglieria che ha centrato un autobus passeggeri in servizio civile, provocando la morte di 7 persone e il ferimento di altre 11. Il ministero della Difesa russo ha condannato i raid sulle proprie infrastrutture energetiche, qualificandoli come "atti terroristici" volti a colpire installazioni civili e minacciando dure ritorsioni militari sulle infrastrutture strategiche ucraine nelle prossime ore. Lo ha annunciato il premier ungherese Peter Magyar, a margine della sua missione a Parigi. "Abbiamo raggiunto un accordo completo con l'Ucraina per ampliare i diritti linguistici, educativi, culturali e politici della minoranza ungherese", ha detto Magyar in un video su Facebook, indicando che il passo consentirà al suo governo di sostenere l'apertura del primo cluster negoziare di Kiev, pur escludendo il sostegno a un iter accelerato.In visita a Kiev oltre al segretario generale Mark Rutte c'è tutto il Consiglio Atlantico, ovvero i rappresentanti permanenti dei 32 alleati (o i vice) e il presidente del comitato militare della Nato Giuseppe Cavo Dragone. "Si tratta di un forte messaggio dell'Alleanza all'Ucraina", spiega un'alta fonte alleata, peraltro dopo l'aspra recrudescenza di attacchi da parte russa. "Oggi la presidenza cipriota ha avviato i preparativi per l'apertura formale del primo capitolo ('cluster') nei negoziati di adesione dell'Ucraina e della Moldavia. Questo evento segna una tappa fondamentale nel loro percorso di integrazione europea e invia un messaggio forte di unità e determinazione da parte dell'Ue. Nei prossimi giorni continueremo a lavorare con impegno per portare a termine le discussioni in seno al Consiglio in vista dell'apertura formale del gruppo tematico". Lo annuncia la presidenza di turno cipriota dell'Ue.
Israele spia Witkoff
[Il trumpismo o America First è molto semplice: tasse e regolamentazioni basse, un esercito potente, dazi sui paesi che ne approfittano, un’assistenza sanitaria eccellente, bassi prezzi dell’energia, potere ai genitori nei consigli scolastici, confini forti. Donald Trump] In seguito a un servizio della NBC secondo cui il Pentagono avrebbe innalzato a livello critico il livello di allerta per il controspionaggio nei confronti di Israele, il New York Times ha riportato che i documenti includono preoccupazioni sul fatto che Israele abbia intensificato i suoi sforzi per intercettare le comunicazioni di alti funzionari americani, tra cui l'inviato speciale di Donald Trump, Steve Witkoff, nonché il principale consigliere politico del Pentagono, Elbridge Colby, e uno dei suoi principali vice, Michael DiMino. Fonti americane hanno riferito al New York Times che Israele sta cercando di ottenere informazioni sulla strategia di Trump e sui suoi mutevoli ruoli riguardo ai colloqui di pace con l'Iran. Secondo il giornale, il rapporto del Pentagono è stato redatto in seguito ad episodi in cui il personale di sicurezza americano in Israele ha rilevato l'installazione clandestina di software di sorveglianza sui propri telefoni. Intanto, sempre restando in tema di servizi segreti, va detto che il nuovo capo del Mossad, Roman Gofman, ha rimosso il suo vice, Aleph, dall'incarico. Un comunicato diffuso dall'ufficio del Primo Ministro a nome del Mossad ha dichiarato che "il capo del Mossad intende nominare un nuovo vice proveniente dall'interno dell'organizzazione. Ha espresso il suo profondo apprezzamento ad Aleph per i 22 anni di servizio operativo nel Mossad. Aleph ha augurato al capo del Mossad grande successo". Il comunicato ha inoltre precisato che "la decisione rientra nel processo di insediamento del capo del Mossad, che intende formare il team dirigenziale che lo affiancherà nel raggiungimento degli obiettivi e nell'affrontare le sfide che l'organizzazione dovrà affrontare nei prossimi anni". L'ufficio del primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha annunciato che il generale Roman Gofman assumerà la guida del Mossad, il servizio segreto estero israeliano, dal 2 giugno 2026, dopo l'approvazione della commissione per le nomine a livello elevato. Nato in Bielorussia nel 1976, Gofman è emigrato in Israele all'età di 14 anni e si è arruolato nell'esercito nel 1995, nelle truppe corazzate. È stato nominato attaché militare di Netanyahu nell'aprile 2024, dopo essere stato ferito nell'attacco di Hamas nel sud di Israele il 7 ottobre 2023. Sebbene il Mossad non sia stato direttamente colpito dal fallimento delle forze israeliane in quel giorno, il servizio di intelligence ha continuato a distinguersi, contribuendo alla decapitazione della leadership di Hezbollah nel 2024 e delle forze armate iraniane durante il conflitto con Teheran nel giugno 2025. Gofman guiderà il Mossad per un periodo di cinque anni, avendo il compito di mantenere l'efficienza e l'influenza di quest'ultimo sulla scena internazionale.
Tempi supplementari a Bogotà
[Silenzio, l’amico di ascolta]Centinaia di sostenitori del candidato presidenziale della destra colombiana Abelardo de la Espriella sono scesi in piazza a Bogotà indossando la maglia della nazionale di calcio, trasformata in uno dei simboli della campagna elettorale a due settimane dal ballottaggio del 21 giugno contro il candidato della sinistra Iván Cepeda. La mobilitazione è stata organizzata dopo che una giudice della capitale ha ordinato in via cautelare a de la Espriella e al suo movimento Defensores de la Patria di non utilizzare la maglia della selezione negli eventi e nel materiale di propaganda, in attesa di una decisione definitiva sul ricorso presentato contro di lui. De la Espriella ha contestato il provvedimento e ne ha chiesto la revoca. Parallelamente ha invitato i colombiani a indossare la maglia della nazionale fino al giorno del voto, sostenendo che il simbolo appartenga a tutti i cittadini e non a una forza politica. Un appello raccolto dai suoi sostenitori, scesi in piazza con bandiere colombiane e simboli raffiguranti il tigre, emblema del candidato, per rivendicare il diritto di utilizzare quella che considerano un'espressione dell'identità nazionale. Vincitore del primo turno con il 43,78% dei voti, pari a 10,3 milioni di preferenze, de la Espriella affronterà al ballottaggio Cepeda, fermatosi al 40,98%, in una delle sfide elettorali più combattute degli ultimi anni. La Federazione calcistica colombiana ha condannato gli attacchi e le critiche rivolti ai giocatori della Nazionale dopo una cerimonia ufficiale con il presidente Gustavo Petro, svoltasi alla vigilia della partenza della squadra per i Mondiali 2026. La vicenda si inserisce nel clima acceso della campagna per il ballottaggio presidenziale del 21 giugno tra il senatore Iván Cepeda, alleato di Petro, e il candidato della destra Abelardo de la Espriella. Le polemiche sono nate sui social network dopo che alcuni giocatori sono apparsi poco partecipi durante la consegna della bandiera nazionale da parte del capo dello Stato. In particolare, il capitano James Rodríguez è stato criticato per aver apparentemente ignorato la richiesta della figlia più giovane di Petro di scattare una foto con lui. In una nota, la Federazione ha respinto "ogni forma di aggressione, molestia o delegittimazione" nei confronti dei calciatori, delle loro famiglie e dei membri della delegazione. La squadra è intanto partita per gli Stati Uniti, dove affronterà domenica la Giordania in amichevole prima dell'esordio ai Mondiali, in programma il 17 giugno contro l'Uzbekistan.
venerdì 5 giugno 2026
Parla Yossi Cohen
[Nessuna arma forgiata contro di te prospererà, e tu confuterai ogni lingua che ti accusa. Isaia 54:17] Almeno sette persone sono morte in attacchi israeliani notturni sulla città di Tiro, nel sud del Libano: è quanto riferito all'Afp da una fonte della Difesa civile. Un attacco nei pressi dell'ospedale Jabal Amel, secondo la stessa fonte ha provocato quattro morti e sette feriti, causando anche lievi danni alla struttura sanitaria. Un altro attacco ha ucciso tre persone e ne ha ferite altre cinque, tra cui due bambini. L’ex capo del Mossad torna al centro dell’attenzione dopo un’intervista inedita in cui riflette sulle operazioni segrete e sulle strategie di sicurezza nazionale adottate durante il suo mandato. Yossi Cohen, che ha guidato il Mossad tra il 2016 e il 2021, ha affrontato temi delicati come gli attacchi mirati contro figure legate a programmi di terrorismo e alla proliferazione nucleare. Ha spiegato che durante la sua leadership l’agenzia ha operato con il principio di essere “prima e decisa”, puntando a neutralizzare minacce concrete prima che potessero danneggiare Israele. In varie occasioni, Yossi Cohen ha sottolineato che le operazioni non erano motivate da vendetta, ma dalla necessità di proteggere i cittadini israeliani e gli interessi strategici del Paese. Nel corso dell’intervista, ha descritto come il Mossad abbia affrontato la sfida rappresentata dal programma nucleare iraniano, evidenziando che l’agenzia ha monitorato a lungo figure chiave e siti sensibili, contribuendo a operazioni di sabotaggio e raccolta di informazioni critiche. Le sue dichiarazioni offrono uno sguardo raro su come l’intelligence israeliana abbia raccolto dati e agito contro individui ritenuti pericolosi, inclusi esperti militari e tecnici legati allo sviluppo di capacità nucleari ostili. Pur non confermando ufficialmente responsabilità specifiche, Cohen ha indicato che, se un individuo rappresenta un serio rischio per la sicurezza nazionale, i servizi israeliani ritengono necessario intervenire per “fermarne l’esistenza” prima che possa causare danni. Questo approccio spiega perché negli anni recenti ci sono stati numerosi attacchi attribuiti ad agenti israeliani contro dirigenti di organizzazioni ostili all’interno e all’estero, operazioni che suscitano spesso dibattito internazionale per il modo in cui sono condotte e per le implicazioni legali e diplomatiche. Cohen ha anche parlato del rapporto tra l’intelligence e i partner globali, evidenziando l’importanza dello scambio di informazioni con alleati per impedire complotti terroristici e proteggere gli interessi condivisi. Ha ricordato che Mossad non ha la responsabilità di commentare pubblicamente o rivendicare tali operazioni, ma ha sottolineato che la cooperazione con servizi di sicurezza esteri è fondamentale per affrontare minacce internazionali complesse. Pur essendo una figura nota per la sua riservatezza, l’ex capo del Mossad ha voluto spiegare che la strategia dell’agenzia non punta alla vendetta, ma alla prevenzione, cercando di neutralizzare coloro che potrebbero pianificare o facilitare attacchi contro Israele. La logica di certe operazioni rientra in un approccio di difesa proattiva, in cui l’intelligence guida l’azione per limitare i rischi a lungo termine, includendo anche la cooperazione tecnica e informativa con Stati amici. Queste dichiarazioni mettono in luce come la sicurezza nazionale israeliana sia stata modellata negli ultimi anni da un equilibrio tra raccolta di dati, analisi strategica e capacità di agire con precisione, evitando rischi e cercando di anticipare mosse ostili. L’intervista ha anche attirato l’attenzione sulla delicatezza del ruolo dei servizi segreti nel definire quali minacce richiedano una risposta diretta, e su come queste scelte influenzino le relazioni diplomatiche in Medio Oriente e oltre. Nel contesto di tensioni regionali e globali, le riflessioni di un ex capo del Mossad offrono una rara prospettiva interna su come vengono valutate e gestite le minacce, ricordando al pubblico l’importanza delle operazioni coperte per la difesa dello Stato e la salvaguardia della sicurezza interna.
Via da Damasco
[Chi vive senza follia non è così saggio come crede. François de La Rochefoucauld] L'amministrazione Trump sta valutando il ritiro completo delle truppe americane dalla Siria. Lo riporta il Wall Street Journal citando un funzionario statunitense. Il ritiro metterebbe fine all'operazione americana in Siria iniziata nel 2014. L’11 gennaio il governo siriano si è assicurato il controllo di Aleppo, nel nord della Siria, dopo giorni di combattimenti mortali in due quartieri curdi. I combattenti curdi sono stati trasferiti nell’area autonoma gestita da questa minoranza nel nordest del paese. I combattimenti, i più violenti nella seconda città della Siria dalla caduta del regime di Bashar al Assad nel dicembre 2024, rischiavano di compromettere la difficile transizione in corso nel paese, devastato da quasi quattordici anni di guerra civile. Erano scoppiati in un momento in cui i negoziati per l’attuazione di un accordo firmato nel marzo 2025, il cui obiettivo è integrare le istituzioni dell’amministrazione autonoma curda nel nuovo stato siriano, erano a un punto morto. Dopo aver rifiutato di arrendersi per ore, i combattenti curdi asserragliati nella loro roccaforte del quartiere di Sheikh Maqsoud hanno lasciato Aleppo nella notte tra il 10 e l’11 gennaio, salendo su pullman diretti verso il nordest del paese. In totale le forze siriane hanno trasferito 419 combattenti, 59 dei quali feriti, ha dichiarato all’Afp un funzionario del ministero dell’interno che ha chiesto di rimanere anonimo. Sui pullman c’erano anche i corpi di un numero imprecisato di combattenti morti. Nella città curda di Qamishli, nel nordest del paese, centinaia di persone hanno accolto i pullman tra rabbia e promesse di vendetta, ha riferito un giornalista dell’Afp presente sul posto. “Vendicheremo i nostri martiri”, ha affermato Oum Dalil, una donna di 55 anni, mentre la folla gridava slogan contro il presidente Ahmed al Sharaa. Oltre ai combattenti trasferiti, altri trecento curdi sono stati arrestati ad Aleppo, secondo il funzionario del ministero. I combattimenti scoppiati il 6 gennaio ad Aleppo hanno causato almeno 24 morti e 129 feriti, oltre a circa 155mila sfollati, secondo le autorità. L’Osservatorio siriano per i diritti umani, un’ong con sede all’estero ma che dispone di una vasta rete d’informatori nel paese, ha invece fornito un bilancio più alto, di 60 morti tra combattenti curdi e soldati, oltre a 45 civili. Ha anche denunciato “esecuzioni extragiudiziali” compiute dalle forze governative nel quartiere di Sheikh Maqsoud. Le nuove autorità siriane si erano più volte impegnate a proteggere le minoranze. Ma i combattimenti ad Aleppo sono il terzo episodio di violenze contro le minoranze, dopo i massacri di alawiti nell’ovest del paese a marzo e gli scontri con i drusi nel sud a luglio. Per i curdi nessuna Flotilla, nessun corteo, zero scioperi… i bambini curdi non interessano nessuno.