[Indossa il coraggioso leggerezza. Virginia Cowles] Nell'aeroporto internazionale "Falcone Borsellino" di Palermo sono operative le nuove work area multifunzionali, situate nella zona partenze al terzo livello dell'aerostazione, passati i controlli di sicurezza, nei pressi del gate A18 e prima della zona controlli passaporti. Le due aree sono dotate di 20 postazioni di lavoro individuali, di cui due accessibili alle persone con disabilità e sono pensate per garantire comfort, funzionalità e connettività ai passeggeri in attesa dell'imbarco. Ogni postazione è attrezzata con prese elettriche e Usb, punti di ricarica per dispositivi mobili, sedute ergonomiche, illuminazione Led dedicata e connessione wi-fi potenziata. Punta Raisi ha delle potenzialità infinite: bisognerebbe puntare, per esempio, valorizzando gli scavi archeologici presenti nel primo livello dell’aerostazione. Ma si dovrebbero mettere a norma anche le scale mobili di tutto lo scalo che, a detta di alcuni esperti, avrebbero i gradini molto alti, causando non poche rovinose cadute. Infine, ma non ultimo, l’elevatore al parcheggio P2 da sempre fuori uso che tanti disagi crea ai passeggeri portatori di handicap. Dopo la recente apertura del nuovo parcheggio P4 adiacente all'aerostazione, con 62 posti auto aggiuntivi, il piano di sviluppo dello scalo prevede la consegna della nuova area cargo di circa mille metri quadrati, operativa da aprile, in prossimità della vecchia aerostazione; le aperture a fine giugno della Prima Vista Lounge di 400 metri quadrati (Aviapartner) e del ristorante Planeta Amore (Autogrill, 380 metri quadrati), in area air side; l'ampliamento del parcheggio P2, con 232 nuovi stalli, la cui realizzazione sarà completata entro agosto. Prima Vista Lounge era stata consegnata circa un anno fa all’ingresso delle partenze, fatto di per se anomalo, visto che in tutti gli aeroporti si trova in area air side. Mentre il centro raccolta prm si trova in area air side, caso unico in tutti gli apt civili. La prm dovrebbe ritornare a operare fuori l’air side: insomma a Punta Raisi tutto è provvisorio. Al Falcone e Borsellino di Palermo aprirà il primo wine bar di Planeta, azienda siciliana che prenderà uno spazio di prestigio all’interno dell’aeroporto di Punta Raisi. L’iniziativa è stata sviluppata insieme ad autogrill, lo specialista italiano della ristorazione on the move, insieme a Chef Express e Mychef, a seguito della gara promossa da Gesap (società che gestisce i servizi dello scalo di Punta Raisi) per la gestione decennale degli spazi dedicati all’offerta gastronomica. Complessivamente, l’assegnazione determinerà un valore stimato di royalties per oltre trenta milioni di euro a beneficio di Gesap.
OTTOBRE ROSSO
lunedì 9 febbraio 2026
Pasticiedda love
[Eppure a Venezia rimane sempre il suo marmoreo, ancora bellissimo corpo; la sua luce; il suo essere città acquea unica. Pieralvise Zorzi] Chiusura brillante per il gas naturale sulla piazza Ttf di Amsterdam sopra quota 35 euro. I contratti future sul mese di marzo hanno segnato un balzo del 5,8% a 35,69 euro al MWh in vista di un irrigidimento delle temperature in Europa a metà mese. Cashamatic è il nuovo strumento in dotazione da asc cargo in biglietteria ita a Palermo e Catania. Tutto questo ha uno scopo ben definito, togliere l’indennità di cassa ai propri dipendenti preposti al servizio. Questo è stato comunicato ai sindacati, che in asc sono presenti a livello di comparsa. Dopo circa un anno e mezzo è stata trovata l’erede della sempre più impareggiabile, rimpianta Manu. La dolcissima vallona, predestinata, rimpiazza Manu, che potrebbe diventare amarissima per asc se non arriva il livello con relativo adeguamento contrattuale. Le altre concorrenti avevano sperato in un risultato diverso, ma pasticiedda ha deciso. Norwegian ha registrato 1,45 milioni di passeggeri a dicembre 2025, mentre Wideree (compagnia aerea regionale norvegese) ne ha registrati 304.000, per un totale di 1,75 milioni per il Gruppo. Entrambe le compagnie aeree hanno registrato solide performance operative, con una regolarità e una puntualità migliorate, si legge in una nota. Norwegian e Wideroe hanno registrato un totale di 27,3 milioni di passeggeri nel 2025. "Siamo lieti di concludere il 2025 con un solido bilancio di dicembre. Nell'intero anno, abbiamo registrato un netto aumento del numero di passeggeri, a dimostrazione dell'attrattiva di una rete di rotte rafforzata per entrambe le compagnie aeree", ha dichiarato Geir Karlsen, CEO di Norwegian. La compagnia norvegese a Palermo è in scadenza di contratto, da prassi si aprono le trattative con gli handling presenti: gh, Aviapartner, asc. A piazza carità si respira aria di “stà senza pensier, mo ce ripigliamm' tutt' chell che è 'o nuost”. Asc cargo sembra ormai specializzata a fregare i propri dipendenti, il vero business è quello: fai un danno e gli viene addebitato l’importo, nuova tecnologia per togliere diritti acquisiti. Il prossimo passo sarà togliere gli scatti di anzianità? Da quando l’amore è finito sembra che la colpa… sia sempre dei dipendenti. Purtroppo Trump è impegnato in situazioni più importanti … perché potrebbe essere un buon giudice di pace … potrebbe rivendicare, per problemi di sicurezza nazionale, l’Azerbaigian. Imporre dazi del 200% ad Alcamo e Baku … insomma costringere i due a fare pace. Al di la del cazzeggio che ci contraddistingue sempre … ma è proprio vero che l’amore è cieco!
Msf via da Gaza
[Sono guarito, signori: perché so perfettamente di fare il pazzo, qua; e lo faccio quieto! Il guaio è per voi che la vivete agiatamente, senza saperla e senza vederla la vostra pazzia. Luigi Pirandello] Parlando in una conferenza a Doha, il leader di Hamas Khaled Mashaal ha affermato che l'organizzazione terroristica non rinuncerà alle proprie armi né accetterà un intervento straniero a Gaza, respingendo le richieste degli Stati Uniti e di Israele. "Criminalizzare la resistenza, le sue armi e coloro che l'hanno portata avanti è qualcosa che non possiamo accettare", ha detto , Mashaal e ha invitato il Board of Peace ad adottare un "approccio equilibrato", che consenta la ricostruzione di Gaza e il flusso di aiuti, avvertendo che Hamas "non accetterà un governo straniero". Lo riferiscono i media arabi Israele ha annunciato che "porrà fine" alle attività di Msf a Gaza dopo che l'organizzazione non ha fornito l'elenco del suo personale palestinese. "Il ministero per gli Affari della Diaspora e la Lotta all'Antisemitismo si sta muovendo per interrompere le attività di Medici Senza Frontiere (Msf) nella Striscia di Gaza", ha dichiarato il ministero. La decisione fa seguito alla "mancata presentazione da parte di Msf degli elenchi del personale locale, un requisito applicabile a tutte le organizzazioni umanitarie che operano nella regione", ha aggiunto, affermando che l'ong cesserà le sue attività e lascerà Gaza entro il 28 febbraio. Un civile palestinese è stato ucciso e altri sono rimasti feriti questa mattina dopo che un drone israeliano ha bombardato un'area a nord di Wadi Gaza, nel centro della Striscia. Lo afferma l'agenzia di stampa palestinese Wafa. Gli ospedali di Gaza hanno ricevuto dall'alba sei persone ferite e i corpi di 11 eliminati dalle azioni dell'IDF, ha riferito in un breve comunicato il Ministero della Salute dell'enclave, organismo sotto il controllo di Hamas, senza aggiungere dettagli operativi o circostanze concrete dei fatti. La nota ufficiale ha omesso l'identità delle vittime, non ha precisato i luoghi delle eliminate o lesioni e non ha fornito informazioni sulla gravità dei feriti. Il ministero si è limitato a comunicare le cifre generali registrate nei centri medici del territorio durante questo periodo. Non ci sono stati commenti immediati da parte dell'IDF su questi rapporti. L'esercito sostiene regolarmente che apre il fuoco contro uomini armati che attraversano la linea di cessate il fuoco e rappresentano una minaccia diretta per le truppe dispiegate nella zona. La scorsa settimana, per la prima volta dal 2023 le Nazioni Unite hanno dichiarato – con molta discrezione – che il 100% del fabbisogno alimentare di base dei cittadini di Gaza è soddisfatto.Nella sua dichiarazione del 5 gennaio, il portavoce delle Nazioni Unite Stéphane Dujarric ha affermato che gli aiuti umanitari di gennaio a Gaza soddisfano il 100% dello standard calorico minimo e che le scorte sono sufficienti per tutti gli abitanti. Da notare che questo avviene poche settimane dopo il clamore suscitato a livello internazionale dalla decisione di Israele di sospendere le operazioni di alcune decine di ONG a causa del fatto che si erano rifiutate di registrarsi in modo appropriato nel rispetto delle regole per la trasparenza. Le ONG interessate avevano ammonito – rilanciate da tutti i mass-media – che la loro esclusione avrebbe avuto un impatto “catastrofico” sugli aiuti diretti alla Striscia di Gaza. Ora la dichiarazione delle Nazioni Unite indica che quegli allarmi erano infondati. Ma la cosa forse più sconcertante è che, a più di una settimana, nessun organo d’informazione mainstream internazionale ha riportato l’annuncio delle Nazioni Unite. Il Jerusalem Post ha effettuato ricerche in sette lingue e – al momento in cui viene scritto questo pezzo – ha trovato la notizia solo su alcune testate marginali come The European Sting, Radio Algeria e l’agenzia di stampa senegalese Pana Press, ma su nessuna testata importante.Resta da capire perché i media mainstream non abbiano ritenuto di dare risalto al positivo annuncio delle Nazioni Unite. La BBC, ad esempio, nell’ultimo mese ha pubblicato decine di servizi sugli aiuti a Gaza, tra cui l’articolo del 29 dicembre secondo cui “Esperti sostenuti dalle Nazioni Unite affermano che le scorte alimentari di Gaza stanno migliorando, ma 100.000 persone sono ancora in ‘condizioni catastrofiche’.” Per qualche motivo, l’aggiornamento della notizia non ha ricevuto analoga copertura. Il New York Times ha trattato più volte in modo simile nelle scorse settimane le storie sugli aiuti a Gaza, tra cui a metà dicembre il pezzo “Esperti globali affermano che i palestinesi affrontano ancora gravi difficoltà nell’accesso al cibo”. Anche qui, nessuna copertura della nuova dichiarazione delle Nazioni Unite.Il curioso comportamento è stato sottolineato dall’ambasciatore israeliano alle Nazioni Unite, Danny Danon, che in un post su X ha scritto: “Ecco un titolo che non troverete sulla BBC o sul New York Times, che continuano a mentire sostenendo che Israele impedisce agli aiuti umanitari di entrare nella Striscia di Gaza”. Non è insolito che media internazionali pubblichino con prontezza notizie che sembrano avvalorare la narrazione di Israele come il “cattivo”, ma poi rimangano in silenzio quando si tratta di notizie che non la corroborano. Lo si è visto solo due settimane fa con il ricordato bando delle ONG da Gaza, quando i media internazionali hanno affermato o fatto intendere che il provvedimento avrebbe tagliato tutti gli aiuti alla Striscia, mentre solo pochissimi media davano conto dell’assicurazione delle Forze di Difesa israeliane secondo cui i gruppi banditi fornivano solo l’1% degli aiuti, contro il 99% del volume totale degli aiuti garantito dalle organizzazioni non bandite perché regolarmente registrate: un dato che ora trova puntuale conferma nell’ultimo annuncio delle Nazioni Unite. A rigor di logica ci si poteva aspettare che i media internazionali si precipitassero a dare con evidenza la notizia che la popolazione di Gaza vede pienamente soddisfatti i propri bisogni nutrizionali, dopo oltre due anni di guerra. Il silenzio che invece circonda l’annuncio solleva scomodi interrogativi circa l’integrità professionale di quegli organi d’informazione.
domenica 8 febbraio 2026
Tunisia supera l'Italia
[Gli uomini non si capiscono a vicenda. Ci sono meno pazzi di quanto si creda. François de La Rochefoucauld] La Tunisia, tra i principali Paesi produttori ed esportatori di olio d'oliva nel Mediterraneo, registra un consumo interno ancora contenuto: in media circa tre litri pro capite all'anno, secondo quanto riferito dal ministero dell'Agricoltura in risposta a un'interrogazione parlamentare. Il dato, evidenzia un divario strutturale tra la forza della filiera olivicola tunisina e le abitudini di consumo sul mercato domestico. Il ministero indica che la domanda locale rappresenta solo il 15-20% della produzione nazionale media, mentre le vendite di olio confezionato dall'Office National de l'Huile (ONH) sul mercato interno hanno raggiunto 7,5 milioni di litri nella campagna 2023-2024, tramite un'iniziativa che ha permesso di rilanciare le abitudini di consumazione di olio presso i tunisini. Secondo una ricostruzione pubblicata dal sito informativo Business News, la consumazione locale oscilla tra 30.000 e 50.000 tonnellate l'anno, in funzione dell'andamento delle campagne olivicole e dei prezzi, con volumi più elevati nelle stagioni di maggiore produzione. Il ministero collega la debolezza della domanda interna anche alla concorrenza delle oliere vegetali, in particolare quelle sovvenzionate: la consumazione di olio vegetale agevolato si attesterebbe attorno alle 40.000 tonnellate annue, con un costo di compensazione stimato in circa 120 milioni di dinari (36 mln di euro), mentre il prezzo amministrato citato è di 900 millesimi al litro (27 centesimi euro). Il quadro appare ancora più marcato se confrontato con le prospettive della produzione nazionale, che secondo analisi internazionali potrebbe raggiungere livelli record nella stagione 2025-2026, spingendo la Tunisia verso le prime posizioni globali. Il Financial Times riferisce di un raccolto nell'ordine di 380.000-400.000 tonnellate, con scenari che arrivano fino a 500.000 tonnellate, in un contesto mediterraneo influenzato dalla variabilità climatica. Sul fronte export, una parte rilevante dell'olio tunisino continua inoltre a essere venduta in grandi volumi e successivamente commercializzata con marchi esteri. Statistiche consolidate stimano che circa il 90% delle esportazioni tunisine avviene sfuso, con ricadute sul valore aggiunto catturato lungo la filiera. Il ministero tunisino punta ora a rafforzare la domanda interna attraverso programmi di promozione e misure di accessibilità dei prezzi, coinvolgendo anche ristoranti e strutture alberghiere nella valorizzazione dell'olio confezionato, oltre a un richiamo alla revisione delle marginalità nella grande distribuzione. L'obiettivo dichiarato è ridurre il divario tra capacità produttiva e consumo nazionale, trasformando un prodotto simbolo dell'agricoltura tunisina in un elemento più stabile della dieta quotidiana. La Tunisia si appresta a diventare il secondo produttore mondiale di olio d'oliva, dietro la Spagna, grazie a una stagione 2025-26 annunciata come una delle più forti degli ultimi anni. Lo scrive il Financial Times, secondo cui il Paese nordafricano è "pronto" a superare l'Italia, con stime di raccolto comprese tra 380 mila e 400 mila tonnellate, e con proiezioni di settore che arrivano fino a 500 mila tonnellate. Il salto in classifica viene spiegato dal quotidiano britannico come l'effetto combinato di fattori congiunturali e strutturali: piogge favorevoli e prezzi internazionali elevati che hanno incentivato la produzione, in un contesto in cui i principali concorrenti mediterranei hanno pagato siccità e stress climatici nelle ultime campagne. Il Financial Times ricorda inoltre come i prezzi dell'olio abbiano toccato un picco intorno ai 10 mila dollari per tonnellata, rafforzando l'interesse per l'offerta tunisina in una fase di offerta più incerta nel Sud Europa. Sul piano strutturale, la Tunisia parte da un vantaggio di base: un comparto olivicolo molto esteso e capillare. Dati tecnici tunisini indicano una superficie olivicola stimata attorno ai 2 milioni di ettari, con circa 107 milioni di alberi, una massa critica che consente al Paese di beneficiare rapidamente delle annate "cariche" del ciclo alternante dell'olivo. Resta però aperta la questione del valore aggiunto. La quasi totalità dell'olio tunisino continua a uscire dai porti in forma sfusa e a essere miscelata o re-etichettata sui mercati di destinazione, soprattutto in Europa. Un'inchiesta ha stimato che circa il 90% dell'output medio annuo venga esportato non imbottigliato, con vincoli legati a credito, impianti di confezionamento, stoccaggio e concentrazione del mercato in mano a pochi grandi operatori. Nel quadro internazionale, anche la Fao segnala che, dopo il picco dei prezzi di inizio 2024 e la successiva normalizzazione con il recupero dell'offerta, il mercato dell'olio d'oliva resta esposto a volatilità e rischi climatici, mentre per il 2025-26 prevede produzione globale sostanzialmente stabile e commercio in crescita. La 'promozione' tunisina al secondo posto mondiale, se confermata dai dati finali della campagna, rappresenterebbe un risultato rilevante per un Paese che punta sulle esportazioni agroalimentari come fonte di valuta, ma la sostenibilità di questo vantaggio, secondo gli osservatori, dipenderà dalla capacità di trasformare il record produttivo in maggiore redditività lungo la filiera, con più imbottigliamento, branding e investimenti in logistica e resilienza climatica.
venerdì 6 febbraio 2026
Si salvi chi può
[Gli uomini tendono diffidare delle donne intelligenti. Non le apprezzano. E neanche le altre donne. Éric Fouassier ] Gli Stati Uniti hanno annunciato nuove sanzioni contro il petrolio dell'Iran e la sua "flotta ombra" nel giorno dei colloqui in Oman. "Il dipartimento di Stato sanziona 15 entità, due individui e 14 navi della flotta ombra coinvolte nel commercio illecito di petrolio, prodotti petroliferi e prodotti petrolchimici iraniano'", si legge in una nota del portavoce. Gli Stati Uniti hanno chiesto agli americani in Iran di lasciare immediatamente il Paese o comunque di "tenere un profilo basso" ed essere "sempre in contatto" con famiglia e amici. "A causa di misure di sicurezza rafforzate, chiusure stradali, interruzioni dei trasporti pubblici e blocchi di internet", si legge in un'allerta sul sito dell'ambasciata virtuale a Teheran. I cittadini americani, se possibile in sicurezza, devono valutare la possibilità di lasciare l'Iran via terra verso l'Armenia o la Turchia "immediatamente". Altrimenti, si avverte "trovate un luogo sicuro, evitate le manifestazioni, mantenete un profilo basso". Il ministro degli Esteri dell'Oman, Badr al Busaidi, che ha mediato oggi il negoziato tra Iran e Stati Uniti ha dichiarato che i colloqui di Muscat sono stati "molto seri", aggiungendo che hanno contribuito a chiarire le idee di entrambe le parti e a individuare aree di possibile progresso. "Puntiamo a riunirci nuovamente a tempo debito e i risultati saranno attentamente valutati a Teheran e Washington", ha dichiarato al Busaidi in un messaggio su X, riferisce l'emittente 'Iran International'. Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha dichiarato che i colloqui tra Iran e Stati Uniti mediati dall'Oman sono iniziati bene. "Nel complesso, è stato un buon inizio, ma il proseguimento dipenderà dalle consultazioni nelle capitali", ha detto Araghchi, che guidava la delegazione iraniana mentre quella degli Usa era formata dall'inviato speciale Steve Witkoff e il genero del presidente Donald Trump, Jared Kushner. "Oggi si sono svolti diversi cicli di incontri. Le nostre opinioni e preoccupazioni sono state espresse in un'atmosfera molto positiva", ha aggiunto Araghchi, come riferisce l'emittente 'Iran International'. "I colloqui sono iniziati dopo otto mesi turbolenti", ha detto Araghchi, citando l'interruzione del negoziato durante il conflitto tra Iran e Israele nel giugno del 2025. "Dopo la guerra di 12 giorni, è emersa la sfiducia e questa rappresenta una sfida sul percorso negoziale. Dobbiamo prima superare questa sfiducia e definire un quadro per i negoziati", ha affermato il capo della diplomazia di Teheran, aggiungendo che "se questo approccio e la prospettiva della controparte persistono, possiamo raggiungere un quadro per i negoziati". Riguardo alla possibilità che i colloqui continuino nei prossimi giorni, Araghchi ha detto che "la prosecuzione dei negoziati dipenderà dalla controparte e, naturalmente, dalle decisioni prese a Teheran". L'Iran è "pronto" a difendersi da "qualsiasi richiesta eccessiva o avventurismo" da parte degli Stati Uniti ha dichiarato Araghchi. "La Repubblica Islamica usa la diplomazia per difendere gli interessi nazionali dell'Iran", ha dichiarato Abbas Araghchi durante un incontro con il suo omologo omanita, Badr al-Busaidi, prima dell'inizio dei colloqui. L'Iran è "pronto a difendere la sovranità e la sicurezza nazionale del Paese da qualsiasi richiesta eccessiva o avventurismo" da parte degli Stati Uniti, ha aggiunto il diplomatico. La Cina ha dichiarato di sostenere l'Iran nella difesa dei suoi interessi e di opporsi alle "intimidazioni unilaterali", mentre hanno preso il via a Muscat i colloqui tra Teheran e Washington sul programma nucleare della Repubblica islamica. Pechino "sostiene l'Iran nella salvaguardia della sua sovranità, sicurezza, dignità nazionale e legittimi diritti e interessi", si legge in una dichiarazione del ministero degli Esteri cinese, aggiungendo che "si oppone alle intimidazioni unilaterali". I viceministri degli Esteri Miao Deyu e Kazem Gharibabadi si sono incontrati a Pechino, dove il diplomatico iraniano ha informato Miao sulla situazione interna del suo Paese.
Manca solo Putin
[È sempre troppo tardi quando si aprono gli occhi. Antoine Wauters ] Per la pace in Ucraina "manca solo la volontà di Vladimir Putin". Così Mike Pompeo, ex segretario di Stato degli Stati Uniti durante la prima presidenza Trump, ha risposto a una domanda dell'editorialista di Repubblica, Maurizio Molinari, durante la presentazione del suo libro "Mai un passo indietro. In lotta per l'America che amo" in corso alla Mole Vanvitelliana di Ancona. "Tutti gli altri sono d'accordo, c'è stato un lavoro fantastico degli europei che hanno fornito supporto, ha aggiunto Pompeo. Zelensky è pronto ad accettare le condizioni, anche se certi territori sono stati presi a seguito dell'aggressione, a fronte di garanzie. Manca l'accordo di Vladimir Putin, che deve smettere di continuare ad ammazzare". Ci sono "passi avanti positivi" nei colloqui sulla fine della guerra in Ucraina in corso ad Abu Dhabi, "nonostante i guerrafondai britannici e dell'Ue stiano cercando di minarli": lo ha detto l'inviato special del Cremlino, Kirill Dmitriev, citato dalla Tass. "Stiamo lavorando attivamente con l'amministrazione Usa per ripristinare le relazioni economiche bilaterali, anche attraverso il gruppo di cooperazione economica russo-americano", ha aggiunto. I colloqui proseguono nel formato trilaterale Ucraina-Russia-Usa. L’Ucraina ha concordato con i partner europei e statunitensi un piano a più livelli per monitorare e far rispettare un eventuale cessate il fuoco con la Russia, che prevede un coinvolgimento progressivo delle forze europee e, in caso di violazioni ripetute, anche il sostegno militare diretto degli Usa. Lo rivela il Financial Times. Il piano partirebbe con il dispiegamento di una forza di deterrenza a guida europea, supportata da logistica e intelligence Usa. In caso di escalation, scatterebbe una seconda fase con l'impiego dei Volenterosi e, in ultima battuta, una risposta militare coordinata con il coinvolgimento diretto degli Usa. Nuovo attacco russo a Kiev, nella notte, con missili e droni. Lo riferisce l'agenzia ucraina Rbc. Una serie di potenti esplosioni ha scosso la città. Inizialmente la capitale è stata colpita da diversi gruppi di droni. Successivamente si sono aggiunti missili balistici provenienti dalla regione di Bryansk. Secondo il sindaco Vitali Klitschko, sono state segnalate chiamate ai medici nei distretti di Dniprovskyi e Desnianskyi. Allo stesso tempo, l'amministrazione militare della città di Kiev ha riferito di possibili danni a diversi grattacieli residenziali e a un istituto scolastico nel distretto di Dniprovskyi. Attacchi con missili e droni sono stati segnalati anche a Kharkiv, nel nord-est dell'Ucraina, secondo il sindaco Igor Terekhov, citato sempre dall'agenzia ucraina Rbc. Il governatore della regione di Dnipropetrovsk ha riferito che anche quest'area è sotto attacco, con la difesa aerea in azione nella vicina regione di Zaporizhzhia. All'alba, la città è stata ripetutamente colpita da missili balistici. Le esplosioni dei razzi sono continuate per diverse ore. "Il bombardamento di Kharkiv continua da più di tre ore", ha detto il sindaco Igor Terekhov, secondo il quale i russi stanno colpendo in modo mirato le infrastrutture energetiche. L'obiettivo è causare il massimo danno possibile e lasciare la città senza riscaldamento in pieno inverno. I bombardamenti hanno costretto a svuotare le tubature, lasciando 820 case senza riscaldamento. L’attacco russo ha danneggiato parte del monumento alla Madre Patria a Kiev, un iconico memoriale dell'era sovietica dedicato alla Seconda guerra mondiale. Lo ha annunciato il ministro della Cultura ucraino. "È un gesto simbolico e cinico: lo Stato aggressore colpisce un luogo che ricorda la lotta contro l'aggressione nel XX secolo, ripetendo i suoi crimini nel XXI secolo", ha scritto il ministro della Cultura Tetyana Berezhna sui social media. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha affermato che la Russia sta dando priorità agli attacchi piuttosto che ai negoziati di pace, dopo che Mosca ha lanciato decine di missili e centinaia di droni sull'Ucraina durante la notte. "Sfruttare i giorni più freddi dell'inverno per terrorizzare la popolazione è più importante per la Russia che ricorrere alla diplomazia", ha scritto Zelensky sui social media, aggiungendo che le forze russe hanno attaccato con "più di 70 missili in totale, oltre a 450 droni d'attacco".
I Clinton testimonieranno
[L’uomo non è niente senza una donna, solo che nessuno lo sa. Robert Seethaler] L’ex presidente degli Stati Uniti Bill Clinton e sua moglie Hillary Clinton, ex segretaria di Stato, testimonieranno davanti alla commissione di vigilanza della Camera sul caso Epstein. Lo ha annunciato il vice capo dello staff di Bill Clinton, Angel Ureña, confermando su X un messaggio che la coppia si presenterà in aula dopo che il capo della commissione James Comer aveva rifiutato la loro offerta. Non è chiaro quando si terranno le deposizioni, ma sarà la prima volta che un ex presidente degli Stati Uniti testimonierà davanti a una commissione del Congresso dai tempi di Gerald Ford nel 1983. "Ricordo di averti detto che ho incontrato persone davvero cattive, ma nessuna peggiore di Trump, non c'è nessuna cellula decente nel suo corpo. Quindi sì, è pericoloso". Lo ha detto Jeffrey Epstein in uno scambio di email con l'ex segretario al Tesoro Larry Summers, secondo quanto riportato dal Telegraph. Lo scambio, contenuto nei documenti su Epstein pubblicati dal Dipartimento di Giustizia, risale al febbraio 2017. Bill Gates in un'intervista a 9 News Australia, ripresa da Sky News, ammette di essere stato "sciocco" a trascorrere del tempo con Jeffrey Epstein, di essersi pentito di averlo mai conosciuto ma ha liquidato come "falsa" l'e-mail che Epstein mandò a sé stesso nella quale il finanziere pedofilo lamenta che Gates ha "scelto di ignorare la nostra amicizia" e fa riferimento alle "sue malattie sessualmente trasmissibili". "Non sono mai andato all'Isola, non ho mai incontrato donne. Più cose verranno fuori, più sarà chiaro che, sebbene il momento sia stato un errore, non ha nulla a che fare con quel tipo di comportamento". Il regista del docufilm 'Melania' è nei documenti relativi a Jeffrey Epstein pubblicati dal Dipartimento di Giustizia. Brett Ratner è infatti in alcune foto con l'ex finanziere. I due - riporta il New York Post -sono seduti su un divano bianco insieme a due ragazze, la cui figura è oscurata. Jeffrey Epstein non solo era un assiduo frequentatore di Mar-a-Lago, ma il club di Donald Trump inviava nella sua villa in Florida anche le sue dipendenti del centro benessere per massaggi a domicilio. Lo riporta il Wall Street Journal. Le visite sono andate avanti per anni fino al 2003, quando l'ex finanziere non mise più piede nel club dopo che un'estetista diciottenne di ritorno dalla sua villa riferì ai manager di aver ricevuto pressioni per fare sesso. Uno dei manager inviò un fax a Trump riferendo l'accaduto e sollecitando di vietare l'ingresso a Epstein. Trump risposte che la lettera era ben scritta e che poteva cacciarlo. Quando a Epstein fu vietato l'ingresso al centro benessere di Mar-a-Lago nel 2003, il malcontento del club nei suoi confronti covava già da tempo. Anche la seconda moglie di Trump, Marla Maples, avvertì il marito e altri che c'era qualcosa di "strano" in Epstein. Ai dipendenti Maples diceva che c'era qualcosa di sbagliato in Epstein ed era preoccupata per l'influenza che aveva sul marito, e disse a Trump che non voleva trascorrere tempo con lui e non voleva che lo stesso Trump passasse tempo con Epstein. "Sono falsità e insinuazioni per diffamare il presidente", ha detto la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt al Wall Street Journal. "Non importa quante volte questa storia venga raccontata e ripetuta: il presidente non ha fatto nulla di male e ha cacciato Jeffrey Epstein da Mar-a-Lago perché era una persone spregevole. Bandito da ogni ruolo pubblico e privato negli ultimi mesi anche di tutti i titoli reali residui in seguito alle ultime rivelazioni sulle frequentazioni del passato col defunto finanziere-pedofilo americano Jeffrey Epstein, l'ex principe Andrea è ormai "un uomo depresso", stando alle cronache della stampa popolare britannica; ma il suo nucleo familiare più stretto - vale a dire le figlie Beatrice ed Eugenie - non sembra averlo affatto abbandonato. A testimoniarlo, smentendo pettegolezzi di segno contrario diffusi nei giorni scorsi da alcuni tabloid, sono immagini fatte filtrare nelle ultime ore che lo ritraggono in compagnia di entrambe. Le più recenti lo mostrano con la primogenita Beatrice, consorte dell'immobiliarista londinese e aristocratico di origini italiane Edoardo Mapelli Mozzi, durante una passeggiata a cavallo nel parco di Windsor. Mentre a un paio di settimane fa risalirebbe la visita ricevuta dalla secondogenita Eugenie, riferisce il sito di radio Lbc. Segnali di un rapporto fra genitore e figlie che non è stato rinnegato, al di là dell'imbarazzo che il caso Epstein continua a far aleggiare sulla monarchia e sulle stesse principesse di York: entrambe tuttora attive in ruoli ufficiali accanto re Carlo III o al principe William erede al trono, a differenza del padre o della madre Sarah Ferguson, l’ex duca di York, un tempo indicato come figlio prediletto della regina Elisabetta II, dovrebbe trasferirsi il mese prossimo dal Royal Lodge, imponente residenza reale adiacente al castello di Windsor da cui è stato sfrattato dal fratello sovrano, per essere confinato una dimora 'privata' meno sfarzosa e più periferica assegnatagli presso Sandringham, nel Norfolk inglese. Dimora in via di ristrutturazione dove è atteso prima del suo 66esimo compleanno, in calendario il 19 febbraio. Si moltiplicano le umiliazioni per Andrew Mountbatten-Windsor, travolto dalle ultime rivelazioni dei cosiddetti Epstein Files sulla sua amicizia con il defunto finanziere pedofilo americano. L'ormai ex duca di York, privato negli ultimi mesi di ogni titolo residuo da re Carlo III, suo fratello, ha ricevuto un'accoglienza gelida secondo i media britannici nella residenza 'privata' del complesso reale di Sandringham in cui è stato costretto a trasferirsi - in attesa di un ulteriore trasloco in un'altra dimora in via di restauro - dopo il recente 'sfratto' imposto da Carlo dalla lussuosa residenza reale di Royal Lodge, adiacente al castello di Windsor. I giornali, tabloid in testa, riferiscono in particolare di un autentico fuggi fuggi di domestici, chiamati a lavorare nella sua nuova residenza. Domestici che risultano essersi rifiutati in larga parte di mettersi al suo servizio. Mira Nair, la madre del sindaco di New York Zohran Mamdani, è citata nei documenti relativi a Jeffrey Epstein pubblicati dal Dipartimento di Giustizia. Una email dell'ottobre 2009 dell'addetta alle relazioni con la stampa Peggy Siegal si faceva infatti riferimento a una festa a casa di Ghislaine Maxwell per la proiezione di "Amelia", diretto da Nair. All'evento - riporta il New York Post - erano presenti anche Bill Clinton e Jeff Bezos. Il premier laburista britannico Keir Starmer ha negato oggi di essere stato pienamente a conoscenza "della profondità dell'oscuro" legame fra il defunto finanziere pedofilo americano Jeffrey Epstein e Peter Mandelson, ex controversa eminenza grigia del New Labour di Tony Blair riciclato circa un anno fa da lui stesso come ambasciatore negli Usa di Donald Trump. Parlando a un evento di partito in Inghilterra, Starmer si è poi scusato - in particolare con "le vittime" di Epstein - per aver "creduto alle bugie" di Mandelson e per averlo designato ambasciatore, sostenendo di capire "la rabbia" dell'opinione pubblica e assicurando di essere entrato in politica per il bene comune, a differenza dell'ex ambasciatore: bollato ora come indegno di un ruolo "nella vita pubblica" del Paese. Il primo ministro, considerato a rischio nella sua posizione dai media, ha quindi ribadito la promessa di pubblicare tutti i documenti sul processo di nomina di Mandelson. Aggiungendo che avrebbe voluto farlo già ieri, ma di essere stato indotto a rinviare la cosa su indicazione delle autorità di polizia, per consentire una cernita rispetto alla diffusione di carte che possano avere un impatto sulla sicurezza nazionale.