lunedì 10 agosto 2026

Incursione Idf in Siria

[Prima o poi tutto cambia,  tutto si trasforma. Tutto è impermanente. Christofer André, A. Jollien, M. Ricard ] Proseguono le incursioni delle forze israeliane nella campagna di Quneitra, nel sud-ovest della Siria. Lo riferisce Al Jazeera che cita Syria Tv.     Due carri armati e tre veicoli militari hanno attraversato il confine con la zona di Samadaniyah nelle prime ore di oggi, pattugliando l'area prima di ritirarsi circa un'ora dopo verso una base israeliana, ha riferito l'emittente. Incursioni simili sono state segnalate nei giorni scorsi vicino ad Ain Ziwan, Rafid e al bacino di Yarmouk.     Le truppe israeliane hanno spianato terreni agricoli e pascoli con i bulldozer e hanno brevemente interrotto una strada nella zona, aggiunge la tv, riferendo che le reti idriche e fognarie e i ponti sul Wadi al-Ruqqad sono stati danneggiati da veicoli pesanti. Citando un funzionario locale, la tv afferma che Israele ha descritto le bonificazioni come una misura di sicurezza precauzionale contro la possibile presenza di esplosivi piazzati da Hezbollah o dall'Iran, sebbene i residenti abbiano affermato che non vi fosse alcuna presenza di tali combattenti. La Siria ha annunciato oggi di aver firmato un memorandum d'intesa con Mosca sul destino delle basi militari russe rimasto in forse dopo la caduta a Damasco del precedente governo Assad. Lo riporta l'agenzia siriana Sana, citando il ministero degli Esteri.     Le due basi di Hmeimim, a Latakia, e di Tartus, aerea la prima e navale la seconda, restano operative ma vengono convertite "in centri militari congiunti di riabilitazione e di addestramento, nel quadro di nuovi accordi di tutela degli interessi reciproci" definiti dai due ministeri in relazione alla presenza russa in Medio Oriente e sul Mediterraneo.     L'intesa arriva dopo un anno e mezzo di negoziati fra i due dicasteri degli Esteri, sottolinea l'agenzia Sana citando una nota dell'ufficio stampa del ministero siriano. Stando a questa nota, il memorandum prevede il passaggio sotto il controllo delle autorità locali delle strutture ad uso civile dell'aeroporto di Hmeimim e del molo commerciale numero 4 del porto mediterraneo di Tartus. Quanto alle installazioni militari, "le due parti le hanno ridefinite trasformando le basi russe in centri congiunti di addestramento e riqualificazione in base a nuovi accordi miranti alla tutela degli interessi di entrambi i Paesi". Il testo dell'intesa indica in 3 mesi la scadenza per "il completamento della transizione".    Secondo Damasco, si tratta della svolta "più importante da quando i negoziati sono partiti 18 mesi fa": svolta che "apre la strada a una nuova fase nelle relazioni fra Siria e Russia”.  Il patto militare firmato questa settimana dal Pakistan - unico Paese a maggioranza islamica al mondo dotato di un arsenale nucleare - con la Turchia e l'Arabia Saudita s'inserisce in un contesto in cui Israele "rappresenta una minaccia per tutto il mondo musulmano". Lo ha ha affermato il ministro della Difesa pachistano, Khawaja Asif, in un'intervista a un giornale locale ripresa nel weekend da vari media arabi e internazionali.    Asif ha evocato la necessità che i Paesi musulmani diano vita a "un fronte militare unito" contro questa minaccia, non senza additare Israele come "uno Stato illegittimo, prodotto dalla Dichiarazione Balfour" del 1919, e accusarlo di "minacciare ciascuno dei Paesi della regione”. Ha inoltre escluso che le prossime elezioni israeliane e l'eventuale uscita di scena di Benyamin Netanyahu possano cambiare alcunché: "Non importa chi va al potere a Gerusalemme, che diventi premier magari Naftali Bennet o qualcun altro, le differenze saranno solo marginali, poiché la loro attitudine contro i Palestinesi e la loro mentalità anti-islamica non sparirà".    Secondo il ministro della Difesa del Pakistan, Paese che unisce una forte alleanza con la Cina a legami storici con l'Occidente, l'obiettivo dello Stato ebraico resta quello di provare a "mettere i Paesi musulmani l'uno contro l'altro", mentre "il mondo islamico deve restare unito fino a che la questione palestinese non sarà definitivamente risolta".  Il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan ha dichiarato di aspettarsi che l'Egitto aderisca al patto di difesa firmato venerdì tra Arabia Saudita, Pakistan e Turchia "nella prossima fase", aggiungendo che l'accordo è destinato ad estendersi ad altri partner in Medio Oriente.    "L'Egitto è già il nostro partner naturale su tutte le questioni. Penso che nella prossima fase, anche l'Egitto sarà con noi nell'alleanza", ha affermato Fidan in un'intervista all'agenzia di stampa statale Anadolu. "Secondo la visione del nostro presidente, non dovremmo limitarci a tre paesi. Dobbiamo espanderci e, se necessario, riunire tutti i paesi sotto un unico tetto", ha affermato.    Fidan ha dichiarato nella stessa intervista che altri paesi hanno espresso interesse ad aderire all'accordo. Tuttavia, ha affermato che i membri fondatori devono discutere su come gestire l'espansione. Ha aggiunto che alcuni paesi che desiderano aderire hanno chiesto di non essere nominati.    L'accordo firmato venerdì alla Mecca vincola Arabia Saudita, Pakistan e Turchia - potenti Paesi a maggioranza sunnita - con una clausola di mutua difesa in stile Nato. Il ministro degli Esteri turco, che ha affermato che l'accordo era in preparazione da oltre due anni, ha assicurato che "l'alleanza non avrà controversie con nessun Paese finché non verrà attaccata".    Fidan ha inoltre ribadito che questo accordo non è in "conflitto" con gli impegni della Turchia nei confronti della Nato. 


Puglia Sky

[Amare ed essere amati, ma doverlo teneresegreto. E ogni traccia di quell’amore cancellata quando non ci sarai più. Nessuno saprà mai che c’è stato, e che ti ha dato una grande gioia. Forse l’unica gioia della tua vita. Tan Twan Eng] Nella sede di Confindustria Bari e Bat è stata presentata agli imprenditori l’iniziativa Puglia Sky, progetto di una compagnia aerea pugliese, nato con l’obiettivo di rafforzare i collegamenti aerei della regione e sostenere lo sviluppo economico, turistico e occupazionale del territorio. “L’idea è raggiungere un capitale di partenza di 10 milioni di euro e rendere il progetto concreto entro l’anno” ha spiegato, a margine, il presidente degli industriali baresi Mario Aprile. “Ci sono già diversi imprenditori, di vari settori e territori, interessati al progetto – ha aggiunto Aprile – Abbiamo voglia di capire quali sono le idee, le possibilità economiche degli imprenditori che siedono a questo tavolo e l’utilizzo di una leva finanziaria che possa permettere di partire con uno due aerei, per poi crescere nel tempo. Il progetto è molto ambizioso e i tempi non sono così lunghi, entro l’anno si potrebbero avviare già una serie di passaggi per renderlo concreto”. Nel corso dell’incontro sono intervenuti Vito Ladisa (Finlad Holding), Antonio Maria Vasile (Aeroporti di Puglia), Angelo Vacca (Puglia Sky), Francesco Marsella (Arthur D. Little) e Michele Locuratolo, che hanno illustrato i contenuti dell’iniziativa, il modello industriale e le prospettive di sviluppo della compagnia. “Il mondo del trasporto aereo – ha spiegato Francesco Marsella, consulente di Puglia Sky – sta vivendo un momento di particolare crescita in Italia, anche se caratterizzato da una fragilità spiccata. La scelta delle macchine sarà opportuna e porterà con sé anche la dimensione dell’investimento. Secondo noi nell’area pugliese avrà un ritorno interessante nei primi due tre anni”. “La Federalberghi e l’intero segmento pugliese del turismo ricettivo auspicano la migliore fortuna a questa coraggiosa iniziativa di imprenditori locali. Siamo convinti che i trasporti siano il migliore volano per lo sviluppo e la stabile programmazione di un’industria turistica pugliese e anche una leva fondamentale per una maggiore crescita e una migliore qualità dell’intera economia di Puglia. In questi ultimi anni Aeroporti di Puglia ci ha dato una plastica dimostrazione di quanto valore producono gli aeroporti per un territorio, quello di Bari e dell’intera Puglia”, ha aggiunto Francesco Caizzi, vicepresidente nazionale e presidente Puglia e Bari Bat di Federalberghi. “Puglia Sky non è solo una compagnia aerea, ma un asset strategico per lo sviluppo della nostra regione che nasce per rispondere a una necessità storica del territorio: garantire una mobilità efficiente, sostenere il turismo e offrire tariffe competitive ai cittadini e alle imprese del Mezzogiorno. Siamo certi che la concorrenza sia il più efficace strumento per ridurre il costo dei biglietti aerei. Nella fitta rete di collegamenti con i paesi esteri di riferimento, questo principio sta producendo grandi soddisfazioni per la movimentazione turistica. Per quanto riguarda i collegamenti nazionali (Roma e Milano in particolare) molte cose non vanno nel verso giusto e il prezzo dei biglietti raggiunge livelli vicini al paradosso. Talvolta, infatti, risulta più conveniente raggiungere Bari da Milano volando via Polonia, Bulgaria e altro”, ha concluso Caizzi.

Houthi attacca al-Makha

[L'invidia, l'inclinazione al male e l'odio degli uomini, cacciano la persona dal mondo. Dal Talmud e dal Pirkei Avot] Yahya Saree, portavoce militare degli Houthi, sostiene che le forze del movimento abbiano condotto un'operazione "su larga scala e mirata" contro le truppe nemiche saudite e i depositi di armi nella zona yermenita di Mocha. Lo riferisce al Jazeera. Il network panarabo cita anche Yemen Today TV e Saba TV, secondo le quali l'attacco è stato compiuto con missili e droni contro il porto di al-Makha, situato sul Mar Rosso e controllato dal governo riconosciuto a livello internazionale. Yemen Today riporta le dichiarazioni del direttore del porto, secondo cui diversi missili avrebbero colpito aree civili all'interno della struttura. La Lega Araba ha condannato oggi i recenti attacchi lanciati dalle forze Houthi contro postazioni all'interno dello Yemen, segnalando vittime e danni materiali.    Lo scrive l'agenzia Petra.    Il segretario generale Nabil Fahmy ha sottolineato la necessità di attuare le pertinenti risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, in particolare la Risoluzione 2216.L’attacco lanciato oggi al porto di Hodeidah, nello Yemen, è stato una “risposta diretta” all’attacco messo a segno dal gruppo Houthi con un drone a Tel Aviv, che ha causato un morto e otto feriti, e “all’aggressione contro Israele dall’inizio della guerra”. Lo ha detto il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, in un videomessaggio rilanciato dal Times of Israel. “Il porto che abbiamo attaccato non è un porto innocente – ha rimarcato il premier israeliano – è stato utilizzato per scopi militari, è stato usato come punto di ingresso per le armi mortali fornite agli Houthi dall’Iran. E hanno usato quelle armi per attaccare Israele, per attaccare gli stati della regione e per attaccare alcune delle rotte marittime più importanti del mondo”. “Negli ultimi otto mesi – ha proseguito Netanyahu – gli Houthi hanno lanciato centinaia di missili balistici, missili da crociera e droni contro Israele”. Il premier israeliano ha quindi sottolineato che “come Hamas ed Hezbollah, gli Houthi sono parte integrante dell’asse del male iraniano, un asse che non agisce solo contro Israele, minaccia la pace del mondo intero”. “E Israele si aspetta che la comunità internazionale aumenti i suoi sforzi contro l’Iran e i suoi delegati, per contrastare l’aggressione dell’Iran e per proteggere la libertà di navigazione internazionale”, ha concluso.  Un funzionario americano ha detto al sito Axios che “caccia israeliani hanno compiuto un attacco aereo nello Yemen come rappresaglia per l’attacco con droni da parte degli Houthi a Tel Aviv”.

Zelensky crede nella pace

[Il giorno è corto; il lavoro da compiersi è molto; gli operai sono pigri; la ricompensa è grande; il Padrone incalza. Dal Talmud e dal Pirkei Avot] Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky annuncerà la prossima settimana nuovi contatti con i mediatori nel processo di pace, nonché nuove negoziazioni sui pacchetti di difesa aerea. Lo riporta l'Ukrainska Pravda.    "La prossima settimana avremo nuovi contatti con i mediatori, e ci concentreremo proprio su quei passi e quelle proposte che si rendono necessari. L'Ucraina è sempre attiva sul piano diplomatico", ha precisato il leader ucraino, aggiungendo che ci saranno "nuovi contratti per quanto riguarda i pacchetti di difesa aerea, per proteggere il nostro Stato e la nostra gente".    Zelensky ha reso noto che oggi ha ascoltato i rapporti del primo ministro Serhiy Koretsky e ha avuto anche una conversazione con il comandante in capo delle forze armate ucraine Mykhailo Drapaty in merito alla difesa delle città ucraine e alle risposte della Russia.    "Ci saranno risposte assolutamente legittime, ci sarà la nostra risposta ad ogni attacco. La guerra si farà sentire sempre di più anche in Russia", ha promesso il presidente. Un attacco di droni ucraini contro la regione del Tatarstan, nella Russia centrale, ha provocato almeno 13 morti e 40 feriti, in uno degli attacchi più letali condotti da Kiev in oltre quattro anni di guerra. "Secondo le ultime informazioni, 12 persone sono state uccise e 39 ferite a seguito dell'attacco nemico a Nizhnekamsk", ha riferito l'agenzia di stampa regionale.  Per Rodion Miroshnik, ambasciatore russo incaricato di seguire i "crimini del regime di Kiev", si tratta di "un crimine di guerra" e "pesa sulla coscienza" degli alleati occidentali dell'Ucraina che la riforniscono di armi.  Un attacco di artiglieria russo nella regione nord-orientale ucraina di Kharkiv ha causato la morte di cinque persone, ha dichiarato la procura regionale. "Il 10 agosto, le forze russe hanno effettuato un massiccio attacco di artiglieria contro la zona residenziale del villaggio di Bugaivka, nel distretto di Chuguiv. Diverse case sono state distrutte a seguito dell'attacco nemico. Cinque persone sono rimaste uccise", ha affermato la procura in una dichiarazione diffusa su Telegram.  Le truppe russe hanno attaccato Sumy con cinque bombardamenti aerei, il numero dei feriti è salito a 14. Lo scrive Ukrinform citando le autorità locali. "Non ci sono feriti gravi. La maggior parte ha riportato lesioni lievi o reazioni acute da stress", afferma l'amministrazione militare. La Russia ha annunciato di aver abbattuto durante la notte 456 droni ucraini, attacchi che hanno provocato diversi morti in due regioni russe secondo le autorità locali.  "La scorsa notte, i sistemi di difesa aerea hanno intercettato e distrutto 456 droni aerei ucraini", ha dichiarato il ministero della Difesa russo, precisando che questi attacchi hanno preso di mira una quindicina di regioni russe e la Crimea annessa. In Tatarstan, nella Russia centrale, gli attacchi "massicci" hanno preso di mira la città industriale di Nizhnekamsk, situata a circa 1.600 km dal confine ucraino, secondo un comunicato stampa delle autorità regionali. L'attacco "viene effettuato contro siti industriali e civili. Purtroppo si registrano dei morti", sottolinea il comunicato. Da parte loro, le autorità della regione di Belgorod, al confine con l'Ucraina, hanno denunciato una donna uccisa in un attacco di droni contro una casa nella città di Novaya Tavoljanka.

domenica 9 agosto 2026

A ottobre si vota in Bosnia

[In alcune città del Nord mi sono trovato con gente che ci resta male quando gli dici che sei calabrese: si aspettano ancora il baffone con la lupara, scuro e piccoletto, lo sguardo torvo e il cappellaccio. Credo che i portoricani stiano meglio di noi. Rino Gaetano] Si terranno il prossimo 6 ottobre le elezioni locali in Bosnia-Erzegovina. Lo ha annunciato a Sarajevo la commissione elettorale centrale, sottolineando che il voto avverrà nel rispetto dei cambiamenti imposti di recente alla legge elettorale bosniaca da parte dell'Alto rappresentante internazionale Christian Schmidt.     Cambiamenti respinti dalla dirigenza serbo-bosniaca, a cominciare dal leader della Republika Srpska (l'entità a maggioranza serba del paese) Milorad Dodik, che non riconoscono la legittimità di Schmidt, definito con disprezzo 'un privato turista tedesco' in Bosnia-Erzegovina, emissario della 'politica coloniale' della Germania e del resto dell'Occidente. L'Alto rappresentante, figura prevista dall'accordo di pace di Dayton del 1995 con l'incarico di vegliare sull'osservanza di tale intesa, e dotato per questo di poteri speciali anche in campo legislativo, in risposta all'inazione delle autorità centrali bosniache, aveva imposto d'autorità nelle scorse settimane modifiche e emendamenti tecnici alla legge elettorale del Paese per renderla più trasparente e democratica. Per tutta risposta, il parlamento della Republika Srpska ha approvato il mese scorso una propria legge elettorale, in base alla quale l'elezione degli organi di governo nell'entità serbo-bosniaca verrà regolata dalle commissioni elettorali locali e non più da quelle dello stato centrale bosniaco. Un provvedimento che accentua le tendenze secessioniste dell'entità a maggioranza serba.     Finora non vi sono state reazioni in Republika Srpska all'annuncio sul voto di ottobre, e si attende di conoscere la decisione della dirigenza serbo-bosniaca per vedere se terrà le elezioni locali adeguandosi comunque alle nuove regole di Schmidt o se invece confermare lo strappo e organizzare il voto in maniera autonoma nell'entità.


Mossad dietro Ceuta?

[Non è che la discoteca non mi piace, è che se per parlare con qualcuno gli devo strillare nell’orecchio, allora vado a trovare mia nonna. contingenze, Twitter] L’ex presidente colombiano Gustavo Petro ha apertamente attaccato il premier israeliano Benjamin Netanyahu con un post sul suo profilo X: "È lui a finanziare la crisi migratoria in Spagna con il benestare degli Stati Uniti". Ciò che sostiene Petro è che quella di Ceuta è stata un'operazione deliberata a regia Usa-Israele di destabilizzare la Spagna e deporre Pedro Sanchez, inviso a entrambi i Paesi, per mettere al suo posto un leader filo-americano e sionista, secondo la dottrina Monroe mondiale. Il presidente della Colombia, Gustavo Petro, torna ad attaccare duramente il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, attribuendogli un ruolo diretto nella "crisi migratoria" che ha investito la città autonoma spagnola di Ceuta. In un lungo messaggio pubblicato sul social X, il capo dello Stato colombiano sostiene che dietro l'afflusso di migranti verso l'enclave spagnola non vi sarebbe una semplice emergenza umanitaria, ma un piano politico orchestrato da Netanyahu con il sostegno del Marocco e degli Stati Uniti. Nel post, Petro sviluppa una ricostruzione che intreccia riferimenti storici, accuse politiche e il conflitto in Medio Oriente. Il presidente colombiano richiama innanzitutto la Guerra civile spagnola, tracciando un parallelo tra il dittatore Francisco Franco e l'attuale premier israeliano. Secondo Petro, così come Franco avrebbe stretto un'alleanza con "i discendenti dell'antico Califfato di Cordova" per rovesciare la Repubblica spagnola, oggi Netanyahu si sarebbe alleato con quello che definisce il "potere marocchino", accusandolo di essersi "arreso ai piani di un maniaco genocida latitante".  Il riferimento è alla recente crisi verificatasi a Ceuta, dove migliaia di persone hanno tentato di oltrepassare il confine tra il Marocco e il territorio spagnolo, in un'operazione israelo-americana supportata dall'intelligence marocchina, del Mossad e della CIA. Petro definisce quanto accaduto una vera e propria "invasione civile di Ceuta da parte dei marocchini", sostenendo che non si tratterebbe di un fenomeno spontaneo.  "La Spagna deve ricordare la sua storia scritta con il sangue; vogliono imporre il fascismo al popolo spagnolo e il popolo spagnolo deve dire: 'Non passeranno!'. E la civiltà araba deve dire: 'Non passeranno!'", scrive il presidente colombiano, richiamando lo storico slogan antifascista utilizzato durante la Guerra civile spagnola. Uno dei passaggi più forti del messaggio riguarda però le responsabilità attribuite direttamente al premier israeliano. Petro invita infatti a non prendersela con i migranti coinvolti nella crisi. "Non bisogna incolpare il povero essere umano", afferma, sostenendo invece che il vero responsabile sarebbe Benjamin Netanyahu, accusato di "pagare i poveri dell'Islam per emigrare in Spagna". Il presidente colombiano collega inoltre questa presunta strategia ai finanziamenti destinati al genocidio nella Striscia di Gaza. "Con gli stessi soldi con cui hanno pagato i missili su Gaza per uccidere bambini, donne e anziani, hanno tolto la libertà alla Palestina e vogliono distruggere il progressismo democratico dell'Europa", scrive Petro. Petro hai perso, non sei nessuno, stai sereno.  Nel suo intervento il capo dello Stato sostiene inoltre che l'obiettivo finale sarebbe più ampio della sola crisi migratoria. Secondo la sua interpretazione, Netanyahu punterebbe non soltanto a colpire la causa palestinese, ma anche "l'essenza democratica e libertaria di tutta l'Europa", arrivando a definire tale progetto un attacco alla stessa cultura occidentale.Alcuni report dell'intelligence cinese hanno inchiodato Israele: "Dietro alla cosiddetta crisi migratoria di Ceuta c'è il Mossad, l'intelligence israeliana, che ha spinto oltre 70 mila migranti marocchini a invadere l'enclave per destabilizzare la Spagna socialista". Il piano a regia Usa-Israele per deporre Pedro Sanchez, a loro inviso, e mettere al suo posto un leader filo-americano e sionista secondo la dottrina Monroe mondiale. Inoltre, è ormai certo il coinvolgimento dell'intelligence marocchina infiltrata tra i migranti, coadiuvata dalla CIA e dal Mossad. La "crisi migratoria" che ha coinvolto le enclavi spagnole di Ceuta e Melilla entra nel confronto geopolitico tra Cina, Israele, Stati Uniti e Spagna. Secondo un’analisi attribuita ad ambienti strategici e di intelligence cinesi, il flusso di migranti marocchini verso i territori spagnoli è collegato alle tensioni diplomatiche tra Madrid e Tel Aviv, con un ruolo del Mossad, il servizio segreto israeliano. L’intelligence di Pechino sta infatti monitorando la crisi per valutare le interferenze straniere e proteggere gli interessi cinesi nell’area, soprattutto quelli legati alla Belt and Road Initiative, la grande rete infrastrutturale e commerciale promossa dalla Cina. Gli analisti cinesi hanno messo sotto osservazione le dinamiche tra Spagna e Israele dopo le posizioni assunte dal governo di Pedro Sánchez sul genocidio di Gaza e dopo il riconoscimento dello Stato di Palestina da parte di Madrid. Il punto centrale dell’analisi riguarda il coinvolgimento del Mossad. Il servizio segreto israeliano ha potuto sfruttare la crisi migratoria come strumento di pressione politica contro la Spagna, accusata di aver assunto una linea ostile nei confronti di Israele e Stati Uniti. Le accuse indicano in particolare il nuovo direttore del Mossad, Roman Gofman, descritto come una figura con un passato prevalentemente militare rispetto ai suoi predecessori. Il suo approccio è maggiormente orientato verso operazioni sul campo e attività operative, anche in scenari considerati strategicamente sensibili. La ricostruzione cinese collega quindi la crisi di Ceuta e Melilla a una più ampia competizione internazionale, sostenendo che le operazioni di destabilizzazione nel Mediterraneo occidentale potrebbero avere conseguenze non solo sulla sicurezza europea, ma anche sugli interessi economici e logistici della Cina nella regione. Il Mossad ha utilizzato la questione migratoria come leva per creare pressione sul governo Sánchez, indebolirne la posizione politica e aumentare il costo diplomatico delle sue critiche alle politiche israeliane.

Petro non si dà pace

[Non puoi dire ad un uomo “cerca di capire”. Una cosa alla volta, o cercano o capiscono. Oleandrobianco_, Twitter] L'ex presidente colombiano Gustavo Petro ha accusato un settore del governo degli Stati Uniti di avere impedito durante il suo mandato la cattura o l'uccisione dei principali capi dei gruppi armati e del narcotraffico per motivi politici. In un messaggio su X, Petro ha raccontato di avere autorizzato 25 bombardamenti contro obiettivi nei quali l'intelligence militare aveva localizzato i vertici delle organizzazioni criminali, senza però che nessuno dei principali obiettivi venisse colpito.     Secondo l'ex presidente, i responsabili riuscivano sistematicamente a fuggire poco prima degli attacchi. Petro ha detto di avere inizialmente sospettato un'infiltrazione ai vertici dell'Esercito e di avere espresso i suoi dubbi alla leadership militare. A suo giudizio, avrebbe poi scoperto che i principali obiettivi del narcotraffico erano sotto il controllo dell'intelligence statunitense, che ne avrebbe deciso la sorte.     Inoltre, ha scritto su X che un settore dell'amministrazione Usa avrebbe evitato la cattura dei capi per indebolire il governo progressista colombiano. Petro ha comunque sottolineato di avere mantenuto la cooperazione antinarcotici con Washington e con le altre agenzie straniere. Primo colpo ai gruppi armati per il nuovo governo colombiano di Abelardo de la Espriella. L'esercito ha catturato "El Bonito" uno dei principali leader dei Comandos de Frontera, gruppo armato residuale attivo nel sud del Paese.     L'operazione, condotta nel comune di Guamal, nel dipartimento del Meta, è stata annunciata dalle autorità come un duro colpo all'organizzazione, accusata di seminare il terrore tra le comunità locali.     La cattura, eseguita sulla base di un mandato giudiziario e grazie a un'operazione di intelligence, è stata celebrata dal presidente De la Espriella, che ha promesso una linea dura contro i gruppi criminali e armati. "Per i delinquenti è finita l'impunità", ha scritto il nuovo capo dello Stato sulle sue reti sociali, sostenendo che l'autorità dello Stato deve essere rispettata. Il blitz arriva mentre il governo prepara una nuova strategia per il ripristino della sicurezza nei territori più colpiti dalla violenza. Abelardo De la Espriella, esponente della destra, ha assunto ufficialmente la presidenza della Colombia per il mandato 2026-2030 con una cerimonia di insediamento davanti al Congresso della Repubblica. Il nuovo capo dello Stato ha fatto il suo ingresso nell'auditorium di Cali accompagnato dalla moglie Ana Lucía Pineda, nuova first lady, e dai quattro figli Lucía, Salvador, Filippo e Francesca.     Dopo aver ricevuto la banda presidenziale, De la Espriella ha prestato giuramento davanti al presidente del Congresso Miguel Henríquez Pinedo.     L'esercito colombiano ha sparato 21 colpi di cannone in omaggio al nuovo presidente, secondo il protocollo previsto per l'insediamento del capo dello Stato. "È un grande giorno per la democrazia, la Colombia si è salvata e costruiremo tutti insieme la Patria Milagro", ha dichiarato il nuovo mandatario salutando i presenti. Prima dell'inizio degli atti ufficiali, la cantante Maia ha interpretato l'inno nazionale colombiano.De la Espriella ha aperto il suo primo discorso da presidente della Colombia promettendo di "essere il presidente di tutti i colombiani" e definendo il suo progetto una nuova "rigenerazione" nazionale, con uno "Stato nazionale forte" e regioni più autonome.     Sul fronte della sicurezza, ha impartito alle Forze armate "l'ordine perentorio di combattere tutte le strutture criminali". "I gruppi criminali e del narcoterrorismo hanno due strade: sottomettersi all'impero della legge o affrontare la forza decisa dello Stato colombiano", ha avvertito. Ha annunciato una lista dei gruppi narcoterroristi e la costruzione di megacarceri. Priorità anche all'eradicazione della coca, che "non si combatte con statistiche truccate o mappe manipolate, ma estirpandola dalla terra".     In economia ha promesso il congelamento della spesa pubblica e una riforma fiscale. "L'imposta sul patrimonio sarà eliminata", ha detto, indicando il rilancio di Ecopetrol come "priorità definitiva e assoluta" e annunciando il "fracking responsabile e sostenibile".     In politica estera, ha promesso di "rafforzare le relazioni con tutti i Paesi del mondo" e di consolidare le alleanze con le nazioni che condividono "i valori della democrazia, della libertà e del rispetto della dignità umana". "Recupereremo il ruolo di leadership" della Colombia in Iberoamerica e nell'emisfero, ha detto, annunciando lo "Scudo delle Americhe" contro il crimine transnazionale.     In chiusura, la promessa di "estrema coerenza" tra parole e fatti: "Tutto per la patria, niente senza di essa. Fermi per la patria. Viva Cristo Re!". La cerimonia si è chiusa sulle note di "Vincerò", interpretata da Luciano Pavarotti.