sabato 29 agosto 2026

Il boia di Srebrenica è morto

[Posso vedere il trailer della giornata e poi decidere se alzarmi o meno? Anonimo] È morto il generale Ratko Mladić, il comandante dei serbo bosniaci condannato all'ergastolo all'Aja per genocidio, crimini di guerra e contro l'umanità. Mladić è deceduto in un ospedale penitenziario all'Aja all'età di 84 anni, ha dichiarato Lidija Pavićević, sottosegretaria di Stato presso il Ministero dei Diritti Umani e delle Minoranze della Serbia, affermando di aver ricevuto l'informazione dal figlio dell'ex comandante, Darko Mladić, citato da Tanjug. Condannato all'ergastolo nel 2017, dal 2024, Mladić era detenuto in un ospedale psichiatrico all'Aja, dove era costretto a letto da un anno e mezzo. Negli ultimi mesi la Serbia ne aveva chiesto il rilascio umanitario per motivi di salute, in quanto malato terminale e vittima di uno o due ictus, ma il Meccanismo per i tribunali penali dell'Aia ha respinto le richieste, affermando che in carcere riceveva le cure (palliative) necessarie.   La sua storia, tra crimini efferati e latitanza rocambolesca, ha segnato uno dei periodi più tragici vissuti dal Vecchio continente nel secolo scorso.Catturato il 26 maggio 2011 in un villaggio nel nord della Serbia dopo ben 16 anni di latitanza, Mladic è conosciuto con soprannomi poco edificanti quali 'boia di Srebrenica' e 'macellaio dei Balcani' a causa dei crimini efferati per i quali nel 2017 venne condannato al carcere a vita. In primo luogo il massacro di 8 mila musulmani a Srebrenica nel luglio 1995 - il crimine peggiore in Europa dopo la Seconda guerra mondiale, definito genocidio dalla giustizia internazionale. E con esso il lungo e sanguinoso assedio di Sarajevo con quasi 12 mila morti e oltre 50 mila feriti e mutilati in 43 mesi di drammatici bombardamenti e attentati ai danni della popolazione inerme. Ma anche persecuzioni, stupri di massa, pulizia etnica e altri pesanti crimini di cui si è macchiato durante la sua carriera militare. Nato il 12 marzo 1942 a Bozinovici, a sud di Sarajevo, a soli due anni perse il padre, ucciso dagli ustascia croati alleati dei nazifascisti, e per tutta la vita odierà sia i croati che i musulmani. La sua carriera cominciò con la guerra in Croazia scoppiata nel 1991, al comando delle unità dell'Esercito jugoslavo a Knin, e nel 1992 divenne comandante delle truppe dell'autoproclamata Repubblica serba di Bosnia. In sei mesi conquistò il 70% del territorio bosniaco, avendo a disposizione la macchina bellica jugoslava contro croati e bosniaci musulmani. E nei tre anni successivi scatenò il terrore con l'assedio di Sarajevo, le uccisioni, gli stupri nel nome della 'Grande Serbia'. Con lui tornarono in Europa i campi di concentramento nei quali migliaia di prigionieri venivano picchiati, torturati e uccisi. Il massacro di Srebrenica resterà una pagina buia nella storia dell'Europa, la cui drammaticità è testimoniata dalle migliaia di inquietanti stele bianche del cimitero-memoriale di Potocari, alle porte della cittadina martire. Dopo la fine della guerra, sancita dagli accordi di Dayton nel novembre 1995, Mladic fece perdere le sue tracce nel 1996, dando il via a una lunga e avventurosa latitanza, favorita anche dagli appoggi e dalle coperture di cui godeva fra le Forze armate serbe, i servizi segreti e gli ambienti politici conservatori a Belgrado. Dopo la sua cattura nel maggio 2011 e la consegna al Tpi, il processo a suo carico si apri’ un anno dopo. Negli ultimi anni il suo stato di salute si è andato via via deteriorando, ed è stato colpito tra l'altro da due ictus e un infarto. Dal 2024 Mladić era detenuto in un ospedale psichiatrico all'Aja, dove era costretto a letto da un anno e mezzo. Negli ultimi mesi la Serbia ne aveva chiesto il rilascio umanitario per motivi di salute, in quanto malato terminale e vittima di uno o due ictus, ma il Meccanismo per i tribunali penali dell'Aia ha respinto le richieste, affermando che in carcere riceveva le cure palliative necessarie.

Il grande furto

[Cerco nei libri la lettera, anche solo la frase che è stata scritta per me e che perciò sottolineo, ricopio, estraggo e porto via. Non mi basta che il libro sia avvincente, celebrato, né che sia un classico: se non sono anch'io un pezzo dell'idiota di Dostoevskij, la mia lettura è vana. Perché il libro, anche il sacro, appartiene a chi lo legge e non per il diritto ottenuto con l'acquisto. Perché ogni lettore pretende che in un rotolo di libro ci sia qualcosa scritto su di lui.Dal libro "Alzaia”, Erri De Luca ] Dopo le indiscrezioni dei media Donald Trump ha confermato che gli Stati Uniti hanno raggiunto un accordo con il Venezuela sul petrolio. "Il più grande della storia", lo definisce il presidente americano su Truth.     L'intesa garantisce a Washington il controllo maggioritario di oltre 65 miliardi di barili di riserve petrolifere certe nel paese sudamericano senza alcun costo per i contribuenti americani. La presidente ad interim del Venezuela, Delcy Rodríguez, ha confermato uno "storico" accordo petrolifero con gli Stati Uniti. L'intesa, che permetterà a Washington di operare su riserve potenziali di 65 miliardi di barili, "avrà un impatto significativo sul rinascimento della nostra nazione", ha evidenziato.    Il patto giunge a sette mesi dalla caduta di Nicolás Maduro a seguito di un'operazione militare americana. Sotto la pressione statunitense, il nuovo governo ha aperto agli investimenti esteri per rilanciare un settore paralizzato.    "Si prevede lo sviluppo di 17 campi strategici, un investimento di oltre 100 miliardi di dollari e più di 209 miliardi in entrate fiscali per lo Stato", ha spiegato Rodríguez su Telegram, ringraziando il presidente Donald Trump e il segretario di Stato Marco Rubio.    Con l'allentamento delle sanzioni, il Paese punta a ripristinare le storiche quote di estrazione. A luglio la produzione di greggio ha raggiunto 1,2 milioni di barili al giorno, registrando un aumento di quasi il 30% rispetto a gennaio. L'ex deputato dell'opposizione venezuelana, Omar González, è tornato oggi nel suo paese dopo oltre un anno di esilio e ha affermato che il suo ritorno apre la strada anche a quello della premio Nobel, Maria Corina Machado.    "Ho parlato con la leader dei venezuelani, María Corina Machado, e mi ha chiesto di aprirle la strada, che dietro di me viene lei", ha affermato González al suo arrivo all'aeroporto della capitale dello stato di Anzoátegui, Barcelona.     Il suo ritorno è il primo di un importante leader del partito di Machado, Vente Venezuela dopo la caduta a gennaio dell'ex presidente Nicolás Maduro e l'avvio di una fase di transizione democratica nel Paese sotto la supervisione degli Stati Uniti di Donald Trump.    La premio Nobel per la pace ha celebrato a sua volta il ritorno di González con un messaggio sui social media: "Mio caro Omar, che emozione provo per questo ritorno nella tua amata Anzoátegui", ha scritto Machado, augurandosi quindi "un rapido ritorno a casa di tutti i venezuelani!".    Nel quadro del cosiddetto 'piano in tre fasi' verso la transizione democratica promosso dagli Usa, Washington ha privilegiato fino ad oggi la figura della ex presidente dell'Assemblea Nazionale, Dinorah Figuera, come principale interlocutore dell'opposizione con il governo ad interim di Delcy Rodríguez.     In tale contesto Machado rimane ancora in disparte nonostante le elezioni presidenziali del 2024 l'avessero indubbiamente rilanciata come principale leader dell'opposizione al chavismo e nonostante anche il premio Nobel concessole nel 2025 come riconoscimento alla sua lotta per il ritorno della democrazia in Venezuela.

venerdì 28 agosto 2026

Donaldo il perdente

[Il volersi bene si costruisce. Ma l'amore quello vero, no. L'amore lo senti immediato, non ha tempo. É dire “ti sento”. Un contatto di pelle, un abbraccio, un bacio. Mantenersi, il mio verbo preferito, tenersi per mano. Ti può bastare per la vita intera, un attimo, un incontro. Rinunciarvi è folle, sempre e comunque. Erri De Luca]  Donald Trump lancia la corsa dei repubblicani alle midterm. Dopo aver minimizzato per mesi l'importanza delle elezioni di metà mandato ripetendo più volte che non lo interessavano, il presidente è sceso in campo e si è rivolto al suo popolo: "Dicono che Trump va alla grande quando il suo nome è sulla scheda, ma quando non c'è i suoi sostenitori non votano. Vi chiedo per favore di far finta che ci sia io sulla scheda. Andate a votare", ha detto prima di lanciarsi in quella che è ormai divenuta una delle sue provocazioni preferite, ovvero la sua candidatura al 2028. Per i sondaggisti "vincerei. Sfortunatamente abbiamo una regola che dice che non posso correre. Se fosse cambiata sarei contento", ha insistito nel corso di un comizio a Myrtle Beach, in South Carolina, per sostenere Darline Graham, la sorella del senatore alleato del presidente di recente deceduto. Trump l'ha lodata: "Le ho chiesto io di candidarsi", ha ricordato consapevole che la corsa al Senato di Darline Graham è un test importante per la sua presa sul partito. Il presidente ha respinto le critiche che hanno travolto la candidata dopo la sua deludente perfomance al dibattito, quando non è stata in grado di rispondere ad alcune domande fondamentali sulla politica estera americana. “È stata onesta", ha tagliato corto il presidente intrattenendo il pubblico con i racconti di alcuni episodi della sua amicizia con Lindsey Graham.Darline Graham, la sorella del senatore repubblicano defunto Lindsey Graham, ha vinto le primarie in South Carolina per il Senato. Lo riportano i media americani. Darline Graham è stata appoggiata da Donald Trump e la sua vittoria è una conferma della presa del presidente sulla sua base e sul partito. Graham sfiderà a novembre la democratica Annie Andrews.  La socialista democratica N'Kiyla Jasmine Thomas ha invece vinto le primarie dei liberal in Oklahoma per il Senato. Thomas ha battuto il moderato Jim Priest e a novembre sfiderà il repubblicano Kevin Hern, dato per favorito.Nel comizio fiume durato 90 minuti, Trump però si è concentrato soprattutto nell'elogiare i successi ottenuti durante il suo secondo mandato e nell'esortare i repubblicani ad andare in massa a votare in novembre per evitare che i "democratici rubino le elezioni". Se i conservatori non vinceranno "perderete tutto e io avrà un altro impeachment", ha spiegato criticando i liberal. "Odiano il paese, sono dei comunisti e degli estremisti. Dobbiamo vincere e battere il comunismo una volta per tutte", ha aggiunto. Il suo discorso è stato interrotto in due occasioni da manifestanti prontamente allontanati. In calo nei sondaggi e alle prese con la guerra in Iran e con un carovita che non molla la presa, Trump è consapevole delle difficoltà dei repubblicani alle midterm, dove di solito il numero dei votanti è inferiore rispetto a quello delle presidenziali. I sondaggi indicano il vantaggio dei democratici per la Camera e la possibilità che i liberal riescano a sbancare e conquistare tutto il Congresso, rendendo di fatto Trump un'anatra zoppa per gli ultimi due anni di mandato. Uno scenario che il presidente vuole evitare. Finora però i suoi comizi a sostegno di candidati repubblicani sono stati pochi, e ancora meno sono stati i soldi investiti del suo super pac Maga Inc a favore dei conservatori in corsa. Fra i repubblicani il nervosismo serpeggia: i rischi sono elevati anche negli stati roccaforte come il Texas, dove Ken Paxton - il candidato sostenuto dal presidente - è in netta difficoltà contro il democratico James Talarico. Nonostante al voto di novembre manchino meno di 60 giorni, Trump finora è apparso distratto da altri dossier. Oltre all'Iran, il presidente sta dedicando grandi sforzi al suo obiettivo di rendere Washington più bella regalandole, fra l'altro, una nuova "magnifica" sala da ballo alla Casa Bianca. I lavori di costruzione sono in corso e il presidente ha incassato un'importante vittoria con il via libera temporaneo della Corte Suprema a continuare la costruzione in attesa che sia presa una decisione definitiva. Sulla sua stretta sui migranti invece ha ricevuto uno schiaffo da un giudice federale, che ha annullato il suo divieto di rilasciare visti ai migranti di 75 paesi in quanto "è contrario alla legge". 

Trattativa Usa Messico

[Bello però, il verbo che va insieme alla promessa: mantenere. Man tenere, che è un tenere per mano. Erri De Luca] Procedono i negoziati commerciali tra Messico e Stati Uniti: l'obiettivo del governo del Paese latinoamericano è mantenere una migliore posizione rispetto alle altre nazioni. Lo ha dichiarato il ministro dell'Economia, Marcelo Ebrard, precisando che i colloqui avvengono settimanalmente in vista della revisione dell'accordo Usmca prevista per settembre. "Avanziamo a poco a poco", ha affermato a margine di un evento istituzionale.    Riguardo alle attuali divergenze tra Washington e Ottawa, Ebrard ha sottolineato l'importanza di evitare instabilità nel blocco nordamericano. "Non ci favorisce che ci sia tensione tra loro, vorremmo che non ci fosse. Speriamo giungano presto a un accordo", ha dichiarato, ribadendo la necessità di integrarsi in settori strategici ad alta tecnologia come i semiconduttori.     La prossima settimana il ministro si recherà in Carolina del Nord per partecipare alla riunione del G20. In questa occasione incontrerà il segretario al Commercio statunitense, Howard Lutnick, per concordare le date del prossimo round bilaterale. Dall'inizio del mandato della presidente Sheinbaum, l'Unità di Informazione Finanziaria (Uif) del ministero delle Finanze messicano ha bloccato 24.662 conti appartenenti a 2.395 persone per presunte operazioni illecite. Il valore complessivo dei fondi congelati ammonta a circa 465 milioni di dollari. Il capo della Uif, Omar Reyes, ha stimato che 7.861 di questi conti sono direttamente legati alle organizzazioni del crimine organizzato.     Le autorità hanno condotto queste azioni in stretto coordinamento con i ministeri della Sicurezza, della Difesa e della Marina, oltre che con la Procura Generale e la Commissione Nazionale Bancaria. Come parte della strategia nazionale contro l'estorsione, sono stati bloccati ulteriori 1.443 conti associati specificatamente a questo reato.     "Queste azioni indeboliscono la struttura economica delle organizzazioni criminali, impediscono l'uso del sistema finanziario per attività illecite e rafforzano il coordinamento", ha dichiarato Reyes. Infine, per contrastare il riciclaggio di denaro, l'Uif ha stabilito nuovi meccanismi di collaborazione con istituzioni internazionali e nazionali, tra cui l'Associazione delle Banche del Messico. 


Sarà un brutto inverno

[Io amo l’umanità; è la gente che non sopporto! Charles Schulz, Peanuts]  L'Europa è alle prese con un'altra ondata di calore, ma il prossimo inverno potrebbe essere "il più difficile da quello del 2021-2022 in termini di forniture di energia". Lo sostengono gli analisti di Oxford Economics, che in uno studio indicano come "si sono materializzati diversi rischi sulle forniture di gas, con scorte storicamente basse a pochi mesi dall'inizio della stagione fredda". Questo, a loro dire, "potrebbe portare l'inflazione sopra il 3,5% a fine anno, per mantenersi sopra il 3% nel 2027, dando fiato ai falchi della Bce in tema di tassi".     In ogni caso, "a differenza dell'inverno del 2021-2022, la carenza fisica di gas è solo un rischio remoto, in quanto oggi c'è un'offerta globale maggiore di gas naturale liquefatto (Gnl) e ci sono più terminal di importazione attivi".     "Lo stretto di Hormuz rimane effettivamente chiuso - osservano - e le interruzioni della produzione norvegese di gas sono aumentate". "Inoltre - sottolineano - il gas naturale ha sopperito alla minor produzione idroelettrica e delle centrali nucleari". "Sebbene l'Ue abbia ridotto i propri consumi di gas del 15/20% negli ultimi anni - sottolineano - il continente rimane fortemente legato all'andamento climatico dei mesi invernali e una stagione più fredda del normale potrebbe far balzare i prezzi del gas".     Secondo gli analisti di Oxford Economics "la Russia rimane un jolly e vale ancora circa il 15% delle importazioni europee di gas". "Un altro taglio unilaterale nelle forniture, come avvenne tra il 2021 e il 2022 - proseguono - potrebbe portare a una nuova spirale dei prezzi, con timori per una carenza materiale di gas". "Si tratta di un rischio remoto - precisano - ma l'Ue potrebbe essere costretta a dover sospendere l'embargo sul gas russo". 


 Volenterosi con Zelensky  

[Io: Ho deciso, lo faccio. Cosa potrà mai andare storto? Vita: Grazie per averlo chiesto. Ho portato qualche slide. Alexa1163, Twitter] L’Ucraina ha ricevuto “un po’” di missili Patriot, ha dichiarato oggi il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, aggiungendo che ne servono di più. “A dire il vero, sono arrivati anche un po’ di missili Patriot. Non posso dire quanti, ma un po’. Ne servono di più”, ha detto Zelensky durante una conferenza stampa con il presidente estone Alar Karis, martedì a Kiev.   “L’Ucraina senza il supporto del Fondo monetario internazionale non avrebbe i soldi per finanziare lo sforzo militare, gli stipendi dei dipendenti pubblici, gli ospedali, le scuole”. Lo ha detto al Meeting di Rimini Riccardo Ercoli, direttore esecutivo per Italia, Portogallo, Grecia, Malta, Albania e San Marino del Fondo monetario internazionale, nel corso dell’incontro ‘Istituzioni internazionali e bene comune: la sfida della globalizzazione’. Ercoli ha illustrato il modus operandi dell’istituzione, che interviene in situazioni di crisi perseguendo la stabilità macroeconomica, paragonando il percorso a quello che porta “dalla malattia alla guarigione”. L'Ucraina sta cercando di ottenere l'autorizzazione a utilizzare droni equipaggiati con Starlink contro i lanciatori di missili balistici fino a 200 km all'interno del territorio russo, poiché Kiev deve affrontare una grave carenza di intercettori per la difesa aerea. Lo riporta il Financial Times.  La mossa richiederebbe l'approvazione di Elon Musk, la cui posizione nei confronti dell'Ucraina e dell'uso che questa fa del suo servizio Internet satellitare ha subito oscillazioni.     Secondo alcune persone presenti, durante l'incontro alla Casa Bianca a luglio Zelensky ha chiesto a Trump di parlare con Musk per ottenere il permesso che l'Ucraina potesse utilizzare Starlink oltre i propri confini per colpire i lanciatori di missili balistici russi. La richiesta di Zelensky era che Musk consentisse all'Ucraina di utilizzare Starlink su droni da attacco in profondità fino a 200 km all'interno della Russia, un raggio che includerebbe le infrastrutture di lancio dei missili balistici, i sistemi di comando e altre risorse.     "Kiev riteneva che limitare la profondità di tali attacchi potesse incentivare Musk ad approvare la richiesta. Tuttavia, secondo i partecipanti alla riunione nello Studio Ovale, Trump si è mostrato evasivo e non sembrava favorevole al piano. Le fonti hanno aggiunto di ritenere che Musk non avrebbe concesso l'approvazione", chiosa l'Ft.“Mentre Mosca investe in missili balistici e nell’escalation, tali attacchi non sempre ricevono la risposta che meriterebbero dalla comunità internazionale. E finché l’Ucraina non disporrà di un’adeguata difesa antibalistica, la Russia non prenderà seriamente in considerazione la pace”. È quanto ha scritto su X il presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky, dopo gli attacchi russi notturni che hanno preso di mira in particolare la capitale Kiev e la sua regione. “Stiamo facendo tutto il possibile per garantire tale protezione e il lavoro sul programma Freyja prosegue quotidianamente. Ma i missili intercettori Patriot sono ancora insostituibili e ne abbiamo bisogno ogni giorno. Ogni missile in più salva la vita dei nostri cittadini. Ringrazio tutti coloro che comprendono questa situazione e si adoperano per trovare il modo di aiutare”, ha commentato Zelensky. 13 morti e circa quaranta feriti tra Kiev e la sua regione dopo un attacco russo notturno con missili balistici, missili da crociera e droni. Nella capitale sono stati colpiti edifici residenziali, tra cui un palazzo di nove piani. Danneggiati anche un ospedale pediatrico e una scuola. Le squadre di soccorso hanno lavorato tutta la notte tra macerie e veicoli distrutti. Secondo l’Onu, negli ultimi mesi la guerra ha fatto più vittime tra la popolazione civile che in qualsiasi altra fase dall’inizio dell’invasione russa. Nella regione di Odessa, droni russi hanno colpito un valico di frontiera con la Moldavia. A Chernihiv sono state prese di mira infrastrutture del gas. Zelensky accusa Mosca di puntare all’escalation e chiede una risposta più forte dagli alleati. Il nodo restano i sistemi Patriot. “Ogni missile in più salva vite”, ha scritto.Intanto ad ovest Polonia ha mobilitato la propria aviazione per prevenire incidenti nello spazio aereo nazionale. In Romania, due caccia spagnoli e un elicottero romeno hanno monitorato l’area di confine con l’Ucraina. Un drone è entrato nello spazio aereo romeno prima di cadere in una zona disabitata. Nella stessa notte, Mosca ha denunciato il lancio di 250 droni verso la regione della capitale russa. Mosca manda a dire che non rinuncerà alle sue "posizioni fondamentali", mentre la Coalizione dei Volenterosi europei annuncia che tornerà a riunirsi lunedì con il presidente Volodymyr Zelensky (parteciperà anche Giorgia Meloni in videocollegamento) per "rafforzare il sostegno all'Ucraina" nel conflitto con la Russia. Rimane dunque il muro contro muro mentre i bombardamenti incrociati sono entrati in una spirale apparentemente inarrestabile. L'unica speranza di uno spiraglio diplomatico è appesa al filo della missione che la settimana prossima il ministro degli Esteri vaticano, mons. Paul Richard Gallagher, farà a Mosca. Ma a questo proposito i russi e la Santa Sede mantengono il massimo riserbo. Zelensky ha condannato quello che ha definito un attacco "cinico e ignobile" delle forze russe contro un centro commerciale a Kryvyi Rih, la sua città natale. Le autorità locali forniscono un bilancio di almeno 14 morti e 121 feriti. Secondo il presidente ucraino, tali attacchi sono "atti di terrorismo" e "il mondo deve reagire di conseguenza, esercitando una pressione reale sull'aggressore". In precedenza le autorità ucraine avevano riferito di un altro raid di droni russi nella regione di Kharkiv, con un bilancio di due morti e due feriti. Mosca denuncia invece un bilancio di almeno sei morti e una ventina di feriti in raid ucraini sul territorio russo o controllato dai russi. Compreso un attacco su un minibus di pendolari nella regione ucraina di Donetsk, dove due passeggeri sono stati uccisi e quattro feriti, secondo il capo dell'amministrazione del distretto di Amvrosiyevsky, Igor Lyzov. Per quanto riguarda i danni inflitti, Zelensky ha detto che gli ucraini hanno colpito "una raffineria di petrolio a Perm, a oltre 1.600 chilometri dal confine, e la base aerea militare di Marinovka nella regione di Volgograd". Il ministero della Difesa di Mosca, invece, afferma che i bombardamenti sono proseguiti su obiettivi militari nei porti nel sud dell'Ucraina: in quello di Reni sul Danubio e in quelli di Chernomorsk e Yuzhny, sul Mar Nero. Parigi intanto ha reso noto che la riunione dei leader dei cosiddetti Volenterosi con Zelensky si svolgerà "in formato ibrido" (in presenza e in videoconferenza) sotto la presidenza del cancelliere tedesco Friedrich Merz e del premier britannico Andy Burnham. I partecipanti, fa sapere l'Eliseo, "riaffermeranno la loro determinazione a rafforzare la pressione esercitata sulla Russia", mentre "Mosca continua a rifiutare la pace e sceglie di proseguire i suoi attacchi contro i civili". A tal fine, continueranno a coordinarsi sulle misure volte a ridurre le risorse di cui dispone la Russia per proseguire il proprio sforzo bellico, in particolare attraverso la lotta contro la flotta ombra". Il vertice è in programma nel 35/o anniversario dell'indipendenza dell'Ucraina, in occasione del quale il presidente del Consiglio Europeo, Antonio Costa, si recherà a Kiev. Gli Usa sembrano essere invece spariti dai radar e proprio a loro si è rivolto il vice ministro degli Esteri russo Serghei Ryabkov, dicendo che Mosca è "aperta al dialogo" se mai l'amministrazione Trump volesse riprendere i suo sforzi diplomatici. Ma per fare questo, ha aggiunto Ryabkov, Washington deve fare pressioni su Kiev e sui "suoi sponsor europei, che ancora sognano una sconfitta strategica della Russia". "Rimaniamo aperti al dialogo con Washington, ma ciò non significa che abbandoneremo le nostre posizioni fondamentali", ha avvertito Ryabkov.


Paura alla Fifa

[I single in spiaggia li riconosci subito. Sono quelli con la crema abbronzante solo davanti. mamo3pallille, Twitter] Coral Gables, Suite 400 del 396 di Alambra Circle, Florida. E' lì, negli uffici di due società create per organizzare il Mondiale americano, che secondo l'Uefa si nascondono i segreti di Gianni Infantino nell'operazione 'Mondiale privato'. Il nuovo capitolo della guerra globale del calcio ha un risvolto legale da scandalo internazionale. Il calcio europeo è infatti pronto a denunciare il presidente Fifa alla giustizia penale elvetica, per "cattivo 'management' a carattere criminale", e ha perciò chiesto a una Corte della Florida di ordinare l'acquisizione dei documenti delle due società. Riunite a Monaco, in occasione del sorteggio Champions, le 55 federazioni dell'Uefa hanno ufficializzato la scelta di sospendere il boicottaggio dei tornei mondiali vista la rinuncia al piano della Ffe, che però "non cancella l'inganno, l'intimidazione e l'abuso di potere". Serve una profonda revisione della governance, che non può essere retta da "un singolo individuo", Gianni Infantino, al quale dopo l'Italia anche la Turchia ha oggi ritirato il proprio sostegno. Ma di più, la lotta non è più u solo politica: tutti gli europei hanno scelto la via legale. Per rafforzare la accusa che sarà presentata alla magistratura Svizzera, l'Uefa ha chiesto alla corte distrettuale della Florida di emettere un'ordinanza che imponga alla Fifa Americas e alla Fwc2026 di mettere a disposizione i documenti cartacei e digitali sulla "valutazione" e la "governance" della Ffe, la società pensata come contenitore dei diritti commerciali del Mondiale, già promessi al fondo privato di Kushner jr. nella quota del 20%. L'Uefa si dice convinta che in quei documenti ci siano le prove di una "cattiva condotta a sfondo criminale" di Infantino e, probabilmente, di altri funzionari Fifa. Una tesi tutta da provare, ma per avviare il percorso penale la giustizia svizzera non richiede - ricorda la stessa Uefa - la certezza di provare la colpevolezza. Il progetto Ffe, con la vendita al fondo Thrive già decisa a priori con una valutazione "sottostimata" (4.2 miliardi di dollari per il 20%) e non analizzata da organismi indipendenti, era in realtà - secondo la richiesta presentata alla Corte Usa - "un veicolo per Infantino per trarre profitto dalle risorse più preziose della Fifa". La lunga, articolata richiesta compilata dai legali Uefa (55 pagine in tutto) ed emersa a margine del sorteggio di Montecarlo si basa su alcuni punti cardine. Il primo, il segreto. Infantino, che come presidente siede "con" e non "al di sopra" dell'Esecutivo, ci avrebbe lavorato per un anno all'oscuro del 'Council' e persino degli altri dirigenti Fifa. Tutto sarebbe nato da un colloquio a luglio 2025 tra Joshua Kushner, fratello di Jared (demiurgo diplomatico dell'assegnazione del Mondiale a Canada, Messico e Usa, e figura chiave del "corteggiamento" di Infantino al presidente Usa Trump, come da definizione Uefa), Infantino, e Greg Maffei, ex ceo di Liberty Media e architetto finanziario dell'operazione. Esclusi invece il segretario generale Grafstroem, Wenger, e il consulente finanziario del presidente, Cordeiro. Poi, la riunione al Waldorf Astoria di Manatthan, il giorno della finale Mondiale, per informare i cinque più alti dirigenti Fifa del progetto e "spingerli" al voto di approvazione (3 a 2 l'esito) prima di informare il 'Council' Fifa, ovvero il calcio mondiale. Secondo elemento, la valutazione. I 20 miliardi di dollari che, proiettando la quota già assegnata al fondo di Kushner (senza asta, senza concorrenza, senza trasparenza, senza stime indipendenti), varrebbe il calcio mondiale sono ampiamente sottostimati, considerato solo il boom di introiti del Mondiale americano. Il documento sottolinea che i diritti commerciali del calcio non sono paragonabili a Nba o Nlf, organizzati da franchigie private e non da una associazione 'no profit' come la Fifa; e che la Fifa stessa non ha bisogno in alcun modo di risorse finanziarie, che crea in grande quantità senza avere debiti. Si cita l'esempio della cessione di diritti della sola Liga spagnola, 2 miliardi di dollari ma dopo una valutazione indipendente della Rotschild Bank. Terzo, decisivo elemento: per la Uefa, Infantino voleva trarre vantaggio personale dalla nuova architettura. Nella lunga lista di 'accuse' al presidente in carica (a cominciare dalle due indagini di inizio mandato) c’è anche un lungo capitolo sul controverso legame col presidente Usa, Donald J. Trump, e la conclusione è che la Ffe avrebbe dovuto in "realtà" essere "un veicolo per Infantino e la sua ristretta cerchia per acquisire una partecipazione permanente e trarre profitto dalle risorse più preziose della Fifa, a scapito della FIFA stessa, dei suoi membri e di altre parti coinvolte nel mondo del calcio". Probabile insomma che dai documenti richiesti la Uefa voglia soprattutto sapere se corrisponda al vero la notizia che per Infantino, dopo la presidenza Fifa, c'era il ruolo di Ceo della nuova società a capitale privato. Ora comincia la battaglia legale. La Uefa fa notare che per i reati che contesterà di fronte alla giustizia svizzera si rischiano fino a tre anni di carcere. Ma la guerra è ancora lunga.