[Se gli uomini non commettessero talvolta delle sciocchezze, non accadrebbe assolutamente nulla di intelligente. Ludwig Wittgenstein] L’Italia non è solo un Paese che paga una pesante emigrazione giovanile è un caso anomalo in Europa. Non solo l'Italia perde almeno 37.700 giovani all'anno e 1,66 miliardi di Pil, ma offre un mercato giovanile peggiore dei paesi dell'est. Questa fotografia arriva dall'analisi comparativa realizzata dall'Eurispes su 22 Paesi europei costruita su 16 indicatori armonizzati Eurostat nel periodo 2016-2023, che classifica le economie europee in cluster strutturali. “Tra il 1994 e il 2024 il numero di giovani italiani si è ridotto da 15,4 a 10,4 milioni. Se togliessimo gli immigrati da altri paesi, arriveremmo a 8,8 milioni”. È il dato centrale emerso dall’analisi presentata dal Coordinatore Gruppo di lavoro CNEL sull’attività dell’Italia per i giovani cittadini di Paesi avanzati, Luca Paolazzi, ai consiglieri del Cgie, ospiti del Cnel per la giornata di chiusura dell’assemblea plenaria 2026, nell’ambito dell’iniziativa “Giovani Expat”. “Noi guardiamo ai giovani come persone che devono ancora imparare, anche a 30 anni. Altrove sono visti come energia e innovazione. L’Italia ha bisogno di accelerare una trasformazione che è anzitutto culturale”, ha sottolineato Paolazzi, spiegando come il calo demografico imponga una riflessione sul modello culturale italiano. Un altro elemento emerso dalle parole del prosessor Paolazzi riguarda il profilo di chi parte: “L’analisi mostra con chiarezza che a essere coinvolti sono soprattutto le persone maggiormente istruite. Ma sarebbe importante sentire anche la voce di chi parte senza aver finito gli studi superiori”. In tal senso, l’obiettivo dovrebbe essere “costruire un canale di ascolto stabile per capire le carenze del paese e le condizioni che potrebbero favorire un ritorno”.
OTTOBRE ROSSO
sabato 16 maggio 2026
Izz al-Din Haddad rip
[Chi non conosce la verità è soltanto uno sciocco; ma chi, conoscendola,la chiama bugia, è un malfattore. B. Brecht ] L’aviazione israeliana ha preso di mira Izz al-Din Haddad, leader di Hamas nella Striscia di Gaza e comandante delle brigate Al-Qassam, con un raid aereo a Gaza City. Lo hanno dichiarato il premier Benjamin Netanyahu e il ministro della Difesa Israel Katz in una nota congiunta. Secondo i media palestinesi, l'attacco ha colpito un edificio residenziale nel quartiere di Rimal a Gaza City. Un alto funzionario della sicurezza israeliana, citato dal Times of Israel, ha dichiarato che ci sono "prime indicazioni" che il leader di Hamas sia stato ucciso nel raid. Netanyahu e Katz affermano di aver ordinato l'uccisione di Haddad, comandante dell'ala militare del gruppo terroristico e "uno degli artefici del massacro del 7 ottobre". "Haddad è stato responsabile dell'omicidio, del rapimento e del ferimento di migliaia di civili israeliani e soldati delle Forze di Difesa Israeliane (Idf). Ha tenuto in ostaggio i nostri civili in brutali prigionia, ha diretto operazioni terroristiche contro le nostre forze e si è rifiutato di attuare l'accordo guidato dal presidente statunitense Trump per lo smantellamento delle armi di Hamas e la smilitarizzazione della Striscia di Gaza", affermano. "L'Idf e lo Shin Bet stanno attuando pienamente la politica del governo di non contenere le minacce e di neutralizzare preventivamente i nostri nemici", prosegue la dichiarazione. "Questo è un messaggio chiaro a tutti gli assassini che cercano di toglierci la vita: prima o poi, Israele vi raggiungerà", aggiungono. Stati Uniti e Israele sarebbero impegnati in "intensi preparativi" per riprendere la guerra, già a partire dalla prossima settimana. La notizia, riportata dal New York Times, trova ampio risalto sulla stampa israeliana. Due funzionari mediorientali, scrive il giornale Usa, hanno affermato che gli Stati Uniti e Israele sono impegnati in intensi preparativi - i più ampi da quando è entrato in vigore il cessate il fuoco - per una possibile ripresa degli attacchi contro l'Iran già dalla prossima settimana. Se Trump decidesse di riprendere gli attacchi militari, tra le opzioni ci sarebbero bombardamenti più aggressivi contro obiettivi militari e infrastrutturali iraniani, hanno affermato funzionari statunitensi. Un'altra opzione, hanno affermato, prevederebbe l'invio sul campo di truppe delle Forze Speciali per recuperare materiale nucleare sepolto in profondità. Diverse centinaia di membri delle Forze Speciali sono arrivati in Medio Oriente a marzo, in un dispiegamento volto a offrire a Trump questa possibilità, hanno aggiunto i funzionari. In quanto truppe di terra specializzate, potrebbero essere impiegate in una missione mirata all'uranio altamente arricchito iraniano presente nel sito nucleare di Isfahan. Tuttavia, un'operazione di questo tipo richiederebbe anche migliaia di truppe di supporto, che probabilmente andrebbero a formare un perimetro di sicurezza e potrebbero essere coinvolte in combattimenti con le truppe iraniane. Come hanno ammesso i funzionari militari, tale opzione comporterebbe elevati rischi di perdite umane. Le autorità iraniane hanno già dichiarato di prepararsi a una ripresa delle ostilità. Si prevede che Trump convocherà il suo più stretto gruppo di consiglieri nelle prossime 24 ore per prendere una decisione definitiva in merito alla ripresa della guerra contro l'Iran, e Israele stima che una decisione su un eventuale intervento militare potrebbe essere presa molto presto. Lo scrive l'emittente israeliana Channel 12. Secondo un alto funzionario israeliano, citato da C12, "la ripresa dei combattimenti è imminente" e Israele si sta preparando alla possibilità di "giorni o settimane di scontri". A suo dire, gli americani comprendono che i negoziati non stanno progredendo verso una svolta e a Gerusalemme attendono la decisione di Trump, prevedendo che il quadro si chiarirà entro circa 24 ore.
Iron Dome israeliano difenderà Taiwan
[La cosa migliore è vivere nell'uguaglianza; il nome stesso della moderazione già solo a pronunciarsi è bello; seguirla,poi,è quanto di meglio c’è per gli uomini. Euripide, Medea]”Non voglio che qualcuno dichiari l'indipendenza e che gli Usa debbano percorrere 15.000 chilometri per andare in guerra". Lo ha detto Donald Trump in un'intervista a Fox News a proposito di Taiwan. "Non è cambiato nulla" nella politica degli Stati Uniti verso Taiwan. "Voglio che si calmino. Voglio che la Cina si calmi", ha detto Trump che poi non si è voluto impegnare formalmente sulla questione della vendita di armi a Taipei. "Potrei farlo. Potrei non farlo", ha dichiarato alla Fox Bret Baier.” Non vogliamo scatenare guerre. Se si mantenesse lo status quo, credo che la Cina non avrebbe nulla da obiettare. Ma non vogliamo che qualcuno si senta autorizzato a dire: 'Dichiariamo l'indipendenza, tanto gli Stati Uniti ci coprono le spalle'", ha insistito. Il governo taiwanese rivendica la propria indipendenza in risposta alle dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump, che metteva in guardia contro qualsiasi dichiarazione di indipendenza che potesse scatenare una guerra con Pechino, "Taiwan è una nazione democratica, sovrana e indipendente, non subordinata alla Repubblica Popolare Cinese", ha affermato il Ministero degli Esteri taiwanese, aggiungendo che la vendita di armi rientra negli impegni di sicurezza degli Stati Uniti nei confronti di Taiwan e che, a questo proposito, la politica di Washington rimane "invariata". Trump ha negato che l'avvertimento di Xi Jinping su Taiwan fosse una "minaccia" agli Stati Uniti, come hanno sottolineato molti commentatori anche repubblicani. I rapporti tra Taiwan e Israele hanno radici profonde, nate durante la guerra fredda quando entrambi erano considerati avamposti sostenuti dagli Stati uniti in funzione anticomunista. Negli anni ’60 e ’70 la cooperazione tocca anche ambiti sensibili come la vendita di armi e lo sviluppo tecnologico-militare. Dopo la democratizzazione taiwanese, la relazione si è concentrata su commercio e cooperazione scientifica. Col netto miglioramento delle relazioni con la Cina, Israele è peraltro stata attenta a bilanciare i rapporti con Taipei. Il premier di Taiwan, Lai Ching‑te (detto William), ha svelato il 10 ottobre la nascita del T-Dome, una “rete di difesa aerea multistrato” ispirata all’Iron Dome israeliano, per proteggere infrastrutture e abitati da attacchi missilistici e con droni. Tel Aviv fornirebbe a Taiwan componenti radar e piani missilistici. Lo scudo non era nel bilancio di Taipei per il 2026, ma il viceministro della difesa dell’isola ha visitato Tel Aviv a settembre per colloqui con aziende attive in Iron Dome.
El Chapo e La Chapodiputada
[Anche un orologio fermo segna l'ora giusta due volte al giorno. H. Hesse] L’ex segretario all'Amministrazione e alle Finanze dello Stato messicano di Sinaloa, Enrique Díaz Vega, si è consegnato alle autorità statunitensi a New York per rispondere ad accuse di narcotraffico e presunti legami con Los Chapitos, la fazione del cartello di Sinaloa guidata dai figli di Joaquín "El Chapo" Guzmán. Secondo l'accusa della procura federale del Distretto Sud di New York, Díaz Vega avrebbe svolto un ruolo chiave nei rapporti tra il gruppo criminale e l'amministrazione dell'ex governatore di Sinaloa Rubén Rocha Moya, i cui conti bancari — insieme a quelli di alcuni familiari e collaboratori — sono stati congelati nei giorni scorsi dall'Unità d'intelligence finanziaria messicana (Uif), secondo quanto riportato dal quotidiano El Universal. Gli investigatori sostengono che l'ex funzionario abbia favorito l'ingresso di funzionari corrotti nell'apparato statale per proteggere le attività del cartello della droga. Washington accusa inoltre Díaz Vega di aver fatto da intermediario tra i leader di Los Chapitos e Rocha Moya durante la campagna elettorale del 2021, fornendo nomi e indirizzi di avversari politici da intimidire o aggredire per favorire la vittoria del candidato di Morena, il partito della presidente Claudia Sheinbaum. Finora le autorità giudiziarie statunitensi non hanno diffuso conferme ufficiali sulla consegna dell'ex ministro. Lucero Sánchez, l'ex deputata messicana soprannominata "La Chapodiputada" per la sua relazione sentimentale con Joaquín "El Chapo" Guzmán, è tornata a parlare pubblicamente rivelando nuovi dettagli sulla sua vita accanto al leader del cartello di Sinaloa. In un'intervista alla giornalista Adela Micha, Sánchez ha raccontato episodi di violenza, la fuga del narcotrafficante attraverso un tunnel a Culiacán nel 2014 e il successivo incontro dopo l'evasione dal carcere di massima sicurezza dell'Altiplano. L'ex parlamentare ha sostenuto di essere stata controllata costantemente dal boss tramite microfoni e telecamere nascosti nelle automobili e ha descritto un rapporto segnato da paura e dipendenza psicologica. Ha inoltre dichiarato che le recenti lettere attribuite a Guzmán dal carcere negli Stati Uniti "non sono scritte di suo pugno", affermando di conoscere bene la calligrafia dell'ex boss del cartello di Sinaloa. Sánchez, oggi residente negli Usa dopo aver collaborato come testimone nel processo contro "El Chapo", ha anche ammesso di aver aiutato il narcotrafficante nella creazione di società all'estero e nella gestione di attività legate al cartello.
Israele in finale all'Eurovision
[Il diavolo è un ottimista se crede di poter peggiorare gli uomini. Karl Kraus] Prima battaglia archiviata al 70mo Eurovision Song Contest 2026 di Vienna e, almeno in gran parte, i favoriti della vigilia hanno rispettato i pronostici. Finlandia e Grecia, indicate da mesi tra le principali candidate alla vittoria finale, hanno conquistato senza difficoltà il pass per la finale insieme alla Moldova, trascinata dal suo tormentone dance. Avanza anche Israele, al centro delle polemiche per la partecipazione in piena guerra a Gaza, mentre il Belgio smentisce i bookmaker e centra a sorpresa la qualificazione. Ad aprire il primo semifinale è stata la Moldova con il pop-rapper Satoshi e il brano "Viva, Moldova!", accompagnato da animazioni di Playmobil danzanti. Un'esibizione festosa che ha subito acceso la Wiener Stadthalle. Poco dopo la svedese Felicia ha portato sul palco "My System", mix di elettronica aggressiva e voce volutamente instabile. Tra i momenti più attesi della serata, la performance della Finlandia con il duo Linda Lampenius & Pete Parkkonen, che ha convinto con "Liekinheitin", fusione di pop elettronico drammatico e inserti di violino classico in una scenografia minimalista. Qualificazione senza sorprese anche per la Grecia. Passa il turno pure Israele grazie a Noam Bettan. Il cantante israeliano ha conquistato il pubblico nonostante le contestazioni e alcuni fischi isolati in sala legati alla partecipazione dello Stato ebraico. Tra le sorprese positive della serata il Belgio: Essyla, con il brano dance-pop "Dancing on the Ice", ha ribaltato i pronostici ottenendo un posto in finale. Promossi anche Serbia, Lituania, Polonia e Croazia. Eliminazione invece per il Portogallo, penalizzato dal quintetto maschile Bandidos do Cante e dalla loro ballata "Rosa", giudicata troppo tradizionale. Fuori anche la Georgia con il trio Bzikebi, travestito da "angeli gialli", e l'Estonia con le Vanilla Ninja. Nessuna finale nemmeno per Boy George, ospite della cantante di San Marino Senhit nel brano "Superstar", che non è riuscita a conquistare abbastanza voti. La serata si era aperta con un momento malinconico: un filmato raccontava la storia di una coppia gay che segue insieme l'Eurovision nel corso dei decenni, fino alla morte di uno dei due partner. A chiudere la sequenza è stata Vicky Leandros, che ha interpretato dal vivo "L'amour est bleu". A dare ritmo allo show anche i presentatori Victoria Swarovski e Michael Ostrowski, protagonisti di sketch e numeri ironici, tra cui una gag sulla storica confusione tra Austria e Australia insieme all'ex concorrente australiano Go-Jo, con tanto di canguro danzante e gigantesca Mozartkugel sul palco. La qualificazione d’Israele è avvenuta dopo un percorso travagliato, con il boicottaggio di cinque paesi: Spagna, Irlanda, Slovenia, Paesi Bassi e Islanda dall’Eurovision, dovuto alla scelta dell’EBU di consentire a Tel Aviv di partecipare, che rivela al suo interno tensioni geopolitiche profonde. Non solo l’Irlanda non è presente, ma la RTE non lo trasmette nemmeno, stessa decisione per Spagna e Slovenia. L’emittente israeliana Kan ha definito la loro assenza un “boicottaggio culturale” che “danneggia la libertà di creazione e la libertà di espressione”, mentre il 28enne cantante si è detto fiducioso che questi cinque possano tornare per le prossime edizioni del concorso, in quanto stanno perdendo l’opportunità di vivere una straordinaria esperienza.
Messico & Cuba
[Non men che saver, dubbiar m'aggrata. Dante, Inferno XI] I seri problemi energetici di Cuba stanno per aggravarsi ulteriormente, ha avvertito il ministro dell'Energia e delle Miniere, Vicente de la O Lévy, secondo cui il petrolio russo donato alla fine di marzo "è esaurito". "La situazione è molto tesa, sta diventando sempre più critica", ha affermato O Lévy alla televisione statale, riferendosi ai mesi estivi torridi che fanno impennare la domanda di energia. Negli ultimi giorni, piccoli gruppi di cubani sono scesi in piazza, spesso di notte, battendo pentole e padelle per protestare contro i prolungati blackout. Questi ultimi "all'Avana superano ormai le 20-22 ore al giorno", ha ammesso O Lévy con aria cupa. "Non abbiamo più gasolio", ha concluso il ministro. L'amministrazione di Donald Trump sta cercando di costringere il regime cubano ad aprire l'isola politicamente ed economicamente e a rimuovere l'élite al potere per revocare le sanzioni economiche. A parte l'unica fornitura di petrolio russo donata, e finita all'inizio di maggio, il governo 'castrista' afferma che gli Stati Uniti hanno interrotto tutte importazioni di petrolio per oltre quattro mesi. La presidente del Messico, Claudia Sheinbaum, ha affermato che prosegue l'invio di aiuti umanitari a Cuba e che è prevista la partenza di una nuova nave con alimenti e medicinali. "Continueremo a inviare aiuti umanitari a chi ne ha bisogno", ha dichiarato Sheinbaum, ribadendo che il Messico è contrario al blocco commerciale ed energetico imposto dagli Usa. "Non siamo mai stati d'accordo con l'embargo fin dal primo momento, nel 1962. Il Messico sarà sempre fraterno e solidale con tutte le nazioni del mondo, e in particolare con Cuba", ha aggiunto Sheinbaum. La presidente ha escluso tuttavia l'invio di petrolio messicano per risolvere la grave crisi energetica che attraversa l'isola. "Cuba riceve petrolio dalla Russia, il ruolo del Messico è quello di assistere in altri aspetti", ha affermato. Il governo messicano attuerà misure per ridurre il deficit e ripristinare la prospettiva "Stabile" del debito sovrano, dopo la variazione a "Negativa" operata da Standard and Poor's. Édgar Amador Zamora, titolare delle Finanze, ha evidenziato la riduzione di 1,5 punti percentuali del Fabbisogno finanziario del settore pubblico (Rfsp) nel 2025, scesi al 4,3% del Pil escludendo i sostegni a Pemex. "Poche economie hanno ottenuto ciò che abbiamo raggiunto in Messico: ridurre in un solo anno il Rfsp. Questo non accadeva da decenni. Mostra l'impegno solido del governo", ha dichiarato. Per il 2026 si prevede un'ulteriore riduzione al 4,1%. S&P ha tuttavia avvertito che un lento consolidamento fiscale e la scarsa crescita potrebbero causare "un aumento più rapido dei livelli di debito pubblico e un maggiore carico di interessi". Pesano inoltre i sussidi a Pemex e alla Commissione federale per l'elettricità e le possibili tensioni commerciali con gli Stati Uniti.Il governo messicano ha diffuso le prime immagini di Olinia, il veicolo elettrico nazionale destinato alla mobilità urbana. La presidente Claudia Sheinbaum presenterà ufficialmente il prototipo il 7 giugno. La produzione di massa inizierà nel 2027, partendo da 20.000 unità per arrivare a regime a 50.000 vetture annue. L'automobile raggiunge una velocità di 50 km/h, si ricarica tramite prese domestiche ed è pensata per tragitti cittadini. Il responsabile del progetto, Roberto Capuano, ha spiegato i vantaggi del mezzo: "È accessibile, 100% elettrico. Per questo costa molto poco utilizzarlo. Anche meno di una moto". Con un prezzo stimato tra i 90.000 e i 150.000 pesos (circa 4.500-7.500 euro), il progetto non cerca di competere con i marchi globali, ma di fornire un'alternativa di trasporto economica. Nel contesto delle recenti tensioni con gli Usa sui temi della sicurezza e del commercio, la presidente del Messico, Claudia Sheinbaum, ha riferito di aver tenuto oggi una "eccellente conversazione" telefonica con Donald Trump e che prosegue il dialogo con Washington in vista anche della prossima visita di emissari della Casabianca. "Ho avuto una cordiale e eccellente conversazione con il presidente Trump, abbiamo riaffermato il lavoro che stiamo facendo in materia di sicurezza e le discussioni sul commercio. Abbiamo concordato di parlare nuovamente e di continuare il dialogo con alcuni dei suoi collaboratori che prossimamente visiteranno il nostro paese", ha scritto Sheinbaum in un post su X. Sempre oggi, nella sua consueta conferenza stampa mattutina, Sheinbaum si è augurata anche una soluzione negoziata tra Stati Uniti e Cuba sul blocco energetico che sta provocando una grave crisi nell'isola. "Speriamo che ci sia un'intesa, un accordo, una soluzione violenta non sarebbe buona per nessuna delle parti", ha detto rispondendo a una domanda sulla recente visita del direttore dell'intelligence Usa a L'Avana.
Più petrolio sul mercato
[Non c'é nulla interamente in nostro potere, se non i nostri pensieri. Cartesio ]Gli Emirati Arabi hanno deciso di uscire dall'Opec, il gruppo dei Paesi produttori di petrolio e dall'Opec+ (che include altri dieci Paesi fra cui la Russia) a partire dal primo maggio dopo dopo sei decenni, pianificando un riallineamento strategico nel quadro della guerra in Iran. Lo riporta Bloomberg citando l'agenzia di stampa emiratina Wam. L'uscita degli Emirati aiuterà il Paese a soddisfare la domanda in continua evoluzione, riporta l'agenzia, aggiungendo che il Paese aumenterà gradualmente la produzione. La decisione degli Emirati arabi uniti di uscire dall'Opec è "fantastica". Lo ha detto Donald Trump. La Commissione europea vara un nuovo quadro temporaneo sugli aiuti di Stato per sostenere i settori colpiti dalla crisi in Medio Oriente: i governi potranno coprire fino al 70% dei costi extra legati all'aumento dei prezzi di energia, carburanti e fertilizzanti. Il meccanismo, in vigore fino al 31 dicembre 2026, riguarda agricoltura, pesca, trasporti e industrie energivore e prevede anche una procedura accelerata di approvazione degli aiuti nazionali. Prevista inoltre la possibilità di aumentare fino al 70% gli aiuti per il costo dell'elettricità e, caso per caso, interventi sul prezzo del gas per la produzione elettrica. "In soli 60 giorni di conflitto" in Medio Oriente, "la nostra spesa per l'import di combustibili fossili è aumentata di oltre 27 miliardi di euro. Stiamo perdendo quasi 500 milioni al giorno. La strada da seguire è ovvia: dobbiamo ridurre la nostra eccessiva dipendenza dai combustibili fossili importati e potenziare la nostra produzione interna di energia pulita e a prezzi contenuti". Lo ha detto la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, alla plenaria dell'Eurocamera. "Tutti dobbiamo affrontare una dura realtà: le conseguenze di questo conflitto potrebbero farsi sentire per mesi o addirittura anni", ha evidenziato. "Dalla scorsa crisi abbiamo imparato una lezione: le misure devono essere mirate solo a famiglie e settori più vulnerabili, evitando di alimentare la domanda di gas e petrolio", ha proseguito. "Durante l'ultima crisi, solo un quarto degli aiuti d'emergenza è stato destinato in modo mirato a famiglie e imprese vulnerabili. Oltre 350 miliardi di euro sono stati spesi in misure non mirate. Questo ha avuto un impatto pesante sui conti pubblici dei Paesi e ha indebolito le misure a chi ne aveva più bisogno. Non ripetiamo lo stesso errore", ha aggiunto. "Entro l'estate presenteremo il nostro Piano d'azione per l'elettrificazione, con un obiettivo ambizioso. Nell'attuale bilancio europeo abbiamo stanziato quasi 300 miliardi di euro per l'energia, di cui 95 miliardi sono ancora disponibili. Sfruttiamo questa opportunità per passare subito all'elettricità, non solo nei trasporti, ma anche nell'industria e nel riscaldamento", ha ribadito la presidente della Commissione europea, aggiungendo con una battuta di essere consapevole di "parlare alla platea sbagliata" poiché ad agire devono essere i governi. "Non si tratta solo di accessibilità economica e competitività, ma anche di sicurezza economica. Quindi, parlando di indipendenza europea, questo è il momento di elettrificare l'Europa", ha sottolineato, indicando che l'Ue avrà bisogno "di energia in abbondanza, soprattutto a causa della rapida espansione dei data center e dell'intelligenza artificiale". "Il nostro obiettivo comune è ora quello di vedere una fine duratura alla guerra" in Iran, e "questo include il ripristino della piena e permanente libertà di navigazione nello stretto di Hormuz senza tariffe" per il transito. Così la presidente della Commissione europea alla plenaria dell'Europarlamento. "È altrettanto chiaro che qualsiasi accordo di pace dovrà affrontare il programma nucleare e missilistico balistico iraniano", ha aggiunto.