mercoledì 24 giugno 2026

Oltre 1200 vittime

[Ch'eddu durghi tantu u mal'vicinu, quant'edda dura a nevi marzulina] Il vice procuratore generale americano Todd Blanche ha dichiarato che, durante l'esame dei documenti sul caso di Jeffrey Esptein, sono state individuate oltre 1.200 vittime, i cui nomi sono stati oscurati o omessi.     "Oltre a oscurare i nomi di queste vittime, abbiamo anche censurato e non stiamo divulgando alcun materiale che potrebbe consentirne l'identificazione", ha scritto Blanche in una nota ai media americani.     I documenti su Epstein includono centinaia di foto, molte mai viste prima. Lo riportano i media americani, sottolineando che fra le immagini ci sono scatti di Epstein e la sua complice Ghislaine Maxwell in vacanza. I media notano come le immagini siano state pubblicate senza alcune contesto e sono quindi difficili da interpretare. Alcune sono di abitazioni ma non è chiaro quali fra quelle dell'ex finanziare morto suicida in carcere. Fra le carte anche alcune registrazioni telefoniche censurate, che non fanno però capire chi parla con chi.     Il Dipartimento di Giustizia ha creato sul proprio sito quella che ha chiamato una "biblioteca completa su Epstein" dove sono pubblicati i documenti relativi a Jeffrey Epstein. Le carte sono suddivise in varie categorie: i documenti giudiziari sui casi penali e civili; i documenti divulgati in ottemperanza alla legge approvata dal Congresso e firmata da Donald Trump; il materiale rilasciato in seguito alle richieste di accesso agli atti pubblici e i documenti della commissione di sorveglianza della Camera. 


Disaccordi Nato

[Chì posa, mal pensa. Chi rimane seduto, pensa male.]  “Il segretario Generale ha sottolineato come gli Alleati, inclusa l’Italia, abbiano rispettato gli accordi bilaterali esistenti in materia di basi e sorvoli. Il punto chiave è che il Segretario Generale non ha detto nulla riguardo alle armi cinetiche, ha affermato che gli Alleati hanno onorato i loro impegni, non che siano andati oltre”. Lo sottolinea una fonte della Nato riferendosi a quanto affermato dal segretario generale Mark Rutte nell’intervista di oggi a Fox News. Rutte aveva affermato che le basi in Italia hanno svolto un ruolo “massiccio” a sostegno dell’operazione Epic Fury in Iran, con 500 aerei Usa decollati dal territorio italiano, in un quadro europeo che ha visto tra le 4.000 e le 5.000 missioni di volo.  Il ministero della Difesa italiano respinge la ricostruzione del segretario generale della Nato Mark Rutte sull’uso delle basi italiane nell’ambito dell’operazione statunitense Epic Fury e ribadisce che l’Italia ha autorizzato esclusivamente attività “tecniche e logistiche, non cinetiche”. La precisazione arriva dopo le dichiarazioni rilasciate da Rutte a Fox News, secondo cui 500 aerei statunitensi sarebbero partiti da basi Usa in Italia a sostegno dell’operazione Epic Fury. “Al fine di evitare inutili e pretestuose polemiche”, la Difesa ha ribadito “senza tema di smentita” che l’Italia e il ministero della Difesa hanno “sempre operato nel pieno rispetto della Costituzione, dei trattati internazionali, degli indirizzi parlamentari e degli accordi che regolano la presenza e l’utilizzo delle basi alleate sul territorio nazionale, senza autorizzare né consentire attività al di fuori delle previsioni vigenti”. Il ministero ricorda quanto già chiarito dal ministro della Difesa Guido Crosetto nel corso dell’informativa al Parlamento: il governo “ha fatto esattamente quanto dichiarato alle Camere” e ha autorizzato “esclusivamente attività di natura tecnica e logistica, non cinetiche, nell’ambito delle procedure previste dagli accordi esistenti”. La Difesa sottolinea inoltre che, nei casi in cui si è prospettata una richiesta al di fuori di questo perimetro, “l’Italia non ha concesso l’autorizzazione”. “Per questo sorprende che il segretario della Nato, che nulla ha a che fare con l’operazione Epic Fury, faccia una ricostruzione che trasmette un messaggio totalmente fallace confondendo la tipologia dei voli autorizzati”, afferma ancora la Difesa. Secondo il ministero, “sarebbe bastato un approfondimento alla fonte” per avere “la reale rappresentazione di ciò che è avvenuto e avviene ogni giorno”: l’Italia autorizza “esclusivamente i voli che sono previsti dai trattati e che escludono totalmente le attività cinetiche”. Una linea che, conclude la Difesa, Roma ha sempre seguito e continuerà a seguire “in vigenza degli attuali accordi”.  "Crollano le favolette del governo e dei suoi trombettieri. Le parole di Rutte ci confermano quello che abbiamo sempre sostenuto. Quello di Trump è solo un richiamo all'ordine per un governo che ha sempre detto sì: 500 aerei partiti dall'Italia per una guerra illegittima in Iran in cui Netanyahu ha trascinato Trump e che ha danneggiato pesantemente l'economia italiana. Meno male che Meloni ha dichiarato 'non condanno né condivido': se avesse condiviso ne sarebbero partiti 5000?". Lo scrive su Fb il leader dei 5s Giuseppe Conte secondo il quale "è doveroso che la Presidente Meloni venga a fornire necessari chiarimenti al Parlamento e al Paese". Per Giuseppe Provenzano, responsabile Esteri, Europa e Cooperazione internazionale nella segreteria nazionale del Pd, "le dichiarazioni del segretario generale della Nato Mark Rutte esigono un immediato chiarimento dal governo. Secondo Rutte le basi in Italia 'hanno svolto un ruolo massiccio' a sostegno della guerra illegale di Trump e Netanyahu all'Iran, contraria ai nostri principi e ai nostri interessi. Giorgia Meloni aveva assicurato che l'Italia non sarebbe stata coinvolta, e invece si apprende che almeno 500 aerei Usa sarebbero decollati dal territorio italiano, confermando le preoccupazioni che avevamo manifestato in Parlamento, ricevendo vaghe rassicurazioni dal Governo. Secondo Rutte, l'Europa 'si è trasformata in una piattaforma di proiezione della potenza' americana. Cioè, della logica di potenza trumpiana, della legge del più forte in violazione del diritto internazionale. Altro che i botta e risposta sui social network, altro che 'momento Sigonella'! Il Governo italiano, e in primo luogo la Presidente del Consiglio, ha il dovere di chiarire con urgenza queste gravi affermazioni".  Nicola Fratoianni di Avs, attacca: "Oggi il segretario generale della Nato, Rutte, esprime gratitudine perché l'Italia - rivelando che 500 missioni aeree Usa contro l'Iran sono partite da basi situate nel nostro Paese- ha dato un contributo significativo all'operazione militare. Esigiamo chiarezza dal governo Meloni: o hanno mentito al Parlamento o Rutte ha preso un colpo di calore. Si tratta di una vicenda gravissima qualunque sia la versione veritiera".  Anche  il capogruppo dell'Alleanza Verdi e Sinistra Peppe De Cristofaro, presidente del gruppo Misto di palazzo Madama, chiede che "il governo venga in Aula a spiegare se quanto affermato dal Segretario generale della Nato Mark Rutte corrisponde al vero. Giorgia Meloni ha sempre detto che l'Italia non è in guerra e non intende partecipare ad azioni offensive dirette e che l'uso delle installazioni resta limitato alle finalità concordate e al mero supporto logistico e difensivo. Ma soprattutto ha più volte affermato la centralità del Parlamento sull'utilizzo delle basi. Oggi scopriamo dal segretario Nato Rutte che non è vero e che oltre 500 aerei sono partiti dalle basi italiane per supportare la folle operazione militare congiunta Usa Israele contro l'Iran. Una cosa gravissima su cui Meloni, Tajani e Crosetto devono rispondere immediatamente". 

martedì 23 giugno 2026

Maniaci cerca casa

[Non mollate mai e poi mai. Non fatelo. Se davanti a voi ci sarà un muro di cemento, attraversatelo, girateci intorno, passateci sopra, ma trovate il modo di arrivare dall’altra parte di quel muro. Donald Trump] La segreteria generale del comune di Borgetto (Palermo) ha rigettato le controdeduzioni dell'associazione Telejato che erano state richieste dopo l'avvio del procedimento di revoca dell'assegnazione della villa della legalità confiscata alla mafia che si trova lungo la strada provinciale tra Partinico e Montelepre. Ne consegue la decadenza della concessione, scrive la segretaria generale del comune Rosa Damiano, che sarà formalizzata con un altro provvedimento. La villa, che era di proprietà di Gaetano Lunetto, imprenditore edile partinicese, riconosciuto come vicino al boss mafioso Giovanni Brusca, condannato per associazione mafiosa e turbativa d'asta, era stata affidata a Telejato ets di cui è titolare Pino Maniaci patron di Telejato. Il comune di Borgetto aveva chiesto la revoca dell'assegnazione per gravi violazioni di natura legale, fiscale e per una gestione che non rispetta i principi dell'assegnazione del bene. La villa era diventata la sede anche della Tv privata, gestita dall'associazione Marconi, e nell'immobile dormivano anche gli stagisti di una presunta scuola di giornalismo. Della vicenda si è occupato il giornalista Daniele Viola che ha anche denunciato Maniaci per diffamazione, violenza privata e minacce e ha inviato un esposto al consiglio di disciplina dell'Ordine dei giornalisti su Maniaci, anche lui pubblicista, in cui afferma che la scuola di giornalismo non sarebbe stata autorizzata dall'Ordine e che Maniaci non avrebbe i titoli per esercitare compiti di insegnamento della professione.     "La presenza di una scuola di giornalismo - scrive il Comune - a prescindere da tutte le criticità contestate, non legittima la presenza nello stesso luogo dell'emittente Telejato e delle attrezzature necessarie alla trasmissione del telegiornale... Un ente del Terzo settore non può per statuto gestire una tv commerciale". L'associazione TeleJato del giornalista Pino Maniaci ha 30 giorni di tempo per liberare la villa della legalità bene confiscato e assegnato all'associazione in contrada Annunziata del comune di Borgetto.    Il provvedimento, chiede il Comune, dovrà essere comunicato a diversi enti e istituzioni: Prefettura di Palermo, Carabinieri di Borgetto, Guardia di finanza, Inail, Inps e Ordine dei giornalisti. 

Genocidio sì-no

[Sono la persona meno razzista che tu abbia mai intervistato. Donald Trump] La richiesta da parte del Sudafrica di una proroga “straordinaria” di 18 mesi per presentare le proprie argomentazioni alla Corte Internazionale di Giustizia, a sostegno delle accuse di genocidio a Gaza, dimostra che la causa contro lo Stato ebraico “sta franando”.Lo ha dichiarato domenica il Ministero degli Esteri israeliano, che ha twittato: “La presentazione delle memorie scritte non terminerà prima del 2029. Tutte le pretese di ‘urgenza’ si sono ora trasformate in tacite richieste del Sudafrica di guadagnare tempo”. “Questa causa – aggiunge il Ministero – non ha mai riguardato i fatti. È sempre stata una campagna di propaganda del Sudafrica al servizio di Hamas, mascherata da procedimento legale”. Il Sudafrica, che ha accusato Israele di commettere un “genocidio” a Gaza, ha accettato di fatto una proroga di 36 mesi nel procedimento dinanzi alla Corte dell’Aja (il principale organo giudiziale delle Nazioni Unite), dopo aver richiesto altro tempo per rispondere alla memoria difensiva iniziale presentata da Israele.Infatti, con un’ordinanza datata 21 maggio e pubblicata venerdì scorso, la Corte Internazionale di Giustizia ha concesso al Sudafrica tempo fino al 22 novembre 2027 per presentare la propria replica, e Israele avrà poi tempo fino al 22 maggio 2029 per presentare la sua controreplica. Ciò significa che probabilmente non vi saranno ulteriori udienze prima della fine del 2029, se non addirittura del 2030. Secondo quanto riferito dalla Corte, il mese scorso il Sudafrica aveva comunicato ai giudici la necessità di una seconda serie di memorie scritte a causa della “complessità del caso”, del volume della contro-memoria presentata da Israele (circa 1.000 pagine, più altre 4.000 pagine di allegati) e delle obiezioni sollevate da Israele in merito alla giurisdizione stessa della Corte e all’ammissibilità della petizione sudafricana. La Corte ha aggiunto che Israele, dal canto suo, aveva affermato che un ulteriore scambio di memorie scritte non fosse necessario, ma aveva anche ribadito che se al Sudafrica fossero concessi 18 mesi per rispondere, Israele dovrà ricevere lo stesso lasso di tempo per la sua contro-replica.   Israele sta prendendo di mira deliberatamente i bambini palestinesi, un fattore chiave in quello che è diventato un "genocidio" in corso a Gaza. Lo hanno affermato oggi gli investigatori delle Nazioni Unite. La Commissione internazionale indipendente d'inchiesta delle Nazioni Unite ha dichiarato di aver trovato prove che "bambini palestinesi sono stati deliberatamente presi di mira e uccisi dalle forze di sicurezza israeliane". Questo, ha affermato, è un fattore chiave per stabilire "l'intento genocida delle autorità e delle forze di sicurezza israeliane di distruggere la più ampia comunità palestinese a Gaza".     Il team investigativo di tre membri aveva inizialmente stabilito in un rapporto dello scorso settembre che Israele aveva commesso un "genocidio" nella guerra a Gaza, una conclusione che Israele ha categoricamente respinto. Nel rapporto di approfondimento di oggi, hanno affermato che l'intensità e la natura sistematica delle operazioni militari israeliane sono continuate, provocando un numero "senza precedenti" di morti, feriti e traumi tra i bambini palestinesi.     Vi sono "ragionevoli motivi" per concludere che le autorità e le forze di sicurezza israeliane "hanno continuato a commettere il crimine di genocidio" a Gaza, hanno affermato.     Israele, da tempo aspramente critico nei confronti della commissione, ha definito il rapporto "diffamatorio" e una "farsa calunniosa". Ha accusato gli investigatori di ignorare "le brutali tattiche di Hamas, che attacca spietatamente i bambini israeliani e usa i bambini palestinesi come scudi umani".     La commissione, istituita dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite nel 2021, ha esaminato per il suo ultimo rapporto i crimini che colpiscono i bambini palestinesi e come le condizioni di vita imposte da Israele a Gaza "causino una mortalità infantile prevenibile". "Le autorità e le forze di sicurezza israeliane hanno deliberatamente preso di mira i bambini palestinesi, provocando genocidio, crimini contro l'umanità e crimini di guerra nella Striscia di Gaza e crimini di guerra in Cisgiordania", ha affermato il team in una dichiarazione. La commissione ha parlato di azioni che hanno "cancellato l'infanzia" a Gaza e continueranno a colpire i bambini del territorio per tutta la vita.     L'inchiesta delle Nazioni Unite ha affermato che durante i primi due anni di guerra almeno 20.179 bambini sono stati uccisi e 44.143 feriti. L'uccisione e il ferimento di bambini palestinesi "facevano parte di una strategia per distruggere la continuità biologica e l'esistenza futura del gruppo palestinese a Gaza", si legge nel rapporto. I giovani feriti "affrontano una vita di disabilità" che ora è "una realtà demografica determinante" tra i bambini di Gaza.     L'assedio di Gaza ha "compromesso direttamente la salute riproduttiva e neonatale", mentre il collasso dei programmi di sanità pubblica ha "eroso le condizioni necessarie per una generazione futura sana". Il rapporto ha elencato divisioni, brigate e unità israeliane che potrebbero essere responsabili dell'uccisione di bambini, in specifici episodi a Gaza e in Cisgiordania. Oltre a Gaza, la commissione ha anche documentato un forte aumento della violenza perpetrata dai coloni israeliani contro i bambini palestinesi in Cisgiordania. 


Pace tra Libano-Israele?

[In una riunione alla Casa Bianca nel 2018, a proposito dei migranti di Haiti, El Salvador e paesi africani. Gente che arriva da questo cesso di paesi. Sarebbe meglio portare più persone dalla Norvegia. Donald Trump] Si aprirà oggi a Washington la quinta sessione di negoziati diretti fra Libano e Israele: lo ha confermato il Dipartimento di Stato americano. I colloqui, che si concluderanno giovedì, inizieranno con una sessione congiunta politico-militare, seguita da una sessione militare e da un’altra sessione politica, secondo quanto riferito da fonti dell’amministrazione statunitense. Israele e Libano saranno rappresentati dai rispettivi ambasciatori a Washington, mentre gli Stati Uniti saranno rappresentati dal consigliere del Dipartimento di Stato Dan Holler e dal sottosegretario alla Difesa per gli Affari di sicurezza internazionale, Dan Zimmerman. Intanto, la National News Agency del Libano ha riferito che le forze israeliane hanno continuato a lanciare attacchi aerei su Beirut e nel Libano orientale e meridionale questa mattina. Intanto, oltre 100 razzi sono stati lanciati dal Libano in poche ore verso Haifa, secondo l’IDF: è il più pesante attacco contro la città costiera dall’inizio della guerra. Una prima ondata di 85 razzi, poi una seconda ondata di circa 20 razzi è stata lanciata su Haifa e sulla Galilea, secondo l’Idf. L’Idf ha affermato che la maggior parte dei primi 85 razzi lanciati da Hezbollah su Haifa è stata intercettata con successo dalle difese aeree. Ma alcuni razzi hanno colpito la zona causando danni nei sobborghi di Haifa di Kiryat Yam e Kiryat Motzkin secondo la polizia.

easyJet non è in vendita

[Le parole sacre, vedute le labbra dell’autore, ne rifuggono. Le cose sacre, veduto il cuore dell’autore, vi si fermano. Carlo Emilio Gadda]  Castellane ha offerto 625 pence per ogni azione Easyjet ma il cda ha respinto la proposta.     Castlelake non si arrende, rende pubblico il suo impegno e invita il cda a dare il suo parere entro il 26 giugno.  L'offerta rappresenta "un premio di circa il 59% rispetto al prezzo delle azioni easyJet di 394,20 pence per azione alla chiusura delle contrattazioni del 28 maggio, ovvero l'ultimo giorno prima che l'interesse di Castlelake in easyJet diventasse pubblico" ricorda una nota. Castlelake intende inoltre offrire un'alternativa di partecipazione azionaria parziale per consentire agli azionisti di easyJet di rimanere investiti in easyJet come società privata in partnership con Castlelake. 


Primera dama nei guai

[La follia è a discrezione della maggioranza. Anonimo] Il giudice istruttore di Madrid, Juan Carlo Peinado, ha rinviato a giudizio Begona Gomez, la moglie del premier Pedro Sanchez, e ha fissato una serie di misure cautelari riscontrando il rischio di fuga, fra cui il ritiro del passaporto, il divieto di lasciare il territorio nazionale e l'obbligo di firma ogni 15 giorni davanti al tribunale.Lo si apprende da un'ordinanza emessa oggi dal magistrato e citata dai media iberici, fra cui l'agenzia Efe. Il rinvio a giudizio di Begona Gomez è definito "una persecuzione" da fonti della Moncloa citate dall'emittente pubblica Tve. "Si constata la persecuzione, l'ossessione e la sproporzione di un giudice che ha realizzato un'istruzione che manca di qualsiasi senso giuridico e che solo risponde a motivi politici", segnalano le fonti governative. Secondo quanto si apprende, la moglie del premier avrebbe saputo del rinvio a giudizio mentre si trova al Palazzo della Moncloa. Le stesse fonti avevano bollato come "assurda" la richiesta di misure cautelari formulata dalle accuse 'popolari', che a loro dire non risponde a diritto, non è proporzionata ai reati contestati e "si adotta per altri motivi", perché la fuga di Gomez "è impensabile". Anche perché la consorte del presidente del governo ha una scorta di tre agenti di polizia nazionale, che la accompagna in ogni spostamento. Per questo motivo, il magistrato che istruisce il caso cosiddetto Plus Ultra, che coinvolge fra gli altri l'ex premier socialista José Luis Rodriguez Zapatero, aveva respinto la richiesta di misure cautelari, formulata sempre dalle accuse popolari, non ravvisando un eventuale pericolo di fuga.  Il giudice Peinado ha adottato le stesse misure cautelari anche nei confronti dell'ex assistente di Begona Gomez al Palazzo della Moncloa, Cristina Alvarez, e l'imprenditore Juan Carlos Berrabes, a loro volta rinviati a giudizio. La decisione dopo l'udienza preliminare, che si era svolta lunedì alla presenza degli indagati davanti al gip del tribunale di Madrid, al termine di un'istruttoria durata oltre due anni, assieme alle altre parti del procedimento: la pubblica accusa e le accuse 'popolari', di cui fanno parte gruppi di estrema destra, fra cui Vox, rappresentate dall'associazione ultracattolica HazteOir. Erano state queste ultime a sollecitare misure cautelari adducendo il rischio di fuga degli indagati. Mentre la Procura anticorruzione e le difese avevano nuovamente chiesto il proscioglimento e l'archiviazione del caso per insussistenza degli indizi di reato. Alla consorte di Sanchez e agli altri imputati Peinado contesta quattro presunti reati :corruzione negli affari, malversazione, traffico di influenze e appropriazione indebita, legate alla gestione di Begona Gomez di una cattedra universitaria presso l'Università Complutense di Madrid, co-diretta con l'imprenditore Berrabes, e di un software per imprese sviluppato in ambito accademico. Il magistrato, dopo aver ascoltato le parti, aveva tre giorni di tempo per pronunciarsi sul rinvio a giudizio o l'archiviazione. La decisione è arrivata, dopo che ieri Peinado aveva aperto un nuovo filone dell'indagine, che riguarda un contratto da 4 milioni di euro, finanziato con fondi Feder dell'Ue, gestito dalla società pubblica spagnola per la trasformazione digitale Red.es, assegnato a una unione temporanea di imprese (Ute), di cui fa parte anche Innova Next, azienda dell'imprenditore Juan Carlos Barrabes. Il magistrato ha poi precisato che la 'primera dama' non è formalmente indagata in questo nuovo filone, che ipotizza reati di presunta prevaricazione e frode ai danni dei fondi dell'Unione Europea. Il Consejo Superior del Poder Judicial (Cspj) il Csm spagnolo, organo di autogoverno della magistratura, ha aperto un procedimento disciplinare per "infrazione grave" nei confronti del giudice Peinado, titolare dell'inchiesta su Gomez. Il fascicolo riguarda alcune affermazioni contenute nell'ordinanza con cui il magistrato ha disposto sabato il rinvio a giudizio e misure cautelari nei confronti dell'indagata, ravvisando un pericolo di fuga. Nell'ordinanza, Peinado sosteneva che gli agenti delle forze di polizia addetti alla scorta della moglie del presidente del governo, potrebbero "di propria iniziativa o seguendo ordini dei superiori gerarchici" essere coloro che "collaborino alle azioni volte a facilitare la fuga" dell'indagata e rendere impossibile la disponibilità per la giustizia. L'apertura del procedimento disciplinare, prevista dalla legge Organica del Potere Giudiziario per presunte mancanze gravi nei confronti di funzionari della polizia giudiziaria, è stata decisa dal Csm per 4 voti a favore, fra cui quello decisivo della presidente Isabel Perello, e 4 voti contro, informano fonti giudiziarie citate dall'agenzia Efe.