domenica 24 maggio 2026

Incognita israeliana

[Sii certo che per essere felici bisogna essere liberi e che per essere liberi bisogna mostrare il proprio coraggio, perciò non sottovalutare i pericoli della guerra. Tucidide] ''Accettare la cessazione delle ostilità in Libano come parte di un accordo con l'Iran sarebbe un errore strategico che pagheremmo per anni a venire. È proprio in questo caso che Israele deve dire agli Stati Uniti: no''. Lo ha scritto su X Benny Gantz, parlamentare di opposizione, già ministro della sicurezza e capo di stato maggiore. ''I villaggi del Libano meridionale si trovano a poche centinaia di metri da Metula, Shlomi e Misgav Am, e Israele ha il dovere di proteggere i suoi abitanti a prescindere da qualsiasi fattore esterno''. Durante il colloquio telefonico di ieri sera tra il presidente Usa Donald Trump e il premier israeliano Benyamin Netanyahu sarebbe stato concordato che, in vista di una possibile sigla di un memorandum d'intesa tra Usa e Iran, Israele potrà mantenere ''libertà d'azione contro le minacce su tutti gli fronti, Libano compreso''. Lo riporta Channel 12 citando una fonte politica israeliana. Inoltre, riferisce sempre la fonte, Trump ha riaffermato che non firmerà ''un accordo definitivo che non preveda lo smantellamento del programma nucleare iraniano e la rimozione di tutto l'uranio arricchito dal territorio iraniano''. "Non farei un accordo se non fosse vantaggioso per Israele. Alcuni preferirebbero un accordo, altri la ripresa della guerra. Credo che Benyamin Netanyahu sia combattuto tra le due opzioni". Lo ha detto il presidente Usa Donald Trump a Channel 12. Nell'accordo con gli Stati Uniti, l'Iran si impegna a rinunciare alle proprie scorte di uranio altamente arricchito. Lo riporta il New York Times citando due fonti americane, secondo le quali le modalità precise con cui l'Iran cederà le sue scorte saranno definite nel prossimo ciclo di colloqui sul nucleare iraniano. Secondo un funzionario statunitense, citato da Axios, l'accordo che Stati Uniti e Iran sono prossimi alla firma prevede una proroga di 60 giorni del cessate il fuoco, durante la quale lo Stretto di Hormuz verrebbe riaperto, l'Iran potrebbe vendere liberamente il petrolio e si terrebbero negoziati per limitare il programma nucleare iraniano. Tuttavia, scrive la testata, non è chiaro se ciò porterà a un accordo di pace duraturo che affronti anche le richieste del presidente Trump in materia nucleare. Inoltre, sempre secondo Axios, l'accordo fermerebbe anche la guerra di Israele nel Libano, aspetto che avrebbe preoccupato il premier Benyamin Netanyahu.    La Casa Bianca spera che le ultime divergenze vengano risolte nelle prossime ore e che un accordo venga annunciato in giornata.    Entrambe le parti firmerebbero un memorandum d'intesa (Mou) della durata di 60 giorni, prorogabile di comune accordo.    Durante il periodo di 60 giorni, lo Stretto di Hormuz sarebbe aperto senza pedaggi e l'Iran avrebbe accettato di bonificare lo stretto dalle mine. In cambio, gli Stati Uniti revocherebbero il blocco dei porti iraniani e concederebbero alcune deroghe alle sanzioni per permettere all'Iran di vendere liberamente il petrolio. Secondo quanto riferito dal funzionario, l'Iran voleva lo sblocco immediato dei fondi e la revoca permanente delle sanzioni, ma gli Stati Uniti hanno affermato che ciò sarebbe avvenuto solo dopo che fossero state fatte concessioni concrete.    Le questioni nucleari sono ancora oggetto di negoziazione: il progetto di memorandum include l'impegno da parte dell'Iran a non perseguire mai lo sviluppo di armi nucleari e a negoziare la sospensione del suo programma di arricchimento dell'uranio e la rimozione delle sue scorte di uranio altamente arricchito, ha affermato il funzionario statunitense. Secondo due fonti ben informate, l'Iran avrebbe fornito agli Stati Uniti, tramite i mediatori, impegni verbali in merito alla portata delle concessioni che è disposto a fare sulla sospensione dell'arricchimento e sulla rinuncia al materiale nucleare.    Gli Stati Uniti accetterebbero di negoziare la revoca delle sanzioni e lo sblocco dei fondi iraniani durante il periodo di 60 giorni, sebbene tali misure verrebbero attuate solo nell'ambito di un accordo finale la cui effettiva attuazione sia verificabile. Le forze statunitensi mobilitate negli ultimi mesi rimarranno nella regione per un periodo di 60 giorni e si ritireranno solo se verrà raggiunto un accordo definitivo.    Sempre stando ad Axios, la bozza chiarisce anche che la guerra tra Israele e Hezbollah in Libano avrebbe fine. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha espresso preoccupazione per tale condizione durante una telefonata con Trump ieri, ha detto un funzionario israeliano. In ogni caso, secondo il funzionario Usa, se Hezbollah tentasse di riarmarsi o di istigare attacchi, Israele sarebbe autorizzato ad agire per impedirlo.
   


Un museo per l’IDF

[I palestinesi sono bestie che camminano su due gambe».  Discorso alla Knesset di Menachem Begin Primo Ministro israeliano, riportato da Amnon Kapeliouk, «Begin and the ‘Beasts’», su New Statesman, 25 giugno 1982.]   Il governo israeliano ha approvato, durante la riunione odierna, il piano per la creazione di un complesso che comprenderà il Museo dell'Idf, l'ufficio di arruolamento e l'ufficio del ministro della Difesa su un'area dove sorgeva il quartiere generale dell'Unrwa a Gerusalemme, l'agenzia Onu per i rifugiati palestinesi la cui attività, a seguito della legislazione israeliana, è stata dichiarata illegale nel 2024 su territorio israeliano. ''Non c'è nulla di più simbolico e giusto di costruire queste istituzioni proprio dove si trovava il complesso dell'Unrwa, i cui dipendenti hanno partecipato ai massacri del 7 ottobre e che è parte del meccanismo di incitamento contro Israele'', ha commentato il ministro della Difesa Israel Katz in una nota.

Rottura Teheran Washington

[La divisione della Palestina è illegale. Non sarà mai riconosciuta. Gerusalemme è e sarà per sempre la nostra capitale. Eretz Israel verrà ricostruito per il popolo d’Israele. Tutto quanto. E per sempre. Menachem Begin, il giorno dopo il voto all’ONU sulla divisione della Palestina.] Donald Trump sono state presentate le opzioni per riprendere la guerra in Iran. Lo riporta Cnn citando alcune fonti. Secondo il Wall Street Journal che cita alcune fonti, Trump non esclude possibili attacchi all'Iran ma ha informato i suoi collaboratori che vuole concedere più tempo al processo diplomatico dopo essere stato aggiornato sulle stato delle trattative.  Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, in una conversazione telefonica con il Segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres nelle prime ore di oggi, ha affermato: "Gli Stati Uniti stanno sabotando i colloqui per porre fine alla guerra con le loro persistenti richieste massimaliste". "La malafede di Washington, le sue posizioni contraddittorie, i ripetuti tradimenti e le richieste eccessive hanno bloccato il processo di dialogo", ha sottolineato, secondo quanto riportato da Tasnim. "Nonostante la profonda sfiducia nei confronti degli Stati Uniti, l'Iran ha intrapreso questo processo diplomatico con un approccio responsabile e la massima serietà, e sta lavorando per raggiungere un risultato ragionevole e giusto", ha aggiunto. "Una fonte iraniana di alto livello ha dichiarato ad Al Arabiya che ciò che l'Iran ha proposto finora è inaccettabile per gli Stati Uniti". Lo riferisce in un post su X l'emittente di proprietà saudita con sede a Dubai, negli Emirati. "I colloqui e le consultazioni sui punti di disaccordo sono ancora in corso e non è stato ancora raggiunto un accordo definitivo". Lo sottolinea, parlando con l'agenzia iraniana Tasnim, una fonte vicina al team negoziale, in merito agli ultimi colloqui per trovare una soluzione che ponga fine alla guerra che coinvolge Usa, Israele e Iran. La fonte ha aggiunto che il mediatore pakistano continua a scambiare informazioni tra le due parti e ha rimarcato che l'attenzione è attualmente concentrata sulla questione della "fine della guerra" e che, finché questo punto non sarà risolto, non si negozierà su nessun altro aspetto. "Sono stati compiuti alcuni progressi su alcune questioni rispetto ai colloqui precedenti, ma finché tutti i punti di disaccordo non saranno risolti, non si raggiungerà un accordo", ha aggiunto la fonte, secondo cui, inoltre, i testi diffusi da alcune fonti occidentali sui dettagli dell'accordo non sono accurati. "Non possiamo necessariamente affermare di essere giunti a un punto in cui un accordo" con gli Stati Uniti "sia imminente". Lo afferma il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, citato da Iran International, spiegando che nonostante gli scambi con il capo negoziatore pachistano Asim Munir siano diventati più frequenti "rappresentano la continuazione dello stesso processo diplomatico". Gli Stati Uniti "sperano di raggiungere un accordo" con l'Iran per la riapertura dello Stretto di Hormuz e l'abbandono delle ambizioni nucleari, i negoziati sono in corso e si registrano alcuni "progressi" riconosciuti ma resta ancora molto da fare. Tuttavia è fondamentale "elaborare un piano B" per gli scenari in cui l'Iran si rifiutasse di riaprire lo stretto o imponesse un pedaggio. "Dobbiamo cominciare a pensare a cosa faremo se, tra qualche settimana, l'Iran decidesse di tenerlo chiuso". Lo ha detto il segretario di Stato Usa Marco Rubio al termine della ministeriale Nato in un incontro con alcune testate. Donald Trump ha avuto questa mattina una riunione con i suoi consiglieri alla sicurezza nazionale sull'Iran. Lo riporta Axios citando alcune fonti, secondo le quali il presidente sta seriamente valutando di attaccare l'Iran a meno di una svolta dell'ultimo minuto nei negoziati. Giovedì sera il presidente è apparso più propenso all'attacco, anche se non ha ancora preso una decisione definitiva sulla ripresa della guerra.  Una squadra negoziale del Qatar è arrivata  a Teheran in coordinamento con gli Stati Uniti per contribuire a raggiungere un accordo per porre fine alla guerra con l'Iran e risolvere le questioni in sospeso. Lo riferisce la Reuters sul proprio sito citando una fonte a conoscenza della questione. Doha, che ha svolto un ruolo di mediatore nella guerra di Gaza e in altre tensioni internazionali, si era finora tenuta lontana dal ruolo di mediatrice nella guerra con l'Iran, sottolinea la Reuters, dopo essere stata attaccata da missili e droni iraniani durante l'ultimo conflitto.




 

sabato 23 maggio 2026

Via Sánchez

[Il male non è soltanto di chi lo fa: è anche di chi, potendo impedire che lo si faccia, non lo impedisce. Tucidide di Atene]Migliaia di persone hanno sfilato oggi per le strade di Madrid chiedendo le dimissioni del primo ministro socialista Pedro Sánchez a seguito di accuse di corruzione all'interno del suo entourage. I manifestanti, molti dei quali sventolavano bandiere spagnole rosse e gialle e cartelli con la scritta "Basta!", hanno percorso le vie di Madrid dietro un grande striscione con la scritta: "La corruzione ha un prezzo. Basta impunità. Dimissioni ed elezioni ora".     La protesta è stata indetta da un gruppo di oltre 150 associazioni civiche chiamato Sociedad Civil Espanola e sostenuta dal Partito Popolare (Pp), di orientamento conservatore, e dal partito di estrema destra Vox.    Gli organizzatori hanno stimato la partecipazione di 120.000 persone. Il delegato del governo centrale nella regione ha stimato che circa 40.000 persone abbiano preso parte alla marcia, che si è conclusa presso Moncloa, vicino alla residenza ufficiale di Sanchez. Al termine della marcia, un piccolo gruppo di manifestanti ha tentato di dirigersi verso la residenza, ma è stato respinto dalla polizia antisommossa, come mostrato dalle immagini della televisione spagnola.

Il Museo del Presente

[Sarei entrato in un’organizzazione terroristica. Risposta di Ehud Barak a Gideon Levy, giornalista del quotidiano Ha’aretz, quando chiese a Barak che cosa avrebbe fatto se fosse nato palestinese.] Si apre nel 33/mo anniversario della strage di Capaci, il Museo del Presente Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, che avrà sede a palazzo Jung a Palermo. Uno spazio espositivo, curato dal direttore del Museo Alessandro De Lisi, nel quale si trovano oltre alla bicicletta di Paolo Borsellino, anche la poltrona di Giovanni Falcone, la sua penna preferita e le agende, dove sono ben visibili anche gli appunti personali. Uno dei pezzi rari è la fotocopiatrice usata nel Maxiprocesso. "Questo museo è un sogno che si avvera dopo 34 anni. Qui verrà ricordata la storia dell'antimafia e tramandata ai ragazzi del futuro. Ragazzi che partecipano e, quando racconti loro la loro storia, sono ancora più attenti. La giornata della legalità deve essere un momento in cui si parla di lotta alla mafia, senza pensare che abbiamo vinto ma continuando a ricordare", ha detto Maria Falcone, presidente della fondazione Falcone, nel corso della commemorazione al Museo. Al fianco delle agende c'è anche la sveglia che il capo scorta di Falcone, Antonio Montinaro, riponeva sempre in tasca. In un ripiano poi è possibile anche vedere una piccola parte della vasta collezione di papere di Giovanni Falcone. "Lui collezionava papere - spiega Vincenzo Di Fresco, presidente del Museo - perché tutto iniziò da un errore che lui fece in un procedimento. Un suo collega glielo rinfacciò regalandogli una papera. Lui da allora disse che l'errore doveva servirgli da monito. Ogni tanto Paolo Borsellino gliene faceva sparire una e gli metteva, al suo posto, un biglietto con scritto: se rivuoi la papera indietro devi dare cinquemila lire". All'interno del museo è possibile ammirare anche un'installazione chiamata "La linea del tempo" e una foto nella quale compaiono gli eroi dell'antimafia con ai piedi i mafiosi. "Noi la chiamiamo la foto impossibile - prosegue Di Fresco - sono raffigurati tutti i grandi uomini caduti nella lotta alla mafia e ai loro piedi compaiono i mafiosi piccoli, bassi e di colore viola. Il viola è il colore del lutto e della penitenza, di chi ha incarnato il male. Questo luogo, infatti, vuole essere un punto per traghettare chiunque nel presente e nel futuro, dando un grandissimo senso di responsabilità a chiunque entri qui dentro, speriamo che ne esca consapevole del fatto che ognuno di noi, nella lotta a cosa nostra, può fare la propria parte, come diceva Falcone".Una delle sezioni è dedicata alle foto di famiglia che si mischiano all'arte digitale immersiva, tra il suono degli elicotteri e della rivolta popolare. "Per me questo momento rappresenterà un punto dove i ragazzi di Palermo troveranno la storia di Giovanni e Paolo - spiega Maria Falcone, sorella di Giovanni e presidente dell'omonima fondazione - a pochi passi da qui c'era la palestra dove Giovanni si allenava, poi c'era la chiesa dove andava a giocare a ping pong con quei ragazzi che poi diventarono delinquenti. È la zona della sua infanzia, il che dimostra che, se si ha voglia, se si studia, tutti possono farcela".


No è no!

[Uscimmo fuori, Ben-Gurion ci accompagnava. Allon rifece la sua domanda: Che cosa si doveva fare con la popolazione palestinese? Ben-Gurion ondeggiò la mano in un gesto che diceva: cacciateli fuori! Yitzhak Rabin, versione censurata delle memorie di Rabin, pubblicata sul New York Times, 23 ottobre 1979.] Centinaia di groenlandesi si sono radunati davanti al nuovo consolato americano nella capitale Nuuk per protestare contro le ambizioni di Donald Trump di ottenere maggiore influenza sull'isola. La protesta si svolge alla conclusione di una settimana in cui l'inviato speciale del presidente degli Stati Uniti per la Groenlandia, Jeff Landry, ha effettuato il suo viaggio nel territorio, una regione semi-autonoma della Danimarca. Lo riporta la Bbc.    "Il nostro governo ha già comunicato a Donald Trump e alla sua amministrazione che la Groenlandia non è in vendita", ha dichiarato Aqqalukkuluk Fontain, organizzatore della protesta.    Il corteo dei manifestanti ha attraversato il centro cittadino scandendo lo slogan "La Groenlandia è per i groenlandesi", prima di fermarsi in silenzio con le spalle rivolte al consolato. "Il nostro messaggio è rivolto al popolo americano e al resto del mondo", ha dichiarato Fontain, 37 anni, alla Bbc. "In un mondo democratico, no significa no."


Guerre di mafie

[Questo paese esiste come il compimento della promessa fatta da Dio stesso. Sarebbe ridicolo chiedere conto della sua legittimità». Golda Meir, Le Monde, 15 ottobre 1971] "Dal 2000 a oggi le mafie mondiali hanno ucciso 95mila persone all'anno, pari al numero delle vittime annuali delle guerre, un dato decisamente allarmante che non conferma il mito secondo cui le organizzazioni criminali hanno cambiato il modus operandi ricorrendo meno alla violenza". Lo dice Giovanni Gallo, capo della sezione dell'Ufficio delle Nazioni unite contro il crimine organizzato presentando a Palermo il primo rapporto globale dell'Unodc sulle organizzazioni criminali mondiali, in occasione dell'anniversario della strage di Capaci. Il rapporto fa un'analisi sull'evoluzione delle mafie internazionali dalla Convenzione di Palermo contro il crimine organizzato firmata nel 2000 a oggi, cosa è rimasto uguale e quali sono state le risposte. Sono quattro i punti salienti dello studio: il gran numero di omicidi dei gruppi criminali; lo sviluppo delle tecnologie con l'ampliamento del ventaglio delle vittime perché chiunque è un potenziale bersaglio di estorsioni e frodi online in larga scala; l'attività più redditizia delle mafie rimane il traffico di sostanze stupefacenti basti pensare che lungo la rotta balcanica ogni anno gli affari illeciti di eroina e metanfetamina genera proventi per tra i 3 e i 7 miliardi di dollari e quello di cocaina almeno 10 volte tanto nonostante la diversificazione del business in reati ambientali, traffico di opere d'arte, nel disboscamento illecito; il ricorso continuo alla violenza e alle intimidazioni per affermare il potere, in media un omicidio volontario su 5 al mondo è legato alle organizzazioni criminali e il dato sale in America latina dove 1 omicidio su 2 porta la firma dei cartelli del narcotraffico. Anche il capo della sezione contro il crimine organizzato dell'Unodc Giovanni Gallo e il funzionario per la prevenzione del crimine e la giustizia penale presso l'ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine di Vienna Gabriele Aiello partecipano alla cerimonia di commemorazione della strage di Capaci su invito della Fondazione Falcone a palazzo Jung. L'Unodc è l'agenzia delle Nazioni Unite custode della Convenzione contro la criminalità organizzata transnazionale, aperta alle firme proprio a Palermo nel 2000, su impulso dell'allora segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan.