venerdì 13 febbraio 2026

Fine della mafia

[Un dolore autentico è in grado di trasformare persino un uomo straordinariamente superficiale uno tenace fermo. Fedor Dostoevskij] Non voglio che mio figlio finisca in carcere come me, voglio il meglio per lui, mi fido di lei, è una buona madre": con queste parole un boss palermitano con un cognome molto pesante in Cosa nostra, e in particolare nel clan di San Lorenzo, ha manifestato al giudice dei minori l'intenzione di seguire il protocollo "Liberi di Scegliere" per non perdere la potestà genitoriale. Una scelta condivisa con la moglie e seguita alla richiesta della procura dei minori di allontanare dalla coppia il figlio per evitare che cresca in un contesto ambientale deviato.    Il boss ha scontato la pena ed è libero dopo anni di carcere per mafia ed estorsione. Il timore che il bambino possa crescere in un ambiente non adatto ha spinto i pm dei minori a chiedere la decadenza della potestà genitoriale. Prima di prendere la decisione, il giudice Nicola Aiello è andato a sentire il padre per conoscere le sue intenzioni e in quel contesto il boss ha manifestato la volontà di seguire un percorso che potrebbe anche portarlo lontano dalla Sicilia. Nei prossimi mesi il magistrato dovrà valutare l'istanza della Procura alla luce del comportamento del capomafia. La Procura per i minorenni di Palermo ha chiesto la decadenza della potestà genitoriale per marito e moglie. Troppo gravi i reati commessi dall’uomo, enorme il rischio di devianza per un figlio che cresce in un tale contesto. Da qualche anno esiste un’altra opportunità, il protocollo “Liberi di scegliere” con l’obiettivo di aiutare chi vive in contesti di criminalità organizzata di stampo mafioso e vuole affrancarsi. Deve volerlo davvero, però, ed essere pronto anche a cambiare città, ad andare via da Palermo. L’ultima parole spetta al giudice Nicola Aiello del Tribunale per i minorenni. Per prima è stata convocata la madre che ha manifestato la volontà di avviare un percorso di legalità, accompagnata da consulenti ed assistenti sociali. Ha spiegato che assieme al marito, una volta libero, si sarebbero trasferiti lontano da Palermo per iniziare una nuova vita. Poi il giudice Aiello è andato a chiederlo al boss quando era ancora detenuto. “Voglio che mio figlio non finisca in carcere come me, voglio il meglio per lui, mi fido di lei, è una buona madre”, ha detto. Parole che aprono nuovi scenari per l’irredimibile boss, un capomafia arroccato nella logica criminale in cui ha sempre vissuto. Ha pagato il conto con la giustizia, ma deve dimostrare di essere cambiato per non smettere di essere padre. Sarà il giudice nei prossimi mesi a decidere sulla richiesta di decadenza della potestà genitoriale. Se ciò avvenisse il figlio sarebbe affidato ad una comunità.


La francese CGS in vendita

[Chiunque tu sia o dovunque tu viva, gli obiettivi arditi possono essere raggiunti con determinazione, convinzione e un atteggiamento rivolto alla crescita. ColinO’Brady]  Il colosso informatico francese Capgemini ha annunciato la messa in vendita della sua controllata che lavora per l'Immigration and Customs Enforcement (Ice) statunitense, a seguito di una controversia contrattuale.    "Capgemini metterà in vendita la sua controllata Capgemini Government Solutions" e "il processo di vendita per questa entità, che rappresenta lo 0,4% del fatturato stimato del gruppo nel 2025 (meno del 2% del fatturato in Usa), inizierà immediatamente", ha dichiarato l'azienda in un comunicato stampa.     L'annuncio di vendita giunge dopo che nei giorni scorsi era esplosa la polemica in Francia per il contratto concluso tra il colosso informatico e l'agenzia per l'immigrazione Usa, al centro delle controversie per i metodi violenti utilizzati a Minneapolis che hanno portato all'uccisione di due persone.     Gli agenti dell'Immigration and customs enforcement (Ice) del Minnesota hanno ricevuto l'ordine di evitare di interagire con "agitatori" durante le azioni disposte dal presidente Donald Trump in materia di immigrazione.     Lo scrive Reuters sul suo sito citando un esame di nuove linee guida interne. Gli agenti dell'Ice resteranno in Minnesota. Lo ha annunciato il capo dell'immigrazione Tom Homan in una conferenza stampa a Minneapolis. "Le operazioni hanno ottenuto il risultato che volevamo", ha aggiunto precisando che non ci sono stati arresti in "chiese, ospedali o scuole elementari".    Le nuove linee guida offrono la panoramica più dettagliata finora su come cambieranno le operazioni degli agenti dopo le due sparatorie in cui sono morti due cittadini statunitensi che protestavano a Minneapolis. Le linee guida inoltre ordinano inoltre agli agenti dell'Ice di prendere di mira solo gli immigrati con accuse o condanne penali.     "Non comunicare  con gli agitatori (scritto a caratteri maiuscoli, ndr)", si legge in un'e-mail diffusa da un alto funzionario dell'Ice. "Non serve a altro che a fomentare la situazione. Nessuno convincerà l'altro. L'unica comunicazione dovrebbe essere quella degli ufficiali che impartiscono ordini".    In risposta a una richiesta di commento alla Casa Bianca, un funzionario dell'amministrazione ha dichiarato: "Sono in corso discussioni su come condurre le operazioni in Minnesota nel modo più efficace. Nessuna direttiva dovrebbe essere considerata definitiva finché non sarà ufficialmente emanata".  L'anno scorso l''amministrazione Trump ha speso almeno 40 milioni di dollari per deportare 300 migranti verso paesi terzi, oltre un milione a testa. Lo rivela un rapporto stilato dai democratici della Commissione per le relazioni estere del Senato. Secondo il panel guidato dalla senatrice Jeanne Shaheen, la deportazione verso paesi terza è una pratica costosa, che comporta sprechi e poco controllata, si chiede quindi una seria valutazione di una politica che al momento opera principalmente all'oscuro. Il rapporto ha riscontrato che sono stati effettuati pagamenti forfettari tra i 4,7 e 7,5 milioni di dollari a cinque paesi, Guinea Equatoriale, Ruanda, El Salvador e Palau per deportare gli immigrati. Nel marzo del 2025, solo El Salvador ha ricevuto circa 250 venezuelani, una trentina sono stati mandati tra Ruanda e Guinea Equatoriale mentre nessuno è arrivato a Palau. Tali paesi esaminati nel rapporto sono solo una piccola parte dello sforzo complessivo dell'amministrazione Trump per deportare migranti verso paesi terzi. Associated Press riferisce che sono in corso trattative per accordi con 47 paesi terzi, di questi 15 sono stati conclusi e altri 10 sono in fase di conclusione.    Da parte sua, il Dipartimento di Stato, che supervisiona i negoziati per eseguire il programma, difende la pratica come parte della campagna di Trump per mettere fine all'immigrazione illegale. 


Usa fuori dall’Oms  

[Vivere per la morte ha una valenza altamente positiva poiché rende autentiche tutte le nostre scelte e, con esse, la nostra stessa vita. Paolo Pagani]  Nuova uscita choc del segretario del Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani Robert F. Kennedy Jr. che ha confessato, intervenendo al podcast di Theo Von, ripreso da The Hill, di aver sniffato cocaina sulle tavolette del water mentre parlava di non aver paura dei germi. "Non ho paura di un germe, sai. Sniffavo cocaina sulle tavole del water", ha raccontato. È naturale che con un ministro della salute così gagliardo gli Stati uniti hanno formalmente lasciato l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), accusandola di aver fallito durante la pandemia di Covid-19 e di aver agito contro gli interessi americani. Lo affermano in una dichiarazione congiunta – diffusa dal Dipartimento di Stato – il segretario di stato Marco Rubio e il segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr. Nel testo si ricorda che il ritiro è stato disposto dal presidente Donald Trump nel suo primo giorno in carica attraverso un ordine esecutivo e viene presentato come una risposta alle “gravi carenze” dell’Oms nella gestione dell’emergenza sanitaria globale. Washington sostiene che l’organizzazione avrebbe “abbandonato la propria missione fondamentale” e seguito “un’agenda politicizzata e burocratica guidata da Paesi ostili agli interessi americani”. Secondo Rubio e Kennedy, l’Oms avrebbe anche “ostacolato la condivisione tempestiva e accurata di informazioni critiche che avrebbero potuto salvare vite americane” e successivamente avrebbe “occultato tali fallimenti dietro il pretesto di agire nell’interesse della salute pubblica”. La dichiarazione denuncia inoltre quello che definisce un atteggiamento ostile nei confronti di Washington anche durante la fase di uscita dall’organizzazione. I due ministri affermano che l’Oms “si rifiuta di consegnare la bandiera americana che sventolava davanti alla sua sede” e che sostiene che gli Stati uniti “debbano ancora un risarcimento”. Nel documento si parla di “insulti continui all’America, dal nostro ruolo di fondatori e principali finanziatori fino a oggi”. Rubio e Kennedy precisano che d’ora in avanti l’impegno statunitense con l’Oms sarà limitato “esclusivamente a rendere effettivo il ritiro e a tutelare la salute e la sicurezza del popolo americano”. Tutti i finanziamenti e il personale Usa impegnati nei programmi dell’organizzazione “sono cessati”. Gli Stati Uniti, aggiungono, continueranno comunque a guidare gli sforzi globali in campo sanitario attraverso partenariati diretti e bilaterali, “condividendo le migliori pratiche, rafforzando la preparazione e proteggendo le nostre comunità” mediante un modello definito “più mirato, trasparente ed efficace” rispetto a quella che viene descritta come “la burocrazia gonfiata e inefficiente dell’Oms”. Nel documento si afferma infine che con questa decisione Washington intende “porre fine all’inerzia burocratica, ai paradigmi consolidati, ai conflitti di interesse e alla politica internazionale” che avrebbero reso l’organizzazione “oltre ogni possibilità di riforma”. Il ritiro, conclude la nota, viene compiuto “per gli americani morti soli nelle case di riposo, per le piccole imprese devastate dalle restrizioni e per le vite sconvolte dall’inazione di questa organizzazione”.


Ice a Cortina-Mossad allo zen?

[Se vuoi sapere com’è un uomo, guarda bene come tratta i suoi inferiori, non i suoi pari. JK Rowling]“Una polemica infondata”, “ribadisco nuovamente il punto centrale: l’ICE non svolge e non potrà mai svolgere attività operative di polizia sul nostro territorio nazionale. La sicurezza e l’ordine pubblico infatti sono assicurate esclusivamente dalle nostre forze di polizia. E tale principio non viene contraddetto dalle pur proficue collaborazioni investigative che, usualmente, vengono attivate a livello internazionale in circostanze del genere”. Così il ministro dell’interno, Matteo Piantedosi, nell’informativa alla Camera riguardo alla presenza in Italia degli agenti dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE) degli Stati Uniti d’America durante le Olimpiadi di Milano-Cortina. “I membri di questa agenzia – ha dichiarato il ministro – saranno impiegati solo nelle attività di analisi e scambio di informazioni con le autorità italiane, come fanno da anni in oltre 50 nazioni, Italia compresa, senza che nessuno si sia mai scandalizzato”. “Non vedremo quindi sul territorio nazionale nulla di quanto sia riconducibile a ciò che abbiamo visto sui media negli Usa, quindi è infondata la preoccupazione che ha ispirato la polemica degli ultimi giorni” ha proseguito Piantedosi. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha indicato oggi su X i numeri del dispositivo messo in campo dalle Forze armate per i Giochi olimpici invernali Milano-Cortina 2026 e i Giochi paralimpici invernali. Secondo quanto scritto dal ministro, il supporto della Difesa comprenderà 170 mezzi con assetti radar, aerei e droni, 1.928 militari e 2.000 carabinieri.In Italia arriverà il braccio investigativo dell’agenzia federale statunitense Ice che avrà compiti di intelligence, non di pattugliamento, né di controllo documenti. Si chiama Homeland Security Investigations (HSI) e “collabora da tempo a stretto contatto con partner nazionali e internazionali per tutelare la sicurezza nazionale e la sicurezza pubblica”, come spiegato dall’ambasciatore degli Stati Uniti d’America, Tilman J. Fertitta che sottolinea la grande cooperazione tra Italia e Stati Uniti per le Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026. HSI si occupa di “attività criminali transfrontaliere, che spaziano dalle indagini sul traffico di esseri umani e di stupefacenti allo sfruttamento dei minori, dai reati finanziari alla violazione dei diritti di proprietà intellettuale, fino al recupero di opere d’arte e beni archeologici trafugati” ha detto Fertitta. Agenti dell'agenzia Immigration and Customs Enforcement (Ice) contribuiranno a sostenere le operazioni di sicurezza degli Stati Uniti in occasione dei Giochi Olimpici Invernali in Italia: lo ha dichiarato un portavoce dell'Ice all'Afp. "Durante le Olimpiadi, l'Ice Homeland Security Investigations fornirà supporto al Servizio di Sicurezza Diplomatica del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti e alla nazione ospitante per verificare e mitigare i rischi derivanti dalle organizzazioni criminali. Continua la pressione sulla criminalità e il controllo da parte delle forze dell'ordine alo Zen a Palermo: un'operazione, disposta e coordinata dal comando provinciale dei carabinieri di Palermo, ha visto impegnate decine di militari e anche il nucleo elicotteri. Sono state 8 le perquisizioni domiciliari effettuate e, in particolare, in via Costante Girardengo, nel cuore dello Zen 2 con cinque arresti per detenzione di sostanze stupefacenti. Sono stati arrestati un uomo di 31 anni, e un intero nucleo familiare padre, madre e due figli, di età compresa tra i 20 e i 50 anni per spaccio. Nel corso del servizio è scattata anche una denuncia per la detenzione di un'arma a salve modificata, rinvenuta con 26 bossoli. Inoltre, sono stati sequestrati due fucili da softair, che verranno inviati ai Ris di Messina per accertamenti tecnici. Per risanare i quartieri degradati di Palermo si potrebbe chiedere al Mossad di collaborare. Tanto ormai non ci facciamo meraviglia di niente.  


Punta Raisi non è Malpensa

[Secoli di patriarcato hanno trasformato ogni uomo in un tiranno potenziale e numerose donne in schiave consenzienti. éric Fouassier]I sindacati riconfermano gli scioperi del 16 febbraio e del 7 marzo prossimi nel trasporto aereo, dopo l'incontro al Mit, secondo quanto si apprende. A questo punto è probabile che si vada verso la precettazione.    Ieri Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Ugl Ta, Anpac e Anp in una missiva al ministero dei Trasporti e alla Commissione di Garanzia avevano messo già per iscritto il loro no a posticiparli, come chiesto dallo stesso Garante in quanto in corso le Olimpiadi Milano Cortina. Il Ministro Matteo Salvini, si legge in una nota del Mit, preso atto delle indicazioni della Commissione di Garanzia Sciopero e della determinazione dei sindacati rispetto alle agitazioni del settore aereo proclamati durante le Olimpiadi e le Paralimpiadi, ha deciso di precettare. “Pur comprendendo le rivendicazioni dei lavoratori – prosegue la nota -, Salvini condivide la necessità di garantire il diritto alla mobilità anche nei giorni 16 febbraio e 7 marzo, soprattutto perché Milano-Cortina 2026 è un evento straordinario di rilevanza planetaria. L’auspicio del Ministro è che non vengano interrotte le trattative tra aziende e lavoratori, augurandosi una soddisfacente intesa tra le parti”.  La Corte d’Appello di Milano ha confermato la sentenza del giudice del lavoro di Busto Arsizio, che aveva accolto il ricorso presentato da un nutrito gruppo di lavoratori di Alha a Malpensa. Il riferimento va al mancato lavaggio da parte dell’azienda – nel corso degli anni – dei Dispositivi di Protezione Individuale che sono stati consegnati con l’obbligo di indossarli durante l’attività lavorativa. Per questo motivo, ai dipendenti, assistiti dal servizio legale della Cub Trasporti, sono stati riconosciuti arretrati per oltre 6mila euro netti ciascuno. Lo riporta una nota diffusa dalla Cub Trasporti. La sentenza del 15 gennaio, “ribadisce ancora una volta come risarcimento dovuto ai lavoratori, per aver dovuto provvedere al posto del datore di lavoro al lavaggio dei loro indumenti protettivi, il corrispettivo di un’ora di straordinario per ogni settimana di lavoro effettivamente prestata dal lavoratore”. E ancora: “Il risultato di questa causa porta un po’ di ristoro alla miseria di un rinnovo del ccnl del 2023 che non ha neppure recuperato l’inflazione e la vacanza contrattuale di 7 anni, per il quale i sindacati confederali non hanno neppure impostato alcuna lotta”. “Siamo sconcertati. Invece di correre ai ripari e aprire una vera vertenza sul punto, i sindacati confederali e la Flai preferiscono firmare accordi anche con le singole aziende”, dicono dalla Cub. “Individuando importi che, a far riferimento a quanto accertato dai giudici, risultano assolutamente irrisori e incongrui rispetto ai danni subiti dai lavoratori”. Di più: “Proseguiamo quindi con il deposito delle cause riguardanti tutte le aziende di Malpensa e Linate con centinaia di lavoratori. Le aziende inoltre debbono provvedere ad un serio servizio di lavaggio dei DPI e non ad un sistema messo in atto al solo scopo di scoraggiarne l’utilizzo da parte dei lavoratori”. I sindacati a Palermo chiedono incontri per trovare un accordo ad un serio servizio di lavaggio dei DPI. Ovviamente non si percorre la strada degli autonomi, a Palermo i figli, nipoti e generi … sono stati assunti su indicazione sindacale. Dunque, visto che non si sputa nel piatto dove si mangia, sono tutti ricattabili: dipendenti e sindacalisti. 


La pupiata della privatizzazione Gesap

[I numeri sono sempre uguali, non sono come le parole che invece cambiano di continuo. Le parole sono come le persone. Tommaso Avati] Parte ufficialmente il "processo di valorizzazione e privatizzazione dell’Aeroporto Falcone e Borsellino". È  stato conferito il mandato alla Gesap da parte dall’Assemblea dei soci. Questo mandato prevede "la pubblicazione del bando di gara per l’individuazione di un advisor qualificato che assisterà la società nella prima fase dell’iter, comprendente analisi di mercato, valutazioni finanziarie e studio delle migliori modalità per favorire l’ingresso di partner privati”. Nel 2025 l’aeroporto internazionale “Falcone Borsellino” di Palermo ha raggiunto il miglior risultato della sua storia: 9,2 milioni di passeggeri (+3,3%) e una media di 151 (147 nel 2024) viaggiatori per volo. Il 2025 segna infatti l’avvio di un percorso industriale strutturato, che punta a rafforzare il ruolo dello scalo con una visione fondata su sostenibilità, digitalizzazione e qualità dell’esperienza.  A partire dalla seconda metà dell’anno, un’accelerazione delle strategie gestionali ha portato a risultati concreti: i ricavi commerciali sono stati di oltre 22 milioni, +8% nel food & beverage, +10% nel retail. Attività ancora marginali rispetto al potenziale, ma sempre più centrali nella strategia di diversificazione dei ricavi, in linea con i modelli di sviluppo dei principali hub europei. Questo cambio di passo, insieme all’ottimizzazione dei costi, ha determinato un miglioramento dei margini operativi e un rafforzamento della sostenibilità economica dello scalo. A trainare la crescita è il traffico internazionale, che oggi rappresenta il 34% del totale, con 3,1 milioni di passeggeri (+350 mila rispetto il 2024). Francia, Germania e Spagna sono i mercati principali, ma crescono in maniera significativa anche Polonia (+47%), Turchia (+31%), Svizzera (+21%) e Regno Unito (+9%). La rotta intercontinentale Palermo–New York ha registrato numeri eccezionali: 40 mila passeggeri e un incremento del +121%. Luglio è stato il mese record con 1.012.058 passeggeri; il 25 luglio il giorno più trafficato con 36.234 transiti. Un elemento chiave del riposizionamento dello scalo è stato il lavoro con le compagnie aeree, grazie a un approccio strutturato e orientato al valore, sono stati definiti accordi strategici per il 2026 che porteranno all’avvio di nuovi collegamenti: l’esordio di Jet2 con Birmingham, Manchester e Newcastle, Norwegian con Oslo, il ritorno di Wizz Air con due rotte, Varsavia e Bratislava e l’inserimento di una nuova rotta dalla prossima estate, Ryanair porta in dote Danzica, Varsavia e Bratislava, easyJet aggiunge Bordeaux, Volotea con Orly e altre destinazioni, Transavia con Amsterdam. Una strategia orientata a una crescita selettiva e sostenibile, che rafforza Palermo come piattaforma di attrazione dei flussi, in particolare quelli internazionali. Anche i dati economico-finanziari del 2025 confermano la tenuta del nuovo modello di gestione: Ebitda a oltre 25 milioni e ricavi totali a circa 100 milioni. Secondo lo studio Iccsai, l’aeroporto genera un impatto economico complessivo per il territorio di 860 milioni di euro (3,2% del prodotto interno lordo provinciale), di cui 250 da attività economiche all’interno dell’aeroporto, 210 milioni da fornitori e servizi collegati (impatto indiretto), mentre la quota restante riguarda la spesa che effettuano i turisti sul territorio. Inoltre, ogni euro generato dall’aeroporto produce 3,2 euro nell’economia locale. Ogni passeggero internazionale genera in media 140 euro per il territorio, quello intercontinentale arriva a 720 euro. Da anni si parla di privatizzare Punta Raisi, le quote della Camera di commercio sono state messe in vendita dal 2023. Ma nessuno si è fatto avanti anche perché chi compra vuole comandare con un proprio ad e dg(uomini attualmente in quota di reatino primo) e con un cda che rispecchi gli interessi del Paperone di turno. La Camera possiede il 22,87% della società  (296.011 azioni per un valore nominale di 15.288.968,15 euro). Le azioni di Gesap sono divise tra città  metropolitana di Palermo, azionista di maggioranza con il 41,33% (534.978 azioni per un valore nominale di 27.631.613,70 euro); Comune di Palermo con il 31,54% (408.332 azioni per un valore nominale di 21.090.347,80 euro); Camera di commercio di Palermo ed Enna; comune di Cinisi con il 2,92% (37.818 azioni per un valore nominale di 1.953.299,70 euro); Sicindustria con lo 0,60% (7.836 azione per un valoro nominale di 404.729,40 euro) ed altri piccoli azionisti con quote tra lo 0,40 e lo 0,0012%. Msc, primo armatore del mondo, doveva diventare azionista dell’aeroporto di Genova acquistando il 15% del capitale sociale detenuto da Adr. Una svolta inattesa se non ci fosse stato l’intervento della CamCom che ha esercitato il diritto di prelazione. A Palermo come a Genova il clientelismo comanda. Peccato perché poteva essere uno spartiacque per il Colombo, sarebbe stato il primo colpo messo a segno dal nuovo presidente, che insieme al direttore generale Francesco D’Amico ha elaborato una strategia ben precisa: usare le crociere come volano per riportare l’Aeroporto in attivo e conquistare nuove fasce di mercato. Il Colombo cresce lo stesso ma con Msc i numeri potevano essere a tre cifre. 


giovedì 12 febbraio 2026

Dollaro in calo

[A volte a farci mancare il respiro non è il panico che si prova al momento, ma piuttosto l’improvvisa visione del nostro futuro. Tanguy Viel] Il dollaro continua a calare, con l’euro che in questo avvio di settimana è salito fino a superare brevemente quota 1,19 sul biglietto verde, sui massimi dall’estate del 2021. Successivamente la valuta condivisa ritraccia in parte e modera i guadagni portandosi a 1,1881 dollari. Questi sviluppi potrebbero aggiungere ostacoli alle esportazioni dei paesi dell’area valutaria in una fase già non semplicissima (giovedì verranno pubblicati dall’Istat i dati sul commercio con l’estero di dicembre e dell’intero 2025, venerdì la stima preliminare sul Pil del quarto trimestre). Ma il calo del dollaro non riguarda solo l’euro: è generalizzato e risente delle precedenti pressioni sui titoli di Stato del Giappone e sullo yen, che da giorni hanno spinto diversi analisti a ipotizzare un possibile intervento congiunto Stati Uniti-Giappone a sostegno della valuta nipponica. Il tutto in un quadro di persistenti tensioni geopolitiche che, complici precedenti fattori di fondo in azione da diverso tempo – tra cui i forti acquisti delle banche centrali dei paesi ex emergenti – hanno visto ulteriori rialzi di diversi beni rifugio, a cominciare dall’oro che oggi ha infranto un ennesimo record, superando per la prima volta la soglia psicologica dei 5.000 dollari. Nel pomeriggio il metallo prezioso per eccellenza resta nettamente rialzista guadagnando oltre il 2% 5.080 dollari. Un rally ancora più esuberante continua a coinvolgere l’argento, che guadagna oltre il 12% a 113,95 dollari l’oncia. Il platino sale del 3,66% 2.842 dollari l’oncia. Era stata appena superata la fase più acuta del nuovo braccio di ferro tra Stati Uniti e Unione Europea sulla Groenlandia, che subito è sembrato riaprirsi un nuovo fronte con l’Iran, dopo che tra venerdì e il fine settimana sono giunte indicazioni di spostamenti di mezzi militari Usa potenzialmente verso l’area, in particolare il gruppo navale della portaerei Lincoln. Il dollaro poi potrebbe accusare un supplemento di volatilità questa settimana in occasione del direttorio della Federal Reserve, il Fomc che comunicherà le sue decisioni sui tassi di interesse mercoledì alle 20 italiane. Ma soprattutto i riflettori saranno puntati sulla successiva conferenza stampa del presidente, Jerome Powell, in particolare per lo scontro ormai aperto con l’amministrazione Trump, dopo che il Dipartimento di Giustizia Usa gli ha fatto recapitare un mandato di comparizione presso il grand jury, per sospetti illeciti sui costi degli appalti per il rinnovo della sede della Fed. Una mossa che stavolta ha spinto il capo della Banca centrale degli Stati Uniti a reagire con un duro comunicato, in cui afferma che si sta cercando di mettere a repentaglio l’autonomia dell’istituzione monetaria. Intanto l’economia Usa appare su una dinamica più esuberante di quella Ue, i dati del Pil del terzo trimestre sono stati rivisti al rialzo, al +4,4% su base annua, ai massimi da due anni, mentre a dicembre l’inflazione è rimasta stabile al 2,7%.  Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha nominato Kevin Warsh come nuovo presidente della Federal Reserve. L'annuncio ufficiale.  Né la Casa Bianca né Warsh, prima dell'ufficializzazione, avevano commentato. L'ex governatore della Fed era tra i quattro finalisti considerati da Trump e la sua visita alla Casa Bianca aveva alimentato le scommesse dei bookmaker sulla sua nomina. Il sistema della Federal Reserve prevede un Board centrale composto da sette governatori nominati dal presidente degli Stati Uniti e dodici Federal Reserve Bank regionali. Il presidente della Fed viene scelto dal presidente degli Stati Uniti tra i membri del Board, con mandato quadriennale e conferma del Senato. Con la nomina di Warsh, si apre ora una nuova fase per la guida della banca centrale statunitense. La nomina di Warsh, rilanciata nei giorni scorsi anche da New York Times, Financial Times e Wall Street Journal, è stata dunque ufficialmente confermata. Nelle ore precedenti all'annuncio, Trump aveva anticipato che la scelta sarebbe ricaduta su una figura "nota a tutti nel mondo della finanza", un'indicazione che aveva rafforzato le aspettative su Warsh, già preso in considerazione nel 2017 durante il primo mandato presidenziale. Gli altri nomi nella rosa finale erano Kevin Hassett, Christopher Waller e Rick Rieder. Trump ha definito la decisione "non sorprendente", sottolineando che si tratta di una personalità ampiamente riconosciuta nel settore. Warsh, membro del Board della Fed dal 2006 al 2011 ed ex consigliere economico di Trump, subentrerà a Jerome Powell, il cui mandato scade a maggio. Warsh, 55 anni, è nato ad Albany, nello Stato di New York. Ha lavorato per Morgan Stanley dal 1995 al 2002, diventando direttore esecutivo del settore fusioni e acquisizioni. Dal 2002 al 2006 è stato assistente speciale del presidente George Bush Jr. per la politica economica. Nel 2006 Bush lo nominò nel Board della Fed, scelta che suscitò critiche per la giovane età: a 35 anni fu il più giovane governatore della storia dell'istituzione. È sposato con Jane Lauder, erede della famiglia Estée Lauder, conosciuta ai tempi di Stanford. La coppia vive a Manhattan e mantiene una vita privata molto riservata. Warsh aveva già sfiorato la nomina a presidente della Fed nel 2017, poi assegnata a Powell. Negli anni successivi ha criticato pubblicamente la banca centrale, avvicinandosi alle posizioni di Trump, soprattutto sulla necessità di tagliare i tassi di interesse. È stato considerato anche per il ruolo di segretario al Tesoro. "La crescente competizione geopolitica fra i Paesi potrebbe aumentare la pressione sulle banche centrali indipendenti a dare priorità agli obiettivi di bilancio rispetto al contenimento dell'inflazione". E dato che "stiamo osservando una significativa pressione politica esercitata sulla Federal Reserve", se questa avesse successo "potrebbe essere presa a modello da altri Paesi" arrivando anche in Europa.    Il monito arriva dal presidente della Bundesbank, Joachim Nagel, intervenuto a una cena dell'Euro50 a Londra. "Dal momento che l'economia mondiale è interconnessa, la pressione politica in un Paese potrebbe rendere più difficile anche per l'Eurosistema il perseguimento della stabilità dei prezzi", ha avvertito Nagel.    Nagel, che ha citato gli studi empirici secondo cui più indipendente è una banca centrale, minore l'inflazione, ha concluso il suo ragionamento sottolineando l'importanza dell'impegno a contenere l'inflazione. "Nel caso dell'Eurosistema l'indipendenza è inscritta nella legge primaria dell'Unione europea", tuttavia "non dobbiamo avere eccessi di sicurezza. Resteremo sempre vigili riguardo alla nostra indipendenza".