[Aveva questo misterioso potere, la capacità magica di tenere le parole tra le dita. Tommaso Avati] Due funzionari iraniani, uno dei quali membro dei Pasdaran, hanno detto al New York Times che l'ampliamento degli obiettivi di Teheran in caso di attacco include anche diplomatici e personale Usa. I funzionari, che hanno chiesto di rimanere anonimi, hanno confermato le notizie del Dipartimento di Stato relative al complotto iraniano volto a colpire cittadini americani. I responsabili hanno difeso il piano: Israele e gli Stati Uniti "hanno ucciso decine di funzionari iraniani e alcuni loro familiari". A loro avviso, gli attacchi contro gli americani sono "leciti". Non è chiaro, tuttavia, se dispongano dei mezzi necessari per farlo. Intanto da Teheran arriva un altro avvertimento: "Nulla tornerà allo stato in cui si trovava prima delle due recenti guerre, in particolare per quanto riguarda lo Stretto di Hormuz", afferma il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, aggiungendo che "la guerra in corso ha cambiato tutto. Le rotte attraverso lo Stretto di Hormuz non saranno più quelle di un tempo". Araghchi ha inoltre affermato che l'Iran ha sottolineato agli intermediari che la guerra deve cessare su tutti i fronti della regione, "altrimenti la pace rimarrà irraggiungibile". Intanto Teheran ha attaccato con droni alcune postazioni curde anti-iraniane a Erbil, nel nord Iraq. Lo riferisce Fars. In precedenza erano state prese di mira basi del gruppo Komala nella regione del Balisan
OTTOBRE ROSSO
mercoledì 28 ottobre 2026
Accordo FMI - Argentina
[Qualunque storia poteva essere una commedia o una tragedia, a seconda del punto in cui la facevi finire. Era questa la magia. Emma Straub] Il Fondo Monetario Internazionale e le autorità argentine hanno raggiunto un accordo a livello tecnico sulla terza revisione del programma di riforme economiche dell'Argentina nel quadro dell'accordo di finanziamento Extended Fund Facility (Eff) da 20 miliardi di dollari. L'Argentina, riferisce una nota, potrà accedere in questo modo ad un'ulteriore tranche da circa 900 milioni di dollari. Nella valutazione dello staff tecnico dell'Fmi si sottolineano i risultati del programma di riordinamento macroeconomico avviato dal governo di Javier Milei e in particolare l'incremento delle riserve della Banca Centrale superiore anche agli obiettivi prefissati. Secondo il Fmi le riforme strutturali adottate stanno favorendo "un'economia più efficiente e orientata al mercato, con volumi di esportazione che hanno raggiunto nuovi livelli record", mentre gli investimenti approvati nell'ambito del regime di incentivi per i grandi investimenti (Rigi) superano ormai i 76 miliardi di dollari e "la loro realizzazione dovrebbe contribuire, nel tempo, a rafforzare la crescita e la creazione di posti di lavoro". Nessun accenno, nel documento, alle difficoltà riscontrate dal programma economico in termini di crescita, con l'attività che ha segnato un chiaro rallentamento negli ultimi due trimestri e rischia adesso di entrare in recessione tecnica. La giustizia argentina ha disposto l'archiviazione delle accuse nei confronti del presidente Javier Milei e di sua sorella, Karina Milei, nell'ambito dell'inchiesta sul cosiddetto cryptogate legato alla promozione della memecoin 'Libra'. Secondo quanto si legge nella sentenza firmata dal giudice federale Marcelo Martínez de Giorgi, "dopo aver esaminato gli elementi oggettivi e soggettivi del reato è emerso che la condotta oggetto di indagine non integrava i requisiti necessari per configurare la fattispecie del reato di truffa". La decisione del tribunale riguarda tutti gli indagati inclusi gli argentini Mauricio Novelli, Manuel Terrones Godoy, Sergio Morales, che avevano proposto al presidente l'iniziativa, e l'imprenditore statunitense Hayden Mark Davis incaricato del lancio della memecoin. La meme-coyn $Libra venne annunciata su X dallo stesso Milei il 14 febbraio del 2025. Contemporaneamente all'annuncio venne acquistata a costo zero da trader in possesso di informazioni privilegiate e poi rivenduta da questi a un prezzo molto più alto nelle ore successive facendo crollare il suo valore dopo aver ottenuto profitti stimati per oltre 100 milioni di dollari. Il crollo della crypto promossa da Milei è oggetto di indagine anche nei tribunali statunitensi mentre in Argentina, oltre alla causa penale appena chiusa, è stata aperta anche una causa civile presentata da un gruppo di vittime che sostiene di aver subito danni per 4,5 milioni di dollari e il Parlamento ha costituito una commissione d'inchiesta.
Sciopero in Messico
[Se devo stare con qualcuno per sempre, sarà perché non posso starne lontano. Giusto o sbagliato che sia. Non ci sarà scelta. Gian Sardan] Le autorità federali messicane hanno varato una nuova normativa per combattere il lavoro irregolare nel settore agroalimentare. Per mantenere i permessi di vendita all'estero le aziende dovranno dimostrare che il personale dell'intera catena produttiva è assunto regolarmente. Dopo cinque anni di studio la misura è entrata in vigore il primo ottobre come programma pilota per gli esportatori di avocado e verrà progressivamente estesa a frutti rossi, pomodori e altre colture. Il certificato di esportazione agricola attribuisce alle imprese la responsabilità di controllare i propri fornitori. "L'esportatore dovrà dimostrare che tutta la sua catena del valore è gestita da manodopera formale", ha spiegato Alejandro Salafranca, dirigente del ministero del Lavoro. La verifica avviene tramite una piattaforma digitale che incrocia i dati governativi per calcolare i lavoratori effettivamente necessari a produrre i volumi dichiarati in dogana. Il sistema automatizzato deciderà il blocco o il via libera alle merci. "Se ottieni il certificato puoi esportare, altrimenti no", ha riassunto il funzionario. Conclusa la fase di prova temporanea le verifiche diventeranno tassative. Da novembre 2027 chi registrerà un livello di conformità inferiore al 60% subirà la sospensione definitiva dai mercati internazionali, obbligando di fatto le aziende a vigilare sui propri campi per non bloccare i carichi. Le organizzazioni degli autotrasportatori del Messico hanno proclamato uno sciopero nazionale a tempo indeterminato a partire da lunedì 26 ottobre, denunciando l'insicurezza sulle strade, le estorsioni e l'aumento dei costi operativi. La mobilitazione è stata annunciata da Augusto Ramos Melo, presidente della Camera nazionale dell'autotrasporto merci (Canacar), insieme ad altre associazioni del settore. Lo riferisce Milenio, precisando che i rappresentanti chiedono risposte concrete alle autorità dopo una serie di incontri giudicati insufficienti. Tra le contestazioni degli autotrasportatori figura anche una modifica prevista nel pacchetto economico per il 2027, che abbassa da 300 a 250 milioni di pesos messicani (da circa 14,3 a 11,9 milioni di euro) il limite di fatturato annuo per accedere a un incentivo fiscale sulle spese per i pedaggi autostradali. Le associazioni chiedono invece di estendere il beneficio a tutte le imprese del settore mentre, secondo le stime dei promotori, alla protesta potrebbero aderire circa un milione di veicoli su un parco nazionale di due milioni.
martedì 27 ottobre 2026
Giornalista egiziana arrestata
[Perché nasca una prateria, bastano un trifoglio, un’ape e un sogno. E se non ci sono le api e il trifoglio, può bastare anche il sogno. Emily Dickinson] Le forze di sicurezza egiziane hanno arrestato la nota giornalista Lina Attalah, fondatrice e caporedattrice del sito di informazione indipendente 'Mada Masr', al termine di un'udienza in tribunale, secondo quanto riferito dalla stessa testata. Attalah è stata condannata al pagamento di una multa di tre milioni di sterline egiziane (circa 48.000 euro) per aver gestito il sito web senza licenza - la pena massima prevista per il reato contestato - e ne ha ordinato la chiusura. "Gli agenti di sicurezza hanno circondato Attalah, l'hanno sollevata di peso e portata fuori dall'aula; al momento si trova ancora in stato di fermo all'interno del tribunale", ha dichiarato la testata indipendente, precisando di non aver ricevuto alcuna risposta dalle autorità in merito alla richiesta di licenza presentata nel 2023. Il processo rappresenta, secondo i gruppi per i diritti umani, "una pericolosa escalation nella repressione della libertà di stampa da parte del Cairo". Si tratta del sesto procedimento legale avviato contro Attalah e 'Mada Masr' negli ultimi sei anni, ma è la prima volta che si arriva effettivamente a un processo. L'Egitto, da tempo criticato per la repressione della libertà di stampa, detiene attualmente 26 giornalisti a causa del loro lavoro, secondo i dati raccolti dall'Eipr.
Bibi sconfitto!
[Il sempre è fatto di attimi; | non è un tempo diverso | se non per l'infinito – | e per la latitudine di casa. Emily Dickinson] Secondo i primi exit poll di Channel 12 alla chiusura delle urne in Israele, il Likud di Benjamin Netanyahu è avanti con 24 seggi mentre Gadi Eisenkot, con Yashar, si ferma a 22 seggi. A urne chiuse, nessuna maggioranza è emersa dal voto in Israele. Secondo gli exit poll di Channel 12, il Likud di Benjamin Netanyahu è in testa con 24 seggi, mentre Yashar di Gadi Eisenkot si ferma a 22. Tuttavia, il Change bloc dell'ex capo dell'Idf con 52 seggi supera quello del premier uscente che si attesta a 50. Un risultato storico e inequivocabile è stato raggiunto dai partiti arabi, con la Lista Unita (raggruppamento di tre fazioni) che ha guadagnato 11 seggi e Ra'am di Mansour Abbas altri 7. ''I risultati preliminari indicano una totale sfiducia nei confronti di Netanyahu e del governo del 7 ottobre da parte della maggioranza sionista e della maggioranza dei cittadini israeliani. Se questi saranno i risultati definitivi, si tratterà di una vittoria per la maggioranza sionista in Israele. Agirò immediatamente per attuare la decisione del popolo, per sostituire il governo Netanyahu e per istituire al più presto un governo per l'arruolamento sionista''. È la prima dichiarazione a urne chiuse di Gadi Eisenkot, leader del partito Yashar!. Particolarmente significativo il risultato delle formazioni arabe, che raggiungerebbero complessivamente 17 seggi: 10 alla Lista comune e 7 alla Lista araba unita. Un risultato che potrebbe rendere determinante il loro sostegno per la formazione di una nuova maggioranza parlamentare. Strano che uno stato accusato di perpetrare lo sterminio contro gli arabi permetta il diritto al voto alle vittime.
Blogger russo a giudizio
[Una gioia perfetta, paralizzante | e quieta come la disperazione.Emily Dickinson] A San Pietroburgo prende il via il processo contro un ex attivista filo-Cremlino che, dopo aver passato anni a prendere di mira esponenti dell’opposizione russa, ha compiuto un’inaspettata inversione di rotta, denunciando il presidente Vladimir Putin e l’offensiva di Mosca in Ucraina. Ilya Remeslo, 43 anni, è stato arrestato a luglio con l’accusa di aver “diffuso false informazioni sull’esercito russo”, un reato che, in base alle leggi sulla censura adottate dopo l’invio delle truppe russe in Ucraina nel 2022, prevede una pena fino a 10 anni di carcere.
lunedì 26 ottobre 2026
Quale futuro per Israele
[Sarei forse più sola senza la mia solitudine.Sono abituata al mio destino.] A destra, e non solo, lo slogan è stabilità e sicurezza, a sinistra evitare lo scivolamento verso una “democratura”. Al centro trovare mediazioni per un nuovo Israele. Schemi classici in politica, se non fosse che qui parliamo delle elezioni più attese, almeno dell’ultimo decennio, per la costituzione della 26esima Knesset. Israele va al voto, domani, sapendo di avere, per tante e note ragioni, gli occhi del mondo addosso: all’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv si susseguono i rientri dei cittadini residenti all’estero. Migliaia ogni giorno. Vogliono esserci stavolta, il momento è diverso da altre tornate. Il 7 ottobre ha cambiato tutto, dentro e fuori Israele. Ma la sfida non è rispondere all’esterno, non adesso, quanto decidere innanzitutto della conferma della propria capacità di resilienza. Ci sono i temi nazionali, il servizio militare che gli haredim rifiutano e che devono per legge fare, la riforma giudiziaria, l’istituzione di una commissione sul 7 ottobre. C’è una economia che regge bene, un ascensore sociale che funziona, ma anche la necessità di confrontarsi con segnali che se non di rallentamento parlano di una tendenza a investire in altre aree del mondo, almeno per quell’eccezionale capacità di produrre ricchezza determinata dal sistema delle start up tech Made in Israele. Poi c’è Gaza. Ancora, Cisgiordania, Giudea e Samaria, da controllare e, solo per l’estrema destra, nel caso da occupare. I nomi e le sigle sono sempre quelli, Hamas, l’ANP, addirittura l’OLP, in questo quadrante della storia quel 7 ottobre fa ancora tanta paura. Oltre che rabbia. Perché si può ripetere, dicono a Gerusalemme, perché va prevenuto, perché quelli sono confini armistiziali non confini ufficiali. Così dai media alla strada. Ma guardando oltre, nel gioco delle letture ufficiali degli analisti israeliani, di primo livello, tra “Record e Off”, si capisce che quella paura ha in primis altri nomi. Hezbollah, Libano, Nord: Unifil finisce ormai il suo tempo e non serve più, anzi per i paesi partecipanti sarebbe meglio investire risorse nel sostegno alla ripresa dello spazio e delle capacità di governo di Beirut. I militari multilaterali no. Proprio quanto accaduto dopo il 7 ottobre per gli israeliani lo ha ampiamente dimostrato, con una intera area, villaggi e kibbutz del nord, che ancora non si è ripopolata. Quindi? L’Idf deve poter contare sull’azione del governo libanese e del suo esercito. Nonostante le somme che l’Iran (un miliardo di dollari all’anno…) spende per i suoi alleati più fedeli, emanazione quasi diretta della rivoluzione dei pasdaran. Non è semplice: basta fare i conti in tasca a un padre di famiglia libanese con due figli, uno nell’esercito libanese l’altro arruolato da Hezbollah. Con quest’ultimo che guadagna tre volte tanto il fratello. Poi c’è la Siria, c’è Ahmed al-Sharaa, l’ex Isis. Con lo spettro di un dialogo impossibile sulla carta che consegnerebbe spazio aperto alla Turchia di Erdogan. Il vero antagonista (dopo l’Iran) per peso militare e posizionamento geopolitico, ormai re-islamizzato. Dialogo che però deve esserci, perché un accordo di sicurezza è fondamentale. Sul tavolo ci sarà la questione dei drusi, che rischia di restare uno scoglio difficilmente superabile. E veniamo all’Europa. Che Israele si specchi nelle sue radici europee è cosa nota. Che viva con sospetto e con un “ve l’avevamo detto” la fenomenologia che le città europee stanno attraversando in termini di violenza crescente, pure. Basta poi provocazioni, Italia inclusa, vedi la lettura di Gerusalemme della vicenda delle 5 attiviste espulse, e il dito che punta senza mezzi termini sul Patriarca Latino Pizzaballa che ha canali aperti e poteva informare. Nonostante ciò c’è ottimismo per la ripresa dei rapporti con il Vaticano di Papa Leone XIV, anzi ci si informa sulla sua salute. In sintesi, meno Ue e più rapporti con i Paesi, anche se molte posizioni sono definite “pericolose”. Un salto atlantico e si va negli Usa: i democrats da tempo sono lontani, più woke che altro. Il peso del Qatar, anche nelle Università, è forte. Anche il consenso Maga però qualche scricchiolio lo fa sentire. Ma c’è alle porte l’elezione di Midterm, meglio attendere prima di commentare. Intanto si va al voto. Per quanto sopra e per molto altro. L’atmosfera è quella dei grandi appuntamenti della storia, a prescindere da chi relega tutto a un referendum su Benjamin Netanyahu. E serve raccontarla, questa sfida, a un mondo che ha girato la testa dall’altra parte. In consapevolezza ma senza muoversi da ciò che oggi, in Israele, conta: stabilità e ancora di più sicurezza. Gli elettori in Israele sono soltanto 7 milioni e 300.000, ma il sistema partitico è talmente frammentato, che per le elezioni della 26ma Knesset (il Parlamento israeliano) con il sistema elettorale proporzionale in vigore nel Paese, servono circa 11,5 milioni di schede per ogni lista. L’impresa titanica è stata realizzata da una tipografia di Kyriat Gat, circa 60 km a Sud Ovest di Gerusalemme, che per settimane ha stampato schede 24 ore al giorno per sei giorni a settimana, fino alla giornata di oggi, vigilia del voto.