martedì 28 luglio 2026

Donaldo&Volodymyr

[Nella vita ci sono così tante lezioni diverse da imparare. Tanta saggezza da acquisire se siamo disposti a farci piccoli, a commettere errori, a essere a volte disordinati e vulnerabili. Therese   Anne Fowler] Il presidente americano Donald Trump "ha concluso i suoi incontri nello Studio Ovale con il presidente Zelensky e il primo ministro Netanyahu. Entrambi gli incontri sono stati positivi e produttivi!". Lo scrive su Truth la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt. Le immagini mostrano il presidente ucraino Volodymyr Zelensky al suo arrivo negli Stati Uniti per una serie di incontri con Donald Trump, nel tentativo di rinsaldare il sostegno del presidente americano contro la Russia. Secondo fonti media Usa, l’incontro fra i due sarà privato, senza la presenza di giornalisti. La visita avviene in un momento in cui sia Kiev che Mosca stanno intensificando gli attacchi a lungo raggio e gli sforzi diplomatici avviati da Washington rimangono in una fase di stallo, a più di quattro anni dall’invasione su vasta scala da parte della Russia.Nelle ultime settimane il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, avrebbe mostrato un rinnovato ottimismo nei confronti dell’Ucraina e del presidente Volodymyr Zelensky. Lo riferiscono fonti citate dal Wall Street Journal, secondo cui Trump sarebbe rimasto colpito dalla determinazione del leader ucraino nel portare la guerra in profondità nel territorio russo. Un alto funzionario dell’amministrazione statunitense ha spiegato al quotidiano che Trump “apprezza i vincenti” e che, ai suoi occhi, Zelensky sta assumendo sempre più quel profilo. A rafforzare questa percezione avrebbe contribuito anche l’efficacia dell’industria ucraina dei droni. Secondo le fonti del Wall Street Journal, il presidente americano ammira la capacità di Kiev di sviluppare tecnologie in grado di contrastare gli stessi tipi di droni con cui anche gli Stati Uniti si sono confrontati durante il conflitto con l’Iran. Questo cambio di atteggiamento, tuttavia, non modifica l’obiettivo dichiarato della Casa Bianca sul fronte diplomatico. Un funzionario dell’amministrazione ha infatti affermato al Wall Street Journal che Trump e il suo team continuano a lavorare per favorire una soluzione negoziata al conflitto tra Russia e Ucraina, mantenendo il dialogo con entrambe le parti. Lo stesso Trump, secondo il funzionario, resta fiducioso sulla possibilità di arrivare a un accordo di pace.Il quotidiano statunitense aggiunge che le convinzioni di Trump sulla guerra si sarebbero formate anche attraverso esperienze meno convenzionali. Il mese scorso, durante un incontro nello Studio Ovale prima dell’evento di Ultimate Fighting Championship organizzato alla Casa Bianca, il presidente sarebbe rimasto colpito dal pugile ucraino dei pesi massimi Oleksandr Usyk. Secondo persone informate sui fatti, Usyk avrebbe detto a Trump che “gli ucraini sono combattenti e vincenti”. Nel corso della conversazione, Trump avrebbe chiesto quale fosse la differenza tra russi e ucraini. Il pugile avrebbe indicato la testa e il cuore, rispondendo che la differenza risiede proprio lì, riferiscono le fonti citate dal Wall Street Journal.“Io da tempo sento che aiutare l’Ucraina significa aumentare i tempi del conflitto. Io non ho mai sentito in ospedale qualcuno dire che fare una trasfusione o dare una medicina significa aumentare i tempi della malattia. Certo, se non li curiamo muoiono e liberiamo il letto prima”, ha sostenuto oggi il ministro della Difesa Guido Crosetto riferendo, in sede di replica, alle Commissioni riunite Esteri e Difesa della Camera e alla Commissione Esteri e Difesa del Senato per il seguito dell’audizione sul vertice Nato di Ankara del 7 e 8 luglio, la cui prima ‘sessione’ si era tenuta lo scorso 22 luglio. “Se non aiutiamo l’Ucraina scompare e ci togliamo un problema, ecco, io non considero, non affronto così i problemi di politica internazionale, me ne scuso”, ha osservato Crosetto, sostenendo che “l’aiuto all’Ucraina è come la medicina ad un malato, è quello che l’ha aiutato a sopravvivere finora. Non è un modo che ha continuato la guerra, così come la medicina non fa continuare la malattia, ma semmai la combatte”.”Su questo il Governo è stato chiaro fin dall’inizio e continua a essere chiaro. Mi pare che lo sia e continuiamo a farlo. Abbiamo fatto 13 pacchetti di aiuti, e non sono un modo di dire, e abbiamo sostenuto a livello internazionale il ministro Tajani, io, il Presidente del Consiglio, ognuno di noi: sempre la stessa posizione. Ci trovate sempre allo stesso punto di vista, sempre nello stesso posto”, ha specificato Crosetto.


Target Mosca

[Il mondo non è un contenitore a cui si possa attribuire una forma. Non si tratta di una cosa, di cui si possa concepire un’origine o un’evoluzione. Si tratta piuttosto di cose in relazione. Claudio Borghi]Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky è nel Regno Unito dove ha incontrato il nuovo capo del governo Andy Burnham. Zelensky è il primo leader straniero ad essere ricevuto dal nuovo premier britannico.liIl presidente ucraino è atterrato a Bournemouth, sulla costa meridionale dell’Inghilterra e poi ha incontrato il premier britannico a bordo della portaerei della Royal Navy HMS Queen Elizabeth, Portsmouth. Sul tavolo un accordo sui droni e l’incontro con i militari ucraini e britannici che partecipano a un’esercitazione di sminamento marittimo, al fine di preparare future missioni nel Mar Nero. “Siamo con l’Ucraina al 100%”, ha dichiarato il Primo Ministro britannico Andy Burnham rivolgendosi al Presidente ucraino Volodymyr Zelensky a bordo della portaerei HMS Queen Elizabeth. “Volodymyr, lei è il primo leader che ho accolto di persona da quando mi sono insediato. E non è un caso. È un gesto che vuole inviare un messaggio molto chiaro: siamo con l’Ucraina al 100%. Personalmente, signor Presidente, sono con lei al 100%. E onorerò pienamente ogni impegno che questo Paese ha preso nei confronti dell’Ucraina”, ha dichiarati Burnham. “Il nostro rapporto con il Regno Unito è più forte che mai. E ringrazio Andy per il suo impegno in questa partnership e per la grande attenzione che dedica alla difesa e alla nostra sicurezza”, ha replicato Zelensky. La sospensione dell'adeguamento automatico del tetto massimo del prezzo del petrolio russo fino a luglio 2027 comporta una perdita di entrate per Mosca di 3,5 miliardi di euro all'anno per i 12 mesi. Lo riferisce un alto funzionario Ue illustrando le misure del 21° pacchetto di sanzioni Ue approvato oggi. Attacco ucraino a Mosca e alla regione circostante con circa centinaia di droni. Lo riferisce l'agenzia ucraina Rbc, secondo la quale è stato colpito anche un centro logistico della Wildberries, l'Amazon russa già presa di mira nei giorni scorsi.    "Dodici droni diretti verso Mosca sono stati abbattuti dal sistema di difesa aerea del ministero della Difesa", aveva annunciato nella notte il sindaco di Mosca Sergey Sobyanin. Ma poi l'attacco ucraino si è intensificato con il trascorrere delle ore. Fino a quando i "droni - secondo Rbc - hanno circondato Mosca da ogni lato". La regione di Mosca è stata presa di mira durante la notte da oltre 390 droni, ha dichiarato il sindaco della capitale russa, causando danni ad alcune abitazioni secondo le autorità, alla vigilia della visita del presidente ucraino Volodymyr Zelensky alla Casa Bianca. "Più di 390 droni si sono diretti verso la regione di Mosca" e "la maggior parte è stata neutralizzata ben prima di raggiungere la città", ha scritto Sergei Sobyanin su Telegram, specificando che "81 droni nemici sono stati distrutti mentre si avvicinavano a Mosca". Il governatore della regione di Mosca, Andrei Vorobyov, ha riferito sullo stesso social network che un edificio e alcune case sono stati danneggiati, ma al momento non si segnalano vittime.  A causa della guerra in Iran, "oggi il prezzo del greggio Urals è 65,3 dollari, manteniamo il nostro tetto massimo al prezzo del petrolio a 44,7 dollari, invece di portarlo a 58,3-58,5 dollari. Questo significa che possono vendere solo a un prezzo inferiore di oltre 20 dollari rispetto al prezzo di mercato", spiega la fonte. Gli attacchi russi hanno causato 20 morti e almeno 142 feriti in tutta l'Ucraina nelle ultime 24 ore, con la Russia che ha lanciato missili contro Kiev, Kharkiv e altre città. Lo riferiscono le autorità locali citate da Kyiv Independent.    L'aeronautica militare ucraina ha comunicato che la Russia ha schierato durante la notte 125 droni, 25 missili balistici, 10 missili ipersonici Zirkon e altri sei tipi di missili, con la maggior parte dei proiettili diretti verso la capitale ucraina. La Russia ha sferrato nella notte uno dei più massicci attacchi con missili balistici contro Kiev dall’inizio della guerra. A riferirlo è il presidente ucraino Volodymyr Zelensky in un messaggio pubblicato su X. Le forze russe, afferma Zelensky, hanno lanciato “oltre 40 missili di vario tipo, la maggior parte dei quali diretti contro la capitale”, insieme a 120 droni d’attacco. Secondo il bilancio fornito dal presidente ucraino, una persona è morta a Kiev e nella regione circostante, mentre altre 16 sono rimaste ferite. “Le mie condoglianze a tutte le loro famiglie e ai loro cari”, scrive Zelensky, aggiungendo che tutti i feriti stanno ricevendo assistenza medica e che le operazioni di soccorso sono ancora in corso in tre diversi punti della capitale, con l’impiego di quasi 600 soccorritori. Interventi di emergenza sono in corso anche nella regione di Odessa. Zelensky denuncia inoltre l’intensificarsi della campagna militare russa sull’intero territorio ucraino. Nell’ultima settimana, afferma, Mosca ha impiegato “circa 1.450 droni d’attacco, oltre 1.640 bombe aeree guidate e 99 missili di vario tipo”. Oltre a Kiev, nelle ultime ore si registrano feriti nelle regioni di Odessa e Zaporizhzhia e danni nelle regioni di Sumy e Chernihiv. Attacchi sono stati segnalati anche nelle regioni di Vinnytsia, Dnipro, Donetsk, Zhytomyr, Kirovohrad, Mykolaiv, Poltava, Kharkiv, Kherson e Cherkasy. Il presidente ucraino torna quindi a chiedere un rafforzamento della difesa aerea del Paese: “La protezione dai missili balistici è oggi la nostra priorità assoluta”, scrive, sottolineando che gli intercettori “servono ogni giorno” e ringraziando i partner internazionali che stanno rispettando gli impegni assunti nella consegna di sistemi antimissile. Zelensky sollecita infine a mantenere alta la pressione su Mosca, sostenendo che “ogni ritardo nell’adozione di nuove decisioni offre alla Russia l’opportunità di pianificare nuovi attacchi contro il nostro popolo e di trovare il modo di aggirare nuove sanzioni”.Gli attacchi continui contro le strutture sanitarie e il personale medico in Ucraina, sono "una strategia deliberata volta a distruggere il sistema sanitario e a punire collettivamente la popolazione, piuttosto che essere una conseguenza accidentale dell'invasione russa". Lo dichiarano gli esperti di Medici Senza Frontiere (Msf), nell'ultimo rapporto 'Nessun luogo sicuro per curarsi'.     Tra aprile 2022 e dicembre 2025, Msf ha documentato più di 20 attacchi contro strutture sanitarie legate alle proprie attività: 4 ospedali in cui Msf operava sono stati completamente distrutti, 7 basi per ambulanze hanno dovuto essere abbandonate.     Msf ha perso l'accesso a oltre 80 villaggi, nei quali forniva assistenza sanitaria di base attraverso cliniche mobili.     "Questi attacchi sono troppo frequenti e precisi per essere accidentali" afferma Robin Meldrum, coordinatore nazionale di Msf in Ucraina. "Quando gli ospedali vengono colpiti ripetutamente, quando le ambulanze vengono prese di mira con droni di precisione, quando gli operatori sanitari vengono uccisi mentre trasportano medicinali a bordo di veicoli chiaramente identificati, non si tratta di una coincidenza. Si tratta di uno schema, e dietro ogni schema c'è un intento".  Questo ha provocato una grave crisi nell'accesso all'assistenza sanitaria per le persone che necessitano di cure mediche non urgenti o di trattamenti per patologie croniche. Un sondaggio condotto da Msf su 187 civili nelle regioni vicine alla linea del fronte ha rilevato che la percentuale di coloro che avevano accesso all'assistenza sanitaria "sempre" o "quasi sempre" è scesa dal 72% prima dell'intensificarsi del conflitto ad appena il 35%. La percentuale di coloro che accedono alle cure "raramente" o "mai" è aumentata dal 7% al 35%. Anche le strutture sanitarie ancora operative sono a corto di personale: in un ospedale supportato da Msf a Kherson, il numero di medici è diminuito del 66% dal 2022. 


lunedì 27 luglio 2026

Le paure di Nicholas Meyer

[Amore e autonomia; per una madre non esiste premio migliore del vedere i figli diventare capaciti fare a metodi lei senza che questo intacchi reciproco affetto. Antonella Ossorio] Nicholas Meyer con il suo “The day after” nel 1983 raccontò per la prima volta le possibili conseguenze di una guerra nucleare negli Stati Uniti e forse contribuì a cambiare il corso della storia. Il Presidente Ronald Reagan nei suoi diari scrisse che quel film lo aveva molto colpito, e due anni dopo si riaprirono i negoziati sul nucleare con l’Unione Sovietica. Il regista, sceneggiatore e scrittore newyorchese è venuto in Italia, ospite dell’Italian Global Series di Rimini e Riccione, per parlare di questo, dell’attuale Presidente Usa e degli attuali pericoli. “Quello che penso è che Trump sia un pazzo e che tra lui e l’Intelligenza Artificiale abbiano davanti a noi un futuro abbastanza cupo. – ha affermato – In ogni caso credo che l’attuale Presidente dia retta solo a quello che c’è nella sua testa e non sarebbe neanche in grado di stare due ore seduto a guardare un film”. La visione del mondo di Meyer, oggi, è ancora più pessimista rispetto a 40 anni fa. “Credo che tutto stia lentamente sfuggendo al nostro controllo, basti pensare ai pericoli dell’Intelligenza artificiale e ai leader irresponsabili che ci sono in giro per il mondo. – ha spiegato il regista – Già abbiamo avuto degli incidenti nucleari. Ora speriamo che non succedano, ma la speranza non è una strategia. Sembra che nessuno voglia parlare del vero pericolo di una guerra nucleare, preferiamo andare a fare shopping. Proprio come disse ci disse George Bush dopo l’11 settembre”. Meyer nella sua lunga carriera ha anche diretto “Star Trek II – L’ira di Khan” e “Star Trek VI: Rotta verso l’ignoto”, con il cast originale. E a 60 anni dalla messa in onda del primo episodio, Meyer ha sottolineato come quella saga sia stata in qualche modo profetica: “Spero che prima o poi ci sarà qualcuno che dirà: fermiamoci, lavoriamo insieme per risolvere i problemi del nostro mondo. Star Trek parlava proprio di questo: di persone di buona volontà, di razze e generi diversi, che si univano. Funzionerebbe oggi? Non so, speriamo”.

Un premio a Sepideh Farsi

[Il nostro intelletto resta indifferente di fronte a minacce che non siano immediate, spettacolari, inattese. Collettivamente siamo predisposti a una morte lenta. Alain Deneault]  Unire l’impegno sociale d’impresa alla forza del cinema civile per dare voce ai diritti umani. Con questo spirito, nel cuore della 20esima edizione del SalinaDocFest – la grande manifestazione internazionale fondata e diretta da Giovanna Taviani – sarà consegnato sabato alla regista iraniana Sepideh Farsi il prestigioso Premio IRRITEC 2026 da Giulia Giuffrè, responsabile della Sostenibilità e consigliere di amministrazione di Irritec e Presidente dell’Associazione SDF. Il riconoscimento celebra il suo straordinario film-manifesto “Put Your Soul on Your Hand and Walk” (Prendi in mano l’anima e cammina), che sarà proiettato dopo la cerimonia all’interno della sezione SDF Contro la guerra. Sostenuto da IRRITEC – azienda siciliana main partner del festival – il premio SDF all’ospite internazionale, incarna la visione cardine del gruppo: “Irrigare la cultura come si irriga la terra”, valorizzando l’arte capace di generare un impatto sociale concreto. La giuria ha celebrato il lavoro di Sepideh Farsi come “un’opera necessaria che trasforma il cinema in un atto di responsabilità, restituendo voce e volto a Gaza e a chi, nella guerra, rischia di essere ridotto a numero o silenzio”. Il documentario nasce infatti dal potente incontro a distanza tra la regista, che vive a Parigi, e Fatma Hassona, giovanissima fotoreporter palestinese che ha documentato l’assedio di Gaza dall’interno. Attraverso un fitto scambio di videochiamate durato quasi un anno, le due donne hanno progettato un lavoro sulla disperata condizione del popolo palestinese, intrecciando la cronaca della guerra ai sogni di Fatma, che desiderava viaggiare per il mondo con la sua macchina fotografica. Proprio il giorno successivo all’annuncio della loro partecipazione al Festival di Cannes per presentare il progetto, si compie il dramma: il 16 aprile 2025 la casa degli Hassona viene colpita da missili che uccidono Fatma e i suoi familiari. “Il film è la mia risposta, come regista, ai massacri in corso”, spiega Sepideh Farsi. “Quando ho incontrato Fatma Hassona è avvenuto un miracolo. Lei è diventata i miei occhi a Gaza, dove resisteva documentando giorno per giorno la guerra. E io sono diventata un collegamento tra lei e il resto del mondo. Abbiamo mantenuto questa linea di comunicazione per quasi un anno: i frammenti di pixel e suoni che ci siamo scambiate sono diventati il film che vedete. L’assassinio di Fatma ne cambia per sempre il significato”. Un’opera potente che rende giustizia anche alla drammatica premonizione della stessa fotoreporter: “Se muoio, voglio una morte rumorosa, che sia sentita da tutto il mondo”. Giulia Giuffrè, nella doppia veste di responsabile della Sostenibilità e consigliera di amministrazione di IRRITEC e di presidente dell’Associazione SDF, ha così commentato l’iniziativa: “Credo profondamente nel valore della cultura e del cinema come strumenti capaci di dare voce a temi di grande rilevanza sociale, generando consapevolezza, dialogo e cambiamento. Per questo ritengo fondamentale costruire un ponte tra il mondo della cultura e quello delle imprese, in una relazione di valore reciproco: da un lato, la cultura offre alle aziende un linguaggio autentico per promuovere messaggi e valori; dall’altro, le imprese possono svolgere un ruolo decisivo nel sostenere e diffondere la cultura. Anche attraverso il festival, il mio obiettivo è favorire questa alleanza, affinché arte, spettacolo e tessuto imprenditoriale condividano un impegno concreto e duraturo verso la società”. Il palcoscenico di questa sinergia è il SalinaDocFest, che festeggia quest’anno il prestigioso traguardo della sua ventesima edizione grazie alla sinergia tra la presidenza di Giulia Giuffrè e la direzione artistica di Giovanna Taviani.


Domani Bibi a Washington

[L’amore è la poesia dei sensi. L’amour est la poésie des sens. Balzac] "Domani partirò per Washington per incontrare il Presidente Trump con cui affronterò tutte le questioni all'ordine del giorno, compresa la situazione in Iran''. Lo ha affermato il premier israeliano, Benyamin Netanyahu, in apertura della riunione di gabinetto odierna, che, secondo quanto riportato dai media israeliani, è stata all'ultimo spostata in un complesso sotterraneo su ordine delle forze di sicurezza, alla luce dell'escalation regionale.    Netanyahu ha anche fatto riferimento all'escalation in Cisgiordania. ''Le nostre direttive erano di entrare nei villaggi, perquisirli, sequestrare le armi, arrestare i ricercati. Queste cose sono state fatte e sono in corso di esecuzione e siamo anche pronti ad agire in modo più vasto contro i covi del terrorismo'', ha affermato. Durante la riunione di gabinetto ieri, in vista dell'incontro con Donald Trump domani alla Casa Bianca, il premier Benjamin Netanyahu avrebbe informato i suoi ministri che gli Usa premono perché Israele ritiri le sue truppe dalle 'zone di sicurezza' in Siria, Libano e nella Striscia di Gaza.Lo riporta Channel 13 citando fonti di sicurezza israeliane, e sottolineando che Netanyahu ha affermato che ''si opporrà con tutte le sue forze'' alla richiesta.     L'incontro tra Trump e Netanyahu è il primo dopo l'inizio dell'attacco congiunto all'Iran il 28 febbraio, quando il vertice precedente alla Casa Bianca si era svolto l'11 febbraio.  Il ministero degli Esteri iraniano ha dichiarato che gli Stati Uniti non sono coinvolti nei recenti colloqui con l'Oman sulla gestione dello strategico Stretto di Hormuz. "Questi colloqui non hanno alcun legame con gli Stati Uniti. Si tratta di una questione bilaterale tra l'Iran e l'Oman, e stanno proseguendo", ha affermato il portavoce del ministero Esmaeil Baqaei durante una conferenza stampa settimanale, aggiungendo che la via navigabile "rimane chiusa".  "Le forze iraniane hanno fermato sei navi che hanno tentato di attraversare la parte meridionale dello Stretto di Hormuz attraverso una rotta illegale e pericolosa". Lo ha dichiarato un ex funzionario iraniano, riferisce l'agenzia Fars. "Le navi, una provocazione degli Stati Uniti, avevano spento i loro sistemi di navigazione e posizionamento mentre cercavano di attraversare il canale questa mattina", ha aggiunto il funzionario. "Una delle navi ha subito un incidente e le altre cinque sono rientrate nel Golfo Persico sotto la ferma gestione dell'Iran". morto oggi all'età di 96 anni il generale Aviezer Yaari, una delle figure più significative dell'intelligence militare israeliana, in cui ha servito per oltre 40 anni. Cinque giorni prima dello scoppio della guerra del Kippur del 1973, Yaari, allora preposto alla divisione Siria per l'intelligence militare, trasmise informazioni al Comando Nord che indicavano la preparazione di Egitto e Siria a un attacco imminente, sfidando la 'misconcezione' che regnava sovrana nei ranghi dell'intelligence, la cui valutazione ufficiale era che non si trattasse di una minaccia concreta. Per questo fu rimproverato dai suoi superiori perché non aveva rispettato la catena di comando. Il capo di Stato maggiore Eyal Zamir ha espresso le sue condoglianze per la morte di un eroe d'Israele. Verrà seppellito mercoledì nel kibbutz Merhavia di cui era originario. 

L’Argentina non decolla

[Per un cuore valoroso nulla è impossibile. À vaillant coeur rien d’impossible. Jacques Coeur] Pensionati e sindacati in marcia a Buenos Aires per chiedere pensioni più alte e condizioni di vita dignitose. I manifestanti accusano il governo di avere aggravato la situazione degli anziani, tra pensioni insufficienti, cure interrotte e difficoltà a comprare cibo e farmaci. In piazza uno striscione recita: “Rubare ai pensionati è un crimine sociale”. “Non si mangia tutti i giorni – dice Rodolfo Viano, frate francescano. Ci sono sempre più pensionati che, anche con la pensione minima, devono andare a cercare da mangiare in una mensa. I pensionati non riescono a completare le cure per i diversi problemi di salute che hanno. Devono decidere quale medicina possono comprare e quale no”. “Un pensionato in Argentina vive da miserabile, da straccione – protesta Estala, una manifestante. Così vive, senza medicine. Immaginate come può vivere se non può spendere più di 10mila pesos al giorno. Quando si aumentano loro lo stipendio, il Paese non fallisce. E quando danno 5mila pesos a un pensionato, allora la nazione è in pericolo?”Il Fondo monetario internazionale (Fmi) ha approvato la seconda revisione del programma di aiuti concordato con l'Argentina nel 2025, autorizzando un nuovo esborso da un miliardo di dollari a favore del governo di Javier Milei. Il via libera definitivo del board del Fondo arriva dopo l'accordo tecnico raggiunto ad aprile tra i funzionari dell'organismo e il team economico argentino.    Nel comunicato diffuso oggi, l'Fmi definisce l'approvazione "un altro traguardo" del programma da 20 miliardi di dollari firmato nel 20 finalizzato a consolidare l'abbassamento dell'inflazione, rafforzare la stabilità esterna e favorire la crescita del settore privato. Secondo il board, nonostante un contesto internazionale e interno più complesso, Buenos Aires ha mantenuto "politiche prudenti" e progressi significativi nel riequilibrio macroeconomico.    La direttrice Kristalina Georgieva ha lodato il governo Milei per i "notevoli avanzamenti" nel risanamento fiscale e nelle riforme strutturali, pur riconoscendo ritardi nell'accumulo delle riserve internazionali. Il Fondo ha però sottolineato la forte riduzione dell'inflazione, il ritorno dell'avanzo primario e i progressi nella deregolamentazione dell'economia argentina. L'attività economica in Argentina non decolla nonostante il boom dei settori primari (energia, agricoltura e miniere). Secondo dati ufficiali, a maggio si è registrato un incremento di solo lo 0,2% su anno con una contrazione invece dello 0,5% rispetto ad aprile, mentre la crescita complessiva è stata dell'1,7% rispetto allo stesso mese del 2025.    Il rilevamento conferma la fotografia di un'economia a due velocità che si è venuta delineando nel corso degli ultimi due anni, con 8 settori in crescita e sette in calo.  L'agenzia di rating Moody's ha migliorato il giudizio sul debito sovrano dell'Argentina, portandolo da Caa1 a B3 per le obbligazioni in valuta locale ed estera e modificando l'outlook da stabile a positivo. La decisione riflette, secondo l'agenzia, il calo del rischio di default grazie alla stabilizzazione macroeconomica, ai surplus fiscali e alla riduzione dell'inflazione.    Il ministro dell'Economia Luis Caputo ha salutato il rialzo come un riconoscimento dei progressi compiuti dal governo. Il viceministro José Luis Daza ha sottolineato che "Moody's, S&P e Fitch sono allineate sul rating B- per la prima volta in oltre un decennio", aggiungendo che "migliaia di investitori istituzionali hanno ora il via libera per investire in Argentina".    Moody's ha inoltre evidenziato il miglioramento delle finanze pubbliche, della bilancia esterna e delle prospettive di crescita legate agli investimenti nei settori dell'energia e delle miniere, pur segnalando i rischi politici connessi alle elezioni del 2027.

domenica 26 luglio 2026

Bibi sostiene Bolsonaro

[Il mio amore per te è come l'universo: infinito e pieno di spazi vuoti.] Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha espresso il proprio sostegno alla candidatura presidenziale del senatore brasiliano Flavio Bolsonaro con un videomessaggio trasmesso a margine del congresso del Partito Liberale (Pl), che ha ufficializzato la corsa del figlio dell'ex presidente Jair Bolsonaro alle elezioni del 4 ottobre. "Flavio, amico mio, voglio congratularmi con te per il lancio ufficiale della tua candidatura. Sei un grande campione del Brasile e un grande campione dell'amicizia tra i nostri popoli", ha dichiarato Netanyahu, aggiungendo di essere convinto che il candidato "porterà il Brasile a traguardi sempre più alti".    Il sostegno conferma i rapporti consolidati tra Netanyahu e la famiglia Bolsonaro. Nel gennaio scorso Flavio si era recato in Israele, dove era stato ricevuto dal premier e da altri esponenti politici, presentandosi già come aspirante candidato alla presidenza. Il senatore ha inoltre ribadito nelle ultime settimane che, in caso di vittoria, intende rafforzare ulteriormente le relazioni tra Brasile e Israele e trasferire l'ambasciata brasiliana da Tel Aviv a Gerusalemme, un progetto già sostenuto dal padre durante il suo mandato presidenziale tra il 2019 e il 2022, ma mai realizzato. Il Partito Liberale (Pl) ha ufficializzato oggi a San Paolo la candidatura del senatore Flavio Bolsonaro alla presidenza del Brasile per le elezioni del prossimo 4 ottobre. Il congresso ha riunito i principali esponenti del campo conservatore ed è stato caratterizzato dagli interventi del presidente argentino Javier Milei e da un videomessaggio realizzato con l'intelligenza artificiale che riproduceva Jair Bolsonaro, impossibilitato a partecipare perché agli arresti domiciliari.    Nel video, l'ex capo dello Stato ha invitato i sostenitori ad accogliere il figlio "a braccia aperte", definendolo il naturale continuatore del suo progetto politico. Anche l'ex first lady Michelle Bolsonaro, in collegamento video, ha espresso il proprio sostegno alla candidatura del figliastro, sancendo la riconciliazione tra i due dopo gli scambi di accuse delle ultime settimane. Ospite d'onore, Milei ha ribadito l'appoggio al progetto politico della famiglia Bolsonaro, richiamando la necessità di rafforzare il fronte delle destre in America Latina. Per lui Flavio è "l'unico che può sconfiggere Lula". Nel primo discorso da candidato, il senatore Bolsonaro ha definito il padre "il più grande leader della destra", promettendo di raccoglierne l'eredità politica e affermando di voler "liberare il Brasile" da quello che ha definito un "sequestro". Il politico ha inoltre rivolto dure critiche al presidente Luiz Inacio Lula da Silva e alla Corte Suprema, accusando in particolare il giudice Alexandre de Moraes di perseguitare gli avversari politici e di limitare la libertà di espressione. Tra le priorità del programma ha indicato la riduzione delle tasse, un inasprimento della legislazione penale con pene più severe per gli autori di reati violenti, responsabilità penale per i minorenni e la castrazione chimica per i condannati per stupro di minori. Il presidente della Corte Suprema del Brasile (Stf), Edson Fachin, ha condannato le dichiarazioni del presidente argentino Javier Milei contro il giudice Alexandre de Moraes, definendole "irrispettose" e "incompatibili con la civiltà che deve caratterizzare le relazioni tra gli Stati". La presa di posizione è arrivata dopo il comizio di Milei alla convention del Partito Liberale (Pl) a San Paolo, dove il leader argentino ha definito Moraes "calvo spazzatura".    In una nota, Fachin ha affermato che le parole di Milei rappresentano un'offesa rivolta "a un magistrato della più alta Corte del Paese", pronunciata "in territorio brasiliano" in relazione a un atto giurisdizionale adottato "nel rispetto della Costituzione e delle leggi della Repubblica Federativa del Brasile".    L'attacco di Milei è arrivato dopo che Moraes ha respinto la richiesta dell'ex presidente Jair Bolsonaro, agli arresti domiciliari, di ricevere la visita del capo dello Stato argentino. Nel suo intervento alla convention che ha lanciato il figlio, senatore Flavio Bolsonaro come candidato alla presidenza, Milei ha espresso solidarietà all'ex presidente brasiliano, sostenendo che la giustizia gli abbia impedito di incontrare "un amico ingiustamente incarcerato". Il presidente argentino ha inoltre paragonato il caso di Bolsonaro a quello di Luiz Inacio Lula da Silva, ricordando che, durante la detenzione dell'attuale capo dello Stato brasiliano, diversi leader stranieri, tra cui l'allora presidente argentino Alberto Fernandez, avevano potuto fargli visita.