[Intelligo ut credam , credo ut intelligam. Agostino] La crisi si è manifestata in maniera palese a settembre del 2025 con la vendita di Asc Handling Limited (operante negli aeroporti di Heathrow e Gatwick) a Swissport, leader mondiale nei servizi di terra aeroportuali worldwide. Gli scali di Palermo e Catania non sono mai entrati nella trattativa, forse perché fortemente indebitati. Nel 2024 il risultato di esercizio è stato di -3.701.391,00; nell’anno successivo -3.086.592,00. Visti i numeri fallimentari asc dichiara di avere un esubero complessivo quantificato in 38,32 FTE, così distribuito 27,26 FTE sullo scalo Catania;11,06 sullo scalo di Palermo.Se dipendesse esclusivamente da pasticiedda probabilmente gli esuberi sarebbero già stati licenziati, salvando solo parenti e amici, ma con gli ammortizzatori sociali una soluzione si trova. Dopotutto la principessa aveva già capito tutto … cambiando il pin del bancomat. Ma occhio ai sindacati che potrebbero fare delle proposte oscene, che già hanno fatto in Aviapartner anni fa, ma con strascichi presenti anche oggi. Mi riferisco allo spezzato.
OTTOBRE ROSSO
sabato 25 aprile 2026
Riecco calciopoli
[Il compito degli uomini di cultura è più che mai oggi quello di seminare dei dubbi, non già di raccogliere certezze. Bobbio] Il designatore degli arbitri di serie A e B, Gianluca Rocchi, è indagato dalla Procura di Milano per concorso in frode sportiva. La notizia è stata confermata all'ANSA da fonti vicine allo stesso Rocchi. L'inchiesta con al centro il campionato 2024-2025 è condotta dal pubblico ministero milanese Maurizio Ascione e sarebbe scattata in seguito ad un esposto nell'estate dello scorso anno. L'accusa è che il designatore Rocchi, raggiunto nelle scorse ore da un avviso di garanzia, abbia in qualche modo condizionato alcune scelte arbitrali esercitando pressioni sul Var. Sarebbero diverse le partite del torneo scorso al vaglio degli inquirenti. Tra queste Udinese-Parma del primo marzo 2025, vinta dai friulani grazie a un rigore di Thauvin, e Inter-Verona del gennaio 2024, vinta 2-1 dai nerazzurri. Nella prima partita, secondo l'accusa, la sala Var sarebbe stata richiamata da Rocchi a invitare l'arbitro Maresca all'on field review per un possibile calcio di rigore per fallo di mano, in un primo momento escluso e poi assegnato. Nel secondo caso l'episodio dubbio è una gomitata del difensore nerazzurro Alessandro Bastoni al giocatore gialloblu Duda. Un contatto ritenuto non falloso dopo un fitto dialogo tra Var e arbitro, che termina con la convalida del gol decisivo di Frattesi: in questo caso, è l'ipotesi, non sarebbe stato chiamato l'on field review sul fallo di Bastoni.
Intrusi propal
[Dio ci ha dato due orecchie, ma soltanto una bocca, proprio per ascoltare il doppio e parlare la metà. Epitteto] Migliaia di persone in corteo a Palermo per celebrare la Liberazione del 25 aprile. La marcia è partita dalla via Libertà a conclusione della cerimonia istituzionale che si è svolta nel giardino Inglese, intitolato al presidente della Regione Piersanti Mattarella assassinato nel 1980, dove sono state deposte corone d'alloro e fiori nel cippo dedicato a Pompeo Colajanni, il comandante Barbato, e nella lapide dei caduti di Cefalonia dopo gli interventi del sindaco di Palermo Roberto Lagalla, contestato al grido 'vergogna' e 'dimettiti', e del presidente dell'Anpi di Palermo Ottavio Terranova. In testa al corteo una gigantografia della carta costituzionale e a seguire lo striscione della Cgil. Tra i manifestanti tante famiglie con bambini, i rappresentanti dell'Anpi, collettivi, associazioni, movimenti. In mezzo un bandierone della Palestina di circa 20 metri. Dedicati alla liberazione di Gaza e dei territori palestinesi i tanti cori dei manifestanti diretti verso piazza Massimo per il comizio finale. Ampio lo spiegamento di agenti della Digos, poliziotti e carabinieri alla cerimonia istituzionale e al corteo pacifico. A Milano, mentre la testa del corteo del 25 aprile era quasi arrivata in piazza Duomo, è rimasto bloccato dalle proteste dei pro-Palestina tutto il resto del corteo milanese, compreso lo spezzone della Brigata ebraica, che ha percorso pochi metri e poi si è fermato. I militanti pro Palestina gridavano "fuori dal corteo" e "vergogna". Fra fischi e applausi, insulti e grida 'fuori, fuori', la polizia in tenuta antisommossa ha fatto spostare lo spezzone della Brigata ebraica fuori dal corteo del 25 aprile a Milano, lungo via Senato. "Siamo stati cacciati dalla Polizia, è un fatto grave e ne parleremo". Lo ha detto il direttore del Museo della Brigata ebraica Davide Romano, dopo che lo spezzone della Brigata Ebraica è stata fatta uscire dal corteo del 25 aprile a Milano."Uno ci ha detto, siete solo saponette mancate". Lo ha riferito l'esponente del Pd Emanuele Fiano al corteo a Milano parlando delle contestazioni ricevute alla Brigata ebraica dai manifestanti pro Palestina. Molti i fischi arrivati dai manifestanti allo spezzone dove si trova anche Luciano Belli Paci, figlio di Liliana Segre, protetto da un ampio schieramento di forze dell'ordine. "Siamo stati cacciati dal corteo, perché abbiamo nei nostri striscioni la stella di David, perché difendiamo il diritto dello stato d'Israele di esistere, perché difendiamo i diritti della Brigata ebraica a sfilare? Non lo so, chiedetelo a loro". è quanto ha spiegato Fiano. "E' il cinquantesimo anno che partecipo, non era mai successa una cosa così", ha aggiunto. A Roma, tra bandiere rosse, e dell'Anpi, vessilli della pace, ma anche della Palestina, di Hezbollah, e dell'Iran, migliaia di persone si sono ritrovate a Porta San Paolo e sono partite in corteo per l'81esimo anniversario della Liberazione, al termine di una mattinata aperta dalle cerimonie istituzionali. La giornata era iniziata con la deposizione di una corona d'alloro all'Altare della Patria, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Successivamente, altri omaggi si sono svolti al Mausoleo delle Fosse Ardeatine e al Museo storico della Liberazione. Nel frattempo, un primo corteo di alcune centinaia di manifestanti era partito dalla sede della Fao, dirigendosi verso l'ambasciata cubana in segno di protesta contro il blocco statunitense. In piazza sigle come Potere al Popolo, OSA, Cambiare Rotta, Usb e Movimento per il diritto all'abitare, insieme a rappresentanti di movimenti palestinesi, hanno sfilato su viale Aventino con cori antifascisti e slogan contro il riarmo e l'imperialismo. Davanti all'ambasciata i manifestanti sono stati accolti dall'ambasciatore cubano Jorge Luis Cepero Aguilar, che ha tenuto un breve intervento. Al termine è stata deposta una corona d'alloro sotto il busto di José Martí, in ricordo dei 32 cubani uccisi durante la cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro. Il corteo si è poi diretto verso Porta San Paolo, dove è confluito nella manifestazione principale. Qui, dopo la deposizione di una corona in memoria dei caduti della Resistenza, la piazza si è riempita: presenti bandiere con falce e martello. L'area attorno alla Piramide Cestia è stata chiusa al traffico, con vigili urbani impegnati nella gestione della viabilità e forze dell'ordine a presidiare la zona. Dal palco allestito nei pressi delle lapidi dedicate alla Resistenza si sono alternati interventi contro le guerre e contro il governo nazionale. Tra fumogeni colorati e bandiere - rosse del sindacato Usb e nere dell'organizzazione studentesca Cambiare Rotta - gruppi di manifestanti hanno continuato ad affluire sul piazzale, in attesa della partenza del corteo. Il percorso previsto attraverserà via Ostiense, via Pellegrino Matteucci, via Benzoni e la Garbatella fino al Parco Schuster, dove sono in programma interventi. I manifestanti stanno sfilando intonando Bella ciao tra le strade della Capitale. Attimi di tensione sono stati vissuti a Porta San Paolo quando, poco prima delle 11, un gruppo di circa dieci manifestanti ha raggiunto i pressi della Piramide Cestia con bandiere ucraine. Le forze dell'ordine, secondo quanto si apprende, sono intervenute per evitare che l'episodio potesse degenerare. In quegli attimi, infatti, alcuni manifestanti riconducibili alla componente di estrema sinistra hanno usato spray urticante anche in direzione di agenti in borghese. La situazione è poi tornata alla normalità con l'allontanamento dei manifestanti pro-Ucraina che sono monitorati dalle forze dell'ordine. "Stamattina una delegazione di +Europa guidata dalla vicesegretaria Antonella Soldo e dalla tesoriera Carla Taibi ha partecipato alla manifestazione del 25 aprile a Roma. Il gruppo è arrivato in piazza con uno striscione che recitava "No Kings No Zar" e le bandiere di Europa, Ucraina, Iran, Palestina, Venezuela, Rojava. A ricordare la lotta contro ogni regime. All'inizio del corteo un gruppo di violenti ha aggredito il gruppo, incendiando la bandiera dell'Ucraina e provando a strappare quella europea. Spintoni anche alla vicesegretaria da parte di un uomo non identificato. Tra coloro che hanno provato a cacciare gli esponenti di +Europa anche uno degli organizzatori, Alberto Fazolo". Lo riporta una nota di Più Europa. "Purtroppo la lotta per la democrazia continua ad avere le sue difficoltà, ma pochi facinorosi e violenti non bastano a mettere in discussione la nostra presenza a una commemorazione così importante nella storia del nostro Paese. Ringrazio il segretario della CGIL che in piazza ci ha invitati a stare vicino a lui per tutelare la nostra presenza. Sicuramente procederò con una denuncia nei confronti dell'uomo che mi ha messo le mani addosso e ha provato a sferrarmi un pugno confidando che le autorità possano identificarlo dai numerosi video", ha detto Soldo. Con una cerimonia nel cortile interno del Monumento nazionale della Risiera di San Sabba, unico lager nazista con forno crematorio sul territorio nazionale, Trieste ha celebrato l'81/o anniversario della Liberazione. Quest'anno ricorrono anche i 50 anni dal processo per i crimini commessi nella Risiera che si celebrò nell'Aula della Corte di Assise del Palazzo di Giustizia di Trieste dal 16 febbraio al 29 aprile 1976. La cerimonia è cominciata con la deposizione di una corona d'alloro nel cortile interno. Ad accompagnare la corona, il sindaco Roberto Dipiazza, il prefetto di Trieste, Giuseppe Petronzi, l'assessore regionale Sebastiano Callari e il comandante del Comando militare Esercito Fvg, colonnello Claudio Romano. A seguire sono state deposte corone e omaggi floreali da parte dei sindaci dei Comuni della provincia di Trieste, del Comune di Sezana (Slovenia) e dei rappresentanti dei gruppi e delle associazioni. Presenti il picchetto del secondo reggimento Piemonte Cavalleria di Opicina, autorità militari, civili e religiose; e ancora i rappresentanti e i labari di vari gruppi ed enti. Assente il rabbino capo di Trieste, Alexander Meloni, nel rispetto dello Shabbat.Alle 12 è invece prevista la partenza di un corteo antifascista, promosso da Trieste Antifascista e da Global Sumud Italia Fvg, con ritrovo tra le vie Miani e Puschi, poco distante dalla Risiera. Gli organizzatori del corteo intendono "riportare al centro il significato attuale della Resistenza in un contesto segnato da guerra, crescente repressione e restringimento degli spazi di partecipazione". A Bologna, celebrazioni per il 25 aprile a piazza del Nettuno. "Abbiamo fatto tanto per la pace in Europa e nel nostro Paese, oggi festeggiamo la Liberazione dell'Italia", ha detto il sindaco Matteo. "C'è chi chiede di archiviare l'antifascismo - ha aggiunto - ma oggi, in questa piazza, insieme a migliaia di cittadini, ribadiamo il contrario, proprio di fronte a questo sacrario che onoriamo". Il sindaco ha sottolineato il valore unitario della ricorrenza: "Vogliamo che sia un 25 aprile di grande unità nazionale, anche se qualcuno non lo vuole". Infine, il richiamo al capo dello Stato: "Seguiamo l'esempio del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che ci ha ricordato l'importanza della pace, dell'inno nazionale e del non chinare la testa di fronte alle oligarchie e ai nuovi nazionalismi". Lepore è stato contestato da un gruppo di attivisti pro Palestina, nel corso del suo intervento. Al grido di 'Palestina Libera' un gruppo di una cinquantina di persone è entrato in piazza con bandiere della Palestina, cartelli e kefiah. Gli attivisti hanno più volte cercato di sovrastare la voce del sindaco con slogan e richieste di prendere le distanze dal conflitto in Medio Oriente. Contestato anche il governo di Israele con parole come: "Sono tutti assassini" e il presidente Benjamin Netanyahu, definito "un torturatore" dai manifestanti. Il sindaco è stato invece applaudito quando ha preso posizione contro il governo israeliano e le politiche del governo Meloni. A Bari, cerimonia al Sacrario militare dei Caduti d'Oltremare. "La Resistenza non è finita nel 1945. Ha cambiato forma e chiede, ancora, responsabilità", ha detto il sindaco Vito Leccese. "Bari - ha ricordato Leccese - fu non solo il porto logistico ma il laboratorio politico dove il dissenso si trasformò in progetto di Stato. È da questa consapevolezza, da questo primato morale e civile, che dobbiamo partire. Perché non è mai stato comodo il 25 aprile. Non lo è stato nel 1945, quando scegliere significava esporsi e rischiare di perdere tutto. Non lo è neanche oggi, in un tempo in cui la politica spesso preferisce le sfumature alle scelte e le mezze parole alla responsabilità. Invece dobbiamo dirlo con chiarezza e, soprattutto, a testa alta: questa è la Festa della Liberazione, non della Libertà".
Domani 40mo anniversario di Chernobyl
[La bellezza delle cose esiste nella mente di chi le osserva. Hume] ”L’incidente di Chernobyl ha segnato una svolta per la sicurezza nucleare. Ha portato ad accordi giuridicamente vincolanti, maggiore trasparenza e cooperazione globale". Lo scrive l'Aiea, l'agenzia internazionale per l'energia atomica dell'Onu, sul suo account X. In Ucraina si commemora il 40mo anniversario dell'esplosione alla centrale nucleare, il peggior disastro nucleare civile della storia. Una ricorrenza che cade a quattro anni dall'invasione russa che ha nuovamente messo la centrale sotto minaccia e aumentato il rischio di un'altra catastrofe radioattiva. L'esplosione, all'1.23 del 26 aprile 1986, fu dovuta ad un errore umano durante un test di sicurezza che innescò un'esplosione nel reattore numero quattro della centrale, oggi nell'Ucraina settentrionale ma all'epoca parte dell'Unione Sovietica. L'esplosione devastò l'interno dell'edificio, sprigionando una nube di fumo radioattivo nell'atmosfera. Per l'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea) la causa principale del disastro furono "gravi carenze nella progettazione del reattore e del sistema di arresto" combinate con "violazioni" delle procedure operative. Nei giorni successivi, una nube radioattiva contaminò pesantemente Ucraina, Bielorussia e Russia prima di diffondersi in tutta Europa. I resti dell'impianto sono oggi coperti da una struttura interna in acciaio e cemento nota come sarcofago, costruita frettolosamente dopo il disastro del 1986. Un nuovo involucro esterno ad alta tecnologia, il Nuovo confinamento sicuro, è stato installato tra il 2016 e il 2017, progettato per sostituire in futuro il sarcofago, non concepito come soluzione permanente. L'imponente struttura metallica esterna è stata perforata da un drone russo nel febbraio 2025, perdendo la sua capacità di contenere le radiazioni. Dal 1986 l'area intorno all'impianto è stata evacuata ed è diventata una zona di esclusione, con città, campi e foreste abbandonati. In totale, oltre 2.200 chilometri quadrati nell'Ucraina settentrionale e 2.600 chilometri quadrati nella Bielorussia meridionale sono di fatto inabitabili. Secondo l'Aiea, per i prossimi 24.000 anni non sarà possibile vivere in sicurezza in quella zona.
venerdì 24 aprile 2026
A caccia di Hezbollah
[Riguardo agli dei, non ho la possibilità di accertare né che sono, né che non sono, opponendosi a ciò molte cose: l'oscurità dell'argomento e la brevità della vita umana. Protagora] Gli attacchi israeliani in Libano hanno causato ieri la morte di sei persone, nonostante il cessate il fuoco in corso nella guerra che dura da oltre sei settimane tra Israele e Hezbollah. Lo ha dichiarato il Ministero della Salute libanese. "Gli attacchi aerei del nemico israeliano sul Libano meridionale di oggi hanno provocato il martirio di sei cittadini e il ferimento di altri due", ha affermato il Ministero in una dichiarazione. Due persone sono state uccise a Wadi al-Hujair, due a Touline e una ciascuna a Srifa e Yater, tutte nel Libano meridionale, ha precisato il Ministero. La forza di pace delle Nazioni Unite in Libano, UNIFIL, ha inoltre annunciato che un membro dei Caschi Blu indonesiani è morto in ospedale per le ferite riportate il 29 marzo in un attacco alla sua base. All'epoca dell'attacco del 29 marzo, UNIFIL aveva dichiarato che un soldato indonesiano era rimasto ucciso e un altro ferito. Un'indagine preliminare delle Nazioni Unite ha stabilito che il soldato è stato ucciso da un proiettile di carro armato israeliano. Oggi l'esercito israeliano ha dichiarato di aver ucciso sei persone nella città di Bint Jbeil, nel sud del Libano, teatro di intensi scontri tra le forze israeliane e Hezbollah nei giorni precedenti al cessate il fuoco del 17 aprile. L'esercito israeliano ha affermato che tutte e sei le persone uccise a Bint Jbeil erano combattenti del gruppo armato filo-iraniano Hezbollah. Non è chiaro se i decessi annunciati dal Ministero della Salute libanese siano collegati a quelli rivendicati da Israele. Secondo il Ministero della Salute libanese, gli attacchi israeliani hanno causato 2.491 morti in Libano dall'inizio della guerra, il 2 marzo. Il cessate il fuoco tra Israele e Libano è stato esteso di tre settimane. Lo ha annunciato il presidente americano Donald Trump, dicendo che si attende che i leader di Israele e Libano lo incontrino nel corso delle prossime due settimane. 'Non abbiamo bisogno dell'arma nucleare contro l'Iran, a nessuno dovrebbe essere consentito di utilizzarla'. Il presidente Usa sostiene di volere "un accordo con l'Iran che duri". Per la Cnn, le forze armate americane stanno preparando piani di emergenza per colpire le difese iraniane nello Stretto di Hormuz qualora il fragile cessate il fuoco dovesse crollare. Secondo Axios, il Corpo delle Guardie Rivoluzionaria ha disseminato altre mine nello Stretto di Hormuz. Nell’attacco in Libano contro le truppe francesi di Unifil (Forza di Interposizione in Libano delle Nazioni Unite), un militare francese è morto e altri tre sono rimasti feriti. Lo ha annunciato suoi social il presidente francese, Emmanuel Macron. “Tutto lascia pensare che la responsabilità sia del Hezbollah”, ha dichiarato l’inquilino dell’Eliseo. “Il sergente capo Florian Montorio del 17esimo reggimento del genio paracadutista di Montauban è caduto questa mattina nel sud-Libano durante un attacco contro l’Unifil”, ha scritto Macron, “Tre dei suoi fratelli di armi sono feriti e sono stati evacuati. La Nazione si inchina con rispetto e rivolge il suo sostegno alle famiglie dei nostri soldati e a tutti i nostri militari impegnati per la pace in Libano”. “Tutto lascia pensare che la responsabilità di questo attacco ricada su Hezbollah”, ha aggiunto Macron, “La Francia esige dalle autorità libanesi che arrestino immediatamente i colpevoli e assumano le loro responsabilità al fianco dell’Unifil”. “Condanno con fermezza l’aggressione contro i membri del contingente francese” dell’Unifil, ha dichiarato in precedenza il primo ministro libanese Nawaf Salam, nel secondo giorno della tregua con Israele. Ha affermato di aver ordinato l’apertura di un'”indagine immediata” per individuare e arrestare i responsabili. Un portavoce della forza Onu ha confermato alla France Presse che si è verificato un “incidente” questa mattina a Ghandouriyé, nel sud del Libano, senza ulteriori dettagli immediati sulle circostanze.Secondo valutazioni interne del Dipartimento della Difesa, confermate anche da fonti del Congresso che hanno parlato con il New York Times, le scorte di missili statunitensi e di armi costose si sono notevolmente ridotte a causa della guerra con l'Iran. Secondo le stime, gli Usa hanno consumato 1.100 missili da crociera stealth a lungo raggio, progettati per una guerra con la Cina; 1.000 missili da crociera Tomahawk, circa 10 volte il numero che acquistano attualmente ogni anno; 1.200 missili intercettori Patriot, ognuno dei quali costa più di 4 milioni di dollari; e 1.000 missili di precisione e missili terrestri.
La vendetta di Trump
[L’uomo è condannato ad essere libero: condannato perché non si è creato da se stesso, e pur tuttavia libero, perché, una volta gettato nel mondo, è responsabile di tutto ciò che fa. Sartre] Gli Stati Uniti hanno ribadito la loro neutralità sulla contesa di sovranità delle Isole Falkland tra Argentina e Regno Unito. Lo ha dichiarato un portavoce del Dipartimento di Stato americano. "La nostra posizione sulle Isole rimane neutrale. Riconosciamo che esistono rivendicazioni di sovranità contrastanti tra Argentina e Regno Unito", ha affermato il portavoce, aggiungendo che gli Stati Uniti riconoscono "l'amministrazione di fatto del Regno Unito" dell'arcipelago senza prendere posizione sulle rivendicazioni di sovranità. Una email interna del Pentagono ipotizza misure contro gli alleati Nato ritenuti "difficili" nel conflitto Usa-Iran, inclusa la possibilità di sospendere la Spagna dall'Alleanza. Lo scrive Reuters sul sito. Tra le opzioni allo studio, si starebbe valutando anche la possibilità di rivedere la posizione degli Stati Uniti rispetto alla rivendicazione britannica delle isole Falkland. Le opzioni politiche sono dettagliate in una nota che esprime frustrazione per la presunta riluttanza o il rifiuto di alcuni alleati di concedere agli Usa l'accesso, le basi e i diritti di sorvolo per la guerra contro l'Iran. "Non ci basiamo sulle e-mail. Ci basiamo su documenti ufficiali e posizioni governative, in questo caso degli Stati Uniti". Lo ha detto il premier spagnolo Pedro Sanchez, a margine del vertice Ue informale di Cipro, interpellato su un'email interna del Pentagono - rivelata in un'esclusiva di Reuters - che ipotizzerebbe misure contro Madrid, tra cui una possibile sospensione dalla Nato, per punirla per la sua posizione nella guerra con l'Iran. Un’email interna del Pentagono, fatta circolare ad alti livelli del dipartimento della Difesa Usa, delineerebbe una serie di opzioni per “punire” gli alleati Nato che Washington ritiene non abbiano sostenuto le operazioni militari statunitensi nella guerra contro l’Iran. Lo rivela Reuters, citando un funzionario americano in forma anonima. Tra le opzioni contemplate figura la sospensione dei paesi ritenuti “difficili” da posizioni importanti o prestigiose nell’Alleanza. La Spagna è indicata come caso specifico: Madrid ha vietato l’uso delle sue basi militari – tra cui la Naval Station Rota e la base aerea di Morón – e del proprio spazio aereo per attacchi contro l’Iran, scelta motivata dal governo socialista di Sanchez con il rispetto del diritto internazionale. Secondo il funzionario citato, la sospensione della Spagna avrebbe un impatto operativo limitato sulle attività militari americane, ma un peso simbolico molto rilevante. L’obiettivo delle misure ‘punitive’ sarebbe quello di inviare un segnale forte agli alleati europei e contrastare quello che Washington percepisce come un “senso di diritto acquisito” da parte dell’Europa nei confronti dell’ombrello di sicurezza americano. Spunta poi un’opzione di portata potenzialmente molto più ampia nei confronti del Regno Unito: riconsiderare il sostegno diplomatico americano alle cosiddette “imperial possessions” europee, con esplicito riferimento alle Isole Falkland, amministrate da Londra ma rivendicate dall’Argentina del presidente Javier Milei, considerato da Trump un alleato. La guerra del 1982 tra Argentina e Gran Bretagna per le isole costò la vita a 650 soldati argentini e 255 britannici. Trump ha già attaccato il premier britannico Starmer – “nessun Winston Churchill” – per la riluttanza ad aderire alle operazioni militari contro l’Iran, e ha descritto le portaerei britanniche come “giocattoli”. Londra ha inizialmente negato l’uso delle proprie basi per attacchi offensivi, concedendo successivamente missioni difensive. L’email non propone né il ritiro degli Stati Uniti dalla Nato né la chiusura di basi in Europa. Il funzionario ha declinato di precisare se le opzioni includano un ridimensionamento della presenza militare americana nel continente, ipotesi comunque ampiamente attesa dagli analisti. Il portavoce del Pentagono Kingsley Wilson ha risposto senza smentire il contenuto del documento: “Come ha detto il presidente Trump, nonostante tutto quello che gli Stati Uniti hanno fatto per i nostri alleati Nato, loro non c’erano per noi. Il Dipartimento della Guerra garantirà al presidente opzioni credibili affinché i nostri alleati non siano più una tigre di carta.” La reazione spagnola è arrivata da Cipro, dove Sanchez partecipa al vertice informale del Consiglio europeo. Oltre a respingere la validità dell’email come documento di riferimento, il premier ha ribadito la linea del suo governo: “La posizione del governo spagnolo è chiara: assoluta cooperazione con i nostri alleati, ma sempre nel quadro del diritto internazionale. La Nato prevede di modernizzare la sua flotta di aerei da ricognizione Awacs ma non si affiderà più a velivoli di fabbricazione statunitense. Come scrive la Dpa, se solo un anno fa si dava per scontato che il produttore statunitense Boeing avrebbe ottenuto l'appalto per la costruzione dei nuovi aerei da ricognizione, ora le fonti sostengono che in futuro verranno usati aerei del produttore canadese Bombardier, equipaggiati con il sistema di ricognizione e allerta precoce GlobalEye dell'azienda svedese di difesa Saab. L'ordine dovrebbe comprendere fino a 12 velivoli Global 6000 o Global 6500, per un valore di diversi miliardi di euro.
giovedì 23 aprile 2026
Cessazione attività Cityline
[L'affetto lo intelletto lega. DANTE ALIGHIERI] Il vettore aereo Lufthansa ha annunciato un taglio operativo consistente sul corto raggio, dopo Cityline entro ottobre verranno cancellati circa 20.000 voli, con un risparmio stimato di circa 40.000 tonnellate di cherosene. L’intervento riguarda un riassetto della rete estiva che interesserà i sei principali hub del gruppo —Francoforte, Monaco, Zurigo, Vienna, Bruxelles e Roma— con l’obiettivo di migliorare l’efficienza di macchina e ridurre i consumi. Tra le misure temporanee figurano la sospensione delle rotte in partenza da Francoforte verso Bydgoszcz e Rzeszow (Polonia) e verso Stavanger (Norvegia). Inoltre una decina di collegamenti intra-gruppo saranno deviati ed operati tramite altri scali, tra cui Stoccarda, Heringsdorf, Cork, Danzica, Lubiana, Fiume, Sibiu, Trondheim, Tivat e Breslavia. A fronte della riduzione di capacità, la compagnia sta parallelamente rivedendo la programmazione dei voli a medio raggio; i dettagli operativi e la nuova pianificazione dovrebbero essere resi noti tra la fine di aprile e l’inizio di maggio. La rimodulazione risponde sia a vincoli di domanda sia ad esigenze di ottimizzazione della flotta e del consumo carburante. Il Gruppo Lufthansa ha annunciato giovedì la cessazione delle attività della sua controllata regionale CityLine, spiegando che il forte aumento del prezzo del cherosene ed una serie di scioperi hanno reso necessario accelerare il piano di ristrutturazione. Come provvedimento immediato, i 27 aerei attualmente operativi di CityLine saranno tolti dal programma voli a partire da dopodomani per limitare le perdite operative. Il vettore aereo tedesco pone l’aumento del costo del carburante —più che raddoppiato dall’inizio del conflitto in Medio Oriente— al centro delle difficoltà finanziarie, mentre le controversie industriali hanno generato oneri addizionali. Negli ultimi giorni il gruppo ha fronteggiato un’ondata di astensioni dal lavoro che ha incluso cinque giorni consecutivi di scioperi ad opera sia degli assistenti di cabina sia dei piloti. Oltre alla chiusura di CityLine, Lufthansa prevede una riduzione di servizi sia sulle rotte a breve sia a lungo raggio dopo la stagione estiva per ottenere ulteriori risparmi. Al personale di CityLine sono state proposte opzioni di ricollocamento ed offerte di impiego in altre società del gruppo, ha reso noto la compagnia. Secondo il direttore finanziario Till Streichert, le misure sono state imposte dall’improvviso aumento dei costi del carburante e dall’instabilità geopolitica, fattori che rendono insostenibile mantenere l’attuale assetto regionale. La decisione segna una svolta significativa nella strategia di rete di Lufthansa ed avrà impatti operativi e sociali rilevanti nelle prossime settimane.