[Una parola è morta quando vien detta, dicono alcuni. Io dico che comincia a vivere soltanto allora. Emily Dickinson] Ottantatré anni fa una delle pagine più buie della storia italiana: all'alba del 16 ottobre del 1943 le SS naziste, con la collaborazione dei fascisti, entrano nel Ghetto ebraico di Roma e danno inizio all'orrore del rastrellamento, deportando ad Auschwitz oltre mille persone tra uomini, donne e bambini. Non furono però risparmiati neanche altri quartieri della Capitale, da Trastevere a Testaccio, da Monteverde al Salario. In 1259 - 689 donne, 363 uomini e 207 bambini - furono costretti ad abbandonare le loro abitazioni, a lasciarsi alle spalle tutte le cose e i ricordi di una vita. Le SS scelsero quella data appositamente: era il giorno del riposo per gli ebrei che celebravano anche la festa del Sukkot. In questo modo, i soldati nazisti erano sicuri di trovarli in casa. Furono portati a forza a Palazzo Salviati, dove i tedeschi distribuirono dei biglietti scritti in italiano con le istruzioni per l'imminente deportazione. Tra loro c'erano anche due donne incinte che partorirono due bambine nel cortile dell'ex collegio militare della capitale. In 227 vennero rilasciati perché provenienti da famiglie 'miste', ma più di 1000 ebrei romani - la mattina del 18 ottobre del 1943 - furono portati dalle SS alla stazione Tiburtina e caricati su un convoglio con 18 carri bestiame diretti nei campi di sterminio. La maggior parte delle persone fu deportata nel campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau. Per le vittime di quella razzia fu un viaggio senza ritorno: solamente in 16 sopravvissero, 15 uomini e una donna, Settimia Spizzichino, morta nel 2000. Nessun bambino uscì vivo da quell'inferno. A ricordare quella ferita che resta incisa indelebile nella città di Roma c'è una lapide commemorativa al Tempio Maggiore. Ma soprattutto ci sono le voci e i racconti di chi ha vissuto quell'orrore e ha dedicato la vita a tenerne viva la memoria nelle nuove generazioni perché un'aberrazione simile non si ripeta mai più. I nomi degli alunni riletti in una sorta di appello per "riaccoglierli" all'interno della scuola. E una targa perché "non si perda mai la memoria di quanto accaduto". La scuola Trento Trieste, dell'istituto comprensivo Virgilio, ha ricordato oggi "i tanti alunni ebrei espulsi dalla scuola vittime dell'applicazione delle leggi razziali adottate dal regime fascista nel '38 e della persecuzione antiebraica". Una cerimonia commovente con il preside, professori e studenti e con alcuni dei parenti di quei bambini costretti a non frequentare più la scuola pubblica insieme a testimoni della Shoah come Pupa Garribba e Ugo Foà, presente anche la vicepresidente della comunità ebraica Antonella Dicastro, la vicepresidente del primo municipio Alessandra Sermoneta e l'assessore Adriano Labbucci. Alunni 'ritrovati' grazie al lavoro dell'Associazione dei docenti italiani per la memoria che ha promosso l'iniziativa e che, come spiega Tiziana Della Rocca, ha messo a confronto i registri di diversi anni della scuola e trovato quanti erano stati cancellati da quelli del 1938 per l'espulsione. Altre targhe verranno apposte in altri istituti come pietre d'inciampo per mantenere la memoria anche nelle scuole. La data scelta per scoprire questa targa - che segue a quelle apposte al ministero dell'Istruzione e negli istituti Mameli e Regina Margherita - non è certo casuale. "Cerchiamo di apporre le targhe - sottolinea Della Rocca - in date storiche importanti e significative: nella targa della Trento Trieste c'è quella del 16 ottobre, in quella data nel '38 iniziarono le espulsioni dalle scuole ma le leggi razziste fecero anche da terreno fertile per arrivare al 16 ottobre del 1943", la data del rastrellamento al ghetto di Roma. "Il 16 ottobre è una data spartiacque: da lì c'è stato un prima e un dopo nel quale c'è stata una 'vita non vita' che alcuni non hanno potuto vivere come mia nonna materna e le mie zie deportate e altri che l'hanno vissuta come se fossero prigionieri", sottolinea Marina Piperno, sorella di un alunno espulso, che ha portato la sua testimonianza insieme alla figlia di Pacifico Funaro. A portare la loro testimonianza all'iniziativa anche Pupa Garribba che ha mostrato ai ragazzi la sua pagella (conservata a via Tasso) con la quale da privatista di "razza ebraica" ha sostenuto gli esami nel "XX anno dell'era fascista". E Ugo Foà che racconta: "Avevo 10 anni e dovevo andare in prima media quando i miei genitori mi hanno detto che non potevo perché il governo fascista aveva emanato una legge che vietava ai bimbi di religione ebraica di andare a scuola. Come ho reagito? Ho pianto: mi sono sentito strappato dalla scuola". "L'emozionante iniziativa di apporre una targa in ricordo dei bambini vittime delle leggi razziali del 1938 - ha detto il preside dell'Istituto Virgilio, Alessio Santagati - ha un duplice scopo: riportare in vita per un giorno questi bambini, facendone risuonare ancora una volta i nomi nella stessa scuola che i loro nomi aveva cancellato ed insegnare alle nuove generazioni che coltivare il ricordo e la memoria è il presupposto necessario per cercare di rendere il mondo un posto migliore". Tensioni all'ex ghetto di Roma dove è in programma la cerimonia per l'anniversario del rastrellamento degli ebrei: alcuni componenti della comunità romana hanno iniziato a urlare e insultare la delegazione dell'Anpi. "Ve ne dovete andare", "fuori, fuori", "vergognatevi" hanno urlato verso l'associazione dei partigiani. "Siamo stati attaccati - ha detto la presidente dell'Anpi di Roma Marina Pierlorenzi - non vogliono l'Anpi, dicendoci che siamo pro pal e che non possiamo stare in questa piazza". Nei giorni scorsi il presidente della comunità ebraica romana Victor Fladlun aveva chiesto all'Anpi di non partecipare. La delegazione dell'Anpi è stata allontanata dalla spazio dedicato alla cerimonia per l'anniversario del rastrellamento e sistemata dietro "alcune transenne", come ha spiegato la presidente provinciale Marina Pierlorenzi. Altre associazioni, in segno di solidarietà, hanno seguito i partigiani e si sono schierate al loro fianco. Tra queste l'Aned (Associazione Nazionale Ex Deportati nei Campi Nazisti), la Fiap (Federazione Italiana associazioni Partigiane) e l'associazione nazionale vittime di guerra. "Noi abbiamo chiesto all'Anpi di non presenziare per una questione di rispetto. Noi abbiamo un profondo rispetto per la storia della lotta partigiana, che è la nostra storia. Ricordo che il 5% degli ebrei italiani ha combattuto nella resistenza quando la media nazionale è 10 volte inferiore. Noi siamo rimasti profondamente feriti nel vedere la brigata ebraica cacciata dal corteo del 25 aprile e siamo rimasti di nuovo profondamente feriti nel vedere la condiscendenza dell'Anpi nei confronti delle piazze pro-Pal. E pensiamo che l'Anpi non debba assolvere al ruolo di partito politico, non debba fare politica ma debba tornare al suo ruolo di preservare la memoria della lotta partigiana della resistenza". Lo ha detto il presidente della Comunità ebraica di Roma, Victor Fadlun, a margine della commemorazione del 16 ottobre, dopo le tensioni avvenute tra alcuni componenti della comunità e dell'Anpi. "Noi riteniamo e abbiamo pieno rispetto e siamo contro qualsiasi forma di violenza anche se fosse solo verbale - ha precisato - . Questa è una comunità pacifica ed è una comunità rispettosa. Ma oggi è una questione di pudore", ha sottolineato. E alla domanda se fosse stato un errore da parte di Roma Capitale di invitare l'Anpi, Fadlun ha risposto: "Penso che il 16 ottobre sia un lutto profondo per la nostra comunità. Ci sono parenti diretti di coloro che sono stati deportati. E quindi ci vuole sensibilità e rispetto".
OTTOBRE ROSSO
venerdì 16 ottobre 2026
Donaldo ricatta
[Per fare un prato bastano | un trifoglio, un'ape, | un trifoglio, un'ape | e un sogno. | Può bastare il sogno | se le api sono poche.” Emily Dickinson] Donald Trump è in possesso di informazioni su Hillary Clinton, Joe Biden e Barack Obama che potrebbe usare contro di loro. Lo ha detto Donald Trump in un'intervista a Newsmax rispondendo a una domanda su un suo possibile impeachment nel caso in cui i democratici vincessero alle elezioni di metà mandato. Gli attivisti del movimento Maga sono in pressing su Donald Trump affinché ricorra a misure straordinarie, inclusa la legge marziale, qualora ritenessero che le elezioni di metà mandato siano "truccate". Lo riporta Axios, citando alcune fonti, secondo le quali, in una videochiamata del 30 settembre, gli attivisti elettorali del movimento Maga, molti dei quali alleati di Trump, hanno messo in guardia contro diffuse violazioni della sicurezza elettorale che, a loro avviso, si verificheranno a novembre, sollecitando con urgenza l'adozione di contromisure. JD Vance e la deputata democratica Alexandria Ocasio-Cortez si sfidano a distanza in Michigan, in quello che potrebbe essere un assaggio del 2028. Vance è volato nello stato per sostenere il candidato repubblicano al Senato Mike Rogers, che corre contro Abdul El-Sayed, il progressista sostenuto da Ocasio-Cortez. Il vicepresidente e la pasionaria democratica sono considerati due papabili aspiranti alla Casa Bianca nel 2028. Il vicepresidente ha definito la corsa una delle più importanti delle elezioni di metà mandato e ha attaccato i democratici, accusandoli di voler "togliere i fondi alla polizia" e di difendere i migranti illegali. Ocasio-Cortez e El-Sayed hanno invece sollevato il tema del caro-vita. La coppia di democratici però non è riuscita a fuggire alle domande sul 2028. Un bambino di nove anni ha chiesto loro se un giorno sarebbero stati presidente o vicepresidente. "Quello che mi interessa è essere il vostro prossimo senatore degli Stati Uniti", ha risposto El-Sayed. Fra le risate del pubblico, ha quindi aggiunto di sperare che il giovane che aveva posto la domanda potesse essere un suo stagista durante il suo secondo mandato.
Starlink abbandona l'Ucraina
[Non scoprire la debolezza è l'artificio della forza. Emily Dickinson] La Francia sta "lavorando per aiutare l'Ucraina a rafforzare la propria capacità di difesa grazie alle immagini satellitari e ai sistemi di allerta precoce, che sono assolutamente indispensabili. E l'Europa dispone di soluzioni in questo ambito". Lo ha annunciato il presidente francese, Emmanuel Macron, in conferenza stampa al termine del Consiglio europeo. Donald Trump ha detto che gli Stati Uniti non sono coinvolti nel depotenziamento dei servizi Starlink in Ucraina. Lo riporta Axios. “Noi non usiamo Starlink per attaccare la Russia o per rispondere agli attacchi russi, noi usiamo Starlink per fermare gli Shahed che attaccano la nostra popolazione”. Lo ha dichiarato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, durante la conferenza stampa oggi a Bruxelles, al termine del suo intervento al Consiglio europeo. “Starlink non è stato disattivato, ma i limiti di velocità sono stati ridotti e non siamo stati in grado di abbattere alcuni droni di Shahed, né di utilizzare uno degli strumenti per proteggere la nostra popolazione”, ha proseguito Zelensky. “Il nostro ministero della Difesa è in contatto e i miei partner mi hanno detto che dalla Casa Bianca sono arrivati segnali che avrebbero ripristinato queste capacità. Hanno ripristinato i limiti di velocità precedenti? No. Ma li ripristineranno ora? Sì”, ha concluso Zelensky.Gli allarmi missilistici costano all'Ucraina circa 45 milioni di dollari per ogni ora di interruzione delle attività economiche. Lo ha dichiarato - come riporta il The Guardian - Oleksandr Kravchenko, ministro ucraino dell'economia e dell'ambiente, secondo cui l'intensificarsi degli attacchi russi sulle infrastrutture alla base dell'economia ucraina, colpendo siti industriali, magazzini, centri logistici e data center sono un tentativo di "distruggere praticamente l'intera economia". La mia posizione rispetto al conflitto russo-ucraino è sempre stata molto chiara, da ancor prima dello scoppio della guerra, ancor prima dell'invasione del 2022, dalla guerra del Donbass. Non penso però di poter parlare degli aspetti politici della situazione". Lo dice in conferenza alla Mostra del Cinema di Venezia il regista russo dissidente Ilya Khrzhanovsky in concorso con Dau, una presenza al festival che è stata contestata dal governo ucraino, secondo cui il film sarebbe uno strumento di propaganda filorussa. Accuse respinte nei giorni prima della Mostra dal cineasta e dal direttore del festival Alberto Barbera. "L'Ucraina si trova in un momento di terribile e sanguinosa guerra, che dura da più di 4 anni. Penso che sopravvivrà, rimarrà forte e preserverà la sua indipendenza e avrà un futuro migliore - aggiunge Khrzhanovsky -. Ma al momento, la tensione è talmente alta che l'unica cosa che posso augurarle è la pace e che il governo ucraino abbia il successo più ampio possibile. Che salvi il Paese e vinca questa guerra". Nella notte le forze armate russe hanno lanciato un attacco su Kiev con missili balistici. Numerose esplosioni si sono udite nella capitale ucraina. In alcune zone della città ci sono state interruzioni dell'energia elettrica. L'aeronautica militare ucraina ha fatto scattare l'allerta per l'arrivo di missili balistici sulla città e l'antiaerea è entrata in azione. Il sindaco di Kiev, Vitali Klitschko, ha dichiarato su Telegram che i soccorsi stanno intervenendo per un incendio in una zona residenziale del distretto di Sviatoshynskyi. L'entità dei danni non è ancora chiara. L'Europa ha il numero di intercettori Patriot "necessario per permetterci di superare l'inverno" ha detto Zelensky in conferenza stampa al Consiglio Europeo. "Allo stesso tempo, procederemo con il progetto Freja per arrivare alla nostra difesa missilistica, ce la faremo: se ora ci uniamo tutti e l'Europa ci sostiene il futuro sarà più facile". In mattinata il punto stampa con il leader ucraino. "Sono felice di essere qui, sono davvero grato per l'enorme sostegno che riceviamo dal Consiglio dell'Ue, dalla Commissione e dai leader europei, veri leader, che sono stati al nostri fianco fin dall'inizio della guerra", ha detto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. "La situazione è davvero grave. Dobbiamo sostenere l'Ucraina anche per aiutarla a superare l'inverno, perché sarà un inverno duro", sono state le parole dell'Alta rappresentante Ue Kaja Kallas. "Non vediamo alcun segnale da parte della Russia che voglia fermare questa guerra o che sia disponibile a qualsiasi tipo di tregua o di pace. Per questo dobbiamo davvero aiutare gli ucraini a sopravvivere e a difendere il loro Paese", ha sottolineato. "È chiarissimo che hanno bisogno di difesa aerea. Possiamo anche discutere, da parte nostra, che cosa possiamo fare di più affinché la Russia riceva il messaggio che deve negoziare per porre fine a questa guerra". Kallas ha ricordato che lunedì sono state adottate "1.600 nuove iscrizioni" nelle liste delle sanzioni e che l'Ue sta "lavorando a un nuovo pacchetto di sanzioni per aumentare la pressione sulla Russia", auspicando di poter agire "insieme a tutti i nostri partner". "Il nostro messaggio al presidente Zelensky è molto semplice - ha spiegato il presidente del Consiglio Europeo Antonio Costa -: il sostegno dell'Unione europea all'Ucraina rimane più forte che mai. Non è questo il momento di ritirare il sostegno. Non è questo il momento di allentare le sanzioni contro la Russia. Ora è il momento di aumentare il nostro sostegno, di intensificare la nostra pressione, e questo è fondamentale per indurre la Russia ad accettare un vero cessate il fuoco, per portarla al tavolo dei negoziati".
giovedì 15 ottobre 2026
Al via voto estero in Israele
[Il mondo non è una fabbrica di auguri esauditi, ma è pieno di persone capaci di renderlo migliore. Tu sei una di quelle. John Green] Giornata speciale per Israele che ha iniziato a votare oggi nelle 130 missioni diplomatiche nel mondo. Sono circa 4.950 gli aventi diritto all’estero, una platea ristretta composta da diplomatici, personale delle commissioni commerciali e familiari in possesso di passaporto diplomatico, che hanno votato con 12 giorni di anticipo rispetto al giorno delle elezioni in Israele, fissato per il 27 ottobre. A spiegarlo in un briefing con la stampa all’Ambasciata a Roma è stato l’Ambasciatore Jonathan Peled. Peled ha ricordato i numeri complessivi di questa tornata: 7,33 milioni di aventi diritto su una popolazione di poco più di 10 milioni. In tutto Israele saranno allestiti 12 mila seggi, di cui 6.200 accessibili per consentire il voto ad anziani e persone con disabilità direttamente in ospedali e case di riposo. Un voto, ha spiegato, che per tradizione si svolge in un giorno feriale dichiarato festivo, principalmente nelle scuole. Entrando nel merito del sistema, l’Ambasciatore ha chiarito che si tratta di un proporzionale puro a collegio unico nazionale: non si vota il candidato ma la lista. La soglia di sbarramento è al 3,25%, che corrisponde a circa 50 mila voti per ottenere un seggio sui 120 della Knesset. A testimoniarlo, le schede mostrate da Peled: 28 bigliettini bianchi, uno per ciascuna lista in corsa. Particolare attenzione, ha sottolineato, alle procedure di sicurezza del voto. Quello diplomatico avviene in doppia busta sigillata, inviata via corriere diplomatico a Gerusalemme e aperta solo al momento dello spoglio generale, per garantirne la segretezza. La stessa procedura vale per i militari, che voteranno nelle basi, anche all’estero, nella stessa giornata del 27 ottobre. Proprio per ragioni di sicurezza anti-cyber, ha aggiunto Peled, le elezioni in Israele restano interamente manuali. Sul piano politico, l’Ambasciatore ha indicato il baricentro della sfida: “Le elezioni sono incentrate sulla leadership di Netanyahu”. Un dato che fotografa la polarizzazione del dibattito interno. Altro è però il piano strategico, dove il Paese, ha rivendicato l’Ambasciatore, resta compatto: “Sulla sicurezza tutti d’accordo”. E interpellato sul riflesso estero di un eventuale cambio al vertice, è stato netto: “Un cambio di leadership non è di per sé un beneficio per le relazioni internazionali”, perché i rapporti si fondano su interessi e sicurezza condivisi. Quanto ai tempi, in Israele i seggi chiuderanno intorno alle 20 del 27 ottobre, con un primo exit poll immediato, che potrebbe slittare alle 22. Il conteggio finale è atteso intorno alle 4 del mattino del 28 ottobre. Solo dopo, il presidente avvierà le consultazioni con i leader di partito per affidare l’incarico di formare il governo. Chi riceve il mandato avrà 90 giorni di tempo: un periodo lungo, ha spiegato Peled, pensato per consentire la costruzione di coalizioni in un sistema estremamente frammentato. In caso di fallimento, si passa a un secondo mandato e, in ultima istanza, a un eventuale ritorno alle urne. Fino ad allora, il governo uscente resta in carica come caretaker, con poteri limitati, senza ad esempio poter approvare il bilancio annuale. Un meccanismo complesso che racconta, ha concluso Peled, la solidità di una democrazia che vota anche a migliaia di chilometri da casa, ma con le stesse regole e le stesse garanzie
Donaldo sempre più solo
[Non siate modesti, non siete abbastanza grandi per esserlo. Golda Meir] Donald Trump non riesce ad arrestare il calo della sua popolarità a poche settimane dalle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti. Secondo un sondaggio del Financial Times realizzato con Focaldata, il gradimento complessivo del presidente resta fermo al 34%, mentre appena un quarto degli elettori approva la sua gestione dell'economia e dell'occupazione e circa un quinto soltanto quella dell'inflazione. Oltre due terzi degli intervistati ritengono che l'economia americana stia andando nella direzione sbagliata. Il 45% degli elettori sostiene inoltre che Trump stia rendendo più difficile la vittoria dei candidati repubblicani alle elezioni di novembre. I democratici godono di un vantaggio di oltre cinque punti percentuali nelle intenzioni di voto. Secondo il Cook Political Report, il partito potrebbe conquistare tra i 9 e i 19 seggi aggiuntivi alla Camera dei rappresentanti. La popolarità di Trump è in calo anche tra i suoi sostenitori: meno del 70% di quanti lo hanno votato nel 2024 approva oggi il suo operato, contro l'80% di maggio. Tuttavia, l'80% intende ancora votare per il candidato repubblicano nel proprio collegio. Il sondaggio registra anche una crescente insoddisfazione per la gestione del conflitto con l'Iran, approvata da meno di un quarto degli elettori, con un calo di oltre sette punti percentuali da maggio. Quasi due terzi degli intervistati vorrebbero che Washington raggiungesse un accordo il prima possibile, anziché proseguire la guerra per ottenere condizioni più favorevoli. L'indagine è stata condotta online tra il 2 e il 4 ottobre su 2.275 elettori registrati, con un margine di errore di 2,5 punti percentuali. Zohran Mamdani replica a Donald Trump nel messaggio agli italo-americani per il Columbus Day 2026: il sindaco socialista di New York anziché ricorrrere a Cristoforo Colombo come aveva fatto ieri il presidente Usa, ha evocato la figura di Vito Marcantonio, il deputato italo-americano che per sette legislature rappresentò il distretto allora italo-americano di East Harlem facendosi ripetutamente rieleggere per conto dell'American Labor Party, un 'terzo partito' ispirato all'idea che i lavoratori avessero gli stessi interessi dei padroni nel successo della libera impresa. "Marc, come era soprannominato fu uno dei protagonisti della sinistra del Novecento: si batté per allargare la social security e i sussidi di disoccupazione per chi era rimasto escluso dal New Deal. Fu un pioniere dei diritti civili e introdusse una delle prime proposte di legge contro la discriminazione razziale in Congresso. Servì al Congresso più a lungo di qualsiasi altro parlamentare di un terzo partito del suo tempo, prova che forme diverse di politica non sono possibili ma popolari", ha detto Mamdani. Il sindaco ha reso omaggio all'immigrazione italiana a New York ricordandone i difficili inizi: "Arrivarono qui con speranza, sogni e la fiducia nella promessa della nostra nazione, ma come molti prima di loro incontrarono difficoltà e discriminazioni. Per sopravvivere accettarono i lavori peggiori e più pericolosi, scavando i tunnel della nostra metropolitana, costruendo i ponti e lavorando sfruttati nelle fabbriche cittadine". Ieri Trump, a meno di quattro settimane dalle elezioni di midterm, aveva fatto appello al voto degli italo-americani in nome di Colombo attaccando "i comunisti della sinistra radicale" che odiano l'esploratore e "vogliono abolire il Columbus Day". Trump ha aggiunto che "questi squilibrati che si candidano sono tutti contro Cristoforo Colombo. Ma vi dico una cosa: resteremo qui ancora per quasi due anni e mezzo. E Colombo sarà protetto come nessuno è mai stato protetto prima". "Il 3 novembre, eleggeremo uno dei migliori e più rispettati senatori di Washington, Dan Sullivan, il vero Dan Sullivan", ha detto Donald Trump, aprendo il suo comizio a Wasilla, in Alaska, riferendosi al senatore uscente Dan S.Sullivan. Trump ha definito Dan J. Sullivan, un insegnante in pensione che si candida anche lui come repubblicano per il seggio al Senato, come "il falso Dan Sullivan" che è stato "proposto dai democratici. No, non possiamo permetterlo. È solo un imbroglio. Terribile", ha detto Trump."Lo hanno messo in lizza per confonderlo un po'. Quindi dovete ricordarvi di Dan Sullivan, il senatore repubblicano in carica", ha aggiunto. "Sono diretto in Alaska per un grande comizio a sostegno del senatore Dan S. Sullivan, uno dei senatori migliori e più rispettati di Washington Dc, del deputato Nick Begich (un combattente fantastico e un difensore di tutto ciò che conta per l'Alaska) e di Bernadette Wilson, candidata a governatore. Purtroppo, lei si trova a competere contro due candidati minori (che aveva già sconfitto alle primarie), il che complica la situazione: ci sono tre Repubblicani in corsa contro un unico "Dumocrat" (Democratico stupido) della sinistra radicale; le sfide a tre rendono sempre difficile la vittoria... Molto ingiusto!". È quanto scrive il presidente Donald Trump.
Ancora più poveri
[Al lavoro, pensi ai bambini che hai lasciato a casa. A casa, pensi al lavoro che hai lasciato incompleto. Una tale lotta si scatena dentro di te. Il tuo cuore è lacerato. Golda Meir] La guerra in Iran e il rincaro dell’energia colpiscono soprattutto i Paesi più poveri, molti dei quali sono già fortemente indebitati. Il Fondo monetario internazionale avverte che diversi governi saranno costretti a ridurre le spese o, nei casi più gravi, a ristrutturare il debito. A lanciare l’allarme, durante gli incontri annuali del Fmi e della Banca mondiale a Bangkok, è Petya Koeva Brooks, vicedirettrice del dipartimento di ricerca del Fondo. Il problema è aggravato dall’accumulo di debito pubblico e dall’inflazione, cresciuti dopo anni di crisi economiche. Per i Paesi che non sono più in grado di sostenere il proprio debito, il Fondo monetario indica la necessità di intervenire senza ulteriori rinvii. L’allarme arriva mentre il Fmi ha rivisto leggermente al rialzo le previsioni di crescita mondiale per il 2026, al 3,1%, grazie soprattutto agli investimenti nell’intelligenza artificiale. Una crescita che favorisce le economie avanzate e i Paesi inseriti nelle filiere tecnologiche, mentre quelli più poveri e dipendenti dalle importazioni energetiche subiscono maggiormente le conseguenze della guerra. “Nei Paesi più vulnerabili, energia e alimenti rappresentano una quota molto elevata dei consumi delle famiglie. E quindi la situazione è molto, molto più difficile – spiega Koeva Brooks – ma purtroppo non c’è altra scelta. Credo che sia necessario un aggiustamento. Per alcune di queste economie, soprattutto per i Paesi a basso reddito, una raccomandazione che formuliamo da tempo è cercare di aumentare le entrate, cosa che sappiamo essere molto difficile”. “Tuttavia – prosegue – in alcuni di questi Paesi potremmo aver già superato la fase in cui il problema è soltanto la liquidità, no? E quando il debito non è sostenibile, affrontare il problema e procedere a una ristrutturazione ordinata e tempestiva è sempre meglio che aspettare, perché in futuro il costo della ristrutturazione sarà molto più alto”. Fare il punto sulle politiche di contrasto alla povertà alimentare e proporre un cambio di passo nella filiera della solidarietà. È stato questo il tema al centro del primo “Forum sulla Povertà e l’insicurezza alimentare” organizzato da Fondazione Banco Alimentare, alla presenza di Istituzioni, Imprese e Terzo Settore, durante il quale è stata condivisa una proposta strategica finalizzata ad ampliare la capacità di risposta dell’intero sistema di aiuto alimentare. Oltre il 50 per cento delle persone che necessitano di sostegno alimentare non viene ancora raggiunto dagli interventi esistenti. Dalla ricerca promossa da Fondazione Banco Alimentare ETS e svolta dal Food Sustainability Lab della POLIMI School of Management del Politecnico di Milano è emerso che il sistema degli aiuti alimentari contribuisce in maniera significativa al bisogno, potendo assicurare un pasto al giorno al 44% alle persone indigenti. Resta tuttavia un importante Gap da colmare, stimato nel 56% delle persone in condizioni di povertà assoluta. Dall’analisi svolta dalla POLIMI School of Management del Politecnico di Milano è risultato che le donazioni realizzate in un anno dalle imprese possono coprire il 22% della domanda di aiuti alimentare (circa 458 milioni di pasti in un anno); la copertura assicurata dalla Carta DAT è stimata pari al 14% (289 milioni di pasti-anno) e dal sistema FSE+/FN pari al 8% (159 milioni di pasti-anno). La filiera Donazioni è caratterizzata da un costo contenuto ed elevata copertura, permettendo al costo unitario per un pasto di essere pari a 0,60 Ç-pasto, più basso rispetto al prezzo di acquisto che avrebbe nel mercato finale (2,35 Ç-pasto) – e anche ai 2,12 Ç-pasto richiesti da Carta DAT e ai 1,71 Ç-pasto del programma FSE+/FN. Rafforzare la filiera delle donazioni può contribuire in modo particolarmente efficace ad ampliare l’accesso al cibo, liberando risorse da reinvestire nel sistema di aiuto alimentare. Dato l’impatto relativamente contenuto della donazione sui conti pubblici, c’è infatti spazio per introdurre ulteriori misure per rendere la donazione, in particolare di prodotti standard, ancora più conveniente. L’introduzione della donazione di prodotti standard non intende sostituirsi alle misure esistenti, ma integrarsi in una visione d’insieme. Restano infatti centrali gli strumenti di sostegno diretto (come la Carta DAT) e, soprattutto, i finanziamenti garantiti al Fondo Sociale Europeo Plus (FSE+) e al Fondo Nazionale, che costituiscono oggi la spina dorsale della distribuzione degli aiuti alimentari e che necessitano di essere mantenuti e rafforzati. Colmare il divario residuo richiede dunque di irrobustire e ottimizzare tutte le filiere, sostenendo anche la capacità logistica e organizzativa del Terzo Settore per gestire volumi maggiori di aiuti alimentari. Dall’indagine condotta da PrismaStat – presso le Organizzazioni Partner Territoriali (mense per i poveri, case-famiglia, comunità per i minori, centri d’ascolto, unità di strada, etc) convenzionate con Banco Alimentare, emerge un identikit della povertà alimentare oggi in Italia: sempre più famiglie con figli e lavoratori che, pur avendo un’occupazione, non riescono a far fronte alle spese quotidiane. Le famiglie con minori sono tra i beneficiari più presenti per il 77% delle organizzazioni, seguite dai lavoratori a basso reddito (56%), dalle persone straniere (51%) e dagli anziani soli (36%). La ricerca fotografa anche la classifica degli alimenti più richiesti e di quelli che il sistema degli aiuti fatica a garantire. Tra questi l’olio d’oliva, caffè, formaggi stagionati, carne fresca, latticini e uova. Un dato significativo è che, se il 67% delle organizzazioni giudica positivamente la qualità degli alimenti ricevuti, appena il 39% è soddisfatto della varietà dei prodotti disponibili. C’è poi un aspetto economico interessante: il 62% delle organizzazioni deve ricorrere anche ad altre fonti di approvvigionamento e, tra queste, il 66% acquista direttamente parte degli alimenti necessari, sostenendo costi che potrebbero altrimenti essere destinati ad altre attività di sostegno. Da qui una delle indicazioni più importanti della ricerca per il mondo delle imprese: affiancare al recupero delle eccedenze, anche donazioni programmate dei prodotti maggiormente necessari per rendere gli aiuti più efficaci e alleggerire i costi della rete territoriale. Per superare queste criticità e consolidare l’intero sistema di aiuto alimentare, Fondazione Banco Alimentare ETS ha presentato una proposta che individua alcune leve strategiche fondamentali come il potenziamento della Legge 166/2016 per adeguarla ai nuovi scenari, il rafforzamento della leva fiscale a sostegno delle imprese donatrici e alcune misure di supporto alla logistica e ai trasporti per sostenere l’operatività quotidiana degli enti del Terzo Settore.
Pappagallo Elon
[Avere 70 anni non è peccato. Golda Meir] Starshield in Motion, la versione militare del sistema di comunicazione satellitare americano Starlink, ha ripreso a funzionare. Lo sostengono fonti del ministero della Difesa ucraina sentite da Ukrainska Pravda. "A partire da ora, il lavoro di Starshield è ripreso e continua (a migliorare), lo stiamo registrando in base ai rapporti delle unità", affermano le fonti aggiungendo che "il ministero della Difesa sta inoltre continuando a comunicare per chiarire tutte le ragioni e le circostanze delle restrizioni di ieri". L'Ucraina "riprenderà gli attacchi alle raffinerie petrolifere russe". Lo ha detto il presidente Volodymyr Zelensky in un'intervista al Financial Times, esprimendo la propria rabbia per la "pericolosa" interruzione della condivisione di informazioni di intelligence da parte degli Stati Uniti, nonché per il contemporaneo indebolimento del servizio internet satellitare Starlink di SpaceX. "Lo stop (agli attacchi alle raffinerie) è finito. Abbiamo chiuso", ha detto Zelensky al Financial Times. Nessuna tregua in Ucraina, tantomeno energetica, nonostante gli annunci di Trump. E Zelensky appare sempre più preoccupato dal riavvicinamento del tycoon a Putin per l'accordo sul gasolio per il quale sembrerebbe disposto a rifiutare a Kiev le informazioni di intelligence vitali alla sua difesa aerea. "Questa non è la parte giusta della storia", afferma Zelensky dicendo di sentirsi "tradito". L'amministrazione Trump sta valutando la possibilità di allentare le sanzioni sulle navi della cosiddetta 'flotta ombra' che hanno trasportato petrolio e prodotti petroliferi da Paesi come Russia, Iran e Venezuela, nel tentativo di ridurre i costi di trasporto globali che hanno raggiunto livelli record. Lo afferma un funzionario Usa, scrive Reuters. I nuovi colloqui si concentrano sulla possibilità che gli Usa consentano il transito di 'petrolio legale' su navi precedentemente sanzionate. Ciò riguarda greggio o prodotti petroliferi non soggetti a sanzioni, anziché petrolio russo e iraniano, oggetto di misure punitive. Gli Stati Uniti hanno proposto ai paesi europei di sbloccare alcuni asset sovrani russi, congelati in seguito all'invasione dell'Ucraina da parte della Russia, e di trasferirli in un veicolo finanziario sotto la supervisione di Washington, nel tentativo di rilanciare i negoziati di pace. Lo riporta il Financial Times citando alcune fonti, secondo le quali l'idea è stata ventilata nel corso della riunione della scorsa settimana a Miami fra i negoziatori americani, ucraini e funzionari di Francia, Germania, Regno Unito, Unione Europea e Nato. I delegati europei hanno respinto il piano. Sospette anche le limitazioni al sistema militare di Starlink che nella notte avrebbero compromesso le capacità di difendersi dai raid di Mosca: colpiti edifici civili a Kiev e Lutsk con morti e feriti. 'È un grande errore, morirà gente', ha avvertito ancora Zelensky. "Questo massacro continuerà. È ora che Zelensky se ne vada". Lo scrive su X Elon Musk. Il fondatore di SpaceX, ritiene che sia giunto il momento per il leader ucraino di dimettersi, in un contesto di crescenti tensioni legate alla guerra e all'uso del servizio Starlink. La dichiarazione di Musk giunge in risposta a un post su X che commentava un'intervista rilasciata da Zelensky al giornalista britannico Piers Morgan. Il post suggeriva che la sua principale preoccupazione fosse la fine della guerra e lo svolgimento delle presidenziali. Musk ha risposto direttamente: "Questo massacro continuerà. È ora che Zelensky se ne vada".