[Qualcuno doveva aver diffamato Josef K. perché, senza che avesse fatto nulla di male, una mattina venne arrestato. La cuoca della signora Grubach, la sua padrona di casa, che ogni giorno verso le otto gli portava la colazione, quella volta non venne. Ciò non era mai accaduto. Franz Kafka.] "Le forze statunitensi hanno concluso la settima notte consecutiva di attacchi contro l'Iran". Lo annuncia il Comando centrale degli Stati Uniti (Centcom) sul proprio profilo del social X. Il Centcom rende noto di aver "colpito siti di sorveglianza, infrastrutture logistiche militari, depositi sotterranei di armi e risorse navali". Le forze statunitensi hanno impiegato aerei da combattimento, droni e navi da guerra, oltre ad altre risorse. Oltre 50 mila militari statunitensi sono operativi in tutto il Medio Oriente, conclude il Centcom, "e rimangono vigili, letali e pronti all'azione". L'Iran ha rivendicato nuovi attacchi contro installazioni militari statunitensi in Kuwait e Bahrein, nell'ambito della decima fase dell'operazione di rappresaglia denominata 'Lightning'. Lo riferisce Al Jazeera, citando comunicati diffusi dai media di Stato iraniani. Secondo l'esercito iraniano, sono stati colpiti ad Ali Al Salem, in Kuwait, sistemi radar, batterie di difesa aerea Patriot e depositi di carburante utilizzati dalle forze Usa. In una seconda ondata di attacchi, Teheran afferma di aver impiegato droni contro sistemi di comunicazione e radar, inclusi radar Super Hawk e installazioni Patriot, nella base di Sheikh Isa, in Bahrein. Anche i Guardiani della rivoluzione, i pasdaran, hanno rivendicato un'azione contro il Kuwait, sostenendo di aver preso di mira un radar di allerta precoce C-Ram e un punto di raccolta di militari statunitensi nella base aerea di Ali Al Salem.
OTTOBRE ROSSO
sabato 18 luglio 2026
34 anni di bugie
[La malvagità avvolge l’uomo come la crisalide di una farfalla. Arto Seppälä] "Esiste un'antimafia negazionista di partito che tende a individuare solo nel sistema degli appalti il movente centrale". Lo dice Luigi Patronaggio, ex procuratore capo di Agrigento e oggi procuratore generale a Cagliari, spiegando che tale lettura rischia di escludere "il possibile ruolo di apparati deviati dello Stato". Al centro del giallo resta la scomparsa dell'agenda rossa, un furto "compatibile con l'interesse di soggetti appartenenti ad aree deviate, desiderosi di impedirne la conoscenza". Per Patronaggio, Borsellino sapeva di essere "circondato da nemici non soltanto mafiosi" dopo le rivelazioni di Mutolo su magistrati e apparati infedeli. Tra depistaggi e presenze anomale sul luogo dell'eccidio, il caso resta aperto: "Questi interrogativi costituiscono il nucleo vivo di una domanda di verità che riguarda la tenuta stessa dello Stato democratico". La strage, per l'ex procuratore di Agrigento, fu l'eliminazione di un uomo che le istituzioni "dovevano difendere e invece hanno combattuto". "Sono stata una delle testimoni oculari dell'agenda rossa appartenuta a mio padre. La sua sottrazione dal luogo della strage non può fermare la ricerca della verità. Solo pensare che la sparizione di questo importantissimo reperto possa rendere impossibile la ricerca della verità rischia di far cadere nella disperazione, intesa come mancata speranza che questa storia possa essere ricomposta. Significa vanificare gli sforzi che le istituzioni sane di questo Paese hanno compiuto e stanno compiendo giorno dopo giorno. Penso a questa procura che ci ospita, penso alla procura di Caltanissetta e alla Commissione parlamentare antimafia". Lo ha detto Lucia Borsellino, figlia di Paolo, il magistrato ucciso nella strage di via D'Amelio a Palermo con 5 agenti della scorta il 19 luglio 1992, intervenendo nell'aula magna della corte d'Appello a Palermo a un evento per ricordare la strage. Era presente anche l'altro figlio di Borsellino, Manfredi. "Nonostante non amiamo essere soggetti pubblici in quanto suoi figli, non possiamo esimerci né intendiamo sottrarci nel pieno rispetto delle istituzioni che è il faro che ha sempre ideato l'operato di nostro padre - ha aggiunto - Non possiamo né intendiamo esimerci dal fare la nostra parte. Fare la nostra parte, anche quando la nostra voce può risultare insidiosa rispetto all'esigenza imprescrittibile, non di conoscere una verità, ma l'effettivo corso di come si è svolta questa storia maturata sia prima che dopo le stragi che hanno messo in ginocchio il nostro Paese". Per Lucia Borsellino "sono tanti gli elementi che mancano all'appello. Per questo motivo siamo al fianco di queste istituzioni che stanno dispiegando tutte le loro energie per riuscire a restituire alla società civile e non solo a noi familiari delle vittime innocenti di mafia, questo fondamentale contributo di conoscenza soprattutto culturale". Sono numerose le iniziative organizzate a Palermo domenica prossima per il 34esimo anniversario della strage di via Mariano D'Amelio, il 19 luglio 1992, in cui furono uccisi il magistrato e cinque agenti della polizia di Stato della scorta: Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. Alle 10 al parco Piersanti Mattarella il Network Giovani Sicilia ha organizzato l'iniziativa "Però parlatene - Con un microfono aperto la legalità prende voce", cui interverranno il presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte, l'europarlamentare Giuseppe Antoci, il senatore ed ex magistrato Roberto Scarpinato, il deputato ed ex procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho, il capogruppo del Movimento 5 Stelle al Senato Luca Pirondini, Giulia Sarti. Alle ore 10:30, sarà deposta una corona d'alloro alla presenza, del Capo della Polizia il prefetto Vittorio Pisani, davanti la lapide all'interno dell'Ufficio Scorte della Questura di Palermo che ricorda il sacrificio dei caduti nelle stragi di Capaci e via D'Amelio. Il Movimento Agende Rosse, che ha organizzato tre giorni di iniziative, ha concentrato le manifestazioni di domenica in via d'Amelio: dove sono previsti interventi dei familiari delle vittime, associazioni e realtà giovanili di Palermo. E poi ancora spettacoli teatrali e la conferenza "La verità oltre l'oblio di Stato", a cui parteciperanno magistrati, avvocati, giornalisti e intellettuali. Alle 16.58 il minuto di silenzio, con la lettura della poesia "Giudice Paolo" di Marilena Monti. Alle ore 16:30 nell'hotel San Paolo Palace, si svolgerà il convegno nazionale "Parlate di mafia", promosso dai gruppi parlamentari di Fratelli d'Italia di Camera e Senato. All'incontro parteciperanno i capigruppo Lucio Malan e Giovanni Donzelli, prima della maratona oratoria a cui parteciperanno anche esponenti di Fdi in commissione Antimafia, tra cui la presidente Chiara Colosimo e il capogruppo Raoul Russo. Presente la deputata palermitana Carolina Varchi oltre a diversi protagonisti del dibattito pubblico. Alle 20 si svolgerà la fiaccolata in memoria di Paolo Borsellino, cui parteciperà Arianna Meloni, organizzata dai movimenti giovanili di Destra comunità '92 e forum XIX luglio con partenza da piazza Vittorio Veneto e arrivo in via D'Amelio dove alle ore 22.30, andrà in scena lo spettacolo teatrale "I giorni di Giuda - Intervista marziana a Paolo Borsellino", di Francesco Vitale e Manfredi Borsellino. 34 anni di distanza dalla strage di via d'Amelio non abbiamo ancora ottenuto giustizia e verità. Anzi, si moltiplicano i depistaggi, anche istituzionali, come quelli portati avanti dalla Commissione nazionale antimafia. Voler separare la strage di via D'Amelio dalle altre stragi, come se fossero slegate e volerne addebitare la causa ad un fantomatico dossier mafia e appalti, che mai avrebbe potuto giustificare l'accelerazione di quella strage e soprattutto la necessità di fare sparire proprio l'agenda rossa, è volere cancellare le tracce dell'eversione nera, che invece è da considerare un filo conduttore". Lo dice Salvatore Borsellino, fratello di Paolo a pochi giorni del 34esimo anniversario della strage di via D'Amelio a Palermo, il 19 luglio 1992, in cui furono uccisi il magistrato e cinque agenti della polizia di Stato. "Ho letto che la premier Meloni è stata a Palermo e che intende portare l'esercito in città per gestire l'ordine pubblico - ha proseguito - Ritengo che sarebbe necessaria la prevenzione piuttosto che la repressione. In città sta accadendo che una cospicua quantità di ergastolani, che non ha mai collaborato con la giustizia, sono stati rimessi in libertà e tornano a gestire i loro clan mafiosi. Piuttosto che togliere le armi ai magistrati, così come si è cercato di fare di recente, bisognerebbe partire con la prevenzione", ha concluso Borsellino.
Paura di Gerusalemme
[Il bello delle persone che ci sono ad intermittenza è che prima o poi fanno come le lampadine. Si spengono da sole. grazyetta, Twitter] L'esercito iraniano ha annunciato oggi di aver colpito obiettivi militari in Kuwait e in Giordania in risposta ai bombardamenti statunitensi sul proprio territorio, secondo quanto riportato dalla televisione di Stato. Le forze iraniane hanno dichiarato di aver preso di mira il campo militare di Al-Adiri e la base di Ali Al-Salem in Kuwait, nonché la base aerea di Al-Azraq nella parte orientale della Giordania, come riportato dalla televisione di Stato. Come mai in tutti questi giorni l’Iran preferisce colpire paesi limitrofi, alleati degli Stati Uniti, tralasciando israele. L’alleato principale degli USA, che continua a banchettare in Libano, Siria, Gaza ... è meglio non provocarlo. L’Iran ha cessato di adempiere ai propri obblighi previsti dal memorandum d’intesa per la fine del conflitto con gli Stati Uniti: lo ha dichiarato il viceministro degli Esteri iraniano, Kazem Gharibabadi, citato dall’agenzia di stampa Tasnim. “Abbiamo cessato di adempiere ai nostri obblighi e al momento non li stiamo rispettando, poiché ci stiamo occupando di questioni di difesa nazionale”, ha proseguito Gharibabadi, che guida anche la delegazione negoziale iraniana nei colloqui con gli Stati Uniti. “Teheran non vede alcun motivo per aderire a un accordo se questo non viene attuato dall’altra parte”, ha concluso il diplomatico. Mohsen Rezaei, consigliere militare della Guida suprema iraniana, ha dichiarato che la politica di condurre “guerra e negoziati simultaneamente” è finita. “Rispetteremo tutti i governi e tutti i popoli sono nostri fratelli, ma continueremo i nostri attacchi contro i soldati e le basi americane”, ha aggiunto l’ex comandante dei Pasdaran in una intervista alla televisione iraniana. Rezaei ha affermato che un’ulteriore escalation rischierebbe di infiammare diverse zone critiche internazionali, citando Israele e Turchia, Arabia Saudita e alcuni Paesi della regione, Cina e Taiwan, nonché Russia ed Europa. Rivolgendosi ai popoli della regione per impedire un’escalation del conflitto, ha avvertito gli Stati Uniti di “aspettarsi ondate di missili” e li ha messi in guardia contro qualsiasi operazione di terra. Intanto, il bilancio delle vittime degli attacchi statunitensi contro l’Iran è salito a 50, mentre il numero dei feriti ha superato i 500, secondo quanto riportato dal ministero della Sanità iraniano. Il bilancio precedente, diffuso il 17 luglio dal ministero, indicava 38 morti e almeno 400 feriti. “Tra il 27 giugno e il 18 luglio, oltre 500 persone sono rimaste ferite e 50 sono cadute in combattimento”, ha dichiarato il portavoce del ministero, Hossein Kermanpour. Il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom) ha annunciato di aver completato la settima ondata di attacchi contro obbiettivi iraniani, colpendo arsenali e altri obbiettivi strategici. Teheran ha risposto colpendo infrastrutture americane in Medio Oriente, con attacchi in Giordania, Bahrein, Kuwait dove l’esercito iraniano ha annunciato di aver attaccato un Centro di Supporto alle forze terrestri, uccidendo diversi militari Usa. Il Centcom continua a ritenere l’Iran responsabile su indicazione del Comandante in capo, applicando pienamente il blocco navale contro i porti iraniani”, si legge nel comunicato diffuso dallo stesso Comando. Dall’altro lato lo stretto di Hormuz “è completamente chiuso e altamente a rischio”: hanno affermato le guardie rivoluzionarie dell’Iran. Oltre 50.000 militari americani sono operativi in tutto il Medio Oriente e rimangono vigili, letali e pronti”, conclude la nota del Centcom. Ma l’Iran lancerà un’offensiva su vasta scala se gli attacchi statunitensi dovessero protrarsi per più di due o tre giorni: lo ha affermato Mohsen Rezaei, consigliere militare della Guida Suprema iraniana. “L’Iran non si accontenterà più di una semplice rappresaglia e nessun confine sarà al sicuro” ha concluso Rezaei, le cui dichiarazioni sono state riportate dalla televisione di Stato iraniana. La televisione di Stato iraniana, citando fonti dell’esercito, ha reso noto che l’esercito iraniano ha colpito una base aerea in Bahrein utilizzata dagli Stati Uniti, in risposta alla nuova ondata di attacchi americani. I droni d’attacco hanno colpito “hangar e aree di parcheggio per aerei, serbatoi di carburante dell’esercito statunitense presso la base aerea di Sheikh Isa, nonché diversi ponti di collegamento in Bahrein”. La base nel sud del Bahrein è “uno dei centri operativi e logistici più importanti” per le forze armate statunitensi nella regione, secondo le fonti. L’esercito giordano ha reso noto di aver abbattuto dieci missili iraniani, senza che si siano registrate né vittime né danni. “I sistemi di difesa aerea… hanno intercettato dieci missili iraniani che erano entrati nello spazio aereo giordano e che avevano come obiettivo il territorio del regno, (che) sono stati intercettati e abbattuti”, si legge nel comunicato diffuso dalle forze armate di Amman.Le autorità del Kuwait hanno reso noto che un secondo impianto di produzione di energia e desalinizzazione kuwaitiano è stato attaccato dall’Iran, provocando un incendio e l’arresto di diverse unità produttive. Le forze armate del Bahrein hanno reso noto di aver respinto diversi nuovi attacchi iraniani, dopo l’attivazione dell’allarme antiaereo nella capitale Manama. I guardiani della Rivoluzione (pasdaran) iraniani hanno reso noto di aver attaccato personale militare statunitense presso il Centro di Supporto alle Forze Terrestri di Arifjan, in Kuwait, uccidendo diversi militari: è quanto riporta Press TV. Secondo le fonti durante la 18a ondata dell’Operazione Nasr-2, le forze iraniane hanno distrutto una stazione radar presso la base aerea statunitense di Ali Al Salem, in Kuwait, utilizzando un drone, insieme a un hangar per la manutenzione delle armi e a un deposito per droni.
Paura AfD
[A mali estremi, bevi e rimedi. NiceToMatthew, Twitter] Il cancelliere tedesco Friedrich Merz si è detto “fiducioso” di poter impedire all’estrema destra AfD di ottenere la maggioranza alle elezioni regionali nell’Est della Germania in programma a settembre, test ritenuto cruciale per la tenuta del suo governo. Il leader conservatore ha spiegato inoltre di non essere contrario all’acquisizione, da parte di case automobilistiche cinesi, di stabilimenti tedeschi in difficoltà, avvertendo tuttavia che ciò non può rappresentare una soluzione a lungo termine per i problemi del settore.“Le campagne elettorali sono appena iniziate. Sono e resto fiducioso che riusciremo nei tre Laender, in particolare in Sassonia-Anhalt e nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore, a impedire all’AfD di ottenere la maggioranza dei seggi nei rispettivi parlamenti regionali, e manterrò questo ottimismo fino alle 18 del giorno delle elezioni”. Il cancelliere federale tedesco Friedrich Merz, nella sua veste di presidente della Cdu, ha chiesto le dimissioni del capogruppo dell'Unione (Cdu/Csu) Jens Spahn. È quanto ha appreso la Deutsche Presse-Agentur da fonti vicine al presidente del partito. Spahn, emerge da una lettera inviata ai membri del suo gruppo parlamentare, si è dimesso. Il politico della Cdu Spahn era finito sotto pressione in settimana perché lui e suo marito sono diventati genitori di un bambino ricorrendo alla maternità surrogata negli Stati Uniti. In Germania la maternità surrogata è vietata per legge e la Cdu si oppone alla sua legalizzazione.
venerdì 17 luglio 2026
Apt europei a rischio
[Come quando ti aspetti un “ti amo” e ti arriva un “sai, mi sposo”. vallizam, Twitter] Gli aeroporti di Roma potrebbero essere costretti a sospendere i controlli biometrici previsti dal nuovo sistema europeo Entry-Exit System (Ees) nel picco del traffico estivo per evitare il caos. Lo ha detto al Financial Times l'Ad di Aeroporti di Roma, Marco Troncone. "Siamo molto preoccupati per l'estate", ha affermato Troncone. Secondo l'ad della società che gestisce gli scali di Fiumicino e Ciampino, "il processo si sta dimostrando incompatibile con i volumi di picco che dovremo affrontare. L'unico modo è aprire la valvola. Non c'è alcun modo per riuscire a completare il 100% delle registrazioni". Il nuovo sistema biometrico europeo di controllo sicurezza alle frontiere negli aeroporti, EES, “è un problema sistemico che rischia di mettere in gioco la reputazione dell’Unione europea come destinazione turistica efficiente e accogliente. La situazione non è accettabile”. Lo ha detto Olivier Jankovec, direttore di ACI Europe, l’associazione degli aeroporti europei, dopo l’allarme lanciato dall’amministratore delegato di Adr. Il tema, ha chiarito Jankovec, “non riguarda solo Fiumicino, ma tutti i grandi aeroporti in Europa e quelli che prevedono alti flussi turistici: rischiano il disastro” perché il sistema di controllo biometrico, che Bruxelles impone per chi proviene da paesi extra Ue, funziona a rilento. “Ci sono una serie di problemi strutturali che non possono essere risolti in un giorno né in qualche settimane per permetterci di affrontare luglio e agosto in modo sereno: manca il personale adeguatamente formato e il sistema tecnologico che fa funzionare l’EES non è un’infrastruttura stabile”, spiega Jankovec. Secondo i monitoraggi dell’associazione, le attese per superare i controlli sono “inaccettabili, nell’ordine di 3-4 ore per scalo. Una situazione molto critica da gestire, soprattutto per i passeggeri che spesso si sono fatti una notte in aereo”. Aci Europe è da aprile che lamenta le criticità del sistema EES e il 29 maggio ha scritto una lettera alla Ue. Ma nulla è cambiato. “Fino a settembre gli Stati membri possono avere un po’ di flessibilità che prevede una sospensione parziale dell’EES, ma i ritardi restano. Non basta. Abbiamo bisogno di sospendere totalmente la registrazione dei passeggeri, quando ci sono situazioni critiche a livello locale. Non chiediamo una sospensione generale, ma la possibilità che i Board Control possano decidere di sospendere la registrazione quando fanno fronte a picchi di traffico ingestibili”. La preoccupazione maggiore è per luglio e agosto perché, chiosa Jankovec, “il traffico aumenta del 12% rispetto maggio-giugno. Il nostro grido d’allarme lo abbiamo lanciato ad aprile perché sapevamo che non ce l’avremmo fatta: è a rischio l’operatività degli aeroporti europei”.
Chiudere il Mar Rosso?
[Il divorzio risale probabilmente alla stessa epoca del matrimonio. Ritengo, comunque, che il matrimonio sia più antico di qualche settimana. Voltaire] Migliaia di sostenitori degli Houthi hanno manifestato a Sana'a nello Yemen contro l'Arabia Saudita, il giorno dopo che il leader Houthi Abdul-Malik al-Houthi aveva minacciato di colpire gli impianti petroliferi sauditi qualora Riad avesse intensificato il proprio coinvolgimento militare nello Yemen. L'Arabia Saudita sostiene il governo yemenita, sia militarmente che politicamente dal 2015, anno in cui le forze Houthi hanno preso il controllo di gran parte dello Yemen settentrionale. Gli Houthi yemeniti minacciano di prendere di mira le infrastrutture petrolifere dell'Arabia Saudita se il conflitto dovesse intensificarsi, pochi giorni dopo l'attacco all'aeroporto di Sana'a, capitale da loro controllata. "Tutte le infrastrutture petrolifere e gli impianti vitali sauditi saranno bersaglio dei nostri missili e droni se l'Arabia Saudita si impegnerà in un'aggressione su vasta scala contro il nostro Paese e procederà verso un'escalation", ha dichiarato il leader del gruppo, Abdul Malik al-Houthi, in un discorso televisivo, minacciando anche l'aeroporto di Riad. L'Iran ha chiesto gli Houthi yemeniti di tenersi pronti a bloccare la rotta petrolifera del Mar Rosso qualora gli Stati Uniti attaccassero le infrastrutture energetiche iraniane. Lo scrive Reuters sul suo sito citando tre fonti. L'idea è stata discussa all'interno della leadership della Repubblica Islamica e il messaggio è stato trasmesso agli Houthi, hanno detto due fonti iraniane di alto livello e una fonte regionale che però non hanno chiarito se la richiesta sia avvenuta dopo la minaccia del presidente statunitense Donald Trump di attaccare le infrastrutture energetiche iraniane martedì. Reuters aggiunge che una fonte vicina agli Houthi ha affermato che il gruppo aveva completato i preparativi per attaccare le navi mercantili schierando missili e droni vicino allo stretto di Bab el-Mandeb, la porta d'accesso al Mar Rosso, sugli altipiani yemeniti che sovrastano Hodeidah e il Golfo di Aden, e che era in attesa dell'ordine di iniziare. Sempre secondo una fonte vicina agli Houthi, saranno i rappresentanti del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane già presenti in Yemen a decidere quando chiudere lo stretto di Bab el-Mandeb. La minaccia al passaggio per il Mar Rosso attraverso lo stretto di Bab el-Mandeb potrebbe esacerbare la crisi energetica globale innescata dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, bloccando simultaneamente le due principali rotte di esportazione del petrolio dal Medio Oriente.
Da Manchester a Londra
[La cattiveria umana, che è grande, si compone in gran parte di invidia e di paura. André Maurios] È tutto pronto per la proclamazione oggi a leader del Partito laburista di maggioranza dell'ex sindaco di Manchester,Andy Burnham, destinato da lunedì a subentrare automaticamente a Keir Starmer pure nella carica di primo ministro britannico. L'annuncio, scontato da settimane, è atteso nel pomeriggio in un'assise (conferenza) speciale del partito: il 're del Nord', 56enne ex ministro e veterano della politica, al terzo tentativo di conquista della leadership, si è aggiudicato un plebiscito senza rivali fra i deputati del suo gruppo parlamentare (350 su 400 circa), nonché fra i maggiori sindacati affiliati, e non dovrà quindi sottoporsi al voto di ballottaggio di fronte alla base degli scritti con alcun altro candidato. Il suo staff fa intanto sapere che fin da lunedì - data del passaggio di consegne formali con l'impopolare Starmer, suggellato dall'imprimatur di re Carlo III in veste di capo dello Stato, e della nomina dei ministri più importanti della nuova compagine - sarà operativa anche la succursale di Manchester di Downing Street promessa da tempo: una sorta di sede bis dell'esecutivo destinata a occuparsi di quel decentramento evocato dal premier entrante per garantire una strategia politica, economica e sociale meno schiacciata su Londra e più attenta agli altri territori. A cominciare da quelli dell'Inghilterra settentrionale profonda, sua roccaforte di provenienza, che da decenni lamenta gli effetti dell'abbandono e della deindustrializzazione. Stando alle anticipazioni del discorso che Burnham terrà dinanzi all'assemblea, è previsto che egli renda l'onore delle armi al predecessore, ma evochi pure un cambiamento, impegnandosi ad "aggiustare le cose che la politica ha finora trascurato". Rilanciando gli slogan delle ultime settimane su una "decentralizzazione" radicale e su un miglioramento delle condizioni di vita "in tutti i distretti postali" dell'isola. Non senza tornare a parlare di "reindustrializzazione" e rimarcare la necessità di un superamento dei dogmi di "40 anni" di neoliberismo (in qualche modo assorbiti pure dai governi del New Labour blairiano): 40 anni nei quali "il potere politico è stato centralizzato e quello economico privatizzato" fin nei servizi essenziali.E rispetto alla cui eredità il Regno deve trovare ora "una strada nuova". Andy Burnham "vuole cambiare davvero le cose" nel Regno Unito, seppure non senza gradualismo poiché "non si può mettere tutto a posto in un colpo solo": parola di Steve Rotheram, alleato dell'ex sindaco di Manchester negli ultimi anni nella sfida lanciata dai primi cittadini laburisti dell'Inghilterra settentrionale a Londra. Intervistato dalla Bbc nel giorno dell'attesa proclamazione di Burnham a leader del Labour al posto di Keir Starmer (destinato da lunedì a essere rimpiazzato anche come capo del governo britannico), Rotheram, sindaco metropolitano dell'altra grande città 'rossa' del Nord, Liverpool, si è detto sicuro che il cambiamento promesso a parole dal premier entrante non resterà sulla carta (come molti osservatori del mainstream credono o sperano): "Chi pensa che egli voglia fare il primo ministro per poter comunicare meglio lo stesso messaggio (di Starmer), rimarrà assolutamente deluso", taglia corto. Rotheram fa l'esempio di un possibile incremento di tasse sui redditi più alti. "Nessuno si lamenterà di un piccolo aumento fiscale che permetta di fare qualcosa di popolare" a livello sociale, afferma, notando come, da sindaco di Manchester, il futuro premier lo abbia già fatto per finanziare i trasporti pubblici, con successo e popolarità. Rotheram e Burnham vengono da correnti diverse del Labour, il primo dalla sinistra radicale, il secondo dalla più moderata 'soft left' (dopo aver flirtato a inizio carriera pure con la destra blairiana). Hanno tuttavia scritto di recente un libro-manifesto a due che propone al Paese una sorta di 'modello del Nord': nel nome di un vasto decentramento del potere, del rilancio d'un ruolo pubblico nell'economia (servizi essenziali ed edilizia in testa) e di progetti di "reindustrializzazione".