martedì 5 maggio 2026

Via Trump dalla Germania

[Spetta ai singoli Stati decidere se perseguire penalmente le donne che abortiscono. Donald Trump] Dopo la decisione di Donald Trump di ridurre il contingente di migliaia di soldati statunitensi in Germania, una delle unità che probabilmente verrà ritirata è una forza specializzata incaricata di portare in Europa i missili da crociera Tomahawk. Lo riporta Politico ricordando la decisione americana di "non stazionare missili da crociera nel Paese" che rischia di creare "una falla" nelle difese di Berlino e dei suoi alleati. I missili Tomahawk avrebbero dato alla Nato la capacità di colpire più lontano e con maggiore potenza rispetto a qualsiasi arma attualmente in dotazione alla Germania o ad altri paesi europei. Il dispiegamento promesso dall'ex presidente Joe Biden nel 2024 - ricorda Politico - mirava a rafforzare la deterrenza non nucleare della Nato contro la Russia, in risposta al posizionamento da parte di Mosca dei suoi missili balistici a corto raggio Iskander nell'exclave baltica di Kaliningrad nel 2018. "Ora però Trump vuole ritirare 5.000 soldati americani dalla Germania, tra cui l'unità missilistica comandata dalla Multi-Domain Task Force dell'esercito statunitense, in risposta alle critiche di Merz sulla guerra americana contro l'Iran", rileva Politico. La dirigenza dell'AfD accoglie con favore l'annunciato ritiro delle truppe statunitensi dalla Germania. Bisogna prendere atto della decisione del governo statunitense, ha affermato il leader del partito Tino Chrupalla rispondendo alle domande dei giornalisti a Berlino. Chrupalla ha detto che per la Germania e l'Europa è fondamentale essere in grado di difendersi autonomamente. "Penso che ora si debba lavorare su questo. Per il resto, si può sicuramente accogliere con favore questo ritiro delle truppe". La co-leader Alice Weidel ha fatto riferimento al programma dell'AfD, in cui si stabilisce che non si vogliono "potenze straniere all'interno dei nostri confini nazionali". "Lo riteniamo superfluo", ha affermato.

 

Gaza fronte secondario

[Gli immigrati portano droga, portano crimine. Sono stupratori. Donald Trump, 8 luglio 2015] Benjamin Netanyahu riunirà il suo gabinetto di sicurezza, mettendo all'ordine del giorno sia la possibile interruzione della tregua in Iran, sia a Gaza. Lo riportano diversi media internazionali e israeliani.  Secondo il Times of Israel la riunione arriva dopo le ultime dichiarazioni di Donald Trump che è tornano a paventare un attacco all'Iran qualora il difficile processo negoziale dovesse fallire. Ma, secondo l'emittente Kan, durante l'incontro si discuterà anche di una possibile fine del cessate il fuoco con Hamas nella Striscia di Gaza.     "Hamas non sta rispettando l'accordo sul disarmo" come concordato nell'ambito del cessate il fuoco dello scorso ottobre, ha dichiarato una fonte israeliana a Kan. Israele ha prolungato fino a domenica la detenzione dei due attivisti della Flotilla Thiago Avila e Saif Abukeshek: lo fa sapere Adalah, la ong israeliana che li assiste legalmente. Nelle ultime 24 ore, tre palestinesi sono stati uccisi da attacchi israeliani nella Striscia di Gaza, portando il bilancio totale delle vittime dall'ottobre 2023 a 72.615. Lo ha dichiarato oggi il ministero della Salute di Gaza, scrive Anadolu.    Un comunicato del ministero ha affermato che gli ospedali dell'enclave palestinese hanno ricevuto tre corpi, tra cui uno recuperato dalle macerie, e nove feriti nelle ultime 24 ore, a seguito delle ultime violazioni israeliane dell'accordo di cessate il fuoco entrato in vigore nell'ottobre 2025.     Il ministero ha poi aggiunto che con queste nuove vittime il bilancio totale delle vittime a Gaza dall'ottobre del 2023 sale a 72.615 e i feriti a 172.468.     La guerra israeliana contro Gaza ha inoltre causato ingenti danni, colpendo il 90% delle infrastrutture civili, con costi di ricostruzione stimati dalle Nazioni Unite intorno ai 70 miliardi di dollari.  Il comitato di sicurezza del Parlamento israeliano, Knesset, ha approvato il disegno di legge che prevede la pena di morte per i terroristi, fortemente voluta dall'ultradestra. Lo riferiscono i media di Tel Aviv. Il sì è arrivato nonostante l'opposizione del consulente legale del comitato stesso.  


Leone ancora criticato

[Non siamo una nazione libera, non abbiamo una stampa libera. Abbiamo una stampa corrotta. Donald Trump] Papa Leone XIV riceverà in Vaticano, secondo quanto si apprende, il segretario di Stato americano, Marco Rubio, giovedì 7 maggio, anche se l'incontro non è ancora nell'agenda ufficiale del Pontefice. Secondo le stesse fonti Rubio incontrerà lo stesso giorno anche il cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin. Il Vaticano conferma ufficialmente, dopo le indiscrezioni circolate ieri, l'udienza del Papa a Marco Rubio, Segretario di Stato degli Stati Uniti d'America. Si terrà giovedì 7 maggio alle 11.30 al Palazzo apostolico. L’incontro dovrebbe portare a un processo di chiarificazione tra la Santa sede e l’amministrazione americana. Ma Trump è ormai una variabile impazzita, infatti, a pochi giorni dall’incontro, ritorna criticare il santo padre.  "Penso che stia mettendo in pericolo molti cattolici e molte persone, per lui va benissimo che l'Iran abbia un'arma nucleare". Così Donald Trump durante un'intervista con Hugh Hewitt sul canale televisivo Salem News Channel torna a criticare Papa Leone.  Il presidente statunitense Donald Trump torna ad attaccare Papa Leone XIV a pochi giorni dalla visita alla Santa Sede del Segretario di Stato Marco Rubio. Il Papa “sta mettendo in pericolo molti cattolici e molte persone” ha evidenziato il presidente Trump in nuove dichiarazioni durante una trasmissione tv, insinuando che Leone sia favorevole ad una possibile opzione nucleare per Teheran. “Penso che (il Papa, ndr) stia mettendo in pericolo molti cattolici e molte persone, ma immagino che, se dipendesse da lui, per lui andrebbe benissimo che l’Iran abbia un’arma nucleare”, ha affermato Donald Trump la scorsa notte, intervenendo a Salem News Channel. La dichiarazione è arrivata in risposta a una domanda del giornalista News Hugh Hewitt, che chiedeva al leader statunitense come mai Leone non intervenisse in favore di Jimmy Lai, attivista di Hong Kong attualmente incarcerato in Cina. “Beh, il Papa preferisce parlare del fatto che per l’Iran va bene avere un’arma nucleare, e non credo che sia una cosa positiva”, ha replicato Trump. Nel frattempo, in vista dell’incontro di giovedì, l’ambasciatore statunitense presso la Santa Sede Brian Burch ha rappresentato all’agenzia Reuters che il colloquio sarà il momento per una “conversazione franca” sulle politiche dell’amministrazione Trump. “Le nazioni hanno dei disaccordi, e penso che uno dei modi per superarli sia… attraverso la fratellanza e un dialogo autentico”, ha affermato Burch. “Penso che il Segretario venga qui con questo spirito”, ha evidenziato l’ambasciatore, specificando che l’intento è quello di avere “una conversazione franca sulla politica statunitense, per impegnarsi in un dialogo.”Dal Vaticano, il Sottosegretario del Dicastero Vaticano per la Cultura e l’Educazione Antonio Spadaro espone come il significato della visita di Rubio al Papa sia il tentativo di Washington non tanto di “negoziare concessioni concrete, ma per riportare il confronto a un livello più pacato e istituzionale”. Rubio, cattolico praticante, per Spadaro “può fungere da ponte simbolico tra l’amministrazione e un elettorato che si sente sinceramente a disagio di fronte allo spettacolo della Casa Bianca in aperto conflitto con la più alta autorità morale della propria tradizione”. In definitiva, Antonio Spadaro osserva che l’obiettivo è quello di “raffreddare la retorica”. Nel corso dell’ultima crisi tra Papa Leone XIV e Donald Trump è infatti emerso come, pur non disponendo di potere militare, il Vaticano continui a esercitare un significativo ascendente morale nello scenario internazionale.

   


Il Messico non dimentica

[Mi piace vedere le persone cattive fallire. Donald Trump] Durante un evento in occasione dell'anniversario della repressione di 20 anni fa a San Salvador Atenco, quando la polizia soffocò brutalmente le proteste dei contadini in difesa delle loro terre, la presidente messicana Claudia Sheinbaum ha restituito oltre 54 ettari alla comunità. L'evento ha rappresentato l'occasione per ribadire la difesa della sovranità del Paese, respingendo le pressioni esterne e l'ipotesi di aiuti stranieri per le questioni di sicurezza pubblica.     In un periodo di forte tensione diplomatica, la leader ha ricordato la storia nazionale: "C'è chi dice: facciamo venire gli Stati Uniti ad aiutare con la sicurezza. L'ultima volta che sono stati qui si sono presi il 55% del territorio". Sheinbaum ha assicurato che il suo governo non ricorrerà all'uso della forza e non si piegherà alle volontà straniere. "Coloro che pensano che abbassando la testa si serva la patria, si sbagliano di grosso", ha dichiarato, sottolineando infine che "noi messicane e messicani avremo sempre la testa alta". La Procura generale del Messico (Fgr) ha convocato circa 50 persone per essere interrogate nell'ambito delle indagini sul laboratorio clandestino scoperto nel municipio di Morelos, nello Stato di Chihuahua, dove sarebbero morti due agenti statunitensi.     Lo ha reso noto, in un videomessaggio, il procuratore speciale per le indagini sui casi rilevanti e portavoce della Fgr, Ulises Lara López, precisando che, qualora venisse confermata la commissione di reati contro la sicurezza nazionale legati alla presenza di stranieri nel Paese, "sarà applicato il pieno rigore della legge contro tutti i responsabili".     Secondo la Fgr, riferisce il quotidiano La Jornada, le persone convocate avrebbero partecipato all'operazione condotta nella zona montuosa della Sierra del Pinal e saranno ascoltate nei prossimi giorni. Il caso ha assunto rilevanza internazionale dopo che, il 28 aprile scorso, le autorità messicane hanno confermato la presenza di due cittadini statunitensi e l'apertura di un'inchiesta sugli agenti stranieri che avrebbero operato sul territorio messicano.     La Procura generale ha inoltre inviato richieste formali a diverse autorità per verificare eventuali autorizzazioni di sicurezza concesse agli agenti esteri coinvolti. Gli investigatori stanno anche cercando di accertare se il governo dello Stato di Chihuahua fosse a conoscenza dell'operazione e quale fosse il quadro giuridico che ne avrebbe giustificato lo svolgimento. Secondo i media locali, gli agenti morti apparterrebbero alla Cia.

Record petrolio venezuelano

[Arianna Huffington è poco attraente sia dentro che fuori. Capisco perfettamente perché il suo ex marito l’ha lasciata per un uomo: ha preso una buona decisione. Donald Trump] Il Venezuela ha registrato ad aprile il livello più alto di esportazioni di petrolio degli ultimi sette anni, raggiungendo una media di 1,23 milioni di barili al giorno (bpd) secondo dati della compagnia petrolifera statale Petróleos de Venezuela (PDVSA). Si tratta di un incremento del 14% rispetto a marzo, quando le esportazioni si erano attestate a 1,08 milioni di bpd e il volume mensile più elevato da prima dell'imposizione delle sanzioni statunitensi sul settore energetico, iniziate all'inizio del 2019 sotto la prima amministrazione di Donald Trump, nell'ambito di una politica di "massima pressione" sul regime di Nicolás Maduro.     L'aumento osservato tra marzo e aprile si spiega con la ripresa della produzione interna e l'esaurimento delle scorte accumulate, nel quadro di un nuovo accordo di fornitura tra Washington e Caracas - siglato successivamente alla cattura di Nicolás Maduro a gennaio - che ha consentito il rilascio di licenze speciali per ridurre le restrizioni commerciali.     Nel mese di aprile sono salpate dai porti venezuelani 66 petroliere contro le 61 del mese precedente e in tale contesto gli Stati Uniti hanno consolidato la loro posizione di principale destinazione con 445.000 barili al giorno (bpd) (in aumento rispetto ai 363.000 di marzo), seguiti dall'India con 374.000 bpd e dall'Europa con 165.000 bpd. Migliaia di persone, dall'Europa all'America Latina, sono scese in piazza rispondendo all'appello della leader dell'opposizione venezuelana Maria Corina Machado per chiedere l'immediata liberazione dei detenuti politici ancora nelle carceri del Paese. Picchetti e cortei, riferisce il quotidiano El Nacional, si sono svolti in oltre 120 città del mondo, in una mobilitazione internazionale che ha coinvolto soprattutto la diaspora. I manifestanti hanno esposto bandiere venezuelane e cartelli con nomi e volti dei detenuti, rilanciando un messaggio comune: la libertà non può essere selettiva.  Nonostante le aperture economiche avviate dopo la cattura di Nicola Maduro da parte degli Stati Uniti su impulso del governo ad interim di Delcy Rodriguez e l'approvazione di una legge di amnistia, quasi 500 dissidenti resterebbero ancora in carcere.     "Finché anche un solo cittadino resta detenuto per ragioni ideologiche, non esiste giustizia", è stato il messaggio condiviso nei cortei. I promotori hanno sottolineato che mantenere alta l'attenzione internazionale è essenziale per evitare che le vittime vengano dimenticate.  La leader dell'opposizione venezuelana Maria Corina Machado ha chiesto che nel Paese si tengano elezioni "il prima possibile", ma solo dopo una riforma del Consiglio nazionale elettorale (Cne), attualmente controllato dal chavismo, sottolineando che un voto credibile richiede condizioni minime di fiducia e trasparenza.     Machado ha precisato che il nuovo Cne dovrà essere composto da figure indipendenti, senza affiliazioni politiche, in grado di garantire imparzialità e credibilità al processo elettorale. Ha inoltre chiesto una revisione del registro degli elettori per consentire l'iscrizione o l'aggiornamento dei dati a milioni di venezuelani, inclusi quelli all'estero.     Tra le condizioni indicate, anche la presenza di osservatori internazionali qualificati, con un monitoraggio continuo dell'intero processo. Solo in questo quadro, ha concluso, sarà possibile convocare elezioni che riflettano realmente la volontà dei cittadini. Secondo la premio Nobel per la Pace è necessario smantellare la "struttura repressiva" del Paese prima di qualsiasi consultazione. Machado ha poi indicato la necessità di liberare dei detenuti politici - ancora circa 500 nonostante la legge di amnistia approvata dal parlamento - e di chiudere i centri di detenzione illegali, oltre che di ripristinare la libertà di espressione. 

Meloni a Baku

[Chi cerca conferme le trova sempre. Popper] Solo una donna divorziata può capire un uomo che credeva di essere un imprenditore di successo ma da quando lasciato solo e senza pin del bancomat si è svegliato pieno di debiti. Insomma, speriamo che la Giorgia nazionale andando a Baku possa perorare la causa di Pasticiedda.  Tappa a Baku per la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni che, dopo aver partecipato al vertice della comunità politica Europea (CPE) a Jerevan,  in Armenia, ha raggiunto l’Azerbaigian, dove ha incontrato il Presidente Ilham Aliyev.  Una giornata dal “significativo valore politico”, ha detto Meloni a margine dell’incontro, “per le relazioni tra le nostre Nazioni, perché erano ben 13 anni che un Primo Ministro italiano non veniva in visita ufficiale qui in Azerbaigian. Credo che fosse doveroso colmare questa mancanza, non solamente per l’amicizia che lega le nostre due Nazioni, ma anche perché sono convinta che in questa cooperazione già importante tra Italia e Azerbaigian si possa comunque ancora un importante salto di qualità”.  Con Aliyev la Premier si è confrontata sul quadro internazionale e sui rapporti bilaterali: “più l'instabilità intorno a noi aumenta e più è importante rafforzare le certezze che abbiamo. E la relazione tra Italia e Azerbaigian è certamente una di queste certezze”, ha rimarcato Meloni che ha ricordato come “le forniture azere di gas e di petrolio verso l’Italia sono state determinanti per la sicurezza energetica della Nazione che ho l’onore di rappresentare fin dall’inizio della guerra d’aggressione russa nei confronti dell’Ucraina”. Con il Presidente azero, quindi, Meloni ha parlato di “come consolidare questo rapporto lavorando non solo sui volumi delle forniture ma soprattutto sulla qualità del partenariato industriale lungo tutta quanta la filiera”. Chiusura in calo per il prezzo del gas, mentre si guarda agli sviluppi in Medio Oriente ed alla situazione dello stretto di Hormuz. Ad Amsterdam le quotazioni registrano una flessione del 2,4% a 47 euro al megawattora. “Noi vogliamo che l’Azerbaigian possa rafforzare il suo ruolo di snodo fondamentale tra Europa e Asia, e che l’Italia possa essere sempre più la porta di accesso privilegiata al mercato europeo”, ha sottolineato Meloni. “È una visione che chiaramente richiede investimenti, programmi a lungo termine, capacità di mettere insieme le energie migliori dei nostri reciproci sistemi produttivi e industriale, e perché è la ragione per la quale abbiamo programmato di organizzare qui a Baku, nella seconda metà del 2026, un Business Forum per tradurre questa nostra sintonia politica anche in opportunità concrete per le nostre imprese, per i nostri lavoratori. Posso confermare che ci sono molte aziende italiane estremamente interessate a partecipare ai piani strategici, ai piani di sviluppo alla modernizzazione, a 360 gradi, non solo a livello bilaterale ma anche per lavorare insieme nei paesi terzi”, le parole della Premier.  Oltre all’energia, Italia e Azerbaijan collaborano anche nei settori della difesa e della sicurezza: anche in questo caso si vuole “approfondire la collaborazione”, ha detto Meloni, attraverso un modello di “cooperazione tra sistemi industriali, con trasferimento di competenze, con sviluppo congiunto, con una prospettiva di lungo periodo, che possa anche favorire la stabilità regionale, ma che sicuramente leghino i nostri sistemi industriali”. Alcamo, ex capitale dell'impero di Pasticiedda, si aspetta grandi cose da questo viaggio. Che la cooperazione, i buoni rapporti tra i due paesi possano portare la pace in famiglia. Quanto alle relazioni diplomatiche, citata la recente inaugurazione da parte del Presidente della Repubblica Mattarella della dell’Azerbaijan Diplomatic Academy a Baku, Meloni ha voluto ringraziare “l'Azerbaigian e il Presidente e tutte le autorità azere per come hanno assicurato all’Italia, nelle operazioni necessarie a mettere in salvo i tanti cittadini italiani che si trovavano in pericolo in Iran, che dovevano lasciare il Paese, il loro pieno sostegno, il loro pieno coinvolgimento. Esattamente come lo ringrazio perché noi abbiamo potuto ricollocare temporaneamente qui a Baku la nostra Ambasciata a Teheran, operare in condizioni di sicurezza, in condizioni di efficienza. È un altro elemento che dimostra la nostra amicizia”, ha evidenziato la Premier che, sulla crisi in Iran, ha definito “molto interessante poter ascoltare il punto di vista del Presidente di una Nazione che confina con Teheran e che condivide una lunga storia comune con l'Iran. Ovviamente rinnoviamo il nostro auspicio affinché questa crisi possa chiudersi nel più breve tempo possibile, ribadito il comune impegno per sostenere ogni iniziativa utile all'obiettivo di riportare stabilità nell'area”. Con il Presidente azero, Meloni ha poi “condiviso l'importanza di rafforzare il dialogo tra Azerbaigian e Unione europea” e affrontato il tema delle relazioni con l'Armenia: su quest’ultimo punto, la Premier ha ribadito il “pieno sostegno dell'Italia a un percorso di normalizzazione che rappresenta chiaramente una svolta storica, anche grazie all'impulso impresso dagli Stati Uniti. Penso che il 2026 possa essere, da questo punto di vista, un anno cruciale, che è anche molto importante per liberare tutto il potenziale di una Regione dinamica come questa”.  “E poi ovviamente gli sforzi diplomatici, verso una pace giusta e duratura anche in Ucraina, per due Nazioni che hanno offerto, che sono state a fianco del popolo ucraino”, ha detto ancora la Presidente del Consiglio. “Tanti i temi che ci uniscono, tanto il lavoro che insieme possiamo fare”, ha ribadito in conclusione. “Siamo in un tempo nel quale le certezze sembrano venire meno però, a maggior ragione, quando sembra che le certezze vengano meno, le certezze che hai devi tenerle strette. E questo è sicuramente quello che l'Italia fa con la sua solida partnership con l’Azerbaigian. È una partnership di lungo periodo e che di lungo periodo intende ancora essere”.  

lunedì 4 maggio 2026

Accordo a breve o bombe   

[Cosa preferiresti essere, uno stupido o un dittatore? Forse un dittatore sarebbe meglio. Io non voglio essere uno stupido. Donald Trump, vantandosi del suo QI] Donald Trump è stufo della situazione di stallo "nessun accordo, nessuna guerra" in Iran. E con l'operazione Project Freedom punta a fare pressione per un accordo altrimenti ci sarà di nuovo guerra.     "Il presidente vuole agire. Non vuole restare con le mani in mano. Vuole fare pressione. Vuole un accordo", ha dichiarato ad Axios un alto funzionario statunitense.     "Ci sono colloqui. Ci sono offerte. Le loro non ci piacciono.     Le nostre non piacciono a loro. Non conosciamo ancora la situazione del [leader supremo]. E stanno portando messaggi a mano nelle grotte o ovunque lui o chiunque altro si nasconda.     Questo rallenta il processo", ha dichiarato un alto funzionario statunitense.     Witkoff ha consigliato a Trump di proseguire i negoziati e ha presentato una valutazione ottimistica sulle probabilità di raggiungere un accordo, ma altri alti funzionari sono molto più pessimisti, secondo quanto riferito da diverse fonti statunitensi.     "Stiamo esaminando i contorni concreti di un accordo realizzabile a breve, oppure li farà saltare in aria completamente", ha affermato l'alto funzionario. "Gli eventi a Hormuz chiariscono che non esiste una soluzione militare a una crisi politica. Poiché i colloqui stanno facendo progressi grazie al cortese sforzo del Pakistan, gli Stati Uniti dovrebbero guardarsi dall'essere trascinati di nuovo in un pantano da parte di malintenzionati.     Lo stesso dovrebbero fare gli Emirati Arabi Uniti". Lo scrive su X il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, dopo che Teheran ha smentito di aver preso di mira il Paese nel Golfo .     "Project Freedom è un progetto morto", ha concluso riferendosi all'operazione Usa per ripristinare la libertà di navigazione nello Stretto.C'è la "possibilità" che gli attacchi contro l'Iran riprendano. Lo ha detto Donald Trump, secondo quanto riporta l'agenzia Bloomberg. Il presidente però non ha voluto esprimermi sulle tempistiche di eventuali attacchi. "Esaminerò a breve il piano che l'Iran ci ha appena inviato, ma non riesco a immaginare che possa risultare accettabile". Lo ha detto Donald Trump sul suo social Truth. "Non riesco a immaginare sia accettabile, dal momento che non hanno ancora pagato un prezzo sufficientemente alto per ciò che hanno fatto all'umanità e al mondo negli ultimi 47 anni", ha messo in evidenza Trump. Benjamin Netanyahu riunirà il suo gabinetto di sicurezza, mettendo all'ordine del giorno sia la possibile interruzione della tregua in Iran, sia a Gaza. Lo riportano diversi media internazionali e israeliani. Secondo il Times of Israel la riunione si terrà oggi e segue le ultime dichiarazioni di Donald Trump che è tornano a paventare un attacco all'Iran qualora il difficile processo negoziale dovesse fallire. Ma, secondo l'emittente Kan, durante l'incontro si discuterà anche di una possibile fine del cessate il fuoco con Hamas nella Striscia di Gaza. "Hamas non sta rispettando l'accordo sul disarmo" come concordato nell'ambito del cessate il fuoco dello scorso ottobre, ha dichiarato una fonte israeliana a Kan. In aprile, 25 petroliere sono partite dall'Iran con carichi di petrolio greggio. Di queste, 7 sono state rapidamente dirottate verso l'Iran dagli Stati Uniti dal Mar Arabico/Oceano Indiano, 2 sono state sequestrate dagli Stati Uniti nell'Oceano Indiano, e una ha raggiunto l'Estremo Oriente. Lo scrive TankerTrackers su X senza specificare che fine abbiano fatto le altre mancanti all'appello. È possibile che le imbarcazioni siano sfuggite ai rilevamenti del sito di intelligence marittima usando lo 'spoofing', cioè la pratica di trasmettere falsi segnali di posizione per mascherare la propria posizione.  Il parlamento iraniano si appresta ad approvare una legge che imporrebbe restrizioni al transito delle navi attraverso lo Stretto di Hormuz, secondo quanto riportato dall'emittente statale iraniana Press TV e ripreso da Cnn. Citando il vicepresidente del parlamento Ali Nikzad, Press TV ha riferito che, in base al testo, contenente 12 articoli, alle navi israeliane non sarà mai consentito il transito. Le navi provenienti da "paesi ostili" - un probabile riferimento agli Stati Uniti - saranno tenute a pagare riparazioni di guerra per ottenere un permesso prima di attraversare lo stretto. Tutte le altre navi dovranno richiedere l'autorizzazione dell'Iran per transitare nello stretto, ha riferito l'emittente.