martedì 17 febbraio 2026

Solo minacce a Ginevra

[Il mondo è un bel posto e vale la pena lottare per esso. Ernest Hemingway] Si è concluso il secondo giro di negoziati indiretti sul nucleare tra Iran e Stati Uniti, iniziato in mattinata a Ginevra. Lo riferisce il corrispondente della tv di Stato iraniana, come riporta Mehr, affermando che le delegazioni hanno lasciato il luogo dove si sono tenuti i negoziati indiretti, mediati dall'Oman.Donald Trump ha avvertito l'Iran che "se non farà l'accordo ci saranno conseguenze". "Sarò coinvolto in quei colloqui, indirettamente", ha detto il presidente americano ai giornalisti a bordo dell'Air Force One a proposito dei negoziati che iniziano oggi a Ginevra. "Vogliono raggiungere un accordo... Non credo che vogliano le conseguenze di un mancato accordo", ha aggiunto Trump. "Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump continua a ripetere che l'esercito del suo Paese è il più forte al mondo, ma dovrebbe sapere che tale 'esercito più forte al mondo' potrebbe subire un colpo tale da non potersi più muovere": lo ha affermato il leader iraniano Ali Khamenei mentre a Ginevra è in corso il secondo round di colloqui indiretti tra Iran e Stati Uniti.  "Trump dice che hanno inviato navi da guerra verso l'Iran. Naturalmente le navi da guerra sono pericolose, ma più pericolose di loro sono le armi (dell'Iran) che possono affondare queste navi da guerra", ha aggiunto, citato dalla tv di Stato. "Ha detto che gli Stati Uniti non sono stati in grado di rovesciare la Repubblica Islamica da 47 anni. Questa è una buona confessione e io gli dico che non sarà in grado di farlo nemmeno (in futuro)". Ali Khamenei, in un discorso muscolare, avverte che la portaerei americana nel Golfo potrebbe essere affondata. "Si dice di negoziare sull'energia nucleare iraniana e di raggiungere un accordo, ma il risultato del negoziato deve essere che l'Iran non avrà questa energia": ha detto il leader iraniano rivolgendosi a Trump, sottolineando che "determinare in anticipo l'esito dei negoziati è una cosa sbagliata e sciocca". "Il presidente degli Stati Uniti a volte parla e a volte minaccia l'Iran, il che significa che cerca di dominarlo. Tuttavia, l'Iran non giurerà fedeltà a leader come le persone corrotte che sono al potere oggi negli Stati Uniti", ha avvertito la Guida suprema.

Chi rompe paga

[L’autunno è un mago che riempie tutto d’incanto. Avvolge il mondo nel vento, nella nebbia e nella pioggia, si respira la vita. Caroline Wahl] In merito alla Conferenza di Monaco, il Segretario statunitense ritiene che il suo discorso possa essere “ben accolto”, c’è molta attesa sulle sue parole. Inoltre, per quanto concerne la guerra in Ucraina, ha criticato i continui attacchi russi e ha detto che probabilmente potrà esserci l’opportunità di incontrarsi con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Infine, rispetto alla Groenlandia, ritiene che il tema potrà essere sollevato durante la Conferenza.   Il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il presidente francese Emmanuel Macron interverranno  nel primo giorno della Conferenza sulla sicurezza di Monaco, caratterizzata dalle tensioni tra Europa e Stati Uniti. In cima all'agenda l'Ucraina e il rafforzamento delle difese europee in ambito Nato, oltre alle crisi in Medio Oriente e l'Iran. Secondo l'agenda, Merz aprirà la conferenza, mentre il presidente francese chiuderà il programma di oggi con un discorso alle 19. Previsti per oggi interventi dell'Alto rappresentante per la politica estera dell'Ue Kaja Kallas, il presidente del Comitato militare Nato Giuseppe Cavo Dragone, il presidente finlandese Alexander Stubb e la ministra degli Esteri britannica Yvette Cooper, oltre al direttore dell'Aiea Rafael Mariano Grossi, il figlio dello Scià Reza Pahlavi e la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola. Previsti  gli interventi del Segretario di Stato americano Marco Rubio, arrivato  a Monaco, del presidente ucraino Volodymyr Zelensky appena atterrato nella capitale bavarese, del premier britannico Keir Starmer, del ministro degli Esteri cinese Wang Yi e della presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen. Sono oltre 60 capi di Stato e di governo e circa 100 ministri degli Esteri e della Difesa - compresi Antonio Tajani e Guido Crosetto - attesi in una Monaco blindata, con circa 5.000 poliziotti schierati per l'evento, unità cinofile e cecchini sui tetti.  "Ho avuto primi colloqui con il presidente francese Emmanuel Macron sulla deterrenza nucleare europea". Lo ha dichiarato il cancelliere tedesco Friedrich Merz in apertura della Conferenza. "Rispettiamo rigorosamente i nostri obblighi legali. Questo sarà pienamente integrato nella nostra condivisione nucleare all'interno della NATO e non ci saranno differenze nei livelli di sicurezza in Europa", ha sottolineato. "Lasciatemi iniziare con la scomoda verità: tra l'Europa e gli Usa si è aperto un divario. Il vicepresidente J. D. Vance lo ha detto molto apertamente un anno fa qui a Monaco. Aveva ragione. La lotta culturale del movimento MAGA non è la nostra". Lo ha detto il cancelliere tedesco Friedrich Merz a Monaco. "La libertà di parola da noi finisce quando questa si rivolge contro la dignità umana e la Costituzione. Noi non crediamo nei dazi doganali e nel protezionismo, ma nel libero scambio. Restiamo fedeli agli accordi sul clima e all'Oms perché convinti che solo insieme potremo risolvere le sfide globali". "Ripariamo e ravviviamo insieme la fiducia transatlantica. L'Europa sta facendo la sua parte. Da tre generazioni, la fiducia tra alleati, partner e amici ha reso la Nato l'alleanza più forte di tutti i tempi. L'Europa sa bene quanto questo sia prezioso. Nell'era della rivalità tra grandi potenze, nemmeno gli Stati Uniti saranno abbastanza potenti da poter agire da soli" ha continuato Merz. "Cari amici, far parte della Nato non significa solo vantaggio competitivo dell'Europa. È anche il vantaggio competitivo degli Stati Uniti". "Le autocrazie possono avere seguaci; le democrazie hanno partner e alleati", ha aggiunto. "We need to talk", "Dobbiamo parlare, è più urgente che mai". Lo ha detto il cancelliere tedesco Friedrich Merz aprendo la conferenza di sicurezza di Monaco. "Da diversi anni anche qui in sala un umore segnato da tensioni e conflitti in aumento nel mondo". Merz ha citato anche il motto della conferenza: "Under destruction", a proposito dell'ordine di sicurezza mondiale del dopoguerra. "Temo che dobbiamo dirlo in termini ancora più chiari: quest'ordine, per quanto imperfetto fosse anche nei suoi momenti migliori, non esiste più". "Il prodotto interno lordo della Russia ammonta a circa duemila miliardi di euro. Quello dell'Unione Europea è quasi dieci volte superiore. Eppure l'Europa oggi non è dieci volte più forte della Russia", ha continuato il cancelliere tedesco. "Il nostro potenziale militare, politico, economico e tecnologico è enorme. Ma per molto tempo non lo abbiamo sfruttato nella misura necessaria". "La politica delle grandi potenze in Europa non è un'opzione per la Germania. Leadership basata sul partenariato: sì. Fantasticherie egemoniche: no. Noi tedeschi non agiremo mai più da soli". "La politica delle grandi potenze in Europa non è un'opzione per la Germania - ha proseguito - La leadership basata sul partenariato sì, le fantasticherie egemoniche no". "Noi tedeschi non agiremo mai più da soli", ha aggiunto il cancelliere: "Questa è la lezione permanente che abbiamo imparato dalla nostra storia. Affermiamo la nostra libertà insieme ai nostri vicini, alleati e partner”. "Non siamo più la Gran Bretagna degli anni della Brexit. Perché sappiamo che, in tempi difficili, non riprenderemmo il controllo ripiegandoci su noi stessi: lo cederemmo. E non permetterò che ciò accada". Lo ha detto il primo ministro britannico Keir Starmer intervenendo alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco. Nel suo intervento, Kaja Kallas ha parlato anche della Russia, precisando che “non è una superpotenza. Dopo oltre un decennio di conflitto, inclusi 4 anni di guerra su vasta scala in Ucraina, la Russia è appena andata oltre le linee del 2014, e il costo è stato di 1,2 milioni di vittime. Oggi la Russia è distrutta, la sua economia è a pezzi. È scollegata dai mercati energetici europei e i suoi cittadini stanno fuggendo. La minaccia più grande che la Russia rappresenta in questo momento è che ottiene più al tavolo dei negoziati di quanto abbia ottenuto sul campo di battaglia”. L'Alto rappresentante Ue ha concluso ricordando come “a proposito di negoziati, ciò che conta più dell'avere un posto al tavolo, è sapere cosa chiedere quando ci si siede. Il motivo è molto semplice. Le richieste massimaliste della Russia non possono essere soddisfatte con una risposta minimalista. Se l'esercito ucraino deve essere limitato nelle dimensioni, anche la Russia dovrebbe esserlo. Dove la Russia ha causato danni in Ucraina, la Russia dovrebbe pagare”. Il “popolo ucraino respingerebbe qualsiasi accordo di pace che implichi il ritiro unilaterale dell’Ucraina dalla regione orientale del Donbass e la sua cessione alla Russia”. Lo ha affermato il presidente del Paese, Volodymyr Zelensky, che ha concesso un’intervista al media americano Axios. Il presidente ucraino ha inoltre dichiarato che è “ingiusto” che Donald Trump continui a chiedere pubblicamente all’Ucraina, e non alla Russia, di fare concessioni per la pace. Ha sostenuto che, anche se per il presidente americano potrebbe essere più facile esercitare pressioni sull’Ucraina piuttosto che sulla Russia – molto più grande – il modo per creare una pace duratura non è “consegnare la vittoria” al presidente russo Vladimir Putin. Trump ha dichiarato due volte negli ultimi giorni che spetta al capo di stato ucraino fare concessioni. “Spero che sia solo una sua tattica e non una decisione”, ha replicato Zelensky.


La sciabola di Milei

[Per tante persone invecchiare consisteva in parte nel capire quante erano state deformi e imperfette le storie di ognuno di noi. Patrick De Witt] Polemica, in Argentina, per la decisione del presidente Javier Milei di trasferire un'importante reliquia di José de San Martín (1778-1850), eroe dell'Indipendenza (1816). Con un decreto pubblicato martedì, il leader ultraliberista ha ordinato che la sciabola curva del 'Liberatore' venga rimossa dal Museo storico nazionale di Buenos Aires, a cui fu donata nel 1897, e posta sotto la custodia di un reggimento militare. Per protestare contro il provvedimento, la direttrice del museo, Maria Inés Rodríguez, ha deciso nel frattempo di dimettersi.     L'arma - lunga 95 cm e con impugnatura in ebano - è considerata un pezzo prezioso del patrimonio storico argentino, un emblema delle guerre che portarono all'Indipendenza, nonché delle campagne di San Martín per la liberazione di Cile e Perù.     Il decreto di Milei dispone il suo trasferimento alla caserma del Reggimento granatieri a cavallo con sede a Palermo, un quartiere della capitale, al fine "di garantirne la corretta custodia, conservazione e custodia permanente". Il reggimento in questione venne creato dallo stesso San Martín, ha tra i suoi compiti anche quello di guardia d'onore presidenziale e possiede un proprio museo, attualmente in fase di ristrutturazione. 


Morto il reverendo Jackson

[Gli individui realmente superiori non hanno bisogno di evidenziare le altrui manchevolezze per affermare il proprio valore. Alessandro Novembre] Donald Trump ha reso omaggio al reverendo Jesse Jackson. "Lo conoscevo bene, molto prima di diventare presidente. Era un brav'uomo, con molta personalità, grinta e un'intelligenza della strada. Era molto socievole, una persona che amava davvero la gente!", ha scritto il presidente americano su Truth. "Nonostante io venga falsamente e costantemente definito razzista dai mascalzoni e dai lunatici della sinistra radicale, è sempre stato un piacere lavorare con Jesse", ha aggiunto Trump. L'ex presidente Barack Obama ha reso omaggio a Jesse Jackson ricordandone il ruolo di apripista: "Io e Michelle siamo cresciuti sulle sue spalle", ha detto il primo presidente nero della storia degli Stati Uniti dando atto a Jackson, primo afro-americano candidato alla Casa Bianca, di aver aperto la strada alla sua storica candidatura del 2008. Il reverendo Jesse Jackson, predicatore battista e storico leader dei diritti civili, tra le voci più influenti dell’America nera dopo l’assassinio di Martin Luther King e primo afroamericano a ottenere un consenso significativo nelle primarie presidenziali democratiche, è morto oggi all’età di 84 anni. Lo ha reso noto la famiglia in una dichiarazione, senza indicare la causa del decesso, secondo quanto riporta il Washington Post. A Jackson era stato diagnosticato il Parkinson nel 2015 e, in seguito, la paralisi sopranucleare progressiva, una patologia neurologica che compromette i movimenti. Figura carismatica e presenza costante nelle proteste e nelle marce per i diritti civili e la giustizia sociale, Jackson nei momenti di disordine pubblico – dall’ondata di violenze dopo l’uccisione di King nel 1968 fino ai disordini seguiti alla morte di Michael Brown a Ferguson nel 2014 – invitò alla moderazione e alla non violenza. Ordinato ministro battista, non ebbe mai una propria chiesa, preferendo l’attivismo su scala nazionale. Negli anni Settanta ampliò l’azione anche fuori dagli Stati Uniti, intervenendo in iniziative diplomatiche e umanitarie, dalla mediazione in Medio Oriente alle campagne contro l’apartheid in Sudafrica, fino a missioni per la liberazione di prigionieri. La sua oratoria, radicata nella tradizione delle chiese nere del Sud, diventò un tratto distintivo: “Keep hope alive” (“Lascia vivere la speranza”), ripeteva spesso, e nelle riunioni pubbliche a Chicago guidava il coro “I am somebody”. Jackson si candidò alle primarie democratiche nel 1984, raccogliendo oltre 3 milioni di voti e 384 delegati alla convention, e tornò in corsa nel 1988 con risultati più solidi: circa 7 milioni di voti e oltre 1.200 delegati, arrivando per un periodo a guidare la competizione dopo la vittoria nei caucus del Michigan. “La mia corsa non è mai stata solo per la Casa Bianca”, spiegò in seguito, rivendicando l’obiettivo di allargare la partecipazione politica afroamericana a livello locale e nazionale. Nato Jesse Louis Burns l’8 ottobre 1941 a Greenville, nella Carolina del Sud, Jackson studiò a North Carolina A&T e si trasferì a Chicago per il seminario teologico, che lasciò per dedicarsi al movimento per i diritti civili. Fu ordinato nel 1968 e lavorò con la Southern Christian Leadership Conference, dove diresse Operation Breadbasket, prima di fondare nel 1971 Operation PUSH, poi confluita nella Rainbow/PUSH Coalition. Negli anni Duemila rimase un punto di riferimento nel Partito democratico e nella mobilitazione dell’elettorato afroamericano, celebrando nel 2008 l’elezione di Barack Obama alla presidenza come un passaggio storico per gli Stati Uniti.


Nasce a Washington Gazaland

[Parto, e adesso trovo altrettanto piacere ad allontanarmi da voi di quanto ne provavo un tempo ad avvicinarmi. Marchese De Sade]  “Il Vaticano non parteciperà” al Board of Peace “per la sua particolare natura”. Così il segretario di Stato Vaticano cardinale Pietro Parolin lasciando Palazzo Borromeo a Roma, sede dell’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede, dove si sono svolte le celebrazioni tra Italia e Santa Sede del 97mo anniversario dei Patti Lateranensi e del 42esimo anniversario dell’Accordo di modificazione del Concordato. “La particolare natura” della Santa Sede, ha continuato il cardinale Parolin, “non è evidentemente quella degli altri Stati. Abbiamo preso nota che l’Italia parteciperà come osservatore. Evidentemente ci sono punti critici che lasciano perplessi e avrebbero bisogno di trovare delle delle spiegazioni. La cosa importante è che si stia tentando di dare una risposta, però per noi ci sono alcune criticità che dovrebbero essere risolte”.  Sul motivo, ha continuato, “credo che non vale la pena qui di soffermarci, ma una preoccupazione è quella che a livello internazionale sia soprattutto l’ONU che gestisce queste situazioni. Questo è una dei punti sui quali noi abbiamo insistito”, ha concluso Parolin.“Noi non possiamo partecipare al Board of peace perché c'è un limite costituzionale. Siamo sempre disponibili a parlare di iniziative che riguardano la pace, siamo pronti a fare la nostra parte anche a Gaza con la formazione della polizia. Però sul Board of peace l'articolo 11 della nostra Costituzione è in contrasto con l'articolo 9 dello Statuto: per noi è insormontabile dal punto di vista giuridico".     Così il ministro degli Esteri Antonio Tajani, interpellato  al margine del congresso del Partito Radicale a Roma.     "I rapporti con gli Usa - aggiunge - sono molto positivi. Nel colloquio con Vance e Rubio abbiamo ribadito le buone relazioni. E abbiamo ribadito qual è la nostra posizione".  Ma come spesso accade in politica tutto si può fare, si nega ma poi si fa. “Il governo ha ritenuto opportuno accettare l’invito dell’amministrazione americana a presenziare in qualità di paese osservatore alla prima riunione del board offfice in programma giovedì a Washington. Questo è certamente una soluzione equilibrata e rispettosa dei nostri vincoli costituzionali”. Lo ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani nelle sue comunicazioni nell’Aula della Camera sul “Board of Peace”. “L’Unione Europea – ha proseguito Tajani – ha già confermato la partecipazione con la presidenza di turno e con un rappresentante della commissione. Parteciperanno anche tutti i principali partner della regione, penso all’Egitto, alla Giordania, l’Arabia Saudita, al Qatar, anche all’Indonesia, il più grande paese musulmano al mondo. Come potrebbe l’Italia non essere presente dove si discute e si costruisce la pace in Medio Oriente, la presenza di tutti i principali attori regionali”. “Per questo parteciperemo alla riunione di Washington, forti dell’importante contributo che il nostro paese ha messo in campo sin dal primo momento per il cessate il fuoco e per l’assistenza umanitaria alla popolazione della Striscia attraverso Food for Gaza”, ha sottolineato il ministro degli Esteri. “Attuare il piano di pace significa creare le condizioni per una stabilità duratura. Significa evitare che Gaza resti un terreno di radicalizzazione, di scontro permanente, preda del terrorismo e a rischio di collasso migratorio con possibili ripercussioni anche sulla stabilità delle rotte commerciali del Mar Rosso che si delinea sempre più come un’area di pace, dialogo e crescita” e “tutto ciò – secondo il vicepremier – significa garantire sicurezza a Israele e dignità alla popolazione palestinese, significa lavorare per il progetto dei due Stati. “State cercando di violare un divieto costituzionale giocando con le parole” ha detto la segretaria Pd Elly Schlein parlando in aula alla Camera. “Si decide se l’Italia accetta di partecipare a un organismo nato per soppiantare le Nazioni unite. Si decide se l’Italia accetta di partecipare allo smantellamento del diritto internazionale per sostituirlo con il ‘Board of peace'”, ha aggiunto. Stiamo parlando di “sostituire la diplomazia con gli affari” e la “Commissione europea ha chiarito che non sarà parte del board nemmeno come osservatrice”. Rivolta al ministro degli Esteri Antonio Tajani ha aggiunto: “Non ci venga a raccontare che è previsto dalla risoluzione Onu: prevedeva un organismo temporaneo che coinvolgesse i palestinesi, lo statuto proposto da Trump non prevede nessuna di queste cose”. Giorgia Meloni deve “scegliere da che parte stare”, l’Italia deve “dire di no” al ‘Board of peace'”. Lo ha detto la segretaria Pd Elly Schlein intervenendo in aula alla Camera. “L’Italia, forte della sua storia, deve dire di no (al ‘Board of peace’) e difendere le sedi multilaterali, il diritto internazionale”. L’Italia, ha aggiunto deve “dire che sono le Nazioni unite a dover guidare i processi di pace” che “non si fanno con le telefonate in cui Trump dà ragione a Putin” e nemmeno con i club privati” o “con transazioni opache e nemmeno coi video che trasformano le macerie di Gaza che ha subito dei crimini di genocidio in resort di lusso per ricchi e per i propri interessi”. Ha aggiunto la leader Pd: “Scegliete di stare dalla parte della Costituzione della dignità del paese e di un’Europa capace di contare. Mi rivolgo alla presidente Meloni: noi siamo all’opposizione, abbiamo presentato oggi una risoluzione unitaria di tutte le opposizioni. Ma quando Meloni va all’estero rappresenta tutto il paese e rappresenta anche noi”. Dunque “io chiedo di non andare a Washington e di non far partecipare l’Italia al ‘Board of peace’ con cui Trump vuole sostituire le Nazioni unite”. Il governo deve “tener fede alla nostra Costituzione e alla storia del nostro paese”. Al termine delle repliche, via libera dell’aula della Camera con 183 voti favorevoli e 122 contrari alla risoluzione della maggioranza, dopo le comunicazioni del ministro degli Esteri Antonio Tajani, a sostegno dell’Italia come paese osservatore nel Board of Peace presieduto dal presidente americano Donald Trump. Stop al testo unitario presentato dal centrosinistra (i sì sono stati 123, i contrari 176 e tre gli astenuti). La Casa Bianca sta pianificando di tenere la prima riunione del Consiglio per la pace a Gaza il 19 febbraio a Washington nei giorni in cui il premier israeliano Benjamin Netanyahu sarà a Washington. Lo riporta Axios citando un funzionario statunitense e diplomatici di quattro Paesi membri dell'organismo.   Secondo il report, l'amministrazione Trump spera che il vertice possa far avanzare la seconda fase del piano di cessate il fuoco per Gaza e possa anche fungere da conferenza per la raccolta fondi per la ricostruzione di Gaza.     Se la partecipazione di Netanyahu verrà confermata, sarà la prima volta che il primo ministro incontrerà i leader arabi dallo scoppio della guerra nell'ottobre 2023. La riapertura del valico di Rafah la scorsa settimana ha segnato il primo passo nell'attuazione del piano Trump. Nel frattempo, dietro le quinte sono in corso intensi contatti diplomatici per l'ingresso di un consiglio tecnico che assumerà l'autorità di governo nella Striscia. Oggi due diplomatici arabi hanno riferito al Times of Israel che venerdì pomeriggio gli Stati Uniti hanno inviato gli inviti a 26 Paesi rappresentati nel panel.  Secondo indiscrezioni apprese da Ynet, i ministri Israel Katz e Bezalel Smotrich stanno promuovendo una serie di decisioni drammatiche volte a sviluppare l'annessione di fatto di territori in Giudea e Samaria (Cisgiordania). Le decisioni, che secondo Ynet sarebbero state approvate  dal gabinetto, dovrebbero portare a cambiamenti profondi nelle procedure relative ai terreni e alle acquisizioni, tali da consentire allo Stato di demolire edifici di proprietà palestinese nelle aree A. Le decisioni approvate dal gabinetto sono in contrasto con i principi dell''Accordo di Hebron', firmato nel 1997 come fase intermedia verso la risoluzione del conflitto israelo-palestinese nella città, l'unica dalla quale le forze dell'Idf non si sono ritirate nella prima fase successiva agli Accordi di Oslo II. Le decisioni non sono state sottoposte all'approvazione del governo in plenaria, ma solo a quella del gabinetto, i cui membri sono determinati a promuovere l'applicazione della sovranità in Giudea e Samaria prima delle elezioni previste per ottobre di quest'anno.  Parlando in una conferenza a Doha, il leader di Hamas Khaled Mashaal ha affermato che l'organizzazione terroristica non rinuncerà alle proprie armi né accetterà un intervento straniero a Gaza, respingendo le richieste degli Stati Uniti e di Israele. "Criminalizzare la resistenza, le sue armi e coloro che l'hanno portata avanti è qualcosa che non possiamo accettare", ha detto , Mashaal e ha invitato il Board of Peace ad adottare un "approccio equilibrato", che consenta la ricostruzione di Gaza e il flusso di aiuti, avvertendo che Hamas "non accetterà un governo straniero". Lo riferiscono i media arabi e israeliani. 

48 mesi di guerra

[I segreti di famiglia sono sassi che ti porti dentro le tasche e che non sai d’avere, ma sono anche sassolini lungo il bosco che ti fanno ritornare a casa. Patrizia Laquidara]Oltre 2 milioni e mezzo di bambini ucraini, più di un terzo del totale, sono ancora sfollati mentre la guerra in Ucraina entra nel suo quinto anno. Lo rivela un rapporto Unicef, precisando che i dati includono oltre 791.000 bambini all'interno dell'Ucraina e quasi 1.798.900 bambini che vivono come rifugiati al di fuori del Paese.     "Milioni di bambini e famiglie sono fuggiti dalle loro case in cerca di sicurezza, e 1 bambino su 3 è ancora sfollato a quattro anni dall'inizio di questa guerra implacabile. Per i bambini in Ucraina, la sicurezza è sempre più difficile da raggiungere, dato che gli attacchi alle aree civili continuano in tutto il Paese. In molti modi, la guerra segue questi bambini", ha dichiarato la direttrice regionale dell'UNICEF per l'Europa e l'Asia centrale Regina De Dominicis.      Molti bambini sono stati costretti a fuggire dalle loro case più volte. Una recente indagine condotta dall'UNICEF ha rilevato che tra gli sfollati, 1 adolescente su 3 di età compresa tra i 15 e i 19 anni ha dichiarato di essersi spostato almeno due volte. La sicurezza è stata citata come la ragione più comune della fuga.     I bombardamenti, tra cui l'intensificarsi degli attacchi a lungo raggio, hanno ucciso o ferito più di 3.200 bambini dal 24 febbraio 2022. L'anno scorso si è registrato un aumento del 10% delle vittime tra i bambini rispetto al 2024, il terzo anno consecutivo in cui le vittime tra i bambini verificate dalle Nazioni Unite sono aumentate.   I servizi su cui i bambini fanno affidamento sono stati decimati negli ultimi quattro anni e sono sempre più sotto pressione. Più di 1.700 scuole e altre strutture scolastiche sono state danneggiate o distrutte, con la conseguenza che 1 bambino su 3 non può frequentare la scuola in presenza a tempo pieno. I recenti attacchi alle infrastrutture energetiche hanno lasciato milioni di bambini e famiglie a lottare per sopravvivere a temperature estreme sotto lo zero, costretti a sopportare giorni senza riscaldamento, elettricità e acqua in casa. I neonati e i bambini piccoli sono i più esposti al rischio di malattie respiratorie e ipotermia in queste condizioni, mentre le strutture mediche faticano a funzionare sotto gli attacchi e la riduzione dell'energia, con quasi 200 strutture mediche danneggiate o distrutte solo nel 2025.     "Gli obblighi previsti dal diritto internazionale umanitario devono essere rispettati e devono essere adottate tutte le misure possibili per proteggere i bambini e le infrastrutture civili da cui dipendono. Ogni bambino ha il diritto di crescere in sicurezza e questo diritto deve essere rispettato senza eccezioni", ha dichiarato De Dominicis. Kaja Kallas e Christine Lagarde sono state le protagoniste dell'ultima giornata della Conferenza sulla Sicurezza di Monaco, caratterizzata da dibattiti sul ruolo dell'Europa in un contesto globale sempre più instabile e la competitività economica. La mattinata si è aperta con l'intervento dell'Alto rappresentante Ue in un panel che ha visto anche il presidente lettone Edgars Rinkevics, la vicesegretaria generale della Nato Radmila Sekerinska e la sottosegretaria delle Forze Armate francesi Alice Rufo. “Contrariamente a quanto alcuni potrebbero dire, l'Europa ‘woke e decadente’ non sta vivendo la cancellazione della sua civiltà. Anzi, le persone vogliono ancora unirsi al nostro club, e non solo i loro connazionali europei” ha detto tra le altre cose l'ex premier estone. “Spero solo che chi aspetta da tempo non debba aspettare ancora a lungo. Come mostrano i sondaggi, coloro che sono già membri vogliono che l'Unione assuma un ruolo più forte nel mondo, per difendere i nostri valori, prendersi cura del nostro popolo e far progredire l'umanità” ha aggiunto Kallas. “Come ha detto il presidente Macron a Davos, l'Europa a volte è troppo lenta e ha bisogno di essere riformata. Ma sappiamo assolutamente chi siamo e ciò per cui ci battiamo”. L'Ucraina ha lanciato dall'inizio della guerra un programma per il congelamento gratuito dello sperma dei soldati al fronte. Lo ricorda la Bbc, sottolineando che la legge prevede che i campioni di tutti i soldati siano conservati gratuitamente fino a 3 anni dopo la loro morte e siano disponibili per l'uso da parte del partner previo consenso scritto.     Il programma mira anche ad affrontare una crisi demografica che esisteva prima dell'invasione russa, ma che è stata aggravata dall'elevato numero di uomini morti in azione, molti dei quali erano i più giovani e in forma dell'Ucraina.     "Stiamo pensando anche al futuro e a tutti i giovani che abbiamo perso. I nostri soldati stanno difendendo il nostro futuro, ma potrebbero perdere il loro, quindi abbiamo voluto dare loro questa possibilità", ha spiegato al media britannico la deputata Oksana Dmitrieva che ha contribuito alla legge.     Durante le sue visite al fronte, la parlamentare incoraggia i soldati a parlare della loro vita sessuale e dei problemi di fertilità, e a prendere in considerazione l'idea di congelare il loro sperma.     "I nostri uomini stanno morendo. Il patrimonio genetico ucraino sta morendo. Ne va della sopravvivenza della nostra nazione", spiega alla Bbc il soldato Maxim, parlando al telefono da una posizione vicina alla linea del fronte orientale. Il trentacinquenne presta servizio nella Guardia nazionale ucraina e, quando è tornato in licenza di recente, sua moglie lo ha convinto a recarsi in una clinica di Kiev e a lasciare un campione di sperma.     "Che tu sia esattamente sul 'punto zero' della linea del fronte o a 30 o addirittura 80 chilometri di distanza, non c'è alcuna garanzia che tu sia al sicuro", afferma il soldato, spiegando che i droni russi che sorvolano la zona rappresentano una minaccia costante. E questo "significa stress, e può avere un impatto: la capacità riproduttiva diminuisce. Quindi dobbiamo pensare al futuro e al futuro della nostra nazione ucraina."  Una giornata importante, che porterà a nuovi passi avanti verso la nostra sicurezza condivisa: quella dell'Ucraina e dell'Europa. In agenda la prima iniziativa congiunta di produzione di droni ucraino-tedesca, nonché incontri bilaterali e multilaterali con i partner". Lo annuncia su X il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.   "Abbiamo bisogno di una maggiore produzione congiunta, di una maggiore resilienza, di un maggiore coordinamento ed efficacia della nostra architettura di sicurezza condivisa in Europa. La cosa più importante che possiamo realizzare insieme è porre fine alla guerra con una pace dignitosa e creare garanzie di sicurezza affidabili per l'Ucraina e per tutta l'Europa, in modo che nessuno in Europa abbia paura di rimanere senza protezione", ha sottolineato.  "In caso di militarizzazione della Groenlandia, della creazione di capacità militari puntate contro la Russia", Mosca adotterà le "contromisure adeguate, anche di natura militare-tecnica". Lo ha detto il ministro degli Esteri, Serghei Lavrov, parlando alla Duma.   Lavrov, citato dalla Tass, ha tuttavia ricordato quanto già detto dal presidente Vladimir Putin, secondo il quale la questione della Groenlandia "non riguarda direttamente" la Russia. "La nostra posizione di principio è che l'Artico debba rimanere una zona di pace e cooperazione", ha concluso il ministro tra gli applausi dei deputati. Il Segretario di Stato americano Marco Rubio, prima di salire a bordo dell’aereo che lo porterà alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, ha dichiarato ai giornalisti che “l’Europa è importante per gli USA”, ma viviamo in una “nuova era geopolitica”, “il vecchio mondo è scomparso” e questo “richiederà a tutti noi di riesaminare come si presenta e quale sarà il nostro ruolo”. “Francamente, il vecchio mondo è scomparso, il mondo in cui sono cresciuto, e viviamo in una nuova era geopolitica, e questo richiederà a tutti noi di riesaminare come si presenta e quale sarà il nostro ruolo”, ha dichiarato Rubio ai giornalisti, ribadendo che “siamo profondamente legati all’Europa e il nostro futuro è sempre stato legato a questo e continuerà a esserlo”.

Una flotilla per Cuba

[Bisognerebbe essere sempre un pò più speranzosi che preoccupati. Sarebbe stupido un atteggiamento diverso, no? Robert Seethaler] Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha definito Cuba una "nazione fallita" e ha invitato L'Avana a raggiungere un accordo con gli Stati Uniti, pur respingendo l'idea di un'operazione di cambio di regime.     "Cuba è attualmente una nazione fallita", ha dichiarato il leader statunitense ai giornalisti a bordo dell'Air Force One.     Tuttavia, alla domanda se gli Stati Uniti avrebbero rovesciato il governo cubano, come fece Washington quando attaccò il Venezuela e catturò il presidente Nicolas Maduro, Trump ha risposto: "Non credo che sarà necessario".     L'isola sta affrontando gravi carenze di carburante e blackout, mentre Trump intensifica l'embargo statunitense decennale sul Paese e fa pressione sugli altri Paesi affinché interrompano l'invio di petrolio all'Avana. "È una minaccia umanitaria", ha ammesso Trump a proposito della carenza di carburante che sta colpendo il Paese. Il governo cinese ha annunciato la propria disponibilità a soccorrere Cuba, attualmente paralizzata da una grave carenza di carburante.     La crisi energetica, aggravata dal blocco delle forniture petrolifere provenienti dal Venezuela e dal Messico, ha già costretto l'Avana a sospendere numerosi voli internazionali, isolando parzialmente il Paese.  La presidente del Messico, Claudia Sheinbaum, ha espresso una condanna contro il recente inasprimento delle sanzioni statunitensi rivolte a Cuba.     La titolare dell'esecutivo ha definito "molto ingiusta" la minaccia di Washington di imporre dazi commerciali ai Paesi che forniscono petrolio all'isola caraibica.     Sheinbaum ha sottolineato come queste misure punitive colpiscano direttamente la popolazione cubana, già provata da una grave crisi energetica, e violino il principio di sovranità delle nazioni.     Il governo messicano ha ribadito la sua posizione storica di solidarietà verso L'Avana, criticando l'uso della leva economica come strumento di pressione politica.    La dichiarazione segna un nuovo punto di attrito diplomatico, evidenziando il rifiuto del Messico di allinearsi alle strategie di isolamento totale promosse dagli Stati Uniti nella regione.    Il portavoce del ministero degli Esteri di Pechino, Lin Jian, ha dichiarato che la Cina fornirà assistenza "nei limiti delle proprie capacità", ribadendo il sostegno alla sovranità della nazione caraibica. Nel suo intervento, l'esponente governativa ha condannato le interferenze estere, definendo le sanzioni come "pratiche disumane" che privano la popolazione locale del diritto alla sopravvivenza e allo sviluppo.     Nonostante le criticità logistiche, le autorità asiatiche hanno confermato che al momento non risultano connazionali bloccati sull'isola. La mossa diplomatica rafforza l'asse tra Pechino e l'Avana e si allinea con le posizioni di altri partner strategici, come il Messico e la Russia, che hanno criticato le pressioni internazionali che mirano a strangolare l'economia cubana.  Una coalizione internazionale di movimenti sociali ha annunciato sul sito della Internazionale Progressista il lancio di una flottiglia marittima con l'obiettivo di portare a Cuba alimenti, medicinali e altri beni essenziali il prossimo mese. L'iniziativa, denominata "Nuestra América" ("La Nostra America" in italiano), è presentata dagli organizzatori come un'azione umanitaria e politica volta a "rompere il blocco" imposto dagli Stati Uniti all'isola.     Secondo i promotori, la missione intende rispondere al rapido deterioramento della situazione interna cubana, segnata da carenze di carburante, blackout prolungati e difficoltà di approvvigionamento in ospedali e farmacie. Il progetto si ispira a precedenti iniziative di solidarietà internazionale e mira anche a lanciare un messaggio politico di sostegno al popolo cubano.    Tra i sostenitori figurano l'attivista statunitense David Adler, l'ex leader laburista britannico Jeremy Corbyn e la deputata democratica statunitense Rashida Tlaib, tutti critici nei confronti dell'embargo statunitense.     Analisti indipendenti sottolineano tuttavia come la crisi dell'isola sia aggravata anche da fattori strutturali interni, tra cui la gestione dell'economia e la mancanza di riforme profonde, oltre agli effetti delle sanzioni internazionali.