[Le cose sono intelligenti, e hanno un loro corso, e allora spesso è meglio lasciarle fare, ed è quando le lasci fare che accadono i miracoli. Tommaso Avati] La Knesset ha approvato in lettura finale la legge che introduce la pena di morte in Israele per atti di terrorismo, passata con 62 voti a favore e 48 contrari. Il premier Benyamin Netanyahu ha votato a favore, uno dei partiti ultraortodossi della coalizione si è opposto, mentre la legge ha incassato il sostegno del partito di opposizione di Avigdor Lieberman. Secondo il testo, è passibile di condanna a morte ''chi causa intenzionalmente la morte di una persona nell'ambito di un atto di terrorismo, con l'intento di negare l'esistenza dello Stato di Israele''. Il testo finale prevede che il tribunale abbia la facoltà di convertire la pena in ergastolo, nonché di imporre la pena capitale anche se non richiesta dall'accusa e senza che sia necessaria unanimità tra i giudici. Il testo finale prevede che il tribunale abbia la facoltà di convertire la pena in ergastolo, nonché di imporre la pena capitale anche se non richiesta dall'accusa e senza che sia necessaria unanimità tra i giudici. L'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani ha duramente criticato l'approvazione da parte del parlamento israeliano di una nuova legge sulla pena di morte "profondamente discriminatoria", avvertendo che la sua applicazione nei territori palestinesi occupati "costituirebbe un crimine di guerra". La nuova legge, che renderebbe la pena di morte la punizione predefinita per i palestinesi nella Cisgiordania occupata da Israele riconosciuti colpevoli di aver intenzionalmente compiuto attacchi mortali considerati "atti di terrorismo" da un tribunale militare israeliano, "è palesemente incompatibile con gli obblighi di Israele ai sensi del diritto internazionale", ha dichiarato Volker Turk in un comunicato. "La sua applicazione ai residenti dei territori palestinesi occupati costituirebbe un crimine di guerra", ha aggiunto. La Spagna ha condannato la legge approvata dalla Knesset, il Parlamento israeliano, che ha introdotto la pena di morte per impiccagione per quanti sono condannati per atti di terrorismo. “Condanniamo fermamente, ovviamente, questa decisione”, afferma Elma Saiz, portavoce del governo spagnolo, definendo la misura “un cambiamento radicale”. “Condanniamo senza riserve questa decisione, che mina il diritto internazionale – ha dichiarato Saiz – Ci opporremo sempre con fermezza a tali decisioni, che rappresentano chiaramente un cambiamento radicale e che condanneremo sempre con la massima fermezza”. Lunedì 30 marzo i parlamentari israeliani hanno approvato – con 62 voti a favore, 48 contrari e un’astensione – la legge che sancisce la pena capitale per quanti sono condannati per terrorismo dai tribunali militari. Solo i palestinesi vengono processati dai tribunali militari, mentre gli israeliani vengono processati dai tribunali civili. Sebbene un distinto provvedimento consenta ai tribunali di imporre la pena di morte a chiunque, questo si applica solo a quanti “causano intenzionalmente la morte di una persona con l’obiettivo di negare l’esistenza dello Stato di Israele”, definizione che in pratica esclude i terroristi ebrei.
OTTOBRE ROSSO
mercoledì 1 aprile 2026
Un morto che cammina
[Lontano dalla fonte che la tiene viva, una fantasia si spegne facilmente, proprio come vincere alla lotteria non porta una eterna felicità. Abraham Verghese] Ali Fouladvand, responsabile della ricerca presso l'Organizzazione iraniana per l'innovazione e la ricerca difensiva, erede del programma nucleare iraniano precedente al 2004, è stato ucciso insieme ad alcuni membri della sua famiglia in un raid aereo su Borujerd questa mattina, secondo quanto riportato dai media iraniani. Lo scrive Iran International. L'uomo aveva un ruolo nella supervisione di delicate ricerche di natura militare. Fouladvand era sopravvissuto a un precedente attacco durante la guerra dei dodici giorni dello scorso giugno, nel corso della quale sua moglie, Masoumeh Pirhadi, era rimasta uccisa. Secondo quanto riferito al Washington Post da funzionari della sicurezza americani e israeliani, il nuovo leader supremo iraniano, Mojtaba Khamenei, è "ferito, isolato e non risponde ai messaggi che gli vengono trasmessi". Lo riporta The Times of Israel. Secondo fonti israeliane, nel frattempo, il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche e alcuni religiosi hanno rafforzato il loro controllo sull'Iran. Sabato Axios aveva riportato che la Cia e il Mossad israeliano dispongono di informazioni che suggeriscono che Mojtaba sia vivo, aggiungendo che tra le prove ci sarebbero i tentativi di alcuni funzionari iraniani di organizzare incontri di persona con la guida suprema, senza successo, per motivi di sicurezza. Ma, aveva aggiunto una fonte: "Non abbiamo prove che sia davvero lui a impartire gli ordini". Khamenei, che risulta irreperibile da quando è stato proclamato nuovo leader supremo in seguito all'assassinio del padre. Da quando è stato eletto non si è mai fatto vedere in viso né sentire per messaggio audio, alimentando le speculazioni sul suo vero stato di salute, soprattutto visto il suo coinvolgimento nel raid israeliano-americano che ha ucciso il padre, l'ayatollah Ali Khamenei. “Forse ho forzato io la mano di Israele”. Donald Trump ha dichiarato di credere che l’Iran avrebbe “attaccato per primo” e che “potrebbe aver forzato la mano di Israele” a lanciare attacchi contro Teheran, parlando dalla Casa Bianca, dove stava incontrando il cancelliere tedesco Friedrich Merz. “Dato l’andamento dei negoziati, penso che l’Iran avrebbe attaccato per primo. E non volevo che ciò accadesse. Quindi potrei aver forzato la mano di Israele”, ha affermato il presidente degli Stati Uniti. Cinquantasei anni, secondogenito di Ali Khamenei e figlio prediletto, Mojtaba che prende il posto del padre come Guida Suprema dell'Iran è un politico e religioso con ottime relazioni con le forze di sicurezza, in particolare i Pasdaran. Mojtaba Khamenei "si trova nel Paese e sta svolgendo le proprie funzioni di comando nella situazione di guerra". Lo ha detto l'ambasciatore iraniano a Roma, Mohammad Reza Sabouri, in un'intervista all'ANSA, definendo "propaganda e disinformazione, tipica degli apparati mediatici israeliani", le voci emerse nei giorni scorsi che la Guida Suprema si trovasse all'estero per essere curato dopo essere stato ferito dai raid americani e israeliani. "Il nuovo leader guida il Paese e coordina la guerra con le istituzioni, ma per ragioni di sicurezza non è ancora apparso pubblicamente". "L'Iran mira a preservare i propri diritti legittimi secondo il diritto internazionale. Dopo l'aggressione, ha ribadito la necessità di porre immediatamente fine agli attacchi e agli omicidi nella regione, garantire la fine del ciclo negoziato-guerra-cessate il fuoco e chiarire il risarcimento per i danni di guerra. Il problema principale è il comportamento contraddittorio e le richieste irragionevoli degli Stati Uniti, che alimentano la sfiducia. L'Iran ha sempre sostenuto la risoluzione pacifica delle controversie", ha aggiunto l'ambasciatore, ricordando che "le richieste e i diritti dell'Iran sono stati chiaramente presentati durante il secondo round di negoziati a Ginevra, pochi giorni prima dell'aggressione" e che "gli Stati Uniti quindi non hanno difficoltà a comprendere la posizione iraniana". L'ambasciatore aggiunge che l'attacco del 28 febbraio è avvenuto "mentre era in corso un serio processo diplomatico volto a risolvere le presunte preoccupazioni sul programma nucleare iraniano". E "se prima della guerra dei 12 giorni l'Iran nutriva dubbi sull'esito dei negoziati e sull'impegno degli Stati Uniti a rispettare gli accordi, dopo quella guerra tali dubbi si sono trasformati in una completa sfiducia nella reale volontà americana di negoziare in qualsiasi momento. Nonostante ciò, vari attori hanno cercato fin dall'inizio del conflitto di ridurre le tensioni e fermare la macchina bellica israelo-americana proponendo diverse idee. Il problema principale resta che gli Stati Uniti e il regime sionista non rispettano i principi della diplomazia e del diritto internazionale".
Dono di Miyazaki a Macron
[Le parole sono come noi perché cambiano in continuazione e allora alcune, come per sempre, non le dovremmo dire. Tommaso Avati] Il presidente francese Emmanuel Macron, a margine del suo viaggio in Giappone, rivolge un messaggio di ringraziamento per un'opera ricevuta in dono dal regista, sceneggiatore, animatore e fumettista giapponese, Hayao Miyazaki. "Porco Rosso (celebre personaggio di Miyazaki) oppone alla brutalità del mondo una irriducibile idea di libertà. In un momento in cui dobbiamo difendere la pace, le nostre democrazie e la libertà, Porco Rosso!", scrive Macron in un messaggio pubblicato su X, aggiungendo: "Grazie infinite a Hayao Miyazaki per quest'opera che ricevo con profonda gratitudine". In allegato, una foto del quadro con il volto del personaggio di Miyazaki. Il leader francese è giunto oggi a Tokyo per una visita di tre giorni che punta a rafforzare il partenariato franco-giapponese nel nucleare civile o l'innovazione tecnologica e spaziale, ma anche fare il punto sull'impatto della guerra in Medio Oriente. Tra gli appuntamenti odierni, una serata consacrata alla cultura popolare nipponica e un incontro con il celebre disegnatore di kimono, Kunihiko Moriguchi. Previsti invece per domani i colloqui politici ed economici. Giovedì Macron e la moglie Brigitte verranno invece ricevuti a colazione dall'imperatore Naruhito e dall'Imperatrice Masako.
L’Iran non è il Venezuela
[Certi amori, quelli impossibili, resistono a tutto, al tempo che passa, alla lontananza, all’assenza di prospettiva. Resistono perché non li usura la quotidianità, la vita non li mette alla prova. Francesca Diotallevi ] Gli Stati Uniti hanno iniziato a far volare bombardieri B-52 sopra l'Iran. Lo ha riferito il capo dello stato maggiore congiunto Usa Dan Caine in un briefing pubblico al Pentagono, come riporta il Guardian. "Negli ultimi 30 giorni abbiamo colpito oltre 11.000 obiettivi. Con una crescente superiorità aerea, abbiamo anche lanciato le prime missioni dei B-52 su terraferma", ha detto Caine. Cina e Pakistan hanno proposto un piano in cinque punti per la fine della guerra in Medio Oriente che include un cessate il fuoco immediato, l'avvio di colloqui di pace il prima possibile, la cessazione degli attacchi contro i civili e obiettivi non militari, come siti energetici, il rapido ripristino del "passaggio sicuro per le navi civili e commerciali" nello Stretto di Hormuz e che si arrivi a un accordo di pace con il sostegno dell'Onu. L'iniziativa congiunta è stata annunciata dopo l'incontro a Pechino tra il ministro cinese Wang Yi e quello pachistano Ishaq Dar. I due Paesi si sono proposti come mediatori. Lo riportano i media internazionali. Donald Trump ha detto a Cbs di aver qualcuno in mente per sostituire la guida suprema Mojtaba Khamenei ma non ha offerto dettagli. A chi gli chiedeva della nuova guida suprema, Trump ha risposto: "Non ho alcun messaggio per lui". La guerra contro l’Iran “è quasi terminata”: lo ha affermato il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, intervistato dalla Cbs. “Penso che la guerra sia praticamente terminata. Non hanno più una Marina, né comunicazioni, né aviazione”, ha proseguito Trump, che alla domanda se avesse un messaggio per la nuova Guida Suprema dell’Iran, Mojtaba Khamenei, ha risposto: “Non ho alcun messaggio per lui. Nessuno, di nessun tipo”. Trump, inoltre, ha avuto un colloquio telefonico con il presidente russo Vladimir Putin. Un colloquio incentrato sui conflitti in Ucraina e Iran, lo ha riferito il consigliere del capo del Cremlino, Yuri Ushakov, citato dalla agenzie di stampa russe. Secondo Ushakov, il colloquio è avvenuto su iniziativa del presidente americano. Il consigliere del Cremlino ha quindi precisato che i due leader hanno discusso in particolare “della situazione relativa al conflitto con l’Iran e dei negoziati bilaterali in corso per una risoluzione alla crisi ucraina, a cui partecipano rappresentanti degli Stati Uniti”. Una chiamata di oltre un'ora, incentrata sul conflitto in Medio Oriente e sull'Ucraina. Con Mosca che manda un messaggio chiaro: "Il successo dell'avanzata delle truppe russe in Donbass dovrebbe incoraggiare Kiev a risolvere il conflitto attraverso i negoziati". Con l'implicita richiesta al tycoon di intensificare la pressione su Volodymir Zelensky, preoccupato dal rinvio del nuovo round di colloqui proprio per la crisi iraniana. Un fronte, quest'ultimo, su cui Mosca finora non si è esposta se non con appelli alla de-escalation e gli auguri alla nuova Guida Suprema con la promessa di "una partnership affidabile". Putin ha così ribadito a Trump la necessità di trovare una "rapida soluzione diplomatica", mentre il presidente americano si era appena detto convinto che la guerra in Iran "è praticamente conclusa, finirà presto". Una partita che incrocia i due scacchieri con i due leader che si sono detti "pronti" a contatti "regolari" dopo questa telefonata "costruttiva e aperta", la prima da due mesi. Putin intanto manda anche un messaggio agli europei: forte dell'impennata dei prezzi energetici, getta sul piatto della bilancia nei rapporti con la Ue tutto il peso del suo Paese come grande produttore di petrolio e gas, affermando che la Russia è pronta a garantire le forniture di petrolio e gas necessarie per stabilizzare i mercati. Ma per fare questo aspetta "segnali" da Bruxelles. Quasi una provocazione dopo quattro anni di gelo e accuse incrociate sull'Ucraina, sfociate nella chiusura totale da parte dell'Ue dei rubinetti del gas dalla Russia. Nel suo messaggio a Mojtaba Khamenei, Putin si è detto sicuro che il nuovo Rahbar "continuerà con onore l'opera di suo padre", Ali Khamenei, e riuscirà a tenere unito il popolo iraniano di fronte alla "aggressione armata". Il presidente russo ha anche confermato il "continuo sostegno a Teheran". Ma non è chiaro se esso si sia concretizzato in aiuti militari per far fronte ai raid delle forze di Washington e Israele. Nessuna conferma è venuta da Teheran o da Mosca su presunte informazioni di intelligence che, secondo il Washington Post, i russi fornirebbero agli iraniani per colpire obiettivi militari americani in Medio Oriente. Né alle voci tra gli osservatori militari a Mosca che parlano di consegna di nuovi sistemi di difesa aerea trasferiti a Teheran a partire dalla Guerra dei 12 Giorni del giugno 2025. La nuova guerra del Golfo, e la conseguente impennata dei prezzi dell'energia, ha intanto portato una insperata boccata d'ossigeno alle casse di Mosca, che negli ultimi mesi aveva mostrato qualche difficoltà nel continuare a finanziare il conflitto in Ucraina. E consente alla Russia di presentarsi come un elemento di stabilità sui mercati mondiali. "Stiamo aumentando le forniture ai nostri partner affidabili in diverse regioni del mondo", ha dichiarato Putin. "Continueremo - ha insistito il capo del Cremlino - a fornire petrolio e gas ai Paesi che sono anch'essi partner affidabili. Mi riferisco non soltanto ai partner nell'Asia-Pacifico, ma anche alle nazioni dell'Europa orientale, come la Slovacchia e l'Ungheria". Ma il primo ministro ungherese, Viktor Orban, in una lettera alla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha affermato che è necessario "sospendere tutte le sanzioni imposte all'energia russa in tutta Europa. Secondo una inchiesta preliminare in corso, gli Stati Uniti sono i responsabili dell’attacco alla scuola elementare in Iran che ha provocato 175 vittime, per la maggior parte bambine, smentendo il presidente Trump che aveva accusato Teheran della strage. Lo rivela in anteprima il New York Times che scrive “Colpire una scuola piena di bambini sarà sicuramente ricordato come uno degli errori militari più devastanti degli ultimi decenni”, prima di spiegare nei dettagli come è avvenuto. Citando funzionari statunitensi e altre fonti a conoscenza dei risultati preliminari, il giornale spiega che per colpa di dati obsoleti in possesso dell’esercito Usa ci sarebbe stato un errore di puntamento: l’obiettivo era una base militare lì vicino di cui l’edificio in cui sorgeva la scuola (la Shajarah Tayyebeh elementary school) faceva parte precedentemente.“È stato l’Iran” aveva detto invece Trump l’8 marzo, rispondendo a una domanda dei giornalisti, spalleggiato dal segretario della Difesa Pete Hegseth, che, annunciando al suo fianco l’indagine, comunque sottolineava “l’unico che colpisce obiettivi civili è l’Iran”. Il primo commento ufficiale della Casa Bianca arriva dalla portavoce Karoline Leavitt “Come riconosce il New York Times nel proprio reportage, l’indagine è ancora in corso”, dice. Gli stessi intervistati dal giornale americano confermano che restano ancora molte domande senza risposta: dal perché venivano usati dati vecchi a come sia possibile che non siano stati verificati prima di dare il via all’attacco.
martedì 31 marzo 2026
Tar respinge l’Italo Belga
[Il corrotto Joe Biden è totalmente controllato dalla Cina, Ucraina e altri paesi. Tutto questo non sarebbe mai successo se fossi stato presidente. La guerra in Ucraina non sarebbe mai accaduta. L’attacco israeliano non sarebbe mai avvenuto e l’inflazione non si sarebbe mai verificata. Donald Trump] La prima sezione del Tar Palermo, presidente Salvatore Veneziano, ha respinto la richiesta di sospensiva presentata dalla società Mondello Immobiliare Italo-Belga contro il decreto di decadenza della concessione della spiaggia di Mondello. Il provvedimento, firmato lo scorso 26 febbraio dall'assessore regionale al Territorio Giusi Savarino, era stato emesso sulla scorta di presunte gravi violazioni e inadempienze agli obblighi contrattuali. L'Italo Belga chiedeva la sospensione del provvedimento anche "in ragione dei rilevanti danni economici e reputazionali che ne derivano, a partire dalle ricadute sui lavoratori e sull'organizzazione aziendale". La Società ritiene che le motivazioni addotte dalla Regione "risultino non aderenti alla realtà dei fatti e sproporzionate, e saranno puntualmente contestate nelle sedi competenti. Si tratta, peraltro, del primo atto compiuto e direttamente impugnabile formalmente notificato alla società dall'inizio della vicenda, finora discussa prevalentemente fuori dalle sedi competenti". "La Mondello Immobiliare Italo Belga ha preso atto del provvedimento con cui il Tar non ha accolto la domanda cautelare proposta dalla società. La tutela della società proseguirà dunque attraverso l'immediata proposizione dell'appello innanzi al Cga" dice la società Italo belga dopo la decisione del Tar di Palermo. La società "si riserva di esaminare integralmente il contenuto dell’ordinanza insieme ai propri legali. La Mondello Immobiliare Italo Belga continua a ritenere il decreto impugnato non aderente alla realtà dei fatti e sproporzionato rispetto agli effetti prodotti, anche con riferimento ai profili economici, reputazionali e occupazionali".
Trump master of disaster
[Dovete imparare a sfruttare i problemi. Donald Trump] "Contrariamente a quanto affermato dal presidente americano, Donald Trump, la Francia non ha vietato il sorvolo del suo spazio aereo agli aerei militari americani": lo ha assicurato una fonte militare francese alla tv BFM. La stessa fonte afferma che "le condizioni restano le stesse per gli atterraggi: solo gli aerei di trasporto logistico - spiega - possono atterrare nelle basi di Istres e Avord'. "La parte difficile è fatta": ora "fatevi coraggio e andate a procurarvi da soli il petrolio" nello Stretto di Hormuz, "dovete imparare a combattere da soli". La rabbia di Donald Trump contro gli alleati cresce con il passare dei giorni. Mentre valuta la possibilità di mettere fine alla guerra anche senza la riapertura dell'importante passaggio, il presidente punta il dito prima contro il Regno Unito "che si è rifiutato di intervenire nella decapitazione dell'Iran", e poi contro la Francia, colpevole di non aver "permesso agli aerei diretti in Israele, carichi di rifornimenti militari, di sorvolare il proprio territorio". L'accusa ha colto di sorpresa Parigi. "Non abbiamo cambiato quella che è stata la nostra posizione fin dall'inizio", hanno riferito fonti dell'Eliseo, dicendosi "stupite" dal messaggio di Trump sul suo social Truth. Il riferimento del commander-in-chief - spiegano alcune fonti alla Reuters - è alla decisione presa da Parigi nel fine settimana di non permettere a Israele di utilizzare il suo spazio aereo per trasportare armi americane da impiegare nella guerra contro l'Iran. Per Parigi è il primo 'no' dall'inizio del conflitto, e si va ad aggiungere alla chiusura della Spagna e alla posizione esitante del Regno Unito di Keir Starmer. L'ennesimo attacco frontale di Trump agli alleati accompagna i bombardamenti incessanti contro l'Iran, fra gli ultimi quello contro un deposito di munizioni a Isfahan, una delle aree che potrebbero finire nel mirino di una possibile operazione di terra americana per cercare di recuperare l'uranio sepolto dopo gli attacchi dello scorso giugno. "I prossimi giorni saranno decisivi", ha spiegato il capo del Pentagono Pete Hegseth, appena rientrato da una missione in Medio Oriente per incontrare le truppe dell'operazione Epic Fury. "Nelle ultime 24 ore l'Iran ha lanciato il numero più basso di missili e droni", ha aggiunto. I 32 giorni di bombardamenti hanno indebolito l'arsenale a disposizione ma Teheran continua a rispondere: un suo missile ha colpito una petroliera del Kuwait nel porto di Dubai e dal primo aprile - ha minacciato - nel mirino ci saranno anche le aziende americane nell'area. Sul fronte della diplomazia ancora non è chiaro se Trump invierà il vicepresidente JD Vance e l'inviato Steve Witkoff in Pakistan per un incontro. "Non posso dirlo, non posso svelare i piani", ha detto laconicamente il presidente con il New York Post. Intanto Islamabad insieme a Pechino ha presentato un piano di pace in cinque punti che prevede, fra l'altro, un cessate il fuoco immediato, lo stop degli attacchi contro i civili e obiettivi non militari e il rapido ripristino del "passaggio sicuro per le navi civili e commerciali" nello Stretto di Hormuz. Al passaggio cruciale per il petrolio mondiale guarda l'Europa, i paesi del Golfo e Trump. Il commander-in-chief ha confidato ai suoi consiglieri di essere pronto a mettere fine all'operazione contro l'Iran anche se lo Stretto di Hormuz dovesse restare in gran parte chiuso. Il presidente - riporta il Wall Street Journal - sarebbe infatti arrivato alla conclusione che la missione per sbloccare Hormuz spingerebbe la tempistica della guerra oltre le 4-6 settimane stabilite. Un limite che Trump non sembra essere intenzionato a superare nell'anno elettorale e mentre gli americani si trovano a fare i conti con un prezzo della benzina ai massimi dal 2022. La possibilità che il presidente esca dal conflitto mette le ali alle borse (Wall Street arriva a guadagnare il 3%) e fa calare il petrolio. Gli osservatori però sono critici e notano come Trump ormai all'angolo preferisca "non perdere" invece che "vincere". Tina Brown, l'ex direttrice di The New Yorker e Vanity fair, ha definito il presidente il "master of disaster": "quando gli Stati Uniti si ritireranno dichiarando vittoria, inizieranno i veri guai per la regione". Ancora più dure le parole di Richard Hass, ex diplomatico e presidente emerito del Council of Foreign Relations: "adottare la politica dell'abbiamo rotto noi, ora è vostro' che, come il Wall Street Journal riporta, l'amministrazione Trump sta valutando farebbe a brandelli la reputazione" degli Stati Uniti e le loro "relazioni, consegnando all'Iran una grande vittoria strategica".
Rapita giornalista Usa
[I ricchi sono ricchi perché sanno risolvere problemi difficili. Donald Trump] Shelly Kittleson, la giornalista americana rapita in serata a Baghdad, "secondo alcune informazioni" sarebbe stata liberata durante l'intervento delle forze di sicurezza irachene. Lo riferisce al Arabiya in inglese, sottolineando che la reporter sarebbe rimasta ferita nel ribaltamento dell'auto dove si trovava e trasportata in ospedale. Alex Plitsas, analista di sicurezza nazionale per la Cnn, ha confermato su X che "la mia amica Shelly Kittleson è stata rapita e potrebbe essere tenuta in ostaggio a Baghdad da Kataib Hezbollah". "La sua posizione e le sue condizioni sono sconosciute. Sono il suo referente negli Stati Uniti. Se avete informazioni, vi prego di contattare le forze dell'ordine e inviarmi un messaggio privato", aggiunge. Kataib Hezbollah, letteralmente "Brigate del Partito di Dio" è un gruppo paramilitare sciita iracheno che fa parte delle Forze di Mobilitazione Popolare irachene che comprende la 45°, 46° e 47° Brigata. Shelly Kittleson è una giornalista freelance e lavora per varie testate internazionali ed italiane. Proprio oggi sul Foglio è apparso un articolo a sua firma dal titolo 'Il prezzo della neutralità curda. Gli attacchi nel Kurdistan iracheno'. La reporter collabora anche con l'agenzia ANSA. "Le forze di sicurezza hanno immediatamente avviato un'operazione per catturare i criminali, agendo sulla base di informazioni di intelligence accurate", ha dichiarato il ministero aggiungendo il ritrovamento di un veicolo dei rapitori che si è ribaltato nel tentativo di fuga, un sospetto è stato arrestato, scrive Ynet. "Sono in corso ricerche per individuare altri individui coinvolti".