[Il sesto giorno Dio creò l’uomo. Poi creò la donna. Poi creò di nuovo l’uomo, che l’altro era scappato. MaxMangione, Twitter] "Oggi il Board of Peace ha raggiunto un accordo storico per il disarmo completo di Hamas e di tutti gli altri gruppi armati a Gaza. Si tratta di un passo monumentale verso una pace e una sicurezza durature". Lo scrive Donald Trump su Truth. "Una volta completato il disarmo, le forze israeliane si ritireranno e la Forza Internazionale di Stabilizzazione collaborerà con una nuova forza di polizia palestinese per garantire la sicurezza di Gaza, a beneficio dei suoi residenti e dei Paesi vicini", aggiunge il tycoon. ''L'Idf ha distrutto i tunnel sotterranei nella zona di Beaufort, nel sud del Libano. Sono stati fatti saltare in aria con 700 tonnellate di esplosivo''. Lo hanno annunciato in una dichiarazione congiunta il premier Benyamin Netanyahu e il ministro della Difesa Israel Katz. ''Si trattava di infrastrutture sotterranee che costituivano un elemento centrale del piano di invasione della Galilea da parte di Hezbollah'', hanno dichiarato. “Stiamo vincendo”, Israele non è mai stato così forte. Ora siamo preparati, il 7 ottobre non lo eravamo: questo è quanto ha dichiarato a una delegazione di giornalisti italiani un’analista dell’Alma Research and Education Center, un centro di intelligence locato nel nord di Israele. Dopo il 7 ottobre Israele oggi è più forte, prima non eravamo preparati per un’invasione di terra, ora non potrebbe più accadere. “Stiamo vincendo”, ha sostenuto Avraham Levine, ufficiale dell’intelligence della riserva dell’Idf e analista dell’Alma. “Oggi si può viaggiare in sicurezza nell’area della Giudea e Samaria molto più di quanto si potesse fare nell’ottobre scorso. Anche l’Iran è più debole ed è più lontano dal dotarsi di un’arma nucleare” ha spiegato Levine, sostenendo che “su tutti i fronti la situazione è migliorata”. Questo cambiamento è avvenuto perché Israele ha capito che non era pronto per un’invasione prima dell’attacco promosso da Hamas nel 2023, specifica l’analista, affermando che la presenza nel sud del Libano per l’Idf è necessaria per preservare questa sicurezza. “Elimineremo Hezbollah occupando una fascia di tre chilometri? No” ha evidenziato Levine, aggiungendo che la ragione per cui Israele è lì è perché vuole fermare “il fuoco diretto”. “Fermeremo il fuoco diretto e neutralizzeremo le altre minacce” ha evidenziato il riservista, specificando che l’Idf non si farà più cogliere di sorpresa. “In questo modo abbiamo eliminato quella minaccia”, ha precisato. Tuttavia, in merito alla preparazione di Israele prima del 7 ottobre, Levine ammette che, nonostante tutta la preparazione di Israele e della sua popolazione, lo Stato non fosse pronto per un’invasione. “Eravamo preparati a un’invasione? Anche se loro dicevano che avrebbero attaccato, la risposta è no”, ha ammesso Levine.
OTTOBRE ROSSO
giovedì 30 luglio 2026
Task Force Arabia
[Ascoltami: verso la morte sei spinto dal momento della nascita. Su questo e su pensieri del genere dobbiamo meditare, se vogliamo attendere serenamente quell'ultima ora che ci spaventa e ci rende inquiete tutte le altre. Seneca] "Dalla seconda metà di marzo 2026, a seguito della crisi nell'area del Golfo e della richiesta di supporto avanzata dai Paesi partner, la Difesa italiana ha schierato un dispositivo dell'Aeronautica Militare a supporto delle Forze Armate e di sicurezza di Arabia Saudita, Kuwait e Bahrein. La Task Force Air -Arabia concorre alla sorveglianza e alla difesa dello spazio aereo, nonché alla protezione delle forze e degli interessi nazionali presenti nell'area. È quanto si legge sul sito web della Difesa, e anticipato dal sito di Repubblica, che annuncia di fatto l'esistenza della Task Force Arabia. Il contingente nazionale, viene spiegato, è costituito da circa 400 militari dell'Aeronautica Militare, schierati in Arabia Saudita, Kuwait e Bahrein. La Task Force Air-Arabia è comandata dal Colonnello Michele Schiavi e comprende: "la Task Group Argo, equipaggiato con velivolo E-550A CAEW, sistema multi-sensore per l'allarme precoce, la sorveglianza aerea e le funzioni di comando, controllo e comunicazione. L'assetto consente di rilevare, identificare e tracciare potenziali minacce aeree. La Task Group Typhoon, composto da quattro velivoli Eurofighter F-2000A, impiegati per concorrere alla difesa dello spazio aereo assegnato. La Task Group Medal, equipaggiato con velivolo da trasporto C-130J/KC-130J. La Task Group Kuwait, che assicura capacità di sorveglianza aerea attraverso un radar per la difesa aerea AN/TPS-77 e fornisce supporto tecnico specialistico a favore dei velivoli della Kuwait Air Force. Ed infine la Task Group C-UAS, dotato di sistema anti-drone ACUS-E, impiegato per il contrasto ai sistemi aerei senza equipaggio di piccole dimensioni". Ma non ci sarebbe solo la task force Air, secondo quanto scrive Rid, la rivista specializzata di settore, citando un articolo di Fausto Biloslavo su Il Giornale, nella penisola arabica "è schierato anche un contingente terrestre dell'Esercito Italiano (circa 300 militari, di cui la metà in Arabia Saudita), la Task Force Land - Arabia, la cui esistenza è possibile confermare tramite il sito della Difesa. Come riportato da Biloslavo, la Task Force Land schiererebbe pure una batteria SAMP-T per la difesa anti-aerea e anti-missile, 1 radar KRONOS (non è specificato il modello) in Arabia Saudita e uno in Bahrein, e una batteria di artiglieria contraerea SKYNEX negli Emirati Arabi Uniti".
Pechino con Teheran
[Sei la mia anima gemella. Peccato che io sia ateo.] L'Iran dovrebbe ricevere entro poche settimane la prima fornitura di un massimo di 400 lanciamissili antiaerei portatili di fabbricazione cinese. È quanto si legge sul sito di Reuters, che cita tre fonti a conoscenza dell'accordo. L'acquisto, del valore di 60-70 milioni di dollari, rappresenta uno dei maggiori sforzi noti compiuti da Teheran per rafforzare le proprie difese aeree a corto raggio dall'inizio della guerra con Stati Uniti e Israele. Il conflitto tra Stati Uniti e Iran procede sul doppio binario di un’intensa escalation militare e di contatti diplomatici per cercare di evitare un conflitto su ancora più larga scala. Washington ha ripreso a colpire obiettivi iraniani con una vasta operazione militare e stamattina il Pakistan ha confermato che sono in corso negoziati indiretti tra le due capitali, concentrati soprattutto sulla sicurezza dello Stretto di Hormuz e su possibili misure di de-escalation. Nella notte, il Comando Centrale statunitense (CENTCOM) ha annunciato di aver completato una “pesante serie” di bombardamenti contro decine di installazioni riconducibili ai Guardiani della Rivoluzione. Tra gli obiettivi figurano centri di comando, basi missilistiche, infrastrutture per droni, sistemi di sorveglianza, difese costiere e capacità navali. Washington ha presentato l’operazione come risposta al lancio di numerosi missili balistici iraniani contro le forze americane schierate in Medio Oriente. Secondo le dichiarazioni ufficiali, tutti gli ordigni sono stati intercettati senza provocare vittime. Il presidente Donald Trump aveva anticipato una risposta particolarmente dura dopo il lancio di missili iraniani contro una base americana in Giordania, dichiarando che era giunto “il turno” degli Stati Uniti di colpire. L’operazione seguita al monito appare come uno degli interventi più estesi condotti direttamente contro obiettivi militari iraniani dall’inizio della guerra. Sul fronte iraniano, i media ufficiali riferiscono che i raid hanno interessato soprattutto le province meridionali di Hormozgan e Khuzestan. Sull’isola di Qeshm, nello Stretto di Hormuz, secondo l’agenzia Fars è stata colpita un’abitazione civile provocando la morte di tre membri della stessa famiglia – padre, madre e un bambino di due anni – mentre altri due figli sarebbero rimasti feriti. Le autorità iraniane denunciano l’estensione degli attacchi ad aree civili. L’escalation arriva all’indomani dei raid congiunti condotti da Stati Uniti e Arabia Saudita contro milizie filo-iraniane in Iraq, accusate di aver attaccato impianti petroliferi sauditi. Queste hanno respinto le accuse, ma secondo la coalizione di milizie sciite Hashd al-Shaabi (Forze di Mobilitazione Popolare), gli attacchi hanno causato venti morti e trentadue feriti, tra cui cinque cittadini iraniani. La Resistenza Islamica in Iraq, coalizione armata vicina a Teheran, ha minacciato una “risposta inevitabile”, lasciando intendere che possibili ritorsioni potrebbero colpire interessi statunitensi e sauditi nella regione. Dopo i raid di ieri congiunto con gli Usa, l’Arabia saudita è tornata sulla posizione di prudenza che ha mantenuto fin dall’inizio del conflitto nella regione. Axios ha rivelato che tramite il suo ministro della Difesa che stesso ieri ha incontrato Donald Trump alla Casa Bianca, ha fatto recapitare al presidente americano una lettera del principe ereditario Mbs in cui gli si chiedeva espressamente una de-escalation con l’Iran. Se Trump ha sostenuto che le operazioni in Iraq sarebbero state coordinate con il governo di Baghdad, la presidenza irachena ha definito i bombardamenti una “flagrante violazione della sovranità nazionale”, mentre Teheran ha condannato con forza gli attacchi contro il Paese vicino.Tuttavia, oggi il portavoce del ministero degli Esteri pachistano, Tahir Andrabi, ha confermato che Islamabad sta svolgendo un ruolo di mediazione tra Washington e Teheran. Secondo il governo pachistano, sono in corso negoziati tra le due parti, con particolare attenzione alla situazione nello Stretto di Hormuz. L’obiettivo dichiarato è favorire una de-escalation e impedire che il confronto degeneri in un conflitto regionale dalle conseguenze imprevedibili. Il Pakistan non ha fornito dettagli sulla sede o sul livello dei colloqui, ma la conferma ufficiale dell’esistenza di un canale negoziale fa pensare che entrambe le parti intendano mantenere alta la pressione sul piano militare senza rinunciare alla possibilità di una soluzione negoziata.
Donaldo non molla
[Combattere cper la pace è come fare l'amore per la verginità.John Lennon] Donald Trump non perde di vista la Groenlandia. Impegnato in Iran e con Cuba nel mirino, il presidente pubblica sul suo social Truth un'immagine creata dall'intelligenza artificiale che lo ritrae dietro le montagne della Groenlandia che guarda alla città sottostante. La foto è accompagnata dalla scritta 'Hello, Greenland'. "É stato un viaggio fantastico, ho incontrato molte persone". E' il resoconto fatto di Jeff Landry, governatore della Luisiana nonché inviato speciale degli Usa in Groenlandia al suo rientro dalla sua prima visita sull'isola artica. "Al contrario di quel che si legge sui giornali, i groenlandesi amano gli Stati Uniti e vorrebbero un maggiore coinvolgimento Usa in Groenlandia' ha aggiunto, intervistato dall'emittente statunitense, Fox News. Le immagini riportate da diverse testate internazionali e groenlandesi hanno però mostrato una forte opposizione alla visita di Landry nell'isola e all'apertura del maxi consolato statunitense a Nuuk, con una manifestazione anti-Usa che ha visto una grande partecipazione dagli abitanti della capitale groenlandese. Il Canada fa il suo ingresso come primo Paese osservatore nel Global Combat Air Programme (Gcap), il programma per il nuovo caccia stealth sviluppato congiuntamente da Regno Unito, Italia e Giappone. L'annuncio del nuovo governo britannico di Andy Burnham è arrivato in occasione del vertice di Londra che vede riuniti i ministri della Difesa dei quattro Paesi (per l'Italia Guido Crosetto)."Onoreremo i nostri impegni nel settore della difesa", ha detto il neo premier laburista Burnham sottolineando l'importanza del programma per il Regno.
mercoledì 29 luglio 2026
Antisemitismo in aumento
[Tutta la terra si spezza come pane raffermo, e i semi sono avvolti dal terreno. Oh il sole picchia, poi la pioggia cade, quando le radici si stendono nel terreno … Peter Gabriel] Il 2025 è stato l'anno più letale degli ultimi 30 anni in termini di attacchi antisemiti a livello mondiale, secondo un rapporto dell'Anti-Defamation League (Adl) pubblicato oggi. L'Adl ha evidenziato un totale di 20 persone uccise negli attacchi a Sydney (Australia), Manchester (Regno Unito), Washington D.C. e Boulder (Stati Uniti), "rendendo il 2025 l'anno più letale per la violenza antisemita contro la diaspora ebraica" dall'attentato di Buenos Aires del 1994. L'organizzazione ha documentato oltre 23.000 episodi di antisemitismo nei sette paesi (Stati Uniti, Canada, Francia, Regno Unito, Germania, Argentina, Australia) con le più grandi comunità ebraiche al di fuori di Israele. Un link da aprire e un modulo da compilare. È così che prende forma una campagna di segnalazioni online che invita a censire la presenza di cittadini israeliani o ebrei in alberghi, strutture ricettive e attività commerciali. L’obiettivo del questionario, rilanciato attraverso chat, è realizzare una “mappatura del turismo sionista”. Per la Comunità ebraica di Milano riporta alla memoria stagioni che si pensavano archiviate: “Io penso che stiamo tornando agli anni Trenta, alla caccia all’ebreo”, afferma il presidente Walker Meghnagi. Allora erano elenchi e schedature, oggi un modulo online che, proprio per la facilità con cui può essere condiviso, può raggiungere in poco tempo un numero enorme di persone. Ed è proprio questa capacità di diffusione, secondo Meghnagi, a rendere il rischio non soltanto simbolico. Il timore, spiega, è che un’iniziativa nata sul web possa trasformarsi in qualcosa di molto più concreto. “Quello che succede oggi dimostra che gli squilibrati ci sono e, se si diffonde questo messaggio a una larga parte della popolazione, uno squilibrato lo si trova sicuro”. Per questo, aggiunge, “mappare dove ci sono gli ebrei è gravissimo” e la magistratura “deve intervenire”. La Comunità ebraica, non intende promuovere iniziative autonome, ma ha già trasmesso il questionario “a chi di dovere”, auspicando che vengano adottati provvedimenti. Per Meghnagi il paradosso è che nel mirino possano finire anche cittadini italiani. “Se un italiano va in vacanza in Italia è il colmo che venga segnalato”, osserva. E allarga il ragionamento agli investimenti: se ad aprire un resort in Italia fosse un israeliano, sostiene, si scatenerebbero proteste, mentre quando i capitali arrivano da altri stati nessuno dice nulla. Per Meghnagi, però, la vicenda non si esaurisce nel questionario. A suo giudizio, il rischio è che l’antisemitismo contemporaneo venga sottovalutato o letto con categorie che non colgono la natura del fenomeno. “Alcuni partiti dicono che tutti devono professarsi subito antifascisti, ma non si rendono conto che questo è il nuovo fascismo”. Poi l’appello: “Mappare gli ebrei è uno scandalo. Mi auguro che tutti i partiti prendano posizione. Ho i miei dubbi, ma lo spero”. Sul questionario interviene anche Sinistra per Israele Due Popoli Due Stati, che in una nota ne chiede il ritiro immediato. Secondo l’associazione, si tratta di “una raccolta organizzata di informazioni” che, pur dichiarando di non profilare nessuno per nazionalità o religione, mantiene “una natura discriminatoria e intimidatoria”. Da qui la richiesta di una verifica del Garante per la Protezione dei Dati Personali e delle autorità competenti, oltre all’invito rivolto alle organizzazioni della sinistra a prendere nettamente le distanze. Anche il sottosegretario di Stato Alessandro Morelli condanna il form, definendolo “aberrante”, e annuncia di essere pronto a presentare una denuncia contro ignoti. Morelli parla inoltre di un “clima orribile che riporta ai tempi bui del nazifascismo” e chiede una condanna unanime della politica nei confronti di quella che definisce “un’iniziativa razzista”. L’opera realizzata a Milano in occasione del Giorno della Memoria alla Caserma Montello è stata vandalizzata con la scritta “Coloni Sionisti Nazisti”. Vi erano raffigurati Anne Frank accanto a Primo Levi, tra le più autorevoli testimonianze della deportazione e dello sterminio nazista, seduti uno di fronte all’altra sotto un cielo di stelle di David, accompagnati dalla frase “Memory Is No Longer Enough”. Un grave atto vandalico di matrice antisemita ha colpito il murale di Anne Frank e Primo Levi, realizzato a Milano alla caserma Montello dall’artista aleXsandro Palombo in occasione del Giorno della Memoria. L’opera era nata trasformando la parete che ancora portava i segni della copertura di un precedente sfregio antisemita in un luogo di memoria. aleXsandro Palombo aveva raffigurato Anne Frank, simbolo universale dell’innocenza spezzata dalla Shoah, accanto a Primo Levi, tra le più autorevoli testimonianze della deportazione e dello sterminio nazista. I due erano raffigurati seduti uno di fronte all’altra sotto un cielo di stelle di David, simbolo della persecuzione degli ebrei durante l’Olocausto, accompagnati dalla frase “Memory Is No Longer Enough”. Un gruppo di imprenditori, tra cui alcuni cittadini israeliani, ha disdetto una prenotazione da sei posti all'"Osteria Fuori Porta", un ristorante gestito da una cooperativa nel quartiere Arcella, zona a nord della stazione ferroviaria di Padova, che ha esposto in vetrina una grande bandiera della Palestina. A raccontare l'episodio sui social del locale è uno dei titolari della cooperativa: "Riceviamo una prenotazione per un tavolo da sei a pranzo, e prenotiamo il tavolo. Dopo 20 minuti riceviamo una chiamata, sempre dalla stessa persona, che ci dice che un loro collega era passato davanti e aveva visto la bandiera palestinese esposta - afferma - , e che per loro era un problema perché aveva una delegazione israeliana come ospite". "Per noi - prosegue - non è un problema, non è un problema posizionarci, non è stato un problema decidere tutti insieme di appendere le bandiere. Non è stato un problema, decidere tutti insieme di fare sciopero l'anno scorso, partecipare a manifestazioni tra cui quelle che ci sono state all'interporto di Padova. Se per qualcuno è un problema il fatto che noi sosteniamo un popolo, vittima di genocidio, con migliaia di bambini massacrati, migliaia di civili inermi massacrati, dico non venite a mangiare qui", conclude.Quattro ambulanze appartenenti a un'organizzazione ebraica di volontariato per il soccorso sono state incendiate nel quartiere di Golders Green, che ospita la più grande comunità ebraica di Londra, in quello che la polizia sta trattando come un attacco antisemita. È in corso una caccia all'uomo per tre sospetti e la polizia sta esaminando i filmati delle telecamere di sorveglianza. Le immagini hanno infatti rivelato tre persone mascherate che si avvicinano a un'ambulanza dell'organizzazione Hatzola Northwest e le danno fuoco. "L'incendio doloso è trattato come un crimine d'odio antisemita", ha dichiarato la polizia metropolitana di Londra in un comunicato, aggiungendo che alcuni residenti sono stati evacuati a scopo precauzionale. Per il primo ministro britannico si tratta "di un incendio doloso a sfondo antisemita profondamente sconvolgente. Il mio pensiero va alla comunità ebraica che si sveglia stamattina con questa orribile notizia. L'antisemitismo non ha posto nella nostra società". In un op-ed sul Guardian gli attori attori Benedict Cumberbatch e Alan Cumming hanno chiesto al Regno Unito di bloccare la fusione tra Paramount e Warner sostenendo che l'operazione rischia di arrecare "un danno enorme ai cittadini britannici". Tra le principali preoccupazioni espresse dagli attori, a cui si è unito anche Benedict Wong, figurano le possibili ripercussioni sui posti di lavoro delle troupe cinematografiche e televisive britanniche, sul finanziamento del cinema indipendente e sull'ulteriore concentrazione del settore dell'informazione e delle testate giornalistiche. "Il Regno Unito è minacciato da una fusione nel settore dei media che danneggerebbe i lavoratori, la nostra cultura e l'interesse pubblico. Ma possiamo ancora fermarla, scrivono gli attori, incoraggiati dalle dichiarazioni della ministra della Cultura Lisa Nandy, che ha espresso l'intenzione di verificare se l'operazione rappresenti una minaccia per l'interesse pubblico. Nell'editoriale Cumberbatch, Cummings e Wong ricordano che, all'inizio del mese, 12 Stati americani, guidati dalla California, hanno presentato una causa davanti a un tribunale federale per bloccare la fusione, sostenendo che l'operazione "farebbe aumentare i prezzi, ridurrebbe il numero di film prodotti e peggiorerebbe la qualità di ciò che il pubblico vede".
Nuovi dazi in 60 paesi
[È il tempo della svolta e c’è qualcosa che si agita là fuori. È il tempo della svolta è faremmo meglio a imparare a dire i nostri addii. Peter Gabriel] Scattano i nuovi dazi decisi dagli Stati Uniti compresi tra il 10% e il 12,5% a oltre 60 partner commerciali, nell'ambito di una nuova serie di tariffe che, nei piani dell'amministrazione Trump, puntano a contrastare il presunto lavoro forzato. Le misure, diffuse dall'Ufficio del Rappresentante per il Commercio Usa, Jamieson Greer, sono destinate a sostituire quelle globali temporanee del 10% introdotte da Trump, la cui validità scade venerdì, dopo che la Corte Suprema aveva annullato la gran parte delle tariffe globali imposte a febbraio dal tycoon. La mossa è il risultato di un'indagine ad ampio raggio che, nella ricostruzione del Financial Time, vede importanti partner commerciali degli Stati Uniti come Giappone, Corea del Sud, India e Canada, oltre all'Ue e al Regno Unito. Nell'indagine figura anche la Cina e il Brasile. Le nuove misure colpiscono, secondo quanto riferito dall'ufficio di Greer, oltre il 99% del commercio americano: ai Paesi dotati di leggi di contrasto al lavoro forzato è stato applicato un dazio del 10%, mentre a quelli privi è stato invece addebitata una maggiorazione del 2,5%, al 12,5%. Entreranno in vigore nello stesso momento di scadenza dei dazi temporanei. Le merci già soggette a dazi specifici legati alla sicurezza nazionale, tra cui acciaio, alluminio, automobili e relativi componenti, non saranno interessate dai nuovi provvedimenti che si basano su una disposizione della normativa commerciale frequentemente utilizzata - la Sezione 301 del Trade Act del 1974 - considerata giuridicamente come più solida rispetto alla base legale dei dazi annullati dalla Corte Suprema. Esenzioni, inoltre, anche per petrolio, gas e fertilizzanti, oltre ad altri beni che gli Stati Uniti non producono. I Paesi che compiranno progressi nella lotta al lavoro forzato potrebbero vedere i dazi scendere al 10%. Come nel caso dell'India, ad esempio, 'premiata' con il 10% dopo l'approvazione di una legge contro il lavoro forzato che ha corretto il 12,5% inizialmente previsto. Attualmente, tuttavia, gli Stati Uniti non ritengono che i Paesi dell'indagine tutelino adeguatamente i lavoratori, a prescindere dall'esistenza di leggi in materia: rilievi destinati a creare una nuova bufera legale. La mossa dell'amministrazione Trump, per gli osservatori, ha in realtà l'obiettivo di ricostruire il regime tariffario globale del tycoon del Liberation Day, demolito dalla sentenza della Corte Suprema. E arriva dopo una nuova ondata di dazi del 50% su alcune merci canadesi e la settimana scorsa ha imposto un dazio del 25% su molti prodotti brasiliani. Jamieson Greer, rappresentante commerciale Usa, ha affermato che i dazi sul lavoro forzato "ripristineranno l'equità nel mercato globale per i lavoratori americani" e spingeranno i partner commerciali degli Stati Uniti a "unirsi agli Stati Uniti nell'eliminare il lavoro forzato dalle catene di approvvigionamento globali".
Zichichi tra arte e scienza
[L’unico vero linguaggio al mondo è un bacio. Le seul vrai langage au monde est un baiser. Musset] "Arte e scienza sono le più alte espressioni della creatività umana e strumenti di conoscenza, pace e civiltà". È da questa convinzione di Antonio Zichichi, scienziato, divulgatore e fondatore del Centro di Cultura Ettore Majorana, che nasce la mostra 'Antonio Zichichi. Dalla materia alla meraviglia', aperta al pubblico a Erice dal 24 luglio al 4 novembre. L'esposizione, curata da Giordano Bruno Guerri, racconta lo speciale rapporto che il grande scienziato intrattenne con alcuni dei maggiori protagonisti dell'arte italiana e internazionale. La mostra, che si sviluppa tra l'Istituto Wigner - San Francesco, il castello di Venere e la chiesa di san Pietro, riunisce oltre cinquanta opere di 28 artisti, restituendo un'immagine poco conosciuta di Antonino Zichichi, quella di un intellettuale capace di costruire un ponte tra ricerca scientifica e linguaggio artistico, nella convinzione che la meraviglia rappresenti l'origine comune della conoscenza e della creatività umana. Le opere esposte raccontano incontri, dialoghi, modi diversi di interrogare il mistero della materia, della luce, del tempo, dello spazio e dell'infinito. Lo stesso mistero che Zichichi ha inseguito per tutta la vita. In mostra il dialogo tra discipline diverse attraverso artisti come Alberto Biasi, Gregorio Botta, Bruno Ceccobelli, Umberto Mariani, Emilio Vedova, Luciano Ventrone e Giuliano Vangi, accanto a figure provenienti da altri ambiti del sapere, tra cui lo scrittore Tahar Ben Jelloun, l'etologo Danilo Mainardi e il giurista Ortensio Zecchino. Alcuni lavori sono stati realizzati appositamente per l'esposizione come omaggio alla memoria dello scienziato a pochi mesi dalla sua scomparsa. "Zichichi ebbe un rapporto particolare con la pittura - racconta Giordano Bruno Guerri - Si improvvisò pittore negli anni Settanta comprando tutto ciò che serviva per dipingere a olio paesaggi, biciclette e barche a vela, ma presto smise; poi all'inizio degli anni Novanta riprese il pennello in mano e dipinse solo formule, interrompendosi poco dopo. Però da lì in poi ebbe una continua interazione con artisti coevi; lo appassionava l'immediatezza del linguaggio artistico, comprensibile ai più, mentre la bellezza matematica e fisica sono più complesse per il pubblico. Cercò di far realizzare opere in cui il messaggio scientifico fosse comprensibile e curò con passione mostre su Fibonacci e il Numero Aureo, dove arte e matematica, proporzioni geometriche e forme artistiche si intrecciano".