venerdì 17 luglio 2026

Apt europei a rischio

[Come quando ti aspetti un “ti amo” e ti arriva un “sai, mi sposo”. vallizam, Twitter] Gli aeroporti di Roma potrebbero essere costretti a sospendere i controlli biometrici previsti dal nuovo sistema europeo Entry-Exit System (Ees) nel picco del traffico estivo per evitare il caos. Lo ha detto al Financial Times l'Ad di Aeroporti di Roma, Marco Troncone. "Siamo molto preoccupati per l'estate", ha affermato Troncone. Secondo l'ad della società che gestisce gli scali di Fiumicino e Ciampino, "il processo si sta dimostrando incompatibile con i volumi di picco che dovremo affrontare. L'unico modo è aprire la valvola. Non c'è alcun modo per riuscire a completare il 100% delle registrazioni".  Il nuovo sistema biometrico europeo di controllo sicurezza alle frontiere negli aeroporti, EES, “è un problema sistemico che rischia di mettere in gioco la reputazione dell’Unione europea come destinazione turistica efficiente e accogliente. La situazione non è accettabile”. Lo ha detto Olivier Jankovec, direttore di ACI Europe, l’associazione degli aeroporti europei, dopo l’allarme lanciato dall’amministratore delegato di Adr. Il tema, ha chiarito Jankovec, “non riguarda solo Fiumicino, ma tutti i grandi aeroporti in Europa e quelli che prevedono alti flussi turistici: rischiano il disastro” perché il sistema di controllo biometrico, che Bruxelles impone per chi proviene da paesi extra Ue, funziona a rilento. “Ci sono una serie di problemi strutturali che non possono essere risolti in un giorno né in qualche settimane per permetterci di affrontare luglio e agosto in modo sereno: manca il personale adeguatamente formato e il sistema tecnologico che fa funzionare l’EES non è un’infrastruttura stabile”, spiega Jankovec. Secondo i monitoraggi dell’associazione, le attese per superare i controlli sono “inaccettabili, nell’ordine di 3-4 ore per scalo. Una situazione molto critica da gestire, soprattutto per i passeggeri che spesso si sono fatti una notte in aereo”. Aci Europe è da aprile che lamenta le criticità del sistema EES e il 29 maggio ha scritto una lettera alla Ue. Ma nulla è cambiato. “Fino a settembre gli Stati membri possono avere un po’ di flessibilità che prevede una sospensione parziale dell’EES, ma i ritardi restano. Non basta. Abbiamo bisogno di sospendere totalmente la registrazione dei passeggeri, quando ci sono situazioni critiche a livello locale. Non chiediamo una sospensione generale, ma la possibilità che i Board Control possano decidere di sospendere la registrazione quando fanno fronte a picchi di traffico ingestibili”. La preoccupazione maggiore è per luglio e agosto perché, chiosa Jankovec, “il traffico aumenta del 12% rispetto maggio-giugno. Il nostro grido d’allarme lo abbiamo lanciato ad aprile perché sapevamo che non ce l’avremmo fatta: è a rischio l’operatività degli aeroporti europei”.


Chiudere il Mar Rosso?

[Il divorzio risale probabilmente alla stessa epoca del matrimonio. Ritengo, comunque, che il matrimonio sia più antico di qualche settimana. Voltaire] Migliaia di sostenitori degli Houthi hanno manifestato a Sana'a nello Yemen contro l'Arabia Saudita, il giorno dopo che il leader Houthi Abdul-Malik al-Houthi aveva minacciato di colpire gli impianti petroliferi sauditi qualora Riad avesse intensificato il proprio coinvolgimento militare nello Yemen.    L'Arabia Saudita sostiene il governo yemenita, sia militarmente che politicamente dal 2015, anno in cui le forze Houthi hanno preso il controllo di gran parte dello Yemen settentrionale. Gli Houthi yemeniti minacciano di prendere di mira le infrastrutture petrolifere dell'Arabia Saudita se il conflitto dovesse intensificarsi, pochi giorni dopo l'attacco all'aeroporto di Sana'a, capitale da loro controllata. "Tutte le infrastrutture petrolifere e gli impianti vitali sauditi saranno bersaglio dei nostri missili e droni se l'Arabia Saudita si impegnerà in un'aggressione su vasta scala contro il nostro Paese e procederà verso un'escalation", ha dichiarato il leader del gruppo, Abdul Malik al-Houthi, in un discorso televisivo, minacciando anche l'aeroporto di Riad. L'Iran ha chiesto gli Houthi yemeniti di tenersi pronti a bloccare la rotta petrolifera del Mar Rosso qualora gli Stati Uniti attaccassero le infrastrutture energetiche iraniane. Lo scrive Reuters sul suo sito citando tre fonti. L'idea è stata discussa all'interno della leadership della Repubblica Islamica e il messaggio è stato trasmesso agli Houthi, hanno detto due fonti iraniane di alto livello e una fonte regionale che però non hanno chiarito se la richiesta sia avvenuta dopo la minaccia del presidente statunitense Donald Trump di attaccare le infrastrutture energetiche iraniane martedì. Reuters aggiunge che una fonte vicina agli Houthi ha affermato che il gruppo aveva completato i preparativi per attaccare le navi mercantili schierando missili e droni vicino allo stretto di Bab el-Mandeb, la porta d'accesso al Mar Rosso, sugli altipiani yemeniti che sovrastano Hodeidah e il Golfo di Aden, e che era in attesa dell'ordine di iniziare. Sempre secondo una fonte vicina agli Houthi, saranno i rappresentanti del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane già presenti in Yemen a decidere quando chiudere lo stretto di Bab el-Mandeb. La minaccia al passaggio per il Mar Rosso attraverso lo stretto di Bab el-Mandeb potrebbe esacerbare la crisi energetica globale innescata dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, bloccando simultaneamente le due principali rotte di esportazione del petrolio dal Medio Oriente.


Da Manchester a Londra

[La cattiveria umana, che è grande, si compone in gran parte di invidia e di paura. André Maurios] È tutto pronto per la proclamazione oggi a leader del Partito laburista di maggioranza dell'ex sindaco di Manchester,Andy Burnham, destinato da lunedì a subentrare automaticamente a Keir Starmer pure nella carica di primo ministro britannico. L'annuncio, scontato da settimane, è atteso nel pomeriggio in un'assise (conferenza) speciale del partito: il 're del Nord', 56enne ex ministro e veterano della politica, al terzo tentativo di conquista della leadership, si è aggiudicato un plebiscito senza rivali fra i deputati del suo gruppo parlamentare (350 su 400 circa), nonché fra i maggiori sindacati affiliati, e non dovrà quindi sottoporsi al voto di ballottaggio di fronte alla base degli scritti con alcun altro candidato. Il suo staff fa intanto sapere che fin da lunedì - data del passaggio di consegne formali con l'impopolare Starmer, suggellato dall'imprimatur di re Carlo III in veste di capo dello Stato, e della nomina dei ministri più importanti della nuova compagine - sarà operativa anche la succursale di Manchester di Downing Street promessa da tempo: una sorta di sede bis dell'esecutivo destinata a occuparsi di quel decentramento evocato dal premier entrante per garantire una strategia politica, economica e sociale meno schiacciata su Londra e più attenta agli altri territori. A cominciare da quelli dell'Inghilterra settentrionale profonda, sua roccaforte di provenienza, che da decenni lamenta gli effetti dell'abbandono e della deindustrializzazione. Stando alle anticipazioni del discorso che Burnham terrà dinanzi all'assemblea, è previsto che egli renda l'onore delle armi al predecessore, ma evochi pure un cambiamento, impegnandosi ad "aggiustare le cose che la politica ha finora trascurato". Rilanciando gli slogan delle ultime settimane su una "decentralizzazione" radicale e su un miglioramento delle condizioni di vita "in tutti i distretti postali" dell'isola. Non senza tornare a parlare di "reindustrializzazione" e rimarcare la necessità di un superamento dei dogmi di "40 anni" di neoliberismo (in qualche modo assorbiti pure dai governi del New Labour blairiano): 40 anni nei quali "il potere politico è stato centralizzato e quello economico privatizzato" fin nei servizi essenziali.E rispetto alla cui eredità il Regno deve trovare ora "una strada nuova". Andy Burnham "vuole cambiare davvero le cose" nel Regno Unito, seppure non senza gradualismo poiché "non si può mettere tutto a posto in un colpo solo": parola di Steve Rotheram, alleato dell'ex sindaco di Manchester negli ultimi anni nella sfida lanciata dai primi cittadini laburisti dell'Inghilterra settentrionale a Londra. Intervistato dalla Bbc nel giorno dell'attesa proclamazione di Burnham a leader del Labour al posto di Keir Starmer (destinato da lunedì a essere rimpiazzato anche come capo del governo britannico), Rotheram, sindaco metropolitano dell'altra grande città 'rossa' del Nord, Liverpool, si è detto sicuro che il cambiamento promesso a parole dal premier entrante non resterà sulla carta (come molti osservatori del mainstream credono o sperano): "Chi pensa che egli voglia fare il primo ministro per poter comunicare meglio lo stesso messaggio (di Starmer), rimarrà assolutamente deluso", taglia corto. Rotheram fa l'esempio di un possibile incremento di tasse sui redditi più alti. "Nessuno si lamenterà di un piccolo aumento fiscale che permetta di fare qualcosa di popolare" a livello sociale, afferma, notando come, da sindaco di Manchester, il futuro premier lo abbia già fatto per finanziare i trasporti pubblici, con successo e popolarità. Rotheram e Burnham vengono da correnti diverse del Labour, il primo dalla sinistra radicale, il secondo dalla più moderata 'soft left' (dopo aver flirtato a inizio carriera pure con la destra blairiana). Hanno tuttavia scritto di recente un libro-manifesto a due che propone al Paese una sorta di 'modello del Nord': nel nome di un vasto decentramento del potere, del rilancio d'un ruolo pubblico nell'economia (servizi essenziali ed edilizia in testa) e di progetti di "reindustrializzazione".


Punto di non ritorno

[Il coraggio è la libertà e la libertà è la felicità: impara a stimarle sopra ogni altra cosa. Tucidide] Al momento Israele osserva, ma è pronta a intervenire, in aiuto di Donaldo. Molto probabilmente gli obiettivi colpiti dagli Us sono stati segnalati dall’IDF. Donaldo ha comunicato a Israele l'invio di altre decine di aerei per il rifornimento in volo, in vista di una possibile espansione delle operazioni militari contro l'Iran. Lo hanno riferito tre funzionari americani e israeliani ad Axios. Insomma tenetevi pronti! Gli Stati Uniti hanno colpito diversi ponti in Iran nel tentativo di interrompere le vie di rifornimento verso una città portuale e base navale nello Stretto di Hormuz, usate dall'Iran per attaccare le navi. Lo afferma un funzionario americano con il Wall Street Journal.    Secondo quanto riportato dall'iraniana Irib, nel mirino americano sarebbe finita Bandar Abbas, che ospita una base del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica e cruciale per consentire all'Iran di proiettare forza nello Stretto. Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno affermato di aver distrutto un radar di controllo aereo statunitense nella regione di Ghanem, in Oman, e un radar di controllo marittimo su scogli nello Stretto di Hormuz, nelle acque che separano l'Iran dall'Oman. Lo riferisce al Jazeera. Le Guardie Rivoluzionarie hanno dichiarato, in un comunicato, che nella tredicesima ondata di attacchi iraniani in corso "l'operazione di rappresaglia continua con determinazione" e che lo strategico tratto navigabile "rimane nelle mani degli ammiragli della Marina delle Guardie Rivoluzionarie". Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (Irgc) in Iran ha annunciato di aver attaccato la base militare di Al-Tanf, nel sud-est della Siria, secondo quanto riportato dalla televisione di Stato. L'aviazione dell'Irgc "ha condotto un attacco a sorpresa contro il centro di comando delle operazioni speciali del nemico nella regione di Al-Tanf in Siria", ha scritto la televisione di Stato su Telegram. Gli Stati Uniti avevano annunciato a febbraio il ritiro dalla base di Al-Tanf e la cessione del controllo all'esercito siriano.  Le Guardie Rivoluzionarie di Teheran avevano affermato di aver preso di mira la base militare di Al-Tanf in Siria in risposta agli attacchi statunitensi, ma una fonte militare siriana nega. “Neghiamo qualsiasi bombardamento iraniano contro l'area di Al-Tanf", ha detto la fonte alla Afp, parlando a condizione di anonimato.    Le forze statunitensi hanno dichiarato di essersi ritirate dalla base all'inizio di quest'anno, dopo che vi erano state stanziate delle truppe nell'ambito di una coalizione anti-jihadista guidata dagli Stati Uniti.Le sirene risuonano a Kuwait City dopo che l’esercito del Paese ha annunciato di rispondere ad attacchi missilistici e con droni, il giorno dopo che la nazione del Golfo ha subito attacchi aerei da parte dell’Iran. “Le difese aeree kuwaitiane stanno attualmente contrastando missili e droni ostili in seguito all’aggressione iraniana”, ha scritto l’esercito su X. In Bahrain, il ministero dell’Interno ha reso noto che è stata attivata una sirena d’allarme, invitando i cittadini a cercare riparo. I media statali iraniani hanno riferito che l’esercito della Repubblica Islamica stava prendendo di mira elicotteri e aerei statunitensi presso una base aerea in Bahrain “in risposta all’azione ostile del nemico contro infrastrutture urbane e civili innocenti”.  Immagini provenienti da Doha mostrano intercettazioni nei cieli della capitale del Qatar, mentre si odono esplosioni sullo sfondo delle tensioni regionali. Poco prima, i residenti di Doha avevano ricevuto un avviso dalle autorità che segnalava un “elevato livello di minaccia alla sicurezza” e raccomandava di restare al riparo, secondo quanto riferito da giornalisti di Afp sul posto.

Team Gaza iniziative

[La lezione principale che abbiamo imparato è che dobbiamo considerare gli scenari peggiori molto più di quanto facessimo in passato.] Israele intende mantenere le proprie forze nelle "zone di sicurezza" in Gaza, Libano e Siria per proteggere i confini e le comunità vicine dalle minacce dei gruppi jihadisti. Lo ha detto il ministro della Difesa Israel Katz nel corso di un colloquio notturno con il segretario alla Difesa Usa Pete Hegseth, riferisce il Jerusalem Post. "Apprezzo molto il sostegno che abbiamo ricevuto dai nostri amici americani, ma dobbiamo liberarci dalla dipendenza e costruire un nostro sistema autonomo di armamenti. Voglio l'autonomia negli armamenti. Ora ci troviamo di fronte all'Iran e ai suoi alleati. Li abbiamo colpiti. Non è ancora finita, ma dipende dalla nostra forza.     Dove saremo tra 30 anni dipende dalla nostra forza. Per questo ciò che stiamo facendo ora è costruire una forza ancora maggiore". Lo ha detto il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu durante un incontro giovedì scorso con un corso per ufficiali della riserva presso il kibbutz Migdal Oz, a Gush Etzion.  Durante la riunione del Palestine Donor Group (Pdg), la Commissione Ue ha lanciato la "Team Gaza Initiative", una piattaforma per coordinare gli interventi a sostegno della ricostruzione della Striscia di Gaza. All'iniziativa partecipano tredici Stati, tra cui l'Italia, insieme alla Commissione, alla Banca europea per gli investimenti e alla Banca mondiale, con un sostegno finanziario di 883,6 milioni di euro per le prime azioni previste. Annunciati anche nuovi impegni finanziari per un importo di 41.7 milioni a favore dell'Autorità palestinese. Oltre all'Italia, all'iniziativa Team Gaza partecipano i governi di Francia, Germania, Spagna, Belgio, Paesi Bassi, Danimarca, Finlandia, Svezia, Regno Unito, Giappone, Norvegia e Svizzera, mentre altri Paesi, tra cui Australia e Canada, hanno espresso interesse ad aderire. L'iniziativa, in linea con il Gaza Peace Plan e con la risoluzione 2803 del Consiglio di Sicurezza dell'Onu, si basa sulla Valutazione rapida dei danni e dei bisogni per Gaza pubblicata nell'aprile 2026 da Ue, Nazioni Unite e Banca mondiale e coordinerà i progetti per il ripristino dei servizi essenziali a Gaza, dalle infrastrutture idriche e sanitarie alla gestione dei rifiuti, fino ai sistemi sanitari, energetici, agricoli e alimentari. Nel corso della riunione c'è stato inoltre un primo scambio sui due progetti per l'acqua e la gestione dei rifiuti concordati dalla commissaria Šuica, con le autorità israeliane durante la sua recente missione in Israele e Palestina.  A margine del Pdg, l'Ue, insieme a Italia, Spagna, Danimarca, Cipro, Irlanda, Grecia, Portogallo, Paesi Bassi, Francia, Svizzera e Belgio, ha firmato nuovi accordi per un totale di 41,7 milioni di euro attraverso il meccanismo Pegase, lo strumento creato nel 2008 con elevati standard di controllo applicati attraverso audit ex ante e verifiche ex post, per convogliare in modo trasparente ed efficace gli aiuti all'Autorità palestinese. Tale importo si somma ai 310 milioni di euro che la Commissione europea si è impegnata a versare tramite il Pegase per il biennio 2026-2027. Dalla sua istituzione, il meccanismo ha mobilitato complessivamente 3,8 miliardi di euro a sostegno della popolazione palestinese.  Quella odierna è stata la seconda riunione del Pdg, copresieduta da Šuica, e dal primo ministro dell'Autorità palestinese, Mohammad Mustafa, alla presenza di 65 delegazioni internazionali. Tra i partecipanti figuravano ministri e alti funzionari degli Stati membri dell'Ue e dei paesi partner, nonché rappresentanti di organizzazioni internazionali e regionali e istituzioni finanziarie. Alla riunione hanno partecipato per la prima volta l'Alto rappresentante del Board of Peace, Nikolay Mladenov, e il capo del Comitato nazionale per l'amministrazione di Gaza, Ali Shaath. 

Koretsky premier

[Non escludere mai la possibilità di un evento solo perché un tempo quell’evento sembrava impossibile.]  La Verkhovna Rada, il parlamento ucraino, ha nominato Sergii Koretsky primo ministro dell’Ucraina. Lo riferisce l’agenzia ucraina Interfax. La sua candidatura, proposta dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky, è stata approvata dal Parlamento nella seduta odierna con il voto favorevole di 289 deputati. Koretsky succede all’ex primo ministro Yulia Svyrydenko, che ha guidato il governo ucraino per un anno esatto, dal 17 luglio 2025. Koretsky non ha una provenienza politica, ma viene dal mondo degli affari, dove ha trascorso oltre 20 anni a sviluppare aziende, ottimizzare processi e gestire grandi team. Secondo quanto riportato da media ucraini, la sua reputazione di efficace gestore delle crisi è stata la ragione principale per cui il presidente Zelensky ha preso in considerazione la sua candidatura alla carica di capo del governo. Poco prima, parlando al Parlamento aveva detto che “la stabilità dell’Ucraina si fonda su due pilastri: il nostro esercito, le forze armate, che presidiano la prima linea, e il nostro popolo, che, nonostante tutti gli orrori della guerra, vive qui, lavora, mette al mondo figli, ricostruisce ciò che è stato distrutto e sopporta mentalmente il quinto anno di conflitto. Per questo motivo, il governo si trova ad affrontare compiti ben precisi, richiesti dalla società ucraina e che richiedono tempo. Si tratta di garantire un supporto completo alle forze di difesa, potenziare il nostro complesso militare-industriale, sostenere la popolazione ucraina, garantire la protezione sociale e prestare particolare attenzione alle comunità in prima linea, dove la situazione è attualmente più difficile”, ha dichiarato Koretsky durante l’audizione in parlamento per la sua nomina. Secondo il possibile futuro primo ministro, un compito di estrema importanza è prepararsi e superare il prossimo inverno, sostenere le imprese per la stabilità economica dello Stato e lo sviluppo, rafforzare l’interazione con i partner, attrarre e utilizzare efficacemente gli aiuti internazionali e favorire l’adesione dell’Ucraina all’Unione Europea. “La Russia sta commettendo crimini terribili contro la nazione ucraina. Gli ucraini stanno perdendo i loro cari, le loro case, la loro vita quotidiana e l’ambiente a cui sono abituati. Dobbiamo garantire il sostegno agli sfollati interni. I veterani sono la nostra priorità assoluta, lo sono stati e lo saranno sempre.  Lo Stato ha sostenuto i veterani e continuerà a farlo”, ha rappresentato Koretsky. “L’Ucraina sarà membro dell’Unione Europea. Questa è una delle priorità costituzionali. Ed è la missione storica della nostra generazione. E prometto che il governo farà tutto il possibile e il necessario in questa direzione”, ha affermato il candidato. “Sono pronto ad affrontare passi difficili. La cosa principale è che si lavori per migliorare la vita, per rafforzare la nostra stabilità. In tutte le regioni dell’Ucraina, particolare attenzione è rivolta alle linee del fronte, che i russi attaccano quasi ogni giorno. Voglio che questo Consiglio dei Ministri diventi un governo della difesa, un governo dello sviluppo economico, un governo dell’integrazione europea”, ha sottolineato Koretsky. "Mosca conta sul terrore balistico e continua i suoi attacchi, quindi è fondamentale accelerare le consegne dei missili intercettori per la nostra difesa aerea. Ogni consegna è importante e tutto ciò che abbiamo concordato con i nostri partner deve arrivare in tempo. La rapidità di queste consegne contribuisce a salvare vite umane e a togliere la minaccia dalla Russia". Lo scrive su X il presidente ucraino Volodymyr Zelensky riferendo degli ultimi attacchi russi lanciati contro l'Ucraina. "Al momento, è confermato che due persone sono morte a Kiev a seguito dell'attacco missilistico russo di ieri sera" e "cinque persone sono rimaste ferite, tra cui un bambino. I russi hanno danneggiato un palazzo residenziale, magazzini e veicoli. Gli attacchi russi sulla regione di Kharkiv hanno causato il ferimento di quattro persone. La regione è stata colpita con droni e una bomba aerea guidata. Sono state danneggiate abitazioni private e siti interamente civili, tra cui un cinema e campi da tennis. A Sumy è stato colpito un parco pubblico e nella regione è stata presa di mira una brigata di trattori. Edifici residenziali sono stati danneggiati a Zaporizhzhia. Sono stati segnalati danni alle infrastrutture della rete elettrica nelle regioni di Vinnytsia, Zhytomyr, Mykolaiv e Donetsk. In totale, i russi hanno lanciato 13 missili, di cui otto balistici, e 151 droni. Questo è già il sesto attacco balistico su Kiev nel solo mese di luglio". Intanto il parlamento ucraino ha approvato la nomina di Serhiy Koretsky, amministratore delegato della compagnia energetica statale Naftogaz, a nuovo premier, nell'ambito di un rimpasto di governo voluto da Zelensky. Con 289 voti su 318, "la Verkhovna Rada dell'Ucraina (il parlamento) ha votato per nominare Serhiy Koretskyi primo ministro dell'Ucraina", ha annunciato l'istituzione sui social media.   "Non ha molta importanza chi sia il ministro della Difesa" in Ucraina. L'importante è che "ci sia qualcuno che si assuma la responsabilità e prenda una decisione responsabile, che permetta di raggiungere una soluzione pacifica", ha detto il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, in merito al rimpasto di governo a Kiev, che ha portato anche al cambio del ministro della Difesa. "A Kiev - ha aggiunto il portavoce del presidente Vladimir Putin, citato dall'agenzia Interfax - è ben noto quali decisioni debbano essere prese. Per noi è importante che lì ci siano persone del genere". Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky invita all'”unità” i suoi vertici militari, mentre è oggetto di critiche per aver rimosso dall’incarico il popolare ministro della Difesa, Mykhailo Fedorov, che era in disaccordo con il comandante in capo dell’esercito, il generale Oleksandr Syrsky. “Un presidente in tempo di guerra non dovrebbe trovarsi a dover scegliere in una situazione del genere. Onestamente. Auspico davvero l’unità. Nessuna delle due parti è riuscita a trovarla. E non è solo un problema loro, è anche mio”. L’ex ministro della Difesa ucraino Mykhailo Fedorov accusa il comandante in capo delle forze armate ucraine Oleksandr Syrsky di tentare di dividere il Paese, dilaniato dalla guerra, illustrando i dettagli di una faida tra i due che ha portato alla sua rimozione e ha scatenato proteste a suo sostegno. “Invece di capire come sconfiggere la Russia in modo asimmetrico – compito che spetta al comandante in capo – ha capito come dividere il Paese in cui tutti noi viviamo oggi”, ha dichiarato Fedorov ai giornalisti, tra cui quelli dell’AFP, durante un briefing a Kiev. Migliaia di persone sono scese in piazza questa sera a Kiev per protestare contro la rimozione del popolare ministro della Difesa Mykhailo Fedorov, una decisione presa dal presidente Volodymyr Zelensky nell'ambito di un rimpasto di governo che ha scatenato le polemiche. I manifestanti si sono radunati nella capitale ucraina con bandiere e cartelli per il secondo giorno consecutivo, secondo quanto riportato da un giornalista dell'Afp. 

Putin vittima dei generali

[La cattiveria dei buoni è pericolosissima.Giulio Andreotti] "Questa volta, la regione di Mosca ha sentito la portata delle capacità di attacco a lungo raggio dell'Ucraina. La Russia deve essere costretta a porre fine alla sua guerra contro il nostro popolo. E le armi a lungo raggio dell'Ucraina sono una componente importante di tale pressione".    Lo scrive su X il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, commentando gli attacchi della scorsa notte che hanno colpito "una raffineria di petrolio a una distanza di 500 chilometri.    "Questa è una giusta risposta agli attacchi russi e al protrarsi di una guerra che deve finire" ha aggiunto Zelensky.    Stamattina i droni a lungo raggio ucraini hanno colpito un deposito di petrolio nella regione russa di Krasnodar e hanno preso di mira la più grande raffineria di Mosca in un attacco su larga scala. Descritta come pesantemente protetta da un fitto sistema di difesa aerea, è andata in fiamme. Situata a soli 15 chilometri dal Cremlino, la Raffineria di Petrolio di Mosca, di proprietà di Gazprom Neft, fornisce fino al 40% del mercato dei carburanti di Mosca e circa il 70% della benzina consumata a Mosca e nella regione circostante. Un aereo della Nato questa mattina "ha abbattuto un drone che sorvolava la Lettonia a seguito di una guerra elettromagnetica russa". Lo hanno annunciato le forze armate lettoni, secondo quanto riportato dai media locali. Intorno alle 9:20, le Forze Armate Nazionali hanno emesso un avviso riguardante i comuni di Ludza, Balvi e Alūksne, nella zona Est del Paese, in merito a una potenziale minaccia allo spazio aereo, viene spiegato. L'Ucraina "sta iniziando a prevalere, sia sul terreno vicino a Donetsk e Pokrovsk, sia con gli attacchi in profondità" contro la Russia. Lo ha detto il commissario Ue alla Difesa, Andrius Kubilius, a margine della ministeriale Ue Difesa a Cipro, sottolineando che questi sviluppi stanno cambiando la percezione della situazione e potrebbero spingere il presidente russo Vladmir Putin a negoziare. Sul tavolo dei ministri Ue, ha aggiunto, c'è anche un aumento delle spese per la difesa di Kiev.  "Oltre al prestito" comune da 90 miliardi per Kiev, Kubilius ha affermato che i governi europei puntano a confermare gli stessi livelli di sostegno del 2025. Nel complesso, l'aiuto europeo all'Ucraina potrebbe attestarsi "intorno ai 70 miliardi di euro". La Commissione europea ha erogato oggi quasi 2,8 miliardi di euro a favore dell'Ucraina: si tratta della settima tranche nel quadro dello strumento per l'Ucraina, il piano di Bruxelles per sostenere la ripresa del Paese, il programma di riforme e i progressi verso l'adesione all'Ue. Con questo pagamento, gli aiuti diretti alle casse ucraine nell'ambito dello schema salgono a 29,5 miliardi di euro, pari al 77% dei fondi del primo pilastro. L'erogazione delle risorse fa seguito al completamento da parte di Kiev di riforme chiave su giustizia, finanza pubblica, energia, agricoltura e transizione verde, digitalizzazione. "La rapidità e l'impegno dell'Ucraina nel realizzare riforme significative hanno meritato questo pagamento", ha dichiarato la commissaria all'Allargamento, Marta Kos, sottolineando che l'Ue sta aprendo la strada "a ulteriori progressi nei negoziati di adesione". La prima tranche del prestito comune Ue da 90 miliardi di euro destinato all'Ucraina sarà erogata entro luglio. Lo ha annunciato il portavoce della Commissione europea Balazs Ujvari, senza indicare una data precisa per il versamento. Si tratta, ha ricordato, di "un totale di 9,1 miliardi di euro: 5,9 miliardi saranno destinati alla difesa e 3,2 miliardi al sostegno del bilancio statale". "Stiamo definendo gli ultimi dettagli e le prime transazioni saranno possibili entro la fine di questo mese", ha evidenziato. Le truppe russe "avanzano lungo tutto il fronte" in Ucraina, ma la Russia rimane pronta a raggiungere una soluzione "attraverso mezzi pacifici" sulla base di quanto concordato nel vertice del Ferragosto 2025 in Alaska con Donald Trump. Lo ha affermato il presidente russo Vladimir Putin in un incontro con i capi di diverse agenzie internazionali. Una persona è morta e un'altra è rimasta ferita a causa di un drone ucraino che ha colpito la locomotiva di un treno passeggeri Mosca-Simferopol. Lo ha annunciato il governatore della Crimea Sergey Aksyonov secondo quanto riportato da Tass. Le autorità locali stanno organizzando autobus per trasportare gli altri passeggeri a destinazione.  "Secondo le prime informazioni, un attacco di un drone nemico alla locomotiva del treno passeggeri Mosca-Simferopol ha ferito il macchinista e ucciso il suo assistente. I passeggeri sono rimasti illesi", ha scritto Aksyonov sul suo canale Telegram.  "Esprimo le mie sincere condoglianze alla famiglia e agli amici del defunto e auguro una pronta guarigione ai feriti. Sono in corso di organizzazione autobus per il trasporto dei passeggeri.  Le autorità della Repubblica di Crimea forniranno tutta l'assistenza e il supporto necessari." Il ministero della Difesa di Mosca ha detto che le difese aeree hanno abbattuto la scorsa notte 310 droni ucraini lanciati verso 13 regioni russe, compresa quella di Mosca, oltre che contro la Crimea e sul Mar Nero e il Mar d'Azov. Lo riferisce l'agenzia Tass. Il comandante in capo delle forze armate ucraine, Oleksandr Syrsky, ha affermato sui social che a maggio il rapporto tra territori liberati e persi era di quasi cento chilometri quadrati a favore delle forze armate ucraine. Complessivamente, dall'inizio dell'anno, i difensori hanno liberato più di 600 chilometri quadrati di territorio. "Nonostante la costante pressione del nemico - afferma Syrsky - le forze Armate ucraine continuano a mantenere salda la difesa, a sconfiggere gli occupanti e a sferrare attacchi efficaci contro il nemico nella sua profondità operativa e strategica"  Il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov, ha accusato gli Usa di un comportamento "incoerente", affermando che non hanno applicato accordi raggiunti durante il vertice in Alaska del Ferragosto 2025 tra il presidente Donald Trump e Vladimir Putin sulla fine del conflitto in Ucraina. "In Alaska è stato raggiunta un'intesa molto chiara basata su una proposta specifica degli Stati Uniti - ha affermato Lavrov in un'intervista al canale arabo della televisione RT ripresa dalla Tass -. E se gli Usa avessero veramente promosso questa iniziativa, penso che da molto tempo saremmo al tavolo negoziale, e le ostilità sarebbero cessate".