[Chiedetevi se siete felici, e cesserete di esserlo.John Stuart Mill] In un audio esclusivo che Report ha postato su Facebook alla vigilia di un'inchiesta che è andata in onda domenica, Paolo Zampolli, l'inviato speciale del presidente Donald Trump per le partnership globali, rivela in una telefonata con un suo contatto alle Nazioni Unite l'esistenza di un presunto patto stipulato tra lui e Melania Trump prima delle elezione presidenziali del 2016, quando la moglie del tycoon gli avrebbe chiesto di coprirle le spalle mentre il marito correva per la Casa Bianca. Nella telefonata del 2017, di cui Report è entrato in possesso, Zampolli sostiene che Melania Trump gli avrebbe garantito una protezione in cambio della sua difesa nell'allontanare le possibili ombre sul suo passato. Nel 2016 il tabloid britannico Daily Nail pubblicò un'inchiesta sul passato di Melania accusandola senza prove di aver lavorato come escort. Lei ottenne la rimozione dell'articolo e un risarcimento milionario anche grazie alle dichiarazione di Zampolli. "Ho scritto io - si sente nell'audio attribuito a Zampolli - il documento per il presidente e la first lady, lo hanno usato per il loro discorso. Con il Daily Mail abbiamo appena vinto una causa enorme. Non posso parlarne perché ho un vincolo di riservatezza e devo ancora incassare l'assegno. Abbiamo vinto la scorsa settimana. Sono in questo paese grazie al presidente Trump, mi ha dato un lavoro, ho iniziato nell'immobiliare, mi sono costruito una bella casa non tradirei mai un amico". "Donald Trump sa - prosegue l'audio - che si è fidato del suo amico Paolo, che loro considerano di famiglia. Sua moglie non è una prostituta. Magari non ha l'accento americano perfetto. Magari ha posato nuda come tante altre modelle, ma è una brava ragazza, ok? Nessuno vuole che qualcuno chiami sua moglie una prostituta, soprattutto quando è la moglie di tuo figlio. Melania mi ha detto 'Paolo non ti preoccupare, tu coprici le spalle, qualunque cosa succeda noi ti proteggiamo'. Poi due settimane dopo hanno vinto le elezioni ed è andata cosi". Poco dopo Zampolli, ex titolare di un'agenzia di modelle che ha sempre sostenuto di aver presentato lui Melania al tycoon, è entrato nel cerchio magico di Trump. L'ira di Jania Silva, la first lady brasiliana, si abbatte su Paolo Zampolli, stretto collaboratore del presidente Usa, per alcuni suoi recenti commenti sulle donne brasiliane al programma Report di Rai3. “È impossibile non indignarsi di fronte alle espressioni dell'inviato speciale del presidente Donald Trump per le partnership globali", afferma la moglie di Lula in un lungo post pubblicato sui social. "Le donne brasiliane - prosegue la first lady - con grande forza e coraggio, spezzano ogni giorno i cicli di violenza e di silenzio (...) Affermare che siamo una 'razza maledetta' e 'programmate per seminare il caos' ci sminuisce. Sappiamo benissimo chi siamo e siamo molto orgogliose di ciò che diventiamo ogni giorno (...) Non siamo programmate per nulla. Siamo persone con una voce, con dei sogni, e lottiamo ogni giorno per vivere con dignità e libertà, per essere chi vogliamo essere", conclude Silva. Le affermazioni di Zampolli sono in particolare legate alla vicenda con la sua ex compagna brasiliana, Amanda Ungaro, che lo accusa di aver utilizzato i suoi contatti con l'amministrazione Trump per farla deportare dagli Usa.
OTTOBRE ROSSO
mercoledì 29 aprile 2026
Una farsa chiamata Italia
[La ricompensa per una cosa ben fatta è averla fatta. Emerson] La polemica attorno all'adozione di Nicole Minetti e l'eco che rimbalza dall'Italia divide gli uruguaiani, scossi tra un moto di indignazione e una buona dose di scetticismo. "Non è possibile che qui da noi ricchi e famosi facciano quello che vogliono, infrangendo ogni regola", protesta un ragazzo che lavora al bar dell'aeroporto di Montevideo, commentando un servizio appena apparso in tv sulla vicenda. Ma subito gli replica irritata una persona anziana, di origini italiane: “è una brutta storia e bisogna assolutamente fare chiarezza. Ma sinora ho letto solo accuse e sospetti. Aspetto le prove, non siamo una Repubblica delle Banane, siamo un Paese serio", aggiunge con un moto di orgoglio. Ed è proprio questo il punto più dolente: l'Uruguay è un Paese piccolo, il suo territorio è poco più della metà dell'Italia, abitato da circa 3 milioni di persone, ma molto orgoglioso della propria storia. E del proprio stato di diritto. Per cui non piace l'idea che all'estero si sospetti che qui basti essere ricco e famoso per adottare un bambino. Detto questo le tv continuano a raccontare la vicenda soffermandosi soprattutto sull'identità della coppia al centro della storia, lei, bella, famosa, fedelissima di Berlusconi, già condannata. Lui ricchissimo e famoso e soprattutto protagonista della vita mondana e grade investitore immobiliare a Punta del Este, l'arcinota località turistica frequentata dal jet set internazionale. Ed è proprio qui, in quella che mondialmente viene definita la Miami dell'America Latina, che si trova l'epicentro della parte uruguaiana della storia, a metà strada tra scandalo politico e inquietante intrigo internazionale. Ad appena 4 chilometri da hotel e yacht di lusso, verso l'interno c'è Maldonado, un centro di centomila abitanti. Ed è qui che è stata vista l'ultima volta la presunta madre del piccolo. Sempre qui lavorava la legale dei genitori biologici con il marito, trovati carbonizzati nella loro casa di vacanze, in circostanze considerate dai loro amici e colleghi molto sospette. Un amico della coppia, anche lui avvocato, raggiunto telefonicamente, non vuole far sapere il suo nome, ma ci dice chiaramente che non crede minimamente alla versione dell'incidente casuale: "Il giudice ha parlato di normale incendio, ma da subito abbiamo tutti avuto grandi dubbi. Troppi i dettagli che non quadravano. Poi le indagini sono andate avanti in modo lentissimo, lungaggini assolutamente sospette. Noi da anni vogliamo la verità, temiamo che qualcosa ci sia sotto. E speriamo che questo scandalo tutto italiano possa aiutare a capire che è successo". Il caso che ruota attorno al nome di Giuseppe Cipriani Jr., erede della storica famiglia dell’Harry’s Bar, e compagno della ex consigliera regionale Nicole Minetti, che ebbe un ruolo nel caso Ruby, continua ad alimentare polemiche e interrogativi, soprattutto per il collegamento – tutto da verificare sul piano giudiziario – con i cosiddetti “Epstein files”. Diversi media hanno rilanciato la vicenda, sottolineando i rapporti che Jeffrey Epstein avrebbe intrattenuto con l’imprenditore italiano, senza però che emergano, allo stato, prove definitive di responsabilità penali personali. Anche la Repubblica ha raccontato come il nome di Cipriani sia oggi strettamente legato a questo caso politico-mediatico che coinvolge indirettamente anche Nicole Minetti. Ed è proprio qui che nasce la sensazione di sproporzione. Quando le accuse sono tanto gravi quanto ancora non dimostrate, la prudenza istituzionale dovrebbe prevalere sul clamore. Il coinvolgimento del Capo dello Stato in una vicenda che, almeno per quanto noto pubblicamente, riguarda una pena contenuta e una situazione giudiziaria ancora tutta da chiarire, appare forse eccessivo. Nessuno mette in discussione il rispetto della legge o il principio che ogni decisione debba seguire i canali previsti. Ma trasformare un caso delicato, pieno di ombre e ricostruzioni giornalistiche, in una questione che arriva fino al Presidente della Repubblica rischia di spostare l’attenzione dal merito alla spettacolarizzazione. In uno Stato serio, le accuse si provano nei tribunali e non nei retroscena. E quando la sanzione da scontare non è di particolare entità, forse si poteva evitare di trascinare fino al Quirinale una vicenda già abbastanza confusa e mediaticamente esplosiva. Perché il garantismo vale sempre, soprattutto quando il rumore mediatico supera di gran lunga le certezze processuali. Però Mattarella poteva essere più prudente visto che in quella domanda di grazia compariva la stessa persona che aveva presentato la minorenne Ruby a Silvio.
lunedì 27 aprile 2026
Coalizione contro Bibi
[Non é vero che abbiamo poco tempo: la verità è che ne perdiamo molto. Seneca] In Israele l’ex premier di destra Naftali Bennett e il leader centrista dell’opposizione Yair Lapid hanno annunciato la fusione dei loro partiti in vista delle elezioni previste per la fine dell’anno, in un’apparente mossa per ripetere l’esperienza che cinque anni fa ha prodotto una temporanea uscita di scena di Benjamin Netanyahu. L’alleanza della ‘strana coppia’ è ispirata anche dallo scenario ‘ungherese’, dove l’opposizione si è unita e ha rinunciato a correre da sola per spodestare Viktor Orban. I due hanno annunciato ieri che i rispettivi partiti, Bennett 2026 e Yesh Atid, si uniranno in una unica formazione battezzata Yachad – “Insieme” in ebraico – sotto la guida di Bennett. “L’era della polarizzazione è finita”, ha dichiarato Bennett in una conferenza stampa congiunta mentre Lapid ha descritto il suo nuovo alleato come “un uomo di destra, ma di una destra liberale, rispettosa della legge”. Lapid ha evocato le recenti elezioni ungheresi, dove il premier Viktor Orban “ha perso con una valanga di voti dopo 16 anni al potere perché la gente ha creduto che il cambiamento fosse possibile”. “Si sono uniti dietro un solo candidato”, ha sottolineato. I sondaggi danno il Likud di Netanyahu primo partito, con oltre 25 seggi nella Knesset composta da 120 rappresentanti. Tuttavia la coalizione di governo complessivamente ha perso consensi dopo l’attacco di Hamas dell’ottobre 2023 e la devastante campagna militare a Gaza, un quadro complicato dalle guerre in Iran e in Libano. Per ora, ben poco sembra in grado di modificare le intenzioni di voto degli israeliani. Secondo il sondaggio settimanale di Maariv condotto il 23 aprile da Lazar Research in collaborazione con Panel4All, la maggior parte degli elettori rimane ferma sulle proprie posizioni, con solo lievi oscillazioni all’interno dei singoli blocchi. Tuttavia, per la prima volta dal 26 giugno 2025, il Likud, il partito del primo ministro Benjamin Netanyahu, e “Bennett 2026”, il partito dell’ex primo ministro Naftali Bennett, risultano testa a testa, con 24 seggi ciascuno. Nei sondaggi condotti all’inizio dell’Operazione Leone Ruggente contro il regime iraniano (28 febbraio 2026), il Likud registrava un vantaggio di sei seggi su Bennett. Da allora, però, nelle intenzioni di voto il Likud ha perso tre seggi, mentre Bennett ne ha guadagnati tre. Se confermato, si tratta di un cambiamento significativo rispetto ai sondaggi precedenti, e indicherebbe uno spostamento a favore Bennett di una parte dell’elettorato di destra. Alle spalle delle due formazioni maggiori, il sondaggio indica che Yashar (di Gadi Eisenkot) si attesta a 12 seggi, mentre Shas (ultraortodossi sefarditi), Yisrael Beytenu (di Avigdor Lieberman), i Democratici (Laburisti più Meretz, guidati da Yair Golan) e Otzma Yehudit (di Itamar Ben-Gvir) ne otterrebbero 9 ciascuno. Seguono Ebraismo Unito della Torah (ultra-ortodossi askenaziti) e Yesh Atid (di Yair Lapid) con 7 seggi ciascuno. Chiudono l’elenco i partiti arabi Hadash-Ta’al e Ra’am, con 5 seggi a testa. Diversi partiti, tra cui Sionismo Religioso (di Bezalel Smotrich) e Blu-Bianco (di Benny Gantz), resterebbero al di sotto della soglia d’ingresso alla Knesset (3,25% dei voti validi). Nonostante i cambiamenti nella classifica dei partiti, l’equilibrio tra i blocchi risulta invariato. Secondo il sondaggio, se si votasse oggi il blocco di opposizione otterrebbe 61 seggi (sui 120 della Knesset), contro i 49 dell’attuale coalizione di governo, mentre i partiti arabi si aggiudicherebbero gli altri 10 seggi. I risultati del sondaggio confermano dunque un quadro complessivamente stabile, pur con alcuni cambiamenti, in particolare la perdita da parte del Likud della sua tradizionale posizione di primo partito.
A Mundys interessa Fontanarossa
[Nessun maggior dolore che ricordarsi del tempo felice nella miseria. Dante, Inferno V] L’assemblea dei soci di Sac, società di gestione degli aeroporti di Catania e Comiso, ha approvato il progetto di bilancio del 2025 che si è chiuso con un utile netto di 8 milioni di euro, in flessione rispetto ai 12,8 milioni dell'esercizio precedente (-37%). Il valore della produzione ha raggiunto i 112,2 milioni di euro (+3,3% rispetto al 2024). L'Ebit si attesta a 10,8 milioni (-36%). Nel confronto con l'esercizio precedente, si evidenzia come il risultato dei ricavi del 2024 fosse influenzato dalla rilevazione di una componente straordinaria positiva, pari a circa 6 milioni di euro, connessa al rimborso assicurativo relativo agli eventi del 2023. I ricavi si attestano a 30 milioni di euro, in crescita del +7%, a testimonianza della capacità di attrazione commerciale dello scalo. Il 2025 ha segnato anche un importante traguardo per gli aeroporti di Catania e Comiso, che hanno raggiunto complessivamente circa 12,5 milioni di passeggeri, confermandosi come uno dei sistemi aeroportuali più dinamici e strategici del panorama nazionale. Inoltre, grazie ai fondi Fsc la società ha avviato da tempo un piano di investimenti mirato a rilanciare lo scalo Ibleo, con l'obiettivo di potenziare l'offerta e promuovere una maggiore attrattività del territorio. Questi risultati riflettono il forte impegno di Sac nello sviluppo infrastrutturale, sostenuto da un'ulteriore crescita degli investimenti nel 2025: le immobilizzazioni materiali hanno registrato un incremento significativo pari a circa 18,9 milioni di euro (+18%), raggiungendo 123,8 milioni, mentre le immobilizzazioni totali si attestano a 132,8 milioni (+17%) rispetto all'esercizio precedente, a testimonianza del proseguimento degli interventi di potenziamento e ammodernamento delle infrastrutture aeroportuali. Il capitale investito netto ha raggiunto 91,6 milioni di euro (+23%). Dopo che il ministero dei Trasporti ha dato il via libera ufficiale alla privatizzazione degli aeroporti di Catania e Comiso, Antonino Belcuore, commissario straordinario della Camera di commercio del Sud-Est che ha il controllo di Sac, annuncia che l’avviso per la manifestazione di interesse dovrebbe arrivare entro metà maggio. Secondo indiscrezioni di stampa, tra i soggetti interessati ci sarebbero il fondo sovrano di Abu Dhabi, ADQ, il colosso spagnolo Aena e il gruppo Mundys che controlla già Aeroporti di Roma e gli scali della Costa Azzurra. Nei mesi scorsi erano stati segnalati anche l’interesse di F2i tramite 2i Aeroporti – già presente a Linate, Malpensa, Napoli, Torino, Trieste e Bologna – oltre a quello dei gruppi francesi Aéroports de Paris e Vinci Airports, e del gruppo argentino Corporación América di Eduardo Eurnekian, gestore di una cinquantina di scali nel mondo tra cui Firenze e Pisa. I soci si riuniranno per stilare il bando effettivo, con l’aiuto di vari advisor, ovvero Mediobanca per gli aspetti finanziari, Gianni & Origoni per l’assistenza legale e Steer per la componente industriale e tecnica, probabilmente in estate. Intanto, l’avvio della procedura soddisfa il sindaco di Catania, Enrico Trantino: “la privatizzazione può sostenere uno scalo in costante crescita. Da sola la società anche con finanziamenti bancari, non riuscirebbe più a sostenere i flussi di traffico con la velocità a cui bisognerebbe farlo. Quindi bisogna essere pronti a rivolgersi a capitali esterni, sempre con la tutela dei territori”. Il futuro acquirente acquisirà una quota compresa tra il 51 e il 66% di Sac, per una vendita che si prospetta miliardaria. Parere positivo anche dai sindacati che però chiedono sin da ora “tutele occupazionali e retributive dei lavoratori di Sac e Sac Service”. Perplessità esprime invece Franz Cannizzo, responsabile nazionale Turismo di Sviluppo Mezzogiorno, che pone alcune domande: “quanto vale davvero l’aeroporto di Catania? Le cifre che circolano da anni – oltre un miliardo di euro – non sono fantasie, sono stime ragionevoli. Eppure il comunicato ufficiale le liquida come “non attendibili”. Il risultato pratico è che i Comuni di Catania e Comiso, e tutti gli enti pubblici coinvolti, dovranno deliberare la vendita di un asset strategico senza un prezzo di riferimento condiviso.La seconda domanda: chi decide, e in quanto tempo? Il processo di privatizzazione coinvolge la Regione Siciliana, il Comune di Catania, il Comune di Comiso, altri enti locali, ENAC e il Ministero delle Infrastrutture. Ognuno di loro deve deliberare nel proprio consiglio. Ma basta un consiglio comunale che si impunta, una delibera contestata, un ricorso al TAR, e il processo si blocca per mesi o anni. La terza domanda, e forse la più importante per i catanesi: cosa ci guadagna davvero la città? Un privato che compra un aeroporto non lo fa per amore del territorio. Lo fa per guadagnarci. E per guadagnarci, concentrerà le risorse dove il traffico è più denso e più redditizio. Fontanarossa, probabilmente, andrà bene. Comiso rischia di diventare un aeroporto di serie B, aperto d’estate e semichiuso d’inverno. Inoltre, la cosa più preoccupante è che non si parla di eventuali obblighi imposti al futuro compratore. Nessun vincolo sulle rotte. Nessun target di investimento. Nessuna clausola che garantisca ai catanesi che l’aeroporto continuerà a servire la comunità e non solo il bilancio del nuovo proprietario”.
Nuovo direttore all’Fbi?
[La gente esige la libertà di parola per compensare la libertà di pensiero, che invece rifugge. Kierkegaard] Il direttore dell'Fbi Kash Patel è a rischio licenziamento dopo che Pete Hegseth ha fatto fuori il segretario alla Marina con la benedizione di Donald Trump. Secondo quanto riferito da un alto funzionario della Casa Bianca a Politico "è solo una questione di tempo". Le ragioni sono diverse, ha spiegato il funzionario, ma la principale è che le notizie negative circolate su Kash Patel nelle ultime settimane "non offrono un'immagine positiva di un membro del governo" e Trump è "stufo". All'inizio di aprile 'The Atlantic' ha pubblicato un articolo che citava accuse al direttore dell'Fbi di avere un problema di alcolismo con diversi episodi di "manifesta ebbrezza e assenze ingiustificate". Patel ha respinto le accuse e ha fatto causa alla rivista per diffamazione ma non è l'unico caso. A febbraio, il New York Times aveva scritto che il funzionario aveva incaricato gli agenti del Bureau di fornire una scorta a tempo pieno alla sua fidanzata, Alexis Wilkins, mentre durante le Olimpiadi invernali un video di Patel che festeggiava con fiumi di champagne la vittoria della nazionale di hockey aveva fatto il giro dei social e suscitato indignazione. D'altra parte Trump non è nuovo ai mini rimpasti e nelle ultime settimane ha silurato l'attorney general Pam Bondi, la segretaria per la sicurezza interna Kristi Noem e quella al lavoro Lori Chavez-DeRemer.
Stop Trump Coalition
[Cogito ergo sum. Cartesio] “È stato davvero inaspettato, ma i servizi segreti e le forze dell’ordine hanno reagito in modo incredibile. Si trattava di un evento dedicato alla libertà di parola che avrebbe dovuto riunire esponenti di entrambi i partiti e rappresentanti della stampa. E in un certo senso è stato proprio così, perché si sono semplicemente uniti: ho visto una sala completamente unita, ed è stato, in un certo senso, molto bello, una cosa davvero bella da vedere. Un uomo ha assaltato un posto di controllo di sicurezza armato di diverse armi. È stato neutralizzato da alcuni membri molto coraggiosi dei servizi segreti, che hanno agito con grande rapidità”, così Trump nella conferenza stampa subito dopo la sospensione della cena con i corrispondenti per l’irruzione di un uomo armato nell’hotel Hilton, in cui è rimasto ferito lievemente un agente. “L’uomo – ha aggiunto Trump – è stato catturato. Stanno andando al suo appartamento. Immagino che viva in California, ed è una persona malata, una persona molto malata. E non vogliamo che cose del genere accadano”. Interrogato dalla stampa dopo l’assalto armato che ha messo bruscamente fine alla cena dei corrispondenti a Washington, Donald Trump ha dato la sua prima interpretazione dell’accaduto. Secondo il presidente degli Stati Uniti, le sue decisioni politiche da molti giudicate ‘sovversive’ potrebbero essere state il movente dell’attentatore. “Sapete, ho studiato gli assassinii”, ha dichiarato, “E devo dirvi che le persone più rilevanti, quelle che fanno di più – guardate Abraham Lincoln (…) – quelle che hanno il maggiore impatto sono quelle che vengono prese di mira”. “Odio dire che ne sono onorato, ma ho realizzato molte cose. Abbiamo cambiato questo Paese e ci sono molte persone che non sono contente di questo. Quindi penso che questa sia la risposta”, ha sottolineato Trump, sopravvissuto già a un primo attentato durante un comizio elettorale nel 2024 negli Stati Uniti. Buckingham Palace ha dichiarato che oggi si terranno "diverse discussioni" con i colleghi statunitensi per stabilire se la sparatoria di Washington avrà ripercussioni sulla pianificazione della prossima visita di Stato del Re. Il Re "viene tenuto pienamente informato sugli sviluppi ed è molto sollevato nell'apprendere che il Presidente, la First Lady e tutti gli ospiti sono rimasti illesi", aggiunge il comunicato.La visita di Stato di re Carlo III e della regina Camilla negli Stati Uniti si svolgerà come previsto. Lo ha annunciato oggi il palazzo reale, a seguito alla sparatoria avvenuta durante un gala per i media a Washington a cui ha partecipato il presidente Donald Trump. "A seguito di discussioni su entrambe le sponde dell'Atlantico nel corso della giornata, e seguendo il consiglio del Governo, possiamo confermare che la visita di Stato delle Loro Maestà si svolgerà come previsto", ha affermato Buckingham Palace in una dichiarazione. Durante la visita di Stato di quattro giorni, organizzata per onorare lo storico rapporto tra Gran Bretagna e Stati Uniti in occasione del 250° anniversario dell'indipendenza americana, Carlo e Camilla visiteranno Washington e New York.I manifestanti della “Stop Trump Coalition” hanno organizzato una protesta in costume davanti ai cancelli di Buckingham Palace, mentre il re Carlo III di Gran Bretagna inizia la visita di Stato negli Stati Uniti. “È assolutamente sbagliato che il Re ceni e pranzi con il guerrafondaio in capo Donald Trump quando ha acceso la miccia di una bomba a orologeria contro l’economia globale”, ha dichiarato Jake Atkinson, portavoce della Stop Trump Coalition. Re Carlo è partito alla volta degli Usa con la regina Camilla per la visita di Stato di quattro giorni con una "scorta rafforzata" dopo lo shock del fallito attentato contro il presidente Donald Trump alla cena dei corrispondenti della Casa Bianca. Lo riporta il quotidiano britannico 'The indipendent”. Mentre l'ambasciatore del Regno Unito a Washington, sir Christopher Turner, ha sottolineato che sono state predisposte "tutte le misure di sicurezza adeguate" per proteggere la coppia reale nel corso del tour che prevede il discorso al Congresso di Carlo III, una cena di gala alla Casa Bianca, una tappa a New York, con la visita al memoriale dell'11 settembre, prima di proseguire giovedì per il territorio d'oltremare britannico di Bermuda. L'uomo che ha sparato alla cena dei corrispondenti della Casa Bianca è un "potenziale assassino" che intendeva uccidere e "aveva molte armi". Lo ha detto Donald Trump in una conferenza stampa dopo la sparatoria. "Non è la prima volta nell'ultimo paio di anni che i repubblicani vengono attaccati o uccisi. Alla luce di questa sera - ha proseguito Trump - chiedo agli americani di risolvere le differenze pacificamente. Vale per i repubblicani, i democratici, gli indipendenti, i progressisti". "Ho parlato con l'agente del Secret Service ferito - ha poi rassicurato il presidente Usa - e sta bene: il giubbotto antiproiettile ha fatto il suo lavoro". Trump ha pubblicato sul suo social Truth quella che sembra essere la foto dell'uomo che ha sparato, 'È una persona malata, viene dalla California" ha poi specificato. È sempre scioccante quando accade qualcosa così. Ho sentito rumore e ho pensato che fosse la caduta di un vassoio. La First Lady ha capito. Siamo stati portati via in un lampo, senza molto tempo per pensare". Per Trump la sede del gala dei corrispondenti della Casa Bianca a Washington "non è un edificio particolarmente sicuro". L'hotel Hilton è il luogo di fronte al quale Donald Reagan è rimasto ferito in un tentato assassinio nel 1981.
Fràte a Mxp
[Frustra fit per plura quod fieri potest per pauciora (È inutile fare con più ciò che si può fare con meno). Guglielmo di Ockham] Cosimo Corsaro è il nuovo capo scalo a Malpensa. Dopo l’esperienza calabrese, costellata da successi (uno solo per tutti avere azzerato i debiti degli handling a Lamezia Termini, Crotone e Reggio Calabria) Corsaro,dunque, è ritornato in Aviapartner a Fiumicino come dirigente. Era già stato a Mxp per mettere ordine nei conti durante il covid, ostaggio del lockdown dopo la liberazione torna a Fontarossa di Catania. Dopo l’esperienza calabrese, dunque il ritorno a casa. Probabilmente Aviapartner manda Corsaro a Mxp per organizzare la difesa degli scali Ap vicino a Mxp: Torino e Linate. Da fonti gh apprendiamo che la brigata Entella si sta organizzando per muovere i propri mezzi verso Torino, anche la divisione Arbëreshë è in fase avanzata nei preparativi che porteranno alla conquista di Linate. I guastatori della Gjergj Kastrioti Skënderbeu sono già pronti per l’assalto a Lamezia Terme.