martedì 21 aprile 2026

Papa Francesco un anno dopo

[La mia città dagli amori in salita, Genova mia di mare tutta scale e, su dal porto, risucchi di vita viva fino a raggiungere il crinale di lamiera dei tetti. Giorgio Caproni] A un anno dalla morte di Papa Francesco emergono centinaia di lettere inedite che gettano nuova luce sui rapporti tra il pontefice e la politica argentina, secondo quanto riferisce il quotidiano Clarín. La corrispondenza con l'attivista Gustavo Vera, fondatore dell'Ong La Alameda che combatte la tratta di esseri umani, il lavoro schiavo e lo sfruttamento sessuale in Argentina, rivela giudizi critici e momenti di dialogo con figure come Cristina Fernández de Kirchner, Mauricio Macri, Alberto Fernández e Javier Milei.    Dalle carte, pubblicate nel libro "La amistad no se negocia" ("L'amicizia non si negozia" in italiano) che Vera sta presentando in Argentina, emerge il disagio del Papa per episodi legati alla corruzione e le divergenze sul tema dell'aborto con diversi governi. In alcuni passaggi, Bergoglio denuncia il rischio di una "doppia appartenenza" tra legalità e crimine, mentre in altri invita al dialogo politico e alla difesa delle istituzioni democratiche.    Le lettere mostrano anche un'evoluzione del rapporto con Milei, inizialmente improntato a toni concilianti e poi segnato da crescente preoccupazione per l'impatto sociale delle politiche economiche. A Santa Maria Maggiore sono 30 i cardinali a concelebrare la messa in suffragio di papa Francesco e dall'Africa arriva anche il messaggio di Papa Leone: "Con un linguaggio nuovo ha annunciato il Vangelo di sempre". Ma è in tutto il mondo che riverbera il ricordo di papa Bergoglio, a partire proprio dall'Italia, con il Capo dello stato, Sergio Mattarella che affida all'Osservatore romano, il quotidiano della Santa sede, il senso dell'eredità di Francesco a un anno dalla morte. "Il suo pontificato - scrive Mattarella - ha attraversato stagioni difficili della vita internazionale e ha lasciato un'impronta indelebile nella storia dell'umanità, nella Chiesa, nella coscienza dei costruttori di pace, di chi ha fame e sete di giustizia". Mattarella ha evidenziato inoltre il legame tra il Pontefice e le istituzioni italiane: "Nei confronti della Repubblica e delle sue istituzioni ha manifestato una costante vicinanza, valorizzando il legame storico tra Santa Sede e Italia e non facendo mai mancare, specialmente nei momenti più difficili, come durante la pandemia, il suo conforto" e ha ricordato in particolare la sua preghiera solitaria sul sagrato della Basilica "in una piazza San Pietro deserta" che è stata "voce dell'umanità". Per Meloni papa Francesco, "ha richiamato con costanza il valore della pace" e con parole semplici ha raggiunto credenti e non credenti' mentre il presidente della Cei, il cardinal Matteo Zuppi, ha insistito su come Bergoglio abbia insegnato alla Chiesa italiana a stare dalla parte "degli ultimi, degli scartati' spronando l'istituzione a non essere "chiusa", a non rimanere "in difesa" ma a farsi "prossima". Stasera a Santa Maria Maggiore si è visto meno quel popolo di emarginati, ultimi e poveri che accompagnava sempre ogni appuntamento di cui Bergoglio era protagonista. Significativo però che ambasciatori come quello ucraino, di Cuba ed anche degli Stati Uniti non abbiano voluto mancare alla commemorazione. In Vaticano questa mattina molto presto, un po' come faceva Bergoglio nei primi anni ogni giorno alle 7, è stata celebrata una messa nella cappella di Santa Marta, il pensionato vaticano dove lui si era voluto stabilire snobbando "per motivi psichiatrici" il Palazzo apostolico. Quindi, una serie di eventi come un seminario promossa dalla fondazione Scholas occurrentes hanno rievocato come l'attenzione sui "poveri" abbia dato l'impronta a tutto il pontificato. E proprio questo aspetto ha prevalso nelle commemorazioni nel suo Paese natale, quella Argentina dove, una volta eletto, non è mai più tornato. Troppi contrasti con i vari leader politici che si sono avvicendati negli anni, da Cristina Kirchner all'attuale presidente Milei. Quest'ultimo ricorda che Francesco lo aveva perdonato dopo la campagna elettorale molto aggressiva in cui Milei lo aveva preso ferocemente di mira accusandolo di essere un "comunista". Francesco sapeva passare oltre. Dei leader del suo Paese di origine era però rimasto deluso, chi perché in odore di corruzione chi perché lontano dalle sue posizioni anti abortiste.


Exit Queen

[Quanto bisogna sentirsi sperduti per lasciare che sia il diavolo a condurci a casa? Stuart Turton] In un momento storico in cui l’imponderabile smette di essere eccezione e diventa possibilità concreta, il romanzo politico ‘Exit Queen – Scacco alla Regina’, di Francesco Spartà e Marco Ubezio trova la sua intuizione più felice nel mettere in dubbio ciò che per definizione appare indiscutibile: la monarchia britannica. Nel centenario della nascita della regina Elisabetta II, l’istituzione per eccellenza, la monarchia britannica, non è più uno sfondo stabile, ma il centro di una crisi aperta, esposta alle stesse dinamiche che attraversano le democrazie contemporanee: dal populismo alle tensioni tra centro e periferia.  Gli autori dimostrano notevole sensibilità nel cogliere lo spirito del tempo. Il clima post-Brexit, con il suo carico di incertezza e ridefinizione degli equilibri, diventa il terreno perfetto per immaginare uno scenario in cui anche i simboli più solidi possono vacillare, dando spazio a vecchi fantasmi che incidono ancora sul presente.  La forza del romanzo sta proprio qui: nel rendere plausibile ciò che fino a poco tempo fa sarebbe sembrato impensabile. La crisi della monarchia non è solo interna, ma riflette il ridimensionamento in atto di una certa idea di occidente, di un mondo che, pungolato da nemici endogeni ed esogeni, rischia di essere travolto da nuovi furori inconcludenti.  Dal punto di vista stilistico, il romanzo convince per equilibrio e intelligenza. L’ironia non sminuisce mai la portata dei temi trattati, ma anzi li rende più accessibili e incisivi. I dialoghi sono vivaci, i personaggi ben costruiti, e la capacità degli autori di fondere dimensione privata e politica è uno degli elementi più riusciti.  Exit Queen è dunque una lettura che intrattiene e fa pensare. Un libro capace di trasformare una domanda provocatoria in un racconto credibile e attuale, invitando il lettore a interrogarsi su quanto siano davvero solide le istituzioni che diamo per scontate.


Emergenza Amap

[Essere dei pensatori, saper apprezzare le idee è un dono. Ma anche un fardello. Samantha Silva] Dopo che in alcune aree del territorio regionale nei mesi di gennaio e febbraio erano stati osservati accenni di recupero del deficit accumulato in precedenza, marzo ha fatto invece registrare praticamente su tutta la regione, accumuli di acqua dovuti alle piogge inferiori alla norma del mese. L'anomalia delle precipitazioni è stata tuttavia particolarmente marcata nelle aree già interessate in precedenza dai deficit più elevati, vale a dire la fascia ionica e le aree centrali, dove la pioggia caduta è stata talora inferiore del 20-30% di quella attesa in base alla climatologia.     Gli eventi più significativi e diffusi si sono verificati nei primi 5 giorni del mese, mentre i pochi eventi successivi sono stati caratterizzati da perturbazioni atlantiche che hanno toccato l'Isola solo marginalmente, interessando invece latitudini più elevate. È quanto affermano i tecnici del Servizio informativo agrometeorologico siciliano.     La media regionale delle piogge rilevate dalla rete Sias, pari a circa 36 mm, è stata praticamente la metà della norma mensile, che per il periodo 2002-2023 è stata pari a 73 mm. Il numero medio di giorni piovosi è stato prossimo a 6 (rispetto a un valore normale pari a 8,5), variabile tra i 10 giorni piovosi rilevati da alcune stazioni di Palermitano e Messinese e i 2 giorni della stazione Riposto (CT).     Nel complesso, le piogge del mese, pur senza permettere una significativa ricostituzione delle riserve nel sistema degli invasi, hanno permesso almeno nella prima parte del mese una discreta sopravvivenza dei seminativi e delle foraggere nelle aree interessate dalle piogge più significative. Il deficit pluviometrico medio dal 1° settembre è ormai intorno a 350 mm per la provincia di Catania, di circa 300 mm per le province di Enna e Siracusa, lievemente inferiore per le province di Caltanissetta e Ragusa.    Le riserve disponibili per la distribuzione idrica nelle reti dei 47 comuni affidati in gestione ad Amap, che avevano raggiunto già dall'inizio dell'anno corrente livelli di allerta, non hanno subito miglioramenti per effetto delle modeste precipitazioni che si sono verificate tra fine febbraio e inizi di marzo. Lo dice la società di gestione dell'acquedotto palermitano che annuncia dal 5 aprile un abbassamento della pressione nelle condotte per garantire l'acqua fino al prossimo inverno.    Situazioni di particolare criticità si registrano nei serbatoi Scanzano, Piana degli Albanesi, Poma e Rosamarina in cui si registra una diminuzione dei volumi complessivi superiore al 50% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Abbassamenti continuano a registrarsi anche nei livelli delle falde idriche sotterranee di tutta la provincia con riduzione delle portate rese da sorgenti e dai pozzi, dice l'Amap.     La società è in continuo contatto con il Commissario delegato per l'emergenza idrica nel settore potabile con cui ha condiviso un piano di razionamento delle risorse prelevate dagli invasi che avrà inevitabili conseguenze sulla distribuzione idrica nelle reti dei comuni gestiti. Il piano è una misura necessaria per far in modo che i volumi sin ora immagazzinati possano consentire l'alimentazione delle reti fino alla prossima stagione invernale, afferma l'Amap.     Per quanto riguarda Palermo, per cui erano già state individuate delle zone in cui sono state operate delle lievi riduzioni di pressione già dalla metà del mese di gennaio, verranno attuate, a partire dal  5 aprile, ulteriori e più consistenti riduzioni della portata immessa in rete con conseguenti diminuzioni delle pressioni d'esercizio.     Tali misure potranno comportare, in alcuni punti dei distretti interessati, anche l'assenza di erogazione durante gli orari di massimo consumo.     "Non sono da escludere - dice l'Amap - misure più restrittive, qualora necessarie, in dipendenza delle condizioni che si instaureranno nei prossimi mesi". Le risorse idriche della Sicilia sono più che sufficienti ad affrontare con serenità la prossima stagione estiva. È la stima fornita dall'Autorità di bacino del distretto idrografico della Sicilia, guidata dal segretario generale ad interim Carmelo Frittitta, sulla base degli ultimi dati appena raccolti.    Il report mensile, aggiornato al primo aprile e appena pubblicato, evidenzia che gli invasi registrano un livello di acqua superiore del 58% rispetto allo stesso mese del 2025 e del 9% rispetto al marzo scorso, che aveva già registrato un incremento significativo della disponibilità idrica grazie alle abbondanti piogge e ai lavori che hanno consentito di captare maggiormente quest'acqua.    L'attuale volume invasato dalle dighe è ulteriormente aumentato anche rispetto al primo marzo scorso ed è pari a circa 580 milioni di metri cubi, mentre al primo aprile 2025 era di appena 387 milioni di metri cubi.    "Le riserve accumulate, unitamente a quelle reperite con gli interventi della Regione sui pozzi e reti, oltre all'apporto dei tre dissalatori costruiti a Trapani, Porto Empedocle e Gela, consentono di affrontare l'approvvigionamento estivo non più in condizioni di severità idrica, garantendo risorse per gli usi potabile, irriguo e industriale - afferma il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani. Si tratta di risultati concreti, raggiunti anche grazie all'incessante lavoro della Cabina di regia regionale per l'emergenza idrica, nella direzione di una gestione più efficiente e strutturata delle risorse, che richiede anche un'attenta pianificazione con la redazione del Piano di tutela delle acque da aggiornare ogni sei anni, in cui sono previste azioni per rendere più resiliente il sistema che va incontro a fenomeni di siccità ricorrenti".

Sindrome dell'Avana

[Era questo sognare? Mettere insieme i frammenti, trovare un senso, credere,al risveglio, di avere finalmente capito e allora volere soltanto dimenticare? Carmen Verde] Un nuova inchiesta giornalistica sulla cosiddetta 'Sindrome dell'Avana', una misteriosa arma a base di ultrasuoni riscontrata per la prima volta fra diplomatici Usa nella capitale cubana nel 2016 e che ha colpito diplomatici, funzionari e militari in varie parti del mondo, producendo danni cerebrali e gravi lesioni permanenti, condurrebbe a Mosca, a una unità d'intelligence, la 29155. È quanto afferma il gruppo investigativo russo Insider e Der Spiegel, presentato alla trasmissione 60 minutes dell'emittente Usa Cbs. Le nuove rivelazioni contraddirebbero la precedente indagine condotta dal Pentagono conclusa nel 2023 sul misterioso fenomeno, in cui si giungeva alla conclusione che era "molto improbabile" che dietro alla presunta arma invisibile vi fosse una potenza straniera. Secondo Greg Edgreen, uno degli investigatori autori di quell'indagine, ex ufficiale Usa a servizio al Pentagono, afferma alla Cbs che l'onere della prova sui colpevoli fu innalzata a livelli molto alti e non si giunse ad alcuna conclusione. "Purtroppo, non posso essere più specifico, perché si tratta di materiale classificato. Ma posso dirvi che fin dalle prime fasi ho iniziato a guardare in direzione di Mosca", ha dichiarato Edgreen. Secondo l'inchiesta di Insider, la chiave del legame con l'intelligence russa sarebbe Vitaly Kovalev, uno chef russo arrestato per guida pericolosa in auto in Florida nel 2020 e che sarebbe emerso essere una spia russa, secondo quanto scoperto da una agente dell'Fbi, denominata Carrie, che fu vittima della misteriosa arma 'sonica'. Kovalev tornò in Russia dopo il carcere e morì ufficialmente sul fronte in Ucraina. Un nesso con gli 007 russi è stato trovato anche dal giornalista investigativo russo di Insider Christo Grozev, intervistato anch'egli da 60 minutes. La Russia nega qualsiasi coinvolgimento nella misteriosa sindrome dell'Avana. 

Israele spacca l’Ue

[Ho una stretta al cuore: è se fosse uno spirito che mi insegue? Berengere Cournut] Consideriamo" la sospensione dell'accordo Ue-Israele "inappropriata". Lo ha detto il ministro degli Esteri tedesco, Johann Wadephul, all'arrivo al Consiglio Esteri a Lussemburgo, rispondendo ai giornalisti. "Tuttavia, è necessario discutere le questioni cruciali con Israele. Abbiamo espresso la nostra critica alla reintroduzione della pena di morte" e "abbiamo una posizione molto chiara sulla violenza dei coloni, mi aspetto che il governo israeliano la affronti in modo più chiaro e fermo", ha sottolineato. "La nostra posizione è chiara anche sul rispetto del diritto internazionale: non ci dev'essere alcuna annessione in Cisgiordania", ha aggiunto. I ministri degli Esteri dell'Ue riuniti a Lussemburgo, a quanto si apprende, non prenderanno alcuna decisione nei riguardi di Israele, sebbene Stati membri solleveranno il tema delle misure di sospensione dell'accordo di Associazione Ue-Israele. Fonti informate confermano che, al Cae non è prevista nemmeno una decisione sulla sospensione di alcune specifiche misure, come ad esempio la partecipazione di Israele dal programma Horizon EU. "Oggi ci giochiamo la credibilità. La Spagna, insieme a Slovenia e Irlanda, ha sollecitato la discussione sulla sospensione dell'accordo con Israele. Dobbiamo parlare ad un sola voce. Dobbiamo dire chiaramente a Israele che deve cambiare, non può relazionarsi con i suoi vicini solo con la guerra. È il momento di lanciare un messaggio forte", ha detto il ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares all'arrivo in Lussemburgo. "Se altri mettono sul tavolo altre misure, perché no. Quello che non possiamo accettare è di non fare nulla", ha aggiunto a proposito di altre opzioni possibili oltre alla sospensione dell'accordo. Uno stop parziale all'intesa viene chiesto dal Belgio. "La condotta di Israele in Libano è del tutto inaccettabile" e "chiediamo almeno una sospensione parziale dell'accordo di associazione Ue-Israele", dal momento che "una sospensione totale è probabilmente fuori portata, vista le posizioni dei vari Paesi Ue", ha detto il ministro degli Esteri belga, Maxime Prevot.  "Oggi sull'accordo Ue-Israele non sarà presa nessuna decisione anche perché non ci sono né le condizioni numeriche né politiche. Io credo che sia meglio sanzionare individualmente i responsabili, penso ai coloni violenti, o incrementare le sanzioni. Ma non credo che bloccare un accordo commerciale sia uno strumento utile, perché poi si va a colpire la popolazione in generale israeliana. Quindi noi rimaniamo fortemente perplessi su questo, ma oggi non si prenderà un'iniziativa. Abbiamo, credo, una posizione analoga a quella della Germania". Lo ha detto il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, a margine del Consiglio Ue Esteri.


Via Starmer?

[Chi ha mai detto che la verità deve essere buona? Non puoi essere il mostro e la vittima insieme. Anne Eehkout] Il premier britannico Keir Starmer ha definito "imperdonabile" e "sconcertante" non essere stato informato sul fatto che Peter Mandelson non aveva superato il controllo di sicurezza interno sulla nomina politica ad ambasciatore negli Usa e che il Foreign Office aveva ignorato il parere contrario. Il primo ministro laburista, parlando ai media a Parigi dove si trova per il vertice sulla navigazione marittima nello stretto di Hormuz, si è detto "assolutamente furioso" per la vicenda, rispetto alla quale le opposizioni hanno chiesto le sue dimissioni, aggiungendo che lunedì esporrà al Parlamento tutti i fatti "in piena trasparenza". "Keir Starmer ha messo la sicurezza nazionale a rischio", forzando la nomina ad ambasciatore negli Usa di Peter Mandelson prima che le verifiche fossero completate e malgrado "molte red flags" (segnali di allarmi): per questo "se ne deve andare". Lo ha affermato la leader dell'opposizione Kemi Badenoch, tornando ad attaccare il premier laburista in un dibattito ai Comuni, accusandolo di aver usato come "scudo umano" Olly Robbins, silurato da segretario generale del Foreign Office. Badenoch ha poi invocato un voto di sfiducia contro Starmer, sollecitando i deputati del Labour (senza i cui voti sir Keir non può essere sfiduciato) a scaricarlo visto che egli "non intende dimettersi" come sarebbe onorevole fare". Altri esponenti dell'opposizione come il liberaldemocratico Ed Davey hanno aderito alla richiesta di una mozione di sfiducia, imputando al premier di aver creduto "velleitariamente" di fare un "favore a Donald Trump" designando una figura "screditata" come Mandelson, pur conoscendo i vari scandali della sua carriera, i suoi legami con il faccendiere pedofilo Jeffrey Epstein, nonché i suoi rapporti passati da consulente con "la Russia e la Cina". Downing Street ha negato che iStarmer e il suo staff abbiano fatto a suo tempo "pressioni" sul Foreign Office per accelerare la controversa nomina politica ad ambasciatore negli Usa di Mandelson (esautorato solo in seguito alla deflagrazione pubblica dello scandalo legato ai suoi rapporti con il defunto faccendiere pedofilo americano Jeffrey Epstein), anche a costo di forzare i controlli sulla tutela della sicurezza nazionale. "C'è chiaramente una differenza fra sollecitare aggiornamenti su una nomina e l'idea di essere sprezzante rispetto alle verifiche", ha detto un portavoce di Starmer incalzato dai giornalisti, in risposta a quanto denunciato dall'ex segretario generale del ministero degli Esteri Olly Robbins, sentito oggi da una commissione parlamentare dopo essere stato silurato dallo stesso premier e additato come una sorta di capro espiatorio della vicenda. Il portavoce ha poi provato a placare Robbins, assicurando che Starmer lo considera un funzionario di "grande integrità" il quale avrebbe però commesso "un errore di giudizio". L'audizione di Robbins ha comunque scatenato la reazione delle opposizioni, che hanno ottenuto un dibattito urgente alla Camera dei Comuni su di esse e sono tornati ad accusare il primo ministro di aver mentito. La leader Tory, Kemi Badenoch, ha parlato di denunce "devastanti per Keir Starmer" che confermano come egli abbia imposto la nomina di Mandelson, consentendogli "l'accesso a documenti altamente classificati, prima che le verifiche fossero completate". E le ha definite una conferma del fatto che il capo del governo laburista abbia "fuorviato il Parlamento", cosa per la quale dovrebbe dimettersi.  Robbins, l'ex più alto funzionario del Foreign Office, silurato con l'accusa di non aver rivelato "deliberatamente" che Peter Mandelson non aveva superato il controllo di sicurezza interno (vetting) per la nomina politica ad ambasciatore negli Usa, ha denunciato "un'atmosfera di pressione" da parte del governo laburista di Starmer nei suoi confronti e "un approccio sprezzante" rispetto alla vicenda. Robbins lo ha dichiarato all'inizio della sua audizione in Parlamento davanti ai deputati del Foreign Affairs Committee. L'ex segretario generale del ministero degli Esteri ha dichiarato alla commissione parlamentare che c'era"un'atmosfera di sollecitazioni continue" per ottenere l'accertamento di sicurezza nei confronti dell'ex eminenza grigia del New Labour, ricostruendo quanto era accaduto nel gennaio del 2025: "Per tutto il mese di gennaio, francamente, il mio ufficio e quello del ministro degli Esteri erano sotto pressione costante". Ha sottolineato inoltre che l'ufficio privato di Starmer aveva ripetutamente chiesto "è già stato ottenuto?", riferendosi al nulla osta per Mandelson. E ancora: "Non ho mai riscontrato, per quanto ricordo, alcun interesse sul se, ma solo sul quando". Una eventuale revoca della nomina ad ambasciatore negli Usa di Mandelson, dopo che quest'ultimo non aveva superato l'accertamento di sicurezza interno (il cosiddetto vetting), "avrebbe danneggiato" le relazioni tra il Regno Unito e l'amministrazione Trump, ha dichiarato ancora sir Olly Robbins. Questi ha sottolineato che fra le tante pressioni ricevute da parte dei vertici del governo laburista c'era quella relativa ai rapporti della cosiddetta 'special relationship' fra Londra e Washington, proprio nel periodo cruciale dell'insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca, nel gennaio 2025. "Credo che se la nomina fosse cambiata in quel momento - ha sottolineato Robbins - la nuova amministrazione avrebbe potuto commentarlo pubblicamente e avrebbe creato non pochi problemi nel rapporto bilaterale". Mandelson venne comunque poi rimosso dall'incarico nel settembre dell'anno scorso, una volta emersi nuovi dettagli sul suo legame a doppio filo col defunto faccendiere pedofilo americano Jeffrey Epstein. "Il primo ministro del Regno Unito, Keir Starmer, ha ammesso di aver 'commesso un errore di valutazione' nella scelta del suo ambasciatore a Washington. Sono d'accordo, è stata una pessima scelta. C'è ancora tempo per rimediare, però!": lo scrive su Truth Donald Trump, infierendo sulle difficoltà del premier britannico per la nomina di Peter Mandelson ad ambasciatore in Usa, nonostante i suoi legami col defunto faccendiere americano Jeffrey Epstein. 



lunedì 20 aprile 2026

Straimportanti a punta raisi

[Se lasci andare le cose dove devono andare capisci che le cose a volte hanno una loro saggezza, e che questa saggezza è grande, e che in fondo le cose sono più intelligenti di noi. Tommaso Avati ] Oggi, alle ore 11,57 è stato ripristinato l’elevatore agli arrivi nazionale. Dopo due lunghi giorni di disservizi ai passeggeri e ai vettori, punta raisi ritorna pienamente e completamente operativo.Comunque, sempre oggi, alle ore 14 e 33 l’enac non aveva ancora ricevuto nessuna email, sicuramente colpa di internet che in apt è lentissimo. In attesa del prossimo disservizio vanno fatte doverose considerazioni. In questi due giorni e mezzo l’enac dov’era? Probabilmente non è intervenuta (l’enac) perché è a conoscenza della potenza del responsabile terminal(leggi il post antecedente “Amata rinviata a settembre”)? Nemmeno  Richelieu ha ritenuto opportuno il trasferimento dal terminal a un altro settore. Il nuovo responsabile terminal potrebbe essere un archeologo, così da valorizzare gli scavi alle partenze. Bisogna conoscere i propri limiti … per essere un buon time leader. Al momento la nuova area pet è senza responsabile, con lo stesso livello e il super minimo immutato, acquisito da anni , così facendo potrebbe far dimenticare le innumerevoli debacle.