domenica 5 luglio 2026

Gli americani bocciano Donaldo

[Non sono mai stanco di vincere. Donald Trump] La maggior parte degli elettori americani, pari al 58%, ritiene che la guerra di Donald Trump all'Iran non sia valsa il prezzo pagato, evidenziando come il conflitto in Medio Oriente stia pesando sui livelli di gradimento del presidente Usa. È quanto emerge da un sondaggio del Financial Times, quando la Casa Bianca ha chiesto al Congresso di approvare una nuova spesa federale di 67 miliardi di dollari per coprire i costi della guerra sostenuti finora.     Il sondaggio a livello nazionale, condotto la scorsa settimana da Focaldata, ha rilevato poi che il 44% degli elettori registrati ritiene che la guerra abbia lasciato gli Stati Uniti in una posizione di debolezza nei confronti dell'Iran, contro il 31% che ritiene il contrario, in posizione di forza. Alla vigilia del vertice Nato di Ankara, in Turchia, il sondaggio ha fatto emergere che il 53% degli elettori pensa che gli Usa debbano restare nell'Alleanza, mentre il 23% è favorevole all'uscita. Da tempo Trump minaccia di abbandonare la Nato: all'inizio dell'anno l'ha definita una "tigre di carta" e ha duramente criticato gli alleati europei per essersi rifiutati di partecipare alla campagna militare statunitense in Iran.     Il sondaggio del quotidiano della City ha rilevato un diffuso scetticismo sul memorandum d'intesa tra Washington e Teheran. Il 66% ha detto che l'accordo avrebbe avuto scarso o nessun impatto su pace o stabilità in Medio Oriente, oppure che avrebbe aumentato l'instabilità e reso più probabile un conflitto. Solo un elettore su cinque ha dichiarato che l'accordo avrebbe portato alla pace.     Infine, solo il 36% ha approvato l'operato di Trump come presidente, registrando un calo di due punti percentuali sulla rilevazione precedente. Posizione più solida per i democratici in vista delle elezioni di metà mandato di novembre: alla domanda su quale candidato avrebbero sostenuto per il Congresso, gli intervistati hanno assegnato ai dem un vantaggio di sei punti. Il 44% ha dichiarato di sostenere il partito, contro il 38% dei repubblicani. Un nuovo campanello d'allarme per The Donald. ''Non ci sarà ricostruzione a Gaza senza lo smantellamento e la smilitarizzazione della Striscia''. Lo ha detto il premier Benjamin Netanyahu durante la riunione di gabinetto odierna, secondo quanto riportano i media israeliani. L'affermazione sarebbe arrivata alla luce delle notizie secondo cui il 'Board of Peace' si sta mobilitando per portare avanti la ricostruzione delle aree ancora sotto il controllo dell'Idf (almeno il 60% della Striscia di Gaza) anche senza il disarmo di Hamas. Sempre nel corso della stessa riunione, i media israeliani riportano che Netanyahu avrebbe affermato sul Libano: ''Ho sentito dire dai media che il Presidente Trump ha chiesto di non intervenire contro i tunnel del terrore in Libano. Questa è una favola, una fake news: non mi ha detto nulla al riguardo, né io gliel'ho chiesto. Noi agiamo secondo le nostre valutazioni di sicurezza''. ''Non credo ci sia una spaccatura tra noi. Il Presidente Trump è il leader degli Stati Uniti e fa ciò che è bene per l'America. Io sono il leader di Israele e faccio ciò che è bene per Israele. Il 99% delle volte siamo d'accordo, ma come in ogni famiglia a volte ci sono dei disaccordi, e ne parliamo apertamente''. Lo ha detto il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, in un'intervista a 'Sunday Briefing' su Fox News, di cui alcuni estratti sono stati ripresi dalla tv israeliana Channel 11. ''La vera domanda è se abbiamo obiettivi diversi riguardo all'Iran, e la risposta è no: vogliamo che l'Iran rinunci al suo programma nucleare, rimuova l'uranio arricchito e smantelli i suoi impianti nucleari. Il Presidente Trump crede che, dopo due guerre contro l'Iran, sarà in grado di esercitare pressioni nei negoziati per raggiungere questi obiettivi. Spero che ci riesca. Finché sarò premier d'Israele, l'Iran non avrà armi nucleari''.     Sollecitato sulle dichiarazioni del vicepresidente Vance, che nelle scorse settimane ha esortato i membri del governo israeliano a non criticare gli Usa, ''l'unico alleato rimasto a Israele nel mondo'', Netanyahu ha affermato: ''Rispetto Jd Vance, abbiamo un ottimo rapporto, ma non significa che siamo sempre d'accordo. Donald Trump è il miglior amico che abbiamo mai avuto alla Casa Bianca. Abbiamo anche alcuni altri amici, come il 'piccolo Paese' che è l'India, con 1,8 miliardi di abitanti. Lì abbiamo un sostegno straordinario. E abbiamo molti altri Paesi che ci sostengono. Ora è di moda... in molti Paesi i media e i social media sono inondati da materiali anti-israeliani e antisemiti, ma molti leader mi chiamano e mi dicono: 'Abbiamo un problema con l'opinione pubblica, ma vogliamo dirti che ti rispettiamo e vorremmo fare accordi, capire dalla vostra esperienza militare, con l'IA, il cyber'. Le relazioni non sono come appaiono. E noi ci prendiamo cura dei nostri amici, in particolare dei cristiani: alcuni villaggi cristiani in Libano ci hanno chiesto di annetterli a Israele, perché li stiamo proteggendo da Hezbollah'', ha detto Netanyahu. 


Asse Varsavia - Kiev

 [Non mi piace analizzarmi perché potrebbe non piacermi ciò che potrei vedere. Donald Trump] La Polonia "ha già messo a punto sul proprio territorio la produzione di droni destinati all'Ucraina" e il ministero della Difesa russo "ha già pubblicato gli indirizzi di tali impianti", motivo per cui "Varsavia farebbe bene a riflettere sulla propria sicurezza": lo ha dichiarato il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, in un'intervista al programma russo Vesti, ripreso dalla Tass.     Nella stessa intervista, Peskov ha definito "racconti horror" le ipotesi "ormai troppo diffuse sui media occidentali" riguardanti una possibilità di attacco della Russia al territorio polacco, riporta ancora la Tass. Tuttavia, il portavoce del Cremlino ha insistito nel sottolineare che "non ha nulla di buono" il fatto che in Polonia "si trovino molte imprese che producono droni, i quali poi vengono lanciati contro di noi e attaccano i nostri militari".     "In ogni caso ha senso che ci pensino", ha affermato riferendosi al suggerimento per Varsavia di "riflettere sulla propria sicurezza". I droni ucraini hanno attaccato l'aeroporto di Gvardiyske, uno dei principali aeroporti militari russi nella Crimea occupata, usato dalla Russia per missioni di combattimento, logistica e manutenzione degli aerei. Lo scrive Rbc-Ucraina citando lo stato maggiore delle forze armate dell'Ucraina. Non è ancora chiaro quali danni siano stati inflitti.     Inoltre sono stati colpiti due ponti stradali nel Donetsk (uno sul fiume Hruzky Yalanchyk nella zona di Huselnykovo e l'altro sul fiume Kalmius vicino a Staromaryivka) utilizzati per gli ucraini per trasferire personale, armi, munizioni e risorse logistiche. Colpiti anche tre depositi di munizioni russi nelle zone di Makiivk (nella regione di Donetsk), Dovzhansk (nella regione di Luhansk) e Preobrazhenka (nella regione di Kherson).     "Le Forze di Difesa continueranno ad attuare sistematicamente misure volte a fermare l'aggressione armata della Federazione Russa contro l'Ucraina", ha concluso lo stato maggiore.    Nel corso dell'ultima settimana, "la Russia ha impiegato contro l'Ucraina circa 2.200 droni d'attacco, oltre 1.730 bombe aeree guidate e 106 missili di vario tipo, quasi la metà dei quali balistici": è quanto riferito dal presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, in un messaggio su X. "Le regioni di Sumy, Zaporizhzhia, Kherson, Kharkiv e Dnipro, così come le nostre comunità di confine e quelle lungo la linea del fronte, sono sotto attacco quasi ogni giorno", ha aggiunto il leader di Kiev, ricordando anche il "massiccio bombardamento" sulla capitale della notte tra l'1 e il 2 luglio che "ha causato la morte di 31 persone e il ferimento di altre 102, tra cui quattro bambini". Nell'esprimere le condoglianze a famiglie e cari di queste vittime, Zelensky ha sottolineato la necessità di "proteggere vite umane da questi attacchi" e sostenuto che l'Ucraina dispone "delle capacità necessarie per abbattere efficacemente oltre il 90% dei droni, ma, purtroppo, non di tutti i missili balistici". "È proprio sui missili balistici che Mosca fa ora affidamento per proseguire la sua guerra", ha aggiunto il presidente ucraino. Nella tarda serata di sabato, le forze russe hanno lanciato una serie di raid aerei su Zaporizhzhia. I bombardamenti hanno danneggiato un palazzo e si temono vittime o feriti, riporta Rbc-Ucraina, citando il capo del dipartimento di polizia regionale di Zaporizhzhia, Ivan Fedorov, secondo il quale "il nemico ha lanciato almeno cinque attacchi sulla città. I bombardamenti hanno danneggiato infrastrutture critiche, tra cui un edificio a più piani e un parcheggio". "Tenere elezioni mentre la guerra è ancora in corso non è decisamente una buona soluzione".     Lo ha detto l'Alta rappresentante Ue Kaja Kallas arrivando  a Bruxelles, interpellata sulle notizie secondo le quali il presidente ucraino Volodymyr Zelensky annuncerà elezioni nel Paese. Forse si può fare sperando nella pace "ma al momento non vedo i russi fare davvero sforzi per la pace", ha detto. "La maggioranza dei Paesi europei ha nella propria Costituzione una disposizione per cui durante la guerra non si tengono elezioni". "Quando ci sono attacchi dall'esterno, letteralmente non si possono tenere elezioni".   "Ci sono nuove informazioni di intelligence secondo cui i russi si stanno preparando per un nuovo attacco massiccio. Questo è in linea con lo spirito di Putin: subito dopo il Giorno dell'Indipendenza americana e prima del vertice Nato di Ankara." È l'avvertimento lanciato oggi dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky sulla base dei dati che gli sono stati forniti dall'intelligence ucraina. Lo scrive l'Ukrainska Pravda.     "La Russia vuole alimentare il male e uccidere persone. Per favore, fate attenzione a voi stessi e prestate attenzione alle sirene antiaeree", ha ammonito il leader ucraino, rivolgendo poi un appello ai partner internazionali dell'Ucraina affinché non ritardino la fornitura di missili per la difesa aerea: "Qualsiasi ritardo nella fornitura di missili per la nostra difesa aerea, di missili Patriot, rappresenta una perdita di vite umane e incoraggia la Russia a continuare a combattere". 


Decollano le Americhe

[Chi muta, muca Chi muta, non gli va sempre bene!] La compagnia aerea italiana Neos ha inaugurato un nuovo collegamento settimanale tra Roma e Holguín, nell'oriente di Cuba, diventando la seconda compagnia europea ad aumentare le frequenze verso l'isola dopo Air Europa.     Il primo volo, con 238 passeggeri a bordo, è atterrato all'aeroporto internazionale Frank País e avrà frequenza settimanale, affiancandosi alla rotta già attiva tra Roma e L'Avana. A causa della carenza di carburante a Cuba, gli aeromobili effettuano uno scalo tecnico a La Romana, nella Repubblica Dominicana, per il rifornimento.     Secondo le autorità cubane, il nuovo collegamento è attualmente l'unico volo diretto tra l'Europa e l'oriente dell'isola e punta a favorire la ripresa del turismo e i collegamenti con la comunità dei cubani residenti all'estero.     Nel 2026 almeno undici compagnie hanno sospeso i voli verso Cuba per le difficoltà nell'approvvigionamento di carburante. Le Americhe dispongono di un enorme potenziale di crescita per il trasporto aereo, ma per sfruttarlo pienamente saranno necessari investimenti nelle infrastrutture, una maggiore armonizzazione normativa e politiche pubbliche favorevoli alla connettività. È quanto emerge dal briefing regionale presentato dalla Iata, l’Associazione internazionale del trasporto aereo  durante l’82esima Assemblea generale annuale dell’associazione. Il turismo continua a rappresentare uno dei principali motori del settore. Nel 2025 il Messico ha accolto 47,8 milioni di visitatori internazionali, confermandosi la principale destinazione dell’America Latina, mentre il Brasile ha registrato un record di 9,3 milioni di arrivi internazionali. Per la Iata, nonostante la crescita registrata negli ultimi anni, la regione dispone ancora di ampi margini di sviluppo turistico. La ripresa del traffico aereo dopo la pandemia procede però a velocità differenti. Colombia, Cile e Repubblica Dominicana hanno superato in maniera decisa i livelli del 2019 in termini di rotte, frequenze e capacità, mentre Brasile, Messico e Argentina restano ancora al di sotto dei livelli pre-pandemici. Per l’Associazione, il divario dimostra quanto le condizioni regolatorie e di mercato influenzino la crescita del settore. Tra i fattori più incoraggianti c’è il rafforzamento della connettività intra-regionale. Nel primo semestre del 2026 la capacità all’interno delle Americhe ha raggiunto 211,6 milioni di posti, contro i 177,5 milioni del 2016, grazie all’apertura di nuove rotte verso città secondarie e all’impiego di aeromobili più efficienti. Questo sviluppo, osserva la Iata, rappresenta uno dei principali motori di crescita economica e turistica per il continente. Le prospettive sono sostenute anche dall’aumento dei collegamenti da Europa, Canada e Cina verso l’America Latina, dalla riapertura di alcuni mercati come il Venezuela e dall’effetto traino che potrebbe derivare dai Mondiali di calcio FIFA del 2026, ospitati da Stati Uniti, Messico e Canada. Non mancano tuttavia le criticità. Per la Iata tra i principali ostacoli alla crescita ci sono l’elevata pressione fiscale, la complessità normativa, la congestione aeroportuale e una proliferazione di proposte legislative ritenute penalizzanti per il settore. Nel 2025 sono state censite 159 iniziative regolatorie nelle Americhe, di cui 113 considerate potenzialmente negative per l’industria, comprese proposte di tetti tariffari, obblighi sui servizi ai passeggeri e restrizioni commerciali. Particolarmente elevato risulta il peso delle tasse in America Latina e nei Caraibi, dove imposte e oneri rappresentano in media il 29% del prezzo di un biglietto aereo, contro il 15% del Nord America. La Iata avverte che ulteriori aumenti rischiano di ridurre l’accessibilità del trasporto aereo e frenare la domanda. L’Associazione cita il caso del Brasile, dove l’ipotesi di applicare un’IVA del 26,5% sui biglietti potrebbe provocare una contrazione della domanda di circa il 30%, con un aumento medio delle tariffe internazionali di quasi 200 dollari per passeggero. Analogamente, l’introduzione di una nuova tassa sui transiti all’aeroporto di Lima avrebbe già determinato cancellazioni di rotte e una riduzione della capacità disponibile. Il capitolo infrastrutture rappresenta è sicuramente un tema critico. Oltre il 54% dei voli dell’America Latina e dei Caraibi opera infatti da aeroporti congestionati o prossimi alla saturazione, tra cui San Paolo, Città del Messico, Bogotá, Lima e Cancún. La Iata sottolinea la necessità di accelerare gli investimenti e di adottare standard internazionali per la gestione degli slot aeroportuali. Sul fronte giudiziario, il Brasile continua a rappresentare un caso particolare: il Paese conta circa il 98% delle cause legali mondiali contro le compagnie aeree. Per la Iata il contenzioso pesa per un ulteriore margine tra il 3% e il 10% sul costo dei biglietti e genera oneri superiori a 200 milioni di dollari l’anno. Tra le opportunità emergenti figura il trasporto merci. La crescita dell’e-commerce e delle esportazioni ad alto valore aggiunto in Paesi come Brasile, Colombia, Ecuador, Cile, Perù e Messico sta rafforzando il ruolo strategico del cargo aereo nelle catene globali di approvvigionamento. La sostenibilità rappresenta un’altra sfida cruciale. Secondo la Iata, le Americhe potrebbero arrivare a produrre quasi la metà dei carburanti sostenibili per l’aviazione (SAF) a livello mondiale entro il 2030, ma gli investimenti e la capacità produttiva attuale restano ancora insufficienti, soprattutto in America Latina. Le prospettive di lungo periodo restano comunque favorevoli. Tra il 2026 e il 2040 il traffico passeggeri in America Latina e nei Caraibi dovrebbe crescere in media del 3,7% l’anno, in linea con la media mondiale. Inoltre, il numero di viaggi aerei pro capite nella regione rimane nettamente inferiore a quello di Nord America ed Europa, segnalando un importante potenziale ancora inesplorato.Secondo la Iata, il futuro del trasporto aereo nelle Americhe dipenderà dalla capacità di governi e industria di collaborare per migliorare la connettività, mantenere accessibili i costi di viaggio, sviluppare infrastrutture adeguate e sostenere una transizione ecologica economicamente sostenibile. Solo così, conclude l’associazione, il continente potrà diventare uno dei principali motori della crescita globale dell’aviazione nei prossimi decenni.


Madonnari a Taurianova

[Chi muta, muga.] La cittadina di Taurianova, Reggio Calabria, si prepara ad accogliere l'11° "Concorso Internazionale dei Madonnari", in programma dal 31 luglio al 2 agosto 2026, appuntamento che richiama artisti da tutta Italia e dall'estero. Il tema scelto per questa edizione è "Il mondo con occhi umani, tra sacro e vissuto", un invito rivolto agli artisti a raccontare il presente attraverso "uno sguardo capace di riconoscere il sacro nella quotidianità, la dignità nel dolore e la speranza nelle relazioni umane", spiegano i promotori dell'evento.     Il concorso, ideato e organizzato dall'Associazione Amici del Palco, continua a consolidare il proprio ruolo nel panorama nazionale e internazionale dell'arte madonnara grazie a una rete sempre più ampia di collaborazioni e scambi culturali. Tra le novità più significative dell'edizione 2026 figura il patrocinio della Città di Curtatone (Mantova) e il rafforzamento della collaborazione con il suo storico concorso dei Madonnari delle Grazie, il più antico d'Italia nel settore.     "Ogni collaborazione nasce da un rapporto costruito nel tempo. Il patrocinio della città di Curtatone è motivo di grande orgoglio perché unisce idealmente due manifestazioni accomunate dalla volontà di custodire e rinnovare la tradizione madonnara.     Continueremo a investire su relazioni che fanno crescere il concorso e tutto il movimento artistico", dichiara il presidente dell'Associazione Amici del Palco, Giacomo Carioti.     In questa ottica, il concorso di Taurianova, continua a sviluppare una rete di collaborazioni anche con altri importanti manifestazioni italiane e internazionali, tra cui Nocera, Nicosia e il festival "Bella Via" di Monterrey, in Messico. 


I pizzini iraniani

[Chì nasci, pasci. Chi nasce, pasce.] Il funerale di Stato di Ali Khamenei, pensato dalla Repubblica islamica come una prova di unità dopo la guerra con Stati uniti e Israele, sta diventando anche la prima grande prova di visibilità per il suo successore. Una prova che Mojtaba Khamenei, almeno per ora, non può sostenere. A quasi cinque mesi dall’attacco del 28 febbraio in cui la guida suprema iraniana è stata uccisa insieme a diversi familiari, Teheran ha aperto una lunga settimana di cerimonie che si concluderà il 9 luglio con la sepoltura a Mashhad. Le autorità iraniane parlano di milioni di partecipanti, con un corteo che attraverserà Teheran, Qom e le città sante sciite irachene di Najaf e Karbala prima del ritorno della salma in Iran. Ma l’assenza più evidente è quella del nuovo uomo forte della Repubblica islamica. Mojtaba Khamenei non è apparso in pubblico dalla morte del padre e, secondo il New York Times, ripreso da diverse testate internazionali, i responsabili della sicurezza iraniana avrebbero respinto la sua richiesta di partecipare alla sepoltura e guidare la preghiera funebre. Il timore non sarebbe legato a questioni protocollari o politiche, ma alla possibilità che Israele possa colpirlo o localizzarlo seguendo i suoi spostamenti fino al luogo segreto in cui si trova. La scena dei funerali ha reso ancora più marcato il contrasto. Le immagini diffuse da Teheran hanno mostrato tre altri figli di Ali Khamenei, Mostafa, Meysam e Masoud, accanto alla bara del padre, mentre il nuovo leader è rimasto invisibile. La preghiera funebre è stata guidata dal grande ayatollah Jafar Sobhani, 97 anni, alla Grande Mosalla di Teheran, alla presenza del presidente Masoud Pezeshkian, del presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf e di vertici militari e politici. L’assenza di Mojtaba alimenta da mesi interrogativi sulla sua salute e sulla reale struttura del potere a Teheran. Il Guardian ha riferito già a marzo, citando l’ambasciatore iraniano a Cipro, che il figlio di Khamenei era rimasto ferito nello stesso attacco in cui erano morti il padre, la moglie e il figlio adolescente. Secondo una successiva inchiesta del New York Times, ripresa da Ynet e da altri media, Mojtaba avrebbe subito gravi lesioni a una gamba, diversi interventi chirurgici, ustioni al volto e alle labbra che renderebbero difficile parlare in pubblico, e sarebbe in attesa di una protesi. La segretezza intorno alla nuova guida suprema avrebbe modificato anche il funzionamento della Repubblica islamica. Secondo le stesse ricostruzioni, le comunicazioni con Mojtaba avverrebbero attraverso messaggi scritti a mano, sigillati e consegnati da una catena di corrieri, per evitare segnali elettronici intercettabili. Anche alti comandanti dei Guardiani della rivoluzione eviterebbero visite ripetute, per non creare schemi di movimento tracciabili dall’intelligence israeliana. In questo vuoto di presenza pubblica, il peso dei Pasdaran appare cresciuto. Secondo ricostruzioni del New York Times riprese dalla stampa internazionale, figure come Ahmad Vahidi, Mohammad Bagher Zolghadr e Yahya Rahim Safavi avrebbero assunto un ruolo centrale nella gestione della sicurezza, della guerra e della strategia negoziale. Mojtaba, formalmente al vertice, viene descritto più come un coordinatore tra diversi centri di potere militare che come un decisore assoluto sul modello del padre. La trasformazione si vede anche nei negoziati con Washington. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, a lungo volto della diplomazia iraniana, risulterebbe ridimensionato, mentre Ghalibaf, ex comandante dei Guardiani della rivoluzione e oggi presidente del Parlamento, è emerso come figura centrale nei contatti con gli Stati uniti. Le Monde aveva già segnalato il suo ruolo crescente nei colloqui, spiegandolo anche con l’assenza prolungata di Mojtaba e con la morte di altri uomini chiave dell’apparato iraniano.Dietro la facciata del lutto nazionale, la successione sta quindi mostrando divisioni che con Ali Khamenei erano rimaste più contenute. Da un lato c’è una linea più pragmatica, legata a Pezeshkian, Ghalibaf e Zolghadr, favorevole a preservare la tregua e a proseguire il negoziato con Washington per evitare il collasso economico. Dall’altro, settori oltranzisti dei Guardiani della rivoluzione e del fronte conservatore continuano a opporsi a concessioni agli Stati uniti, chiedendo di mantenere la linea dello scontro. La pressione economica pesa sulla scelta. Secondo le ricostruzioni circolate sulla stampa internazionale, il governatore della Banca centrale Abdolnaser Hemmati avrebbe avvertito i vertici del sistema del rischio di una grave crisi di bilancio e di carenze di cibo e medicinali se guerra e sanzioni fossero proseguite. È su questo sfondo che Mojtaba avrebbe autorizzato il negoziato, pur mantenendo una retorica pubblica di resistenza. Il funerale di Ali Khamenei, che avrebbe dovuto offrire l’immagine di una Repubblica islamica compatta, capace di trasformare la morte della sua guida storica in una nuova liturgia di mobilitazione, starebbe invece mostrando, quindi, la fragilità della transizione: un leader supremo che non può apparire alla sepoltura del padre, un sistema di comando costretto alla clandestinità e un apparato militare sempre più visibile al centro della macchina dello Stato.


Più America per Illycaffè

[Chì poco tene, caro tene. Chi possiede poco è attaccato a quel poco.] Per illycaffè gli Stati Uniti rappresentano il secondo mercato, cresciuto a doppia cifra negli ultimi quattro anni. Per questo l’azienda triestina ha deciso di investirci attraverso un accordo di produzione strategico pluriennale con Westrock coffee company, società statunitense attiva nel settore del beverage e specializzata nei prodotti caffè, tè e ready-to-drink. In questo modo illycaffè, che ha accantonato così l’ipotesi di aprire uno stabilimento sul posto, svilupperà e confezionerà alcuni prodotti destinati al mercato nord-americano.   “L’avvio della relazione con Westrock costituisce una tappa chiave del nostro piano di crescita: contribuirà a potenziare le operations in Nord America, a sostenere lo sviluppo di nuovi prodotti dedicati al mercato locale e a migliorare ulteriormente il livello di servizio in una geografia strategica”, ha spiegato Cristina Scocchia, amministratrice delegata di illycaffè.   Westrock metterà a disposizione una piattaforma multi-stabilimento che permetterà di raddoppiare la percentuale di prodotti destinati al mercato americano confezionati in loco e principalmente legati alla categoria del ready-to-drink.   Il processo di tostatura del caffè continuerà ad essere realizzato in toto presso il polo produttivo primario di Trieste, dove sta proseguendo il piano di espansione che ha previsto, tra le principali iniziative, l’ampliamento della produzione dedicata all’iconico barattolo da 250 grammi e la prossima attivazione di un nuovo impianto di tostatura. Il piano di sviluppo dello stabilimento triestino ha già portato, nel 2025, all’assunzione stabile di circa 100 nuove risorse.


Vettori in crisi

[La finanza e il business sono acque in cui si aggirano squali famelici a caccia di novellini da sbranare. In questo gioco al massacro, la conoscenza è la chiave per il potere. Spendete tutto quello che serve per sapere bene che cosa state facendo, altrimenti vi metteranno nel sacco dall’oggi al domani.  L’analfabetismo finanziario è un problema enorme nella nostra società. La gente finisce in certe situazioni perché non si documenta. Donald Trump] La guerra in Medio Oriente e l’impennata dei prezzi del carburante stanno mettendo sotto forte pressione il trasporto aereo mondiale, destinato a registrare nel 2026 un netto ridimensionamento della redditività nonostante la crescita dei ricavi e della domanda. È quanto emerge dall’ultimo outlook finanziario pubblicato dalla Iata, l’Associazione internazionale del trasporto aereo in occasione dell’82esimo Agm in corso a Rio de Janeiro. Secondo l’Associazione, l’utile netto complessivo delle compagnie aeree dovrebbe attestarsi a 23 miliardi di dollari nel 2026, circa la metà dei 45 miliardi stimati per il 2025 e nettamente inferiore ai 41 miliardi previsti nelle precedenti stime. Anche il margine netto è destinato a ridursi dal 4,2% al 2%, mentre l’utile medio per passeggero trasportato scenderà da 9,10 a 4,50 dollari. La situazione più critica riguarda il Medio Oriente, dove le compagnie aeree dovrebbero complessivamente chiudere l’anno in perdita a causa del crollo della domanda e delle interruzioni operative provocate dal conflitto. Nelle altre regioni del mondo i vettori resteranno in territorio positivo, ma con risultati economici sensibilmente inferiori rispetto alle previsioni formulate prima dell’escalation militare. Nonostante il deterioramento della redditività, il settore continuerà a crescere. I ricavi globali sono attesi a un livello record di 1.165 miliardi di dollari, in aumento del 9,4% rispetto al 2025. Il numero dei passeggeri dovrebbe raggiungere 5,1 miliardi (+2,4%), mentre il coefficiente medio di riempimento degli aeromobili è previsto all’84%, nuovo massimo storico per l’industria. Anche il traffico merci continuerà a espandersi, seppur a ritmi contenuti, con volumi stimati in 71,7 milioni di tonnellate. “La guerra in Medio Oriente e l’aumento dei costi del carburante hanno peggiorato significativamente le prospettive del settore – ha dichiarato il direttore generale della Iata, Willie Walsh – la redditività globale delle compagnie aeree sarà dimezzata rispetto al 2025 e il rapido incremento del prezzo del jet fuel sta colpendo tutti i bilanci”. La principale causa del peggioramento finanziario è rappresentata dallo shock energetico. La spesa complessiva per il carburante, infatti, è prevista in crescita da 252 a 350 miliardi di dollari nel 2026. Il prezzo medio del greggio Brent dovrebbe attestarsi a 95 dollari al barile, mentre il carburante per aviazione raggiungerà una media di 152 dollari al barile, quasi il 70% in più rispetto all’anno precedente. La spesa per il carburante arriverà così a rappresentare oltre il 31% dei costi operativi delle compagnie aeree. Per contenere l’impatto dei rincari, i vettori stanno aumentando le tariffe e migliorando l’efficienza operativa, ma secondo la Iata questo non sarà sufficiente a mantenere i livelli di redditività ottenuti nel 2025. Le compagnie più piccole e con bilanci più fragili risultano particolarmente esposte. Per quanto riguarda i ricavi da trasporto passeggeri, sono attesi in crescita del 9,2% a 839 miliardi di dollari. Le tariffe medie dovrebbero aumentare del 7%, mentre il tasso di riempimento degli aerei raggiungerà livelli record. Deciso incremento anche per i ricavi accessori, previsti a 165 miliardi di dollari (+12,6%), grazie alle strategie adottate dai vettori per compensare l’aumento dei costi. Per la prima volta dal 2019, questa voce supererà il contributo del trasporto merci. I ricavi cargo dovrebbero raggiungere 162 miliardi di dollari, in aumento del 7,2%, sostenuti principalmente dall’aumento delle tariffe piuttosto che dalla crescita dei volumi. Sul fronte macroeconomico, la Iata prevede un contesto meno favorevole rispetto al 2025. La crescita dell’economia mondiale dovrebbe rallentare al 2,5%, l’inflazione salire al 5% e l’espansione del commercio globale ridursi sensibilmente. Alle pressioni sui costi si aggiungono quelle legate alla sostenibilità. Le compagnie dovranno sostenere tra 1,2 e 1,6 miliardi di dollari per adempiere agli obblighi del sistema internazionale CORSIA di compensazione delle emissioni. Inoltre, l’acquisto di carburanti sostenibili per l’aviazione (i cosiddetti Saf) dovrebbe comportare costi aggiuntivi per circa 4,3 miliardi di dollari nel 2026, a fronte di una disponibilità che rappresenterà appena lo 0,8% del fabbisogno totale di carburante del settore. Anche i costi non legati al carburante continueranno ad aumentare toccando i 767 miliardi di dollari. La voce più rilevante resta quella del personale, con una forza lavoro globale salita a 3,33 milioni di dipendenti. Persistono inoltre le difficoltà nella catena di fornitura dell’industria aeronautica. Sebbene le consegne di nuovi velivoli stiano gradualmente aumentando, la produzione rimane insufficiente per colmare il ritardo accumulato durante la pandemia. Il portafoglio ordini globale ha raggiunto quota 18.100 aeromobili, oltre la metà della flotta attualmente in servizio. La scarsità di nuovi aerei ha spinto al rialzo i canoni di leasing e costretto molte compagnie a prolungare l’utilizzo di velivoli più anziani, con conseguente aumento dei costi di manutenzione e consumi più elevati. Questa situazione, sottolinea la Iata, ha anche interrotto per la prima volta il tradizionale miglioramento dell’efficienza energetica del settore registrato negli ultimi decenni. Tra i fattori di incertezza figurano anche le numerose elezioni previste nel 2026, tra cui quelle negli Stati Uniti, in Brasile e in Israele, che potrebbero influenzare politiche economiche, commerciali ed energetiche. L’associazione avverte infine che uno scenario di stagflazione – caratterizzato da crescita debole e inflazione elevata – rappresenterebbe una sfida significativa per il settore, mettendo alla prova la capacità dei passeggeri di assorbire tariffe più elevate per periodi prolungati. A ciò si aggiungono i limiti infrastrutturali e le restrizioni operative derivanti dal conflitto in Medio Oriente. La Iata chiede maggiore flessibilità nella gestione degli slot aeroportuali e invita le autorità di regolazione a evitare aumenti tariffari che potrebbero aggravare ulteriormente le difficoltà di un settore chiamato a operare in uno dei contesti più complessi degli ultimi anni.