sabato 26 settembre 2026

Linee rosse a sinistra

[Accadeva. In silenzio. Accadeva e basta. Si amavano di quell'amore che non ha bisogno di prove, di gesti, di certezze. Alessandro Baricco]  Le “linee rosse” da non valicare non stanno solo nel dibattito del centrodestra – a sventolarle tutti i giorni all’indirizzo della premier Giorgia Meloni è l’ex generale Roberto Vannacci – ma anche dentro il confronto che anima il Pd in prima battuta e il campo largo, in seconda. E a ricordarle alla segretaria Elly Schlein e alla maggioranza del partito sono i riformisti Dem, riuniti alla casa del popolo di Coiano, alle porte di Prato, per lanciare “idee e proposte”, ma anche per mettere alcuni paletti.  Primo tra tutti il fatto che “il Pd deve fare il Pd”, “non deve perdere identità”, “non deve annacquare i propri valori”, non deve cedere “a estremizzazioni”. Insomma, non deve spostarsi a sinistra per inseguire Giuseppe Conte che, osserva Lia Quartapelle, “non può infliggerci tutte le politiche del M5s, lo sa anche lui che sono slogan”.  Messaggi al campo largo, ma soprattutto messaggi a chi è maggioranza tra i Dem e anche alle altre aree che, osserva la senatrice Simona Malpezzi, non devono chiedere “posti” ma portare proposte al partito, per “allargarlo”, per conquistare più elettori possibili, a cominciare da quelli “moderati”. Da Prato, insomma, si guarda a Montepulciano dove, dal 23 al 25 ottobre, si riunirà il ‘correntone’ Dem. E si guarda a Roma per rivendicare che l’area riformista non cerca né posti né “riconoscimenti” e certo, punge Lorenzo Guerini, chiudendo l’assise, “non accettiamo lezioni di unità da chi se ne è andato” perché “noi siamo rimasti, questa è la nostra casa” e “vogliamo aiutare il Pd a vincere contro l’onda nera della destra”. Con chi ce l’abbia Guerini è fin troppo evidente. La prima questione da “linee rosse” è quella dell’Ucraina, ovviamente, ma non è la sola. Si sprecano gli aggettivi sul fatto che il sostegno “incrollabile” all’Ucraina debba proseguire, aiuti militari compresi: per tutti, da Giorgio Gori a Lia Quartapelle, da Lorenzo Guerini a Graziano Delrio, si tratta di un principio “irrinunciabile”, “non negoziabile” e “non trattabile al tavolo del programma”, “fondamentale” per arrivare “alla pace e non alla resa alle pretese di Putin”. Su questo, dicono, l’unico punto di caduta possibile, a un tavolo insieme alle altre forze della coalizione, è convincerle che abbandonare ora l’Ucraina non avvicinerebbe ma allontanerebbe la pace. C’è poi, molto imminente – sarà alla Camera la prossima settimana -, la questione del ddl antisemitismo che, al di là della legge specifica, racconta le diverse anime del Pd e la preoccupazione dei “riformisti” di non avallare un altro ‘scivolamento’ verso le posizioni dell’ala più di sinistra del campo largo. Non a caso sul palco di Prato sale Lele Fiano per cui la conferma del “no” del Pd al ddl rappresenterebbe un confine “invalicabile”, rendendo forse incompatibile la sua stessa permanenza nel partito. Giorgio Gori invita il Pd a non scavalcare quella linea.  In una specie di controcanto rispetto al “testardamente unitari” della segretaria Schlein, Gori incalza che “l’unità va bene ma non a patto di rinunciare ai valori del Pd”, “l’unità va bene” ma “una gara a chi è più di sinistra lascerebbe spazi a una destra che non merita nulla”, l’unità va bene ma è necessario che il Pd “non annacqui la sua specificità”.  C’è poi la questione delle primarie e anche qui c’è un altro paletto: siano aperte, ai gazebo e non on line, e a doppio turno per “aprire” il partito. Anche perché pensare a “norme ad personam” per “chiudere” che senso avrebbe? (si chiede Giorgio Gori). No, serve quell’apertura già vista nel 2012 – segreteria Bersani – e anche dopo con la segreteria di Enrico Letta. La candidatura dello stesso Gori alle primarie? Lui spiega che non è “il tema di oggi” ma per il partito “sarebbe una cosa buona” una candidatura riformista. L’alleanza con le altre forze del campo largo “va fatta” ma non può essere, rilancia Guerini, a forza di “prendere o lasciare” né si possono “esasperare i nodi critici” per trarne vantaggi personali o per il proprio partito. “Lo scioglieremo con le primarie, faremo decidere agli italiani”. Lo ha detto il leader M5s, Giuseppe Conte, intervenendo a Piazza Asiago, e rispondendo alla domanda del vicedirettore della Stampa Alessandro De Angelis che gli ha chiesto quando il campo largo scioglierà il nodo della politica estera su cui non ha una visione unitaria. “Se dovessi essere io vincente alle primarie, il giorno dopo mi batterò in Europa per trovare una soluzione negoziale, non scoprendo il fianco europeo, informando tutti, una soluzione che rispetti al massimo grado gli interessi dell’Ucraina che per me rimane il paese aggredito”, ha aggiunto.“Prima il programma condiviso, come abbiamo sempre detto, poi le primarie di coalizione. Chi vincerà le primarie infatti dovrà guidare tutta la coalizione. Ci aspettano mesi di lavoro intenso ma non partiamo da zero bensì dal lavoro comune fatto in questi anni in Parlamento e sui territori. Per questo non ho dubbi che al momento del voto il campo progressista si farà trovare pronto e in grado di vincere le elezioni e dare al Paese un nuovo Governo”. Lo dice il responsabile Organizzazione del Pd, Igor Taruffi, interpellato  per un commento alle parole del leader M5s Giuseppe Conte sull’Ucraina. 


Odio a Dublino

[Si conobbero. Lui conobbe lei e se stesso, perché in verità non s'era mai saputo. E lei conobbe lui e se stessa, perché pur essendosi saputa sempre, mai s'era potuta riconoscere così.Italo Calvino, il barone rampante] Il ministero degli esteri israeliano ha annunciato che chiuderà la sua ambasciata in Irlanda. "La decisione di chiudere l’ambasciata israeliana a Dublino è stata presa alla luce delle estreme politiche anti-israeliane del governo irlandese", ha affermato il ministero in una dichiarazione, in seguito a una serie di iniziative del governo irlandese, a partire dal riconoscimento formale di uno stato palestinese e dal sostegno a un caso della Corte internazionale di giustizia che accusa Israele di "genocidio" a Gaza. Il ministro degli Esteri Gideon Saar ha affermato che "le azioni e la retorica antisemite che l’Irlanda sta adottando contro Israele si basano sulla delegittimazione e demonizzazione dello stato ebraico e su doppi standard". Ad un passo dal boicottaggio e al termine di una giornata convulsa, una votazione tra i giocatori dell'Irlanda ha stabilito che la nazionale del trifoglio giocherà entrambe le partite di Nations League contro Israele. Una decisione sofferta, presa a maggioranza, che la federazione (Fai) ha annunciato, non senza sollievo, dato che la rinuncia ai match avrebbe comportato sanzioni anche severe da parte dell'Uefa. "Abbiamo indetto una votazione tra i giocatori per capire la loro posizione - ha dichiarato il presidente della Fai, David Courell -. La maggioranza si è espressa per giocare. Sulla base di ciò, la federazione ha deciso, a nome del calcio irlandese, di disputarle, come da nostra intenzione fin dall'inizio". Le  squadre giocheranno in Ungheria, sul neutro di Debrecen, ma anche la partita casalinga dell'Irlanda, prevista per domenica 4 ottobre, si terrà ben lontano da Dublino, a Backa Topola, in Serbia, a causa delle preoccupazioni per possibili problemi di sicurezza. In Irlanda c'è un forte sostegno alla causa palestinese e quando il sorteggio di Nations League ha messo le due nazionali nello stesso girone, personalità di spicco irlandesi, tra cui diversi sportivi, gruppi di tifosi e attivisti pro-pal, hanno protestato e proposto il boicottaggio. Il ct dell'Irlanda, Heimir Hallgrimsson, ha dichiarato in conferenza stampa che un giocatore - non lo ha citato ma si tratta del portiere di riserva Gavin Bazunu - ha deciso di ritirarsi dalla squadra per la partita contro Israele. Una presa di posizione che ha causato il rinvio della stessa conferenza stampa e poi la votazione interna sulla disputa o meno della partita. "Nessuno si sente a proprio agio a giocare queste partite per molte ragioni" ha detto Hallgrimsson, che era stato peraltro tra i primi a esprimere il suo pensiero in proposito, dicendo una settimana fa che la nazionale avrebbe "giocato non con Israele, ma contro Israele e contro il genocidio" causando così le accese proteste della federazione israeliana. Deciso che la partita si giocherà, i calciatori hanno però posto una serie di altri paletti, annunciati dallo stesso Courell: non parteciperanno ad alcuna conferenza stampa né domani, né per la gara con l'Austria a Dublino l'1 ottobre e tantomeno per la partita in Serbia; indossando fasce nere al braccio "in memoria di tutte le vite perse nel conflitto"; non ci saranno strette di mano né scambio di gagliardetti con i giocatori israeliani prima del calcio d'inizio. Gli ebrei irlandesi, una piccola comunità di circa 2.200 componenti, hanno riportato 143 incidenti tra luglio 2025 e gennaio 2026. Questi erano dominati da abusi verbali, atti vandalici, minacce, episodi di esclusione o discriminazione e messaggi di odio digitali diretti. L’aggressione fisica era meno comune, con solo tre casi segnalati. Tutti gli incidenti sono stati auto-segnalati al JRCI (Consiglio Rappresentativo Ebraico d’Irlanda), che non può indagare o giudicare in modo indipendente. L’Irlanda non ha un meccanismo statale ufficiale per registrare gli incidenti antisemiti, ha detto il gruppo. E mentre la polizia registra crimini d’odio basati su nazionalità, etnia o religione, non isola i crimini motivati dall’antisemitismo. Il JRCI ha detto che il 30% degli incidenti sono stati innescati da segnali di identità ebraica o origine israeliana, come un simbolo ebraico, un accento o parlare in ebraico in pubblico. Tali modelli spesso attraversavano i confini dell’odio guidati da nazionalità, etnia e religione. “Queste dinamiche non possono essere adeguatamente affrontate solo attraverso quadri antirazzisti generalizzati”, ha detto il presidente del JRCI Maurice Cohen in una dichiarazione. “L’antisemitismo presenta caratteristiche distinte che richiedono risposte politiche mirate”. Cohen ha chiesto “un piano nazionale dedicato e autonomo per combattere l’antisemitismo in Irlanda”.


Palermo un caos-paradiso

[Leggendo non cerchiamo idee nuove, ma pensieri già da noi pensati, che acquistano sulla pagina un suggello di conferma. Cesare Pavese]È rimasta affascinata da Palermo guardandola dall'alto, quattro anni fa. E l'ha scelta. Josephine Flasseur continua a credere in una città che definisce "un caos-paradiso". Parigina, con un passato nel cinema, era arrivata in Sicilia pensando di creare un laboratorio per artisti da realizzare nella campagna di Noto. E invece ha creato "In via Cluverio, Officina" , galleria d'arte che ha appena festeggiato i primi due anni di attività. Uno spazio che ospita mostre, performance, residenze per artisti e la biblioteca "Officina Allegra" dedicata alle creazioni di design. "Non ho ancora raggiunto tutti i miei obiettivi, ma ho messo le fondamenta", dice Flasseur.   Il primo incontro con la città aveva già qualcosa di cinematografico. "Sono arrivata dopo il Covid. La prima volta ho visto solo i tetti della città. Meravigliosa visione". Fu l'ingresso in via Cluverio a Palermo, accompagnata da un amico, a cambiare la sceneggiatura. Lì c'era una vecchia vetreria chiusa da anni. "Ho sentito l'odore dell'officina dei miei nonni", racconta. Poi, tra carte e documenti impolverati, trovò un vecchio atto proveniente dalla Francia. Compariva il nome della piccola strada dove aveva vissuto e concepito suo figlio.    Per lei quella coincidenza fu un segno. Il progetto lasciò la campagna e trovò casa nell'ex vetreria. "Quando ho pensato alla galleria è stato come avere la visione di un film", ricorda.    Flasseur definisce Palermo decadente ma accogliente, bellissima e scomposta, piena di contraddizioni: "culture, storie e persone si sovrappongono e si mescolano, producendo contaminazioni che, per chi crea arte, possono trasformarsi in materia, suggestioni e nuove possibilità". È una libertà che, secondo lei, le grandi metropoli concedono sempre meno. "A Milano avrei avuto difficoltà a fare quello che faccio ora", è convinta. Anche Parigi, nella sua lettura, è diventata "molto corporate, più fredda". Dopo i primi due anni, per le Officine si apre adesso la sfida del mercato: Flasseur progetta un ponte con la Francia, un secondo luogo, capace di mettere in movimento il mercato, artisti, collezionisti e idee in connessione con Palermo. La vecchia vetreria è diventata il set di un progetto che può ancora andare oltre. E, a due anni dall'apertura di "In via Cluverio, Officina", il film che aveva immaginato è soltanto all'inizio.


Ungers a Gibellina capitale

[Il tempo per leggere, come il tempo per amare, dilata il tempo per vivere. Daniel Pennac] Togliere cemento per piantare alberi. È l'intervento della residenza artistica che il gruppo Stalker sta facendo al lago naturale di Gibellina, nell'ambito del programma di Gibellina Capitale. Il lago, nato nei primi anni '80 per raccogliere le acque piovane e inserito originariamente all'interno del piano urbanistico dell'architetto Oswald Mathias Ungers, è rimasto sempre un'opera "estranea" ai gibellinesi. Mai completato così come avrebbe voluto Ungers, la natura se ne è appropriata e oggi il gruppo Stalker (che dal 1995 studia le aree di margine in Italia) lo ha trasformato in un ecosistema naturale oggetto di rigenerazione civica.    Il primo intervento è stato togliere oltre 50 metri quadri di cemento per piantare altri alberi, primo intervento in Sicilia di decementificazione di un sito pubblico per collocare piante e verde.    "Di comune accordo con l'ufficio tecnico del Comune abbiamo fatto realizzare ulteriori 10 spazi togliendo cemento per oltre 50 metri quadri - racconta Lorenzo Romito - lì pianteremo altri alberi autoctoni". Ma non sarà il solo intervento che il gruppo Stalker ha fatto sull'opera. "Per consentire la passeggiata sul bordo del bacino abbiamo risarcito con terra parte della sponda in cemento - spiega Giulia Fiocca - dove piantumeremo piante di macchia mediterranea". Tra gli alberi, lungo via Empedocle, sono state anche collocate 10 panchine recuperate nei magazzini del cimitero, con vista verso il lago e verranno collocati due scivoli per consentire l'accesso a tutti alla passeggiata. "Dar spazio alla natura significa restituire ossigeno e rinfrescare la città - ha detto Lorenzo Romito - farà sempre più caldo ed è una condizione alla quale dobbiamo abituarci. Le città europee stanno tutte depavimentando, piantando alberi e trattenendo acqua. Questo nostro intervento minimo a Gibellina può essere un inizio".    La residenza artistica del gruppo Stalker al lago urbano di Gibellina è stata di tipo partecipativa, ossia sono stati coinvolti cittadini e bambini della città.




venerdì 25 settembre 2026

Libano ostaggio dei terroristi

[Chi si chjina cu i ziteddi s'arrizza culimerdosa. Chi si china con i bambini, solleva il culo merdoso.] "Il futuro del Libano non sarà deciso da altri al suo posto, né la sua sicurezza e stabilità potranno diventare il prezzo di accordi conclusi in sua assenza.    La nostra posizione sulla guerra è stata chiara fin dall'inizio: volevamo porvi fine e vogliamo che il cessate il fuoco venga consolidato". Il premier libanese Nawaf Salam, parlando all'Assemblea Generale dell'Onu, ha detto che "vogliamo che Israele si ritiri da tutto il territorio libanese fino ai nostri confini internazionalmente riconosciuti, in conformità con l'Accordo generale di armistizio del 1949 e come sancito dalla risoluzione 1701". “Bisogna evitare il vuoto che il ritiro di Unifil potrebbe portare” in Libano, “qualora questo avvenisse senza un accordo su una nuova forza internazionale destinata a sostituire” la missione Onu nell’attuazione della risoluzione 1701. Lo ha rimarcato il premier libanese, Nawaf Salam, nel suo intervento all’Assemblea generale delle Nazioni Unite. La nuova forza, ha aggiunto, dovrebbe garantire che vengano portate avanti “le attività di monitoraggio, comunicazione e trasmissione di rapporti”, così come “l’attuazione dell’accordo quadro tripartito” raggiunto dal Libano con Israele con la mediazione degli Stati Uniti. Già nell’escalation del 2024, Israele ha danneggiato più di 45 reti idriche in Libano da cui dipendevano quasi mezzo milione di persone, aumentando il rischio di epidemie e compromettendo la capacità delle comunità locali di produrre mezzi di sussistenza. Oxfam aveva avviato il ripristino di quegli impianti prima che l’escalation riprendesse. In alcune aree del Libano meridionale i nostri team avevano già restituito acqua a comunità rimaste senz’acqua per mesi: 8 sistemi di pompaggio, 3 reti idriche, 4 bacini idrici, 4 impianti di filtraggio in siti che includono Mansouri, Tiro, Bintjbeil, Mais Eljabal e altri. Molti di questi impianti sono stati colpiti di nuovo. Nel marzo 2026 la situazione è precipitata ulteriormente. In soli quattro giorni le forze israeliane hanno bombardato almeno 8 infrastrutture idriche nella valle della Bekaa, da cui dipendevano direttamente oltre 7.000 persone. Gli sfollati hanno superato 1 milione di persone, pari al 19% dell’intera popolazione libanese, privati di acqua pulita e beni essenziali.



Russia al collasso

[Nessuno è più bugiardo di chi afferma che leggere un libro è un gesto passivo. Un’accusa contro il cinismo del nostro tempo, che svaluta la lettura come passatempo. Per Roberto Saviano, leggere è un atto attivo, profondo, radicale. Ogni pagina assimilata è una sfida al silenzio, ogni libro finito è una porta aperta sul mondo. Leggere vuol dire scegliere di non restare ignoranti, scegliere di sapere anche ciò che fa male.] I sistemi di difesa aerea russi hanno intercettato e distrutto 592 droni ucraini sopra le regioni del Paese nel corso della notte, ha reso noto oggi il ministero della Difesa russo. “Nella notte appena trascorsa, tra le 20 del 24 settembre e le 8 del 25 settembre (ora di Mosca), le forze di difesa aerea in servizio hanno intercettato e distrutto 592 velivoli senza pilota ucraini sopra i territori delle regioni di Belgorod, Brjansk, Volgograd, Voronez, Kaluga, Kursk, Lipeck, Orël, Rostov, Tver’, Tula, Samara e Smolensk, la regione di Mosca, il territorio di Krasnodar, il territorio di Perm, la Repubblica di Udmurtia, la Repubblica del Tatarstan, la Repubblica di Crimea e sopra le acque del Mar Nero”, ha precisato il ministero in un comunicato."Putin è il paziente zero" e "va fermato. Bisogna negargli lo spazio d'azione, lo spazio per diffondere questo male". Lo ha detto Volodymyr Zelensky all'Onu.    "Sembra che nulla possa fermare Putin. E sembra che non arrivi mai il momento in cui lui possa dire basta. Anzi, c'è sempre qualcosa che gli impedisce di ammettere che 17 milioni di chilometri quadrati del suo territorio possano bastare per un uomo solo". Invece, "per ogni chilometro quadrato di terra prende ancora altro territorio, prende ancora un altro Paese invece di fermarsi e gestire il suo. Dopo tutto questo riuscite a immaginare che Putin possa vivere senza una guerra, senza un conflitto? Non sa farlo".  Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha dichiarato che il presidente statunitense Donald Trump gli ha comunicato che consentirà all'Ucraina di produrre missili avanzati per la difesa aerea Patriot, dopo una serie di ripensamenti sulla questione.    "Durante il nostro ultimo incontro, il presidente Trump ha sottolineato: 'Sì, ho preso una decisione definitiva. L'Ucraina otterrà le licenze per la produzione di missili Patriot'", ha affermato Zelensky in un messaggio vocale inviato ai giornalisti.A causa della guerra con l'Ucraina, la Russia ha perso il controllo della propria industria del diesel. Molte delle sue raffinerie di gasolio sono state distrutte e sono, almeno temporaneamente, fuori servizio. Questa assurda e interminabile guerra con l'Ucraina deve finire”. Lo afferma Donald Trump sul suo social Truth. Il presidente dovrebbe incontrare Volodymyr Zelensky  a margine dell'assemblea generale dell'Onu.Spostare il conto con gli asset russi immobilizzati nell'Ue fuori dalla belga Euroclear e trasferirli a un veicolo europeo. È una delle varie ipotesi su cui la Commissione sta svolgendo valutazioni tecnico-legali ancora solo preliminari. Alcuni Stati sono però in pressing sull'uso per l'Ucraina dei 210 miliardi di beni sovrani di Mosca bloccati in Ue dalle sanzioni sulla guerra e sul tema i rumors a Bruxelles si intensificano. L'European Transfer' o 'Russian Transfer', portando fuori da Euroclear attività e passività, supererebbe il nodo cruciale dell'esposizione del Belgio ai rischi legali e finanziari. 

Inciampo Afd

[I russi avranno la possibilità di essere liberi  solo quando sconfiggeranno il Cremlino nella loro mente. VOLODYMYR ZELENSKY] In Germania, nel piccolo comune di Heidenau, in Sassonia, in futuro non saranno più poste le "pietre di inciampo" per la memoria delle vittime dell'olocausto. Il provvedimento che lo ha deciso è passato con i voti della Cdu e di Afd. Le 'stolperstein' sarebbero un modo poco adeguato nella visione di tanti familiari delle stesse vittime hanno argomentato i partiti, dal momento che, per strada, finiscono "calpestate sotto i piedi". La memoria verrà portata avanti vicino al cimitero della parte nord della cittadina che conta 17 mila abitanti. L'iniziativa sta facendo discutere. Interrogato in merito in conferenza stampa a Berlino, il portavoce di Friedrich Merz, Steffen Meier, ha affermato di non poter valutare la misura di cui non conosce a fondo il contesto, sottolineando comunque che "la memoria è un tema di enorme importanza per noi, la sosteniamo, e faremo di tutto per portarla avanti".