[Marshall: Poker! – Ted: Non è necessario gridare “Poker” quando vinci. – Marshall: Lo so, ma sai che goduria! Dialogo tra Marshall Eriksen e Ted Mosby in una puntata di How I Met Your Mother] La Casa Bianca ritiene di essere vicina a un accordo con l'Iran su un memorandum d'intesa di una sola pagina per porre fine alla guerra e stabilire un quadro di riferimento per negoziati più dettagliati sul nucleare.Lo scrive Axios. Gli Stati Uniti si aspettano risposte dall'Iran su diversi punti chiave nelle prossime 48 ore. L'accordo prevederebbe l'impegno dell'Iran a una moratoria sull'arricchimento nucleare, l'accordo degli Stati Uniti a revocare le sanzioni e a sbloccare miliardi di dollari di fondi iraniani congelati, e la revoca da parte di entrambe le parti delle restrizioni al transito attraverso lo Stretto di Hormuz. Israele non era a conoscenza del fatto che Donald Trump fosse vicino a raggiungere un accordo con l'Iran per porre fine ai combattimenti e riaprire lo Stretto di Hormuz: lo ha dichiarato un funzionario israeliano alla radio dell'esercito, ripreso dal Times of Israel. "Ci stavamo preparando a un'escalation", afferma il funzionario. L'agenzia di stampa iraniana Tasnim ha riferito, citando una "fonte ben informata", che "la proposta degli americani contiene diverse clausole inaccettabili". Lo riporta Ynet. Ebrahim Rezaei, portavoce della commissione per la sicurezza nazionale e la politica estera del parlamento iraniano, ha definito su X i punti indicati nel memorandum, svelato da Axios, una "lista dei desideri americana [e] non una realtà".
OTTOBRE ROSSO
mercoledì 6 maggio 2026
Operazione Kitchen
[Non c’entrano le carte. Le carte non giocano, è il giocatore a giocare. Burt Reynolds / Tommy Vinson in Deal – The King of Poker] Il nome dell'ex premier del Partido Popular, Mariano Rajoy, emerge nel processo sulla cosidetta 'Operazione Kitchen', un presunto scandalo di spionaggio illegale in Spagna, che sarebbe stato orchestrato nel 2013 dal ministero dell'Interno durante il governo del Partido Popular. Il nome viene fatto da un funzionario di polizia che lo ha identificato "senza dubbi" con gli alias di "El Asturiano" ed "El Barbas". A dichiararlo, nel processo in corso davanti all'Audiencia Nacional spagnola sulla presunta trama di spionaggio ai danni dell'ex tesoriere del Pp, Luis Barcenas, perché non rivelasse la rete di presunta corruzione interna, è stato un ispettore della polizia nazionale, responsabile delle indagini sul caso. Secondo il testimone, gli alias venivano utilizzati da diverse persone coinvolte nell'operazione, tra cui l'ex commissario José Manuel Villarejo (il principale imputato) per riferirsi al capo del governo dell'epoca. "Non ci sono dubbi", ha affermato l'ispettore, nell'udienza ripresa in diretta tv dall'emittente pubblica Tve, spiegando che l'identificazione è emersa nelle intercettazioni e conversazioni audio acquisite agli atti. L'operazione Kitchen, avviata nel 2013, riguarda un presunto dispositivo di polizia parallelo messo in campo per ottenere documenti compromettenti in possesso di Barcenas, condannato fra l'altro nel contesto dello scandalo Gurtel, il maggiore caso di corruzione in Spagna, che ha coinvolto il Partido Popular. Un rapporto di polizia del 2018 indicava già possibili livelli di conoscenza della trama ai vertici politici, ma questa linea investigativa non fu sviluppata dall'allora giudice istruttore Manuel Garcia-Castellon, che non convocò Rajoy né come indagato né come testimone. Il processo vede tra gli imputati anche l'ex ministro dell'Interno, Jorge Fernandez Diaz, e altri vertici della sicurezza dello Stato.
Mother friendly
[Signore, il poker mi piace davvero. Ogni mano ha i propri differenti problemi. Henry Fonda / Wyatt Earp, film “Sfida infernale”] In Italia ha un impiego solo il 58,2% delle madri con figli in età prescolare e per la prima volta si registra un peggioramento della situazione lavorativa in tutte le regioni del Paese, dove la penalizzazione associata alla maternità è pari al 33%. A denunciarlo è Save The Children con l'undicesima edizione del rapporto "Le Equilibriste - La maternità in Italia 2026" diffuso a pochi giorni dalla Festa della Mamma ed elaborato dal Polo Ricerche dell'organizzazione. Rispetto agli scorsi anni, a fronte di un incremento dell'occupazione, anche femminile, sono le donne e in particolare le madri, a beneficiare di meno del trend positivo: tra le 25-54enni con almeno un figlio minore, l'occupazione nel 2025 rispetto al 2024 è aumentata dello 0,1%, mentre l'aumento è dello 0,9% per gli uomini nelle stesse condizioni. Nel settore privato il 25% delle madri under 35 esce dal mercato del lavoro nell'anno della nascita del primo figlio, contro il 12% delle over 35. La distanza si riflette anche nei livelli di inattività: tra i genitori 20-29enni è inattivo il 59,8% delle madri (che aumenta al 70% con due o più figli), contro appena il 6,2% dei padri (in flessione al 5,8% con due o più figli). In questo gruppo, tuttavia vi possono essere anche mamme ancora alle prese con gli studi, mentre tra le mamme giovanissime, tra i 15 e i 29 anni, il 60,9% non studia, non lavora e non è inserita in alcun percorso di formazione, contro l'11,3% dei padri. Tra le madri 25-54enni con almeno un figlio minore il tasso di occupazione si attesta al 73,1% al Nord e 71% al Centro, mentre nel Sud e isole scende al 45,7%. L'Emilia Romagna quest'anno conquista il primato della Regione più "mother-friendly' sorpassando la Provincia Autonoma di Bolzano. Il terzo posto è della Valle D'Aosta che torna sul podio dopo il forte arretramento registrato l'anno scorso. Mentre è la Sicilia ad aggiudicarsi l'ultimo posto. La classifica, elaborata in collaborazione con Istat, è contenuta nell'XI rapporto di Save The Children "Le Equilibriste - La maternità in Italia 2026". che torna sul podio dopo Segnali di miglioramento si osservano per il Piemonte, che sale dal 12° all'8° posto, e per la Calabria, che guadagna due posizioni, passando dal 18° al 16° posto. Al contrario, si registrano arretramenti nel Nord-Est: il Friuli-Venezia Giulia scende dall'8° al 13° posto e il Veneto dal 9° al 12°. Perdono terreno anche il Molise, che scivola dal 15° al 17° posto e il Lazio, che passa dal 6° al 9° posto. Nel Mezzogiorno il quadro resta complessivamente stabile e su livelli inferiori alla media nazionale: l'Abruzzo si conferma la regione meglio posizionata tra quelle meridionali (14° posto), mentre in fondo alla classifica si collocano la Basilicata, la Puglia e appunto la Sicilia. La Sicilia è in fondo alla classifica delle regioni "mother friendly". Per la dimensione Lavoro del Mothers' Index la Sicilia (Ampi 79,614) si colloca al 16esimo posto in risalita dal 20esimo della scorsa edizione, con una riduzione di circa tre punti percentuali nel tasso di part-time involontario per le donne (dal 24,1% al 21,2%). Nella dimensione della Rappresentanza la Sicilia scende di 5 posti, dal decimo al 15esimo, con un valore di 98,378. Per la dimensione della Salute la Sicilia (92,554) è al 19esimo posto, in discesa dal 16esino, e registra un peggioramento nel quoziente di mortalità infantile nel primo anno di vita (da 2,99 a 3,66). Per la dimensione dei servizi la Sicilia si conferma ultima tra le regioni. Per la dimensione della Soddisfazione soggettiva la Sicilia (90,581) si posiziona al 18esimo posto come nella scorsa edizione. Infine la dimensione della violenza - che misura la presenza di centri antiviolenza e case rifugio per 100.000 donne - la Sicilia guadagna una posizione dal 15esimo al 14esimo posto. "La lettura dei dati ci restituisce la fotografia di un Paese in cui la maternità resta ancora uno dei principali fattori di disuguaglianza. Viviamo in un sistema che continua a scaricare i costi della genitorialità in modo sproporzionato sulle donne, come il rapporto Le Equilibriste denuncia da undici anni. Nel 2026 dobbiamo ancora rimarcare come la situazione delle madri in Italia sia addirittura peggiorata rispetto agli scorsi anni. Nonostante gli impegni annunciati, aumentano le dimissioni delle neomamme e, tra le madri più giovani, la maggior parte non studia, non lavora e non è inserita in percorsi di formazione", dice Antonella Inverno, responsabile ricerca e analisi dati di Save the Children Italia.
Caro carburante per Latam
[Io, esule, non ho casa: sono stato gettato via verso l’infinito. Schlegel] La compagnia aerea cileno-brasiliana Latam Airlines ridurrà tra il 2% e il 3% il numero dei voli previsti in Brasile nel mese di giugno a causa del forte aumento del carburante aereo, che ha già spinto il gruppo a rivedere le proprie stime finanziarie. La compagnia prevede costi aggiuntivi superiori a 700 milioni di dollari nel secondo trimestre. Gli aggiustamenti, ha spiegato l'azienda presentando i dati trimestrali, sono per ora limitati ma riflettono l'aumento del prezzo del cherosene e l'attuale livello delle tariffe aeree. Al momento non si registrano cancellazioni significative di viaggi nei mesi di aprile e maggio, ma un eventuale prolungamento della guerra in Medio Oriente potrebbe portare a nuove revisioni operative anche nel secondo semestre. Latam ha evidenziato che in Brasile il costo del carburante è raddoppiato rispetto a febbraio, con un aumento cumulato vicino al 100% negli ultimi tre mesi. Nonostante il contesto, il gruppo ha chiuso il primo trimestre con un utile netto di 576 milioni di dollari e un ebitda di 1,3 miliardi, trasportando 22,9 milioni di passeggeri, in aumento del 9,1% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Latam ha comunque rivisto al ribasso le proprie previsioni per il 2026 e punta ora a compensare parte dell'impatto attraverso misure di contenimento dei costi, adeguamenti della capacità operativa e gestione delle entrate. La compagnia ha inoltre assicurato di non prevedere rischi di carenza di carburante negli aeroporti in cui opera.
Bene vini bianchi anche con Trump
[Non vorrei mai morire per le mie idee, perché potrebbero essere sbagliate. Bertrand Russell] Il 2025 non è stato un anno semplice per il vino. L'export italiano chiude in negativo (-3,6% nei valori) rispetto all'anno precedente. In termini assoluti, la riduzione equivale a quasi 300 milioni di euro e 400 mila ettolitri. Il calo più rilevante riguarda il Nord America (-204 milioni di euro) e l'Europa extra-Ue (-89 milioni) mentre l'export verso i paesi dell'Unione Europea (che ancora rappresenta il 40% delle nostre esportazioni totali a valore) risulta in crescita e permette di mitigare la perdita. È quanto emerge da una ricerca di Nomisma per conto di Unicredit nell'ambito dell'evento Sicilia en Primeur con Assovini, presentato a Palermo. Le performances negative degli esportatori discendono da mercati internazionali che hanno ridotto consumi e acquisti di vino dall'estero. Guardando ai top mercati per import, solo Germania, Svizzera e Brasile registrano una crescita a valori nelle importazioni di vino, mentre gli Stati Uniti (causa anche svalutazione del dollaro) perdono il 12%, UK il 6%, Canada il 12%, la Cina il 15%. Queste riduzioni si riflettono anche nelle esportazioni dei nostri vini Dop. Poche le denominazioni a livello regionale che mettono a segno una crescita: tra queste ci sono i bianchi fermi Dop della Sicilia, il cui export cresce a valore del 2,4% rispetto all'anno precedente. "Una crescita che nemmeno i dazi di Trump riescono a bloccare: a differenza della media dei vini italiani che negli Usa lasciano sul campo quasi il 13% in valore, i bianchi Dop della Sicilia aumentano nell'export verso gli Stati Uniti dell'8,4%", sostiene il rapporto di Nomisma. All'opposto il caso dei rossi Dop della Sicilia che perdono, sempre in termini di export, l'11% rispetto all'anno precedente, trainati al ribasso proprio dagli Usa, primo mercato di sbocco. "È comunque da precisare che i dati Istat di export tengono conto del luogo di spedizione all'estero, per cui sfuggono i quantitativi di vino siciliano che non partono direttamente dalla Sicilia per l'estero, ma partono da porti ubicati in altre regioni alle quali questi volumi di prodotto vengono computati come export vinicolo - rileva il report. Per cui si stima che in realtà il commercio estero di vini e mosti siciliani sia superiore rispetto ai dati ufficiali Istat". Per l'indagine "il calo nei consumi di vino rosso è una tendenza che ormai da molti anni si sta manifestando anche nel nostro paese, complice indubbiamente una riduzione nella consumer base degli italiani che bevono vino abitualmente (quotidianamente o più volte a settimana) e che rappresentano il nocciolo duro per i consumi. Una componente che si sta progressivamente riducendo: basti pensare che gli italiani di età over 60 che quindici anni fa dichiaravano di bere vino abitualmente erano il 70%. Oggi sono il 54%".
Biennale contestata
[Non é il mondan romore altro ch'un fiato / di vento,ch'or vien quinci e or vien quindi, / e muta nome perchè muta lato. Dante] ”Posso confermare che abbiamo inviato una seconda lettera alla Biennale sulla base di ulteriori prove. E ritengo importante concentrarci sul messaggio principale: sono stata molto chiara nel condannare con forza la decisione della Biennale di consentire alla Russia di partecipare alla mostra d'arte. La Biennale apre sabato. Ironia della sorte, sabato è la Giornata dell'Europa. E la Giornata dell'Europa dovrebbe essere un giorno per celebrare la pace, non un'occasione per la Russia di mettersi in mostra alla Biennale", ha detto la vice presidente della Commissione europea Henna Virkkunen in un punto stampa a Bruxelles. "L'Italia sarà salvata dai fotografi", dice il presidente della Fondazione La Biennale di Venezia, Piertrangelo Buttafuoco, oggi all'apertura riservata ai giornalisti e addetti ai lavori dei cancelli ai Giardini e all'Arsenale. Davanti ai fotografi, con sullo sfondo il Padiglione centrale, sorridente con in mano un ombrello rosso per la minaccia di pioggia a Venezia, Buttafuoco fa poi una battuta sul rosso "come il logo della Biennale" e un giornalista grida: "Rosso fuoco come Buttafuoco". Ai giornalisti che lo incalzano però risponde: "Parlerò domani in conferenza stampa". "Andare avanti, avere audacia, sviluppare in libertà i vostri progetti.Questo lo raccomanda il presidente della Repubblica. Il Capo dello Stato a cui dobbiamo riconoscenza e rispetto ha detto quale è il mandato dell'arte e della cultura: libertà e audacia. Ebbene eccoci". Lo ha detto il presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuco alla conferenza stampa di presentazione al Teatro Piccolo dell'Arsenale della Biennale Arte 2026 che apre al pubblico il 9 maggio. "Grazie al ministero della Cultura, nella persona di Alessandro Giuli, a tutte le istituzioni del territorio, alla città di Venezia e a ogni singolo cittadino di questo territorio, alla Regione del Veneto, alla soprintendenza e ai nostri vicini di casa, la Marina Militare", ha detto ancora. "Non intendiamo barattare 30 anni di storia che hanno sempre raccontato così il mondo" ha aggiunto tra gli applausi. "Questa è una Biennale che non vuole risolvere, ma mostrare, aprire alle domande. Qui l'unico veto è l'esclusione preventiva. Mi preoccupano la censura anticipata, le dichiarazioni che piovono da ogni dove costruendo un verdetto prima del confronto. La Biennale non è un tribunale. È un giardino di pace. Alle istituzioni chiediamo dialogo, non carte che girano. Proviamo insieme a guardare la luna" ha sottolineato Poi si fa fotografare con il tram di Koyo Kouoh e con il marito della curatrice scomparsa, Philippe Mall. Alleanza tra le Pussy Riot e le Femen che a Venezia hanno guidato una protesta con una ventina di partecipanti davanti al padiglione della Russia alla Biennale. È stato un sit in, con il volto travisato da passamontagna di color rosa, durato circa un quarto d'ora dove sono stati accesi dei fumogeni di color giallo e blu, e sventolando bandiere dell'Ucraina, e lanciato slogan contro la Russia anche con cartelli esposti davanti al padiglione. La situazione è tranquilla e la Digos ha tenuto a bada le dimostranti senza alcun incidente. Le Pussy Riot, il collettivo punk rock russo noto per il loro arresto in Russia con l'accusa di 'teppismo e istigazione all'odio religioso' per aver messo in scena, durante una celebrazione religiosa nella Cattedrale di Cristo Salvatore, un'esibizione non autorizzata contro Putin avevano preannunciato la protesta alla quale si sono unite le Femen, il movimento femminista di protesta ucraino fondato a Kiev nel 2008 da Oksana Šačko, Hanna Hutsol e Inna Shevchenko. Inizialmente era stato dato appuntamento ai giornalisti in una zona di Venezia al quale non si sono presentate e con un diversivo hanno compiuto il blitz al padiglione russo, azione bloccata poi dall'intervento della polizia che non si è lasciata ingannare dal depistaggio.Appello di “Art Not Genocide Alliance” per una mobilitazione venerdì 8 maggio a Venezia contro il padiglione israeliano alla Biennale. Appuntamento alle 16.30 in Via Garibaldi. “Il genocidio non è finito. A Gaza, dopo la distruzione sistematica di infrastrutture e servizi essenziali, Israele mantiene il controllo su gran parte della Striscia, mentre in Cisgiordania la violenza dei coloni si intensifica attraverso espropri ed esecuzioni sommarie. Nonostante ciò, la Biennale di Venezia continua a sostenere il governo Netanyahu, non solo rifiutandosi di esprimere solidarietà con il popolo palestinese, ma addirittura concedendo uno spazio esclusivo a Israele. Lo storico padiglione biancoblu risulta infatti fuori servizio da due anni ma, nell’edizione Arte del 2026, troverà una nuova ubicazione in Arsenale in qualità di “ospite” della fondazione stessa. Le dimissioni della giuria internazionale della 61ª edizione della Biennale di Venezia testimoniano, ancora una volta, la difficoltà che fin troppe istituzioni culturali hanno nel fare i conti con il genocidio del popolo palestinese – tutt’ora in corso. Nelle stesse settimane in cui si consumava la schermaglia istituzionale sul padiglione russo, con tanto di ispettori governativi, il Ministero della Cultura italiano è intervenuto per fornire ulteriore sostegno alla partecipazione israeliana alla Biennale. Mercoledì scorso, infatti, in una telefonata con Belu Simion Făinaru – che rappresenta Israele a questa edizione della Biennale di Venezia – il ministro Alessandro Giuli ha “espresso la sua totale solidarietà”, assicurandogli che “il suo lavoro sarà valorizzato in Italia attraverso un’iniziativa promossa dal Ministero della Cultura”. Quello adottato dal governo italiano e dalla Commissione Europea è chiaramente un doppio standard – sostengono attivisti e attiviste di “Art Not Genocide Alliance”. “Mentre si condanna la presenza della Russia alla Biennale, ci si affretta a rassicurare gli alleati israeliani. Se è una questione di violazioni dei diritti umani, dobbiamo concludere che, anche per la Commissione Europea e per il governo di Giorgia Meloni, questi medesimi diritti non si applicano alla popolazione palestinese”. Per questo viene lanciata la mobilitazione, anche “dalla parte di lavoratrici e lavoratori del settore culturale in sciopero, contro la presenza del padiglione di Israele e per la dignità del lavoro culturale” e in solidarietà “con chi si è imbarcato con la Global Sumud Flotilla, che abbiamo salutato in migliaia sulla riva della Zattere e che, ancora una volta, vuole rompere l’assedio dello stato genocida di Israele. Siamo con Saif Abukeshek e Thiago Ávila, ancora nelle mani dell’esercito israeliano, chiedendone l’immediata liberazione. Siamo al fianco del popolo palestinese, che da più di settant’anni lotta per resistere l’occupazione, e che da due anni subisce un genocidio, alimentato dall’economia di guerra e dalla complicità degli stati occidentali. Venezia lo sa da che parte stare”.
martedì 5 maggio 2026
Via Trump dalla Germania
[Spetta ai singoli Stati decidere se perseguire penalmente le donne che abortiscono. Donald Trump] Dopo la decisione di Donald Trump di ridurre il contingente di migliaia di soldati statunitensi in Germania, una delle unità che probabilmente verrà ritirata è una forza specializzata incaricata di portare in Europa i missili da crociera Tomahawk. Lo riporta Politico ricordando la decisione americana di "non stazionare missili da crociera nel Paese" che rischia di creare "una falla" nelle difese di Berlino e dei suoi alleati. I missili Tomahawk avrebbero dato alla Nato la capacità di colpire più lontano e con maggiore potenza rispetto a qualsiasi arma attualmente in dotazione alla Germania o ad altri paesi europei. Il dispiegamento promesso dall'ex presidente Joe Biden nel 2024 - ricorda Politico - mirava a rafforzare la deterrenza non nucleare della Nato contro la Russia, in risposta al posizionamento da parte di Mosca dei suoi missili balistici a corto raggio Iskander nell'exclave baltica di Kaliningrad nel 2018. "Ora però Trump vuole ritirare 5.000 soldati americani dalla Germania, tra cui l'unità missilistica comandata dalla Multi-Domain Task Force dell'esercito statunitense, in risposta alle critiche di Merz sulla guerra americana contro l'Iran", rileva Politico. La dirigenza dell'AfD accoglie con favore l'annunciato ritiro delle truppe statunitensi dalla Germania. Bisogna prendere atto della decisione del governo statunitense, ha affermato il leader del partito Tino Chrupalla rispondendo alle domande dei giornalisti a Berlino. Chrupalla ha detto che per la Germania e l'Europa è fondamentale essere in grado di difendersi autonomamente. "Penso che ora si debba lavorare su questo. Per il resto, si può sicuramente accogliere con favore questo ritiro delle truppe". La co-leader Alice Weidel ha fatto riferimento al programma dell'AfD, in cui si stabilisce che non si vogliono "potenze straniere all'interno dei nostri confini nazionali". "Lo riteniamo superfluo", ha affermato.