sabato 25 luglio 2026

Minori a rischio

[Se una donna vi dice “5 minuti e scendo” vuol dire che tra 5 minuti scenderà. È inutile citofonare ogni mezz’ora. ceciliaseppia, Twitter] Almeno 100.000 bambini in Libano potrebbero ritrovarsi senza scuola all'inizio del prossimo anno scolastico, a meno che non vengano intraprese misure urgenti prima di settembre per riparare e ripristinare le scuole danneggiate dal recente conflitto. Lo scrive l'Unicef in un comunicato, citando uno studio del governo locale. L'analisi ha rilevato che 340 scuole pubbliche, private e per l'istruzione e la formazione tecnica e professionale hanno subito danni, tra cui 17 scuole che sono state completamente distrutte.     La valutazione è stata elaborata con il supporto tecnico dell'Unicef. I danni interessano molte delle province più colpite dal conflitto, tra cui Nabatiyeh, il Libano meridionale, la Bekaa, Baalbek-Hermel, Beirut e il Monte Libano. "Le scuole sono molto più che semplici edifici", ha dichiarato Marcoluigi Corsi, rappresentante dell'Unicef in Libano. "Sono luoghi in cui i bambini imparano, si sentono al sicuro e iniziano a riprendersi dalla crisi. Sono necessari investimenti urgenti per ripristinare le scuole danneggiate e garantire che i bambini possano tornare a studiare senza ritardi".     I risultati emergono dopo anni di ripetute interruzioni dell'istruzione dei bambini in Libano, causate da crisi e conflitti che si sono susseguiti senza sosta. Per molti bambini, sostiene l'Unicef, un'altra interruzione prolungata dell'apprendimento comporterebbe conseguenze durature per la loro istruzione, il loro benessere, la loro salute mentale e le loro opportunità future. La mancanza di accesso all'istruzione aumenta inoltre la loro vulnerabilità ai rischi legati alla protezione, quali i matrimoni precoci e il lavoro minorile.     "Sono appena tornata dalla Siria.     Scriverlo oggi non è scontato", afferma Arianna Martini, presidente di Support and Sustain Children. "Chi arriva in Siria può ripartire. Le persone che vivono lì, invece, convivono ogni giorno con l'incertezza. È questa la normalità che affrontano. Per questo continuiamo a lavorare affinché la speranza si traduca in interventi concreti." Nel corso della missione sono stati visitati i cantieri del progetto Espero, che sostiene giovani donne ingegnere siriane nello sviluppo di iniziative imprenditoriali e sociali. Le beneficiarie stanno realizzando un centro per bambini, una fattoria e una piccola attività di setacciatura, con l'obiettivo di creare opportunità di lavoro e servizi per le rispettive comunità. La delegazione ha inoltre seguito i casi medici sostenuti dall'associazione, visitato l'Help Point e organizzato distribuzioni di aiuti destinate agli orfani e alle famiglie più vulnerabili. Particolare attenzione è stata dedicata ai bambini ustionati o feriti da mine e ordigni esplosivi, che continuano a necessitare di cure specialistiche e percorsi riabilitativi. Durante la missione è stato avviato anche Karuna, un progetto di sostegno psicologico e psicosociale rivolto alle donne siriane. Il percorso accompagnerà madri e vedove nell'elaborazione dei traumi della guerra, affinché possano diventare, a loro volta, punti di riferimento per altre donne dei propri villaggi, con il supporto di professionisti italiani e del team locale. “La ricostruzione non riguarda soltanto edifici e infrastrutture”, conclude Arianna Martini. “Riguarda soprattutto le persone. I bambini che devono poter tornare a vivere la loro infanzia e le donne che ogni giorno tengono unite le proprie famiglie. Investire su di loro significa costruire le basi di una pace duratura e di un futuro possibile”. Support and Sustain Children è un'organizzazione di volontariato indipendente che opera in contesti di guerra e di grave vulnerabilità, offrendo assistenza umanitaria, sanitaria e sociale a famiglie, bambini e adolescenti colpiti dai conflitti, dalla povertà estrema e dalle crisi umanitarie. L'associazione è presente in Siria fin dall'inizio del conflitto. In questi anni ha preso in carico bambini feriti, malati, orfani e profondamente segnati dalla guerra. Molti non hanno accesso alle cure mediche, altri convivono con traumi psicologici o con le conseguenze permanenti delle esplosioni. 

    

Milei&Donaldo contro Lula

[L'essenza dell'ottimismo non è soltanto guardare al di là della situazione presente, ma è una forza vitale, la forza di sperare quando gli altri si rassegnano, la forza di tenere alta la testa quando sembra che tutto fallisca, la forza di sopportare gli insuccessi, una forza che non lascia mai il futuro agli avversari, il futuro lo rivendica a sé. D. Bonhoeffer] Il presidente argentino Javier Milei è arrivato in Brasile per partecipare alla convention del Partito Liberale (Pl) a San Paolo e sostenere la candidatura presidenziale del senatore Flávio Bolsonaro, figlio dell'ex capo dello Stato Jair Bolsonaro. La visita, riferisce il quotidiano argentino Clarín, assume un forte valore politico in vista delle elezioni brasiliane del 4 ottobre e punta a rilanciare la campagna del principale sfidante del presidente Luiz Inácio Lula da Silva, segnata negli ultimi mesi da tensioni interne, scandali e da un calo nei sondaggi.     Milei non potrà incontrare Jair Bolsonaro, agli arresti domiciliari per la condanna legata al tentato colpo di Stato contro Lula: il giudice della Corte Suprema (Stf) Alexandre de Moraes ha negato l'autorizzazione alla visita. Durante la missione, il presidente argentino sarà ricevuto dal governatore di San Paolo Tarcísio de Freitas e parteciperà alla convention del Pl che domani proclamerà ufficialmente Flávio Bolsonaro candidato della destra verde-oro. Il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva ha difeso la necessità di Forze armate "ben preparate e addestrate" e di una maggiore capacità di difesa nazionale, affermando che nel mondo ci sono "pazzi che vogliono fare la guerra", in un'apparente allusione al presidente statunitense Donald Trump. Lula ha parlato con i media locali durante una visita allo stabilimento della società brasiliana di difesa Avibras Aeroco, a Jacareí, nello Stato di San Paolo, insieme ai vertici delle Forze armate e a diversi ministri del governo.     "Ci piace la pace e il carnevale, ma abbiamo 8,5 milioni di chilometri quadrati di territorio, non sappiamo quante ricchezze di terre rare possediamo e abbiamo la più grande foresta del mondo. Per questo la difesa è una cosa seria", ha dichiarato Lula, sottolineando la necessità di Forze armate "con armamenti e conoscenze scientifiche" per non permettere che "nessuno metta il naso nel nostro Paese".     Il presidente brasiliano ha inoltre ricordato la Guerra della Triplice Alleanza (tra il 1864 e il 1870), sostenendo che "un bel giorno il Paraguay decise di invadere il Brasile". La ricostruzione di Lula è stata contestata però in Paraguay, dove i media locali hanno sottolineato il ruolo dell'intervento militare brasiliano in Uruguay all'origine della crisi.     La visita è servita anche a ribadire il sostegno del governo alla ripresa delle attività di Avibras, produttrice di sistemi lanciarazzi e missili e uno dei principali fornitori delle Forze armate brasiliane. 

Il peggio con Roggero

[La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro. Leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare. Arthur Schopenauer] Elon Musk dalla parte di Mario Roggero: il patron di Tesla ha espresso su X il suo sostegno al gioielliere attaccando la magistratura italiana. Rispondendo al post di un utente del social che esprimeva indignazione per la sentenza di condanna emessa contro il gioielliere, Musk ha scritto che "si tratta di una follia! Il giudice e il pubblico ministero in questo caso sono coloro che meritano questa condanna". Un flash mob davanti al Palazzo di giustizia di Torino per chiedere il differimento dell'esecuzione della pena nei confronti di Mario Roggero e una rapida valutazione della richiesta di grazia. La Lega non molla la presa sul caso Roggero e, in un costante pressing costellato da diverse iniziative, annuncia il deposito di un provvedimento, a prima firma Claudio Borghi, che punta a modificare la legge sulla legittima difesa, integrando quanto previsto dall'articolo 52 del codice penale. In sostanza, si tratta di una proposta di legge che prevede la non punibilità di "qualsiasi reazione" nella immediatezza di una aggressione a mano armata in casa o in negozio "indipendentemente dalla proporzionalità dei mezzi usati, dalla persistenza del pericolo e dalla natura strettamente difensiva della condotta". Questo testo di fatto scagionerebbe chi come il gioielliere piemontese ha agito al di fuori del suo negozio, in condizioni non ritenute compatibili con la norma attuale sulla legittima difesa. È  lo stesso Borghi a spiegare sui social alcuni aspetti delle misure depositate tra cui il fatto che Roggero, qualora si ottenesse il via libera delle camere, sarebbe immediatamente libero per effetto del principio della retroattività illimitata dell'abolizione del reato. E senza bisogno - aggiunge - di chiedere nulla a Mattarella'. È  quanto basta per scatenare l'ira delle opposizioni ma anche i forti dubbi di Forza Italia che fa parlare il capogruppo alla Camera Enrico Costa inquadrando la situazione in questi termini: "Riteniamo che un legislatore scrupoloso non debba assumere decisioni sull'onda emotiva dei fatti di cronaca. Lo Stato di diritto richiede norme scritte con equilibrio e ponderazione, destinate a durare, e non estemporanee reazioni a vicende di rilievo mediatico. Consiglierei di evitare fughe in avanti, peraltro su un tema già ampiamente dibattuto in Parlamento nelle precedenti legislature". Se non è una bocciatura, poco ci manca mentre Matteo Salvini prosegue nella sua battaglia per accelerare i tempi della scarcerazione del gioielliere, coinvolgendo Giulia Bongiorno e Simonetta Matone e confortato dalle parole della premier Giorgia Meloni che si fa avanti e parla di un problema di 'proporzionalità della pena', rivendicando l'iniziativa affinché il Guardasigilli si attivasse sul tema della grazia. E proprio la grazia è rappresenta un tema caldissimo per il Carroccio che ha anche aperto una petizione online arrivata già a 120 mila adesioni, raccontano fonti ufficiali del partito. Le opposizioni attaccano a testa bassa. "La destra sta facendo sciacallaggio sul caso del gioielliere dove non c'entra nulla la legittima difesa. In realtà qui si sfornano decreti sicurezza su decreti per coprire il fallimento del Governo sulla sicurezza", rimarca il leader del M5S Giuseppe Conte.  "Matteo Salvini ha deciso di trasformare Mario Roggero in un detenuto privilegiato visto che per il secondo giorno consecutivo è andato a trovarlo in carcere. Non so quante altre centinaia di detenuti, condannati a pene anche più pesanti e per casi non meno clamorosi, potranno godere delle stesse premure del leader leghista. Quanto all'intenzione di volerlo candidare alle prossime politiche, si può solo osservare che a Salvini evidentemente non è bastata l'esperienza con Vannacci", aggiunge Osvaldo Napoli di Azione. "Le sentenze definitive si rispettano. In uno Stato di diritto non si possono trasformare le decisioni della magistratura in una campagna di propaganda politica, come stanno facendo Giorgia Meloni e la destra sul caso Roggero. Alimentare l'idea che la giustizia possa essere piegata alle convenienze del momento significa spingere il Paese verso il Far West e la giustizia fai da te", rilancia Angelo Bonelli di Avs. "Salvini, per rincorrere Vannacci, propone un disegno di legge che più che legittima difesa introduce la licenza di uccidere in un delirante progetto di giustizia privata per tutti. A questo punto è sicuro che entro la prossima campagna elettorale, che è già iniziata, arriverà la proposta di reintrodurre la pena di morte nel nostro Paese", chiude Riccardo Magi di +Europa. Nel frattempo La Stampa riepiloga la vicenda delle donazioni finite sui conti esteri per sottrarre fondi alle garanzie nei confronti dei creditori. La Guardia di Finanza scrive in una nota che “Roggero chiese alla banca di credito cooperativo di Alba, Langhe, Roero e del Canavese, filiale di Gallo di Grinzane Cavour, l’esecuzione di un bonifico estero da 50 mila euro l’11 settembre 2024” a favore di altro deposito riconducibile a lui e alla moglie Mariangela Sandrone. Per questo il tribunale ha deciso il blocco conservativo di 50 mila euro: “Anche perché – si legge nell’ordinanza – ricorre anche il presupposto del pericolo nel ritardo, considerato che Roggero ha posto in essere plurimi atti volti a disperdere e non rendere aggredibili le proprie risorse patrimoniali”. In un’altra nota delle Fiamme Gialle si spiegava che Roggero il 29 marzo del 2024 si era presentato davanti al notaio Gaia Frunzio di Alba, sottoscrivendo un atto di cessione di quote di patrimonio alla moglie. “Una buona parte del suo patrimonio era stato sottratto – si legge nella seconda ordinanza – alla garanzia dei creditori”.Il Tribunale di Sorveglianza di Torino ha fissato per il 9 settembre l'udienza sulla richiesta di differimento pena nelle forme della detenzione domiciliare e il differimento facoltativo della pena in attesa della decisione sull'istanza di grazia presentata per Mario Roggero, il gioielliere condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi per l'omicidio di due rapinatori e averne ferito un terzo nell'aprile 2021.     Ieri era stato il Tribunale di Sorveglianza di Milano a fissare per il 16 settembre l'udienza sulla richiesta di differimento facoltativo della pena in attesa della decisione sull'istanza di grazia per Roggero.

venerdì 24 luglio 2026

Ue multa Google

[L'amore è come una mano a burraco: o hai la combinazione giusta o hai un due di picche.] Donald Trump attacca l'Unione Europea per le multe inflitte alle aziende americane, ultima in ordine temporale quella contro Google. L'Ue "pagherà un prezzo molto alto per questa condotta illegale e profondamente scorretta, contro la quale li avevo ripetutamente messi in guardia", ha scritto Trump sul suo social Truth annunciando il lancio di "un'indagine (ai sensi della Sezione 301) su questa pratica di rapina". Gli Stati Uniti, ha aggiunto, non sono il "salvadanaio" dell'Europa e "non lo diventeranno. Le sanzioni saranno completamente revocate e prevediamo di imporre loro pesanti dazi doganali il prima possibile". Google ha violato le proprie politiche che vietavano l'uso dell'intelligenza artificiale per armi o sorveglianza nel 2024, aiutando un appaltatore militare israeliano ad analizzare filmati video di droni, secondo quanto affermato da un ex dipendente di Google in una denuncia riservata presentata alle autorità federali e visionata dal Washington Post. La tecnologia Gemini AI di Google veniva utilizzata dall'apparato di difesa israeliano in un momento in cui l'azienda prendeva pubblicamente le distanze dall'esercito del Paese in seguito alle proteste dei dipendenti per un contratto con il governo israeliano, secondo i documenti interni inclusi nella denuncia. Nel luglio 2024, la divisione di cloud computing di Google ha ricevuto una richiesta di assistenza clienti da una persona che utilizzava un indirizzo email delle Forze di Difesa Israeliane (Idf), secondo i documenti inclusi nella denuncia, presentata alla Securities and Exchange Commission (Sec) ad agosto. Il nome sulla richiesta di assistenza clienti corrisponde a quello di un dipendente di CloudEx, un'azienda tecnologica israeliana che, secondo la denuncia alla Sec, è un appaltatore delle Idf. La richiesta proveniente dall'indirizzo email delle Idf chiedeva aiuto per rendere Gemini di Google più affidabile nell'identificare oggetti come droni, veicoli blindati e soldati in filmati video aerei. Il personale dell'unita' cloud di Google ha risposto fornendo suggerimenti ed effettuando test interni, si legge nei documenti.  La Commissione europea ha adottato due decisioni di non conformità nei confronti di Google nel quadro della legge sui mercati digitali (Dma), infliggendo due multe per un totale di 890 milioni di euro: 460 milioni per aver favorito i propri servizi nei risultati di Google Search e 430 milioni per aver imposto restrizioni agli sviluppatori di app su Google Play nell'indirizzare gli utenti verso canali di acquisto alternativi, spesso più economici. Mountain View ha 60 giorni di tempo per conformarsi alle decisioni dell'esecutivo Ue, altrimenti rischia sanzioni periodiche fino al 5% del suo fatturato globale totale.


Donaldo in modalità vendetta

[Non si sentono lacrime né lamenti, né si vedono volti sgraziati dal dolore. Il silenzio degli ebrei è il silenzio tremendo del villaggio di Kozary, sulla strada storica per Kiev] Trump avverte: "D'ora in poi tutti i danni alle navi saranno risarciti con i fondi iraniani che gli Stati Uniti detengono". La replica di Teheran: "Precedente esplosivo". Per la tredicesima notte consecutiva partono i raid: si attiva la difesa aerea a Teheran, esplosioni in diverse città del sud del Paese. I media iraniani, in risposta, riportano di attacchi su Kuwait, Bahrein e Giordania. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato che qualsiasi Paese che "partecipi, collabori o assista" gli Stati Uniti sarà ritenuto responsabile da Teheran. Donald Trump sta perdendo la pazienza sulla guerra in Iran. Il presidente dubita che i negoziati possano portare a una pace duratura ed è sempre più convinto che l'unica lingua che l'Iran capisce è quella della forza militare. Secondo quanto riferito dal Wall Street Journal, Trump si è definito in "modalità vendetta" contro Teheran. La fiducia del presidente sulla capacità di trovare una soluzione diplomatica si assottiglia di giorno in giorno e Trump si è lamentato con i suoi consiglieri sul fatto che è difficile sapere chi parla per la leadership iraniana e che ogni volta che gli Stati Uniti pensano di aver fatto progressi al tavolo dei negoziati, l'Iran torna ad attaccare. Il Wall Street Journal ha riportato che Israele non sta partecipando alla nuova serie di attacchi americani contro la Repubblica Islamica dell'Iran, un approccio che, secondo questo giornale, è attualmente in linea con i desideri di Washington, gli alleati arabi degli Stati Uniti e Israele stesso. Secondo questo rapporto, gli Stati Uniti e i paesi arabi temono che l'implicazione di Israele in questo nuovo ciclo di attacchi porterà a un'escalation dei conflitti nella regione. Secondo il Wall Street Journal, gli Stati Uniti e Israele hanno collaborato stretto in termini di potenza di fuoco, intelligence e supporto logistico durante il conflitto scatenato venerdì contro la Repubblica Islamica, portando a una campagna aerea senza precedenti. Gli Stati Uniti hanno effettuato una nuova ondata di attacchi contro l'Iran ieri sera, affermando di voler "punire" la morte di due soldati americani, uccisi venerdì 7 a domenica 8 marzo 2026. Teheran ha riposto una rappresaglia il domenica 19 luglio, mirando a Bahrain e Kuwait, alleati di Washington. Il deposito di petrolio a Shahran, Teheran, è stato completamente distrutto da un violento incendio dopo essere stato colpito da aerei israeliani la notte di sabato 7 a domenica 8 marzo 2026.  "L'appropriazione indebita dei beni di un'altra nazione per far fronte a future rivendicazioni non correlate costituisce un precedente esplosivo". Lo scrive su X il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi. "Chi si rallegra o trae profitto da tali fondi - aggiunge dovrebbe ricordare: una volta che i governi normalizzano la confisca, i beni di nessuno sono al sicuro. Il caos che ne consegue non sarà né piacevole né pacifico". Il presidente degli Usa Donald Trump aveva affermato che "tutti i danni causati alle navi saranno risarciti con i fondi iraniani che gli Stati Uniti detengono e controllano". "Diverse aree nei pressi della città di Ahvaz sono state prese di mira dall'esercito terrorista americano". Lo afferma il vice governatore per la sicurezza della provincia di Khuzestan, riportato dall'agenzia iraniana Fars. Sempre secondo la Fars si sono udite esplosioni nella città di Bandar Abbas. Le esplosioni provengono dalla zona occidentale di Bandar Abbas e dalle colline di Allah Akbar, che sono state attaccate più volte in passato. Scontri a fuoco sono avvenuti nel nord della Cisgiordania, nei pressi di Nablus. Secondo quanto riportato da fonti militari citate da Haaretz, un palestinese avrebbe sottratto un'arma al capo della sicurezza dell'insediamento israeliano Havat Gilad e sparato contro un gruppo di israeliani che si trovavano nei pressi dell'adiacente villaggio palestinese Tell. I servizi di pronto soccorso riportano un morto e tre feriti tra gli israeliani. Successivamente è intervento l'Idf e il ministero della salute di Ramallah riporta quattro morti tra i palestinesi di Tell. L'esercito ha imposto il coprifuoco nel villaggio e in diversi punti di accesso alla città di Nablus. L'ufficio del premier israeliano Benjamin Netanyahu ha poi annunciato una riunione con il ministro della Difesa e il Capo di stato maggiore per discutere ''le modalità di risposta al sanguinoso attacco di questa mattina a Gilad Farm". ''Agiremo con fermezza contro i terroristi e i loro mandanti e non permetteremo che il terrorismo in Giudea e Samaria rialzi la testa'', ha affermato. Questa mattina un palestinese ha sottratto l'arma del capo della sicurezza dell'insediamento Gilad Farm, nel nord della Cisgiordania, e sparato contro un gruppo di israeliani, provocando un morto mentre altri due feriti sono stati dichiarati in condizioni critiche. Quattro palestinesi sono rimasti uccisi e altri quattro feriti, in seguito all'intervento dell'Idf. Decine di coloni hanno iniziato a fare irruzione nel villaggio palestinese di Jit, nei pressi di Tell, dove una sparatoria ha causato la morte di quattro palestinesi e un israeliano nel contesto degli scontri nella zona circostante l'avamposto di coloni di Havat Gilad in Cisgiordania. Lo scrive Haaretz. Il capo di stato maggiore delle Forze di Difesa Israeliane (Idf), il tenente generale Eyal Zamir, ha dichiarato di aver ordinato il rafforzamento delle forze in Cisgiordania in seguito al "grave attacco terroristico" di questa mattina nel villaggio palestinese di Tell. Durante una valutazione, Zamir ha ordinato "un massiccio dispiegamento di forze per rafforzare la difesa nella zona e catturare tutti i terroristi coinvolti nell'attacco". Coloni israeliani hanno ferito quattro palestinesi durante un attacco al villaggio palestinese di Far'ata, a sud-est di Nablus. Lo afferma la Mezzaluna Rossa sostenendo che si tratta del terzo incidente di questo tipo segnalato in Cisgiordania da stamattina. Lo riporta Haaretz. Due palestinesi versano in condizioni critiche dopo essere stati colpiti da colpi d'arma da fuoco - uno alla testa e l'altro al petto - mentre un terzo è stato ferito alla mano. Una quarta persona è stata aggredita fisicamente e trasportata in ospedale. L'esercito giordano ha intercettato quattro missili iraniani diretti verso il regno, mentre altri due missili sono caduti in zone remote e disabitate. Non ci sono state vittime né danni materiali a seguito dell'attacco. Lo scrive Al Jazeera che cita l'agenzia di stampa Petra. Diversi media avevano riportato che esplosioni erano state udite a Eilat, la città più meridionale di Israele, in seguito all'attacco missilistico balistico iraniano contro la vicina città giordana. Il Times of Israel mostra le immagini di colonne di fumo che si levano dalle montagne tra Eilat e Aqaba. ''Come primo ministro di Israele, intendo rafforzare l'unità del popolo. Pertanto, lavorerò per istituire un ampio governo nazionale, un governo stabile che possa occuparsi della nostra sicurezza e del nostro futuro''. Lo ha detto il premier Benjamin Netanyahu in un messaggio video pubblicato in occasione dell'inizio del digiuno del 9 di Av, che ricorda la distruzione dei due Templi di Gerusalemme, nel 586 a.C e nel 70 d.C.    ''So che durante la campagna elettorale è difficile vederlo, ma so anche che siamo molto più uniti di quanto non sembriamo'', ha aggiunto, ritornando sul tema della volontà di portare avanti un governo di ampie intese, un appello che tuttavia non trova riscontro finora nelle opposizioni. ''Negli ultimi tre anni, insieme, abbiamo impedito la distruzione del Terzo Tempio (lo Stato d'Israele ndr). Abbiamo respinto chi voleva distruggerci e raggiunto grandi traguardi. Sebbene il lavoro non sia ancora finito, sebbene molte sfide ci attendano ancora, sono fiducioso con tutto il mio essere che possiamo farcela'', ha affermato Netanyahu.

 

Izium nella rete

[È più difficile onorare la memoria dei senza nome che non quella degli uomini famosi e celebrati. Walter Benjamin] A Izium, nell’est dell’Ucraina, le strade principali sono coperte da reti anti-drone. Sotto le protezioni passano biciclette, pedoni, autobus. Anche le fermate dei mezzi pubblici sono riparate dalle reti. La città, nell’oblast di Kharkiv, vive con una minaccia sempre più vicina alle zone civili: quella dei droni, diventati una delle armi più usate della guerra. Le reti vengono stese sopra le arterie principali per provare a proteggere spostamenti quotidiani, mezzi pubblici e punti di passaggio. Fuori dalla città, anche alcune strade della regione sono coperte dalle stesse protezioni.Campi di girasoli, autobus e file di reti: nell’est dell’Ucraina, anche muoversi in città è ormai parte della guerra. Una colonna di fumo sopra San Pietroburgo dopo un nuovo attacco ucraino contro i magazzini di Wildberries, il gigante russo dell’e-commerce spesso definito la “Amazon russa”. Secondo funzionari russi e azienda, i droni hanno colpito strutture logistiche della società per la terza volta in sei giorni. Kiev accusa Wildberries di custodire componenti per droni militari e di sostenere l’esercito russo. La compagnia ha riferito di evacuazioni rapide nei magazzini e, secondo dati preliminari, di nessuna vittima tra il personale. Il governatore della regione di Leningrado parla invece di tre feriti nell’attacco, con almeno 59 droni diretti verso San Pietroburgo. Il ministero della Difesa russo sostiene di avere abbattuto nella notte 571 droni su diverse regioni e sulla Crimea annessa. Per Kiev sono “sanzioni a lungo raggio”: attacchi contro energia, logistica e infrastrutture russe, presentati come risposta ai raid quotidiani di Mosca sulle città ucraine. San Pietroburgo, città natale di Vladimir Putin, è a più di 800 chilometri dal confine ucraino.


giovedì 23 luglio 2026

La pace con Abramo

[Vivi ogni giorno come se fosse l'ultimo. Tranne oggi che c'è il rientro dalle ferie.] "Sto valutando un attacco massiccio. Più grande di qualsiasi altro. Sono vicino a prendere una decisione. Siamo pronti". Lo ha detto Donald Trump ad Axios, dicendosi consapevole che la sua decisione avrà conseguenze e sottolineando di non aver ancora deciso in via definitiva. L'accordo sul nucleare con l'Arabia Saudita "è strettamente condizionato all'adesione" di Riad "agli accordi di Abramo".Lo afferma Donald Trump sul suo social Truth.    "L'accordo sul nucleare civile (che non prevede l'arricchimento di materiale!) in fase di definizione tra il Dipartimento dell'Energia degli Stati Uniti e l'Arabia Saudita, riguardante esclusivamente usi non militari, analoghi a quelli già in essere per Iran, Emirati Arabi Uniti e altri Paesi", ha spiegato Trump.    L'intesa verrà approvata "ma è strettamente condizionata all'adesione dell'Arabia Saudita ai prestigiosi e riusciti Accordi di Abramo. Gli Stati Uniti non si oppongono agli impianti nucleari civili (senza arricchimento)", ha messo in evidenza.  Amnesty International denuncia l’aumento della repressione in Iran. Secondo l’ong “le autorità iraniane stanno usando il pretesto di quelle che chiamano ‘condizioni del tempo di guerra’ per intensificare la repressione del dissenso attraverso arresti arbitrari di massa, procedimenti giudiziari velocizzati e gravemente iniqui, esecuzioni politiche, pesanti condanne al carcere e confische di proprietà personali. “In Iran nel gennaio del 2026 c’è stata una repressione senza precedenti, molte delle persone uccise erano adulte, lottavano per il futuro dei loro figli e delle loro figlie, così come i loro padri e le loro madri avevano lottato perché potessero vivere un tempo di diritti – spiega il portavoce di Amnesty International Italia Riccardo Noury – prima o poi una generazione in Iran i diritti li otterrà, ma ci vorrà una lotta molto lunga e forse anche generazioni successive che si impegneranno, generazioni che scenderanno in piazza, ma anche generazioni di persone che accompagneranno quegli sforzi, quelle campagne e quella lotta”. Secondo Amnesty “a partire dall’attacco militare illegale lanciato dagli Usa e da Israele il 28 febbraio 2026, le autorità iraniane hanno arrestato arbitrariamente oltre 6.000 persone: manifestanti, giornalisti, avvocati, difensori dei diritti umani, dissidenti e membri di minoranze etniche e religiose. Alti funzionari della magistratura hanno ordinato processi velocizzati contro le persone arrestate, anche per reati che prevedono la pena di morte, tra diffuse preoccupazioni circa il ricorso a sparizioni forzate, maltrattamenti, torture e l’estorsione di ‘confessioni’ da usare in processi vergognosamente iniqui. Nello stesso periodo le autorità iraniane hanno inflitto condanne a decine di anni di carcere e messo a morte almeno 39 prigionieri per motivi politici”. Le autorità iraniane hanno poi apertamente minacciato di compiere uccisioni di massa nei confronti di chiunque esprimesse dissenso o invocasse la caduta della Repubblica islamica e hanno etichettato le persone che le criticavano come “traditori” e “collaboratori del nemico”. Inoltre, denuncia l’ong, hanno sistematicamente isolato oltre 90 milioni di persone attraverso il blackout di Internet – il più lungo e soffocante mai registrato, durato 88 giorni e terminato con limitazioni il 26 maggio 2026 – che ha violato il loro diritto alla libertà d’informazione mentre contemporaneamente accusavano di spionaggio, un reato punibile con la pena di morte, coloro che svolgevano attività online. Il blackout di Internet ha gravemente ostacolato la dettagliata raccolta di informazioni sulle violazioni dei diritti umani.Infine, secondo quanto appreso da Amnesty, dal 28 febbraio 2026 sono stati impiccati almeno 39 prigionieri per accuse politicamente motivate, al termine di processi gravemente iniqui segnati dalla tortura: 16 persone che avevano preso parte a manifestazioni, nove dissidenti, 10 “spie” e quattro imputati giudicati colpevoli di “ribellione armata contro lo Stato”. “La comunità internazionale non deve permettere alle autorità iraniane di usare il conflitto come una cortina fumogena dietro la quale rafforzare la sua macchina repressiva e compiere crimini di diritto internazionale nell’impunità. La crisi dei diritti umani e dell’impunità in Iran richiede un’azione diplomatica internazionale sostenuta e urgente per impedire ulteriori crimini e istituire percorsi di giustizia internazionale, anche attraverso il deferimento alla Corte penale internazionale, da parte del Consiglio di sicurezza, della situazione in Iran”, ha dichiarato Erika Guevara Rosas, alta direttrice delle ricerche e delle campagne di Amnesty International.