[Susie – ci vuole poco a dire quanto si è soli – chiunque può farlo, ma portare la solitudine accanto al cuore per settimane, quando dormi, e quando sei sveglia, con sempre qualcosa che ti manca, questo, non tutti riescono a dirlo, e mi sconcerta. Ne dipingerei un ritratto che indurrebbe alle lacrime, se avessi la tela per farlo, e la scena sarebbe la solitudine, e le figure – solitudine – e le luci e le ombre, ciascuna una solitudine. Potrei riempire una stanza con paesaggi così solitari, la gente si fermerebbe là a piangere; poi andrebbe di fretta a casa, per ritrovare una persona amata. Emily Dickinson] Dal 23 al 25 ottobre torna per il terzo anno consecutivo Biscotti senza frontiere, l'iniziativa di Medici senza frontiere che sostiene il fondo emergenze per intervenire rapidamente nelle guerre, epidemie e disastri naturali. Anche in Umbria, a Perugia, Terni e Città di Castello, i volontari e le volontarie di Msf saranno pronti ad accogliere chi vorrà portarsi a casa due speciali scatole di biscotti in edizione limitata: una ritrae un fuoristrada che trasporta aiuti umanitari verso le comunità in zone di emergenza, l'altra raffigura alcuni degli strumenti tipici del lavoro sul campo, dall'ambulanza allo stetoscopio, fino a medicinali e kit di primo soccorso. "Un viaggio disegnato che racconta, attraverso un'immagine, ciò che accade ogni giorno in oltre 70 paesi del mondo, quando bisogna portare con sé medicine o vaccini necessari per intervenire" spiega l'organizzazione. L'edizione di quest'anno accende un focus sulla salute mentale, "così importante nelle emergenze come nella vita di ogni giorno". All'interno della scatola un QR code consente infatti di scaricare la brochure "Anche questa è cura", uno strumento pratico per affrontare le sfide di ogni giorno e avvicinare il pubblico a questi temi. "Non sappiamo quale sarà la prossima emergenza, ma sappiamo che il fondo emergenze ha sempre contribuito a far partire il primo aereo con ospedali gonfiabili e medicine. Ogni scatola di biscotti donata a un amico o tenuta per sé sarà un chilometro in più verso il prossimo paese dove ci sarà bisogno di cure e assistenza medica" spiega Laura Perrotta, direttrice raccolta fondi di Msf.
OTTOBRE ROSSO
sabato 24 ottobre 2026
Domani si vota a Sofia
[Quando da Ragazzina stavo molto nei Boschi, mi dicevano che il Serpente mi avrebbe morso, che avrei potuto cogliere un fiore velenoso, o che i Folletti mi avrebbero rapita, ma io andavo avanti e non incontravo nessuno tranne Angeli, che erano molto più timidi con me, di quanto io fossi con loro, così non ho quella confidenza con l'inganno che hanno tanti. Emily Dickinson] Domani gli elettori bulgari si recheranno alle urne per le elezioni presidenziali, segnate da timori per la sicurezza in seguito a una serie di attacchi con droni contro navi mercantili nel Mar Nero. Questo mese, quattro imbarcazioni sono state colpite al largo della costa bulgara, riflesso dell'invasione russa dell'Ucraina, che avvicina il conflitto alla Bulgaria, membro Ue e Nato. Sebbene il primo ministro Rumen Radev affermi che gli attacchi sembrano servire gli interessi russi, il suo governo sottolinea che, al momento, non vi sono prove che colleghino direttamente Mosca a tali eventi. Secondo i sondaggi, la presidente in carica Iliana Iotova - alleata di Radev e favorevole al dialogo con Mosca - è la favorita per questa carica, che ha una funzione prevalentemente cerimoniale. Il suo principale sfidante dovrebbe essere Andrey Gyurov, banchiere ed ex primo ministro ad interim, sostenuto dall'opposizione filo-occidentale. Iotova, 61 anni, ha assunto la presidenza all'inizio di quest'anno, quando Radev si è dimesso per candidarsi alle elezioni parlamentari. La netta vittoria di Radev ha posto fine ad anni di instabilità politica, durante i quali si sono succeduti diversi governi filo-europei alla guida del Paese balcanico, che conta 6,4 milioni di abitanti. Pur essendo un ruolo in gran parte cerimoniale, la presidenza ha poteri di veto, un ruolo nella nomina di alti funzionari e il comando delle forze armate. Secondo un sondaggio di Market Links pubblicato mercoledì, Iotova dovrebbe ottenere il 47,3% dei voti, contro il 30,6% di Gyurov. In caso di vittoria al ballottaggio, previsto per il 1/o novembre, diventerebbe la prima donna a essere eletta presidente della Bulgaria. L'ultimo incidente che ha coinvolto una nave nel Mar Nero rientra nell'escalation della Russia. Lo ha detto il presidente rumeno Nicusor Dan chiamando in causa Mosca in seguito alla morte di una persona e alla scomparsa di altre tre a bordo di una nave in difficoltà nel Mar Nero, in un contesto segnato dal moltiplicarsi di incidenti legati al conflitto tra Russia e Ucraina. "Ciò rientra chiaramente nell'escalation attuata dalla Russia nel contesto della guerra in Ucraina", ha dichiarato Dan alla stampa.
Melania surclassa Donaldo
[Non sapevamo che saremmo stati vivi – | né quando – saremo morti – | l'ignoranza è la nostra Corazza – | indossiamo la Mortalità | con leggerezza come una Veste Scelta | finché siamo chiamati a deporla – | dall'intrusione, Dio è svelato – è lo stesso con la Vita. Emily Dickinson] Dopo il pressing di Papa Leone XIV su Russia e Ucraina, la Casa Bianca ha annunciato che Mosca e Kiev hanno accordato un cessate il fuoco limitato alla città ucraina di Oleshky. Il governo Usa attribuisce il merito alla first lady Melania Trump. In una nota, la moglie del presidente Usa ha detto: “La situazione a Oleshky è tragica. Oleshky è una città di guerra in prima linea sull’orlo del disastro. La popolazione rimasta di Oleshky è composta principalmente da anziani che hanno urgente bisogno di cure mediche, medicine, cibo e acqua potabile. La gente di Oleshky ha elettricità limitata, vive tra strade minate e subisce attacchi militari regolari. Era chiaro che senza il mio intervento, sarebbe stato impossibile portare aiuti umanitari in città e evacuare gli anziani”. La first lady Usa ha spiegato che “leader civili, non militari, di entrambi i paesi lavoreranno insieme per visitare i residenti di Oleshky nelle loro case e determinare il livello di assistenza di cui hanno bisogno. I residenti che vogliono evacuare riceveranno supporto e trasporto coordinati verso la destinazione che preferiscono”. E aggiunge di avere garantito la presenza di un gruppo media “imparziale” per documentare il tutto. Mosca conferma, spiegando che la tregua partirà da martedì. Il capo di Stato maggiore delle forze armate russe, Valery Gerasimov, ha annunciato che entrerà in vigore martedì 27 ottobre un cessate il fuoco volto a fornire aiuti umanitari alla città ucraina di Oleshky. “In relazione all’operazione umanitaria nell’area di Oleshky, nella regione di Kherson, le forze armate russe cesseranno il fuoco nel settore di Kherson e adotteranno un ‘regime di silenzio’ a partire dalle 4 del mattino, ora di Mosca, del 27 ottobre 2026”, ha affermato Gerasimov, secondo quanto riportato dal ministero della Difesa russo. Scambio di prigionieri tra Mosca e Kiev. Nelle immagini rilasciate dalla presidenza ucraina, i 270 che tornano a casa dalla prigionia russa e con le bandiere giallo-blu sulle spalle riabbracciano i proprio cari. “Sono tornati a casa 270 dei nostri uomini. Un risultato molto importante. Stanno tornando a casa membri della Guardia Nazionale, tra cui soldati del contingente Azov, guardie di frontiera, soldati di Teroboronivtsi, soldati della Marina, delle Forze di Terra, delle Forze Aviotrasportate, del Servizio di Trasporto Speciale Statale, nonché nove civili. La maggior parte di loro era in prigionia dal 2022” ha affermato il presidente Volodymyr Zelensky. Kiev ha rilasciato da parte sua altrettanti prigionieri russi.
venerdì 23 ottobre 2026
Lockdown in Cisgiordania
[Le inezie – come la Vita – e il Sole, le Riconosciamo in Chiesa, ma l'Amore che le avvilisce, non avendo Alleato, muore senza una Parola.Emily Dickinson] L'ambasciata d'Italia a Tel Aviv e il consolato a Gerusalemme sono in stretto contatto con le autorità israeliane, che hanno comunicato che i cinque connazionali fermati ieri in Cisgiordania dovrebbero essere trasferite oggi presso l'Autorità israeliana per l'immigrazione, in vista della loro espulsione e del conseguente rimpatrio, che potrebbe avvenire a partire da oggi. Lo fanno sapere fonti informate.Il ministero degli Esteri si è attivato per ottenere informazioni sul fermo di alcune attiviste italiane nel villaggio di al-Bweib, a sud di Hebron, in Cisgiordania, mentre accompagnavano agricoltori palestinesi impegnati nella raccolta delle olive. I connazionali sono state fermati ieri dalle Forze di difesa israeliane insieme ad altri attivisti internazionali. Non appena informati dell'accaduto, l'ambasciata d'Italia a Tel Aviv e il consolato generale d'Italia a Gerusalemme sono entrati in contatto con le autorità israeliane, chiedendo chiarimenti urgenti sulle circostanze del fermo e sulla situazione dei connazionali. La Farnesina al momento ha ottenuto conferma che le italiane si trovano presso una stazione di polizia. Netanyahu afferma che Israele sta preparando una “chiusura totale” della Cisgiordania in risposta all'attacco. Secondo il premier israeliano un "attacco su larga scala" è stato evitato. 'Ho dato istruzioni alle forze di sicurezza di imporre immediatamente un cordone di sicurezza sulla città di Hebron e di prepararsi a un blocco totale di tutta la Giudea e la Samaria (Cisgiordania, ndr) a partire da oggi'', ha dichiarato il premier in una nota a margine di una consultazione con il ministro della Difesa e i vertici delle agenzie di sicurezza dopo l'attentato contro soldati dell'Idf a un posto di blocco nel sud della Cisgiordania. ''Le nostre forze stanno operando con un contingente rafforzato per contrastare il terrorismo e stanno conducendo vaste ondate di arresti. Daremo la caccia ai terroristi di Hamas e ai loro emissari ovunque e in qualsiasi momento. Non avete nessun posto dove nascondervi'', ha aggiunto Netanyahu. Quattro persone sono rimaste ferite in una sparatoria all'incrocio di Yehuda, nel sud della Cisgiordania e due di loro versano in gravi condizioni, mentre le altre due hanno riportato ferite lievi. Lo scrivono diversi media israeliani, tra cui Ynet. Nel frattempo, le Forze di Difesa Israeliane (Idf) comunicano che i due aggressori responsabili dell'attacco sono stati uccisi dai militari mentre tentavano di fuggire dal luogo dell'accaduto. La sparatoria è avvenuta sulla strada 35, vicino a Hebron. L'Idf riferisce inoltre di aver istituito posti di blocco e di aver imposto restrizioni agli spostamenti nelle vicine località palestinesi. Sono israeliane le persone rimaste ferite, nell'attacco vicino a Hebron. Lo riporta Haaretz che cita fonti mediche. Secondo Al Jazeera, che cita sempre fonti mediche israeliane, i feriti sono invece sei e si tratta di soldati israeliani, due dei quali versano in condizioni critiche. Sempre secondo al Jazeera alcuni palestinesi, a bordo di un'auto con targa israeliana, avrebbero aperto il fuoco contro i soldati nei pressi di un posto di blocco militare, uno dei tanti che circondano Hebron. Dopo una breve caccia all'uomo, l'esercito israeliano ha dichiarato di aver ucciso due palestinesi sospettati di aver compiuto l'attacco. L'Idf ha imposto un blocco a Hebron e a diversi villaggi della zona. Secondo l'esercito, gli aggressori erano armati di un fucile M16 e di una pistola. Il portavoce dell'Idf comunica che, a seguito dell'attentato di stamattina, i soldati stanno effettuando ''operazioni offensive antiterrorismo nell'area di Hebron, posta sotto blocco di sicurezza, e in altre aree. I militari stanno operando all'interno delle abitazioni dei terroristi e di altri sospettati''. L'Idf riferisce inoltre di aver effettuato decine di operazioni nel corso della settimana in tutta la Cisgiordania, ''arrestando circa 70 ricercati, tra cui individui affiliati a Hamas e Jihad islamica, nonché soggetti che incitavano contro lo Stato di Israele e i soldati. Sono state rinvenute decine di armi, tra cui fucili M16, mitra di tipo Carlo e quattro ordigni esplosivi''. Il ministro israeliano della Sicurezza nazionale, Itamar Ben Gvir, ha chiesto di "smantellare" l'Autorità palestinese. "Non bisogna aspettare che si verifichi un 7 ottobre (in Cisgiordania). È lì che scoppierà la prossima guerra", ha dichiarato in un comunicato il ministro di estrema destra. "L'Autorità palestinese deve essere smantellata e smilitarizzata", ha aggiunto. La procura di Gerusalemme ha incriminato oggi Pinchas Shem Tov Ran, residente e uno dei responsabili della sicurezza dell'insediamento israeliano di Itamar, nel nord della Cisgiordania, per aver sparato a settembre contro un'auto nel villaggio palestinese di Aqraba, ferendo gravemente una donna che viaggiava a bordo. L'uomo, 37 anni, è inoltre accusato di manomissione delle prove per sviare le indagini. Secondo l'atto d'accusa, ''a settembre Ran è entrato nel villaggio di Aqraba, che si trova al di fuori del suo settore di competenza, alla guida di un fuoristrada, fermando diversi passanti del villaggio e controllato i loro documenti senza autorizzazione''. Ran ha sparato a un'auto su cui viaggiava una coppia, ferendo la donna accanto all'autista, che, notando che non si trattava di un soldato, non aveva fermato l'auto, ma aveva accelerato temendo di poter essere aggredito, si legge nell'atto di accusa. Secondo la procura, Ran era stato più volte avvertito dall'Idf di non oltrepassare i limiti della sua area di competenza e di attenersi alle regole di ingaggio per l'apertura del fuoco.
Quando si vota in Venezuela?
[Era così bellissima vicina, le labbra appena aperte. Mi commuovono quelle di una donna, nude quando si accostano a baciare, si spogliano di tutto, dalle parole in giù. “Chiudi quei benedetti occhi di pesce.” “Ma non posso. Se tu vedessi quello che vedo io, non li potresti chiudere. Dal libro "I pesci non chiudono gli occhi"] “Auspichiamo che le elezioni in Venezuela possano tenersi al più presto entro la fine del prossimo anno o all'inizio del 2028". Lo ha affermato la ex presidente dell'Assemblea Nazionale eletta nel 2015, Dinorah Figuera, che rappresenta l'opposizione nei negoziati sulla transizione democratica con il governo ad interim di Delcy Rodríguez. In un'intervista pubblicata oggi dal quotidiano El Nacional, Figuera - che gode del pieno sostegno di Washington - ha raffreddato le aspettative elettorali in contrasto con le pressioni esercitate dalla premio Nobel per la Pace, María Corina Machado, che preme per andare alle urne il prima possibile. "Il mio obiettivo principale non è fissare una data precisa, bensì assicurare che vi siano le garanzie necessarie e che il voto sia credibile. So che la popolazione chiede elezioni, ma è nostro dovere garantire che queste siano eque, tutelate e credibili. Per riuscirci, dobbiamo smantellare l'intero apparato che circonda il processo elettorale", ha sottolineato Figuera. L'ex presidente dell'Assemblea ha quindi ammesso le difficoltà riscontrate nei negoziati sulla liberazione di tutti i prigionieri politici. "Stiamo esercitando una pressione significativa. Ho detto al Segretario di Stato Usa Marco Rubio che questa volta devono esserci delle liberazioni di alto profilo. La liberazione dei prigionieri politici deve essere una priorità se vogliamo progredire verso una convivenza democratica e ripristinare la fiducia nelle nostre istituzioni", ha detto. La presidente ad interim del Venezuela, Delcy Rodríguez, ha incontrato a Caracas per la prima volta Dinorah Figuera, la rappresentante dell'opposizione che guida i negoziati sulla transizione democratica e lo svolgimento di elezioni nel Paese. "Accolgo con favore e riconosco gli sforzi delle parti sedute a questo tavolo di dialogo per compiere progressi in merito alle garanzie politiche per tutti", ha dichiarato Rodríguez al termine dell'incontro. L'emittente televisiva statale Vtv ha trasmesso le immagini della riunione presso il palazzo presidenziale, a cui ha partecipato anche Jorge Rodríguez fratello della presidente ad interim, nonché presidente dell'Assemblea nazionale. L'incontro è avvenuto dopo il terzo round di negoziati svoltisi nell'arco di una settimana tra la delegazione 'chavista' e la delegazione dell'opposizione, in cui è stata ribadita l'intenzione reciproca di tenere elezioni in Venezuela sotto gli auspici di Washington. Il processo "continua a rafforzare le istituzioni democratiche, ad ampliare le libertà politiche e a gettare le basi per elezioni libere, eque e credibili", ha osservato il Dipartimento di Stato americano in una dichiarazione ufficiale.
Argentina in crisi
[Per entrare nell'anima di qualcuno, bisogna avere il cuore sgombro da pregiudizi e libero da qualsiasi tabù; abbandonare le scarpe al suo ingresso, perché stai per calpestare un luogo sacro. Erri De Luca] L’attività economica in Argentina ha registrato ad agosto un calo dell'1,7% su anno, segnando la seconda contrazione consecutiva.È quanto emerge dall'ultimo rilevamento mensile dell'Istituto nazionale di statistica (Indec) pubblicato oggi. L'attività segna un lieve incremento dello 0,1% su mese ma, dopo il crollo del 2,8% registrato a luglio si avvia a chiudere il secondo trimestre consecutivo con segno negativo rischiando di entrare in 'recessione tecnica'. Nei primi otto mesi dell'anno, l'attività economica mantiene una crescita cumulata dell'1,2%, un dato che corrisponde adesso al pronostico dei mercati sulla crescita del pil per tutto il 2026. Le cifre ufficiali confermano peraltro una persistente disparità nell'andamento dei singoli settori economici con 11 dei 15 settori presi in esame che registrano una contrazione su base annua e con cali significativi nei settori della pesca (-15,7%), dei servizi finanziari (-3,8%), del commercio (-3,5%) e dell'industria manifatturiera (-3,2%). La contrazione in questi settori viene solo parzialmente bilanciata dal fortissimo dinamismo di un settore in espansione come quello estrattivo e degli idrocarburi (+11,1%).L'Argentina e gli Stati Uniti avanzano su una serie di accordi di cooperazione politica ed economica già annunciati nelle scorse settimane in diversi incontri di alto livello a Washington e New York. Lo ha riferito il ministro degli Esteri argentino, Pablo Quirno, in una conferenza stampa al termine dell'incontro di oggi a Buenos Aires con il vicesegretario di Stato Usa, Christopher Landau. "Grazie a questi accordi noi guadagniamo mercati e gli Usa rafforzano i loro approvvigionamenti di energia e materie prime critiche con un socio strategico affidabile", ha affermato Quirno, precisando che sono stati compiuti "progressi sugli impegni presi a New York e Washington su cooperazione contro la criminalità organizzata e il narcotraffico, il Corridoio Ande-Atlantico, i finanziamenti dell'Exim Bank, le materie prime critiche e il percorso verso l'adesione al Visa Waiver Program". Il rafforzamento dei rapporti economici e commerciali, ha aggiunto il ministro argentino, va di pari passo tuttavia con il consolidamento di un'alleanza anche in materia di sicurezza. "La stabilità nell'Atlantico del Sud diventa una priorità proteggere questi flussi (commerciali) di fronte a interferenze o interruzioni", ha aggiunto il ministro. In linea con le politiche promosse dagli Usa con il programma di lotta al 'narco-terrorismo' denominato 'Scudo delle Americhe', il governo argentino del presidente Javier Milei ha designato come 'organizzazioni terroristiche' il cartello messicano di Sinaloa, le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia-Esercito del Popolo (Farc-Ep) e l'Esercito di Liberazione Nazionale (Eln) della Colombia. È quanto si legge in una risoluzione congiunta del ministero della Sicurezza e del ministero degli Affari Esteri pubblicata oggi sulla Gazzetta Ufficiale in cui si includono anche altri due gruppi: il messicano 'La Nueva Familia Michoacana' e l'ecuadoriano 'Los Tiguerones'. In una nota della presidenza si afferma che l'iniziativa "conferma il fermo impegno nella lotta contro il terrorismo e la criminalità organizzata transnazionale, e la convinzione che le organizzazioni che ricorrono alla violenza, all'estorsione e al terrore come strumenti di attività criminale debbano essere individuate e combattute con la massima determinazione".
Metodo Ice in Cile
[A dire una cosa, poi quella succede. Dal libro "Storia di Irene"]Il Congresso cileno ha approvato una riforma della normativa sull'immigrazione volta ad accelerare l'espulsione di stranieri che risiedono nel Paese in modo irregolare. La riforma conferisce alle forze dell'ordine nuovi poteri - previa autorizzazione giudiziaria - per accedere ad abitazioni private e trattenere persone destinatarie di ordini di espulsione ancora in vigore. L'iniziativa ha ottenuto il via libera dal Senato con 37 voti favorevoli e un'astensione, dopo essere stata approvata dalla Camera dei deputati con 128 voti a favore e undici contrari, concludendo così l'iter legislativo. Tra le principali novità, la Polizia investigativa sarà autorizzata a richiedere a un giudice il permesso di accedere a un'abitazione privata, al solo scopo di fermare un individuo soggetto a un provvedimento definitivo di espulsione. La normativa consente inoltre di acquisire informazioni presso enti pubblici per agevolare la notifica formale di tali procedimenti. Questi meccanismi di raccolta dati non si applicano ai minori e non riguardano strutture scolastiche o sanitarie. Inoltre, il periodo minimo durante il quale a una persona espulsa è fatto divieto di rientrare nel Paese è stato esteso da tre a cinque anni. Gli ex presidenti cileni Michelle Bachelet e Gabriel Boric hanno assicurato di non stare pensando a una nuova candidatura presidenziale, dopo aver incontrato giovedì scorso i rappresentanti dei partiti di opposizione nella sede della fondazione Horizonte Ciudadano, a Ñuñoa, nella capitale Santiago. Bachelet ha spiegato che l'incontro era dedicato ai problemi del Paese e alla ricerca di soluzioni per rispondere alle esigenze della popolazione, escludendo dal confronto qualsiasi discussione elettorale."Questo non è il momento di parlare di candidature di alcun tipo", ha affermato, sottolineando la necessità di concentrarsi sulle difficoltà economiche, tra cui la crescita debole, l'inflazione elevata e l'aumento del costo della vita a fronte di salari stagnanti. L'ex presidente ha precisato che il suo obiettivo è contribuire al dibattito pubblico e sostenere la ricerca di soluzioni, dopo aver dichiarato la settimana scorsa, in un'intervista all'emittente televisiva cilena TVU (Televisión Universidad de Concepción), di non escludere una terza candidatura alla presidenza. Anche Boric ha escluso di voler concorrere nuovamente alla presidenza, definendo prematuro il dibattito sulle candidature. L'ex capo dello Stato ha invitato le forze della sinistra e del centrosinistra a riflettere sulla recente sconfitta elettorale e a ricostruire il rapporto con i cittadini.” Non basta parlare soltanto tra noi", ha dichiarato, esortando i partiti ad ascoltare la popolazione e a concentrarsi sulla costruzione di un Paese più giusto. Michelle Bachelet, due volte presidente del Cile, ha ritirato la sua candidatura alla segreteria generale delle Nazioni Unite a causa degli scarsi risultati nelle votazioni informali del Consiglio di Sicurezza. Sulla scelta ha pesato anche il mancato sostegno istituzionale del suo Paese, revocato dal nuovo governo di José Antonio Kast a pochi giorni dal proprio insediamento. In un video condiviso sui social, la leader ha confermato la rinuncia ringraziando i presidenti di Brasile e Messico per il costante appoggio. "Alcuni crederanno che non erano i tempi per una candidatura come quella che ho voluto rappresentare, quando i venti soffiano forti contro principi come il multilateralismo", ha affermato. Bachelet ha comunque rivendicato l'importanza della campagna elettorale, volta a promuovere una leadership femminile e latinoamericana per l'organizzazione internazionale. "Non mi pento di aver intrapreso questa grande sfida", ha concluso l'ex presidente, ribadendo l'impegno a rimanere attiva nella costruzione di un mondo di pace, sicurezza e rispetto dei diritti umani.