[I forti fanno ciò che devono fare, e i deboli accettano ciò che devono accettare. Tucidide di Atene] Proprio oggi che compio gli anni in mattinata arriva una nota di Asc. Ita ha un contratto fino al 15 di ottobre con asc a Catania e Palermo, ma potrebbe andare via prima. Con la chiusura della procedura di licenziamento collettivo ai sensi degli artt. 4 e 24 della legge n. 223/1991 avviata in data 24/04/2026 – comunicazione di chiusura della procedura. Con riferimento alla procedura di licenziamento collettivo avviata dalla scrivente ASC Handling Srl in data 24 aprile 2026 ai sensi e per gli effetti degli artt. 4 e 24 della legge 23 luglio 1991, n. 223, si comunica quanto segue. In data successiva all'avvio della procedura e, precisamente, nella settimana in corso, sono sopraggiunti elementi che hanno determinato un significativo mutamento dello scenario di riferimento in relazione al quale la procedura medesima era stata attivata. Tali sopravvenienze sono attualmente oggetto di valutazione da parte della scrivente società al fine di verificarne compiutamente la portata e le implicazioni. In ragione di quanto precede, con la presente si comunica formalmente la chiusura della procedura di licenziamento collettivo di cui alla comunicazione del 24 aprile 2026, non sussistendo più, allo stato, i presupposti sui quali la stessa era stata fondata. Resta impregiudicata ogni determinazione che la società riterrà di assumere all'esito della valutazione degli elementi sopravvenuti, ivi inclusa l'eventuale attivazione di una nuova e autonoma procedura ai sensi della normativa vigente, ove ne ricorrano i presupposti, oltre che l'adozione di ogni altra misura legalmente prevista. La presente comunicazione costituisce formale revoca della procedura e viene trasmessa a tutti i soggetti destinatari della comunicazione di avvio del 24 aprile 2026. Quando ita andò in asc ci fu la clausola sociale, in fase di trattativa Max voleva che nella lista ci fosse anche donna Michela, ma lei preferì rinunciare a un mega stipendio perché la fedeltà non ha prezzo. Ora bisognerà vedere quante persone ritorneranno in gh. I voli sono diminuiti di un terzo, i vincitori di causa risarciti e rimasti con pasticiedda … insomma per chi ritorna a casa le vacanze sono finite questa è l’unica certezza.
OTTOBRE ROSSO
venerdì 15 maggio 2026
Vittime della guerra
[Ancora non lo sapevo. Che la luce, come il dolore, è benevola solo con chi la attraversa, mentre rifiuta di stanare gli indecisi e i superbi. Simona Lo Iacono] La guerra in Medio Oriente "grava sull'attività economica" e i dati "segnalano un indebolimento della crescita e dallo scoppio della guerra", con la fiducia di consumatori e imprese riguardo al futuro che "si è incrinata". Lo sottolinea la Bce nel bollettino economico, dopo una crescita dell'area euro che, nel primo trimestre 2026, è rallentata allo 0,1%. Malgrado una "buona capacità di tenuta" dell'economia con la disoccupazione ai minimi storici, le prospettive vedono "rischi al ribasso" e "dipenderanno dalla durata del conflitto in Medio Oriente", si legge. "Le aspettative di inflazione a più lungo termine rimangono saldamente ancorate, benché quelle sugli orizzonti temporali più brevi siano aumentate in misura significativa", scrive la Bce. Le aspettative d'inflazione sono uno dei parametri che la Bce usa nel decidere i tassi d'interesse. Nel documento la Bce rileva anche che, pur fra rischi al rialzo per l'inflazione, "le misure dell'inflazione di fondo sono rimaste pressoché invariate". L'inflazione al netto di alimentari ed energia è scesa al 2,2% ad aprile, con i prodotti energetici che hanno segnato un +10,9%. Per decidere un aumento dei tassi, la Bce deve vedere una diffusione ampia dell'inflazione e un 'disancoramento' delle aspettative. La guerra in Medio Oriente avrà un impatto "limitato" sull'economia spagnola, ma con effetti "duraturi" sui prezzi dell'energia, avverte la Banca di Spagna nel suo Rapporto sulla Stabilità finanziaria di primavera 2026. Lo stretto di Hormuz resta "severamente ristretto" alla navigazione e interessa il 20% dell'offerta mondiale di petrolio e gas Gnl, mentre la produzione totale della regione rappresenta circa il 30% del totale globale, pari a 10 milioni di barili al giorno, "una proporzione superiore a quella osservata dopo l'invasione russa dell'Ucraina nel 2022", segnala la banca centrale. Secondo il rapporto, le famiglie, le imprese e le banche affrontano lo scenario con basso indebitamento e buona qualità del credito. Tuttavia, un incremento del prezzo del petrolio provocherebbe "un aumento forte e rapido dell'inflazione, seppure temporaneo". Con un barile di Brent a 145 dollari, la previsione è che l'inflazione arrivi al 6,8% nel 2026 e al 3,7% nel 2027, mentre che la crescita sarebbe dell'1,3% del Pil quest'anno e nulla nel seguente. Il tasso di disoccupazione arriverebbe all'11,7%. Questo scenario "è più o meno quanto accadde nella guerra del Golfo", con una riduzione dell'offerta del 9%. Tuttavia, un aumento del petrolio a 220 dollari per barile provocherebbe "una recessione", un termine "non abituale" nei rapporti della Banca. In tale scenario, l'inflazione potrebbe arrivare al 9,5% nel 2026, con una crescita del Pil dello 0,6% quest'anno e una contrazione dello 0,7% nel 2027, mentre il tasso di disoccupazione salirebbe al 12,9%.
Xi Jinping ha vinto
[E’ dal cuore che tutto dipende. Quando il cuore è raggiante, vuoto e tranquillo, il resto si innalza. Daniel Odier] Cina e Usa "hanno convenuto che l'Iran non potrà mai dotarsi di armi nucleari". Lo afferma la Casa Bianca nel resoconto dell'incontro tra Donald Trump e Xi Jinping a Pechino, secondo quanto riportato dal Guardian. Un'analisi riservata dell'intelligence Usa descrive in dettaglio come la Cina stia sfruttando la guerra in Iran per massimizzare il proprio vantaggio sull'America in ambito militare, economico, diplomatico e in altri settori. Lo riporta il Washington Post, in base a quanto riferito da due funzionari statunitensi che hanno letto il rapporto. La valutazione è stata redatta in settimana per il capo di Stato maggiore congiunto, il generale Dan Caine, e ha destato allarme all'interno del Pentagono riguardo ai costi geopolitici del braccio di ferro tra Washington e Teheran, proprio mentre il presidente Donald Trump avvia a Pechino colloqui ad alto rischio con il suo omologo Xi Jinping. L'Iran esorta gli Stati membri dei Brics a condannare quelle che definisce violazioni del diritto internazionale da parte di Stati Uniti e Israele, ha dichiarato il ministro degli Esteri Abbas Araghchi in un comunicato sul suo account Telegram rilanciato dai media internazionali tra cui Times of Israel. Ha inoltre invitato i Brics a impedire la politicizzazione delle istituzioni internazionali. "Il falso senso di superiorità e immunità dell'Occidente deve essere infranto da tutti noi", ha scritto. Con la definizione di nuovi protocolli, l'Iran spiana il transito delle navi cinesi a Hormuz proprio mentre Donald Trump e il presidente cinese Xi Jinping nel loro faccia a faccia a Pechino "hanno concordato sulla necessità che lo stretto rimanga aperto per garantire il libero flusso energetico", di cui il Dragone è il principale beneficiario. Non è immediatamente chiaro in che misura la mossa modifichi la situazione sul campo, dato che Teheran aveva già indicato durante la guerra che le navi neutrali, in particolare quelle legate alla Cina, potevano transitare nello Stretto a condizione che si coordinassero con le forze armate iraniane. Ma è un segnale chiaro, e formale, verso Xi e le sue leve sul tycoon per sbloccare il braccio di ferro nel Golfo tra Usa e Iran. Il presidente Usa Donald Trump ha detto che il suo omologo cinese Xi Jinping si è offerto di fornire un aiuto sull'Iran: in un'intervista a Fox News, il tycoon ha anche aggiunto che il leader cinese "ha detto che non fornirà equipaggiamento militare" a Teheran. "Lo ha detto oggi ed è una dichiarazione importante", ha proseguito, parlando degli incontri avuti oggi a Pechino. L'Arabia Saudita ha discusso con gli alleati occidentali un possibile patto di non aggressione tra i Paesi del Golfo e l'Iran, per gestire le tensioni nella regione anche in vista di una riduzione della presenza Usa una volta conclusa la guerra contro Teheran. Lo riporta il Financial Times, citando fonti diplomatiche. Un funzionario arabo ha inoltre affermato che un patto di non aggressione, sul modello degli Accordi di Helsinki, sarebbe accolto favorevolmente dalla maggior parte degli Stati arabi e musulmani, oltre che dall'Iran, secondo cui la regione dovrebbe essere libera da interferenze occidentali. "In mare abbiamo distrutto 161 unità navali totali relative a 16 diverse classi di navi da guerra, compromettendo di fatto la capacità operativa del regime" iraniano. L'ammiraglio Brad Cooper, a capo del Centcom, ha riferito che le forze Usa hanno eliminato "oltre il 90% di quello che era un imponente arsenale di mine navali fatto di oltre 8.000 ordigni, attraverso oltre 700 attacchi aerei mirati". In sintesi, ha aggiunto Cooper in un'audizione al Congresso, "la Marina iraniana non può più rivendicare lo status di potenza marittima e non è in grado di proiettare la sua forza nel Golfo di Oman o nell'Oceano Indiano".
giovedì 14 maggio 2026
Marco Lubio in Cina
[Il mondo nasce per ognun che nasce al mondo. Pascoli] Il segretario di Stato americano Marco Rubio e il suo omologo cinese Wang Yi hanno concordato, nel corso di una conversazione telefonica avvenuta ad aprile, di non permettere ad alcun Paese di imporre pedaggi per il transito attraverso lo stretto di Hormuz. Lo ha riferito alla agenzia giapponese Kyodo News un portavoce del dipartimento di Stato Usa. Il segretario di Stato Marco Rubio è atteso a Pechino insieme al presidente Donald Trump, nonostante sia soggetto a sanzioni da parte della Cina. [] L’escamotage dei cinesi per farlo entrare nel Paese è stato quindi quello di usare una translitterazione del suo cognome: non più Marco Rubio, ma Marco 'Lubio'. In qualità di senatore degli Stati Uniti, Rubio ha difeso con forza i diritti umani in Cina, che ha reagito imponendogli sanzioni in due occasioni, adottando una tattica solitamente utilizzata dagli Stati Uniti contro i propri avversari. Ieri la Cina ha dichiarato che non avrebbe impedito a Rubio di entrare nel Paese a bordo dell'Air Force One con Trump. "Le sanzioni prendono di mira le parole e le azioni del signor Rubio quando ricopriva la carica di senatore degli Stati Uniti in merito alla Cina", ha affermato il portavoce dell'ambasciata cinese Liu Pengyu. La Cina in realtà aveva già trovato una soluzione diplomatica dopo che Trump aveva nominato Rubio suo segretario di Stato e consigliere per la sicurezza nazionale. Poco prima che entrasse in carica nel gennaio 2025, il governo cinese e i media ufficiali hanno iniziato a traslitterare la prima sillaba del suo cognome con un carattere cinese diverso: Lu. Due diplomatici hanno affermato di ritenere che il cambiamento fosse un modo immediato per la Cina di evitare di applicare le proprie sanzioni, poiché a Rubio era stato vietato l'ingresso con la vecchia grafia del suo nome. Un funzionario del Dipartimento di Stato ha confermato solo che Rubio stava viaggiando con Trump. Rubio è stato l'autore principale della legge del Congresso che ha imposto ampie sanzioni alla Cina per il presunto ricorso al lavoro forzato nei confronti della minoranza uigura, prevalentemente musulmana, accuse negate da Pechino. Si è anche espresso contro la repressione di Pechino a Hong Kong. Durante l'udienza di conferma come segretario di Stato, Rubio si è concentrato in modo particolare sulla Cina, che ha descritto come un avversario senza precedenti. Ma da quando è entrato in carica, Rubio ha sostenuto Trump, che descrive il suo omologo Xi Jinping come un amico e si è concentrato sulla costruzione di relazioni commerciali, minimizzando la questione dei diritti umani. L'anno scorso, tuttavia, Rubio ha portato sollievo a Taiwan quando ha affermato che l'amministrazione Trump non avrebbe negoziato sul futuro della democrazia autonoma per assicurarsi un accordo commerciale con la Cina.
Iran e Taiwan sospese
[Non cantata, l'azione più nobile morirà. Pindaro] Il secondo grande dossier geopolitico è l’Iran. La guerra pesa sull’economia globale, sui prezzi dell’energia e sulla politica interna americana. Washington vuole che Pechino faccia pressione su Teheran e contribuisca alla riapertura piena delle rotte energetiche, a partire dallo stretto di Hormuz. Un alto funzionario statunitense ha detto che si aspetta che Trump ‘applichi pressione’ sulla Cina perché usi la propria influenza sull’Iran. Per Pechino gli incentivi sono ambigui: da un lato, in quanto grande acquirente di petrolio mediorientale e potenza esportatrice, vuole stabilità e libertà di navigazione; dall’altro, un coinvolgimento americano prolungato nel Golfo può apparire politicamente vantaggioso. Le accuse americane di sostegno cinese ai programmi missilistici e di droni iraniani rischiano di complicare il quadro. Il Tesoro Usa ha colpito negli ultimi giorni individui e società accusati di sostenere Teheran, inclusi soggetti in Cina e a Hong Kong, e ha già sanzionato raffinerie cinesi legate al greggio iraniano. Pechino ha reagito ordinando alle imprese di non conformarsi alle sanzioni statunitensi, pur avendo, secondo alcune ricostruzioni, chiesto alle banche di essere prudenti con i finanziamenti ai raffinatori colpiti. L’ambasciatore cinese negli Stati uniti Xie Feng ha respinto le accuse di aiuto militare all’Iran come ‘notizie false’ e ha ribadito che la Cina sostiene gli sforzi diplomatici utili al ripristino della pace. L’intelligenza artificiale sarà un altro banco di prova. Le due potenze discutono della possibilità di creare un canale per evitare incidenti e gestire i rischi legati all’Ia, ma la cooperazione non cancella la competizione tecnologica. Solo nelle ultime settimane l’amministrazione Trump ha accusato Pechino di sottrarre modelli americani di intelligenza artificiale su scala industriale. Restano in vigore le restrizioni all’export di chip avanzati verso la Cina, mentre Xi potrebbe usare il controllo cinese su terre rare e materiali critici come leva per ottenere un allentamento dei vincoli. Il Congresso americano, però, ha già introdotto proposte per limitare ulteriormente la vendita di tecnologie sensibili. Sul piano militare, il vertice si svolge mentre negli Stati uniti cresce il dibattito sugli arsenali consumati dalla guerra in Iran. Secondo analisi citate dalla stampa asiatica, le scorte di alcuni missili e sistemi di difesa aerea si sono ridotte in modo significativo, con il rischio di indebolire la capacità americana di sostenere un conflitto prolungato nell’Indo-Pacifico. È un elemento che Pechino conosce bene, anche se gli esperti avvertono che sfruttare apertamente questa vulnerabilità potrebbe provocare una dura reazione americana. Più probabile, per ora, che la Cina mantenga la leva dei minerali critici come strumento latente, capace da sola di moderare le scelte di Washington. Il cerimoniale avrà un ruolo non secondario. Le immagini di Trump e Xi al Tempio del Cielo, luogo in cui gli imperatori delle dinastie Ming (1368-1644) e Qing (1644-1912) offrivano sacrifici al cielo per invocare buoni raccolti, servirebbero a sottolineare l’importanza attribuita da Pechino alla relazione. Nel 2017 Xi aveva già riservato a Trump un trattamento eccezionale, facendolo cenare nella Città proibita, gesto mai concesso a un leader straniero dalla fondazione della Repubblica popolare. Anche questa volta la Cina punta a una scenografia di grande impatto, mentre Trump ha sempre attribuito grande valore alla narrazione visiva del potere. Il rapporto personale tra i due leader resta una variabile importante. Trump ha più volte definito Xi un amico e un leader che rispetta profondamente. Secondo ricostruzioni della stampa americana, i due hanno mantenuto nel tempo anche uno scambio di lettere, una sorta di canale personale parallelo alla diplomazia ufficiale. Ma la cordialità non elimina la diffidenza. Trump arriva indebolito politicamente dalla guerra in Iran e preoccupato per l’impatto economico dei prezzi dell’energia. Xi, pur saldamente al potere, deve gestire una fase difficile per l’economia cinese e ha bisogno di evitare una crisi improvvisa con Washington.Il risultato più probabile del vertice è dunque una pausa, non una svolta. Ci potranno essere annunci su acquisti, cooperazione economica, fentanyl, intelligenza artificiale e stabilità energetica. Potrà essere prorogata la tregua commerciale e potranno essere fissati nuovi incontri, anche in vista del vertice Apec che la Cina ospiterà a Shenzhen in novembre e del G20 previsto negli Stati uniti a dicembre. Ma le questioni strutturali resteranno aperte: Taiwan, semiconduttori, terre rare, sanzioni, ruolo militare americano nell’Indo-Pacifico e competizione per la leadership tecnologica. Per questo il vertice di Pechino appare soprattutto come un tentativo di guadagnare tempo. Trump vuole mostrare agli elettori risultati economici tangibili e un rapporto personale capace di contenere le crisi. Xi vuole dimostrare che la Cina tratta con gli Stati uniti da pari a pari e non arretra sui propri interessi fondamentali. Entrambi hanno bisogno di stabilità, ma nessuno dei due sembra disposto a ridurre davvero la rivalità che definisce il rapporto tra Washington e Pechino.
Yankee a Pechino
[Se l'uomo distoglierà dall'aldilà le sue speranze e concentrerà sulla vita terrena tutte le forze rese così disponibili, riuscirà probabilmente a rendere la vita sopportabile per tutti e la civiltà non più oppressiva per alcuni. Freud] “Non abbiamo bisogno dell'aiuto della Cina con l'Iran". Lo ha detto Donald Trump ribadendo di essere contento di andare a Pechino. "Sarà un viaggio straordinario", ha aggiunto.Donald Trump ha annunciato una visita di Xi Jinping alla Casa Bianca "entro la fine dell'anno". "Speriamo che il salone delle feste sia finito per quella data", ha aggiunto. Il presidente Usa Donald Trump è atteso a Pechino per un vertice di due giorni con il presidente cinese Xi Jinping che si annuncia più come un esercizio di stabilizzazione che come l’avvio di una nuova stagione nei rapporti tra le due maggiori potenze mondiali. La visita, la prima di un presidente statunitense in Cina da quasi nove anni, prevede il cerimoniale delle grandi occasioni: colloqui nella Grande sala del popolo, una cena di Stato, una cerimonia del tè e, secondo le attese, anche una tappa al Tempio del Cielo, uno dei luoghi simbolici del potere imperiale cinese. Il vertice arriva in una fase in cui Washington e Pechino cercano di preservare una fragile tregua dopo mesi di tensioni commerciali, restrizioni tecnologiche, sanzioni e ritorsioni sulle terre rare. L’obiettivo più realistico è evitare una nuova escalation e dare forma a qualche risultato immediatamente spendibile: maggiori acquisti cinesi di prodotti agricoli statunitensi, possibili ordini per centinaia di aerei Boeing, un canale di confronto sull’intelligenza artificiale e forse un nuovo meccanismo bilaterale per gestire commercio e investimenti. Alla vigilia della visita, il vicepresidente del Consiglio di stato cinese He Lifeng e il segretario al Tesoro Usa Scott Bessent hanno avuto in Corea del sud colloqui preparatori con il viceministro cinese del Commercio Li Chenggang. Pechino li ha definiti scambi ‘franchi, approfonditi e costruttivi’ su questioni economiche e commerciali di interesse comune e sull’espansione della cooperazione pragmatica. È il segnale che le due parti vogliono arrivare al faccia a faccia fra Trump e Xi con almeno una cornice negoziale già delineata. Trump, partito con una delegazione che include alcuni dei nomi più pesanti dell’economia americana, punta a ottenere risultati visibili. Con lui sono stati indicati, tra gli altri, il capo di Nvidia Jensen Huang, Elon Musk di Tesla, Tim Cook di Apple e il vertice di Boeing Kelly Ortberg. Durante il viaggio il presidente Usa ha detto di voler chiedere a Xi di ‘aprire’ la Cina perché i leader d’impresa americani possano ‘fare la loro magia’ e contribuire a portare la Repubblica popolare ‘a un livello ancora più alto’. È una formula che riassume bene l’impostazione americana: meno ambizione di ridisegnare l’intero rapporto con Pechino, più attenzione all’accesso al mercato e stabilità. Il contrasto con la campagna elettorale del 2024 è evidente. Trump aveva promesso di colpire la Cina più duramente di qualsiasi altro partner economico, evocando dazi del 60 per cento o più e la possibilità di togliere a Pechino il trattamento commerciale preferenziale ottenuto con l’ingresso nell’Organizzazione mondiale del commercio. Oggi, dopo la risposta cinese ai dazi e soprattutto dopo le restrizioni sulle terre rare e sui magneti necessari all’industria americana, la Casa bianca appare più cauta. In ogni caso, le aspettative per il vertice sono limitate. Gli analisti citati dai media statunitensi parlano di un incontro caratterizzato da diffidenza strategica e simbolismo, ma di limitate ambizioni. La formula coglie il punto: Trump e Xi hanno interesse a mostrarsi in grado di gestire la rivalità, ma nessuno dei due sembra pronto a concessioni strutturali. Washington vuole evitare nuove interruzioni nelle forniture di terre rare e minerali critici. Pechino vuole prevedibilità, soprattutto in una fase di rallentamento dell’economia interna, debolezza dei consumi e pressioni deflazionistiche. Il commercio resta il primo dossier. Le due parti dovranno decidere se prorogare la tregua che ha finora evitato nuove tariffe e contromisure. Si discute anche della creazione di un ‘board of trade’, un organismo incaricato di supervisionare gli impegni sugli acquisti e di dare un quadro più istituzionale alla relazione economica. Per Washington, un annuncio su Boeing, soia, etanolo, carne bovina e sorgo consentirebbe a Trump di tornare a casa con risultati concreti. Per Pechino, il vantaggio sarebbe mostrare che il dialogo con gli Stati uniti è tornato su binari più prevedibili senza cedere sui principi fondamentali. La Cina, però, non vuole apparire in posizione difensiva. La stampa ufficiale ha preparato il vertice con una serie di commenti dal tono fiducioso ma fermo. Il Quotidiano del Popolo ha scritto che le relazioni sino-americane ‘non possono tornare al passato, ma possono avere un futuro migliore’ e ha descritto la visita come un nuovo punto di partenza in una fase storica diversa. Il giornale del Partito comunista ha sostenuto che, dopo anni di scontri e negoziati, il rapporto è diventato ‘più eguale’ e che la Cina ha dimostrato, con la disponibilità a ‘parlare e osare combattere’, di poter difendere i propri diritti e interessi. Nella lettura cinese, la fase iniziata con la guerra commerciale del primo mandato Trump e proseguita con le nuove tensioni degli ultimi mesi ha modificato il modo in cui Washington guarda Pechino. Il Quotidiano del popolo ha accusato alcuni settori americani di restare prigionieri della logica del gioco a somma zero, del ‘tu perdi, io vinco’ e del ‘tu sali, io scendo’. La linea ufficiale è che Cina e Stati uniti debbano allargare la ‘torta’ della cooperazione, perché ‘quando Cina e Stati uniti cooperano, il mondo è in pace; quando Cina e Stati uniti combattono, il mondo è turbato’. Il punto più sensibile resta Taiwan. Pechino considera l’isola il cuore dei propri interessi fondamentali e il principale limite da non superare nei rapporti con Washington. Il premier cinese Li Qiang ha ribadito la scorsa settimana a una delegazione di senatori Usa che la questione di Taiwan è la ‘prima linea rossa inviolabile’ nelle relazioni sino-americane. Oggi anche l’Ufficio cinese per gli affari di Taiwan ha usato toni duri, affermando che la determinazione a opporsi all’indipendenza dell’isola è ‘salda come una roccia’ e che la capacità di ‘schiacciare’ le spinte indipendentiste è ‘indistruttibile’. Trump ha alimentato l’incertezza dicendo che parlerà con Xi anche delle vendite di armi americane a Taipei. ‘Il presidente Xi vorrebbe che non lo facessimo, e ne parlerò con lui’, ha detto. La frase è stata letta da diversi osservatori come un possibile scostamento dalla linea tradizionale degli Stati uniti, che forniscono armi a Taiwan ma non riconoscono l’isola come Stato indipendente e non accettano formalmente di consultare Pechino sulle vendite militari. Gli analisti ritengono improbabile un cambiamento esplicito della politica americana, ma anche una modifica verbale, ad esempio dal ‘non sostenere’ l’indipendenza di Taiwan all”opporsi’ a essa, avrebbe un forte valore politico e aumenterebbe le inquietudini a Taipei. Anche Tokyo seguirà il vertice con grande attenzione. Il Giappone è già in tensione con Pechino dopo le parole della premier Sanae Takaichi, che ha definito una crisi su Taiwan una possibile ‘situazione minacciosa per la sopravvivenza’ del Giappone. Per la Cina, Taiwan può diventare un cuneo fra Washington e i suoi alleati asiatici. Ma Pechino potrebbe evitare di spingere troppo, perché anche la leadership cinese ha interesse a preservare l’apparenza di stabilità.
Priolo torna italiana
[Il sogno è il teatro dove il sognatore è allo stesso tempo sia la scena, l'attore, il suggeritore, il direttore di scena, il manager, l'autore, il pubblico e il critico. Jung] Il gruppo cipriota Goi Energy, che la aveva rilevata dai russi di Lukoil a inizio 2023 - costretto a cedere per l'embargo del petrolio di Mosca - ha firmato per venderla a Ludoil Capital.Il gruppo Ludoil della famiglia Ammaturo ha sottoscritto un accordo con Goi Energy per l'acquisizione della partecipazione detenuta da quest'ultima nel capitale di Isab, la società proprietaria della raffineria di Priolo Gargallo e delle infrastrutture industriali, logistiche ed energetiche ad essa afferenti. L'impianto, si legge in una nota, costituisce il più grande complesso di raffinazione in Italia, con una capacità autorizzata di 20 milioni di tonnellate annue e una capacità bilanciata di 15 milioni di tonnellate, rappresentando un'infrastruttura strategica per la sicurezza energetica nazionale che torna così sotto una guida italiana. L'operazione prevede una struttura articolata in due fasi, la prima delle quali relativa al 51% delle quote e subordinata, tra l'altro, al positivo esito del procedimento di notifica da avviarsi dinanzi al Governo italiano ai sensi della normativa sul golden power, nonché all'ottenimento delle autorizzazioni Antitrust e regolatorie applicabili. L'acquisizione segna l'avvio di una nuova fase per Isab, che si trasformerà in una energy company, con un portafoglio integrato che spazia dal processing di greggio alle bioenergie avanzate, configurandosi come hub strategico per i flussi energetici tra Europa, Africa, America e Medio Oriente. "La conduzione - si legge nella nota - sarà improntata a un modello fondato sulla creazione di valore condiviso, affinché Isab rafforzi il proprio ruolo a tutela degli approvvigionamenti e continui a generare prosperità per il territorio e per il Paese". Sul piano occupazionale, l'attuale organico sarà integralmente preservato mentre il piano di sviluppo potrà generare ulteriori opportunità per il territorio, anche attraverso sinergie con il mondo dell'istruzione e della ricerca. Nel medio periodo, l'indirizzo industriale sarà orientato al bio-processing avanzato, con un piano che prevede la progressiva introduzione di nuove filiere dedicate alla produzione di Hydrotreated generazione e BioETB, secondo una traiettoria che si inscrive in un più ampio percorso di evoluzione del distretto industriale di Priolo, già interessato da significativi investimenti nella bioraffinazione. "Isab rappresenta un patrimonio di competenze ingegneristiche maturato in decenni di attività in Sicilia, cuore storico della raffinazione e della petrolchimica italiana. Si tratta di un'eccellenza riconosciuta a livello nazionale, che Ludoil intende valorizzare e proiettare su scala internazionale". La complementarità tra le capacità commerciali e infrastrutturali di Ludoil e le competenze industriali di Isab abiliterà un'integrazione verticale della filiera, dalla fase di approvvigionamento al downstream, fino alla distribuzione, proiettando Ludoil come principale multi-energy company privata italiana, con ricavi consolidati attesi superiori a 10 miliardi di euro, collocando il gruppo tra i primi operatori italiani per fatturato e tra i protagonisti della trasformazione del sistema energetico nazionale.