mercoledì 10 giugno 2026

A ottobre si vota

[La speranza è il sogno di chi è sveglio .  Aristotele] Il governo Bennett-Lapid è stato il 36º governo d'Israele, nato, dopo le elezioni parlamentari del 2021, in seguito ad un accordo fra Yair Lapid (leader di Yesh Atid) e Naftali Bennett (leader di Nuova Destra). Adesso i due si sono alleati contro Bibi. Ma se dovessero vincere i laburisti si parla già di un primo ministro al di sopra delle parti, rispettato e apprezzato in tutto il mondo: David Barnea ex capo del Mossad.  In Israele, il Primo Ministro benjamin netanyahu è attualmente a processo davanti alla Corte distrettuale (le udienze si tengono tra Gerusalemme e Tel Aviv) con accuse molto serie che ruotano attorno a tre procedimenti principali, noti come Caso 1000, Caso 2000 e Caso 4000. I reati formali contestati dalla magistratura israeliana sono corruzione, frode e violazione della fiducia (breach of trust).  Netanyahu e sua moglie Sara sono accusati di aver ricevuto sistematicamente, per anni, regali di lusso (tra cui sigari di fascia alta, champagne e gioielli) per un valore stimato di circa 250.000 euro da parte di ricchi magnati, in particolare dal produttore cinematografico di Hollywood Arnon Milchan e dal miliardario australiano James Packer. L'accusa sostiene che, in cambio, Netanyahu abbia operato per favorire gli interessi commerciali e personali di questi imprenditori (ad esempio, agevolazioni fiscali o visti d'ingresso). Caso 2000 (Il quotidiano Yedioth Ahronoth): questo filone si concentra sui colloqui intercorsi tra Netanyahu e Arnon "Noni" Mozes, editore di Yedioth Ahronoth, uno dei principali quotidiani israeliani. Secondo i magistrati, i due stavano negoziando un accordo di mutuo favore: Netanyahu avrebbe promosso una legge per danneggiare e limitare la diffusione di Israel Hayom (un quotidiano rivale gratuito), in cambio di una copertura giornalistica più favorevole e morbida nei suoi confronti da parte del gruppo editoriale di Mozes. Caso 4000 (La vicenda Bezeq-Walla). È considerato l'impianto d'accusa principale del processo. Netanyahu è accusato di aver promosso, nella sua veste di Primo Ministro e Ministro delle Comunicazioni, decisioni normative e modifiche regolamentari che hanno fruttato centinaia di milioni di dollari a Shaul Elovitch, all'epoca principale azionista del gigante delle telecomunicazioni israeliano Bezeq. In cambio di questi enormi favori finanziari, Elovitch avrebbe garantito a Netanyahu e alla sua famiglia il controllo editoriale e una linea ampiamente positiva sul popolare sito d'informazione Walla, di proprietà del gruppo. A questo, probabilmente, si aggiungerà, dopo che la Commissione d'inchiesta giudiziaria sul 7.10, che il prossimo governo instituirà, finirà i lavori, un’altra serie di accuse.  Un sondaggio condotto dall'Israel Democracy Institute rivela che il 61% degli israeliani in generale e il 57% degli israeliani di origine ebraica ritengono che Netanyahu non debba ricandidarsi. Il sondaggio rileva inoltre che il 61% degli israeliani è favorevole all'introduzione di un limite di due mandati per i primi ministri dopo la fine del mandato di Netanyahu. La maggioranza degli israeliani ebrei, a prescindere dall'orientamento politico (sinistra, centro e destra), sostiene l'imposizione di un limite di mandati dopo la fine del mandato di Netanyahu. La Francia "ha vietato l'ingesso nel proprio territorio del ministro israeliano Bezalel Smotrich, di quattro responsabili di organizzazioni di coloni e di 21 coloni violenti". Lo ha annunciato il ministro degli Esteri, Jean-Noel Barrot, ricordando che "Bezalel Smotrich promuove attivamente l'annessione della Cisgiordania, che rivendica apertamente, la creazione di nuove colonie in Cisgiordania, la ricolonizzazione di Gaza, il crollo economico dell'Autorità palestinese e le sue conseguenze nefaste sulla popolazione palestinese". Barrot sottolinea che si tratta "di una politica che la stragrande maggioranza della comunità internazionale, fermamente convinta della soluzione a due Stati, non può accettare". Il governo britannico ha invitato le aziende del Paese a cessare ogni attività negli insediamenti israeliani nella Cisgiordania occupata. Lo ha annunciato la ministra degli Esteri Yvette Cooper.    "Ho rafforzato le nostre linee guida sui rischi aziendali affinché siano chiare e inequivocabili: se siete cittadini britannici o aziende britanniche, non dovete svolgere alcuna attività economica o finanziaria negli insediamenti israeliani illegali", ha dichiarato la ministra al Parlamento.  "Riteniamo che i gruppi di coloni violenti non debbano trarre profitto dalle terre che hanno sottratto ai palestinesi", ha aggiunto, affermando che le condanne di alcune di queste violenze da parte del governo israeliano "suonano vuote" in assenza di misure concrete per punirle. Un nuovo pacchetto coordinato congiuntamente tra Francia, Regno Unito, Canada, Australia, Nuova Zelanda e Norvegia è stato adottato per "nuove sanzioni contro i responsabili dell'intensificarsi delle attività di insediamento e della violenza in Cisgiordania".  Lo ha annunciato il ministro degli Esteri francese Jean Noel Barrot.


64.741 detenuti in Italia

[Il mondo non è senza Dio, Dio non è senza il mondo. Schleiermacher] Secondo i dati del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria aggiornati al 31 maggio 2026, il numero di persone detenute nelle carceri italiane è salito a 64.741. Questo dato conferma un trend di crescita senza soluzioni di continuità: rispetto alla rilevazione di fine aprile (64.509 presenti), portando il sistema penitenziario ai valori più elevati dell'ultimo decennio". Lo denuncia il Garante delle persone private della libertà della regione Lazio, Stefano Anastasia che aggiunge come il tasso di affollamento nazionale si attesta stabilmente al 139%.In particolare la situazione è ancora più critica nella regione Lazio, dove il tasso di affollamento, secondo il Garante, è del 143% con picchi del 200% ad esempio nel carcere di Latina. Crescono le presenze anche negli istituti penali minorili dove i reclusi raggiunto la cifra record di 1.969. "Risulta in aumento anche il numero dei bambini rinchiusi in carcere con le loro madri, che al 31 maggio sono 30 (erano 26 a marzo), a testimonianza di una criticità che continua ad aggravarsi" aggiunge Anastasia.  "Il quadro complessivo che emerge - conclude -conferma dunque un ulteriore peggioramento delle condizioni di detenzione in Italia, dove all'incremento della popolazione detenuta corrisponde una cronica carenza di risorse e spazi adeguati". 


Hezbollah ha detto no

[Iniuriam qui facturus est , iam facit . Seneca ] Gli Stati Uniti hanno accusato l’Iran di avere fatto precipitare ieri nelle acque al largo dell’Oman un elicottero militare e hanno preannunciato una risposta. Ad anticiparla è il presidente americano, Donald Trump, ore dopo l’annuncio da parte dell’esercito americano dell’apertura di un’inchiesta sull’incidente da cui due soldati Usa sono stati portati in salvo.  Sul suo social Truth, Trump ha scritto: “Sono appena stato informato dal nostro grande esercito che ieri notte gli iraniani hanno abbattuto uno dei nostri elicotteri Apache altamente sofisticati mentre pattugliavano lo Stretto di Hormuz. Erano coinvolti due piloti, entrambi sono al sicuro e senza ferite. Tuttavia, gli Stati Uniti devono, per necessità, rispondere a questo attacco”.Gli attacchi aerei americani hanno colpito basi militari e navali, impianti radar e batterie di artiglieria in cinque località lungo la costa meridionale dell'Iran. Lo riferiscono funzionari iraniani al New York Times. In particolare, i raid Usa avrebbero colpito basi navali a Sirik e Jask, sistemi di difesa aerea a Bandar Abbas e batterie missilistiche a Qeshm.È  in corso una terza ondata di attacchi americani contro l'Iran, in rappresaglia dell'abbattimento di un elicottero Usa da parte di Teheran. Lo riferisce un funzionario americano ad Axion. Le Guardie rivoluzionarie iraniane hanno annunciato oggi di aver attaccato una base statunitense in Giordania, in seguito ai raid aerei americani contro obiettivi iraniani lungo lo Stretto di Hormuz in risposta a un attacco a un elicottero Apache. L'esercito iraniano "ha preso di mira e distrutto quattro obiettivi principali, tra cui gruppi di caccia F-35 in una base aerea e il centro di comando militare statunitense" ad Azraq in Giordania, si legge in una dichiarazione pubblicata dai media statali. Daremo una risposta ferma e dolorosa all'attacco del regime sionista su Dahiyeh. Questi cani rabbiosi devono essere puniti e rimessi al loro posto.    Stanotte guardate il cielo dei territori occupati": lo scrive su X il deputato iraniano Ebrahim Rezaei minacciando Israele dopo l'attacco dell'Idf nella zona del quartier generale di Hezbollah."Ho chiesto" a Israele di compiere "raid più chirurgici" contro Hezbollah in Libano. Lo ha detto Donald Trump in un'intervista a Nbc news. Hezbollah ha respinto il cessate il fuoco tra Libano e Israele, mediato dagli Stati Uniti. In una dichiarazione, ripresa da Sky News uk, il gruppo militante afferma di aver "informato ufficialmente il presidente libanese Joseph Aoun del proprio rifiuto dell'accordo, insistendo sul fatto che qualsiasi accordo accettabile debba iniziare con il ritiro completo di Israele da tutto il territorio libanese".     Hezbollah aggiunge inoltre di considerare "il ritorno degli sfollati, gli sforzi di ricostruzione e il rilascio dei prigionieri libanesi" come "condizioni essenziali per qualsiasi futuro accordo". Il leader supremo Mojtaba Khamenei, in un messaggio scritto ha dichiarato che "il nemico malvagio", gli Stati Uniti e Israele hanno subito una "bruciante sconfitta" nella guerra scatenata contro l'Iran. Ora, aggiunge, "il loro strumento principale" per indebolire l'Iran "è seminare i semi del dubbio, della disperazione, della paura, della sfiducia e della divisione", ha affermato.   Le Forze di Difesa Israeliane affermano di aver colpito infrastrutture di Hezbollah a Tiro e in altre aree del Libano meridionale nelle ultime 24 ore, scrive Times of Israel.    A Tiro, sono stati colpiti sei siti di Hezbollah utilizzati per sferrare attacchi contro civili israeliani e soldati delle Idf, tra cui una struttura da cui venivano lanciati droni esplosivi con telecamera a infrarossi, secondo quanto dichiarato dall'esercito.   In altre zone del Libano meridionale, l'Idf afferma di aver colpito lanciarazzi armati, oltre a militanti di Hezbollah nelle aree in cui operano.


Iata & geopolitica

[Anche sul trono più elevato del mondo si é pur sempre seduti sul proprio sedere. Montaigne] La produzione di carburanti sostenbili per l’aviazione, i cosiddetti Saf è ancora insufficiente rispetto al fabbisogno del settore aereo. È quanto emerge dalle ultime stime diffuse dalla Iata, l’Associazione internazionale del trasporto aereo.  La produzione globale di carburanti sostenibili per l’aviazione dovrebbe raggiungere nel 2026 circa 2,4 milioni di tonnellate, pari ad appena lo 0,8% del consumo totale di carburante del settore aereo, con un costo stimato per le compagnie di 4,3 miliardi di dollari. Secondo il direttore generale della Iata, Willie Walsh, i progressi restano insufficienti rispetto agli obiettivi di decarbonizzazione fissati dall’industria. A cinque anni dall’impegno a raggiungere le emissioni nette zero entro il 2050, la produzione di Saf continua infatti a rappresentare una quota marginale del fabbisogno del trasporto aereo. Per accelerare lo sviluppo del settore, la Iata chiede un’azione coordinata su quattro priorità: aumentare la disponibilità di energia rinnovabile e materie prime necessarie alla produzione di Saf; garantire accesso aperto alle infrastrutture di distribuzione dei carburanti; rafforzare gli incentivi e i quadri normativi per attrarre investimenti; e favorire la creazione di un mercato globale dei Saf, sostenuto da standard armonizzati e da un sistema internazionale di certificazione e scambio dei crediti ambientali (“book and claim”). Particolare preoccupazione suscita la situazione degli e-Saf, i carburanti sintetici prodotti attraverso processi che utilizzano elettricità rinnovabile, idrogeno verde, acqua e anidride carbonica. Sebbene Unione Europea e Regno Unito abbiano fissato l’obiettivo di raggiungere una produzione complessiva di circa 600.000 tonnellate entro il 2030, la capacità produttiva globale oggi operativa o in costruzione si ferma a circa 20.000 tonnellate, con un solo impianto attualmente in funzione. Secondo la Iata, per centrare gli obiettivi europei sarebbero necessari circa 20 impianti industriali di grandi dimensioni, ma nell’ultimo anno non sono stati annunciati nuovi investimenti definitivi nel settore. La vicepresidente senior per la sostenibilità e capo economista dell’associazione, Marie Owens Thomsen, ha definito i target europei “completamente scollegati dalla realtà”, sostenendo che l’introduzione di obblighi di utilizzo prima dello sviluppo di una sufficiente capacità produttiva rischia di provocare un forte aumento dei costi senza generare reali benefici ambientali. Sul fronte della domanda, un sondaggio Iata condotto nell’aprile 2026 evidenzia un forte sostegno dei passeggeri agli obiettivi di decarbonizzazione del trasporto aereo. L’89% degli intervistati ritiene che il settore debba continuare a ridurre le emissioni anche in caso di minore impegno da parte dei governi, mentre una quota analoga considera il trasporto aereo essenziale e ritiene che debba diventare sostenibile piuttosto che essere limitato. Circa due terzi dei passeggeri (66%) si dichiarano inoltre disposti a sostenere costi aggiuntivi per compensare le emissioni generate dai voli, mentre l’88% si aspetta un aumento delle tariffe aeree legato agli investimenti nella sostenibilità. I viaggiatori indicano come priorità l’utilizzo delle risorse per lo sviluppo dei SAF (25%) e delle tecnologie per la riduzione delle emissioni (23%), mentre le misure fiscali raccolgono un consenso significativamente inferiore (10%). La sostenibilità influenza inoltre sempre più le scelte di viaggio: il 48% dei passeggeri afferma di valutare le emissioni di CO2 nella scelta del volo e, tra questi, oltre l’85% sostiene che tale fattore incida concretamente sulla decisione finale. Circa tre quarti degli intervistati dichiarano infine di preferire compagnie aeree con migliori performance ambientali. I risultati del sondaggio, osserva la Iata, confermano che i passeggeri si aspettano una progressiva decarbonizzazione del trasporto aereo e sono pronti a sostenere la transizione, pur continuando a considerare rilevanti fattori come prezzo e comodità del viaggio. L’industria aerea europea si prepara a una stagione estiva intensa, ma deve fare i conti con un rallentamento della crescita, l’aumento dei costi operativi e una serie di criticità normative che rischiano di compromettere la competitività del settore. Lo ha riferito Rafael Schvartzman, vice presidente Iata durante un briefing con la stampa in occasione dell’82esimo Iata Agm in corso a Rio de Janeiro. Dopo il forte recupero registrato negli ultimi anni, la crescita del traffico passeggeri in Europa mostra segnali di rallentamento. Ad aprile 2026 i ricavi da traffico passeggeri sono aumentati di appena lo 0,8% rispetto all’anno precedente. Secondo l’Associazione internazionale del trasporto aereo, il rallentamento è legato principalmente agli effetti della guerra tra Iran e Israele e all’impennata dei prezzi del carburante. Anche la crescita dei posti disponibili programmati per maggio e giugno si è sostanzialmente arrestata. Nonostante ciò, le compagnie prevedono un’estate caratterizzata da elevati volumi di traffico. Le prenotazioni effettuate nei mesi di marzo e aprile, ha evidenziato Schvartzman, mostrano inoltre un cambiamento nelle preferenze dei viaggiatori europei. La domanda verso destinazioni extraeuropee è in calo, mentre cresce leggermente il traffico all’interno del continente, segno che l’incertezza geopolitica e i maggiori costi stanno spingendo molti passeggeri a scegliere mete più vicine. Tra le principali preoccupazioni dell’industria figura l’implementazione del nuovo sistema europeo di ingresso e uscita alle frontiere (Entry-Exit System, EES). La Iata denuncia ritardi e lunghe code negli aeroporti di diversi Paesi, tra cui Italia, Spagna, Portogallo, Grecia e Belgio. L’associazione chiede agli Stati membri di rafforzare gli organici ai controlli di frontiera, garantire il corretto funzionamento dei sistemi elettronici e prevedere la sospensione temporanea delle verifiche EES nei momenti di maggiore congestione. Ai passeggeri viene consigliato di presentarsi in aeroporto con almeno due o tre ore di anticipo rispetto alla partenza. Altro tema centrale è la riforma del regolamento europeo EU261 sui diritti dei passeggeri. Secondo la Iata, l’attuale normativa costa alle compagnie circa 8 miliardi di euro all’anno, pur interessando direttamente solo una minima parte dei viaggiatori. L’associazione sostiene che le attuali regole incentivino la cancellazione dei voli in caso di ritardi superiori alle tre ore e chiede di elevare a quattro o cinque ore la soglia per il riconoscimento degli indennizzi. La guerra in Medio Oriente ha inoltre evidenziato come molte interruzioni operative siano determinate da circostanze eccezionali al di fuori del controllo delle compagnie aeree. Sul fronte fiscale, ha aggiunto Schvartzman, il quadro europeo appare contrastato. La Svezia ha abolito la tassa sui biglietti aerei e la Germania introdurrà dal primo luglio una riduzione delle imposte sui voli nazionali e internazionali. Di segno opposto le decisioni adottate in Francia e nei Paesi Bassi, dove sono previsti ulteriori aumenti delle tasse sul trasporto aereo. Secondo la Iata, tali misure rischiano di ridurre la competitività degli aeroporti europei, frenare la crescita delle rotte e penalizzare occupazione e sviluppo economico. Particolarmente critica è anche la valutazione delle politiche europee sulla sostenibilità. L’associazione ritiene che gli attuali strumenti, dal sistema di scambio delle emissioni ETS al programma ReFuelEU, non stiano favorendo in modo efficace la decarbonizzazione del settore e stiano invece aumentando significativamente i costi per le compagnie. La Iata chiede a tale proposito una maggiore integrazione con il sistema globale ‘Corsia’ e l’introduzione del meccanismo “Book and Claim”, che consentirebbe ai vettori di acquistare carburanti sostenibili per l’aviazione (Saf) nei mercati più efficienti e contabilizzarne i benefici ambientali indipendentemente dal luogo di utilizzo. Secondo l’associazione, ciò favorirebbe investimenti, maggiore concorrenza e una più rapida diffusione dei Saf. Anche i costi aeroportuali rappresentano una fonte di preoccupazione crescente in un contesto di rincaro del carburante. La Iata critica in particolare i livelli tariffari dell’aeroporto di Londra Heathrow, tra i più elevati al mondo, e segnala come gli aumenti applicati negli ultimi anni da Amsterdam Schiphol abbiano portato a un raddoppio delle tariffe rispetto al 2019. Più positivo il giudizio sull’intervento del regolatore spagnolo, che ha adottato un approccio ritenuto più equilibrato nella definizione delle tariffe aeroportuali. Nel complesso, il settore europeo del trasporto aereo continua a mostrare una domanda robusta e prospettive favorevoli per l’estate 2026, ma si trova ad affrontare una fase caratterizzata da forti pressioni esterne. Geopolitica, costi energetici, regolamentazione dei diritti dei passeggeri, fiscalità e sostenibilità rappresentano le principali sfide che, sostiene la Iata, richiedono interventi coordinati per preservare la competitività e la connettività del trasporto aereo europeo.


martedì 9 giugno 2026

A caccia del chavismo

[Chi è incapace di vivere in società, o non ne ha bisogno perché è sufficiente a se stesso, deve essere o una bestia o un dio. Aristotele, "Politica"] La giustizia della Colombia ha ordinato il sequestro di circa 412 mila dollari riconducibili ad Alex Saab, imprenditore colombiano considerato per anni il prestanome del presidente venezuelano Nicolas Maduro e figura chiave dell'apparato economico del chavismo. Il provvedimento riguarda conti bancari e attività finanziarie legate alle società tessili Jacadi de Colombia e Shatex, coinvolte in un procedimento per presunto riciclaggio di denaro e arricchimento illecito. La decisione del tribunale di Barranquilla dispone il blocco di circa 1,48 miliardi di pesos colombiani depositati presso diversi istituti finanziari. Le autorità intendono impedire qualsiasi movimentazione di fondi riconducibili alle società coinvolte e hanno ordinato il trasferimento delle somme sequestrate su un conto giudiziario.  Il caso riporta sotto i riflettori Saab, da anni al centro di indagini internazionali. Arrestato nel 2020 a Capo Verde, fu estradato negli Stati Uniti nel 2021 con accuse di riciclaggio e corruzione. Nel dicembre 2023 tornò a Caracas grazie a uno scambio di prigionieri tra Washington e il governo di Maduro.    Accolto dalle autorità, venne nominato presidente del Centro internazionale per gli investimenti produttivi. La sua permanenza è durata meno di tre anni. Il 16 maggio scorso il governo venezuelano ne ha disposto l'espulsione verso gli Usa, dove è coinvolto in diversi procedimenti giudiziari. La sua eventuale collaborazione con la magistratura Usa potrebbe avere un peso rilevante nelle indagini sul sistema finanziario del chavismo e sui procedimenti aperti contro Maduro, detenuto negli Usa dopo l'arresto da parte delle forze armate statunitensi il 3 gennaio di quest'anno.  Supererebbero i 3,9 miliardi di dollari i beni acquisiti negli anni con denaro pubblico da reti di corruzione legate al 'chavismo' al potere in Venezuela: lo sostiene in un suo rapporto la sezione venezuelana di Transparency International, secondo cui "questa cifra è probabilmente sottostimata". Polemiche in Venezuela dopo le dichiarazioni del deputato chavista Jorge Arreaza, ex vicepresidente, già ministro degli Esteri ed ex genero di Hugo Chávez, che ha ironizzato sulla chiusura di El Helicoide, il famigerato centro di detenzione di Caracas indicato dall'Onu, da organismi internazionali e da organizzazioni per i diritti umani come luogo di torture e gravi violazioni dei diritti fondamentali.    In un messaggio sui social, Arreaza ha sostenuto che, dopo anni di campagne contro la struttura, sede anche del Servizio bolivariano di intelligence nazionale (Sebin), la decisione di chiuderla e trasferire i detenuti in altri istituti abbia comunque suscitato proteste.     Le sue parole hanno provocato una dura reazione di attivisti e familiari dei prigionieri politici. Tra questi l'attivista Sairam Rivas, ex detenuta di El Helicoide, e la direttrice dell'Istituto Casla, Tamara Suju, che hanno ricordato le denunce di torture, sparizioni forzate e morti in custodia attribuite al Sebin, sottolineando come El Helicoide sia divenuto negli anni uno dei principali simboli della repressione politica in Venezuela. Un nuovo detenuto è morto sotto custodia dello Stato in Venezuela, portando a 20 il numero dei decessi registrati nelle carceri e nei centri di detenzione del Paese dal 1 aprile di quest'anno. A denunciarlo è l'Osservatorio venezuelano delle prigioni (Ovp), che ha segnalato la morte di Víctor Alfonso Rivero nel Centro di Formazione 'Hombre Nuevo' di Carúpano, nello stato di Sucre.     Secondo l'organizzazione, il nuovo decesso conferma il progressivo deterioramento delle condizioni del sistema penitenziario e l'assenza di risposte efficaci da parte delle autorità. L'Ovp sostiene che molti dei decessi registrati siano legati alla carenza di assistenza medica, ai ritardi nei trasferimenti ospedalieri e a condizioni di detenzione incompatibili con gli standard internazionali in materia di diritti umani.    L'ong ha chiesto indagini su ogni morte avvenuta sotto custodia statale e l'adozione di misure urgenti per garantire il diritto alla salute e all'integrità fisica dei detenuti. Secondo il più recente rapporto dell'Ovp, nel 2025 nelle carceri venezuelane sono morti 181 reclusi, il 95% dei quali per mancanza di cure mediche adeguate.  Il governo cileno del presidente ultraconservatore di José Antonio Kast preme per ristabilire le relazioni consolari con il Venezuela considerando che si tratta di una condizione indispensabile per poter avviare il processo di espulsione e rimpatrio di migranti irregolari. Lo ha rivelato oggi il ministro degli Esteri, Francisco Pérez Mackenna, sottolineando che in questo momento si tratta di "una priorità" dell'esecutivo. "Ci stiamo impegnando a ripristinare le relazioni consolari, l'obiettivo è che ciò avvenga il prima possibile ma dipende anche dalla volontà del Venezuela", ha dichiarato Pérez Mackenna in un punto stampa.   Il ministro ha rivelato quindi che i primi contatti diplomatici sono stati avviati a marzo nel corso dell'ultima riunione dei ministri degli Esteri della Comunità degli Stati Latinoamericani (Celac) nel corso della quale ha tenuto un incontro con il suo omologo di Caracas Yván Eduardo Gil.  Successivamente, ha precisato il ministro cileno, è stata inviata anche una nota diplomatica formale per accelerare l'iter amministrativo ma che adesso "dipende tutto dalla volontà di Caracas". Il ripristino delle relazioni consolari è indispensabile per poter procedere all'espulsione dei migranti venezuelani irregolari, uno dei principali punti del programma elettorale di Kast.     Le relazioni diplomatiche tra i due Paesi si sono interrotte nel 2024 a seguito della decisione dell'ex presidente progressista Gabriel Boric di non riconoscere la vittoria di Nicolas Maduro nelle elezioni presidenziali di luglio segnate da gravi sospetti di irregolarità.     Secondo dati ufficiali sono oltre 700.000 i migranti venezuelani che vivono in Cile e sarebbero oltre 35.000 i rimpatri di irregolari già programmati dal governo Kast. 

lunedì 8 giugno 2026

Gli immortali siciliani

[Io non so più dov’è, io non so più fotografare la mafia. Letizia Battaglia] C’è una coda polemica all'indomani della festa a Palermo per le nozze di Dua Lipa, dopo alcuni articoli pubblicati sulla stampa britannica che accostano i luoghi delle celebrazioni alla mafia. Per protestare è intervenuto anche il presidente della regione Renato Schifani.  "L'ex covo della mafia siciliana ospiterà il matrimonio da favola dell'anno. Dua Lipa e Callum Turner si preparano a prendere possesso di un'ex roccaforte di Casa Nostra per tre giorni di festeggiamenti", ha scritto il Telegraph, in riferimento a Bagheria, dove si è svolto il ricevimento della coppia a Villa Valguarnera. Il giornale nell'articolo originario aveva scritto il "covo della mafia", per poi correggerlo con "ex" successivamente. Gli ha fatto eco il tabloid Sun: "Sole, mare e sopranos, il passato brutale dell'isola amato dalle star".    "Prendo atto che il Telegraph ha modificato il titolo del proprio articolo sulle nozze di Dua Lipa, sostituendo l'inaccettabile riferimento al "covo della mafia" con l'espressione "ex covo della mafia". Si tratta di una correzione doverosa, che conferma come le critiche mosse dalla Sicilia fossero fondate", ha detto Schifani, aggiungendo che "tuttavia, questa modifica non basta, il danno d'immagine arrecato alla Sicilia e ai siciliani è stato enorme, perché ancora una volta la nostra terra è stata associata a uno stereotipo che non la rappresenta e che ignora decenni di sacrifici, di lotta alla criminalità organizzata e di riscatto civile, culturale ed economico". A renatino consigliamo di leggere il libro “gli immortali” di Attilio Bolzoni, e che possibilmente è stato letto dai colleghi inglesi, il giornalista del Domani ricorda chi sono gli alleati del governatore: Salvatore Cuffaro, Cardinale, Raffaele Lombardo … tutti ex dc come del resto lo è renatino. Se i siciliani votano ancora queste persone vuol dire che in Sicilia non cambia niente. Tanta indignazione sembra fuori luogo.  Il Sun apre il sito scrivendo "il passato brutale dell'isola dei matrimoni "mafia chic" amata dalle star Dua Lipa e Charli Xcx", aggiungendo che "sullo sfondo della splendida isola italiana si cela un passato oscuro guidato da Cosa Nostra, che ha governato la Sicilia con il pugno di ferro per 150 anni". Con tanto di foto che immortalano alcuni dei momenti più significativi e drammatici della recente storia della mafia, dalla strage di Capaci all'arresto di Giovanni Brusca. La stampa inglese, però, si dimentica di citare Corleone, Cinisi … Il Telegraph, in un articolo che racconta la prima giornata di festeggiamenti, proiettandosi sulla festa avvenuta a Bagheria, tra le altre cose descrive la località come "parte del triangolo della morte, dove i mafiosi torturavano e uccidevano i loro rivali in una fabbrica di chiodi abbandonata, per poi sciogliere i corpi nell'acido. E si cita Bernardo Provenzano, anche con foto. Anche se nello stesso articolo si sottolinea "che dopo decenni di spargimenti di sangue le autorità hanno intensificato la lotta contro la criminalità organizzata", e la stessa Bagheria "è diventata famosa per ospitare matrimoni sfarzosi e come location cinematografica ed anche il turismo è in piena espansione". In ogni caso, questi articoli che hanno fatto riferimento all'ombra della mafia hanno scatenato un'ondata di polemiche, a partire dai social, ma anche la Regione Sicilia ha espresso una netta condanna. "Le nozze di Dua Lipa - aggiunge Schifani - hanno acceso i riflettori internazionali sulle bellezze e sulle eccellenze della Sicilia. È quindi ancora più grave che una testata prestigiosa abbia scelto di richiamare un cliché che mortifica un intero popolo. Per questo ritengo che la semplice correzione del titolo non sia sufficiente. Mi aspetto dal Telegraph delle scuse ufficiali alla Sicilia e ai siciliani. Il rispetto per la verità dei fatti e per la dignità di una comunità non può essere considerato un dettaglio editoriale". "Perché la Sicilia è la più bella isola del Mediterraneo, secondo chi ci vive": titola così il Telegraph sul proprio sito pubblicando un studio che ha confrontato 50 isole sulla base di oltre 30 parametri differenti. È una sorta di dichiarazione d'amore alla Sicilia, definita "crocevia di gastronomia, architettura e cultura, plasmato da uno stile di vita che continua a seguire un ritmo lento e autentico", arrivata appena pochi giorno dopo le polemiche generate da un articolo dello stesso quotidiano britannico sulle nozze di Dua Lipa, che aveva associato i luoghi dei festeggiamenti alla mafia.   "Oggi il concetto di slow living è ricercato da molti, ma nella regione più meridionale d'Italia è da sempre uno stato mentale", scrive il Telegraph, sottolineando che "con tutto ciò che va dalle spiagge sabbiose e le antiche rovine ai ristoranti stellati Michelin e agli hotel di alto livello, l'isola affascina tanto gli amanti della tradizione quanto gli edonisti (oltre a celebrità come Dua Lipa e Callum Turner)".    "Soddisfatto di questo autorevole riconoscimento del Telegraph, che definisce la Sicilia la più bella isola del Mediterraneo. È una testimonianza che valorizza non soltanto il nostro straordinario patrimonio paesaggistico, culturale e monumentale, ma soprattutto l'autenticità, l'ospitalità e il senso di comunità che contraddistinguono i siciliani", il commento del presidente della Regione siciliana Renato Schifani. 


Hezbollah provoca

[Israele avrebbe dovuto approfittare dell’attenzione del mondo sulla repressione delle dimostrazioni in Cina, quando l’attenzione del mondo era focalizzata su quel paese, per portare a termine una massiccia espulsione degli arabi dei territori. Benjamin Netanyahu, allora vice ministro degli esteri, ex Primo Ministro d’Israele, in un discorso agli studenti della Bar Ilan University, dal giornale israeliano Hotam, 24 novembre 1989.] "Attualmente il fuoco è cessato, perché dopo aver colpito il regime terroristico di Teheran, esso ha smesso di attaccarci. Israele ha il pieno diritto all'autodifesa e lo eserciterà ogni volta che sarà necessario". Lo ha detto il premier israeliano Benjamin Netanyahu.   "L'organizzazione terroristica Hezbollah ha sparato colpi di mortaio che hanno colpito un avamposto dell'Unifil, uccidendo un membro delle Nazioni Unite nel sud del Libano e ferendone altri due. Un esame della traiettoria dei proiettili indica chiaramente che l'attacco è stato effettuato dall'organizzazione terroristica". Lo ha affermato un portavoce dell'Idf commentando le notizie secondo cui il soldato sarebbe stato ucciso in un attacco israeliano. Lo riporta Ynet. L'accordo di Washington tra Libano e Israele è "una capitolazione e una sconfitta": lo afferma il leader di Hezbollah Naim Qassem invitando il Libano a "porre fine alla farsa e all'umiliazione dei negoziati" con Israele.    "L'esito di questi negoziati diretti, assurdi, umilianti e vergognosi, per il Libano viene respinto senza riserve da gran parte della popolazione libanese", ha dichiarato il capo del partito-milizia che ha descritto, come riporta L'Orient Le Jour, l'accordo di cessate il fuoco tra Libano e Israele come "una dichiarazione d'intenti volta a sabotare il Libano, destabilizzarlo e fomentare la discordia tra i libanesi".    "La dichiarazione di Washington definisce i principi fondamentali che gli Stati Uniti e Israele prevedono per la sottomissione del Libano al progetto del Grande Israele.Fare del disarmo della resistenza (di Hezbollah) il punto di partenza di qualsiasi accordo equivale a distruggere il potere del Libano e costituisce una minaccia esistenziale per il popolo che resiste", ha aggiunto ribadendo che serve un cessate il fuoco globale e il ritiro di Israele dal Libano.