[La religione è l'oppio del popolo. Marx] L’organizzazione non governativa Provea, la più antica attiva in Venezuela nel campo dei diritti umani, ha avvertito oggi che il governo ad interim di Delcy Rodríguez potrà restare in carica solo per altri 90 giorni, poiché stanno maturando i termini costituzionali per la convocazione di nuove elezioni presidenziali. Secondo l'articolo 234 della Costituzione, infatti, il vicepresidente esecutivo può assumere la presidenza in caso di assenza temporanea del capo dello Stato per un periodo di 90 giorni, prorogabile una sola volta per altri 90, fino a un massimo di 180 giorni. Rodríguez era vicepresidente il 3 gennaio scorso, quando Nicolás Maduro fu catturato e trasferito fuori dal Paese da forze statunitensi. Successivamente, il Tribunale supremo di giustizia l'ha insediata come presidente ad interim, richiamando un'"assenza forzata" di Maduro, formula non prevista dalla Costituzione venezuelana. "L'orologio costituzionale corre. Il Venezuela ha diritto di decidere", ha affermato Provea in un comunicato diffuso sui social. Parallelamente, l'Ong Giustizia, Incontro e Perdono ha chiesto un "indulto ampio, immediato e senza discriminazioni" per i 490 prigionieri politici ancora detenuti nel Paese, secondo i dati aggiornati del Foro Penale. "L'indulto non richiede riforme complesse e fa parte della tradizione giuridica venezuelana", ha sottolineato l'Ong, chiedendo la fine delle sofferenze di tante famiglie. L'ex presidente de facto del Venezuela, Nicolás Maduro, è tornato a farsi sentire con un messaggio diffuso per Pasqua, mentre resta detenuto negli Stati Uniti e affronta il procedimento giudiziario aperto a New York. In un testo diffuso sui sociali ufficiali e rilanciato dai media locali, l'ex presidente venezuelano ha fatto appello alla fede, alla speranza e all'unità nazionale, affiancato dalla moglie Cilia Flores. "Non c'è resurrezione senza passione", ha scritto, usando riferimenti evangelici e un linguaggio fortemente simbolico per presentare la sua vicenda come una prova da superare. Il messaggio, diffuso nel giorno di Pasqua, rilancia il profilo pubblico di Maduro e riaccende il confronto politico venezuelano, in una fase segnata dall'incertezza istituzionale e dalle pressioni internazionali. Dall'inizio dell'anno, l'ex leader chavista è sotto custodia negli Usa dopo la sua cattura, evento che ha provocato una profonda crisi politica a Caracas e forti reazioni in tutta l'America latina.
OTTOBRE ROSSO
lunedì 6 aprile 2026
Quando si voterà in Venezuela?
Per il Mossad nessuna tregua
[Rem tene, verba sequentur. Catone il censore]"L'Iran e gli Stati Uniti hanno ricevuto un piano per porre fine alle ostilità e riaprire lo Stretto di Hormuz": lo riferisce Reuters online citando fonti anonime informate. L'accordo quadro "è stato elaborato dal Pakistan e scambiato con l'Iran e gli Stati Uniti nel corso della notte", ha affermato la fonte, "delineando un approccio in due fasi con un cessate il fuoco immediato seguito da un accordo globale". L'intesa, provvisoriamente denominata "Accordo di Islamabad", prevedrebbe la riapertura di Hormuz "entro 15-20 giorni", con i colloqui finali in presenza a Islamabad. Sale a 34 morti il bilancio delle vittime degli ultimi attacchi statunitensi e israeliani contro l'Iran: lo scrive al Jazeera, precisando che i raid notturni e del mattino hanno causato almeno 23 morti, tra cui sei bambini, nella provincia di Teheran, cinque in una zona residenziale della città di Qom, a sud di Teheran, e sei morti nella città meridionale di Bandar-e Lengeh. Il capo dell'intelligence dei Pasdaran, Seyed Majid Khademi, è stato ucciso in un raid attribuito a Usa e Israele: è quanto reso noto dal corpo delle Guardie della rivoluzione stesso, in un comunicato citato dai media iraniani. L'agenzia iraniana Tasnim, affiliata ai Pasdaran, bolla le ultime rivelazioni di Axios - definito "il mezzo di comunicazione del Mossad per le operazioni psicologiche" - su una presunta mediazione per un cessate il fuoco come un tentativo di mescolare le carte, e preparare "l'ennesimo passo indietro di Donald Trump". Il presidente Usa "consapevole della ferma determinazione dell'Iran a rispondere a qualsiasi follia riguardante le centrali elettriche e altre infrastrutture, sta probabilmente cercando di ritirarsi da questa minaccia per la terza volta, e questo tipo di notizie viene forse diffuso per prepararsi a questa eventualità". L'Iran, sottolinea l'agenzia, "ha ripetutamente affermato di non accettare cessate il fuoco temporanei" senza un accordo sulla fine del conflitto. "I nemici americano-sionisti, che sono sotto la pressione della guerra e confusi, intendono sfruttare l'opportunità di cessate il fuoco per uscire dalla crisi delle munizioni e dalla situazione strategica difficile".Il ministro iraniano della Scienza, della Ricerca e della Tecnologia, Hossein Simaei Sarraf, ha dichiarato che gli Stati Uniti e Israele hanno colpito 30 università in Iran dall'inizio dei loro attacchi contro il Paese, il 28 febbraio, aggiungendo che cinque professori universitari e oltre 60 studenti universitari sono stati uccisi negli attacchi. "Colpire le infrastrutture di un Paese è un crimine contro l'umanità ed è un'azione inaccettabile nel XXI secolo", ha aggiunto, secondo quanto riportato dall'agenzia Isna. La periferia sud di Beirut è stata bombardata almeno due volte oggi all'alba, secondo una giornalista dell'Afp che ha udito potenti esplosioni e ha visto il fumo salire verso il cielo. Contemporaneamente, l'esercito israeliano ha annunciato sui social network di aver "iniziato a colpire le infrastrutture di Hezbollah a Beirut". L’Iran ha lanciato diverse salve di missili balistici contro Israele oggi, causando ingenti danni alle abitazioni e ferendo leggermente sei persone, secondo quanto riferito dalle autorità. Lo riporta il Times of Israel. Missili con testate a grappolo hanno colpito oltre una dozzina di siti nel centro di Israele. Poco dopo l'una di notte, un missile balistico con una testata convenzionale di diverse centinaia di chilogrammi si è schiantato nella zona industriale di Neot Hovav, a sud di Beersheba, provocando un incendio. Un'ora dopo, l'Iran ha lanciato un missile balistico, con testata a grappolo, contro il centro di Israele. L'esplosione ha causato il parziale crollo di un edificio a Ramat Gan, mentre una linea elettrica ad alta tensione è stata danneggiata nell'attacco a Rosh Ha'ayin, provocando un'interruzione di corrente in alcune zone della città. Un uomo di 45 anni è rimasto leggermente ferito da schegge di vetro a Bnei Brak ed è stato trasportato in ospedale per le cure, secondo quanto riferito dai medici. Dopo una pausa di 10 ore, una seconda salva di missili balistici è stata lanciata contro il centro di Israele, causando quattro feriti secondo il Times of Israel. L'attacco ha causato gravi danni agli edifici residenziali nelle città centrali di Bnei Brak e Ramat Gan. Le bombe hanno colpito anche Tel Aviv e Petah Tikva, provocando danni a strade e automobili. Durante l'attacco, due submunizioni a grappolo hanno colpito la zona nei pressi del quartier generale delle Forze di Difesa Israeliane (Idf) di Kirya, a Tel Aviv. Un parcheggio adiacente alla base e una scuola vicina hanno subito danni. Non ci sono stati feriti. L'esplosione di un altro missile iraniano con testata a grappolo, lanciato contro Israele nel tardo pomeriggio di oggi, ha ferito lievemente un uomo di 52 anni. Sono stati segnalati danni anche nei sobborghi di Tel Aviv di Ramat Gan, Givatayim e Bnei Brak, colpiti dall'attacco pomeridiano.
Plotoni contro Bartolozzi
[I fenomeni visibili sono uno sguardo lanciato su ciò che non è visibile. Anassagora] Dimissioni che arrivano dopo giorni di polemiche, all'indomani del referendum. Come quelle della capa di gabinetto del ministro Nordio, Giusi Bartolozzi, finita invece nella bufera per l'appello al Sì con le parole "Ci togliamo di mezzo la magistratura, che sono plotoni di esecuzione". Anche lei era rimasta fin qui ben salda; non scalfita dall'indagine per false informazioni al Pm nell'inchiesta sul caso Almasri - la chiusura d'indagine notificatale a fine febbraio: "Sono serena", aveva detto. L’ufficio di presidenza di Montecitorio, a maggioranza 11 a 10, ha deciso di sollevare il conflitto di attribuzioni, davanti alla Consulta, nei confronti della Procura di Roma e del tribunale dei ministri per Giusi Bartolozzi, l’ex capo di gabinetto del ministero della Giustizia, indagata per false dichiarazioni al pm sulla vicenda Almasri. Ora ad esprimersi sullo ‘scudo’ dovrà essere l’aula. Bartolozzi è stata esclusa dal procedimento che vedeva indagati i ministri Carlo Nordio e Matteo Piantedosi, in concorso con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, ed è stata iscritta nel registro degli indagati successivamente in un procedimento ordinario e quindi non subordinato ad una autorizzazione a procedere del Parlamento (che è stata negata, a ottobre con un voto, per Nordio, Piantedosi e Mantovano). La tesi della maggioranza, confermata dal via libera nell’ufficio di presidenza, è che il reato contestato alla Bartolozzi sia connesso a quelli attribuiti al ministro Nordio. La richiesta del centrodestra è stata avanzata con lettera del 13 ottobre scorso indirizzata al presidente della Camera Lorenzo Fontana dai capigruppo di maggioranza, Galeazzo Bignami (Fdi), Riccardo Molinari (Lega), Paolo Barelli (Fi) e Maurizio Lupi (Nm) “a tutela delle prerogative della Camera lese dall’operato omissivo” dell’autorità giudiziaria. La Corte penale internazionale ha deferito l'Italia all'Assemblea degli Stati Parte per mancata cooperazione nel caso Almasri. Lo rende noto la stessa Corte in un comunicato, ufficializzando quanto già emerso il 26 gennaio. "Il 29 gennaio 2026 la presidenza della Corte ha trasmesso al presidente dell'Assemblea degli Stati Parte la decisione, datata 26 gennaio, di deferire l'Italia per inadempimento a una richiesta di cooperazione", si legge nella nota, che ripercorre i principali passaggi della vicenda. Un rappresentante italiano è stato invitato a partecipare alla riunione dell'Ufficio di presidenza dell'Assemblea per discutere le implicazioni della decisione e chiarire come Roma intenda garantire la cooperazione futura con la Corte. L'Ufficio presenterà quindi una relazione sulle azioni intraprese, accompagnata da eventuali raccomandazioni, alla prossima sessione dell'Assemblea. La presidenza della Corte penale internazionale ha deferito l’Italia all’Assemblea degli Stati Parte per il mancato assolvimento degli obblighi di cooperazione nel caso Almasri: lo ha reso noto la stessa Cpi in un comunicato, confermando quanto stabilito a gennaio. “Il 29 gennaio 2026 la Presidenza della Corte penale internazionale (CPI) ha trasmesso al Presidente dell’Assemblea degli Stati Parte la “Decisione di deferire all’Assemblea degli Stati Parte l’inadempimento dell’Italia a una richiesta di cooperazione”, datata 26 gennaio 2026, deferendo così la questione all’Assemblea degli Stati Parte ai sensi dell’articolo 109(4) del Regolamento della Corte”, prosegue il comunicato. “Il 17 ottobre 2025, la Camera preliminare I ha emesso una “Decisione sull’inadempimento da parte dell’Italia a una richiesta di cooperazione”, nella quale ha constatato che l’Italia non ha rispettato i propri obblighi internazionali ai sensi dello Statuto di Roma, impedendo alla Corte di esercitare le proprie funzioni e poteri ai sensi dello Statuto.
Tutto chiacchiere …
[Non vivo ut edam, sed edo ut vivam. Quintiliano] Secondo quattro fonti statunitensi, israeliane e regionali a conoscenza dei colloqui, gli Stati Uniti, l'Iran e un gruppo di mediatori regionali stanno discutendo i termini di un potenziale cessate il fuoco di 45 giorni che potrebbe portare a una fine definitiva della guerra. È quanto scrive Axios. Secondo le fonti, scrive ancora Axios, i mediatori stanno discutendo con le parti i termini di un accordo in due fasi: la prima fase prevederebbe un potenziale cessate il fuoco di 45 giorni, durante il quale si negozierebbe la fine definitiva della guerra. Il cessate il fuoco potrebbe essere esteso se fosse necessario più tempo per i colloqui, ha affermato una delle fonti. La seconda fase consisterebbe in un accordo per porre fine alla guerra. Le fonti affermano che le possibilità di raggiungere un accordo parziale nelle prossime 48 ore sono scarse. Tuttavia, questo ultimo tentativo è l'unica possibilità per evitare una drammatica escalation del conflitto. Due fonti hanno affermato che il piano operativo per una massiccia campagna di bombardamenti israelo-americana contro gli impianti energetici iraniani è pronto, ma hanno sottolineato che la proroga della scadenza fissata da Trump mirava a dare un'ultima possibilità di raggiungere un accordo. I negoziati si starebbero svolgendo tramite mediatori pakistani, egiziani e turchi, nonché tramite messaggi di testo scambiati tra l'inviato di Trump Steve Witkoff, e il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi. Un funzionario statunitense ha dichiarato che l'amministrazione Trump ha presentato all'Iran diverse proposte negli ultimi giorni, ma finora i funzionari iraniani non le hanno accettate. Le fonti hanno aggiunto che i mediatori ritengono che la riapertura completa dello Stretto di Hormuz e una soluzione per l'uranio altamente arricchito iraniano - sia attraverso la sua rimozione dal paese che tramite diluizione - possano essere il risultato di un accordo finale. I mediatori stanno lavorando su misure di rafforzamento della fiducia che l'Iran potrebbe adottare in merito alla riapertura dello Stretto di Hormuz e alle sue scorte di uranio, hanno riferito le fonti. Queste due questioni rappresentano le principali carte da giocare dell'Iran nei negoziati e gli iraniani non accetteranno di rinunciarvi completamente per soli 45 giorni di cessate il fuoco, hanno affermato due delle fonti. I mediatori vogliono verificare se l'Iran possa fare passi parziali su entrambe le questioni nella prima fase dell'accordo. Stanno anche lavorando su misure che l'amministrazione Trump potrebbe adottare per dare all'Iran garanzie che il cessate il fuoco non sarà temporaneo e che la guerra non riprenderà. I funzionari iraniani hanno chiarito ai mediatori di non voler trovarsi in una situazione simile a quella di Gaza o del Libano, dove esiste un cessate il fuoco sulla carta, ma gli Stati Uniti e Israele possono attaccare di nuovo quando lo desiderano. I mediatori stanno anche lavorando su altre misure di rafforzamento della fiducia che gli Stati Uniti potrebbero adottare per rispondere ad alcune delle richieste iraniane. La Casa Bianca ha rifiutato di commentare. I mediatori hanno detto ai funzionari iraniani che non c'è tempo per ulteriori tattiche negoziali e hanno sottolineato che le prossime 48 ore rappresentano l'ultima opportunità per raggiungere un accordo e prevenire una distruzione di massa per il Paese. I funzionari iraniani, almeno pubblicamente, continuano a mantenere una linea estremamente dura e a respingere qualsiasi concessione. L'agenzia di stampa iraniana Fars, ripresa dai media internazionali, riferisce che le forze statunitensi e israeliane hanno bombardato due unità abitative nella città di Qaleh Mir, nella contea del Baharestan, uccidendo almeno 13 persone. La contea è un'area densamente popolata nella provincia di Teheran. Il governatore del Baharestan ha dichiarato alla Fars che le operazioni di rimozione delle macerie e di ricerca per soccorrere eventuali persone intrappolate sotto le macerie sono ancora in corso.
Zelensky a Damasco
[Per scoprire l'autentica oggettività del mondo l'uomo non deve pensare il mondo come una parte di sé, ma deve sentire se stesso come una parte del mondo. Abbagnano] Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky è a Damasco per colloqui con il suo omologo siriano, Ahmed al-Sharaa. I due leader - scrive Zelensky su X - hanno "concordato di lavorare insieme per portare maggiore sicurezza e maggiori opportunità di sviluppo alle nostre società. Abbiamo discusso della situazione nella regione e delle prospettive per cambiarla in meglio. Abbiamo anche esaminato le circostanze della guerra della Russia contro l'Ucraina e sono grato per il sostegno. C'è un forte interesse per lo scambio di esperienze militari e di sicurezza. Apprezzo le parole di rispetto per il nostro popolo". Zelensky ha poi aggiunto che sul tavolo si è anche discusso del "ruolo dell'Ucraina come fornitore affidabile di prodotti alimentari e delle opportunità congiunte per rafforzare la sicurezza alimentare in tutta la regione. Comprendiamo molto bene le sfide energetiche e infrastrutturali che la Siria sta affrontando attualmente. Siamo pronti a lavorare insieme per ampliare le opportunità per entrambi i nostri Paesi e per i loro popoli".
Domani l’apocalisse secondo Trump
[Vivi ogni giorno della tua vita come se fosse l' ultimo . Seneca ] Donald Trump minaccia di colpire “oggi” le centrali elettriche e i ponti in Iran, se Teheran non aprirà lo Stretto di Hormuz. "Martedì in Iran sarà la Giornata della Centrale Elettrica e la Giornata del Ponte, tutto in uno. Non ci sarà niente di simile!!! Aprite il maledetto Stretto, pazzi bastardi, o vivrete all'inferno - VEDRETE! Sia lode ad Allah", ha scritto sul sul social Truth. Ieri il presidente americano aveva dato 48 ore di tempo all'Iran per fare "un accordo o aprire Hormuz". Marjorie Taylor Greene, l'ex deputata e pasionaria del movimento Maga in totale rotta di collisione con Donald Trump, è tornata ad attaccare il tycoon con un lungo post di fuoco su X, accusandolo di essere "impazzito" e denunciando "le menzogne in ambito nucleare" raccontate "da decenni". "La mattina di Pasqua, ecco cosa ha pubblicato il presidente Trump. Tutti coloro, all'interno della sua amministrazione, che affermano di essere cristiani dovrebbero inginocchiarsi, implorare il perdono di Dio, smettere di venerare il presidente e intervenire per porre freno alla follia di Trump", ha scritto l'ex deputata della Georgia, postando la foto del post del tycoon in cui minaccia di colpire "martedì" le centrali elettriche e i ponti in Iran, se Teheran non aprirà lo Stretto di Hormuz. "Conosco tutti voi, così come conosco lui: lui è impazzito, e voi tutti ne siete complici. Non sto difendendo l'Iran, ma cerchiamo di essere onesti riguardo a tutta questa faccenda. Lo Stretto è chiuso perché Stati Uniti e Israele hanno scatenato una guerra non provocata contro l'Iran, basata sulle stesse menzogne in ambito nucleare che vanno raccontando da decenni: ovvero che, da un momento all'altro, l'Iran avrebbe sviluppato un'arma nucleare", ha rincarato Greene. "Sapete chi possiede armi nucleari? Israele. Sono più che capaci di difendersi da soli, senza che gli Stati Uniti debbano combattere le loro guerre, uccidere persone innocenti e bambini, e pagarne il prezzo. Le minacce di Trump di bombardare centrali elettriche e ponti colpiscono il popolo iraniano: proprio quel popolo che Trump sosteneva di voler liberare", ha osservato l'ex deputata. "Proprio a Pasqua - tra tutti i giorni dell'anno - noi cristiani dovremmo ricordare che il Figlio di Dio è morto ed è risorto dai morti affinché i nostri peccati potessero essere perdonati, una volta per tutte. Gesù ci ha comandato di amarci gli uni gli altri e di perdonarci a vicenda. Anche i nostri nemici. Il nostro presidente non è un cristiano, e le sue parole e le sue azioni non dovrebbero essere sostenute dai cristiani". Tutto questo, infine, "non è ciò che abbiamo promesso al popolo americano quando, nel 2024, ci ha votato a stragrande maggioranza". Una fonte israeliana ha riferito a Iran International, media d'opposizione basato a Londra, che due unità di commando israeliane, Shaldag e Sayeret Matkal, hanno partecipato all'operazione di salvataggio del pilota americano che era disperso in Iran. Secondo la fonte, la missione è durata circa 36 ore. La fonte israeliana ha anche affermato che un elicottero statunitense è stato attaccato durante l'operazione, ma è riuscito a rientrare sano e salvo alla base. Il salvataggio del co-pilota Usa disperso il Iran è giunto al termine di una corsa contro il tempo tra le forze americane e iraniane, protrattasi per due giorni: i commando Usa hanno recuperato il militare grazie a un'imponente operazione che ha coinvolto centinaia di soldati delle forze speciali, ha riferito il New York Times. Non si sono registrate vittime tra le fila statunitensi all'interno della squadra di soccorso, ha dichiarato un alto ufficiale militare del Pentagono. Tutti i commando hanno fatto ritorno sani e salvi. Gli aerei di soccorso sono atterrati in Kuwait per prestare le cure necessarie all'ufficiale ferito, ma salvo. Individuare l'aviatore abbattuto, nascostosi avendo a disposizione, per la propria difesa, poco più di una pistola, ha rappresentato la massima priorità per le forze armate americane nelle ultime 48 ore: è stata fatta un'operazione con centinaia di soldati delle forze speciali, decine di aerei da combattimento ed elicotteri, oltre a capacità operative nei settori cyber, spaziale e d'intelligence. Aerei d'attacco hanno sganciato bombe e aperto il fuoco contro convogli iraniani per tenerli lontani dall'area in cui si nascondeva l'aviatore. Mentre le forze Usa stavano convergendo verso l'aviatore abbattuto, è scoppiato uno scontro a fuoco, secondo quanto riferito da due ex alti ufficiali militari vicine al dossier. L'aviatore, equipaggiato con un radiofaro di segnalazione e un dispositivo di comunicazione protetto, è riuscito a coordinarsi con le forze impegnate nel salvataggio. Con un colpo di scena finale: due aerei da trasporto che avrebbero dovuto condurre le truppe in salvo sono rimasti bloccati in una remota area in Iran. Tre velivoli sono stati inviati per recuperare il personale militare, mentre i due velivoli sono stati fatti esplodere per evitare che cadessero in mani nemiche. Infine, secondo il Nyt, l'F-15E è stato abbattuto in una regione dell'Iran in cui vi è una significativa opposizione al governo iraniano. Di conseguenza, il militare disperso potrebbe addirittura aver contare sull'aiuto della popolazione locale per ottenere riparo e assistenza.
sabato 4 aprile 2026
I capricci di Orban
[Qual è la regola numero uno a poker? Lasciare le emozioni fuori dalla porta. Dialogo tra Brad Pitt / Robert “Rusty” Charles Ryan e Topher Grace, film e un “Ocean’s Eleven”] Il primo ministro ungherese Viktor Orban si è espresso contro l'adesione di Kiev alla Nato durante una riunione plenaria a cui era presente anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky al vertice di Washington dell'Alleanza nordatlantica, secondo quanto riferisce l'agenzia di stampa americana Bloomberg. Durante il summit dell'11 luglio Orban ha rifiutato di sostenere l'appoggio militare all'Ucraina e ha suggerito che Kiev non dovesse unirsi all'alleanza, secondo fonti della Bloomberg. L'agenzia di stampa afferma che "alcuni leader hanno reagito suggerendo che la storia della stessa Ungheria dimostra perché l'Ucraina appartiene all'alleanza", in riferimento all'invasione del Paese da parte dell'Unione Sovietica nel 1956. L' "atto di grave slealtà" dell'Ungheria sul prestito all'Ucraina bloccato al Consiglio Europeo di oggi è destinato a lasciare "tracce profonde" e ad avere "conseguenze ben oltre questo singolo episodio". Lo ha detto il cancelliere tedesco Friedrich Merz incontrando la stampa al termine del summit rispondendo a una domanda sull'ipotesi di passare alla maggioranza qualificata al posto dell'unanimità: i Trattati prevedono regole precise, ha ricordato, e in molti casi serve comunque una decisione unanime per passare a quel sistema. "Viktor Orban non è stato disposto ad accettarlo e per questo siamo bloccati sotto diversi aspetti". Merz ha sottolineato che lo stallo riguarda non solo i 90 miliardi di prestiti a Kiev ma anche l'apertura di nuovi capitoli nei negoziati di adesione. Questo "non può essere accettato" e "avrà conseguenze ben oltre questo singolo episodio", ha affermato, annunciando che la questione sarà riaperta nei negoziati sul bilancio Ue. "È un atto di grave slealtà nell'Unione europea che, per quanto mi è stato riferito, non si era mai verificato in questa forma", ha insistito, aggiungendo che tra i leader c'è "profonda irritazione".