domenica 4 ottobre 2026

Bartolo governatore siciliano?

[Non sempre le nuvole offuscano il cielo: a volte lo illuminano.Elsa Morante] "Sosterremo molto volentieri alla presidenza della Regione Siciliana la candidatura di Pietro Bartolo". Lo ha detto il leader Iv Matteo Renzi invitando sul palco della Leopolda Bartolo. "Dovevo essere a Lampedusa", per l'anniversario del naufragio di 13 anni fa, "ma ho preferito essere qui, perché ritengo che la mia presenza insieme a voi sia più importante. Da qui devono nascere le proposte per cambiare, per cambiare questo governo di fascisti. Solo la politica può dare soluzioni. La buona politica, che io vedo in questa formazione politica, in questa casa Riformista, ma è importante che si vada in una direzione tutti uniti, perché se non andiamo tutti uniti non andiamo da nessuna parte", ha detto Bartolo, medico di Lampedusa ed ex europarlamentare, intervenendo alla Leopolda a Firenze, dove ha ricevuto lunghi applausi. "Noi abbiamo un compito importante, di dare risposta alle persone, ai migranti. E dobbiamo difendere con tutte le forze l'Europa dai populisti, dalle destre, che vogliono distruggere l'Europa. Sono certo che ci riusciremo e manderemo a casa questi personaggi squallidi".    "Mi dicono di avere due record, di aver curato e salvato quando è stato possibile più di 350mila persone e poi l'altro record, di cui mi vergogno molto e dovremmo vergognarci tutti: quello di essere uno dei medici che hanno fatto più ispezioni cadaveriche, e questo perché c'è chi non vuole i migranti, chi crea barriere, muri, che va a fare accordi, con una predilezione con paesi dove vige la dittatura", ha aggiunto.  Dall'inizio dell'anno sono già 1.971 i migranti che hanno perso la vita o risultano dispersi nel Mediterraneo nel tentativo di raggiungere le coste europee. Un dato che fa salire a oltre 35mila i morti e i dispersi nell'arco degli ultimi 12 anni lungo le tre rotte del Mediterraneo. La maggioranza di queste tragedie si è verificata nel Mediterraneo centrale, nel tragitto dalla Libia verso l'Italia. In occasione della Giornata della Memoria e dell'Accoglienza, celebrata ieri   in ricordo anche del naufragio al largo di Lampedusa che nel 2013 costò la vita a 368 migranti, è Fondazione Ismu Ets a richiamare l'attenzione sulle tragedie nel Mediterraneo, facendo riferimento ai dati dell'Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim). Anche nel 2026 il viaggio attraverso il Mediterraneo centrale si conferma la tratta più pericolosa. Tuttavia, negli ultimi anni sono cresciuti in modo significativo gli arrivi via mare sulla rotta occidentale in direzione della Spagna e delle Isole Baleari spagnole. Nei primi nove mesi del 2026, alla data del 13 settembre, le persone che hanno perso la vita tentando di raggiungere l'Europa lungo questa rotta migratoria rappresentano il 31% delle vittime registrate nel Mediterraneo. Nei primi quattro mesi dell'anno, a fronte di una riduzione degli arrivi del 46% rispetto allo stesso periodo del 2025, il numero di migranti che ha perso la vita lungo la rotta del Mediterraneo centrale è più che raddoppiato. Oltre la metà delle vittime (430) si è registrata a gennaio, in coincidenza con il ciclone Harry che ha colpito Sicilia, Sardegna e Calabria. Analogamente, lungo la rotta del Mediterraneo orientale le morti di migranti sono triplicate a causa dei numerosi naufragi avvenuti al largo di Creta, pur in presenza di un netto calo degli sbarchi.  L'unica rotta ad aver registrato un aumento importante degli arrivi (+66%) nei primi quattro mesi del 2026 è quella del Mediterraneo occidentale che conduce in Spagna, principalmente per i numerosi attraversamenti terrestri verso Ceuta e Melilla.


Dopo il midterm

[Prendete la vita con leggerezza, che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall'alto, non avere macigni sul cuore.] Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha dichiarato che la Russia “non vorrebbe vedere l’Iran ritirarsi” dal Trattato di non proliferazione nucleare. Le osservazioni di Peskov arrivano dopo che l’agenzia di stampa iraniana Fars ha citato il vicepresidente del parlamento, Ali Nikzad, secondo il quale Teheran starebbe “valutando il progetto di abbandonare il TNP come una priorità urgente”.  “Abbiamo effettivamente sentito tali dichiarazioni da parte del vicepresidente del Parlamento (iraniano, Ali Nikzad). Questa affermazione richiede ulteriori chiarimenti. Non vorremmo vedere l’Iran ritirarsi dal Trattato di non proliferazione nucleare (TNP). Consideriamo il TNP una pietra miliare della non proliferazione e auspichiamo che l’Iran rimanga una parte importante e responsabile di questo trattato”, ha affermato Peskov. Il ministro del petrolio iraniano, Mohsen Paknejad, si è dimesso - come reso noto domenica dall'ufficio del presidente - mentre il Paese deve affrontare lunghe code ai distributori di carburante a causa delle ripercussioni del conflitto in Medio Oriente. "In seguito all'accettazione delle dimissioni di Mohsen Paknejad, Hamid Bord", amministratore delegato della National Iranian Oil Company, "è stato nominato ministro del Petrolio ad interim con un decreto presidenziale", si legge nella nota diffusa dall'emittente di Stato Irib. Il Pentagono sta inviando in Medio Oriente un terzo gruppo d'attacco incentrato sulla portaerei Uss Theodore Roosevelt e ulteriori navi del Corpo dei Marines. La mossa, riferisce il Wall Street Journal, comporterà l'arrivo nella regione di un contingente aggiuntivo compreso tra i 9.000 e i 10.000 effettivi, proprio mentre il presidente Donald Trump valuta la possibilità di riprendere gli attacchi contro l'Iran dopo le elezioni di metà mandato.Le navi, i caccia, i Marines e il personale della Marina giungeranno nell'area entro la fine di novembre, hanno riferito i funzionari citati in forma anonima. Trump ha di recente detto ai suoi collaboratori di prevedere la ripresa dei bombardamenti contro l'Iran proprio in quel mese, secondo il Wsj. La Roosevelt ha lasciato domenica la sua base di San Diego per una missione programmata, mentre il gruppo navale anfibio Uss Makin Island, composto da tre navi anfibie con a bordo i Marines della 13/ma Unità di Spedizione, è partito lunedì. Due portaerei, la Uss George H.W. Bush e la Uss George Washington, si trovano già in Medio Oriente. Se la Washington dovesse rimanere dopo l'arrivo della Roosevelt, la regione si troverebbe a ospitare tre gruppi d'attacco di portaerei per la prima volta dallo scorso aprile, quando Iran e Stati Uniti raggiunsero un fragile cessate il fuoco. Oltre alla Bush e alla Washington, anche le navi del gruppo anfibio Uss Boxer sono presenti in Medio Oriente. Il personale militare aggiuntivo imbarcato sulle navi partite questa settimana si sommerà agli oltre 50.000 soldati già presenti nell'area, ha affermato un funzionario. È possibile, tuttavia, che la Washington lasci la regione per fare ritorno alla sua base in Giappone, a Yokosuka, riportando a due il numero di portaerei schierate.  Nelle ultime settimane, le forze armate americane hanno inviato due ulteriori batterie di missili Patriot per proteggere gli impianti petroliferi e di gas in Arabia Saudita e in Qatar. Lo riporta Axios, secondo quanto riferito da due funzionari Usa e da una fonte della regione. La mossa degli Stati Uniti punta a rassicurare entrambi gli alleati sulla protezione delle loro infrastrutture energetiche strategiche, nell'eventualità che il presidente Donald Trump decida di far ripartire importanti operazioni di combattimento contro l'Iran.Ieri Trump ha dichiarato di valutare la possibilità di riprendere una campagna di bombardamenti nelle prossime settimane. "Ora devo prendere una decisione: o l'Iran firma l'accordo, oppure non esisterà più", ha affermato.

Isolare Kaliningrad?

[Preferisco una sconfitta consapevole della bellezza dei fiori, piuttosto che una vittoria in mezzo ai deserti, una vittoria colma della cecità dell'anima, di fronte alla sua nullità separata.  Fernando Pessoa] La Russia è pronta a combattere anche per lo 0,01 del territorio del Donetsk: lo afferma il portavoce presidenziale russo Dmitry Peskov, come riporta Interfax. "Anche per un centesimo di percento.È la Federazione Russa. Non c'è nulla da discutere al riguardo", ha affermato Peskov. Il presidente russo Vladimir Putin ha dichiarato che la Russia preferisce risolvere il conflitto con mezzi pacifici "ma finché ciò sarà impossibile, combatteremo e combatteremo con determinazione. E coloro che ritengono possibile nutrire piani per sferrare un colpo devastante contro la Russia ne pagheranno il prezzo, proprio come ora l'Ucraina" "Mi sono recato a Kiev oggi perché l'Ucraina ha bisogno di tutto il nostro sostegno nelle prossime settimane". Lo ha dichiarato Merz in un comunicato diffuso dopo il suo arrivo nella capitale ucraina dove il Cancelliere tedesco è arrivato per una visita non annunciata volta a dimostrare sostegno al Paese nel conflitto contro la Russia. "Se la Russia non verrà fermata, la sua macchina bellica finirà prima o poi per rivolgersi contro di noi". L'Europa "sta conducendo una guerra contro la Russia, su questo "non c'è dubbio". Lo ha detto il ministro degli Esteri di Mosca, Serghei Lavrov, citato dalle agenzie russe. La Russia, attraverso la sua ambasciata in Belgio, ha scritto alla Nato per protestare contro la linea "avventurista e irresponsabile" dell'Alleanza, che comprenderebbe esercitazioni volte a simulare "l'isolamento" dell'exclave di Kaliningrad, che aumenta "notevolmente i rischi di uno scontro armato diretto". La Russia è pronta a ricorrere "all'intero arsenale di armi a sua disposizione" per difendere il proprio territorio, recita la dichiarazione. La Nato conferma di aver ricevuto la missiva e di aver anche risposto, denunciando "le minacce" di usare la forza da parte della Russia e ricordando la natura difensiva dell'Alleanza. L'Ucraina potrebbe avere bisogno nel 2027 "fino a 70 miliardi di euro" in più di quanto preventivato per poter continuare a resistere all'invasione russa (in aggiunta dunque ai 45 miliardi già previsti dal prestito Ue). Al momento sarebbero in corso contatti approfonditi tra Bruxelles e Kiev per definire le esigenze con precisione e produrre un report da sottoporre ai 27, forse già al consiglio europeo di ottobre. Per quanto riguarda il 2026, invece, non ci sono 'buchi' nell'assistenza ma è "fondamentale" che la Rada approvi le riforme previste. Per quanto riguarda la ripartizione dei 70 miliardi che potrebbero rendersi necessari, la quota maggiore sarebbe destinata al supporto macrofinanziario (circa 40 miliardi) per la tenuta dello Stato, mentre la parte restante (circa 30 miliardi) è specificamente dedicata agli aiuti per la difesa, dove il quadro sul campo si evolve con straordinaria rapidità, ad esempio per la comparsa dei droni a reazione russi. Se lo scenario sarà confermato, si tratterrà per i 27 di una tegola aggiuntiva in un momento in cui i bilanci sono già sotto pressione a causa dello shock inflattivo dovuto alla guerra in Iran. "L'Europa non può far fronte a tutto questo da sola", spiega però un alto funzionario europeo. Il ruolo dei partner viene dunque definito "cruciale".Al netto del fatto che gli Usa di Donald Trump si tireranno fuori, restano Paesi amici come Canada, Regno Unito, Norvegia, Australia, Nuova Zelanda, Giappone e Corea del Sud -- peraltro sono previsti dei summit con Londra e Ottawa da qui alla fine dell'anno e non è escluso che tra i criteri previsti per una maggiore integrazione futura con l'Ue ci sia un contributo finanziario "strutturale" al sostegno di Kiev. Naturalmente non gioca a favore dell'Ucraina l'incertezza nata dall'estate in poi sullo stato del bilancio e lo spettro della corruzione, benché gli alleati siano disposti a concedere tutte le attenuanti del caso per un Paese piagato da quasi cinque anni di conflitto. Ecco perché il tema delle riforme diviene cruciale. Tutto ciò crea una situazione di forte stress politico a Kiev, dato che i parlamentari ucraini si vedono recapitare leggi 'blindate' che sono obbligati a votare in tempi record e con margini di modifica minimi, pena il congelamento dei fondi. Il Consiglio Ue ha adottato oggi misure restrittive nei confronti di dieci russi legati all'esclusione del partito Yabloko dalle elezioni della Duma a settembre, a causa di asserite violazioni del diritto d'autore, estremismo e altri illeciti. Sono stati inseriti tra l'altro nella lista delle sanzioni tre giudici della Corte Suprema a un funzionario della Procura Generale coinvolti nella decisione di escludere il partito. Yabloko è l'unico partito politico a  essersi opposto alla guerra all'Ucraina. Nell'elenco anche il giudice che ha condannato Lev Shlosberg, di Yabloko, per aver screditato l'esercito russo e altri due giudici.


Hormuz ancora chiesto

[Il significato dell'uomo non è in ciò che egli raggiunge, ma in ciò che brama di raggiungere.Kahlil Gibran.] Il capo negoziatore iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf ha dichiarato che l'Iran non è né "entusiasta" né "intimidito" dalle azioni degli Stati Uniti e che intende "sia combattere che negoziare". Lo riporta Al Jazeera. "Siamo presenti sul campo di battaglia militare con tutte le nostre forze e li affronteremo con nuove sorprese; al contempo, utilizziamo gli strumenti della diplomazia per affermare la nostra superiorità in ambito militare e far valere i diritti del popolo iraniano", ha aggiunto. Il mese scorso, l'Iran ha comunicato agli Stati Uniti, tramite mediatori del Qatar, una serie di condizioni formali per porre fine al conflitto. Tali condizioni includono la cessazione delle ostilità su tutti i fronti, lo sblocco dei fondi iraniani congelati, la fine del blocco navale ai porti iraniani, la cessazione delle interferenze statunitensi negli affari interni dell'Iran, lo stop alla cooperazione degli Usa con gli avversari dell'Iran e la fine di ogni attacco statunitense contro il territorio iraniano. Ghalibaf, ha affermato che Washington ha avanzato "alcune proposte tramite un mediatore" dopo che Teheran aveva proposto una tabella di marcia di 7 giorni per la riapertura dello Stretto di Hormuz. Tuttavia, ha sottolineato, gli Usa devono sapere "che l'epoca in cui si perdeva tempo e si imponevano richieste unilaterali è finita", che la posizione dell'Iran rimane "chiara e definita" e che "lo Stretto di Hormuz non verrà riaperto finché non saranno soddisfatte le nostre sette condizioni basate sul Memorandum di Islamabad". Lo riporta Al Jazeera.  "L'Iran non è un Paese che definisce la propria grande strategia e la sicurezza nazionale sulla base dei tweet o delle interviste quotidiane dei funzionari americani. Basiamo le nostre azioni sulla condotta effettiva del nemico, non sulla retorica mediatica o su false dicotomie", ha aggiunto, citato dall'agenzia Irna. "Così come prendiamo sul serio l'autodifesa, siamo altrettanto fermi e risoluti sia nel difendere noi stessi sia nel portare avanti la diplomazia": è quanto dichiarato oggi dal ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, citato dall'agenzia Irna. "Se i nostri avversari dovessero scegliere ancora una volta la via dello scontro militare — ha proseguito — si troveranno ad affrontare una risposta molto più dura di quelle precedenti. Tuttavia, se intendono perseguire la via diplomatica, siamo pronti a raggiungere attraverso la diplomazia una soluzione equa e dignitosa per porre fine a questo conflitto". In merito al nuovo piano dell'Iran per risolvere le controversie ancora in corso con gli Stati Uniti, Araghchi ha sottolineato che, se gli Stati Uniti accetteranno il piano iraniano di sette giorni, lo Stretto di Hormuz verrà riaperto entro i sette giorni. Domani 5 ottobre scadrà lo sconto sulle accise del gasolio da 6,1 centesimi di euro, taglio fiscale che lascerà il posto al meccanismo delle accise mobili e che potrebbe portare a rialzi dei listini del diesel. Lo ricorda il Codacons, che evidenzia tuttavia come sconti e price cap introdotti dai marchi petroliferi abbiano portato nell'ultima settimana a ribassi generalizzati dei prezzi in tutta Italia. In base allo studio del Codacons, associazione che ogni giorno monitora l'andamento dei prezzi in Italia, sulla rete ordinaria il prezzo medio della benzina è diminuito in sette giorni di 11 centesimi di euro, pari ad un risparmio da 5,5 euro a pieno, mentre quello del gasolio è sceso di 13,3 centesimi, con una minore spesa da 6,65 euro a pieno. Sulle autostrade il ribasso è stato più marcato, -19 centesimi la benzina, -19,1 centesimi il gasolio, pari ad un risparmio da circa 9,5 euro sul pieno. Tuttavia gli italiani continuano a pagare un litro di gasolio 52,1 centesimi di euro in più (+30,2%) rispetto al periodo antecedente il conflitto in Iran, con una maggiore spesa da oltre 26 euro a pieno - calcola il Codacons. Su tale situazione incombe la fine del taglio delle accise da 6,1 centesimi di euro sul gasolio, misura che scadrà domani 5 ottobre per essere sostituita dal meccanismo delle accise mobili - ricorda l'associazione - Per questo chiediamo alle compagnie petrolifere di prorogare sconti e price cap almeno fino a fine anno, considerato che le quotazioni petrolifere sono ancora a livelli elevatissimi e che il conflitto in Medio Oriente non sembra destinato a risolversi a breve. In soli 6 mesi il caro-carburanti è costato agli automobilisti italiani oltre 4,7 miliardi di euro a titolo di maggiori spese ai distributori, e solo a luglio e agosto l'aggravio sui rifornimenti ha raggiunto quota 1,7 miliardi di euro. I dati arrivano da Adusbef che ha analizzato i consumi di carburante sulla rete calcolando l'impatto dei rincari sulle tasche delle famiglie. Considerando il periodo che va da marzo ad agosto 2026, i litri di benzina e gasolio venduti su strade e autostrade italiane (escludendo l'extra-rete) in ogni singolo mese, e i prezzi medi mensili dei carburanti alla pompa, gli automobilisti hanno speso in sei mesi circa 30 miliardi di euro a titolo di rifornimenti - spiega Adusbef. Nell'analogo periodo del 2025, complice anche una diversa composizione delle accise per effetto del riordino scattato lo scorso gennaio, il conto era stato di 25,3 miliardi di euro. Il ministero delle Imprese e del Made in Italy rende intanto noto che, in base agli ultimi dati rilevati dall'Osservatorio sui prezzi dei carburanti del Mimit, in data odierna - domenica 4 ottobre 2026 - il prezzo medio dei carburanti in modalità 'self service' lungo la rete stradale nazionale è pari a 2,049 euro a litro (2,052 ieri) per la benzina e 2,244 euro al litro per il gasolio (2,247 ieri). Sulla rete autostradale, invece, il prezzo medio self è di 2,064 euro per la benzina e 2,268 euro per il gasolio. L’Iran attende una risposta degli Stati Uniti alle condizioni poste da Teheran per riaprire lo stretto di Hormuz. I contatti indiretti, mediati dal Qatar a margine dell’Assemblea generale dell’Onu a New York, riguardano esclusivamente la rotta strategica chiusa dall’Iran dopo l’inizio della guerra. “Attendiamo un messaggio dalla parte americana – ha detto ieri il ministro degli esteri Abbas Araghchi – che speriamo di ricevere entro domani, martedì”. Per riaprire Hormuz, Teheran chiede un cessate il fuoco di sette giorni in tutto il Medio Oriente, compreso il Libano, il disgelo dei beni iraniani all’estero, la revoca delle sanzioni sul petrolio e la fine del blocco navale americano contro i porti iraniani. Prima della guerra, attraverso lo stretto passava circa un quinto dei flussi mondiali di petrolio e gas naturale liquefatto. Intanto il capo negoziatore iraniano e presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf ha avvertito Washington e i suoi alleati. “Come abbiamo già detto, in una regione in cui noi non possiamo vendere petrolio, nessun altro venderà petrolio; e se la nostra sicurezza non è garantita, nessuna infrastruttura resterà al sicuro”.


venerdì 2 ottobre 2026

Intesa sulle sanzioni

[Sono così intelligente che a volte non capisco una sola parola di quello che sto dicendo. Oscar Wilde] "Le sanzioni sono state prolungate per tre anni, si tratta di un messaggio molto chiaro e di una forte pressione nei confronti della Russia, affinché modifichi il proprio comportamento poiché la pressione resterà a lungo termine". Lo ha detto un portavoce della Commissione Europea. "L'Ue ha quindi dimostrato ancora una volta la propria unanimità nel confermare le sanzioni esistenti nei confronti della Russia. Prendiamo inoltre atto della decisione degli Stati membri di revocare le sanzioni nei confronti di determinati individui. Le discussioni sulle sanzioni sono riservate e di competenza esclusiva degli Stati membri pertanto, per una questione di principio, non possiamo commentare pubblicamente il contenuto di tali discussioni", ha aggiunto. Accordo sul 21/o pacchetto di sanzioni alla riunione dei Rappresentanti Permanenti dei 27. Il via libera è arrivato poco dopo la convocazione dell'incontro, dopo lo stallo durato ieri fino a tardi. Nell'intesa il price cap al petrolio russo viene congelato per 12 mesi. Intanto si sono svolti a Manila, per oltre mezz'ora, i colloqui tra il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov e il segretario di Stato americano Marco Rubio, secondo quanto riportato da un corrispondente della Tass. Durante il colloquio, le parti hanno pianificato di concentrare particolare attenzione sulla risoluzione del conflitto in Ucraina. Lavrov aveva osservato il giorno precedente che Mosca partiva dal presupposto che Washington non avesse ancora abbandonato le proposte avanzate in Alaska. Sempre secondo la Tass, Rubio si è rifiutato di rispondere alle domande dei giornalisti statunitensi prima del suo incontro con Lavrov. In particolare, una giornalista ha chiesto a Rubio se avrebbe chiesto a Lavrov, durante l'incontro, se la Russia stesse aiutando l'Iran a colpire obiettivi. Il Segretario di Stato americano è rimasto in silenzio. L'incontro tra Lavrov e Rubio si è svolto a margine degli eventi relativi all'Asean a Manila, presso il Philippine International Convention Center"Sono state discusse questioni regionali e internazionali, inclusa la situazione nel Golfo Persico", ha riferito il ministero degli Esteri russo, citato da Tass. "Il lavoro prosegue anche dopo l'adozione del ventunesimo pacchetto di sanzioni. Iniziamo innanzitutto a valutare quali ulteriori misure possano essere adottate nei pacchetti futuri, ma anche quali eventuali lacune o difetti presenti nei pacchetti precedenti debbano essere corretti. Il lavoro continuerà. Siamo impegnati in questa battaglia a lungo termine. Ci impegneremo per tutto il tempo necessario". Così un portavoce della Commissione europea, durante il briefing con la stampa, risponde a chi chiede se l'Unione sia pronta a lavorare su un 22/esimo pacchetto di sanzioni alla Russia. 

Arrestate Armao!

[Ma io non so niente” e poi:30 e lode; corona d’alloro; bacio accademico; contratto con la NASA; chiamata da Papa Francesco._iaci, Twitter]    La Procura di Palermo ha chiesto l'arresto dell'ex vicepresidente ed ex assessore della Regione Sicilia, l'avvocato Gaetano Armao. Perquisiti gli studi di Palermo e Roma del legale e la sua abitazione, come rende noto l'ufficio inquirente. I pm ipotizzano il reato di corruzione. Oltre che per Armao i magistrati, coordinati dal procuratore Maurizio de Lucia, hanno chiesto misure cautelari per 8 persone tra le quali l'avvocato Pierluigi Matta e alcuni imprenditori. Armao è il marito dell'ex capo di Gabinetto del ministero della Giustizia, Giusi Bartolozzi. Fino ad agosto, Armao è stato presidente della Commissione tecnica specialistica per le autorizzazioni ambientali di competenza regionale. Tra gli indagati nell'inchiesta che coinvolge l'ex vicepresidente della Regione siciliana Gaetano Armao e una serie di imprenditori e professionisti, c'è anche Giuseppe Geremia Lombardo, deputato all'Ars del Mpa, nipote dell'ex presidente della Regione Raffaele Lombardo. Il deputato è presidente dell'ufficio di questura dell'Assemblea regionale siciliana, l'ufficio da cui passano le decisioni sulle spese del Parlamento siciliano prima di arrivare in consiglio di Presidenza. Per 8 indagati sarebbero stati chiesti gli arresti domiciliari. Per uno il divieto di dimora. Sulle istanze si pronuncerà il gip dopo gli interrogatori preventivi. L'inchiesta, in cui si ipotizzano a vario titolo i reati di corruzione per atto contrario ai doveri di ufficio e corruzione per l'esercizio delle funzioni, riguarda oltre che Armao e Lombardo, i manager Giuseppe Argirò e Marco Gentile Malacarne, Benedetta Costanzo, gli imprenditori Luigi Zancla, Mario Lupo e Sergio Vella e l'avvocato Pierluigi Matta. "Sono stato raggiunto da un decreto di perquisizione presso l'abitazione e lo studio legale per un'imputazione provvisoria che avrò modo di dimostrare essere priva di fondamento". Lo dice in una nota l'ex assessore ed ex vicepresidente della Regione Siciliana, Gaetano Armao, coinvolto in un'inchiesta della Procura di Palermo con l'accusa di corruzione. Per Armao i pm hanno chiesto l'arresto. "I fatti che vengono contestati - spiega - attengono alla mia qualità di ex presidente di una commissione composta da oltre cinquanta membri che approva i pareri in sede collegiale e, nel 99% dei casi, all'unanimità. Non ho più alcun incarico quale presidente del Cts dal 9 agosto scorso e, al fine di tutelare le Istituzioni, ho già rassegnato al presidente Schifani le mie irrevocabili dimissioni da consigliere giuridico, con effetto immediato. Nella mia vita amministrativa ho gestito risorse finanziarie per oltre 250 miliardi di euro (più del Pnrr) firmando otto bilanci regionali, senza che nessuno abbia avuto nulla da eccepire", sottolinea. Armao, avvocato e consigliere giuridico , fino alle dimissioni di oggi, del governatore Schifani, è anche docente universitario.     Per l'incarico di consigliere giuridico Armao doveva dare supporto alla presidenza della Regione per le interlocuzioni con l'Unione europea e per predisporre documenti regionali funzionali alle relazioni con il governo e organi istituzionali dello Stato. Inoltre doveva dare sostegno tecnico al presidente della Regione per le relazioni con organismi istituzionali esteri, e supporto e cura delle attività di rilievo nazionale e internazionale della Regione con altre regioni o enti omologhi internazionali. 


Inflazione a Cuba

[I nostri musicisti mettono il giubbotto antiproiettile invece dello smoking. Cantano per i feriti. Negli ospedali. Anche per quelli che non li possono sentire. Ma la musica riesce a sfondare comunque. VOLODYMYR ZELENSKY] L’inflazione su base annua a Cuba ha raggiunto il 25,19% ad agosto, con un ulteriore aumento dei prezzi del 4,92% nello stesso mese, secondo le cifre ufficiali dell'Ufficio nazionale di statistica e informazione (Onei). Tali dati coincidono con l'introduzione delle banconote da 10.000 e 20.000 pesos cubani (i tagli più elevati emessi finora) in un contesto caratterizzato da erosione del potere d'acquisto, carenza di beni e forte svalutazione della valuta nazionale.     Il comparto di alimenti e bevande analcoliche - una componente significativa della spesa familiare quotidiana - ha registrato un incremento annuo del 36,01%. La categoria bevande alcoliche e tabacchi ha subito un rialzo ancora più marcato, pari al 37,18%.   I prezzi nel settore ristorazione e alberghiero sono aumentati del 35,74% nell'arco dei dodici mesi, mentre i costi dei trasporti sono cresciuti del 25,03%. Anche i servizi legati all'abitazione hanno subito rincari, con un aumento del 20,99%, così come l'arredamento e i beni per la casa, che hanno registrato una crescita del 20,03%. Il settore dell'istruzione, infine, ha segnato un rialzo del 19,57%. Etecsa, l'impresa statale di telecomunicazioni di Cuba, ha riconosciuto che i servizi di telefonia fissa e mobile nel Paese hanno subito un drastico calo. A causa dei prolungati blackout, intere comunità dell'isola sono rimaste senza copertura cellulare e connessione a internet. L'ente ha spiegato che "durante gli ultimi mesi è diminuita la disponibilità dei servizi mobili e fissi provocando sempre più disagi alla popolazione".    Il collasso della rete elettrica nazionale della scorsa settimana ha evidenziato la gravità del problema, interrompendo oltre l'80% delle stazioni radio base e quasi il 70% delle centraline. La crisi strutturale è aggravata dall'inflazione, dalla carenza di carburante e da tecnologie ormai obsolete.    Attualmente, infatti, si registrano circa 77 mila segnalazioni di guasti attivi unicamente sulla rete fissa.    Per far fronte all'emergenza, l'azienda sta riorganizzando le priorità di investimento puntando verso le energie rinnovabili.     A tal proposito, Etecsa ha sottolineato che "non è fattibile continuare a investire per ampliare la rete di accesso se non si ha la capacità di sostenere energeticamente l'infrastruttura di telecomunicazioni". Il settore turistico di Cuba registra un nuovo tracollo nei primi otto mesi del 2026, segnato dalla crisi economica, energetica e dall'uscita di numerosi operatori internazionali a causa delle sanzioni statunitensi.   Tra gennaio e agosto l'isola ha accolto 450.353 visitatori internazionali, il 64,4% in meno rispetto allo stesso periodo del 2025, quando gli arrivi erano già diminuiti del 17,8% rispetto al 2024. Lo riferisce l'Ufficio nazionale di statistica (Onei). Il Canada resta il principale mercato, con 128.400 visitatori (-75,6%), seguito dai cubani residenti all'estero, con 103.481 (-35,6%), e dagli Stati Uniti, con 41.971 (-50%). In calo di oltre il 40% gli arrivi da Messico, Argentina, mente per la Russia la contrazione supera il 70%.     Nel 2018 Cuba aveva accolto 4,6 milioni di turisti e nel 2019 altri 4,2 milioni. Il settore, una delle principali fonti di valuta estera, non è riuscito a riprendersi dopo la pandemia, frenato dalle difficoltà economiche e dalla crisi energetica, che costringe a lunghi blackout quotidiani. Negli ultimi mesi la pressione statunitense e il blocco petrolifero hanno aggravato la situazione, riducendo i voli e spingendo almeno sette grandi operatori alberghieri internazionali a lasciare l'isola. A giugno il governo ha approvate nuove misure per rilanciare il turismo, con maggiori spazi alle imprese private nella gestione di hotel, autonoleggi, trasporti e servizi turistici. Gli eventuali effetti positivi sono tuttavia ancora lontani.   "In caso di un intervento militare statunitense Cuba eserciterà il proprio legittimo diritto alla difesa con la massima determinazione e vigore". Lo ha ribadito oggi il ministro degli Esteri di Cuba, Bruno Rodríguez, nel suo intervento all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite sottolineando che tale eventualità "comporterebbe la morte di cittadini cubani e di giovani statunitensi, oltre a una distruzione massiccia nell'isola".    Rodríguez ha quindi insistito nel denunciare le conseguenze del blocco economico ed energetico Usa e - a conclusione del suo intervento - ha affermato che Cuba avanza ad ogni modo nel processo di cambiamento avviato dal governo nel contesto della profonda crisi che attraversa l'isola.    "Siamo consapevoli dell'immensa sfida che il nostro Paese deve affrontare in termini di sicurezza, sopravvivenza, benessere della popolazione e destino della Nazione.Non affrontiamo questa sfida passivamente, bensì con fermezza e dignità. Su queste basi, stiamo portando avanti un processo di cambiamento capace di trasformare profondamente il modello economico e sociale e che affonda le radici nella nostra esperienza storica", ha detto. L'influencer cubana Anna Sofía Benítez Silvente, 21 anni, conosciuta sui social come Anna Bensi, e sua madre Caridad Silvente sono state condannate entrambe a due anni di limitazione della libertà oggi a L'Avana per aver registrato e diffuso online il video di un agente del Ministero dell'Interno (Minint) in borghese.La pena non comporta il carcere, ma impone restrizioni, tra cui il divieto di lasciare il Paese. Lo riferiscono i media indipendenti cubani, tra cui 14ymedio.    Il processo, durato più di quattro ore, si è svolto in un clima di forte presenza delle forze di sicurezza all'esterno del tribunale, dove decine di persone si erano radunate per esprimere solidarietà alle due donne. Al termine dell'udienza, Benítez ha definito la condanna "un'ingiustizia".  Il caso risale al 10 marzo, quando l'agente del Minint Yoel Leodán Rabaza Ramos si presentò in borghese nell'abitazione della famiglia, alla periferia dell'Avana, per consegnare una convocazione della Sicurezza dello Stato. Le due donne registrarono l'incontro e pubblicarono il video sui social. Il processo era iniziato a luglio, dopo la denuncia dell'agente per violazione della propria privacy e della propria immagine.     L'organizzazione Cubalex contesta l'applicazione della norma, sostenendo che l'articolo 393 del Codice penale cubano non dovrebbe essere utilizzato quando un cittadino registra un pubblico ufficiale durante lo svolgimento delle sue funzioni.    Prima dell'udienza, Benítez aveva dichiarato alla stampa straniera: "Non siamo criminali, stiamo solo esprimendo attraverso uno schermo ciò che pensiamo". Il giornalista indipendente cubano Henry Constantín Ferreiro, direttore del media digitale La Hora de Cuba, è in custodia cautelare nel carcere di massima sicurezza Kilo 7, a Camagüey, nella parte centro-orientale dell'isola caraibica. Constantín è stato arrestato il 16 settembre e trasferito nel penitenziario il 24 settembre.     Secondo Reporters sans frontières (Rsf), è accusato di "disobbedienza" per non essersi presentato a una convocazione delle autorità, circostanza che il giornalista nega.     Rsf ha chiesto la sua liberazione immediata, riferendo che nei primi cinque giorni di detenzione la difesa non ha potuto accedere al fascicolo. Anche altre organizzazioni per la libertà di stampa e i diritti umani hanno chiesto il rilascio del giornalista.     Secondo Rsf, quella di settembre è almeno la 19/a detenzione di Constantín, diverse delle quali legate alla sua attività giornalistica. Oggi anche il sottosegretario di Stato Usa per gli Affari dell'emisfero occidentale, Juan Pablo Segura, ha chiesto la sua liberazione, definendo "ingiusta" la detenzione.