venerdì 9 ottobre 2026

Fronte orientale in stallo

[L'amore è un tesoro prezioso che non si può scambiare con nulla. Ma bisogna saperlo dare a chi lo merita e non a chi lo calpesta. Lev Tolstoy] La Casa Bianca sospende temporaneamente le sanzioni sul diesel russo. Lo annuncia il Tesoro americano. "Oggi, su disposizione del Presidente Trump, l'Office of Foreign Assets Control (Ofac) sta emettendo con effetto immediato una licenza generale temporanea per consentire la fornitura di diesel russo al mercato globale", ha annunciato su X il Dipartimento del Tesoro americano. "Qualsiasi allentamento delle sanzioni contro la Russia, in assenza di un accordo chiaro e duraturo di de-escalation, rappresenta un'evidente debolezza.    Gioca a favore della Russia, permettendole di uccidere di più, di prolungare la guerra, di mostrare ancora meno rispetto per l'America e di infliggere al mondo perdite e danni ancora maggiori". Lo scrive su X il presidente ucraino Volodymyr Zelensky dopo che gli Stati Uniti hanno annunciato una revoca temporanea delle sanzioni sul diesel russo a seguito di una telefonata tra Donald Trump e Vladimir Putin. "Fare concessioni a Putin non porterà pace né alcun beneficio al mondo civile. La Russia 'ripagherà' il diesel con ulteriore terrore e perfidia.    Consentire alla Russia di vendere prodotti petroliferi significa investire in una guerra che deve finire, non essere prolungata.    Ciò che serve è una reale de-escalation con la Russia, su base reciproca", ha aggiunto. Il governo ucraino è rimasto sorpreso dall'annuncio di Donald Trump sull'accordo con Vladimir Putin sul diesel. Lo riporta Axios citando alcune fonti di Kiev.    In queste ore i negoziatori ucraini sono a Miami per incontrare Steve Witkoff e Jared Kushner. "Ora ci troviamo in una situazione di stallo strategico. Gli stalli strategici si risolvono o con il negoziato o con un'escalation da parte di una o di entrambe le parti, che finisce per estendersi oltre i limiti del conflitto originario. Condividiamo la preoccupazione sulla possibilità che il conflitto si intensifichi in modo da coinvolgere altri paesi e forse trasformarsi in un conflitto più ampio". Così il segretario di Stato Marco Rubio in un'intervista alla greca Kathimerini sulla guerra in Ucraina. "Siamo preoccupati per la possibilità di un'operazione di sabotaggio in un paese confinante, che potrebbe sfuggire al controllo". "Vogliamo che i nostri alleati siano forti. Più sono forti loro, più siamo forti noi collettivamente (...) Vogliamo un'Europa forte. Vogliamo partner solidi in Europa". Lo ha detto il Segretario di Stato Usa Marco Rubio ai giornalisti all'aeroporto di Atene, prima di partire per il Portogallo, ultima tappa del suo tour europeo iniziato questa settimana in Islanda. "Più i singoli membri della Nato sono forti - sul piano sociale, economico e militare - più la Nato è forte", ha affermato. Da tempo l'amministrazione Trump incoraggia i membri della Nato ad aumentare le spese per la difesa e ad assumersi maggiori responsabilità per la propria sicurezza. "Molti paesi hanno intensificato i propri sforzi. Francamente, i tedeschi stanno facendo la loro parte per rafforzarsi", ha dichiarato oggi Rubio. "Credo che vi siano segnali positivi in molte aree diverse in cui questo sta accadendo. E naturalmente ci sono alcuni paesi che sono più lenti, e so che subiscono forti pressioni interne. Tuttavia, ritengo che sia un bene per tutti loro", ha affermato Rubio. "Oggi, per tutta la giornata, sono continuati i lavori di rimozione delle macerie dopo l'attacco del missile russo a Pryluky.Si trattava di un missile Kh-101, che ha colpito direttamente un edificio. Purtroppo, 19 persone sono morte, tra cui cinque bambini piccoli. In totale, il numero di vittime a seguito di questo massiccio attacco all'Ucraina è di 25 persone. Cento persone sono rimaste ferite". È il bilancio serale del presidente ucraino Volodymyr Zelensky sui social.    "È fondamentale che i leader non rimangano in silenzio di fronte a ciò che è accaduto perché la Russia intende continuare verso l'escalation, verso l'uccisione".
   


A Pillay Nobel per la pace

[La distanza non è un ostacolo, è solo una prova di quanto un amore possa viaggiare lontano. Isabel Allende] La giurista sudafricana Navanethem 'Navi' Pillay vince il Premio Nobel per la pace 2026. Navanethem 'Navi' Pillay, è stato spiegato durante la proclamazione, ha dimostrato "eccezionale coraggio e integrità" nel suo lavoro contro "i crimini di guerra".    Nella sua veste di presidente della Commissione d'inchiesta internazionale indipendente sul territorio palestinese occupato dell'Onu, l'anno scorso aveva accusato Israele di genocidio a Gaza. "La Commissione stabilisce che Israele è responsabile della commissione di un genocidio a Gaza - aveva dichiarato Pillay in quella occasione. È evidente che sussiste l'intento di distruggere i palestinesi di Gaza attraverso atti che soddisfano i criteri stabiliti nella Convenzione sul genocidio".    Nata il 23 settembre 1941, ha ricoperto la carica di Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani dal 2008 al 2014. Sudafricana di origini indiane tamil, è stata la prima donna non bianca a ricoprire il ruolo di giudice presso l'Alta Corte del Sudafrica. Ha inoltre prestato servizio come giudice della Corte penale internazionale e come presidente del Tribunale penale internazionale per il Ruanda. Nell'aprile 2015, Pillay è diventata il sedicesimo commissario della Commissione internazionale contro la pena di morte.  "Assegnare il Premio Nobel per la Pace a Pillay non è un atto di giustizia, ma la grottesca strumentalizzazione di un riconoscimento per legittimare l'odio e i pregiudizi contro Israele. Ora che la commissione del Nobel ha premiato la più grande menzogna del XXI secolo, Joseph Goebbels sta certamente applaudendo dall'inferno". Lo scrive il ministero degli Esteri israeliano in una nota. "Se esistesse un premio per le menzogne, l'odio e le accuse infamanti, Pillay sarebbe la favorita assoluta. Il suo ruolo nell'incessante demonizzazione di Israele, con motivazioni politiche, e nella promozione delle accuse di genocidio è eloquente". "Il comitato per il Premio Nobel ha perso il suo bussola morale. Ha conferito il suo più alto onore a una bigotta che ha costruito la sua carriera inventando e diffondendo libelli di sangue contro l'unico Stato ebraico". È il duro commento del premier israeliano Benyamin Netanyahu al Nobel per la pace a Navi Pillay. Una "donna che ha diffuso la demonizzazione degli ebrei e una parodia della giustizia", si legge sull'account ufficiale del primo ministro israeliano. La Corte penale internazionale dell’Aia respinge le nuove sanzioni imposte dagli Stati Uniti, che per la prima volta colpiscono l’istituzione nel suo complesso e non soltanto singoli giudici e procuratori. Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha annunciato il divieto di effettuare transazioni con la Corte, accusandola di voler perseguire cittadini americani e rappresentanti di Paesi alleati, tra cui Israele. La presidente Tomoko Akane denuncia un attacco al diritto internazionale e alle vittime dei crimini più gravi. Le misure arrivano dopo mesi di sanzioni contro singoli magistrati e poche ore dopo l’assegnazione del Nobel per la Pace all’ex giudice della Corte Navi Pillay. Washington, che non aderisce alla Corte, minaccia di paralizzarne le attività. “Oggi, con una decisione senza precedenti nella storia, gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni alla Corte penale internazionale in quanto istituzione. Questo fa seguito a una serie di provvedimenti contro alcuni giudici e procuratori indipendenti che operano al servizio della giustizia. La Corte respinge fermamente queste sanzioni”. “È un attacco contro gli Stati sovrani che hanno creato la Corte. È un attacco contro l’ordinamento giuridico internazionale più in generale. È un attacco contro le vittime delle atrocità di massa, che hanno aspettato anni, a volte decenni, perché i responsabili fossero chiamati a risponderne. Ogni misura adottata contro la Corte si ripercuote, in ultima analisi, su quelle vittime”. “Di fronte a questi attacchi non possiamo rimanere indifferenti. Tutti noi, compresi gli Stati membri, abbiamo il dovere giuridico e morale di agire in difesa dell’ordine internazionale, di difendere il diritto, non la forza. Saremo giudicati dalla storia per le scelte che facciamo oggi. Vi prometto che la Corte penale internazionale continuerà il proprio lavoro senza lasciarsi intimidire, con la ferma determinazione che la giustizia debba prevalere”. “Grazie mille, se applaudite ancora un po’ potrei dividere questo premio con Trump”. Navi Pillay ha commentato con una battuta l’assegnazione del premio Nobel per la Pace 2026. Il riferimento è a quanto avvenuto l’anno scorso, quando la vincitrice Marìa Corina Machado aveva davvero donato la sua medaglia al presidente Usa durante un incontro alla Casa Bianca. La prima reazione della giurista, paladina dei diritti umani, è stata raccolta mentre si trovava al tribunale di Norimberga, nel video girato, e diffuso poi su X, dalla segretaria generale di Amnesty International, Agnés Callamard. Dopo il momento di applausi e risate, Pillay, 85 anni, ha ricordato il suo impegno nella commissione di inchiesta indipendente Onu che ha accusato Israele di compiere un genocidio a Gaza. “Una delle reazioni principali a quel rapporto è stata quella di rendermi omaggio per il mio coraggio, e potete immaginare quanto ne sia rimasta sorpresa – ha detto – Perché mai ci vorrebbe coraggio per dire la verità? Si interpreta la legge, si esaminano tutti i fatti, quindi si tratta di un processo decisionale imparziale”. "C'è anche l'Italia fra i Paesi occidentali che pubblicheranno una dichiarazione per confermare fiducia nella Corte penale internazionale e ribadire di essere contrari alle sanzioni Usa alla Corte Penale Internazionale": lo affermano fonti della Farnesina. "Verrà confermato - si spiega - il sostegno alla Corte: assieme a paesi come Germania, Francia, Giappone e Canada, l'Italia ricorda il suo sostegno all'indipendenza, imparzialità e integrità della Cpi".    "L'Italia - aggiungono le fonti - e gli altri Paesi sostengono di voler portare avanti un dialogo costruttivo e inclusivo con gli Stati non Parte dello Statuto di Roma, come sono gli Stati Uniti". E il nostro Paese, assieme ai partner dichiara di "prendere atto con soddisfazione del lavoro svolto dalla Corte per prepararsi all'adozione di tali sanzioni, affinché la Corte possa continuare ad adempiere al proprio mandato ai sensi dello Statuto di Roma". L'Italia, quindi, "ribadisce il suo incondizionato sostegno affinché la Corte possa farlo"."Vieteremo le transazioni con questo tribunale canaglia, tagliandone le sue risorse e paralizzandone la capacità operativa". Lo ha detto il segretario di Stato marco Rubio annunciando sanzioni alla Corte Penale Internazionale, secondo quanto riportato da Reuters sul proprio sito. "Il presidente Trump non permetterà mai alla Corte Penale Internaizonale di perseguire cittadini americani", ha messo in evidenza.
   


giovedì 8 ottobre 2026

Donaldo in trincea

[Tu sei un regalo del destino, una di quelle coincidenze che rendono la vita degna di essere vissuta.Daniel Glattauer] Il Pentagono ha dato alcuni giorni fa istruzioni al Comando centrale degli Stati Uniti (Centcom) di completare i preparativi per la ripresa delle operazioni di combattimento su larga scala contro l'Iran. Lo riporta Axios, citando funzionari Usa. La direttiva non indicava una data specifica per l'avvio degli attacchi e il presidente Donald Trump non ha ancora preso decisioni definitive. Tuttavia, fonti di Usa e Israele hanno affermato che l'azione potrebbe avvenire prima delle midterm di novembre e, forse, prima delle elezioni israeliane di una settimana prima. Nel mirino, obiettivi energetici, infrastrutturali e nucleari iraniani. La ripresa del conflitto nelle prossime 3 o 4 settimane potrebbe influenzare le elezioni di metà mandato Usa, in parte a causa del possibile aumento dei prezzi del petrolio. "Il compito del Dipartimento è elaborare e presentare opzioni militari al Presidente", ha dichiarato un funzionario del Pentagono ad Axios. Mentre un altro della Casa Bianca ha affermato che Trump ha tutte le opzioni a disposizione in qualsiasi momento: "gli Stati Uniti si trovano in una posizione di grande forza, controllando lo Stretto di Hormuz mentre l'economia iraniana sta collassando" e "il presidente ha in mano tutte le carte e farà ciò che è meglio per gli Stati Uniti".Venerdì, il team per la sicurezza nazionale di Trump si è riunito a Camp David per diverse ore allo scopo di discutere di guerra e altre questioni. Un funzionario israeliano ha detto che parte della riunione è stata dedicata alla possibile ripresa di operazioni di combattimento su larga scala in Iran. Dopo l'incontro, il segretario di Stato Marco Rubio ha detto che la discussione è stata riservata a pianificare la politica estera a "lungo termine", con lo stallo negoziale Usa-Iran.Trump ha parlato con il premier israeliano Benjamin Netanyahu. Si è trattato della loro seconda conversazione in pochi giorni, dopo un lungo periodo di scarso contatto. Un funzionario Usa ha riferito che i due hanno discusso di "memoria e rispetto per le vittime del massacro del 7 ottobre". Qualora dovessero riprendere le operazioni di combattimento su larga scala, è molto probabile che possa vedere Stati Uniti e Israele agire in tandem, con la partecipazione diretta delle forze armate israeliane. Una nuova escalation - o anche solo un inasprimento della tensione o dello stato di emergenza - potrebbe avvantaggiare Netanyahu sul piano politico, impedendo agli avversari di attaccarlo nella fase conclusiva della campagna elettorale. 
   


Renatino non sapeva?

[La bellezza non è che una promessa di felicità. Stendhal] Terminata la riunione della giunta regionale siciliana. Sono stati approvati i punti all'ordine del giorno. Il presidente Renato Schifani non ha fatto alcun riferimento a sue dimissioni dopo la crisi aperta con vertici di Forza Italia per il dietrofront del partito sulla sua ricandidatura per il secondo mandato. Avrebbe costretto  aviapartner a rinviare i festeggiamenti nelle varie  Prima Vista Lounge a data da destinarsi, i cornetti vuoti nel frattempo sarebbero stati messi da parte, così, al momento dell’uso, dovrebbero essere più stagionati.  Recenti inchieste della magistratura hanno coinvolto esponenti e vertici politici della Regione Siciliana e dell'Assemblea Regionale Siciliana (ARS), con indagini per corruzione, peculato e truffa collegate alla gestione di incarichi, autorizzazioni e fondi pubblici. Ovviamente renatino non sa nulla, troppo occupato a controllare i cornetti vuoti delle Lounge di aviapartner in Italia, gli è sfuggita la questione morale.  La giunta regionale siciliana ha approvato il disegno di legge sulla trasparenza dei rapporti tra interessi privati e amministrazione. Il provvedimento, illustrato dal presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, è frutto di un lavoro avviato da tempo insieme all'assessore all'Economia, Alessandro Dagnino.    "Il risanamento morale delle istituzioni è una responsabilità che la politica deve assumersi fino in fondo - dice Schifani. I recenti fatti di cronaca giudiziaria rendono ancora più urgente rafforzare la prevenzione. Chi decide per conto dei cittadini deve rispondere delle proprie scelte e rendere conoscibili i rapporti con chi rappresenta interessi privati. Vogliamo tutelare l'interesse pubblico e consolidare la fiducia dei siciliani".    Il testo prevede l'istituzione, presso la segreteria generale della Presidenza, di un Registro pubblico dei rappresentanti di interessi, con l'indicazione dei soggetti per cui operano, degli interessi rappresentati e della natura degli incarichi.    Un'Agenda pubblica indicherà partecipanti, finalità e procedimenti interessati dagli incontri, da registrare entro cinque giorni, con altri cinque giorni per le verifiche delle strutture regionali.    Gli obblighi riguarderanno anche il presidente, gli assessori, gli uffici di diretta collaborazione, i consulenti, i dirigenti e gli organismi regionali con compiti istruttori, consultivi o valutativi.    La novità centrale - dice La Regione siciliana - è la tracciabilità delle interlocuzioni sulle singole pratiche: autorizzazioni, concessioni, contributi, finanziamenti e agevolazioni. Dovranno essere documentati anche i contatti informali sull'ordine di trattazione, sui tempi di definizione, sull'assegnazione dei fascicoli, sulla scelta degli istruttori, sulle valutazioni tecniche e sull'esito dei procedimenti. Gli incontri dovranno svolgersi attraverso canali istituzionali e lasciare traccia nel fascicolo amministrativo. Anche le comunicazioni rilevanti ricevute per altre vie saranno acquisite agli atti.    Per i rappresentanti di interessi che violano le disposizioni sono previsti, in base alla gravità, il richiamo scritto, la sospensione o la cancellazione dal Registro. La Procura di Palermo ha chiesto misure cautelari (arresti) per nove persone nell'ambito di un'indagine su presunte tangenti legate al rilascio di autorizzazioni per progetti industriali ed energetici. È stata chiesta l'apertura di un processo per il presidente dell'Assemblea Regionale Siciliana Gaetano Galvagno  e altri imputati (tra cui dipendenti e collaboratori) per ipotesi di reato che includono corruzione, peculato, truffa e falso ideologico, legate a un presunto sistema di scambi di favori e incarichi. Altre inchieste della Procura di Palermo hanno riguardato a vario titolo figure di primo piano della politica regionale, come l'ex presidente della Regione Salvatore Cuffaro, coinvolto in accertamenti su corruzione e turbativa d'asta, e altri deputati o funzionari regionali.  "Schifani deve dimettersi? Certamente ha una responsabilità politica e deve valutare innanzitutto se sarà più in grado di gestire questa fase che, tra l'altro, ci avvicina ormai al voto. Le sue responsabilità devono essere giudicate dal popolo e dai cittadini che hanno affidato a lui il compito di governare questa Sicilia. Il rischio è che il governo di questi anni ci riporti drammaticamente al passato peggiore che questa terra abbia mai vissuto. La vicenda che è esplosa è assai grave, soprattutto perché reiterata da diversi episodi di corruzione da parte dei vertici più importanti di questa regione". Lo ha detto Antonello Cracolici, presidente dell'Antimafia regionale, parlando con i giornalisti a margine delle commemorazioni in occasione del 40esimo anniversario dall'uccisione di Claudio Domino a Palermo.    "Cosa ne penso del caso Armao? Tutto il male possibile - ha proseguito - Purtroppo le istituzioni, e la macchina pubblica in generale, stanno dando il peggiore volto di sé, aldilà degli aspetti connessi a episodi di reato, che sono da dimostrare con tutte le garanzie del caso. È evidente però che, in questi anni, si è abbassata la soglia di percezione e di ruolo pubblico da parte di tutte le istituzioni, perché sono troppi gli episodi che si sono ripetuti in questi ultimi anni e c'è una grave responsabilità politica, innanzitutto, da parte di chi dirige le istituzioni. Io penso che la Regione, rispetto a tutto questo, stia pagando un prezzo altissimo a causa di un abbassamento della tensione morale, che è fondamentale anche per supportare il buon governo", ha concluso Cracolici.
   


mercoledì 7 ottobre 2026

L’ultimo democristiano

[Se nel mondo non c'è amore faremo un altro mondo, e lo circonderemo di mura massicce e lo arrederemo con interni rossi e soffici, e gli forniremo un battaglio che suoni come un diamante caduto nel feltro di un gioielliere in modo che non lo sentiamo mai. Amami perché l'amore non esiste e io ho provato tutto ciò che esiste. Jonathan Saran Foer] Il presidente della Regione siciliana, Renato Schifani, avrebbe convocato per domani la giunta regionale a Palazzo d'Orleans, in cui potrebbe rendere note le sue dimissioni. Era ora renatino. All'ordine del giorno della giunta vi sono i "provvedimenti più urgenti". "Prendo atto delle dichiarazioni dell'onorevole Minardo. In queste ore sto valutando, con senso di responsabilità, le decisioni da assumere, che comunicherò a breve". Lo dice il presidente della Regione siciliana, Renato Schifani. Minardo, commissario di Forza Italia nell'Isola, ieri aveva sostenuto che "in Sicilia occorre una proposta politica completamente nuova" parlando con i segretari provinciali del partito, riuniti a Palermo a porta chiuse, e facendo un'analisi politica anche alla luce del nuovo caso giudiziario che ha coinvolto Gaetano Armao, per il quale la Procura ha chiesto l'arresto per corruzione, e che ha costretto l'avvocato a dimettersi da consigliere giuridico del governatore. A caldo il governatore della Sicilia Renato Schifani ieri aveva smentito le voci di dimissioni circolate nel pomeriggio dopo quanto era filtrato durante la riunione convocata dal commissario di Forza Italia in Sicilia Nino Minardo con i segretari provinciali del partito: "Occorre una proposta politica completamente nuova nell'Isola".A distanza di 24 ore, adesso il presidente della Regione apre uno scenario pieno di incognite: "Prendo atto delle dichiarazioni dell'onorevole Minardo. In queste ore sto valutando, con senso di responsabilità, le decisioni da assumere, che comunicherò a breve".Ad infiammare il clima dentro Forza Italia è stato l'ennesimo caso giudiziario nella maggioranza di centrodestra. A essere coinvolto questa volta è stato Gaetano Armao per il quale la Procura ha chiesto l'arresto per corruzione contestandogli di avere preso mazzette quando era a capo della Commissione tecnica specialistica (Cts) per le autorizzazioni ambientali della Regione siciliana su eolico e fotovoltaico, mandato che era scaduto all'inizio di agosto. Armao, che aveva un ufficio anche nel Palazzo della presidenza che è stato perquisito, si è subito dimesso da consigliere giuridico del governatore. Nel quartier generale romano, secondo quanto si apprende, non è piaciuta la reazione di Schifani alla richiesta di arresto: "Per quanto riguarda l'inchiesta su Armao mi rifaccio alle parole del procuratore de Lucia: vale la presunzione di non colpevolezza, ci saranno delle indagini, ma nulla a che fare con l'attività del governo regionale".    Intanto la commissione regionale Antimafia, presieduta dal deputato regionale del Pd Antonello Cracolici, stamani ha annunciato che avvierà un'indagine conoscitiva sui recenti episodi di natura corruttiva emersi nell'ambito dell'amministrazione regionale. E il primo a essere ascoltato in audizione sarà il presidente Schifani. Vicino a Totò Cuffaro alla fine degli anni '90 tanto da essere stato proposto come candidato a sindaco di Palermo, l'avvocato Armao è tra i protagonisti della politica siciliana degli ultimi 30 anni. È stato assessore all'Economia nel governo di Raffaele Lombardo, poi nel 2017 Silvio Berlusconi, dopo averlo incontrato ad Arcore, lo candidò alla presidenza della Regione salvo poi ritirare la candidatura dopo l'accordo trovato con Nello Musumeci che vinse le elezioni con Armao che fu nominato, ancora una volta, alla guida dell'assessorato all'Economia. Dopo la brevissima parentesi con Carlo Calenda che lo candidò a governatore quattro anni fa con Azione, Armao è tornato tra le fila del centrodestra.


ProPal con Hamas

[Il più bello dei mari è quello che non navigammo. Il più bello dei nostri figli non è ancora cresciuto. I più belli dei nostri giorni non li abbiamo ancora vissuti. E quello che vorrei dirti di più bello non te l’ho ancora detto.Nazim Hikmet] Il Ministro degli Esteri israeliano Gideon Saar ha presieduto una cerimonia commemorativa a Gerusalemme insieme ad ambasciatori stranieri, nel terzo anniversario dell’attacco contro Israele guidato da Hamas il 7 ottobre 2023. “Sono passati tre anni, ma il dolore non è svanito. Le cicatrici, visibili e invisibili, restano con noi”, afferma Saar.Manifestanti pro-pal si sono radunati a Berlino nel terzo anniversario degli attacchi di Hamas contro Israele del 7 ottobre. Tra numerose bandiere palestinesi, mani sporche di vernice rossa e lenzuola bianche macchiate di rosso a simboleggiare i sudari dei bambini morti a Gaza tenute in braccio dalle donne, i manifestanti hanno chiesto di farla finita “con la campagna diffamatoria sionista contro gli esponenti di sinistra del partito Die Linke”, come si legge su un grande striscione. Circa duecento manifestanti, in gran parte legati alle università londinesi, hanno sfilato nel centro di Londra a sostegno dei palestinesi nel terzo anniversario dell’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023. Il corteo, inizialmente previsto tra diversi campus universitari, è stato modificato dalla Metropolitan Police, che ha imposto anche la conclusione entro le 14. Lungo il percorso i manifestanti hanno incontrato gruppi di contro-manifestanti pro-Israele, con momenti di tensione e l’intervento della polizia. “Oggi sventolano la bandiera palestinese, la stessa bandiera sotto cui sono andati a massacrare gli israeliani. E pensate che resteremo in silenzio? Non resteremo in silenzio”, dice un manifestante pro-Israele. “Perché il genocidio in Palestina è ancora in corso, le persone continuano a soffrire la fame. Gli ostaggi sono tornati da tempo, ma hanno raso al suolo Gaza, continuano a bombardare i civili, continuano ad attaccare i bambini”. La scelta di manifestare proprio il 7 ottobre è stata contestata dai sostenitori di Israele presenti lungo il percorso. “Hanno scelto questo giorno come un attacco deliberato e un insulto deliberato a tutti gli ebrei assassinati. È per questo che sono qui oggi. È fanatismo, è razzismo, è disgustoso. È ora che il Regno Unito lo vieti e lo bandisca. Hanno scelto questo giorno per negare l’uccisione degli ebrei”.


Renatino primo in esilio?

[Ti amo come si amano certe cose oscure, segretamente, tra l'ombra e l'anima. Pablo Neruda] L’Etna è calma appresa la notizia che renatino primo, contestato dai suoi, potrebbe anche lasciare. Se dovesse restare l’Etna riprenderà, dopo tutto è l’unica cosa che in Sicilia ha ancora dignità. In gesap si respira un’aria pesante. L’ad #cettolaqualunque è depresso, Richelieu (dg) indaffarato a togliere la convenzione a tutti i dipendenti (tranne che alla gesap), e la vendita dei gelati a Palazzolo non ha ancora capito la gravità della situazione. La susy passeggia nervosamente, mentre area manager chiama la suocera per sapere se ci sono novità. Mentre nella Prima Vista Lounges by Aviapartner si apprestano a festeggiare. I cornetti vuoti infilateli dove sai tu. "Il "Re Sole" è ora il "Re Solo".    Nessun partito ieri si è stracciato le vesti nell'inviare comunicati di sostegno a Schifani. Qualche mese prima, invece, c'era la gara a chi doveva somministrare metadone politico per tenere in piedi questa situazione". È l'analisi di Cateno De Luca, leader di Sud chiama Nord, sulla situazione politica che si è determinata attorno al presidente della Regione Renato Schifani e sul futuro della legislatura regionale.    "Io vi ho detto da sempre che questa legislatura sarebbe finita in anticipo - afferma De Luca - Il banco è saltato nel momento in cui il presidente Schifani ha fatto circolare la voce che non avrebbe accettato l'incarico al Csm per dimettersi anticipatamente a fine gennaio".    "Pare che non sia vero che Schifani abbia rifiutato la candidatura al Csm, ma pare che negli ultimi tre o quattro giorni siano venute meno le condizioni per una sua candidatura - prosegue. È ovvio che ci interroghiamo se siano venute meno le condizioni per cause politiche o per cause non politiche. Questo non sta a me stabilirlo, anche perché a me non interessa. A me interessa il fatto politico".    "Già era stato stabilito da due-tre mesi, in termini definitivi - dice - , che non ci sarebbe stato lo Schifani bis e che la buonuscita del presidente Schifani sarebbe stato il Csm.   Nel frattempo si è rotto qualche meccanismo e quindi quella strategia non può più essere messa in atto".    Per De Luca "Schifani non ci farà questo regalo di dimettersi subito. Io accenderei dieci ceri a tutte le patrone e alle nostre Madonnine se ciò si verificasse. Non lo farà perché, se si slegano le elezioni regionali dalle politiche, sarà il Vietnam per il sistema, non c'è discussione. È ovvio che il quadro politico cambia radicalmente".