lunedì 21 settembre 2026

I buchi di Pasticiedda

[I segreti sono nascosti nei posti più ovvi. Abraham Verghese] Si è visto a punta Raisi, scendere dal suo aereo privato, l’ombra dell’imprenditore che doveva comprarsi tutto ma che,alla fine, ha perso tutto: pin, soldi e l’amore impossibile. I dipendenti pensavano di trovarlo  a Roma, nella sede del Centro Culturale dell’Azerbaigian, presso l’Ambasciata della Repubblica dell’Azerbaigian in Italia, ma nemmeno li è stato visto, il concerto lirico “Echi d’autunno: omaggio all’opera azerbaigiana”, dedicato alla musica e alla tradizione operistica del Paese, in occasione della Giornata Nazionale della Musica dell’Azerbaigian, celebrata il 18 settembre in omaggio alla nascita di Uzeyir Hajibeyli, figura fondatrice della musica classica e professionale azerbaigiana. Ma non è stato visto al  concerto organizzato dal Centro Culturale dell’Azerbaigian, in collaborazione con l’Ambasciata, ha rappresentato un momento di incontro tra la tradizione musicale dell’Azerbaigian e quella italiana, attraverso l’esibizione di due giovani talenti azerbaigiani: il mezzosoprano Elmina Hasan, artista in rapida ascesa sulla scena operistica internazionale, e Jalal Bashirli, che ha sviluppato il proprio percorso artistico e formativo anche in Italia, ed è attualmente studente del Conservatorio di Santa Cecilia. Nel corso della serata, la musica ha raccontato una delle espressioni più significative dell’identità culturale dell’Azerbaigian, rendendo omaggio all’eredità di Hajibeyli, nato il 18 settembre 1885. Compositore, musicologo, educatore e pubblicista, Hajibeyli è considerato il padre della musica professionale azerbaigiana. Visto che i sindacati tutti prendono atto del dissesto finanziario di asc ma non hanno una strategia, nemmeno tramite i propri avvocati, dimostrano per l’ennesima volta di essere delle entità astratte, inutili, utili a tutelare solo gli interessi dei propri figli naturali, illegittimi e parenti nei vari gradi. Gli ex dipendenti aspettano non si capisce bene cosa visto che ancora non hanno incaricato nessun avvocato.  Nel percorso di risanamento ci sarà un tecnico che dovrà procedere alla definizione delle proprie posizioni debitorie nei confronti dei creditori nei tempo previsti dalla procedura, indicati dall’azienda in un periodo massimo di circa tre mesi. Al momento non si conosce il nome del tecnico, ma i bene informati hanno fatto trapelare il nome di Carlo Devisu. È stato precisato che, nell’ambito del percorso di risanamento, dovranno essere soddisfatti i creditori secondo la normativa è dalla procedura, con particolare attenzione alle spettanze maturate dai lavoratori, che,secondo quanto riferito dall’azienda, dovrebbero essere liquidate integralmente entro il mese di ottobre. È stato riferito che il pignoramento effettuati da tcr era stato particolarmente rilevante, ma che il provvedimento era stato ritenuto non praticabile dal giudice, con conseguente liberazione delle somme. Tali somme saranno destinate a pagare le spettanze dei lavoratori. Verrà aperta la cig per 12 mesi. Non sarà più garantito il servizio notturno a punta raisi. Aeroitalia, tramite asc, sta valutando un progetto di auto produzione a Palermo e Catania, ma al momento non c’è niente di concreto. 


Handling negato

[Chi non ricorda vive tutto il tempo senza pensare a ieri. Saleit Shahaf Poleg] A partire dal 23 settembre, le compagnie aeree iraniane non potranno più effettuare voli né ricevere servizi di assistenza a terra a causa delle sanzioni: lo ha dichiarato oggi il segretario al Tesoro degli Stati Uniti, Scott Bessent. “Il 23 settembre, tutte le compagnie aeree iraniane cesseranno le operazioni a livello globale. E come avverrà? Se atterreranno, non potranno ricevere carburante o servizi di assistenza all’atterraggio, né potranno essere venduti biglietti per i loro voli; in caso contrario, verrebbero tagliate fuori dal sistema basato sul dollaro”, ha spiegato alla CNBC. L’8 settembre, il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha imposto sanzioni a 27 compagnie aeree, oltre che a diverse entità straniere e a un individuo, per il loro sostegno al settore dell’aviazione iraniano, nell’ambito delle più recenti misure adottate contro Teheran. A fine agosto, Bessent aveva annunciato una campagna di isolamento economico mirata alla Repubblica islamica e ai Paesi che la sostengono. Le misure hanno l’obiettivo di bloccare tutte le potenziali fonti di reddito che finanziano Teheran. Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha inviato una lettera ai funzionari delle Nazioni Unite e agli Stati membri esortandoli a condannare questo tentativo di coercizione economica.

25mila persone espulse da Ronaldo

[Che cosa avevo scoperto, dunque? Che nessuno è più disonesto di se stesso. A. J. West ] Gli Stati Uniti hanno espulso oltre 25.000 persone in virtù di accordi riservati con 35 Paesi, i quali si sono impegnati ad accogliere i migranti privi di legami con tali nazioni; è quanto emerge da un'inchiesta pubblicata oggi e coordinata dall'organizzazione 'Forbidden Stories', con sede a Parigi, alla quale hanno aderito 23 testate giornalistiche, tra cui il Guardian.     Il documento, 'Deportation Project' rivela che dall'insediamento del presidente Donald Trump nel gennaio 2025, Washington ha stipulato accordi con Paesi in via di sviluppo per accogliere migranti che non possono essere rimpatriati legalmente. L'indagine condotta da 'Forbidden Stories' ha rivelato che l'amministrazione ha stanziato 410 milioni di dollari da versare direttamente ai Paesi riceventi o ad agenzie dell'Onu per agevolare i trasferimenti. Secondo i dati raccolti, alla data del 31 agosto 2026 erano già state espulse verso Paesi terzi almeno 25.447 persone. La stragrande maggioranza - circa 20.000 - è stata inviata in Messico, mentre le altre sono state distribuite in altri 27 Stati tra America Latina, Africa e area del Pacifico; sono inoltre stati conclusi accordi con ulteriori sette nazioni.  Gli accordi variano per contenuto, spaziando dalle nazionalità soggette a espulsione all'eventuale accettazione di persone con precedenti penali. Il consorzio di giornalisti ha intervistato oltre 100 persone coinvolte o toccate dall'iniziativa statunitense volta a porre fine all'immigrazione irregolare e ha esaminato documenti che illustrano i dettagli degli accordi stipulati dai funzionari Usa con governi di tutto il mondo.  Sono stati tracciati più di 100 voli che hanno trasportato migranti e richiedenti asilo verso 28 Paesi diversi. È probabile che si tratti di una stima al ribasso, dato che il database del consorzio include solo i voli verificati in modo indipendente.     Ma la frequenza dei voli è in aumento. Dopo un'ondata iniziale nei primi mesi della seconda amministrazione Trump, il numero delle espulsioni è tornato a impennarsi ad agosto quando, secondo i conteggi di Human Rights First, un numero record di 16 voli ha trasportato persone verso 13 Paesi diversi che non erano i loro. 


Sinaloa occupata

[Si può essere immortali senza essere longevi. Riccardo Chiaberbe] La presidente del Messico Claudia Sheinbaum ha assicurato che le forze di sicurezza federali rimarranno nello stato di Sinaloa "tutto il tempo necessario". Durante una visita a Culiacán al fianco della nuova governatrice ad interim Graciela Domínguez Nava, la leader ha garantito il totale appoggio del governo per pacificare la regione, escludendo il ritiro dell'esercito o della Guardia nazionale.     Per rafforzare l'intervento, a partire dalla prossima settimana i ministri del gabinetto presidenziale si recheranno a Sinaloa.     Sheinbaum ha annunciato un sussidio energetico, fondi straordinari e la costruzione di 20 nuove scuole superiori. "Di fronte all'insicurezza e alla violenza che si genera devono esserci poliziotti migliori e zero impunità, ma bisogna anche occuparsi dei giovani", ha sottolineato, illustrando programmi sociali per sottrarre le nuove generazioni ai gruppi criminali.     La governatrice Domínguez Nava ha ringraziato per il dispiegamento militare, definendolo fondamentale per la stabilità locale. "Abbiamo vissuto tempi complessi di violenza e dolore, ma il suo governo rappresenta la speranza per continuare a recuperare la nostra tranquillità", ha dichiarato. Al termine dell'evento pubblico, Sheinbaum ha evitato di rispondere alle domande dei giornalisti sui tempi previsti per il definitivo ritorno alla normalità. 


domenica 20 settembre 2026

Senza scelta

[Non si ingrassa il maiale il giorno di mercato. Ben Wallace] Israele “non ha scelta”. “Se devo bombardare una zona e so che moriranno anche degli innocenti, ma è l’unico modo per proteggere mio figlio, allora proteggerò mio figlio”: lo ha dichiarato a una delegazione di giornalisti italiani, una sopravvissuta al massacro del festival Nova del 7 ottobre. Può spaventare un rumore sordo in lontananza? Normalmente la risposta è no. Ma se sei una sopravvissuta al massacro del festival Nova del 7 ottobre, quel rumore può risvegliare paure antiche e ferite che non si sono ancora rimarginate. “Riesco a dormire tranquilla a casa mia solo perché il nostro esercito è dentro Gaza” ha raccontato Mazal Tazazo, israeliana di origini etiopiche, sopravvissuta alla violenza di Hamas che si è abbattuta sul party organizzato al Nova Festival. “Se l’IDF se ne andasse (da Gaza, ndr) e Hamas rimanesse lì, loro si riorganizzerebbero. Io non credo che resterei qui ad aspettare di essere di nuovo il primo a essere colpito, capisci?”, ha proseguito Mazal oggi la sicurezza deriva dalla presenza dei militari israeliani lungo il confine con Gaza. Mazal è sicura del fatto che, se l’Idf lasciasse Gaza, Hamas tornerebbe ad armarsi e a minacciare Israele. “So che, se il nostro esercito lasciasse Gaza, loro si riorganizzerebbero e rifarebbero tutto da capo. Lo dicono apertamente: è il loro obiettivo” ha specificato Mazal, sostenendo che “il mondo è cieco” nei confronti di Hamas. Israele “non ha scelta”, ha aggiunto Mazal, affermando che “se devo bombardare una zona e so che moriranno anche degli innocenti, ma è l’unico modo per proteggere mio figlio, allora proteggerò mio figlio”. “Non voglio fare del male a nessuno. Però voglio vivere in sicurezza”, ha precisato Mazal. Secondo Mazal, tuttavia, esiste una soluzione, ed è “semplice”. “Se hai tutti i video che mostrano persone che hanno commesso omicidi, quelle persone devono andare in prigione. È così semplice”, ha sentenziato. “Abbiamo le prove, no? Abbiamo tutti i video di quello che ci hanno fatto. Quindi entra a Gaza, arresta l’organizzazione Hamas, dai ai palestinesi una buona leadership, porta un sistema educativo e applica la legge” ha osservato Mazal, aggiungendo che i “palestinesi hanno bisogno di essere liberati dalla loro stessa leadership”. La ferita del 7 ottobre è ancora viva negli occhi dei sopravvissuti, non solo del Nova Festival, ma anche nei Kibbutz. “Se si tratta dei miei figli o dei loro figli, io scelgo i miei figli. E quindi mi proteggerò”, ha sostenuto Orit Zadikevitch, una donna del Kibbutz di Kfar-Aza, al confine con Gaza. “Sto parlando a titolo personale, ma qui rappresento molte persone della mia comunità”, ha premesso Orit, specificando la sua posizione sul fatto che il 7 ottobre abbia cambiato il loro rapporto con la popolazione di Gaza. “Mi dispiace profondamente se dei civili muoiono, ma io devo proteggere me stessa”, ha proseguito ancora Orit, sostenendo che la popolazione israeliana deve “fare in modo che quello che è successo il 7 ottobre non accada mai più”. Ci sono momenti che segnano per sempre il destino dei popoli: eventi che spazzano via possibilità un tempo ritenute plausibili, travolte dalla forza della storia. Il 7 ottobre e la successiva risposta militare israeliana a Gaza hanno reso ciò che fino ad allora poteva apparire possibile un orizzonte sempre più remoto. L’apparente disponibilità di Hamas verso un governo tecnocratico è concepita per impedire il proprio disarmo. L’annuncio fatto lunedì da Hamas secondo cui intenderebbe sciogliere il proprio ruolo di governo a Gaza dopo 19 anni di controllo assoluto “non significa nulla”. Lo afferma a JNS una fonte diplomatica vicina al Board of Peace, il “Consiglio per la Pace” guidato dagli Stati Uniti. “Quello che dimostra è che Hamas è sotto pressione: è con le spalle al muro – spiega la fonte – Quindi, quello che sta cercando di dire è: guardate, non siamo noi il problema, non siamo noi a dire di no. Il Comitato tecnocratico può intervenire, farsi carico della nostra economia in bancarotta, dei nostri servizi allo sfascio, delle nostre montagne di debiti e di tutti i nostri problemi, mentre noi continueremo a tenerci le nostre armi e il potere”. Post su X del ministro degli esteri israeliano Gideon Sa’ar: “Il trucco di Hamas è semplice. L’apparente disponibilità di Hamas a ‘fare spazio’ a un governo tecnocratico è concepita per impedire il proprio disarmo. Hamas cerca di replicare a Gaza il ‘modello Hezbollah’: un’amministrazione tecnocratica sarebbe responsabile della raccolta dei rifiuti e di altri servizi municipali, mentre Hamas rimarrebbe la forza militare dominante. Finché Hamas manterrà le proprie armi, qualsiasi governo civile opererà ovviamente sotto le sue direttive. Questo permetterebbe a Hamas di continuare a opprimere il popolo palestinese a Gaza, portando avanti al contempo la sua guerra jihadista contro Israele. Israele insiste sulla piena attuazione del piano Trump, i cui principi cardine sono il disarmo di Hamas e di tutte le altre organizzazioni terroristiche, e la completa smilitarizzazione della Striscia di Gaza” . L’Ufficio Stampa “governativo” di Hamas ha affermato che l’organizzazione terrorista è pronta a cedere il controllo amministrativo di Gaza all’organismo tecnocratico palestinese noto come Comitato Nazionale per l’Amministrazione di Gaza (NCAG), destinato a fungere da autorità di governo transitoria nell’ambito della cornice prevista dal Board of Peace. Tuttavia, la dichiarazione non fa nessuna menzione del disarmo di Hamas, una condizione fondamentale prevista dall’accordo di cessate il fuoco tra Israele e Hamas mediato dagli Stati Uniti ed entrato in vigore a gennaio. Secondo la fonte diplomatica, Hamas sta cercando di scaricare le responsabilità amministrative sulla comunità internazionale eludendo al contempo i requisiti fondamentali dell’accordo, che includono un processo di disarmo graduale ma completo, il dispiegamento di una forza di sicurezza internazionale, l’insediamento dell’NCAG e un formale trasferimento di autorità. “Quello che stanno cercando di fare è più che altro una farsa” ribadisce la fonte, che accusa Hamas di volersi “scaricare di dosso il lavoro sporco, cioè l’onere di prendersi cura della popolazione e di fornire effettivamente elettricità e acqua: vogliono cedere tutto questo e tenersi potere e denaro”. La fonte aggiunge che Hamas fa fatica a pagare gli stipendi dei dipendenti pubblici. “Noi possiamo farlo – continua – ma non pagheremo gli stipendi di uno Stato di Hamas. Pagheremo gli stipendi quando cederanno l’autorità e la trasferiranno all’NCAG”. Se quello di Hamas non è solo un trucco e se è seriamente intenzionata a realizzare una transizione di governo, dice la fonte, “potrebbe dimostrarlo firmando finalmente l’accordo sulle fasi di attuazione”. “Se la prossima settimana si presentasse, firmasse l’accordo sul disarmo e sull’abbandono dei tunnel e delle armi leggere e pesanti, e cedesse il potere in modo corretto, allora sarebbe okay – spiega la fonte – Ma quello che stiamo vedendo è che Hamas cerca invece di posizionarsi sui media con annunci che fanno credere che stiano compiendo passi grandiosi, che in pratica non significano nulla”. L’NCAG, con sede al Cairo in attesa del dispiegamento nella Striscia, è pronto ad assumere responsabilità amministrative a Gaza. Tuttavia, i funzionari riconoscono la portata della sfida, dopo oltre due anni di guerra. “Sono pronti a prendere il controllo di tutta Gaza fin dal primo giorno? No, ma nessuno lo è – conclude la fonte – È un’impresa colossale, ma credo che sarebbero pronti a iniziare a gestire i servizi, a prendere in mano il controllo di una parte della catena di approvvigionamento e migliorare le condizioni igieniche in tempi piuttosto rapidi, se Hamas deponesse finalmente le armi e la smettesse di ostacolare attivamente il loro lavoro”. 

Elon&Donaldo

[Proprio attraverso quei recinti, venite attraverso i muretti. Scavate le gallerie nella solida roccia. Peter Gabriel] Secondo Trump, la potenza militare statunitense è stata mostrata durante le celebrazioni per i 250 anni dell’indipendenza americana e il “Dipartimento della Guerra non è mai stato così in forma”. “Quando il Congresso tornerà in sessione, dobbiamo approvare Reconciliation 3.0, con 350 miliardi di dollari per la difesa, oltre al Save America Act”, ha affermato il presidente, chiedendo ai leader della Camera e del Senato di considerare il provvedimento la loro “priorità numero uno”. Trump ha sollecitato l’uscita del pacchetto dalla commissione Bilancio nel più breve tempo possibile, sostenendo che il Save America Act e il finanziamento completo del Dipartimento della Guerra possano essere approvati rapidamente per garantire che gli Stati Uniti “restino liberi per le generazioni future”. Elon Musk scende in campo in vista delle elezioni di metà mandato con un piano milionario per aiutare i repubblicani. La cifra esatta non è chiara ma, guardando ai suoi precedenti interventi elettorali, si prospetta molto alta: secondo il New York Times si aggirerà sui 100-120 milioni di dollari, concentrati in azioni in almeno otto Stati.  Il miliardario è in contatto con lo staff di Donald Trump e il partito conservatore per capire come può contribuire al meglio al successo a novembre. La sua spinta arriva in un momento di alta tensione fra il presidente e il Senato, dove l'agenda della Casa Bianca si è arenata per mancanza di voti. È fermo infatti il Save America Act, il provvedimento che sta a cuore a Trump per limitare il voto per posta e imporre l'obbligo di un documento per votare. Ed è stallo anche sulla conferma di Todd Blanche a ministro della giustizia. La commissione giustizia è stata infatti costretta a posticipare il voto procedurale per far avanzare la sua nomina a causa dell'opposizione dei conservatori John Cornyn e Thomas Tillis, contrari perché Blanche è l'architetto dell'accordo che scherma Trump dai controlli dell'agenzia delle entrate. Ambedue i senatori hanno un contenzioso aperto con il presidente, che non li ha sostenuti nella loro campagna per le primarie perché gli avevano girato le spalle in alcune votazioni. Il presidente è riuscito a far eleggere i suoi candidati al loro posto, ma ora si trova costretto a fare i conti con la loro 'vendetta' almeno fino a gennaio, quando entrerà in carica il nuovo Congresso deciso dalle midterm. Per aggirare la loro opposizione a Blanche, ex legale personale di Trump, il presidente ha aperto alla possibilità di ritirare la sua nomina temporaneamente e ripresentarla quando Cornyn e Tillis avranno lasciato il Senato. Una mossa rischiosa viste le difficoltà con cui i repubblicani si affacciano al voto di novembre. I democratici sono avanti nei sondaggi e, secondo le ultime rilevazioni di Cnn, sono considerati dagli americani il partito in grado di cambiare un Congresso in cui tutti dovrebbe essere sostituiti. Sui liberal comunque aleggia l'ombra della difficoltà finanziare del Democratic National Committee alle prese con un debito di 2 milioni di dollari che rischia di compromettere le loro chance di vittoria. Secondo gli osservatori, gli elettori potrebbero infatti chiedersi perché eleggerli per risollevare la situazione economica del Paese quando non sono neanche in grado di tenere i loro conti a posto. Sui repubblicani pesa invece un'inflazione che non molla la presa e una guerra in Iran di cui non si intravede la fine. In questo quadro l'aiuto di Musk tramite il suo super pac può facilitare i conservatori. Il miliardario si concentrerà inizialmente sulle corse al Senato in cinque Stati - Alaska, Iowa, Maine, Michigan e Ohio -, e quelle per la Camera in California, Wisconsin e Washington. America Pac, che ha speso 260 milioni di dollari per contribuire all'elezione di Trump nel 2024, si occuperà delle attività porta a porta e della pubblicità digitale, rivolgendosi anche agli elettori meno propensi a votare quando non ci sono le presidenziali. "Saremo attivi nelle sfide elettorali negli Stati chiave per il Senato è la Camera, sia in chiave offensiva che difensiva", ha detto America Pac parlando di una "storica mobilitazione degli elettori". L'investimento di Musk aumenterà il già considerevole vantaggio finanziario dei repubblicani sui democratici pari a circa a 300 milioni di dollari, ai quali vanno aggiunti i 400 milioni di Maga Inc, il super pac di Trump. La speranza dei repubblicani è che il loro tesoretto riesca a compensare il clima politico favorevole ai democratici.


Hamas a Genova

[L'Ucraina sta combattendo contro l'invasore armi in pugno, difendendo la sua libertà e il futuro europeo.VOLODYMYR ZELENSKY] La procura di Genova ha chiuso le indagini nei confronti di Mohammad Hannoun, l'attivista e presidente dell'Associazione palestinesi in Italia arrestato lo scorso 27 dicembre con l'accusa terrorismo per aver finanziato Hamas attraverso una rete di associazioni di beneficenza.  Oltre che ad Hannoun la procura ha inviato l'avviso di conclusione delle indagini preliminari a Riyad Albustanji, Yaser Elasaly e Raed Dawoud, Adel Ibrahim Salameh Abu Rawwa e Khalil Abu Deiah. Le indagini sono state chiuse per sei dei sette presunti terroristi finiti in carcere nove mesi fa. I primi quattro (Hannoun, Albustanji, Elasaly e Dawoud) si trovano da allora detenuti nelle carceri di alta sicurezza di Terni, Rossano Calabro, Ferrara e Sassari. Il pm Luca Monteverde e l'aggiunto Marco Zocco, insieme al procuratore Nicola Piacente, hanno stralciato le posizioni di altri indagati. L'obiettivo è quello di arrivare al rinvio a giudizio dei quattro detenuti entro la fine di dicembre e chiedere al giudice il rinnovo della custodia cautelare in carcere. In caso contrario dovranno essere scarcerati per scadenza dei termini. Su Hannoun, Albustanji, Elasaly e Dawoud pende il secondo ricorso in Cassazione da parte dei loro difensori. La Suprema Corte aveva una prima volta annullato con rinvio al tribunale del Riesame l'ordinanza di arresto, chiedendo una rivisitazione complessiva del quadro probatorio, un'analisi puntuale delle fonti aperte e anche elementi specifici a indicare fra le altre cose la consapevolezza degli indagati circa la 'finalità terroristica' dei finanziamenti. Il Riesame tuttavia aveva ribadito la sua decisione. Le nuove udienze, in cui i legali degli indagati chiederanno nuovamente la scarcerazione, sono fissate tra ottobre e novembre. Sono ancora pendenti nuovi ricorsi in Cassazione con udienze già fissate a breve e questo dopo che un primo annullamento era già stato pronunciato dalla Suprema Corte". Così i legali degli indagati nell'inchiesta sui presunti fondi ad Hamas. "I ricorsi sollevano questioni di primaria rilevanza come la mancata conformazione del Riesame alla sentenza rescindente della Cassazione che aveva vincolato il giudice del rinvio a pronunciarsi sulla riconducibilità delle attività associative alla fattispecie contestata e sul ruolo delle associazioni benefiche nel compendio indiziario, oltre all'inutilizzabilità di atti investigativi e di captazioni, la mancata traduzione adeguata degli atti, l'assenza di gravi indizi di colpevolezza e l'assenza di esigenze cautelari" spiegano gli avvocati Nicola Canestrini, Sandro Clementi, Angela Ferravante, Fausto Gianelli, Elisa Marino, Gloria Ninci, Gilberto Pagani, Francesco Poli, Marina Prosperi, Federico Riboldi, Dario Rossi, Flavio Rossi Albertini, Nabil Ryah , Giuseppe Sambataro, Fabio Sommovigo, Emanuele Tambuscio, Gianluca Vitale e Samuele Zucchini. "La scelta di concludere le indagini quando mancano poche settimane a una delle udienze già fissate non è una coincidenza temporale neutra. È difficile non leggervi la preoccupazione di non far scadere i termini massimi di custodia cautelare prima di poter esercitare l'azione penale: un'esigenza procedurale comprensibile in astratto ma che non può legittimare la cristallizzazione di un atto di accusa i cui presupposti cautelari sono oggetto di sindacato da parte del giudice di legittimità". Gli avvocati parlano di "fretta" per ragioni processuali ma non alle condizioni degli indagati detenuti "che hanno trascorso l'intera estate in carceri sovraffollate in condizioni di caldo estremo, lontani da famiglie e luoghi di vita". Gli avvocati riscontrano nell'accusa di aver raccolto fondi per la popolazione palestinese "una contestazione che si inserisce in un più ampio trend, osservabile in tutta Europa, di criminalizzazione di chi si occupa di solidarietà con le vittime del conflitto a Gaza". E ricordano che "parte dei materiali su cui l'ipotesi accusatoria si fondava è stata fornita da apparati di intelligence israeliani i cui vertici sono oggetto di mandati di arresto della Corte Penale Internazionale per crimini contro l'umanità. La Cassazione è chiamata a pronunciarsi sulla tenuta processuale di un impianto indiziario costruito anche su tali basi".