[Mamma e se di notte viene l’uomo nero? Lo mandi da me tesoro, che papà è a calcetto. MaxMangione, Twitter] Berlino riapre il fronte migranti: "Verranno espulsi verso l'Italia". Lo scrive Repubblica sul suo sito. Secondo il quotidiano il cancelliere tedesco Friedrich Merz, in affanno per i sondaggi che danno in ascesa Afd, avrebbe deciso la linea dura sui migranti, in particolare nei confronti dell'Italia. Il 19 agosto la prima richiedente asilo sarà respinta nel nostro paesi. È una somala di 22 anni, di nome Abdirisaq Warsame, arrivata in Germania a marzo. In base alle regole di Dublino, è spiegato, essendo la giovane donna approdata in Ue in Italia avrebbe dovuto chiedere asilo nel nostro paese. Dal 2022 il governo Meloni si era rifiutato di riprendersi i cosiddetti 'dublinanti'. Nel dicembre 2025 era stato firmato da Roma e Berlino un 'colpo di spugna' sul pregresso, ma un portavoce del ministero dell'Interno tedesco ha spiegato a Repubblica che per i 'dublinanti' arrivati quest'anno, la Germania ha intenzione di applicare rigorosamente le regole europee e dunque intende respingerli in Italia. "Un sistema di Dublino funzionante è la premessa per il successo della Riforma dell'asilo europeo (Geas) - afferma il portavoce - La Germania si aspetta che i trasferimenti in Italia e Grecia vengano ripristinati dalla data suddetta", ossia dal 12 giugno, giorno dell'entrata in vigore delle nuove regole europee per l'asilo. Ancora non sarebbe chiaro quante persone sarebbero adesso respinte in Italia. La 22enne somala, la prima che sarà respinta in Italia, vive al momento in un centro di accoglienza a Niederwerrn, in Baviera. Il 25 giugno le è stata recapitata una lettera dal ministero dell'Interno tedesco. "Mercoledì 19 agosto - si legge nel documento ottenuto in esclusiva - lei sarà trasferita in Italia. La polizia la verrà a prendere". La giovane, in fuga dal padre e da un matrimonio combinato, era arrivata in Germania lo scorso 31 marzo dopo aver attraversato l'Italia. È in Germania che vivono già la madre, il fratello e altri parenti, ed è in Germania che aveva presentato richiesta di asilo. Il ministero dell'Interno tedesco ha dichiarato però che la somala "è di competenza dell'Italia" e che "non ci sono i presupposti" per una richiesta di asilo in Germania. Abdirisaq Warsame, precisa dunque il documento, "deve essere respinta in Italia". Una richiesta alle autorità italiana di riprendersi la richiedente asilo era stata già inoltrata a giugno; passate le due settimane di rito entro le quali le autorità italiane avrebbero dovuto rispondere ai tedeschi, è scattato il silenzio-assenso. "La richiesta" di riprendersi Warsame "viene considerata accettata", conclude la lettera. "Il nuovo Patto sulla migrazione e l'asilo va attuato, i rientri dei 'dublinanti' devono essere operativi". Dopo l'Italia e la Spagna, ecco la Germania. La crisi di Ceuta sembra aver riaperto il vaso di Pandora su un dossier, l'immigrazione, che per qualche mese in Europa era apparso restare 'in sonno'. Gli effetti, ora, sono imprevedibili. E per l'Italia la partita si complica nettamente, con il rischio di un'increspatura perfino nell'asse tra Giorgia Meloni e Friedrich Merz, tra i più saldi in Europa. Già, perché nel nuovo Patto sulla migrazione entrato in vigore lo scorso 12 giugno non si parla solo di frontiere esterne e hub nei Paesi terzi. Viene disciplinata, in maniera più rigorosa, la questione dei movimenti secondari, tradizionale punto d'attrito tra l'Italia e i Paesi di secondo approdo, come Germania, Austria e Francia. "Non c'è nessun dublinante da riprendere da Berlino", hanno chiuso in serata fonti del Viminale. "Il funzionamento del sistema di Dublino è una condizione imprescindibile per il successo del Sistema europeo comune di asilo", e Berlino "si aspetta che, a partire da tale data, vengano nuovamente effettuati i trasferimenti verso l'Italia e la Grecia", ha spiegato un portavoce del ministero dell'Interno tedesco, confermando l'anticipazione di Repubblica. L'iniziativa della Germania si inscrive su due binari. Il primo è prettamente politico. A Bruxelles guardano con crescente attenzione alle mosse del cancelliere tedesco Friedrich Merz in vista del 6 settembre, quando si voterà in Sassonia-Anhalt, il Land della Germania dove l'estrema destra dell'AfD è data saldamente in vantaggio. Sarà quello il primo appuntamento elettorale di un autunno - e questo è uno dei maggiori timori che serpeggia a Palazzo Berlaymont - che rischia di essere dominato dalle campagne elettorali nei principali Paesi membri: Italia, Spagna, Francia e Polonia. In tutti, nel 2027 si voterà.
C'è, tuttavia, anche una pre-condizione normativa nella mossa di Berlino ed in questo contesto che si potrebbe consumare lo scontro con Roma. Secondo la Germania la 'sanatoria' sui movimenti secondari frutto dell'accordo bilaterale dell'autunno del 2025 è venuta a cadere con la messa a terra, a giugno scorso, del nuovo Patto sulla migrazione. L'Italia, invece, "considera azzerati tutti i presunti 'dublinanti' arrivati in Europa prima del 12 giugno 2026, data di entrata in vigore del nuovo Patto sulle migrazioni. Inoltre, è ancora prematuro immaginare che ci siano delle persone che, arrivate in Italia dopo tale data, siano attualmente in altri Paesi" poiché "è passato ancora poco tempo per poterlo accertare", è la tesi fatta trapelare dal Viminale che sottolinea anche un altro punto: per quelli arrivati dopo il 12 giugno dovrà scattare una compensazione con i migranti portati in Italia dalle ong, molte delle quali proprio tedesche. Di certo c'è che in una valutazione dello scorso 15 luglio la Commissione constatava che Roma, dall'entrata in vigore del Patto sulla migrazione il 12 giugno, non aveva ancora attuato le norme sul rientro dei 'dublinanti', ovvero dei migranti che, una volta sbarcati in Italia, si erano mossi verso un altro Paese membro Ue. "Durante le prime settimane di applicazione del regolamento Ue sulla gestione dell'asilo e della migrazione (Ammr), ovvero tra il 12 giugno e il 7 luglio, 8 Stati membri hanno comunicato alla Commissione informazioni relative alla presentazione di richieste di presa in custodia di migranti: sono stati richiesti 12 trasferimenti all'Italia ma questa li ha respinti", spiegava la Commissione nel documento. Con una postilla: "Uno Stato membro ricevente non può rifiutare un trasferimento e deve proporre una data alternativa" per farlo. Solo in un caso il Paese in questione potrebbe esimersi: prendendosi in carico le domande di asilo dirette ad un altro Stato membro, alleggerendo, così, l'eventuale emergenza di quest'ultimo. Nello stesso documento la Commissione esprimeva una valutazione sensibilmente più positiva per Grecia e Spagna, altri due Paesi coinvolti nei movimenti secondari. La partita a scacchi sulla migrazione, insomma, per la premier rischia di complicarsi. "Meloni rompe la solidarietà europea per inseguire la propaganda di Vannacci. Conseguenza: anche gli spagnoli chiudono Schengen e i tedeschi ci rimandano indietro migranti che avevano già lasciato l'Italia. Perché farci male da soli?", è stato l'attacco di Matteo Renzi. "La decisione di Meloni disgrega l'Ue e fa male all'Italia", ha rincarato la dose Riccardo Magi di + Europa. L'Ue, dopo il tentativo di mediazione messo in campo tra Roma e Madrid, tornerà a esprimersi sul dossier migrazione nei prossimi giorni. Aspettando forse il 15 agosto, data indicata dal governo italiano come possibile fine dei controlli Schengen per chi arriva dalla Spagna. Ma l'attenzione, a Bruxelles, resta alta. Affrontare un autunno caldissimo, con un'Europa sfilacciatasi inaspettatamente in estate, è l'ultima cosa che Ursula von der Leyen vorrebbe.
OTTOBRE ROSSO
martedì 11 agosto 2026
Dublinanti
18 anni fa la Georgia
[Lo humor è l’unico modo per dire la verità senza farsi assassinare. Anne Akrich] ”Diciotto anni fa, la Russia ha iniziato una guerra contro la Georgia che ha portato all'occupazione del 20% del suo territorio nazionale. Si è trattato di un avvertimento per tutta l'Europa che la continuazione dell'aggressione russa contro l'Ucraina conferma". Lo ha affermato il ministro degli Esteri estone, Margus Tsahkna, in un comunicato stampa. Analoghe parole sono state espresse dal ministro degli Esteri lituano, Kestutis Budrys, che ha invitato gli alleati a non dimenticare la Georgia. "Insieme ai nostri partner internazionali, dobbiamo mantenere la pressione su Mosca. Dopo l'aggressione del 2008 contro il popolo georgiano, abbiamo visto continue violazioni del diritto internazionale, il mancato rispetto degli accordi di pace da parte di Putin e il continuo tentativo di integrare i territori occupati nella Federazione russa: tutto ciò deve finire", ha scritto Budrys in un messaggio pubblicato oggi. Nuovo appello e nuove recriminazioni di Volodymyr Zelensky verso gli alleati occidentali sulle mancate forniture ulteriori di missili intercettori che Kiev reclama. Missili alla cui mancanza ha addebitato fra l'altro le conseguenze di un ultimo attacco russo costato la vita a suo dire anche a un bambino di 3 anni. Il presidente ucraino - citato a Belgrado da Sky News Uk a margine di una visita in Serbia, uno dei Paesi europei più vicini a Mosca, e di un vertice con il collega serbo Aleksandar Vucic - ha definito "assolutamente necessario" l'arrivo nel suo Paese di ulteriori strumenti "anti-balistici" e missili intercettori quali Patriot, SAMP/T, NASAMS, Hawk o F-16: "Tutto materiale che in Ucraina aiuterebbe a salvare vite umane, invece di restare inutilizzato negli arsenali (dei Paesi d'origine) a migliaia di chilometri di distanza dagli attacchi della Russia". "L'Europa, l'America e l'Ucraina avrebbero voluto mettere fine da tempo - ha poi ribadito - a questa guerra russa. Solo (Vladimir) Putin non vuole e si aggrappa disperatamente ai suoi missili balistici e droni per proseguirla".
La guerra dei visti
[Omero era il frutto, maturo e perfetto, di un albero secolare. Maria Teresa Giaveri] Il governo spagnolo ha introdotto dalla mezzanotte controlli alle frontiere per i viaggiatori provenienti dall’Italia, dopo il rifiuto di Roma di revocare le misure applicate ai cittadini spagnoli in seguito alla crisi migratoria di Ceuta. I controlli resteranno in vigore, “in linea di principio”, fino al 7 settembre, sottolinea oggi la stampa spagnola riportando l’avvio delle misure. I controlli consistono, secondo fonti governative, nella verifica di identità, passaporto e nazionalità dei viaggiatori tramite passaporto. Per i cittadini di paesi terzi, nel controllo del visto o permesso di soggiorno. Le verifiche saranno praticate in modo casuale e resteranno in vigore fino alle 00.00 del prossimo 7 settembre, salvo modifiche legate a un “cambiamento delle circostanze”. La misura spagnola arriva dopo l’ultimatum con cui Madrid ha chiesto a Roma di revocare la sospensione di Schengen decisa dall’Italia il 1° agosto in seguito alla crisi migratoria di Ceuta. Il governo italiano ha risposto respingendo la richiesta e ha confermato che manterrà la sospensione “almeno fino al 15 agosto, e in nessun caso finché non saranno completamente eliminati i rischi per la sicurezza e il terrorismo in Italia”.Le misure adottate dalla Spagna in risposta alla crisi migratoria di Ceuta non dovranno avere conseguenze sulla libera circolazione dei cittadini nell’area Schengen. È il monito del commissario europeo per gli Affari interni e le Migrazioni, Magnus Brunner, consegnato in dichiarazioni a El Mundo. “Ci aspettiamo che le autorità spagnole, lavorando congiuntamente con quelle marocchine, rispettino l’impegno a garantire che le misure adottate in risposta alla situazione non abbiano alcun impatto sullo spazio Schengen”, ha affermato Brunner.Il richiamo della Commissione europea arriva nel pieno dello scontro tra il governo di Pedro Sanchez e quello di Giorgia Meloni, scoppiato dopo l’ingresso a Ceuta di oltre 70mila persone dal Marocco e sfociato nell’introduzione di controlli sui viaggiatori tra i due Paesi. Il confronto tra Roma e Madrid, sottolinea El Mundo, investe direttamente il funzionamento dello spazio Schengen e la libera circolazione all’interno dell’Unione europea, mentre Bruxelles sollecita una gestione della crisi che non comprometta uno dei principi fondamentali dell’area senza frontiere interne.
Ue con l'Unhcr
[Sono come i sogni i ricordi: mai del tutto decifrabili, sedie zoppe che non riesci a far star dritte senza qualche piccolo rincalzo. Carmen Verde] “La Convenzione continua a fornire il quadro giuridico essenziale per la protezione dei rifugiati, definendo i diritti di coloro che sono costretti a fuggire e gli obblighi degli Stati di proteggerli. Ha avuto un profondo impatto a livello globale, salvaguardando milioni di vite, orientando l'azione internazionale e sostenendo il principio fondamentale secondo cui le persone in fuga da persecuzioni devono essere trattate con dignità e protette in conformità con il diritto internazionale." Lo hanno dichiarato la Commissione Ue e l'Alto Rappresentante per la Politica estera Kaja Kallas in occasione del 75/o anniversario della Convenzione sullo Status di rifugiato. "Il rispetto del diritto internazionale umanitario è fondamentale per prevenire e ridurre gli spostamenti forzati causati dai conflitti armati, nonché per garantire la protezione dei civili. L'Ue ribadisce altresì il proprio sostegno all'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr), il cui mandato rimane essenziale per affrontare le sfide globali legate agli spostamenti di popolazioni", ha sottolineato Kallas. "Con la prima strategia europea per la gestione dell'asilo e della migrazione, l'Ue ha ribadito il proprio impegno a costituire uno spazio che protegge le persone in fuga da guerre e persecuzioni. Il Patto sulla migrazione e l'asilo, entrato in vigore nel giugno di quest'anno, riflette e attua un approccio globale e incentrato sull'intera rotta migratoria alla gestione dei flussi. Nell'ambito del Patto, l'Ue dispone di un quadro per l'ammissione umanitaria volontaria e il reinsediamento nell'Unione. Gli Stati membri dell'Ue si sono assunti una responsabilità significativa nell'accoglienza di rifugiati e sfollati, anche attraverso la concessione della protezione temporanea a oltre 4,4 milioni di persone in fuga dalla guerra di aggressione della Russia contro l'Ucraina", ha poi ricordato.
lunedì 10 agosto 2026
Incursione Idf in Siria
[Prima o poi tutto cambia, tutto si trasforma. Tutto è impermanente. Christofer André, A. Jollien, M. Ricard ] Proseguono le incursioni delle forze israeliane nella campagna di Quneitra, nel sud-ovest della Siria. Lo riferisce Al Jazeera che cita Syria Tv. Due carri armati e tre veicoli militari hanno attraversato il confine con la zona di Samadaniyah nelle prime ore di oggi, pattugliando l'area prima di ritirarsi circa un'ora dopo verso una base israeliana, ha riferito l'emittente. Incursioni simili sono state segnalate nei giorni scorsi vicino ad Ain Ziwan, Rafid e al bacino di Yarmouk. Le truppe israeliane hanno spianato terreni agricoli e pascoli con i bulldozer e hanno brevemente interrotto una strada nella zona, aggiunge la tv, riferendo che le reti idriche e fognarie e i ponti sul Wadi al-Ruqqad sono stati danneggiati da veicoli pesanti. Citando un funzionario locale, la tv afferma che Israele ha descritto le bonificazioni come una misura di sicurezza precauzionale contro la possibile presenza di esplosivi piazzati da Hezbollah o dall'Iran, sebbene i residenti abbiano affermato che non vi fosse alcuna presenza di tali combattenti. La Siria ha annunciato oggi di aver firmato un memorandum d'intesa con Mosca sul destino delle basi militari russe rimasto in forse dopo la caduta a Damasco del precedente governo Assad. Lo riporta l'agenzia siriana Sana, citando il ministero degli Esteri. Le due basi di Hmeimim, a Latakia, e di Tartus, aerea la prima e navale la seconda, restano operative ma vengono convertite "in centri militari congiunti di riabilitazione e di addestramento, nel quadro di nuovi accordi di tutela degli interessi reciproci" definiti dai due ministeri in relazione alla presenza russa in Medio Oriente e sul Mediterraneo. L'intesa arriva dopo un anno e mezzo di negoziati fra i due dicasteri degli Esteri, sottolinea l'agenzia Sana citando una nota dell'ufficio stampa del ministero siriano. Stando a questa nota, il memorandum prevede il passaggio sotto il controllo delle autorità locali delle strutture ad uso civile dell'aeroporto di Hmeimim e del molo commerciale numero 4 del porto mediterraneo di Tartus. Quanto alle installazioni militari, "le due parti le hanno ridefinite trasformando le basi russe in centri congiunti di addestramento e riqualificazione in base a nuovi accordi miranti alla tutela degli interessi di entrambi i Paesi". Il testo dell'intesa indica in 3 mesi la scadenza per "il completamento della transizione". Secondo Damasco, si tratta della svolta "più importante da quando i negoziati sono partiti 18 mesi fa": svolta che "apre la strada a una nuova fase nelle relazioni fra Siria e Russia”. Il patto militare firmato questa settimana dal Pakistan - unico Paese a maggioranza islamica al mondo dotato di un arsenale nucleare - con la Turchia e l'Arabia Saudita s'inserisce in un contesto in cui Israele "rappresenta una minaccia per tutto il mondo musulmano". Lo ha ha affermato il ministro della Difesa pachistano, Khawaja Asif, in un'intervista a un giornale locale ripresa nel weekend da vari media arabi e internazionali. Asif ha evocato la necessità che i Paesi musulmani diano vita a "un fronte militare unito" contro questa minaccia, non senza additare Israele come "uno Stato illegittimo, prodotto dalla Dichiarazione Balfour" del 1919, e accusarlo di "minacciare ciascuno dei Paesi della regione”. Ha inoltre escluso che le prossime elezioni israeliane e l'eventuale uscita di scena di Benyamin Netanyahu possano cambiare alcunché: "Non importa chi va al potere a Gerusalemme, che diventi premier magari Naftali Bennet o qualcun altro, le differenze saranno solo marginali, poiché la loro attitudine contro i Palestinesi e la loro mentalità anti-islamica non sparirà". Secondo il ministro della Difesa del Pakistan, Paese che unisce una forte alleanza con la Cina a legami storici con l'Occidente, l'obiettivo dello Stato ebraico resta quello di provare a "mettere i Paesi musulmani l'uno contro l'altro", mentre "il mondo islamico deve restare unito fino a che la questione palestinese non sarà definitivamente risolta". Il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan ha dichiarato di aspettarsi che l'Egitto aderisca al patto di difesa firmato venerdì tra Arabia Saudita, Pakistan e Turchia "nella prossima fase", aggiungendo che l'accordo è destinato ad estendersi ad altri partner in Medio Oriente. "L'Egitto è già il nostro partner naturale su tutte le questioni. Penso che nella prossima fase, anche l'Egitto sarà con noi nell'alleanza", ha affermato Fidan in un'intervista all'agenzia di stampa statale Anadolu. "Secondo la visione del nostro presidente, non dovremmo limitarci a tre paesi. Dobbiamo espanderci e, se necessario, riunire tutti i paesi sotto un unico tetto", ha affermato. Fidan ha dichiarato nella stessa intervista che altri paesi hanno espresso interesse ad aderire all'accordo. Tuttavia, ha affermato che i membri fondatori devono discutere su come gestire l'espansione. Ha aggiunto che alcuni paesi che desiderano aderire hanno chiesto di non essere nominati. L'accordo firmato venerdì alla Mecca vincola Arabia Saudita, Pakistan e Turchia - potenti Paesi a maggioranza sunnita - con una clausola di mutua difesa in stile Nato. Il ministro degli Esteri turco, che ha affermato che l'accordo era in preparazione da oltre due anni, ha assicurato che "l'alleanza non avrà controversie con nessun Paese finché non verrà attaccata". Fidan ha inoltre ribadito che questo accordo non è in "conflitto" con gli impegni della Turchia nei confronti della Nato.
Puglia Sky
[Amare ed essere amati, ma doverlo teneresegreto. E ogni traccia di quell’amore cancellata quando non ci sarai più. Nessuno saprà mai che c’è stato, e che ti ha dato una grande gioia. Forse l’unica gioia della tua vita. Tan Twan Eng] Nella sede di Confindustria Bari e Bat è stata presentata agli imprenditori l’iniziativa Puglia Sky, progetto di una compagnia aerea pugliese, nato con l’obiettivo di rafforzare i collegamenti aerei della regione e sostenere lo sviluppo economico, turistico e occupazionale del territorio. “L’idea è raggiungere un capitale di partenza di 10 milioni di euro e rendere il progetto concreto entro l’anno” ha spiegato, a margine, il presidente degli industriali baresi Mario Aprile. “Ci sono già diversi imprenditori, di vari settori e territori, interessati al progetto – ha aggiunto Aprile – Abbiamo voglia di capire quali sono le idee, le possibilità economiche degli imprenditori che siedono a questo tavolo e l’utilizzo di una leva finanziaria che possa permettere di partire con uno due aerei, per poi crescere nel tempo. Il progetto è molto ambizioso e i tempi non sono così lunghi, entro l’anno si potrebbero avviare già una serie di passaggi per renderlo concreto”. Nel corso dell’incontro sono intervenuti Vito Ladisa (Finlad Holding), Antonio Maria Vasile (Aeroporti di Puglia), Angelo Vacca (Puglia Sky), Francesco Marsella (Arthur D. Little) e Michele Locuratolo, che hanno illustrato i contenuti dell’iniziativa, il modello industriale e le prospettive di sviluppo della compagnia. “Il mondo del trasporto aereo – ha spiegato Francesco Marsella, consulente di Puglia Sky – sta vivendo un momento di particolare crescita in Italia, anche se caratterizzato da una fragilità spiccata. La scelta delle macchine sarà opportuna e porterà con sé anche la dimensione dell’investimento. Secondo noi nell’area pugliese avrà un ritorno interessante nei primi due tre anni”. “La Federalberghi e l’intero segmento pugliese del turismo ricettivo auspicano la migliore fortuna a questa coraggiosa iniziativa di imprenditori locali. Siamo convinti che i trasporti siano il migliore volano per lo sviluppo e la stabile programmazione di un’industria turistica pugliese e anche una leva fondamentale per una maggiore crescita e una migliore qualità dell’intera economia di Puglia. In questi ultimi anni Aeroporti di Puglia ci ha dato una plastica dimostrazione di quanto valore producono gli aeroporti per un territorio, quello di Bari e dell’intera Puglia”, ha aggiunto Francesco Caizzi, vicepresidente nazionale e presidente Puglia e Bari Bat di Federalberghi. “Puglia Sky non è solo una compagnia aerea, ma un asset strategico per lo sviluppo della nostra regione che nasce per rispondere a una necessità storica del territorio: garantire una mobilità efficiente, sostenere il turismo e offrire tariffe competitive ai cittadini e alle imprese del Mezzogiorno. Siamo certi che la concorrenza sia il più efficace strumento per ridurre il costo dei biglietti aerei. Nella fitta rete di collegamenti con i paesi esteri di riferimento, questo principio sta producendo grandi soddisfazioni per la movimentazione turistica. Per quanto riguarda i collegamenti nazionali (Roma e Milano in particolare) molte cose non vanno nel verso giusto e il prezzo dei biglietti raggiunge livelli vicini al paradosso. Talvolta, infatti, risulta più conveniente raggiungere Bari da Milano volando via Polonia, Bulgaria e altro”, ha concluso Caizzi.
Houthi attacca al-Makha
[L'invidia, l'inclinazione al male e l'odio degli uomini, cacciano la persona dal mondo. Dal Talmud e dal Pirkei Avot] Yahya Saree, portavoce militare degli Houthi, sostiene che le forze del movimento abbiano condotto un'operazione "su larga scala e mirata" contro le truppe nemiche saudite e i depositi di armi nella zona yermenita di Mocha. Lo riferisce al Jazeera. Il network panarabo cita anche Yemen Today TV e Saba TV, secondo le quali l'attacco è stato compiuto con missili e droni contro il porto di al-Makha, situato sul Mar Rosso e controllato dal governo riconosciuto a livello internazionale. Yemen Today riporta le dichiarazioni del direttore del porto, secondo cui diversi missili avrebbero colpito aree civili all'interno della struttura. La Lega Araba ha condannato oggi i recenti attacchi lanciati dalle forze Houthi contro postazioni all'interno dello Yemen, segnalando vittime e danni materiali. Lo scrive l'agenzia Petra. Il segretario generale Nabil Fahmy ha sottolineato la necessità di attuare le pertinenti risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, in particolare la Risoluzione 2216.L’attacco lanciato oggi al porto di Hodeidah, nello Yemen, è stato una “risposta diretta” all’attacco messo a segno dal gruppo Houthi con un drone a Tel Aviv, che ha causato un morto e otto feriti, e “all’aggressione contro Israele dall’inizio della guerra”. Lo ha detto il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, in un videomessaggio rilanciato dal Times of Israel. “Il porto che abbiamo attaccato non è un porto innocente – ha rimarcato il premier israeliano – è stato utilizzato per scopi militari, è stato usato come punto di ingresso per le armi mortali fornite agli Houthi dall’Iran. E hanno usato quelle armi per attaccare Israele, per attaccare gli stati della regione e per attaccare alcune delle rotte marittime più importanti del mondo”. “Negli ultimi otto mesi – ha proseguito Netanyahu – gli Houthi hanno lanciato centinaia di missili balistici, missili da crociera e droni contro Israele”. Il premier israeliano ha quindi sottolineato che “come Hamas ed Hezbollah, gli Houthi sono parte integrante dell’asse del male iraniano, un asse che non agisce solo contro Israele, minaccia la pace del mondo intero”. “E Israele si aspetta che la comunità internazionale aumenti i suoi sforzi contro l’Iran e i suoi delegati, per contrastare l’aggressione dell’Iran e per proteggere la libertà di navigazione internazionale”, ha concluso. Un funzionario americano ha detto al sito Axios che “caccia israeliani hanno compiuto un attacco aereo nello Yemen come rappresaglia per l’attacco con droni da parte degli Houthi a Tel Aviv”.