martedì 25 agosto 2026

Dublinanti italiani

[Ho due occhiaie che se incontro un panda per caso, parte il rituale di accoppiamento. Malafatta, Twitter] Paesi Bassi procederanno con i trasferimenti verso l'Italia dei migranti nel rispetto delle regole del Patto sulla migrazione, entrato in vigore lo scorso 12 giugno. Chi è entrato prima di quella data, però, non rientrerà nella misura. Lo riportano i media olandesi citando una portavoce del ministro per l'Asilo Bart van den Brink. "Stiamo ripartendo da zero", ha affermato il ministro secondo la testata AD. Van den Brink in settimana ha visto il ministro Matteo Piantedosi. Il governo spagnolo "è "favorevole" a gestire la questione dei cosiddetti dublinanti attraverso i meccanismi europei di solidarietà previsti nel Patto europeo su migrazione e asilo e le normative recenti dell'Unione europea, "piuttosto che ricorrere a espulsioni o restrizioni bilaterali isolate". Lo riferiscono fonti del ministero dell'Interno spagnolo.     La posizione di Madrid arriva mentre Svezia e Finlandia si preparano, come già Germania, Austria e Svizzera, a trasferire in Italia i richiedenti asilo approdati nel nostro Paese, richiamando proprio le nuove regole del Patto. La rotta del Mediterraneo orientale resta la più battuta, con 20.232 rilevamenti (-28%), seguita dal Mediterraneo centrale con 16.454 (-55%). In controtendenza il Mediterraneo occidentale, unica grande rotta in aumento, con 11.217 attraversamenti, +37%. Le rotte del Mediterraneo orientale e centrale rappresentano insieme circa il 60% degli ingressi irregolari rilevati alle frontiere esterne dell'Ue. Per il Mediterraneo centrale, la Libia resta il principale Paese di partenza. Sulla rotta del Mediterraneo occidentale, unica tra le principali a registrare un aumento, i rilevamenti sono stati 11.217 (+37%): 8.648 via mare, contro 7.096 nello stesso periodo del 2025, e 2.569 via terra fino al 30 giugno, contro 1.079. Il calo più marcato è stato registrato sulla rotta dell'Africa occidentale, con 4.682 rilevamenti, in diminuzione del 60%. Sulla rotta dei Balcani occidentali gli attraversamenti sono stati 4.910 (-26%), mentre alla frontiera terrestre orientale sono scesi a 3.209 (-44%).
Secondo Frontex, la flessione complessiva riflette diversi fattori, tra cui la prosecuzione della cooperazione con i Paesi partner e le misure preventive adottate nei principali Paesi di partenza, che hanno contribuito a ridurre le partenze verso l'Europa. Separatamente, i tentativi e gli attraversamenti riusciti della Manica verso il Regno Unito sono diminuiti del 46%, a 22.469. Questi dati, precisa l'Agenzia, sono conteggiati in uscita dall'Ue e non rientrano quindi nel totale degli ingressi alle frontiere europee. I dati, basati sulle informazioni preliminari Eurosur e sulle stime disponibili a Frontex al 4 agosto, potranno essere successivamente rivisti. Il governo spagnolo indica "fra 2.400 o 2.500" i migranti minori non accompagnati presenti a Ceuta, dopo gli arrivi in massa di circa 72mila persone fra il 30 e il 31 luglio, dei quali 70mila rientrati in Marocco, e assicura che il governo della città autonoma e il Partito Popolare "sono al corrente del piano-choc", per trasferire almeno 500 ragazze minori dall'exclave alla penisola iberica. È quanto ha affermato il segretario di Stato per la Gioventù e l'Infanzia, Ruben Perez Correa, in un'intervista radiofonica alla Cadena Ser.     "Abbiamo dati dei minori che pernottano nei sistemi di protezione di Ceuta che hanno abilitato gli stessi residenti e indicano fra i 2.400 o 2.500" i migranti minorenni non accompagnati, "ma ce ne saranno altri che sono nelle strade", ha spiegato Perez Correa.     Il precedente bilancio indicato dal ministero dell'Interno indicava in 2.168 i migranti bambini e adolescenti identificati nell'exclave.     "Bisognerebbe quantificarli in maniera chiara, ma la città ha una complessità territoriale e sta risultando complicato identificare il dato globale", ha aggiunto il segretario di Stato.     Sono iniziati nelle prime ore del mattino i trasferimenti negli spazi allestiti in tendoni dell'esercito a Ceuta per accogliere circa 1.800 dei migranti che vivono sulla spiaggia di El Trampolin o per strada, dall'arrivo in massa il 30 e il 31 luglio scorsi dalla frontiera con il Marocco. Si tratta di 300 posti in più rispetto a quelli annunciati lunedì dalla ministra per l'Inclusione e le Migrazioni Elma Saiz, informa il dicastero in una nota. I trasferimenti delle nuove strutture, iniziati questa mattina in un dispositivo coordinato con le forze di sicurezza dello Stato e il governo della città autonoma, si stanno realizzando "in maniera volontaria, offrendo alle persone la possibilità di accedere in questi spazi di accoglienza in condizioni adeguate e sicure", si segnala. Per il ministero dell'Inclusione, l'obiettivo prioritario è dare una risposta e offrire un'alternativa temporanea di alloggio alle persone che da tre settimane ormai vivono accampate sulla spiaggia o in strada, nella zona di Loma Colmena. L'iniziativa fa parte del dispositivo straordinario realizzato dal governo spagnolo in collaborazione con organizzazioni del terzo settore, fra cui Engloba e Accem, informa il dicastero di Inclusione. Madrid stima in almeno 5mila i migranti rimasti nell'exclave spagnola dopo gli arrivi in massa di circa 72mila persone a fine luglio e il ritorno della gran parte dei migranti in Marocco nelle successive 48 ore. Il governo di Ceuta eleva la stima ad almeno 9mila persone.  Il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez ha inviato  una lettera alle istituzioni europee per lamentarsi dell’atteggiamento di alcuni Paesi nei confronti della crisi migratoria di Ceuta. Nella lettera, il capo del governo ha richiesto un incontro con i ministri dell’Interno dei 27 Stati membri dell’Ue. “Un simile atteggiamento – motivato da pregiudizi, disinformazione, ignoranza o interessi politici – non solo è contrario al diritto europeo, al diritto umanitario e ai principi di solidarietà che ci uniscono, ma va anche contro gli interessi a lungo termine dell’Europa”, ha scritto in una lettera indirizzata ai capi delle istituzioni europee.


La guerra di Donaldo

[Dopo che avrete finito di sussurrare parole d’amore alla donna della vostra vita, vi ricordo che vostra moglie vi aspetta a casa per cenare. Terza_nota, Twitter] L'Iran afferma di considerare "nemico" qualsiasi Paese che partecipi alla "guerra economica" di Washington.     "Qualsiasi Paese che partecipi all'imposizione di restrizioni economiche" contro l'Iran è "considerato un nemico", ha dichiarato sabato Mohsen Rezaei, segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale iraniano.     "Dichiariamo a tutti i Paesi che ci circondano e a tutti i Paesi del mondo: non unitevi alla guerra economica condotta dagli Stati Uniti", ha affermato Rezaei alla televisione di Stato, dopo che Washington ha annunciato l'intensificazione delle sanzioni economiche volte ad aumentare la pressione su Teheran."Come dimostrato all'inizio di quest'anno, quando le difese aeree della Nato hanno intercettato con successo, in quattro occasioni distinte, missili balistici diretti in Turchia dall'Iran, la nostra capacità di deterrenza e difesa è solida ed efficace. La Nato è pronta ad affrontare qualsiasi minaccia e farà sempre tutto il necessario per difendere tutti gli Alleati". Lo afferma un funzionario della NATO. L'Iran ha valutato la possibilità di colpire obiettivi militari statunitensi in Europa meridionale e sud-orientale qualora il presidente Donald Trump decidesse di intensificare il conflitto, riferisce il Financial Times, citando due persone vicine al regime di Teheran. Secondo le fonti del quotidiano, le forze iraniane hanno preso in esame possibili attacchi contro asset Usa in Paesi come la Bulgaria, che il mese scorso ha autorizzato l'uso della base aerea di Bezmer per il rifornimento di aerei militari statunitensi. Anche Cipro sarebbe stata considerata, dopo che una base britannica sull'isola è stata colpita da un drone a marzo. Le fonti riferiscono inoltre al Ft che Teheran ha esaminato separatamente la possibilità di attaccare i cavi sottomarini in fibra ottica nello Stretto di Hormuz in caso di una nuova escalation. Secondo il quotidiano, i vertici iraniani starebbero valutando un ampliamento del raggio delle possibili rappresaglie, oltre gli obiettivi militari, energetici e infrastrutturali statunitensi in Medio Oriente. Le Guardie della rivoluzione e altri comandanti militari avrebbero avvertito che un nuovo conflitto su larga scala potrebbe coinvolgere obiettivi più lontani

Jack Daniel's in crisi

[Io non è che sia contrario al matrimonio, però mi pare che un uomo e una donna siano le persone meno adatte a sposarsi. Massimo Troisi] Il whisky Jack Daniel's è in crisi e la famiglia che controlla l'impero è in preda a una lotta intestina fra l'amministratore delegato in uscita e i titoli azionari in calo del 60% negli ultimi cinque anni nonostante i record di Wall Street. I problemi di Brown-Forman stanno dilaniando gli eredi appartenenti alla famiglia che da oltre 150 anni controlla la società.     In luglio - secondo le ricostruzioni del Wall Street Journal - due di loro hanno scritto un'agguerrita lettera agli altri 130 membri della famiglia, accusando il management della società di essersi arricchito nonostante una strategia fallimentare. Parole dure sono state riservate anche al consiglio di amministrazione per aver rifiutato l'offerta da 15 miliardi di dollari della rivale Sazerac, che produce il bourbon Buffalo Trace, e altri membri della famiglia, che hanno lasciato gli altri eredi al buio sulle trattative con Pernod Ricard poi naufragate. "Se la trattativa con Pernod Ricard era il piano A, quale era il piano B? La società in crisi e il consiglio di amministrazione e il management non offrono agli azionisti nessuna spiegazione sul perché l'investimento nella società ha valore", si legge nella lettera scritta da Lyons Brown III e suo fratello Stuart R. Brown.     Le difficoltà di Jack Daniel's sono legate a quelle del mercato dei liquori, in forte rallentamento fra gli americani che bevono meno e risparmiano preferendo al whiskey cocktail preconfezionati in lattina e bevande a base di cannabis. 


Iran senza velo

 [Dio ha dato agli uomini un pene e un cervello, ma purtroppo non abbastanza sangue per poterli irrorare entrambi contemporaneamente. Robin Williams] Negli ultimi mesi, nel contesto delle turbolenze belliche e del rinnovamento della leadership intransigente del Paese, è riemersa una profonda frattura culturale in Iran: come e se imporre l'obbligo del velo alle donne. È quanto si legge in un lungo servizio della Cnn. Al culmine del conflitto con gli Stati Uniti quest'anno, donne senza velo venivano spesso viste alle manifestazioni filo-governative e nei media statali. Il governo e le forze di sicurezza interne avevano problemi ben più urgenti da affrontare. Ma nelle ultime settimane, è cresciuto il clamore per il ripristino di una linea dura su ciò che i religiosi e i politici conservatori chiamano "nudità in pubblico". Molte donne iraniane stanno apertamente violando la regola, e le autorità sembrano per ora restie ad avviare una repressione. Il regime appare avere priorità più urgenti. Ciononostante, i media statali hanno dato risalto a notizie riguardanti caffè e altre attività commerciali costrette a chiudere per non aver rispettato le norme sull'abbigliamento. La Cnn ricorda che 4 anni fa il movimento 'Donna vita libertà' - nato in seguito alla morte di Mahsa Amini, arrestata con l'accusa di essere vestita in modo inappropriato - era stato brutalmente represso. Ma le proteste hanno avuto conseguenze durature: nonostante i continui avvertimenti e i controlli sporadici, si registra una diffusa disobbedienza alle normative ufficiali, soprattutto tra le giovani donne. Ci sono stati però alcuni casi di alto profilo. A giugno, la popolare cantante iraniana Parastoo Ahmadi è stata condannata a a 74 frustate e le è stato vietato di lasciare il paese per due anni perché si era presentata a spalle scoperte e capelli sciolti in streaming su YouTube. Ma ci sono molte prove che dimostrano come molte donne iraniane non si lascino intimidire dalle campagne ufficiali. Come per tante questioni sociali e culturali in Iran, indossare l'hijab sembra ad alcuni una priorità fuori luogo in un periodo di conflitto e crisi economica. A quanto pare, questo includerebbe anche il presidente Masoud Pezeshkian. Riferendosi a un'intervista con un religioso conservatore, ha affermato: "Si può davvero cambiare il comportamento delle persone attraverso le leggi?". Pezeshkian ha poi aggiunto che sua figlia a volte non era d'accordo con lui: "Significa che dovrei costringerla? Non si possono instillare convinzioni nelle persone con la forza". Le autorità iraniane hanno iniziato a incoraggiare le donne a indossare l'hijab dopo la rivoluzione del 1979. Prima di allora, la monarchia aveva promosso un'immagine della donna più laica e occidentalizzata. L'articolo 638 del Codice penale islamico iraniano criminalizza le donne che si presentano in pubblico senza "hijab islamico", sebbene non ne definisca con precisione il significato. Ma il regime sta procedendo con cautela, almeno per ora. "Non osano ancora dire niente alla gente per strada - ha detto per telefono alla Cnn una donna di Teheran sulla sessantina - Le ragazze nella capitale escono indossando top corti, pantaloncini e ogni tipo di abbigliamento, e i veli sono praticamente scomparsi. Non credo che riusciranno a obbligarle di nuovo a indossare il velo. Ma d'altronde, anche noi la pensavamo così quando è scoppiata la rivoluzione. Non avremmo mai creduto che sarebbero riusciti a costringerci, eppure alla fine ci sono riusciti".


Ratcliffe a Mosca

[Dovremmo uscire di casa a giorni alterni. Un giorno io e uno la gente. _Luilla_, Twitter]  Il direttore della CIA John Ratcliffe si trova a Mosca per una serie di incontri, secondo quanto riferito dai media statunitensi, dopo che i dati di volo hanno mostrato che un aereo militare americano ha raggiunto la capitale russa. CBS News ha citato fonti a conoscenza della situazione, confermando la visita di Ratcliffe e precisando che si tratterebbe della sua prima visita nota in Russia da quando è alla guida della CIA. Anche Axios ha confermato la notizia, citando un funzionario statunitense.  Il Cremlino ha respinto la proposta di Volodymyr Zelensky di un piano di pace che contempli la trasformazione di una parte del territorio conteso in Ucraina in una zona economica libera sotto il controllo di Paesi terzi. "Il Donbass è un territorio della Federazione Russa, una regione della Federazione Russa, e difficilmente un terzo Paese può occuparsi della gestione delle regioni della Federazione Russa", ha affermato il portavoce, Dmitry Peskov, citato dall'agenzia Interfax.  Il Cremlino ha ribadito oggi che giudica "inaccettabile" lo schieramento di contingenti militari di Paesi della Nato in Ucraina, il giorno dopo che il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato che esercitazioni della 'Forza multinazionale per l'Ucraina' della Coalizione dei Volenterosi "saranno condotte nei mesi di ottobre e novembre".     "Abbiamo ripetuto più volte, a diversi livelli, che lo schieramento di contingenti militari stranieri dei paesi della Nato è inaccettabile per noi", ha dichiarato il portavoce Dmitry Peskov, citato dall'agenzia Inteterfax. 


Aquiloni negati

[La prova che nell’universo esistono altre forme di vita intelligente è che non ci hanno ancora contattato. Bill Watterson]  Nel 2019 Gino Strada dichiarava al Corriere:“Coi palestinesi ci ho provato, un ospedale a Ramallah, andai dal ministro, mi disse: “Ma voi avete 5 milioni da spendere? Sa, un posto letto vale 100mila dollari" .Arrivederci...Ho sempre pensato che una parte di aiuti alla Palestina finisca altrove”.Il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa'ar ha annunciato l'espulsione dei rappresentanti olandesi dal Centro Internazionale di Supporto per Gaza (ex Cmcc) a Kiryat Gat, parte del Board of Peace per la Striscia, che dovranno lasciare Israele ''entro una settimana''.     ''Ho preso questa decisione oggi a seguito di una serie di iniziative anti-israeliane del governo olandese. L'ultima è stata l'approvazione di una legge che vieta il commercio di prodotti israeliani provenienti da Giudea e Samaria, Gerusalemme Est e dalle Alture del Golan, che entrerà in vigore il mese prossimo'', ha scritto Sa'ar su X. ''Il nostro messaggio è chiaro: chiunque agisca contro Israele non avrà alcun ruolo nella regione. Israele non permetterà che vengano intraprese azioni contro di esso senza rispondere'', ha aggiunto. I comitati popolari della Striscia di Gaza, composti da rappresentanti di organizzazioni non governative locali e associazioni di beneficenza, hanno chiesto ai genitori di impedire ai propri figli di far volare gli aquiloni, dopo che Israele ha minacciato ritorsioni. “Stiamo lavorando instancabilmente sul campo e facendo tutto il possibile per fermare questa pratica, non per limitare l’infanzia dei nostri figli, che sono già stati privati dei diritti più elementari di giocare e vivere in sicurezza, ma per proteggere le loro vite innocenti”, hanno detto i comitati in un comunicato stampa. La richiesta è stata coordinata con le autorità di Hamas, secondo quanto riferito alla Reuters da una fonte interna al gruppo. In un post su X, ieri il il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha annunciato “una politica di tolleranza zero” nei confronti degli aquiloni, alcuni dei quali hanno raggiunto nei giorni scorsi le comunità vicine al confine, ammonendo che “se i lanci dovessero continuare, verranno lanciate azioni energiche per porre fine al fenomeno”. Nel 2018 gli abitanti di Gaza lanciarono palloni e aquiloni incendiari oltre il confine, provocando incendi su centinaia di ettari di campi e terreni agricoli, in segno di protesta contro il blocco israeliano dell’enclave controllata da Hamas. Un alto funzionario della difesa israeliana ha dichiarato che Hamas starebbe cercando di provocare Israele, incoraggiando gli abitanti di Gaza a far volare gli aquiloni oltre il confine. Da parte sua, un funzionario di Hamas ha dichiarato a Reuters che il gruppo ha comunicato ai mediatori del cessate il fuoco che “Israele sta creando falsi pretesti per continuare la guerra contro Gaza”.


Ottawa risponde a Donaldo

[Un minuto di silenzio per tutte quelle volte in cui ci siamo vestiti bene e non abbiamo incontrato nessuno di interessante. flhwaz, Twitter] “Gli Stati Uniti stanno valutando seriamente la possibilità di cambiare il nome del Lago Ontario in ‘Lago America’, dal momento che non prevediamo più di fare molti affari con l’Ontario”, ha scritto su Truth il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Il Lago Ontario è uno dei cinque Grandi Laghi del Nord America, situato tra gli Stati Uniti e il Canada, al confine tra lo Stato di New York e la provincia canadese dell’Ontario. Si affaccia anche sulla città di Toronto. Il Canada risponde ai nuovi dazi di Donald Trump con contromisure dal 15 al 50% su 27,6 miliardi di dollari di prodotti importati dagli Stati Uniti. Entreranno in vigore l’8 settembre e colpiranno, tra gli altri, acciaio, prodotti lattiero-caseari, elettrodomestici e apparecchiature elettriche. Ottawa ha deciso di applicare, prodotto per prodotto, la stessa aliquota imposta da Washington sulle merci canadesi. La risposta arriva dopo l’entrata in vigore dei dazi americani del 50% su una parte delle merci canadesi. Trump ha inoltre minacciato di portare al 50% dal 2027 anche i dazi sulle auto canadesi. François-Philippe Champagne, ministro canadese delle Finanze: “Oggi annuncio che il Canada risponderà ai dazi degli Stati Uniti dollaro per dollaro, aliquota per aliquota. A partire dall’8 settembre, il Canada imporrà controdazi del 15, 25 o 50% su 27,6 miliardi di dollari di importazioni dagli Stati Uniti d’America. Per ogni prodotto, il nostro dazio sarà pari a quello americano applicato allo stesso tipo di prodotto canadese”.