[In alcune città del Nord mi sono trovato con gente che ci resta male quando gli dici che sei calabrese: si aspettano ancora il baffone con la lupara, scuro e piccoletto, lo sguardo torvo e il cappellaccio. Credo che i portoricani stiano meglio di noi. Rino Gaetano] Si terranno il prossimo 6 ottobre le elezioni locali in Bosnia-Erzegovina. Lo ha annunciato a Sarajevo la commissione elettorale centrale, sottolineando che il voto avverrà nel rispetto dei cambiamenti imposti di recente alla legge elettorale bosniaca da parte dell'Alto rappresentante internazionale Christian Schmidt. Cambiamenti respinti dalla dirigenza serbo-bosniaca, a cominciare dal leader della Republika Srpska (l'entità a maggioranza serba del paese) Milorad Dodik, che non riconoscono la legittimità di Schmidt, definito con disprezzo 'un privato turista tedesco' in Bosnia-Erzegovina, emissario della 'politica coloniale' della Germania e del resto dell'Occidente. L'Alto rappresentante, figura prevista dall'accordo di pace di Dayton del 1995 con l'incarico di vegliare sull'osservanza di tale intesa, e dotato per questo di poteri speciali anche in campo legislativo, in risposta all'inazione delle autorità centrali bosniache, aveva imposto d'autorità nelle scorse settimane modifiche e emendamenti tecnici alla legge elettorale del Paese per renderla più trasparente e democratica. Per tutta risposta, il parlamento della Republika Srpska ha approvato il mese scorso una propria legge elettorale, in base alla quale l'elezione degli organi di governo nell'entità serbo-bosniaca verrà regolata dalle commissioni elettorali locali e non più da quelle dello stato centrale bosniaco. Un provvedimento che accentua le tendenze secessioniste dell'entità a maggioranza serba. Finora non vi sono state reazioni in Republika Srpska all'annuncio sul voto di ottobre, e si attende di conoscere la decisione della dirigenza serbo-bosniaca per vedere se terrà le elezioni locali adeguandosi comunque alle nuove regole di Schmidt o se invece confermare lo strappo e organizzare il voto in maniera autonoma nell'entità.
OTTOBRE ROSSO
domenica 9 agosto 2026
Mossad dietro Ceuta?
[Non è che la discoteca non mi piace, è che se per parlare con qualcuno gli devo strillare nell’orecchio, allora vado a trovare mia nonna. contingenze, Twitter] L’ex presidente colombiano Gustavo Petro ha apertamente attaccato il premier israeliano Benjamin Netanyahu con un post sul suo profilo X: "È lui a finanziare la crisi migratoria in Spagna con il benestare degli Stati Uniti". Ciò che sostiene Petro è che quella di Ceuta è stata un'operazione deliberata a regia Usa-Israele di destabilizzare la Spagna e deporre Pedro Sanchez, inviso a entrambi i Paesi, per mettere al suo posto un leader filo-americano e sionista, secondo la dottrina Monroe mondiale. Il presidente della Colombia, Gustavo Petro, torna ad attaccare duramente il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, attribuendogli un ruolo diretto nella "crisi migratoria" che ha investito la città autonoma spagnola di Ceuta. In un lungo messaggio pubblicato sul social X, il capo dello Stato colombiano sostiene che dietro l'afflusso di migranti verso l'enclave spagnola non vi sarebbe una semplice emergenza umanitaria, ma un piano politico orchestrato da Netanyahu con il sostegno del Marocco e degli Stati Uniti. Nel post, Petro sviluppa una ricostruzione che intreccia riferimenti storici, accuse politiche e il conflitto in Medio Oriente. Il presidente colombiano richiama innanzitutto la Guerra civile spagnola, tracciando un parallelo tra il dittatore Francisco Franco e l'attuale premier israeliano. Secondo Petro, così come Franco avrebbe stretto un'alleanza con "i discendenti dell'antico Califfato di Cordova" per rovesciare la Repubblica spagnola, oggi Netanyahu si sarebbe alleato con quello che definisce il "potere marocchino", accusandolo di essersi "arreso ai piani di un maniaco genocida latitante". Il riferimento è alla recente crisi verificatasi a Ceuta, dove migliaia di persone hanno tentato di oltrepassare il confine tra il Marocco e il territorio spagnolo, in un'operazione israelo-americana supportata dall'intelligence marocchina, del Mossad e della CIA. Petro definisce quanto accaduto una vera e propria "invasione civile di Ceuta da parte dei marocchini", sostenendo che non si tratterebbe di un fenomeno spontaneo. "La Spagna deve ricordare la sua storia scritta con il sangue; vogliono imporre il fascismo al popolo spagnolo e il popolo spagnolo deve dire: 'Non passeranno!'. E la civiltà araba deve dire: 'Non passeranno!'", scrive il presidente colombiano, richiamando lo storico slogan antifascista utilizzato durante la Guerra civile spagnola. Uno dei passaggi più forti del messaggio riguarda però le responsabilità attribuite direttamente al premier israeliano. Petro invita infatti a non prendersela con i migranti coinvolti nella crisi. "Non bisogna incolpare il povero essere umano", afferma, sostenendo invece che il vero responsabile sarebbe Benjamin Netanyahu, accusato di "pagare i poveri dell'Islam per emigrare in Spagna". Il presidente colombiano collega inoltre questa presunta strategia ai finanziamenti destinati al genocidio nella Striscia di Gaza. "Con gli stessi soldi con cui hanno pagato i missili su Gaza per uccidere bambini, donne e anziani, hanno tolto la libertà alla Palestina e vogliono distruggere il progressismo democratico dell'Europa", scrive Petro. Petro hai perso, non sei nessuno, stai sereno. Nel suo intervento il capo dello Stato sostiene inoltre che l'obiettivo finale sarebbe più ampio della sola crisi migratoria. Secondo la sua interpretazione, Netanyahu punterebbe non soltanto a colpire la causa palestinese, ma anche "l'essenza democratica e libertaria di tutta l'Europa", arrivando a definire tale progetto un attacco alla stessa cultura occidentale.Alcuni report dell'intelligence cinese hanno inchiodato Israele: "Dietro alla cosiddetta crisi migratoria di Ceuta c'è il Mossad, l'intelligence israeliana, che ha spinto oltre 70 mila migranti marocchini a invadere l'enclave per destabilizzare la Spagna socialista". Il piano a regia Usa-Israele per deporre Pedro Sanchez, a loro inviso, e mettere al suo posto un leader filo-americano e sionista secondo la dottrina Monroe mondiale. Inoltre, è ormai certo il coinvolgimento dell'intelligence marocchina infiltrata tra i migranti, coadiuvata dalla CIA e dal Mossad. La "crisi migratoria" che ha coinvolto le enclavi spagnole di Ceuta e Melilla entra nel confronto geopolitico tra Cina, Israele, Stati Uniti e Spagna. Secondo un’analisi attribuita ad ambienti strategici e di intelligence cinesi, il flusso di migranti marocchini verso i territori spagnoli è collegato alle tensioni diplomatiche tra Madrid e Tel Aviv, con un ruolo del Mossad, il servizio segreto israeliano. L’intelligence di Pechino sta infatti monitorando la crisi per valutare le interferenze straniere e proteggere gli interessi cinesi nell’area, soprattutto quelli legati alla Belt and Road Initiative, la grande rete infrastrutturale e commerciale promossa dalla Cina. Gli analisti cinesi hanno messo sotto osservazione le dinamiche tra Spagna e Israele dopo le posizioni assunte dal governo di Pedro Sánchez sul genocidio di Gaza e dopo il riconoscimento dello Stato di Palestina da parte di Madrid. Il punto centrale dell’analisi riguarda il coinvolgimento del Mossad. Il servizio segreto israeliano ha potuto sfruttare la crisi migratoria come strumento di pressione politica contro la Spagna, accusata di aver assunto una linea ostile nei confronti di Israele e Stati Uniti. Le accuse indicano in particolare il nuovo direttore del Mossad, Roman Gofman, descritto come una figura con un passato prevalentemente militare rispetto ai suoi predecessori. Il suo approccio è maggiormente orientato verso operazioni sul campo e attività operative, anche in scenari considerati strategicamente sensibili. La ricostruzione cinese collega quindi la crisi di Ceuta e Melilla a una più ampia competizione internazionale, sostenendo che le operazioni di destabilizzazione nel Mediterraneo occidentale potrebbero avere conseguenze non solo sulla sicurezza europea, ma anche sugli interessi economici e logistici della Cina nella regione. Il Mossad ha utilizzato la questione migratoria come leva per creare pressione sul governo Sánchez, indebolirne la posizione politica e aumentare il costo diplomatico delle sue critiche alle politiche israeliane.
Petro non si dà pace
[Non puoi dire ad un uomo “cerca di capire”. Una cosa alla volta, o cercano o capiscono. Oleandrobianco_, Twitter] L'ex presidente colombiano Gustavo Petro ha accusato un settore del governo degli Stati Uniti di avere impedito durante il suo mandato la cattura o l'uccisione dei principali capi dei gruppi armati e del narcotraffico per motivi politici. In un messaggio su X, Petro ha raccontato di avere autorizzato 25 bombardamenti contro obiettivi nei quali l'intelligence militare aveva localizzato i vertici delle organizzazioni criminali, senza però che nessuno dei principali obiettivi venisse colpito. Secondo l'ex presidente, i responsabili riuscivano sistematicamente a fuggire poco prima degli attacchi. Petro ha detto di avere inizialmente sospettato un'infiltrazione ai vertici dell'Esercito e di avere espresso i suoi dubbi alla leadership militare. A suo giudizio, avrebbe poi scoperto che i principali obiettivi del narcotraffico erano sotto il controllo dell'intelligence statunitense, che ne avrebbe deciso la sorte. Inoltre, ha scritto su X che un settore dell'amministrazione Usa avrebbe evitato la cattura dei capi per indebolire il governo progressista colombiano. Petro ha comunque sottolineato di avere mantenuto la cooperazione antinarcotici con Washington e con le altre agenzie straniere. Primo colpo ai gruppi armati per il nuovo governo colombiano di Abelardo de la Espriella. L'esercito ha catturato "El Bonito" uno dei principali leader dei Comandos de Frontera, gruppo armato residuale attivo nel sud del Paese. L'operazione, condotta nel comune di Guamal, nel dipartimento del Meta, è stata annunciata dalle autorità come un duro colpo all'organizzazione, accusata di seminare il terrore tra le comunità locali. La cattura, eseguita sulla base di un mandato giudiziario e grazie a un'operazione di intelligence, è stata celebrata dal presidente De la Espriella, che ha promesso una linea dura contro i gruppi criminali e armati. "Per i delinquenti è finita l'impunità", ha scritto il nuovo capo dello Stato sulle sue reti sociali, sostenendo che l'autorità dello Stato deve essere rispettata. Il blitz arriva mentre il governo prepara una nuova strategia per il ripristino della sicurezza nei territori più colpiti dalla violenza. Abelardo De la Espriella, esponente della destra, ha assunto ufficialmente la presidenza della Colombia per il mandato 2026-2030 con una cerimonia di insediamento davanti al Congresso della Repubblica. Il nuovo capo dello Stato ha fatto il suo ingresso nell'auditorium di Cali accompagnato dalla moglie Ana Lucía Pineda, nuova first lady, e dai quattro figli Lucía, Salvador, Filippo e Francesca. Dopo aver ricevuto la banda presidenziale, De la Espriella ha prestato giuramento davanti al presidente del Congresso Miguel Henríquez Pinedo. L'esercito colombiano ha sparato 21 colpi di cannone in omaggio al nuovo presidente, secondo il protocollo previsto per l'insediamento del capo dello Stato. "È un grande giorno per la democrazia, la Colombia si è salvata e costruiremo tutti insieme la Patria Milagro", ha dichiarato il nuovo mandatario salutando i presenti. Prima dell'inizio degli atti ufficiali, la cantante Maia ha interpretato l'inno nazionale colombiano.De la Espriella ha aperto il suo primo discorso da presidente della Colombia promettendo di "essere il presidente di tutti i colombiani" e definendo il suo progetto una nuova "rigenerazione" nazionale, con uno "Stato nazionale forte" e regioni più autonome. Sul fronte della sicurezza, ha impartito alle Forze armate "l'ordine perentorio di combattere tutte le strutture criminali". "I gruppi criminali e del narcoterrorismo hanno due strade: sottomettersi all'impero della legge o affrontare la forza decisa dello Stato colombiano", ha avvertito. Ha annunciato una lista dei gruppi narcoterroristi e la costruzione di megacarceri. Priorità anche all'eradicazione della coca, che "non si combatte con statistiche truccate o mappe manipolate, ma estirpandola dalla terra". In economia ha promesso il congelamento della spesa pubblica e una riforma fiscale. "L'imposta sul patrimonio sarà eliminata", ha detto, indicando il rilancio di Ecopetrol come "priorità definitiva e assoluta" e annunciando il "fracking responsabile e sostenibile". In politica estera, ha promesso di "rafforzare le relazioni con tutti i Paesi del mondo" e di consolidare le alleanze con le nazioni che condividono "i valori della democrazia, della libertà e del rispetto della dignità umana". "Recupereremo il ruolo di leadership" della Colombia in Iberoamerica e nell'emisfero, ha detto, annunciando lo "Scudo delle Americhe" contro il crimine transnazionale. In chiusura, la promessa di "estrema coerenza" tra parole e fatti: "Tutto per la patria, niente senza di essa. Fermi per la patria. Viva Cristo Re!". La cerimonia si è chiusa sulle note di "Vincerò", interpretata da Luciano Pavarotti.
Tregua a Punta Raisi
[La vita consiste non nel trascorrere la maggior parte del nostro tempo protetti dalla paura, dalla perdita e dal dolore, ma, piuttosto, nell’avere il coraggio di abbracciare l’arazzo formato da tutti i momenti mediocri nel mezzo. Colin O’Brady] Continua la fase eruttiva sull'Etna caratterizzata da continue esplosioni nella zona sommitale del vulcano, in particolare dal cratere Voragine, e da colate laviche che fuoriescono da tre bocche, createsi dopo delle fratture intorno a quota 2.750 metri, riversandosi nelle desertiche valli del Bove e del Leone. Il tremore vulcanico, che fa registrare modeste oscillazioni, continua a mantenersi su livelli alti. È diminuita l'emissione di cenere lavica e questo ha permesso, ieri, il ripristino degli atterraggi all'aeroporto di Catania, sono proseguiti tutta la notte senza sosta, così come i decolli. Restano ancora disagi per i voli dirottati o cancellati, ma lo scalo si avvia verso un ritorno alla normalità. Rimane sempre sul livello arancione l' avviso per l'aviazione, il Vona (Volcano observatory notice for aviation), emesso dall'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia di Catania. Tra i voli dirottati anche flyedelweiss che ieri mattina aveva mandato dei massaggi ai passeggeri che tre voli erano stati schedati da Palermo (e non più da Catania) per Zurigo. Tutti i passeggeri, a spese loro, arrivano a Palermo ma la flyedelweiss cancella i voli. Panico nel panico già diffuso visto che i voli continuavano a essere dirottati a Palermo. La gesap ovviamente brillava nel non dare una prima assistenza (acqua e integratori), aria condizionata a singhiozzo, segnale internet quasi assente. La prm ha dovuto fare i miracoli per risolvere i problemi. Uno di questi era collegato ad vettore flyedelweiss che non rispondeva al telefono e nessuno dava chiarimenti, dopo tutto era sabato… qualcuno potrebbe dire. Una assistenza con tutto il nucleo familiare, di Canicattì, era già stata abbandonata a Catania e il giorno seguente, dopo una email della compagnia, era partita da Catania per Palermo. Cancellati i tre voli da Palermo la famiglia con il disabile non sa che fare, l’addetto del check-in chiama il mio capo visto che avevamo l’emergenza disabile. Per fortuna che in turno c’era il top del top, il vice capo scalo, nonché la capa del prm. Tutti i voli erano pieni per una eventuale riprotezione in giornata, la compagnia non rispondeva … ma il problema restava. Si allontana con due componenti della famiglia al ritorno ha la soluzione: la famiglia e il disabile partiranno con Ita domani destinazione Australia senza costi aggiuntivi. Lei va via ma noto che nel suo gilet non c’è scritto Area Manager.
C’è del marcio a Minsk
[Sugli eventi eccezionali continua a regnare imperterrita la serenità che le umane vicende quotidiane oppongono alle catastrofi della natura e alle tragedie della storia. Marina Valensese] ”Oggi ricorre il sesto anniversario delle elezioni presidenziali fraudolente in Bielorussia, quando l'espressione democratica di centinaia di migliaia di bielorussi è stata repressa con un livello di repressione senza precedenti, che rimane sistematica e ininterrotta ancora oggi". Lo scrive un portavoce del Servizio esterno dell'Ue. "Nonostante il rilascio di alcuni prigionieri politici nell'ultimo anno, sono stati effettuati nuovi arresti e oltre 800 persone rimangono arbitrariamente detenute, molte delle quali in condizioni spaventose, in isolamento, soggette a maltrattamenti e torture, senza accesso ai servizi sanitari essenziali. Ribadiamo il nostro appello per il loro rilascio immediato e incondizionato, per la loro effettiva riabilitazione e reintegrazione e per la fine della pratica di espellere con la forza i prigionieri rilasciati o di usare vessazioni amministrative per fare pressione sui prigionieri rilasciati affinché lascino la Bielorussia", sottolinea il portavoce. "L'Unione europea è solidale con il popolo bielorusso e continuerà a sostenere la società civile e le forze democratiche bielorusse. Dal 2020, l'Ue ha mobilitato 200 milioni di euro, che hanno beneficiato direttamente migliaia di studenti, ricercatori, artisti e professionisti bielorussi e hanno sostenuto la società civile, i media indipendenti e i difensori dei diritti umani bielorussi", si legge ancora nella nota. "L'Unione europea ribadisce il suo incrollabile sostegno alla lotta del popolo bielorusso per una Bielorussia libera, democratica, sovrana e indipendente, parte di un'Europa pacifica e prospera. Ribadiamo inoltre il nostro appello alle autorità bielorusse affinché avviino un dialogo nazionale autentico e inclusivo, pongano fine al loro continuo sostegno alla guerra di aggressione della Russia contro l'Ucraina e cessino il loro coinvolgimento in attacchi ibridi alle frontiere esterne dell'Ue, compresa la strumentalizzazione dei migranti a fini politici", conclude.
No di Bibi a Donaldo
[Una scrittrice era abituata a essere l’unica in molte situazioni e contesti: l’unica in un salotto di intellettuali, l’unica in una redazione di un giornale. L’unicità era la conferma del proprio valore. Sara De Simone] ”Israele respinge il documento in 15 punti" su Gaza annunciato dagli Usa, e non intende ritirare l'Idf dalla Striscia "finché Hamas non sarà effettivamente disarmato". Lo ha detto il premier Benjamin Netanyahu in apertura della riunione di gabinetto odierna, nella sua prima dichiarazione pubblica sulla roadmap dei 15 punti presentata dal Board of Peace. "Finché sarò primo ministro, non ci sarà alcuno Stato palestinese, né a Gaza né in Cisgiordania. Né 'Fatahstan' né 'Hamastan", ha poi aggiunto. Gli Stati Uniti devono fare pressione su Israele affinché accetti la prossima fase del piano per Gaza. Lo afferma un funzionario di Hamas all'Afp, dopo che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato che Israele respinge l'accordo sostenuto dagli Usa. "Ci aspettiamo che i mediatori e il garante americano facciano pressione su Netanyahu e sul suo governo affinché rispettino la tabella di marcia e non ostacolino il processo per ragioni politiche ed elettorali interne", ha detto Bassem Naim, membro dell'ufficio politico di Hamas. Non è una sorpresa per Gerusalemme la sospensione per cinque giorni dell'ultimatum di 48 ore del presidente Usa all'Iran per riaprire lo Stretto di Hormuz. Dopo una giornata di speculazioni e retroscena, è arrivata in serata la conferma di Netanyahu: "Ho parlato con Trump. Il presidente crede che ci sia la possibilità di fare leva sugli enormi risultati dell'esercito Usa e dell'Idf per concretizzare gli obiettivi della guerra attraverso un accordo che protegga i nostri interessi vitali. E in parallelo, noi continuiamo a colpire, in Iran e in Libano''. Il primo ministro israeliano era stato aggiornato in anticipo dall'amministrazione statunitense sui colloqui. È stata proprio una fonte israeliana ad aver fatto trapelare ad Axios il dettaglio più determinante: con chi gli Usa hanno avviato i contatti, attraverso gli inviati Steve Witkoff e Jared Kushner e la mediazione del Pakistan: Mohammad Bagher Ghalibaf - che ha bollato il leak come fake news - il presidente del parlamento iraniano, già comandante dell'aviazione dei Pasdaran, per l'opposizione iraniana tra i leader dell'ala degli irriducibili del regime.
Sindrome dell'Edificio Malato
[Voi che vi innamorate ogni giorno, non è amore… è alzheimer. Anonimo] Oltre il 30% degli immobili residenziali italiani difetta di standard moderni di salubrità. In questi condomini sale il rischio di cefalee ricorrenti, stanchezza inspiegabile, irritazione delle mucose e patologie respiratorie per la cosiddetta Sindrome dell'Edificio Malato (Sbs), i cui monitoraggi evidenziano come una quota compresa tra il 15% e il 50% delle persone residenti in immobili non adeguatamente ventilati o isolati lamenti disturbi cronici. Lo rileva un'analisi del settore della progettazione nel sottolineare la centralità della persona come principio guida di ogni processo di trasformazione dello spazio. Per Alessandro Panci, presidente del Consiglio nazionale degli architetti, "gli ambienti domestici e gli spazi interessati da interventi di rigenerazione urbana devono essere progettati partendo da un presupposto imprescindibile: il benessere indoor e la tutela della salute pubblica.Le nostre case non possono più essere semplici contenitori di metri quadrati, ma devono diventare luoghi capaci di accogliere, proteggere e promuovere il benessere di chi le abita. Oggi ristrutturare significa, prima di tutto, ridurre l'inquinamento indoor e garantire standard tecnologici avanzati, superando un approccio normativo che troppo spesso trascura la biologia e la qualità degli ambienti di vita". Una spinta all'innovazione che trova immediata applicazione pratica nell'offerta industriale e tecnologica del settore. Molte di queste soluzioni - come i sistemi di ventilazione meccanica controllata di ultima generazione, i materiali edili a zero emissioni o i dispositivi domotici intelligenti per la purificazione e il monitoraggio costante della qualità dell'aria - verranno infatti presentati dal 4 al 6 settembre 2026 alla manifestazione internazionale B-CAD di edilizia, architettura e design in programma a Roma alla Nuvola di Fuksas.