domenica 20 settembre 2026

Senza scelta

[Non si ingrassa il maiale il giorno di mercato. Ben Wallace] Israele “non ha scelta”. “Se devo bombardare una zona e so che moriranno anche degli innocenti, ma è l’unico modo per proteggere mio figlio, allora proteggerò mio figlio”: lo ha dichiarato a una delegazione di giornalisti italiani, una sopravvissuta al massacro del festival Nova del 7 ottobre. Può spaventare un rumore sordo in lontananza? Normalmente la risposta è no. Ma se sei una sopravvissuta al massacro del festival Nova del 7 ottobre, quel rumore può risvegliare paure antiche e ferite che non si sono ancora rimarginate. “Riesco a dormire tranquilla a casa mia solo perché il nostro esercito è dentro Gaza” ha raccontato Mazal Tazazo, israeliana di origini etiopiche, sopravvissuta alla violenza di Hamas che si è abbattuta sul party organizzato al Nova Festival. “Se l’IDF se ne andasse (da Gaza, ndr) e Hamas rimanesse lì, loro si riorganizzerebbero. Io non credo che resterei qui ad aspettare di essere di nuovo il primo a essere colpito, capisci?”, ha proseguito Mazal oggi la sicurezza deriva dalla presenza dei militari israeliani lungo il confine con Gaza. Mazal è sicura del fatto che, se l’Idf lasciasse Gaza, Hamas tornerebbe ad armarsi e a minacciare Israele. “So che, se il nostro esercito lasciasse Gaza, loro si riorganizzerebbero e rifarebbero tutto da capo. Lo dicono apertamente: è il loro obiettivo” ha specificato Mazal, sostenendo che “il mondo è cieco” nei confronti di Hamas. Israele “non ha scelta”, ha aggiunto Mazal, affermando che “se devo bombardare una zona e so che moriranno anche degli innocenti, ma è l’unico modo per proteggere mio figlio, allora proteggerò mio figlio”. “Non voglio fare del male a nessuno. Però voglio vivere in sicurezza”, ha precisato Mazal. Secondo Mazal, tuttavia, esiste una soluzione, ed è “semplice”. “Se hai tutti i video che mostrano persone che hanno commesso omicidi, quelle persone devono andare in prigione. È così semplice”, ha sentenziato. “Abbiamo le prove, no? Abbiamo tutti i video di quello che ci hanno fatto. Quindi entra a Gaza, arresta l’organizzazione Hamas, dai ai palestinesi una buona leadership, porta un sistema educativo e applica la legge” ha osservato Mazal, aggiungendo che i “palestinesi hanno bisogno di essere liberati dalla loro stessa leadership”. La ferita del 7 ottobre è ancora viva negli occhi dei sopravvissuti, non solo del Nova Festival, ma anche nei Kibbutz. “Se si tratta dei miei figli o dei loro figli, io scelgo i miei figli. E quindi mi proteggerò”, ha sostenuto Orit Zadikevitch, una donna del Kibbutz di Kfar-Aza, al confine con Gaza. “Sto parlando a titolo personale, ma qui rappresento molte persone della mia comunità”, ha premesso Orit, specificando la sua posizione sul fatto che il 7 ottobre abbia cambiato il loro rapporto con la popolazione di Gaza. “Mi dispiace profondamente se dei civili muoiono, ma io devo proteggere me stessa”, ha proseguito ancora Orit, sostenendo che la popolazione israeliana deve “fare in modo che quello che è successo il 7 ottobre non accada mai più”. Ci sono momenti che segnano per sempre il destino dei popoli: eventi che spazzano via possibilità un tempo ritenute plausibili, travolte dalla forza della storia. Il 7 ottobre e la successiva risposta militare israeliana a Gaza hanno reso ciò che fino ad allora poteva apparire possibile un orizzonte sempre più remoto. L’apparente disponibilità di Hamas verso un governo tecnocratico è concepita per impedire il proprio disarmo. L’annuncio fatto lunedì da Hamas secondo cui intenderebbe sciogliere il proprio ruolo di governo a Gaza dopo 19 anni di controllo assoluto “non significa nulla”. Lo afferma a JNS una fonte diplomatica vicina al Board of Peace, il “Consiglio per la Pace” guidato dagli Stati Uniti. “Quello che dimostra è che Hamas è sotto pressione: è con le spalle al muro – spiega la fonte – Quindi, quello che sta cercando di dire è: guardate, non siamo noi il problema, non siamo noi a dire di no. Il Comitato tecnocratico può intervenire, farsi carico della nostra economia in bancarotta, dei nostri servizi allo sfascio, delle nostre montagne di debiti e di tutti i nostri problemi, mentre noi continueremo a tenerci le nostre armi e il potere”. Post su X del ministro degli esteri israeliano Gideon Sa’ar: “Il trucco di Hamas è semplice. L’apparente disponibilità di Hamas a ‘fare spazio’ a un governo tecnocratico è concepita per impedire il proprio disarmo. Hamas cerca di replicare a Gaza il ‘modello Hezbollah’: un’amministrazione tecnocratica sarebbe responsabile della raccolta dei rifiuti e di altri servizi municipali, mentre Hamas rimarrebbe la forza militare dominante. Finché Hamas manterrà le proprie armi, qualsiasi governo civile opererà ovviamente sotto le sue direttive. Questo permetterebbe a Hamas di continuare a opprimere il popolo palestinese a Gaza, portando avanti al contempo la sua guerra jihadista contro Israele. Israele insiste sulla piena attuazione del piano Trump, i cui principi cardine sono il disarmo di Hamas e di tutte le altre organizzazioni terroristiche, e la completa smilitarizzazione della Striscia di Gaza” . L’Ufficio Stampa “governativo” di Hamas ha affermato che l’organizzazione terrorista è pronta a cedere il controllo amministrativo di Gaza all’organismo tecnocratico palestinese noto come Comitato Nazionale per l’Amministrazione di Gaza (NCAG), destinato a fungere da autorità di governo transitoria nell’ambito della cornice prevista dal Board of Peace. Tuttavia, la dichiarazione non fa nessuna menzione del disarmo di Hamas, una condizione fondamentale prevista dall’accordo di cessate il fuoco tra Israele e Hamas mediato dagli Stati Uniti ed entrato in vigore a gennaio. Secondo la fonte diplomatica, Hamas sta cercando di scaricare le responsabilità amministrative sulla comunità internazionale eludendo al contempo i requisiti fondamentali dell’accordo, che includono un processo di disarmo graduale ma completo, il dispiegamento di una forza di sicurezza internazionale, l’insediamento dell’NCAG e un formale trasferimento di autorità. “Quello che stanno cercando di fare è più che altro una farsa” ribadisce la fonte, che accusa Hamas di volersi “scaricare di dosso il lavoro sporco, cioè l’onere di prendersi cura della popolazione e di fornire effettivamente elettricità e acqua: vogliono cedere tutto questo e tenersi potere e denaro”. La fonte aggiunge che Hamas fa fatica a pagare gli stipendi dei dipendenti pubblici. “Noi possiamo farlo – continua – ma non pagheremo gli stipendi di uno Stato di Hamas. Pagheremo gli stipendi quando cederanno l’autorità e la trasferiranno all’NCAG”. Se quello di Hamas non è solo un trucco e se è seriamente intenzionata a realizzare una transizione di governo, dice la fonte, “potrebbe dimostrarlo firmando finalmente l’accordo sulle fasi di attuazione”. “Se la prossima settimana si presentasse, firmasse l’accordo sul disarmo e sull’abbandono dei tunnel e delle armi leggere e pesanti, e cedesse il potere in modo corretto, allora sarebbe okay – spiega la fonte – Ma quello che stiamo vedendo è che Hamas cerca invece di posizionarsi sui media con annunci che fanno credere che stiano compiendo passi grandiosi, che in pratica non significano nulla”. L’NCAG, con sede al Cairo in attesa del dispiegamento nella Striscia, è pronto ad assumere responsabilità amministrative a Gaza. Tuttavia, i funzionari riconoscono la portata della sfida, dopo oltre due anni di guerra. “Sono pronti a prendere il controllo di tutta Gaza fin dal primo giorno? No, ma nessuno lo è – conclude la fonte – È un’impresa colossale, ma credo che sarebbero pronti a iniziare a gestire i servizi, a prendere in mano il controllo di una parte della catena di approvvigionamento e migliorare le condizioni igieniche in tempi piuttosto rapidi, se Hamas deponesse finalmente le armi e la smettesse di ostacolare attivamente il loro lavoro”. 

Elon&Donaldo

[Proprio attraverso quei recinti, venite attraverso i muretti. Scavate le gallerie nella solida roccia. Peter Gabriel] Secondo Trump, la potenza militare statunitense è stata mostrata durante le celebrazioni per i 250 anni dell’indipendenza americana e il “Dipartimento della Guerra non è mai stato così in forma”. “Quando il Congresso tornerà in sessione, dobbiamo approvare Reconciliation 3.0, con 350 miliardi di dollari per la difesa, oltre al Save America Act”, ha affermato il presidente, chiedendo ai leader della Camera e del Senato di considerare il provvedimento la loro “priorità numero uno”. Trump ha sollecitato l’uscita del pacchetto dalla commissione Bilancio nel più breve tempo possibile, sostenendo che il Save America Act e il finanziamento completo del Dipartimento della Guerra possano essere approvati rapidamente per garantire che gli Stati Uniti “restino liberi per le generazioni future”. Elon Musk scende in campo in vista delle elezioni di metà mandato con un piano milionario per aiutare i repubblicani. La cifra esatta non è chiara ma, guardando ai suoi precedenti interventi elettorali, si prospetta molto alta: secondo il New York Times si aggirerà sui 100-120 milioni di dollari, concentrati in azioni in almeno otto Stati.  Il miliardario è in contatto con lo staff di Donald Trump e il partito conservatore per capire come può contribuire al meglio al successo a novembre. La sua spinta arriva in un momento di alta tensione fra il presidente e il Senato, dove l'agenda della Casa Bianca si è arenata per mancanza di voti. È fermo infatti il Save America Act, il provvedimento che sta a cuore a Trump per limitare il voto per posta e imporre l'obbligo di un documento per votare. Ed è stallo anche sulla conferma di Todd Blanche a ministro della giustizia. La commissione giustizia è stata infatti costretta a posticipare il voto procedurale per far avanzare la sua nomina a causa dell'opposizione dei conservatori John Cornyn e Thomas Tillis, contrari perché Blanche è l'architetto dell'accordo che scherma Trump dai controlli dell'agenzia delle entrate. Ambedue i senatori hanno un contenzioso aperto con il presidente, che non li ha sostenuti nella loro campagna per le primarie perché gli avevano girato le spalle in alcune votazioni. Il presidente è riuscito a far eleggere i suoi candidati al loro posto, ma ora si trova costretto a fare i conti con la loro 'vendetta' almeno fino a gennaio, quando entrerà in carica il nuovo Congresso deciso dalle midterm. Per aggirare la loro opposizione a Blanche, ex legale personale di Trump, il presidente ha aperto alla possibilità di ritirare la sua nomina temporaneamente e ripresentarla quando Cornyn e Tillis avranno lasciato il Senato. Una mossa rischiosa viste le difficoltà con cui i repubblicani si affacciano al voto di novembre. I democratici sono avanti nei sondaggi e, secondo le ultime rilevazioni di Cnn, sono considerati dagli americani il partito in grado di cambiare un Congresso in cui tutti dovrebbe essere sostituiti. Sui liberal comunque aleggia l'ombra della difficoltà finanziare del Democratic National Committee alle prese con un debito di 2 milioni di dollari che rischia di compromettere le loro chance di vittoria. Secondo gli osservatori, gli elettori potrebbero infatti chiedersi perché eleggerli per risollevare la situazione economica del Paese quando non sono neanche in grado di tenere i loro conti a posto. Sui repubblicani pesa invece un'inflazione che non molla la presa e una guerra in Iran di cui non si intravede la fine. In questo quadro l'aiuto di Musk tramite il suo super pac può facilitare i conservatori. Il miliardario si concentrerà inizialmente sulle corse al Senato in cinque Stati - Alaska, Iowa, Maine, Michigan e Ohio -, e quelle per la Camera in California, Wisconsin e Washington. America Pac, che ha speso 260 milioni di dollari per contribuire all'elezione di Trump nel 2024, si occuperà delle attività porta a porta e della pubblicità digitale, rivolgendosi anche agli elettori meno propensi a votare quando non ci sono le presidenziali. "Saremo attivi nelle sfide elettorali negli Stati chiave per il Senato è la Camera, sia in chiave offensiva che difensiva", ha detto America Pac parlando di una "storica mobilitazione degli elettori". L'investimento di Musk aumenterà il già considerevole vantaggio finanziario dei repubblicani sui democratici pari a circa a 300 milioni di dollari, ai quali vanno aggiunti i 400 milioni di Maga Inc, il super pac di Trump. La speranza dei repubblicani è che il loro tesoretto riesca a compensare il clima politico favorevole ai democratici.


Hamas a Genova

[L'Ucraina sta combattendo contro l'invasore armi in pugno, difendendo la sua libertà e il futuro europeo.VOLODYMYR ZELENSKY] La procura di Genova ha chiuso le indagini nei confronti di Mohammad Hannoun, l'attivista e presidente dell'Associazione palestinesi in Italia arrestato lo scorso 27 dicembre con l'accusa terrorismo per aver finanziato Hamas attraverso una rete di associazioni di beneficenza.  Oltre che ad Hannoun la procura ha inviato l'avviso di conclusione delle indagini preliminari a Riyad Albustanji, Yaser Elasaly e Raed Dawoud, Adel Ibrahim Salameh Abu Rawwa e Khalil Abu Deiah. Le indagini sono state chiuse per sei dei sette presunti terroristi finiti in carcere nove mesi fa. I primi quattro (Hannoun, Albustanji, Elasaly e Dawoud) si trovano da allora detenuti nelle carceri di alta sicurezza di Terni, Rossano Calabro, Ferrara e Sassari. Il pm Luca Monteverde e l'aggiunto Marco Zocco, insieme al procuratore Nicola Piacente, hanno stralciato le posizioni di altri indagati. L'obiettivo è quello di arrivare al rinvio a giudizio dei quattro detenuti entro la fine di dicembre e chiedere al giudice il rinnovo della custodia cautelare in carcere. In caso contrario dovranno essere scarcerati per scadenza dei termini. Su Hannoun, Albustanji, Elasaly e Dawoud pende il secondo ricorso in Cassazione da parte dei loro difensori. La Suprema Corte aveva una prima volta annullato con rinvio al tribunale del Riesame l'ordinanza di arresto, chiedendo una rivisitazione complessiva del quadro probatorio, un'analisi puntuale delle fonti aperte e anche elementi specifici a indicare fra le altre cose la consapevolezza degli indagati circa la 'finalità terroristica' dei finanziamenti. Il Riesame tuttavia aveva ribadito la sua decisione. Le nuove udienze, in cui i legali degli indagati chiederanno nuovamente la scarcerazione, sono fissate tra ottobre e novembre. Sono ancora pendenti nuovi ricorsi in Cassazione con udienze già fissate a breve e questo dopo che un primo annullamento era già stato pronunciato dalla Suprema Corte". Così i legali degli indagati nell'inchiesta sui presunti fondi ad Hamas. "I ricorsi sollevano questioni di primaria rilevanza come la mancata conformazione del Riesame alla sentenza rescindente della Cassazione che aveva vincolato il giudice del rinvio a pronunciarsi sulla riconducibilità delle attività associative alla fattispecie contestata e sul ruolo delle associazioni benefiche nel compendio indiziario, oltre all'inutilizzabilità di atti investigativi e di captazioni, la mancata traduzione adeguata degli atti, l'assenza di gravi indizi di colpevolezza e l'assenza di esigenze cautelari" spiegano gli avvocati Nicola Canestrini, Sandro Clementi, Angela Ferravante, Fausto Gianelli, Elisa Marino, Gloria Ninci, Gilberto Pagani, Francesco Poli, Marina Prosperi, Federico Riboldi, Dario Rossi, Flavio Rossi Albertini, Nabil Ryah , Giuseppe Sambataro, Fabio Sommovigo, Emanuele Tambuscio, Gianluca Vitale e Samuele Zucchini. "La scelta di concludere le indagini quando mancano poche settimane a una delle udienze già fissate non è una coincidenza temporale neutra. È difficile non leggervi la preoccupazione di non far scadere i termini massimi di custodia cautelare prima di poter esercitare l'azione penale: un'esigenza procedurale comprensibile in astratto ma che non può legittimare la cristallizzazione di un atto di accusa i cui presupposti cautelari sono oggetto di sindacato da parte del giudice di legittimità". Gli avvocati parlano di "fretta" per ragioni processuali ma non alle condizioni degli indagati detenuti "che hanno trascorso l'intera estate in carceri sovraffollate in condizioni di caldo estremo, lontani da famiglie e luoghi di vita". Gli avvocati riscontrano nell'accusa di aver raccolto fondi per la popolazione palestinese "una contestazione che si inserisce in un più ampio trend, osservabile in tutta Europa, di criminalizzazione di chi si occupa di solidarietà con le vittime del conflitto a Gaza". E ricordano che "parte dei materiali su cui l'ipotesi accusatoria si fondava è stata fornita da apparati di intelligence israeliani i cui vertici sono oggetto di mandati di arresto della Corte Penale Internazionale per crimini contro l'umanità. La Cassazione è chiamata a pronunciarsi sulla tenuta processuale di un impianto indiziario costruito anche su tali basi".


Una donna convincerà Donaldo?

[Come non usurpiamo ciò che non è nostro, così non lasceremo mai agli altri la nostra terra. VOLODYMYR ZELENSKY] La presidente del Messico Claudia Sheinbaum ha confermato di aver avuto mercoledì una telefonata con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump per discutere questioni commerciali. Durante una conferenza stampa a Irapuato, la leader ha spiegato di non aver reso nota la conversazione, come già accaduto in passato, per l'assenza di un'intesa definitiva da annunciare. Nel colloquio, il numero 22 tra i due, il Messico ha cercato di convincere gli Stati Uniti a ridurre i dazi su acciaio, alluminio e automobili. "Quello che posso dirvi è che stiamo andando avanti, la possibilità di un accordo avanza bene e la telefonata è stata positiva", ha dichiarato.   Alla chiamata hanno partecipato anche i ministri messicani dell'Economia e degli Esteri. Riferendosi ai negoziati bilaterali, la presidente ha aggiunto: "Non c'è ancora un accordo chiuso e stiamo facendo il possibile per arrivarci presto nel rispetto della nostra sovranità", ribadendo che l'integrazione economica genera occupazione in entrambi i Paesi.    Sheinbaum è però consapevole che la tensione tra Washington e Ottawa sta mettendo a rischio il trattato nordamericano.     L'imposizione di tariffe statunitensi per 20 miliardi di dollari sui prodotti canadesi e le ritorsioni tra il 15% e il 50%, unite proprio a queste trattative separate, ne hanno ormai minato l'essenza. Il governo federale del Messico manterrà per la seconda settimana consecutiva il sussidio completo sul diesel, incrementando contemporaneamente gli sgravi fiscali per la benzina normale e per quella ad alti ottani. Questa misura riduce le entrate statali per proteggere i consumatori dai rincari del petrolio, causati dalle tensioni in Medio Oriente. Le agevolazioni ammonteranno a circa 22 centesimi di dollaro al litro per il carburante standard e a 17 centesimi per quello superiore, mentre l'imposta sul diesel resterà azzerata.     Intanto, le quotazioni internazionali del greggio hanno iniziato a scendere. Il barile di Brent ha chiuso a 103.87 dollari e il Wti a 100.30 dollari, spinti dalle aspettative di una riattivazione degli impianti in Arabia Saudita. L'analista Norman Liebke ha sottolineato che "questa caduta è dovuta quasi interamente alle notizie stampa secondo cui l'Arabia Saudita intende ripristinare nei prossimi giorni la capacità dell'oleodotto almeno al 50%".     L'infrastruttura saudita era rimasta bloccata dopo gli attacchi subiti. "Se le operazioni dovessero effettivamente riprendere come annunciato, i prezzi del petrolio potrebbero registrare un nuovo calo, ancora più pronunciato", ha precisato l'esperto. Nel frattempo, negli Stati Uniti il costo al pubblico del diesel ha toccato un record, superando i sei dollari al gallone. Il ministero della Difesa del Messico ha reso noto che l'esercito degli Stati Uniti ha distrutto tre droni sul proprio territorio, a ridosso del confine con lo Stato di Tamaulipas. I velivoli, impiegati dai cartelli per sorvegliare i movimenti delle autorità, sono stati abbattuti dalle forze statunitensi nella notte tra il 25 e il 26 agosto.     L'istituzione messicana ha precisato che l'intervento si inserisce nelle operazioni bilaterali in vigore dal 5 febbraio 2025, che prevedono ricognizioni simultanee lungo la frontiera per "evitare il traffico di armi e droga".     Washington ha segnalato alla controparte messicana di "aver rilevato e disattivato nel proprio territorio sovrano" i dispositivi tramite un "sistema laser multiuso ad alta energia dell'esercito". I droni con caratteristiche commerciali venivano utilizzati dai trafficanti per monitorare le pattuglie e agevolare il passaggio illegale di clandestini. 

Burning day di Mosca   

[Esposizione, lo spazio è ciò di cui ho bisogno, quello di cui ho bisogno, quelli di cui mi nutro, fuori all’aperto ... Peter Gabriel] "La mia mattinata di oggi è iniziata con le congratulazioni di molti colleghi stranieri in occasione del 'burning day' di Mosca": lo scrive su X il ministro degli Esteri ucraino, Andrii Sybiha, dopo che in nottata la capitale russa è stata presa di mira da missili e droni. "Questa scena non è certamente il risultato che Putin si aspettava quando ha iniziato la sua guerra di aggressione contro l'Ucraina. Ora che la guerra è arrivata in casa, i russi hanno una sola persona da incolpare: Putin. Il messaggio per lui è semplice: guardi fuori dalla finestra del Cremlino, veda le fiamme sopra Mosca e ponga fine a questa guerra", ha aggiunto Sybiha. Sono stati 1.110 i droni lanciati la notte scorsa dalle forze ucraine su 19 regioni della Russia, compresa Mosca, sulla Crimea occupata e sulle acque del Mar Nero. Ne dà notizia il ministero della Difesa russo, affermando che tutti i velivoli sono stati intercettati. Oltre alla regione di Mosca, sono state prese di mira le regioni di Belgorod, Bryansk, Kursk, Ryazan, Tula, Kaluga, Vladimir, Nizhny Novgorod, Tambov, Voronezh, Lipetsk, Smolensk, Orel, Rostov, Volgograd, Saratov, Samara, e il territorio di Krasnodar. Il sindaco di Mosca ha accusato l'Ucraina di aver lanciato un attacco "senza precedenti" con l'obiettivo - a suo dire - di "perturbare" le elezioni legislative. Secondo Sergej Sobjanin, da ieri la difesa aerea russa ha abbattuto più di 1.600 droni, di cui "450 erano diretti verso Mosca". "Questo attacco senza precedenti era chiaramente pianificato allo scopo di perturbare le elezioni. Il nemico non vi è riuscito", ha affermato su Telegram, mentre i russi votano domenica per il terzo e ultimo giorno delle prime elezioni legislative dall'inizio dell'offensiva russa su larga scala contro l'Ucraina, nel febbraio 2022. Le autorità russe hanno riferito che Mosca e la regione circostante sono state prese di mira da centinaia di droni nelle prime ore del giorno, causando almeno due morti e danni a un'importante raffineria di petrolio. Il governatore della regione che circonda la capitale, Andrei Vorobiov, ha riferito che 249 droni sono stati abbattuti, provocando danni in diverse zone residenziali. "L'attacco continua", ha aggiunto su Telegram. In totale, due persone sono morte: una donna di 44 anni e un anziano. In una terza area colpita, 400 persone sono state evacuate a causa di un incendio causato dallo schianto di un drone contro un edificio. In una serie di messaggi pubblicati su Telegram durante la notte, il sindaco di Mosca Sergei Sobyanin ha riferito che almeno 186 droni sono stati abbattuti dalla difesa aerea russa. Non ha specificato l'origine degli attacchi. "Un impianto nel territorio della raffineria di petrolio di Mosca è stato danneggiato", ha aggiunto Sobyanin, precisando che non sono state immediatamente segnalate vittime. Questa importante raffineria è già stata colpita da attacchi ucraini nei mesi scorsi. A Kiev nella notte è stata dichiarata una "situazione di pericolo a causa di droni", ha comunicato con un messaggio su Telegram il portale ufficiale della capitale ucraina. Nel messaggio si invita la popolazione a recarsi "immediatamente nei rifugi antiaerei". Le forze russe hanno condotto attacchi con droni la scorsa notte su Kiev e su Odessa, colpendo in particolare nella capitale la fabbrica di componenti elettronici Radionix e il centro dati B-Mobile, utilizzato anche per la trasmissione di informazioni di intelligence, ha affermato il ministero della Difesa di Mosca. A Odessa, aggiunge il dicastero, sono stati bombardati una nave mercantile "che aveva trasportato carichi di uso militare" e un centro logistico della società Nova Pochta "utilizzato per lo stoccaggio e la distribuzione di carichi militari". Le truppe russe hanno utilizzato un drone per colpire un monastero nel villaggio di Chervony Mayak, nella comunità di Novoraiska, nella regione di Kherson. L'attacco ha causato la morte di un sacerdote di 71 anni e il ferimento di altre quattro persone: è avvenuto ieri. La notizia è stata diffusa su Telegram dal capo dell'amministrazione militare di Kherson, Oleksandr Prokudin, secondo quanto riportato da Ukrinform. "Ieri, intorno alle 15, terroristi russi hanno attaccato un monastero nel villaggio di Chervony Mayak, nella comunità di Novoraisky, con un drone. Un religioso di 71 anni è rimasto ucciso a seguito dell'attacco di un drone nemico. Le mie più sincere condoglianze alla sua famiglia e ai suoi amici", ha dichiarato. Inoltre, secondo Prokudin, altri quattro sacerdoti, di 51, 53, 51 e 31 anni, sono rimasti feriti. Avevano già riportato ferite a causa dell'esplosione di una mina. Il bilancio delle vittime nella regione di Kiev, sotto attacco da parte dei russi da oltre un giorno, è salito a quattro: un bambino rimasto ferito nel distretto di Vyshhorod è deceduto in ospedale. Lo ha riferito il capo dell'amministrazione militare regionale di Kiev Timur Tkachenko su Telegram, secondo quanto riportato da Ukrinform. "Purtroppo, abbiamo una notizia tragica. Un bambino rimasto ferito a seguito di un attacco nemico nel distretto di Vyshgorod è deceduto in ospedale. Il numero delle vittime nella regione di Kiev sale quindi a quattro: tre bambini e una donna", ha dichiarato Tkachenko. Ieri una madre e i suoi due figli, una bambina e un bambino, sono rimasti uccisi in seguito a un attacco russo nel quartiere di Fastiv, nella regione di Kiev.

I costi della guerra

 [Settembre 77 Port Elisabert, bel tempo. Era una giornata come tante nella cella 619. Peter Gabriel] La guerra contro l'Iran è costata agli Stati Uniti 45,1 miliardi di dollari, molto più di quanto stimato sia dal Congresso che dal dipartimento della Difesa qualche mese fa. La cifra oltretutto, stando a quanto riferito da una fonte del Pentagono alla Cnn non include i costi per la riparazione di basi o edifici danneggiati e quelli indiretti delle operazioni militari richiesti dai legislatori. Il Congressional Budget Office aveva calcolato una cifra attorno ai 38 miliardi per i costi della guerra fino al 1° agosto, mentre il dipartimento della difesa aveva quantificato la spesa in 37,5 miliardi di dollari.  L'ambasciata americana a Gerusalemme ha diramato un'allerta ai cittadini Usa in Israele in seguito agli attacchi degli Houthi in Arabia Saudita. Nella nota viene chiesto agli americani di "mantenere un livello di vigilanza più elevato e di tenere conto di possibili cancellazioni di voli, chiusure dello spazio aereo e disagi nei viaggi". Secondo Ynet, il primo ministro Benjamin Netanyahu ha accorciato la visita negli Stati Uniti per il suo discorso all'Assemblea generale delle Nazioni Unite e ha annullato l'incontro previsto con il miliardario Elon Musk, che avrebbe dovuto svolgersi in Texas. Un team dell'ufficio di Netanyahu era già arrivato in Texas per preparare l'incontro, ma oggi il team è stato informato che la visita è stata annullata.     Inoltre, invece di arrivare mercoledì, parlare giovedì e tornare in Israele, il premier arriverà a New York giovedì mattina, terrà il suo discorso alle 14 ora di New York e tornerà in serata. Netanyahu non incontrerà inoltre il presidente Donald Trump. L’Idf ha utilizzato "più di 1.100 tonnellate di esplosivo" per le esplosioni nei tunnel sul crinale di Ali Taher, nel sud del Libano, dove afferma di aver demolito importanti infrastrutture sotterranee di Hezbollah: lo riferisce il sito israeliano Ynet. L'esplosione, secondo il sito, è stata di tale violenza che il Centro sismologico euro-mediterraneo, organizzazione non governativa, ha segnalato un terremoto di magnitudo 4.1. Il centro sismologico ha riportato una scossa di tale magnitudine a 10 km di profondità, in un punto situato a 25 km a sud di Sidone e a 16 a nord-est di Tiro, registrata alle 21:08 ora locale. Il segretario generale di Hezbollah Naim Qassem ha affermato che contrastare "l'arroganza di Israele" è possibile solo attraverso la resistenza. Qassem, come riportano media internazionali di lingua araba, ha parlato durante la Conferenza dei Martiri della Resistenza in occasione del 55° anniversario della fondazione dell'Organizzazione Studentesca Imamia in Pakistan: "La resistenza è l'unica via per liberare la terra", ha detto.     "Abbiamo messo alla prova questa resistenza in Libano e abbiamo scoperto che libera la terra e il popolo, costringe il nemico israeliano ad andarsene in modo vergognoso e umiliante e restituisce alla causa palestinese la sua vitalità e il suo potenziale". La causa palestinese, ha detto ancora è una "questione centrale" e che "è necessaria la resistenza in tutte le sue forme". Resistenza significa "rifiutare il nemico e combattere quando siamo in grado di combattere, ciascuno secondo la propria posizione e il proprio ruolo". Riguardo alla guerra Usa-Israele contro l'Iran, Qassem ha affermato che "l'attacco mirava a rovesciare il regime, ma ha incontrato delle difficoltà. Anche se ci vorrà molto tempo, l'Iran ha vinto, e anche se per noi ci vorranno giorni o mesi, saremo vittoriosi perché siamo rimasti fermi sulle nostre posizioni e abbiamo impedito loro di raggiungere i propri obiettivi". "Siamo i legittimi proprietari di questa terra e dobbiamo resistere, per quanto grandi siano i sacrifici - ha detto infine - e la vittoria arriverà". 


sabato 19 settembre 2026

MbS preoccupato

[Ogni generazione ha i suoi buontemponi. Talmud] L'Arabia Saudita ha proposto una tregua di due settimane agli Houthi yemeniti, a cui seguiranno colloqui diretti tra il Regno e i leader del gruppo: lo riporta il quotidiano libanese al-Akhbar, vicino a Hezbollah.  La proposta sarebbe giunta agli Houthi tramite mediatori omaniti, dopo diversi giorni di contatti tra l'Arabia Saudita, gli Stati Uniti, l'Egitto, il Pakistan e l'Oman. 

Secondo al-Akhbar, gli Houthi si sono mostrati scettici nei confronti dell'offerta, auspicando una "soluzione definitiva e completa al conflitto". Gli Houthi hanno rivendicato di aver lanciato attacchi contro "siti sensibili" a Riad e contro impianti petroliferi nella città portuale saudita di Yanbu, dopo le esplosioni registrate nella notte nella capitale del Regno.      "In risposta ai tentativi criminali del nemico saudita di colpire la capitale Sana'a, le forze armate yemenite hanno condotto due operazioni militari riuscite, impiegando un gran numero di missili balistici, missili da crociera e droni", ha scritto su Telegram il portavoce militare degli Houthi, Yahya Saree. "La prima ha preso di mira siti sensibili nella capitale saudita, Riad, mentre la seconda ha colpito impianti della Aramco a Yanbu". Il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman ha chiamato due volte il presidente americano Donald Trump, esortandolo a lanciare attacchi contro gli Houthi, nelle stesse ore in cui il gruppo sostenuto dall'Iran conquistava la città portuale di Mocha sul Mar Rosso.     Lo scrive Axios citando due funzionari Usa. Trump ha rifiutato e i funzionari hanno sottolineato che, al momento, l'amministrazione non programma di intervenire direttamente contro gli Houthi, ma uno di loro ha aggiunto che l'amministrazione fornirà all'Arabia Saudita informazioni di intelligence sugli Houthi e dati per l'individuazione degli obiettivi.  Gli Stati Uniti sono preoccupati per la rapida escalation del conflitto in Yemen e stanno intensificando il sostegno all'Arabia Saudita, cercando al contempo di evitare un coinvolgimento militare diretto. Lo scrive Axios. L'ammiraglio Brad Cooper, comandante del Comando centrale degli Stati Uniti (CentCom), si è recato in Arabia Saudita per incontri urgenti di coordinamento, secondo quanto riferito da due fonti informate sulla vicenda. L'ambasciata saudita a Washington e la Casa Bianca, aggiunge Barak Ravid, non hanno rilasciato commenti. Anche la Cnn, aveva parlato di "100-200 consiglieri militari Usa in Arabia Saudita contro gli Houthi", per dare supporto in tempo reale su intelligence, individuazione target e dati geospaziali.  Gli Houthi hanno conquistato l'ultimo tratto della costa yemenita sul Mar Rosso, portando a termine un'offensiva durata 18 ore che garantisce loro il pieno controllo dell'intero litorale del Mar Rosso. Lo riferiscono i corrispondenti sul campo di al Jazeera. Anche la France Presse conferma che i ribelli yemeniti sostenuti dall'Iran hanno completato il controllo dell'area di Bab al-Mandeb.