[Noi dobbiamo espellere gli arabi e prenderci i loro posti. David Ben Gurion, 1937, Ben Gurion and the Palestine Arabs, Oxford University Press, 1985] I governi di Panama e Israele hanno concordato di ampliare il loro Trattato di libero scambio e di rafforzare la cooperazione in settori strategici, tra cui la gestione idrica, la sicurezza informatica e la sanità. L'annuncio è avvenuto durante la visita di Isaac Herzog, il primo capo di Stato israeliano a recarsi nel Paese centroamericano, ricevuto dal presidente José Raúl Mulino. Mulino ha sottolineato l'importanza dell'evento: "Questo incontro rappresenta molto più di un atto protocollare. È la riaffermazione di una solida relazione tra le nostre due nazioni, basata sulla fiducia e sul rispetto". Durante i colloqui, si è discussa l'assistenza tecnica israeliana per la crisi idrica nella penisola di Azuero e l'aumento delle esportazioni agricole panamensi. Herzog ha ringraziato la nazione ospitante per il sostegno storico e ha concluso: "Credo che questa storica visita aprirà un nuovo capitolo nell'amicizia, radicata in una più profonda cooperazione economica e un'azione condivisa per un mondo più sicuro".
OTTOBRE ROSSO
domenica 10 maggio 2026
Nessuno contro
[Dobbiamo usare il terrore, l’assassinio, l’intimidazione, la confisca delle terre e l’eliminazione di ogni servizio sociale per liberare la Galilea dalla sua popolazione araba. David Ben-Gurion, Maggio 1948, agli ufficiali dello Stato Maggiore. Da: Ben-Gurion, A Biography, by Michael Ben-Zohar, Delacorte, New York 1978.] “Mr. Nobody against Putin – Il film contro tutte le guerre” ha appena vinto l’Oscar come miglior documentario e dal 16 aprile arriva nei cinema italiani. Cento proiezioni in più di 30 città italiane, a cominciare da quella al cinema Nuovo Sacher di Nanni Moretti, a Roma, accompagnata da Andrea Segre, Francesca Mannocchi, Marco Damilano e Andrea Fabozzi. Il documentario diretto da David Borenstein e Pavel Talankin è la testimonianza di un insegnante durante la guerra, un reportage “segreto” per mostrare come il potere vorrebbe riscrivere l’educazione. Pavel Talankin, per tutti Pasha, è un insegnante molto amato della scuola di una piccola città russa. Quando la Russia invade l’Ucraina cambia il corso della vita quotidiana per tutti e all’improvviso anche la scuola si trasforma: le lezioni si riempiono di retorica patriottica, nascono gruppi giovanili militarizzati e l’educazione diventa uno strumento di propaganda. Costretto, come videomaker dell’istituto, a documentare le attività ufficiali, Pasha decide di usare la videocamera per raccontare ciò che accade davvero intorno a lui. Pavel filma dall’interno la progressiva normalizzazione della guerra, il peso del consenso e il coinvolgimento crescente dei più giovani. Quella che nasce come una testimonianza privata si trasforma in un gesto di resistenza silenziosa e quotidiana, che lo porterà a scegliere di lasciare il proprio Paese per portare quelle immagini al mondo. Il futuro primo ministro ungherese, Peter Magyar, ha dichiarato che l’ammissione dell’Ucraina, un paese in guerra, nell’Unione Europea è “fuori discussione”, durante una conferenza stampa a Budapest il giorno dopo la schiacciante vittoria del suo partito Tisza alle elezioni parlamentari. Sottolineando che Tisza ha sempre affermato di non sostenere un’adesione accelerata per l’Ucraina, ha aggiunto: “Questo è un paese in guerra; è assolutamente fuori discussione che l’Unione Europea ammetta un paese in guerra”.
Street art a Caltanissetta
[Ci sono stati l’anti-semitismo, i nazisti, Hitler, Auschwitz, ma loro (i palestinesi) in questo cosa c’entravano? Essi vedono una sola cosa: siamo venuti e abbiamo rubato il loro paese. Perché dovrebbero accettarlo? Riportato da Nahum Goldmann in Le Paradoxe Juif ,The Jewish Paradox, pp. 121-122] La rete dei musei promossa dall'associazione nazionale Comuni italiani della Sicilia (Anci) propone a Caltanissetta un itinerario culturale tra arte, memoria e territorio. Il percorso parte da palazzo Moncada, oggi galleria civica d'arte contemporanea: al piano terra si trovano le opere dello scultore Michele Tripisciano, mentre il piano superiore ospita i lavori di maestri come Guttuso. Nel sottosuolo, invece, l'ex rifugio antiaereo di Salita Matteotti, oggi Casa del presepe e spazio rigenerato che offre mostre, eventi e laboratori. Nel 2024 la Casa ha attirato 60.000 visitatori, diventando un punto di riferimento nazionale anche grazie all'impegno dei venti volontari dai 15 agli 80 anni. La città di Caltanissetta trova la sua identità soprattutto nella Settimana Santa, con le processioni del Cristo nero e delle vare dei Biangardi. Non mancano proposte più contemporanee: nei quartieri Angeli e Provvidenza si trovano i murales partecipati e le opere di artisti come Igor Scalisi Palmiteri e il duo Rosk e Loste (Giulio Gebbia e Mirko Cavallotto), insieme alla Scalinata degli artisti nel quartiere Santa Lucia e la Street Factory Eclettica, una galleria di arte urbana che ospita esponenti nazionali e internazionali confermando Caltanissetta come polo d'avanguardia per la cultura underground in Sicilia. "L'idea centrale è quella di creare un sistema culturale territoriale, non soltanto musei, ma un insieme coordinato di luoghi che raccontano. La storia antica, la tradizione religiosa e la identità industriale come le miniere. La rete include gallerie d'arte, come palazzo Moncada, siti archeologici, associazioni culturali e turistiche. Creare rete ed offrire un percorso sposa diversi obbiettivi, come l'economia, la cultura, facilitati dalla centralità geografica della città" ha detto Il sindaco Walter Tesauro.
sabato 9 maggio 2026
The Migrant Child restaurata
[Israele può avere il diritto di mettere altri sotto processo, ma certamente nessuno ha il diritto di mettere sotto processo il popolo ebraico e lo Stato d’Israele. Ariel Sharon, Primo Ministro d’Israele, 25 marzo 2001 citato dalla BBC News Online] All’Arsenale di Venezia, Banca Ifis ha presentato l’esito del restauro dell’opera di Banksy, “The Migrant Child”, recuperata dalla deteriorata facciata di Palazzo San Pantalon e ora pronta per essere condivisa con la città. Il dipinto murale restaurato è stato mostrato dal presidente di Banca Ifis Ernesto Furstenberg Fassio alla presenza del premio Nobel per la pace Kailash Satyarthi, dell’ex presidente del Veneto Luca Zaia e di Vittorio Sgarbi. E l’operazione è parte dell’impegno della banca per i diritti dei bambini, oltre che per il sostegno e la promozione dell’arte. “Lo facciamo in questo caso con The Migrant Child – ha detto Fassio ai cronisti – con questo restauro conservativo che vuole tutelare l’opera a Venezia, vuole tutelare il messaggio, è quella appunto di dare più protezione di un capitalismo moderno che contenga la parola filantropia all’interno, quindi un restituire. Credo che tutti coloro, come per esempio noi banchieri privati, dovremmo dare questo tipo di messaggio”. Nelle giornate di venerdì 8 e sabato 9 maggio, l’opera attraversa su un’imbarcazione i canali della città per consentire ai cittadini di poterla rivedere. In seguito, una volta completato anche il restauro di Palazzo San Pantalon, la cui conclusione è prevista nel 2027, “The Migrant Child” sarà ricollocata nella sua posizione originaria e riconsegnata in modo permanente alla cittadinanza. “È un’operazione importante da un punto di vista economico – ha aggiunto Fassio – un’operazione che costerà più di 15 milioni di euro complessivamente tra acquisto del palazzo, restauro conservativo del palazzo e dell’opera, struttura media per portare l’opera nelle sedi in cui chiediamo una maggiore tutela dei diritti dei bambini e quindi il progetto è un progetto molto molto importante”. In occasione dello svelamento del restauro dell’opera di Banksy, Banca Ifis ha presentato al pubblico anche un nuovo progetto educativo nazionale per portare l’arte e i diritti umani nelle scuole. L’iniziativa, sviluppata in collaborazione con Treccani, prende il nome di Migrant Child – Diritti all’opera e coinvolgerà le scuole secondarie di primo grado di tutta Italia nell’anno scolastico 2026-2027.
A bloodthirsty love di Laika
[Ecco il nostro errore: vediamo la morte davanti a noi e invece gran parte di essa è già alle nostre spalle: appartiene alla morte la vita passata.Seneca] All’alba di oggi, alla vigilia della Giornata dell’Europa, la street artist Laika ha compiuto un doppio blitz a Roma e Bruxelles, affiggendo tre opere che denunciano “la complicità dell’Unione Europea e del Governo Italiano con Israele”. L’azione artistica nasce dall’incontro con Justice for Palestine, l’iniziativa dei cittadini europei che chiede la sospensione totale dell’accordo di associazione tra Unione Europea e Israele. In via Quattro Novembre, davanti agli uffici di Roma del parlamento UE, l’opera di Laika ritrae Giorgia Meloni (dal titolo ‘Close friends’) che si dà la mano con il colono israeliano ritratto dalla copertina dell’Espresso mentre brutalizza e minaccia dei contadini palestinesi allontanandoli dalla loro terra. “Il Governo italiano è stato uno dei principali ostacoli per arrivare a sanzioni efficaci nei confronti dello stato di Israele”, afferma l’artista. A Bruxelles, in Rue Wayenberg, a pochi passi dall’Europarlamento, Benjamin Netanyahu, invece, è ritratto in un bacio con Ursula von der Leyen (dal titolo ‘A bloodthirsty love’), a testimoniare la complicità dell’UE con Israele. In entrambe le città, lo stesso filo conduttore: ‘Dikè: Justice in danger’, che ritrae la Giustizia messa sotto sequestro da due soldati dell’IDF. Un poster a Place Sainte Catherine, l’altro a Via della Cordonata. “Con oltre 1 milione di firme raccolte nei paesi dell’UE, oltre 250.000 solo in Italia, Justice for Palestine impegna le istituzioni europee a prendere posizione per isolare dal punto di vista diplomatico, economico e commerciale Israele, a fronte della palese violazione dei diritti umani e del diritto internazionale con cui agisce a Gaza e nei territori occupati, tra il genocidio dei palestinesi nella Striscia e il regime di apartheid a cui sono sottoposti in Cisgiordania”, si legge nella nota diffusa.Le opere di Laika accompagneranno nei prossimi mesi la campagna per “pretendere la fine dell’accordo UE-Israele”, che vede protagonista numerose organizzazioni della società civile e dell’associazionismo palestinese in tutta Europa. “Colpire l’economia dell’apartheid e del genocidio, a cominciare dal mercato delle armi, è lo strumento di lotta non violenta più efficace che ci sia per fermare i crimini di Israele e il progetto di cancellazione dei palestinesi”, afferma l’artista. Laika conclude con un appello per la liberazione dei due militanti della Global Sumud Flotilla: “Sono qui anche per chiedere l’immediata liberazione di Saif Abu Keshek e Thiago Avila, sequestrati illegalmente da Israele in acque internazionali”
venerdì 8 maggio 2026
Guerra e pace in Libano
[Dobbiamo dare ai palestinesi una speranza politica, altrimenti la guerra sarà l'unica alternativa. Queste riflessioni sono state espresse più volte da Ami Ayalon, ex direttore dello Shin Bet tra il 1996 e il 2000, e riprese in diverse interviste e documentari come The Gatekeepers, evidenziando la dottrina dell'agenzia secondo cui la sola forza non basta a garantire la sicurezza a lungo termine.] Il figlio del leader di Hamas Khalil al-Hayya è morto a causa delle ferite riportate in un attacco israeliano: lo ha fatto sapere l'ospedale Al-Shifa, ripreso da Haaretz. Al-Hayya, capo dell'ufficio politico di Hamas, aveva dichiarato ad Al Jazeera che suo figlio era in condizioni critiche dopo essere rimasto gravemente ferito in un attacco israeliano nella Striscia di Gaza. Gli ambasciatori di Libano e Israele negli Stati Uniti si incontreranno per un terzo round di colloqui la prossima settimana a Washington. Lo confermano fonti diplomatiche israeliane all'ANSA. Diversamente dai due incontri precedenti, questa volta si terranno due round di colloqui consecutivi, giovedì e venerdì. Il ministero della Salute libanese ha annunciato che il numero dei morti nel Paese per i raid israeliani dall'inizio della guerra con Hezbollah, il 2 marzo scorso, è salito da 2.727 a 2.759, con un aumento di 32 decessi nelle ultime 24 ore. Lo riporta Haaretz. Il ministero ha inoltre riferito che 8.512 persone sono rimaste ferite. Secondo l'Agenzia Nazionale di Stampa libanese, cinque persone sono rimaste uccise in attacchi pomeridiani a Bint Jbeil e Nabatieh, nel sud del Libano. L'agenzia ha inoltre riportato quattro morti in un altro attacco a Sultanieh, tre a Zahrani, due a Zrariyeh e quattro morti e tre feriti in un raid a Tura. Un nuovo attacco israeliano ha colpito in serata i sobborghi meridionali di Beirut, roccaforte del gruppo filo-iraniano Hezbollah, per la prima volta dall'entrata in vigore della tregua il 17 aprile. In una nota congiunta il premier israeliano Benyamin Netanyahu e il ministro della Difesa Israel Katz hanno reso noto che ''l'Idf ha attaccato il comandante della forza Radwan dell'organizzazione terroristica Hezbollah a Beirut, per eliminarlo. Nessun terrorista gode di immunità: il lungo braccio di Israele catturerà ogni nemico e assassino. Abbiamo promesso di garantire la sicurezza agli abitanti del nord e così lo stiamo facendo''. "Distrutti otto tunnel sotterranei, tra cui uno appartenente alla rete infrastrutturale terroristica nell'area di Rafah orientale: La 12ª Brigata del Negev ha completato la sua missione nel sud di Gaza". Lo scrive su X la portavoce Idf per i media arabi. "Le forze di riserva della 12ª Brigata di combattimento del Negev, sotto il comando della 143ª Divisione di Gaza, hanno operato negli ultimi mesi nel sud di Gaza per bonificare l'area dalle infrastrutture terroristiche". "Durante le operazioni, le forze, insieme all'Unità Yahalom, hanno distrutto otto tunnel sotterranei per una lunghezza totale di oltre 2,5 chilometri, utilizzati dall'organizzazione terroristica Hamas. Uno di questi tunnel faceva parte della rete infrastrutturale terroristica sotterranea nella Rafah orientale, dove i terroristi di Hamas avevano la loro base da diversi mesi. Sono stati neutralizzati durante un'operazione di ingegneria condotta dalle forze all'interno del tunnel". Tre giornalisti libanesi sono stati uccisi da un raid israeliano sulla loro auto nel sud del Libano. Lo afferma una fonte militare all'Afp. Un soccorritore della Protezione civile libanese è stato ucciso da un attacco aereo israeliano nel sud del Paese. La notizia, comunicata dalla Protezione Civile libanese, è stata ripresa dai media internazionali, tra cui Al-Jazeera e Iran International, su X. L'attacco, secondo quanto riportato, è avvenuto con un drone contro un camion lungo una strada a Kfarchouba. L'Agenzia internazionale per l'energia atomica (AIEA) ha dichiarato di essere stata informata dall'Iran di un nuovo attacco nell'area della centrale nucleare di Bushehr, il terzo incidente di questo tipo in 10 giorni. Teheran ha comunicato all'agenzia che non ci sono stati danni al reattore in funzione e nessuna fuoriuscita di radiazioni, e che l'impianto funziona normalmente, ha affermato l'AIEA. L'agenzia di stampa iraniana Tasnim ha riferito, citando una "fonte ben informata", che "la proposta degli americani contiene diverse clausole inaccettabili". Lo riporta Ynet. Ebrahim Rezaei, portavoce della commissione per la sicurezza nazionale e la politica estera del parlamento iraniano, ha definito su X i punti indicati nel memorandum, svelato da Axios, una "lista dei desideri americana [e] non una realtà". Il direttore generale dell'AIEA, Rafael Grossi, ha avvertito che qualsiasi attacco che danneggi un reattore potrebbe innescare un grave incidente in termini di radiazioni, esortando alla "massima moderazione militare". Il premier israeliano Benyamin Netanyahu ha affermato che Israele ha raggiunto oltre la metà dei suoi obiettivi di guerra contro l'Iran. "Abbiamo sicuramente superato la metà del percorso. Ma non voglio fissare una scadenza", ha detto Netanyahu all'emittente conservatrice statunitense Newsmax.
Pena di morte in Israele
[La nostra forza non sta solo nella tecnologia o nelle armi, ma nell'intelligenza morale e nella comprensione profonda del nostro nemico. Citazione attribuita a Yuval Diskin, capo dello Shin Bet dal 2005 al 2011, spesso citata nei seminari di intelligence per riassumere l'approccio analitico dell'agenzia] La Knesset ha approvato in lettura finale la legge che introduce la pena di morte in Israele per atti di terrorismo, passata con 62 voti a favore e 48 contrari. Il premier Benyamin Netanyahu ha votato a favore, uno dei partiti ultraortodossi della coalizione si è opposto, mentre la legge ha incassato il sostegno del partito di opposizione di Avigdor Lieberman. Secondo il testo, è passibile di condanna a morte ''chi causa intenzionalmente la morte di una persona nell'ambito di un atto di terrorismo, con l'intento di negare l'esistenza dello Stato di Israele''. Il testo finale prevede che il tribunale abbia la facoltà di convertire la pena in ergastolo, nonché di imporre la pena capitale anche se non richiesta dall'accusa e senza che sia necessaria unanimità tra i giudici. Secondo il testo, è passibile di condanna a morte ''chi causa intenzionalmente la morte di una persona nell'ambito di un atto di terrorismo, con l'intento di negare l'esistenza dello Stato di Israele''. Il testo finale prevede che il tribunale abbia la facoltà di convertire la pena in ergastolo, nonché di imporre la pena capitale anche se non richiesta dall'accusa e senza che sia necessaria unanimità tra i giudici. "Israele deve rilasciare immediatamente e senza condizioni Saif Abukeshek e Thiago de Avila, membri della Global Sumud Flotilla": lo chiede il portavoce dell'Ufficio delle Nazioni Unite per i diritti umani, Thameen Al-Kheetan. "Non è un crimine mostrare solidarietà e tentare di portare aiuti umanitari alla popolazione palestinese di Gaza, che ne ha un disperato bisogno", sottolinea il portavoce in un commento reso noto a Ginevra. I due attivisti "continuano a essere trattenuti senza accusa". Il portavoce cita gli "inquietanti" resoconti di gravi maltrattamenti subiti da Abukeshek e de Avila, abusi che "devono essere indagati".