mercoledì 19 agosto 2026

Bashar al-Assad condannato a morte

[Nessuno mi toglie la vita, ma la offro da me stesso. Giovanni 10,18]    Il tribunale penale di Damasco ha condannato a morte in contumacia l'ex presidente siriano Bashar al-Assad.     Il tribunale di Damasco ha deciso che l'ex presidente Bashar al-Assad dovrà 'essere perseguito a livello internazionale'. Lo riferisce al Arabiya. Assad è stato riconosciuto colpevole delle accuse di crimini di guerra e crimini contro l'umanità commessi durante la guerra civile in Siria. La caduta del dittatore è seguita alla presa del potere nel dicembre del 2024 da parte dell'attuale presidente Ahmad al-Sharaa, sostenuto dalla Turchia. Assad è fuggito a Mosca insieme con la sua famiglia.  Un tribunale siriano ha condannato a morte Atif Najib, funzionario dell'era Assad, per "crimini contro l'umanità" commessi quando era a capo della sicurezza politica nella provincia di Daraa, culla della rivolta del 2011.     Il tribunale ha riconosciuto Najib, cugino del deposto leader Bashar al-Assad e arrestato nel gennaio dello scorso anno, colpevole di crimini tra cui omicidio, "uccisione intenzionale di minori di 15 anni" e "tortura con conseguente morte". Gli atti a lui attribuiti sono "crimini contro l'umanità", ha affermato il tribunale infliggendogli "la pena più severa, ovvero la pena di morte".La Siria ha annunciato oggi di aver firmato un memorandum d'intesa con Mosca sul destino delle basi militari russe rimasto in forse dopo la caduta a Damasco del precedente governo Assad. Lo riporta l'agenzia siriana Sana, citando il ministero degli Esteri.     Le due basi di Hmeimim, a Latakia, e di Tartus, aerea la prima e navale la seconda, restano operative ma vengono convertite "in centri militari congiunti di riabilitazione e di addestramento, nel quadro di nuovi accordi di tutela degli interessi reciproci" definiti dai due ministeri in relazione alla presenza russa in Medio Oriente e sul Mediterraneo.     L'intesa arriva dopo un anno e mezzo di negoziati fra i due dicasteri degli Esteri, sottolinea l'agenzia Sana citando una nota dell'ufficio stampa del ministero siriano. Stando a questa nota, il memorandum prevede il passaggio sotto il controllo delle autorità locali delle strutture ad uso civile dell'aeroporto di Hmeimim e del molo commerciale numero 4 del porto mediterraneo di Tartus. Quanto alle installazioni militari, "le due parti le hanno ridefinite trasformando le basi russe in centri congiunti di addestramento e riqualificazione in base a nuovi accordi miranti alla tutela degli interessi di entrambi i Paesi". Il testo dell'intesa indica in 3 mesi la scadenza per "il completamento della transizione".     Secondo Damasco, si tratta della svolta "più importante da quando i negoziati sono partiti 18 mesi fa": svolta che "apre la strada a una nuova fase nelle relazioni fra Siria e Russia"
   


La guerra dei droni

[Le donne sono così cronicamente single da rendere quasi superflue le ovaie. Carrie Breadshaw in Sex & city] Il drone abbattuto oggi da un caccia F-18 della Nato dopo aver violato lo spazio aereo della Romania "sembra essere russo". Lo ha dichiarato il colonnello dell'esercito statunitense Martin O'Donnell, portavoce del quartier generale militare della Nato, citato dal sito della Reuters. "Ulteriori dettagli sull'incidente di domenica sono ancora oggetto di indagine, ma il drone sembra essere russo", ha affermato O'Donnell. Il ministero ha segnalato la possibile caduta di detriti in un'area disabitata della regione di Galati, vicino al confine ucraino. Il Paese, con i suoi 19 milioni di abitanti, è diventato uno dei membri della NATO più esposti alle conseguenze della guerra in Ucraina.  L'incidente di oggi si inserisce in una serie di episodi che hanno coinvolto la Romania dall'inizio dell'invasione russa dell'Ucraina. Dal 2023 le autorità di Bucarest hanno segnalato più volte il ritrovamento sul territorio nazionale di frammenti di droni, dopo attacchi russi contro i porti ucraini sul Danubio, situati a ridosso del confine romeno. Lo scorso mese la Romania aveva abbattuto per la prima volta un drone dall'inizio dell'invasione russa del 2022, dopo che il velivolo era entrato nello spazio aereo nazionale a circa 100 chilometri da Bucarest. L'area orientale del Paese, affacciata sul Mar Nero, è particolarmente esposta perché vicina alle zone ucraine frequentemente colpite dai raid russi. Episodi analoghi si sono verificati anche in altri Paesi del fianco orientale della Nato, tra cui Polonia e Stati baltici. Venerdì, inoltre, caccia italiani impegnati nella missione di sorveglianza aerea della Nato hanno abbattuto un drone entrato nello spazio aereo della Lettonia. Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo che impone dazi del 100% sui droni importati.     Lo riferisce la Casa Bianca in una nota. La misura colpisce i droni di determinate dimensioni o dotati di specifiche capacità considerate particolarmente sensibili ai fini della sicurezza nazionale, nonché alcune componenti critiche di questi velivoli. Mosca ha avvertito il Regno Unito che pagherà un "prezzo" per la fornitura di droni britannici all'esercito di Kiev usati in attacchi in profondità nel territorio russo, come riportato dal Sunday Times. L'ambasciata russa a Londra ha accusato il governo britannico di essere "complice" degli attacchi e di puntare sull'escalation del conflitto. Non si è fatta attendere la replica britannica. "Il Regno Unito è al fianco dell'Ucraina e impegnato a fornire l'equipaggiamento necessario per difendersi dall'invasione illegale di Putin", ha detto un portavoce del ministero della Difesa.     Le forze armate ucraine hanno utilizzato droni di fabbricazione britannica per attacchi in profondità nel territorio russo negli ultimi sei mesi. Tra i modelli impiegati figura il Nyan, prodotto dal colosso degli armamenti Bae Systems, oltre a un secondo modello il cui nome non è stato reso noto per motivi di sicurezza. Kiev impiega soprattutto droni di produzione nazionale nelle missioni a lungo raggio, ma le forze armate hanno ottenuto risultati significativi anche con i droni britannici. Tra gli obiettivi colpiti dai velivoli senza pilota forniti da Londra ci sono raffinerie di petrolio nei pressi di Mosca, a Yaroslavl e a Volgograd. L'uso di tecnologia britannica per attacchi in profondità in territorio russo è noto da tempo: l'Ucraina ha già impiegato i missili da crociera Storm Shadow.


Donaldo e i 40 ladroni

[Il feeling è con pochi, il resto è solo traffico. LesoTweet, Twitter] L'amministrazione di Donald Trump è quella con il più alto numero di super ricchi. Lo rivela un rapporto dell'organizzazione per la tutela dei consumatori Public Citizen riportato dall'Associated Press. Il numero di persone con un patrimonio di almeno 100 milioni di dollari è più di quattro volte superiore al totale complessivo registrato sotto i tre presidenti precedenti. Più nel dettaglio, 57 funzionari possiedono un patrimonio milionario e tra loro figurano 17 ambasciatori e 40 titolari di incarichi di alto livello. Basta guardare al governo. Otto dei suoi 23 membri rientrano in questa categoria. Spiccano in particolare il Segretario al Commercio Howard Lutnick e la Segretaria all'Istruzione Linda McMahon, entrambi miliardari. Ma ci sono anche il vice segretario alla Difesa Stephen Feinberg e l'amministratrice della Small Business Administration Kelly Loeffler, entrambi miliardari, nonché il segretario al Tesoro Scott Bessent e l'inviato speciale Steve Witkoff, entrambi con patrimoni nell'ordine delle centinaia di milioni di dollari. Per fare un confronto, le amministrazioni del repubblicano George W. Bush e del democratico Joe Biden contavano ciascuna cinque membri con un patrimonio pari o superiore a 100 milioni di dollari. Quella di Barack Obama ne annoverava tre. Il presidente, lui stesso un miliardario, ha giustificato la sua propensione a nominare ultra-ricchi come un segno di rispetto per il successo finanziario. Tuttavia, ora si trova ad affrontare un elettorato decisamente meno entusiasta della sua gestione dell'economia. 


Idf attacca la Siria

[Ma dov’è il pericolo, cresce anche ciò che salva. Friedrich Holderlin] Donald Trump ha chiesto ad Israele di fermare gli attacchi a Gaza. "Sarebbe meglio se gli israeliani non attaccassero Gaza", ha dichiarato il presidente americano in un'intervista a Fox news assicurando che "Hamas ha accettato di deporre le armi". ''La parte israeliana ha chiarito durante l'incontro che non verrà concesso nulla che possa spianare la strada a uno Stato palestinese''. Lo riporta Ynet, citando una fonte israeliana presente all'incontro tra Kushner e Netanyahu. La fonte ha aggiunto che ''c'era la percezione iniziale che il Board of Peace volesse iniziare con delle 'zone pilota', ma ora non se ne parla più così. Bensì: Hamas deve dimostrare impegno nella distruzione delle armi, va accertato che non consegni armi non funzionanti. Gli americani sono determinati a continuare il Piano, per Netanyahu la prova sta nell'effettiva consegna delle armi da parte di Hamas''. Sui social media di Gaza circolano filmati di proteste violente, con pneumatici incendiati e spari in aria, che si stanno svolgendo negli ultimi due giorni nel nord della Striscia di Gaza durante i funerali dei fratelli Wasim e Hassan Abu Warda. I due giovani, appartenenti all'influente clan Abu Warda sono stati uccisi sabato con colpi di arma da fuoco nel quartiere Sheikh Radwan a Gaza City. I famigliari accusano dell'omicidio l'ala militare di Hamas. In un video, ripreso dal canale Jusur News, uno dei membri della famiglia Abu Warda chiede che vengano chiarite le circostanze dell'uccisione dei fratelli e che i responsabili vengano assicurati alla giustizia, aggiungendo che l'omicidio si inquadra in un regolamento dei conti più ampio: ''Quindici membri della famiglia Abu Warda sono stati uccisi da Hamas recentemente, senza alcuna colpa'', afferma. Secondo alcuni post sui social, la tensione potrebbe essere legata all'avvicinamento dell'eventualità del disarmo di tutti i clan e milizie dentro la Striscia di Gaza, come parte della seconda fase del piano di Trump.Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha minacciato nuovi attacchi contro Hezbollah e chiunque colpisca soldati o cittadini israeliani, mentre si intensifica l'escalation nel sud del Libano. "Nessun conto, in nessun fronte, resterà aperto. Colpiremo con tutta la forza coloro che danneggiano i nostri soldati e i nostri cittadini", ha scritto Katz su X. Le sue parole arrivano dopo una nuova ondata di attacchi israeliani ieri nel sud del Libano che secondo l'agenzia libanese Ani ha ucciso almeno 11 persone.     L'Idf ha dichiarato di aver colpito infrastrutture di Hezbollah in risposta a un attacco contro le sue truppe, in cui sono rimasti gravemente feriti tre soldati. L'escalation rappresenta una delle più gravi dalla tregua raggiunta a giugno tra Israele e Hezbollah. i per la Siria e l'Iraq, Tom Barrack, afferma che i presunti raid aerei israeliani contro l'aeroporto militare di Abu Duhur, nel nord-ovest della Siria, costituiscono un'"escalation non necessaria" che non favorisce la stabilità regionale. In una dichiarazione su X, l'ambasciatore ha affermato che gli Stati Uniti sono "profondamente preoccupati" per gli attacchi e ha aggiunto che Washington sta incoraggiando tutte le parti a dare priorità al "dialogo logico" rispetto a ulteriori incidenti militari. Il Board of Peace intende passare da un modello di graduale consegna delle armi di Hamas e successivo ritiro israeliano a un modello di consegna di tutte le armi in una mossa unica, in cui l'organizzazione terroristica consegnerà tutte le armi in suo possesso e Israele si ritirerà completamente dalla Striscia. Lo riporta Ynet, segnalando che la proposta è emersa nei colloqui tenuti ieri da Jared Kushner, genero e inviato speciale del presidente Usa Donald Trump, con il primo ministro Benjamin Netanyahu. ''Vogliamo un disarmo completo senza compromessi sulla questione e non intendiamo permettere alcun tipo di manovra sulla questione'', ha dichiarato una fonte interna al Board of Peace riportata da Ynet. L'ufficio del premier Benjamin Netanyahu in una nota pubblicata su X ha rivendicato l'attacco di oggi a una base aerea in Siria: "Israele e Siria avevano concordato di mantenere lo status quo in materia di sicurezza, che la Siria era sul punto di violare consentendo alle truppe turche di dispiegarsi in una base aerea nei pressi di Aleppo.     Israele ha avvertito ripetutamente la Siria che un simile dispiegamento avrebbe rappresentato una minaccia per la sicurezza di Israele. La Siria ha scelto di ignorare questi avvertimenti. Israele non tollererà minacce alla propria sicurezza e accoglierebbe con favore un ritorno allo status quo". La Siria accusa Israele di aver colpito un aeroporto nella provincia di Idlib nel nord-ovest, dopo che una fonte dei servizi di sicurezza ha detto all'Afp che la struttura militare, ormai in disuso, era stata colpita da velivoli non identificati. Secondo Times of Israel, sarebbe il primo attacco di questo tipo da parte dell'aeronautica israeliana dal marzo scorso. Un gesto criticato dagli Stati Uniti, il cui inviato speciale in Siria, Tom Barrack, afferma che si tratta di un'a "escalation non necessaria" che non favorisce la stabilità regionale, spiegando invece che Washington dà priorità a un "dialogo logico".     "Gli aerei dell'occupazione israeliana hanno preso di mira questa mattina presto la pista dell'aeroporto militare di Abu Dhouhour (...) con otto attacchi", ha dichiarato una fonte militare citata dalla Tv siriana, aggiungendo che "l'attacco ha causato solo danni materiali". 

martedì 18 agosto 2026

Primarie nel Likud

[Avrei bisogno di un abbraccio, ma soprattutto di un bonifico. Anonimo] Con il 91,2% dei voti scrutinati alle primarie del Likud svoltesi ieri, si delinea la lista dei candidati in vista delle elezioni per la Knesset del 27 ottobre.     Al primo posto - dopo il capo del partito, Benyamin Netanyahu, che apre la lista - si posiziona Eli Cohen, ministro dell'Energia, seguito dal presidente della Knesset, Amir Ohana, dal ministro della Giustizia, Yariv Levin, dalla ministra dei Trasporti, Miri Regev, e dal capogruppo della coalizione, Ofir Katz.     I posti 6 e 7 vanno agli attuali ministri dell'Istruzione, Yoav Kisch, e della Cultura, Miki Zohar. La prima sorpresa è al posto 8, dove si posiziona la new entry Almog Cohen, fuoriuscito recentemente dal partito di Itamar Ben Gvir, annunciando la sua candidatura nel Likud solo la settimana scorsa. La controversa parlamentare Tali Gotliv è la seconda donna che si posiziona, al posto 12, nelle prime due decine - le uniche che, secondo i sondaggi, sono realistiche. Il ministro della Comunicazione Shlomo Karhi al posto 13 e dell'Economia Nir Barkat al posto 16, considerati molto in bilico: infatti 10 posti nelle prime due decine della lista elettorale sono stati garantiti a Netanyahu per sue nomine personali, facendo slittare i candidati prediletti dalle primarie a posti considerati a rischio, dal momento che nei sondaggi il Likud è dato attualmente a circa 23-26 seggi.     Se i risultati e le proiezioni attuali venissero confermati, ciò significherebbe che almeno 5 tra gli attuali ministri non entrerebbero nel prossimo Parlamento.

Ice sotto copertura

[Dicesi donna una persona in grado di trovare un paio di calzini maschili in un cassetto dove in realtà prima non c’erano. Dan Bennet]  Il governo americano ha condotto una “maxi campagna di spionaggio” contro organizzazioni di sinistra e manifestanti contrari alla stretta migratoria condotta a inizio anno dagli agenti dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE) in Minnesota. È quanto emerge da quasi 30 rapporti interni delle forze dell’ordine e parte di un caso penale lanciato dal dipartimento americano di Giustizia contro 15 manifestanti a Minneapolis: sono accusati di “cospirazione” e di avere “ostacolato” gli agenti Ice. Stando a quanto scritto dal Guardian, il dipartimento per la Sicurezza interna (DHS) da cui ICE dipende ha inviato agenti sotto copertura negli incontri di comunità locali sia a Minneapolis sia a New York City. Non solo: si sono anche infiltrati in chat su Signal e ottenuto documenti finanziari di sindacati e non profit con un orientamento politico di sinistra. I documenti mostrano che a gennaio, il DHS ha avviato un’indagine chiamata operazione “Pupper Master” per identificare una “rete di cospiratori” che si organizzava contro ICE. L’operazione è arrivata mentre l’attivismo comunitario contro l’ICE stava crescendo nella regione in risposta agli omicidi dei cittadini americani Renee Good e Alex Pretti.


Solo rimpatri

[Oggi c’è così tanto traffico che dopo 10 minuti di coda la tipa del navigatore comincia a raccontarti i suoi problemi. Zziagenio78, Twitter] Germania, Austria, Paesi Bassi, Danimarca e Grecia stanno conducendo trattative avanzate per la creazione di un centro per i rimpatri Uganda. Lo riporta Anadolu riportando quanto scrive il media greco Kathimerini che cita fonti diplomatiche . "Si prevede che, entro il 2027, la struttura possa accogliere migranti trasferiti dall'Europa". "I ministri competenti per le politiche migratorie dei 5 Paesi dovrebbero incontrarsi a Copenaghen il 4 settembre per valutare l'avanzamento dei negoziati".Le forze di sicurezza marocchine hanno bloccato oggi un tentativo di centinaia di migranti, in prevalenza subsahariani, di raggiungere in maniera irregolare l'enclave spagnola di Ceuta. Lo riferiscono fonti della sicurezza di Rabat, citate dall'agenzia Efe, secondo cui il gruppo si era nascosto in un'area montuosa nei pressi della città di Fnideq - Castillejos durante il protettorato spagnolo - a sud-ovest dell'enclave iberica in Marocco. Migliaia di agenti marocchini sono impegnati nel dispositivo predisposto per impedire nuovi arrivi in massa a Ceuta, dopo gli appelli diffusi sui social network in vista del 15 agosto. I migranti dispersi sono rimasti nella zona, segnalano le fonti. Le misure sono state rafforzate dopo la crisi del 30 e 31 luglio, quando circa 80mila migranti attraversarono il confine, provocando 82 morti sul lato spagnolo della frontiera, stando ai dati diffusi dall'Istituto di Medicina Legale di Ceuta, che ha realizzato le autopsie sulle salme. Sarebbero almeno 141 le vittime dai due lati della frontiera, secondo le stime di organizzazioni umanitarie, fra cui Caminando Fronteras. Migliaia di residenti di Ceuta sono scesi in piazza oggi in una grande manifestazione che ha gremito Plaza de la Constitución. Lo riportano i media spagnoli precisando che i dimostranti si sono riuniti per chiedere una risposta alla situazione critica della città, a seguito dell'afflusso di massa di migranti del 30 luglio, e per lanciare un messaggio risuonato per tutto il pomeriggio: "Basta. Ceuta non si arrende".     Oltre 10.000 persone - secondo gli organizzatori - e poco più di 5.000 - secondo la polizia nazionale - hanno risposto all'appello delle comunità cristiana, musulmana, ebraica e indù, insieme alla federazione provinciale delle associazioni di quartiere di Ceuta. Hanno manifestato pacificamente per poco più di un'ora. Cittadini di quartieri, età ed estrazioni diverse hanno partecipato a un raduno concepito fin dall'inizio come un'espressione di unità che trascende credo, culture, origini o ideologie, scrive l'Efe.     La presenza di migliaia di persone ha caratterizzato il pomeriggio, con le bandiere, le voci e i messaggi dei cittadini che hanno riempito lo spazio pubblico. Gli organizzatori hanno ribadito che non era il momento per colori politici o differenze religiose, ma per Ceuta e la sua gente: una giornata in cui le diverse comunità della città hanno voluto dimostrare di condividere la stessa terra e lo stesso destino. Tra i presenti c'era il presidente della città, Juan Vivas, accompagnato da membri dell'Assemblea e rappresentanti di vari gruppi politici, sebbene la presenza istituzionale sia passata in secondo piano rispetto alla risposta del pubblico. La cooperazione giudiziaria tra Marocco e Spagna potrebbe subire una battuta d'arresto. Il ministro della Giustizia del Marocco, Abdellatif Ouahbi, ha dichiarato alla stampa che il suo ministero sta valutando la possibilità di "sospendere l'accordo bilaterale di estradizione" per le difficoltà del Marocco di arrivare effettivamente a ricevere condannati o sospetti di cui chiede alla Spagna l'estradizione. La minaccia mentre si lavora per evitare una nuova ondata di migranti verso Ceuta e Melilla.Nelle dichiarazioni rilasciate all'agenzia di stampa spagnola Efe, il ministro ha spiegato che la valutazione è legata in particolare ad alcune richieste di estradizione marocchine le cui procedure non sarebbero state completate dalla parte spagnola. Le estradizioni tra Marocco e Spagna sono disciplinate da una convenzione bilaterale firmata a Rabat il 24 giugno 2009 ed entrata in vigore il 1° settembre 2012. Secondo Abdellatif Ouahbi, il meccanismo si blocca in corso d'opera. Il ricercato viene arrestato in Spagna e la sua identità viene accertata. Viene quindi fissata una data per la sua consegna alle autorità marocchine. Ma quando Rabat invia agenti per prendere in consegna il ricercato, la procedura finisce per bloccarsi e la consegna alla fine non avviene. Di qui la valutazione di sospendere l'accordo, perché giudicato inutile. Il testo prevede, a determinate condizioni, la consegna reciproca di persone ricercate o condannate dai tribunali di uno dei due Paesi quando si trovino nel territorio dell'altro. La convenzione, tuttavia, esclude l'estradizione di cittadini di uno Stato verso l'altro. In Marocco vige la pena di morte, il codice penale la include e viene comminata ma non è più eseguita dal 1993, per una moratoria. In Spagna è abolita dal 1978, con la nuova Costituzione democratica, dopo la fine della dittatura di Francisco Franco. Anche solo il dubbio che il ricercato possa ricadere nei casi di condanna alla pena di morte, blocca l'estradizione. Ora il caso si aggiunge alle tensioni sui minori marocchini che si trovano a Ceuta, che Rabat ha chiesto di rimpatriare, ma che secondo il ministro Ouahbi è "estremamente complessa e fortemente politicizzata". Secondo lui, alcuni casi che coinvolgono il Marocco non vengono più trattati esclusivamente da un punto di vista legale e amministrativo, poiché possono entrare in gioco anche considerazioni politiche ed elettorali. Pur essendo a conoscenza delle notizie relative alle dichiarazioni del ministro della Giustizia marocchino riguardo a una possibile sospensione degli accordi di estradizione con la Spagna, l'Ue ritiene che si tratti di "una questione bilaterale" tra i due paesi. Lo ha detto un portavoce della Commissione Europea nel corso del briefing con la stampa. L'attenzione dell'Ue è rivolta al rafforzamento delle frontiere e alla garanzia dei rimpatri "ogni giorno dell'anno", piuttosto che alla reazione "a specifiche date" ipotizzate per le ondate migratorie. Lo ha detto una portavoce della Commissione Europea a proposito di una possibile seconda ondata di immigrazione illegale a Ceuta. "L'aspettativa è che tutte le persone entrate illegalmente a Ceuta saranno rimpatriate", ha aggiunto. "La Spagna e il Marocco stanno collaborando strettamente per gestire i rimpatri e impedire i movimenti illegali verso la Spagna continentale".  Gli attraversamenti irregolari delle frontiere esterne dell'Ue sono diminuiti del 37% nei primi sette mesi del 2026 rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, attestandosi a circa 61mila rilevamenti. Lo rende noto Frontex sulla base di dati preliminari, precisando che le cifre non comprendono gli eventi eccezionali registrati a fine luglio a Ceuta, in Spagna.