[Giornate in cui mi sento come una strana figura mitologica metà ansia e metà anziano. L’ansiano. darioloc81, Twitter] "La Commissione europea prende atto dell'esito del referendum islandese e rispetta la scelta del popolo islandese. L'Islanda rimane uno stretto partner dell'Unione europea". Lo riferisce un portavoce dell'Esecutivo comunitario commentando i risultati del referendum sulla ripresa dei negoziati di adesione all'Unione europea. La prima ministra islandese, Kristrún Frostadóttir, si è detta soddisfatta dell'elevata affluenza alle urne registrata nel referendum di ieri. "È chiaro che il 53% della popolazione non desidera compiere un passo più ampio in questo momento. Tuttavia, il 47% si è mostrato interessato. Dobbiamo affrontare i prossimi mesi rispettando tutti i punti di vista", ha detto la premier in conferenza stampa, accogliendo con favore il dialogo che si è instaurato su questioni internazionali e nazionali. "Considerato quanto sia ristretto il divario, è fondamentale che la posizione di tutti venga rispettata", ha aggiunto. "È stata una buona sessione per il Paese. Penso che la cosa più importante sia che usciamo da questa sessione con il rispetto per questi risultati. E una grande lezione per me e anche per il governo è che le persone sono contente dell'accordo sull'Efta. Sono contente dell'attuale rapporto con l'Ue. So che una grande parte di coloro che hanno votato 'no' in queste elezioni lo hanno fatto perché erano contenti dell'attuale rapporto con l'Ue. Quindi questa è la lezione che ci portiamo dietro. Continueremo a rafforzare il rapporto con lo Spazio economico europeo (See)". Lo ha detto la prima ministra islandese Kristrún Frostadóttir in conferenza stampa dopo l'esito del referendum per la ripresa dei negoziati con l'Ue. La premier ha anche riferito di aver scambiato messaggi con il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa dopo l'esito del voto. "È ovvio che quasi metà del paese voleva continuare questi negoziati. Ma più della metà della popolazione ha votato contro. Rispetteremo questo risultato e penso che rafforzi il nostro mandato, visto che abbiamo ottenuto una partecipazione elettorale così elevata. Voglio anche dire che questo dibattito e questa discussione sono stati estremamente utili", ha aggiunto.
OTTOBRE ROSSO
domenica 30 agosto 2026
Vendemmia al via
[Dio deve proprio amare gli stupidi: ne ha creati così tanti.Anonimo] Dalla Valle d'Aosta alla Sicilia, la vendemmia procede bene per le varietà più precoci e per le uve base spumante raccolte prima di Ferragosto, in anticipo mediamente di almeno dieci giorni, con soddisfazione diffusa per la qualità della raccolta, salvo i danni registrati per grandine nell'alto novarese e nel teramano. A preoccupare i viticoltori, e in particolare i soci delle cantine sociali, sono tuttavia i serbatoi delle cantine ancora carichi di vino in giacenza dalla scorsa annata. Sperando nella vendita diretta agli enoturisti durante le vacanze in corso. A lanciare l'allarme-giacenze per il comparto vitivinicolo siciliano sono Confcooperative, Legacoop, Unci e Unicoop Sicilia, ma le criticità sono in tutti i distretti vitivinicoli italiani, stando ai dati pubblicati nei giorni scorsi dal ministero dell'Agricoltura, col report "Cantina Italia" dell'Icqrf (Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressioni frodi dei prodotti agroalimentari). Al 31 luglio ammontano a oltre 23,5 milioni gli ettolitri di vini Dop made in Italy detenuti dai soggetti obbligati alla tenuta del registro telematico, mentre sono oltre 10,9 milioni gli ettolitri di vino Igp in giacenza. Tra le regioni con vini Dop in giacenza che superano un milione di ettolitri il Piemonte (2.963.478 hl), Lombardia (1.292.485 hl), Trentino A.A. (1.488.175 hl), Veneto (6.932.189 hl), Toscana (3.391.783 hl), Abruzzo (1.171.047 hl) e Sicilia (1.466.020 hl). Ha preso avvio la vendemmia del Pinot Grigio Doc Delle Venezie, con tempistiche differenziate tra Veneto, Friuli Venezia Giulia e Provincia Autonoma di Trento. Le alte temperature registrate durante la stagione hanno accelerato la maturazione in diversi territori della più estesa Doc italiana, mentre lo stato sanitario delle uve si mantiene complessivamente buono e le prospettive qualitative sono positive. Il quadro cambia anche sensibilmente all’interno di una Denominazione che si estende su circa 27mila ettari vitati. Disponibilità idrica, andamento meteorologico, caratteristiche pedoclimatiche e gestione agronomica hanno prodotto situazioni diverse tra i territori e, in alcuni casi, anche tra vigneti vicini. La primavera è stata generalmente calda, seguita da un’estate con temperature elevate e fenomeni temporaleschi localizzati. Nel Veneto occidentale Alberto Marchisio, presidente della sezione territoriale di Assoenologi, indica uno stato sanitario generalmente buono dopo una stagione calda e poco piovosa, accompagnata da alcuni temporali localizzati. La carenza idrica ha inciso soprattutto sui terreni sciolti e nei vigneti non irrigui, dove le alte temperature hanno accelerato la maturazione e l’accumulo degli zuccheri. Nei vigneti che hanno conservato un migliore equilibrio vegeto-produttivo le condizioni risultano più favorevoli. L’anticipo è apparso particolarmente evidente negli ambienti più caldi e precoci, rendendo decisivo il controllo di acidità, pH e maturità aromatica per stabilire i tempi di raccolta. In Trentino il presidente provinciale di Assoenologi Furio Battelini descrive un ciclo vegetativo particolarmente rapido. Dopo un inverno piuttosto siccitoso, il clima mite ha favorito un germogliamento anticipato senza danni da gelate tardive. Le precipitazioni successive hanno accompagnato lo sviluppo della vite e consentito una gestione efficace della difesa fitosanitaria. Già alla fine di luglio era evidente un marcato anticipo della maturazione, ulteriormente favorito dalle alte temperature dei primi giorni di agosto, con un buon equilibrio tra zuccheri e acidi. Uno sviluppo vegetativo regolare ha caratterizzato invece il Veneto centro-orientale, dove il germogliamento anticipato è stato seguito da una primavera sufficientemente piovosa e da un’incidenza molto contenuta delle malattie. Michele Zanardo, presidente della sezione locale di Assoenologi, rileva che la possibilità di ricorrere all’irrigazione di soccorso ha aiutato le piante ad affrontare le alte temperature senza particolari sofferenze. In Friuli Venezia Giulia Matteo Lovo, presidente regionale di Assoenologi, individua nella disponibilità idrica una delle principali variabili della campagna 2026. Dove i vigneti hanno mantenuto un buon equilibrio vegeto-produttivo, i primi dati analitici hanno mostrato condizioni favorevoli. Le temperature elevate possono determinare valori di acidità leggermente inferiori alla media, senza modificare il quadro complessivamente positivo per il Pinot Grigio. Sul fronte quantitativo non è ancora disponibile una previsione definitiva dei volumi della vendemmia 2026. L’ampiezza della Denominazione e le differenti condizioni riscontrate nei singoli territori non consentono al momento una stima complessiva sufficientemente precisa. Alla raccolta si affianca una strategia di governo dell’offerta più restrittiva. Per la campagna 2026 la resa massima del Pinot Grigio destinato alla Doc Delle Venezie scende da 180 a 160 quintali di uva per ettaro attraverso i provvedimenti adottati dalle amministrazioni competenti di Veneto, Friuli Venezia Giulia e Provincia Autonoma di Trento. Per i vigneti a regime la quota liberamente disponibile è fissata a 130 quintali per ettaro. Lo stoccaggio amministrativo interessa la produzione eccedente questa soglia e compresa entro la resa massima di 160 quintali per ettaro, con l’obiettivo di regolare la disponibilità di prodotto in rapporto alle dinamiche della domanda. Il controllo del potenziale produttivo proseguirà fino alla campagna 2027/2028. Per le campagne 2026/2027 e 2027/2028 i provvedimenti adottati nei tre territori prorogano la sospensione temporanea dell’iscrizione allo schedario viticolo, ai fini dell’idoneità alla rivendicazione della Doc Pinot Grigio Delle Venezie, delle superfici di Pinot Grigio piantate o innestate dopo il 31 luglio 2021. La misura prosegue il percorso avviato nelle campagne precedenti insieme con la riduzione delle rese e lo stoccaggio, strumenti utilizzati dal Consorzio per contenere il potenziale produttivo e mantenere l’equilibrio tra domanda e offerta. La Denominazione conta una filiera formata da 6.141 viticoltori, 575 aziende di vinificazione e 371 aziende di imbottigliamento. La produzione si aggira su circa 230 milioni di bottiglie e rappresenta l’85% del Pinot Grigio italiano e il 43% di quello mondiale.
Antisemitismo online
[Le donne saranno anche brave nel fingere un orgasmo, peccato che gli uomini siano in grado di simulare un’intera relazione. Sharon Stone] Un link da aprire e un modulo da compilare. È così che prende forma una campagna di segnalazioni online che invita a censire la presenza di cittadini israeliani o ebrei in alberghi, strutture ricettive e attività commerciali. L'obiettivo del questionario, rilanciato attraverso chat, è realizzare una "mappatura del turismo sionista". Per la Comunità ebraica di Milano riporta alla memoria stagioni che si pensavano archiviate: "Io penso che stiamo tornando agli anni Trenta, alla caccia all'ebreo", afferma il presidente Walker Meghnagi. Allora erano elenchi e schedature, oggi un modulo online che, proprio per la facilità con cui può essere condiviso, può raggiungere in poco tempo un numero enorme di persone. Ed è proprio questa capacità di diffusione, secondo Meghnagi, a rendere il rischio non soltanto simbolico. Il timore, spiega, è che un'iniziativa nata sul web possa trasformarsi in qualcosa di molto più concreto. "Quello che succede oggi dimostra che gli squilibrati ci sono e, se si diffonde questo messaggio a una larga parte della popolazione, uno squilibrato lo si trova sicuro". Per questo, aggiunge, "mappare dove ci sono gli ebrei è gravissimo" e la magistratura "deve intervenire". La Comunità ebraica, non intende promuovere iniziative autonome, ma ha già trasmesso il questionario "a chi di dovere", auspicando che vengano adottati provvedimenti. Per Meghnagi il paradosso è che nel mirino possano finire anche cittadini italiani. "Se un italiano va in vacanza in Italia è il colmo che venga segnalato", osserva. E allarga il ragionamento agli investimenti: se ad aprire un resort in Italia fosse un israeliano, sostiene, si scatenerebbero proteste, mentre quando i capitali arrivano da altri stati nessuno dice nulla. Per Meghnagi, però, la vicenda non si esaurisce nel questionario. A suo giudizio, il rischio è che l'antisemitismo contemporaneo venga sottovalutato o letto con categorie che non colgono la natura del fenomeno. "Alcuni partiti dicono che tutti devono professarsi subito antifascisti, ma non si rendono conto che questo è il nuovo fascismo". Poi l'appello: "Mappare gli ebrei è uno scandalo. Mi auguro che tutti i partiti prendano posizione. Ho i miei dubbi, ma lo spero". Sul questionario interviene anche Sinistra per Israele Due Popoli Due Stati, che in una nota ne chiede il ritiro immediato. Secondo l'associazione, si tratta di "una raccolta organizzata di informazioni" che, pur dichiarando di non profilare nessuno per nazionalità o religione, mantiene "una natura discriminatoria e intimidatoria". Da qui la richiesta di una verifica del Garante per la Protezione dei Dati Personali e delle autorità competenti, oltre all'invito rivolto alle organizzazioni della sinistra a prendere nettamente le distanze. Anche il sottosegretario di Stato Alessandro Morelli condanna il form, definendolo "aberrante", e annuncia di essere pronto a presentare una denuncia contro ignoti. Morelli parla inoltre di un "clima orribile che riporta ai tempi bui del nazifascismo" e chiede una condanna unanime della politica nei confronti di quella che definisce "un'iniziativa razzista".
Trigesimo bis per asc
[Ricordatevi che con questa storia del “Siamo troppo diversi per stare assieme”, oggi non avremmo il vitello tonnato. alfcolella, Twitter] Imminente il trigesimo bis per ricordare pasticiedda, imprenditore improvvisato, colpito da un grande amore finito troppo presto. I dipendenti, non solo amici e parenti, non si danno pace vorrebbero sapere che fine ha fatto il tfr. I debiti si conoscono e sono stati comunicati ai sindacati, veri assenti in tutta questa brutta vicenda. In Francia sarebbe stata tutta un’altra storia, Alcamo (non più capitale) sarebbe stata presa d’assedio. I più stretti collaboratori di pasticiedda pedinati per risalire a lui, i parenti prossimi lapidati, ma per sua fortuna siamo in Italia.L’Azienda parlava, tre mesi fa, di un indebitamento complessivo di sei milioni di €, ma i debiti con tcr (si parla di circa un milione e 200 mila €) sono stati stornati? Mi sa che è sempre la somma che fa il totale. I tre dipendenti ostaggio di asc Palermo e i 34 catanesi sono in bilico, la loro vita in balia di un management indefinito. Non sanno a che punto è l’acquisizione di aeroitalia, se resteranno a Palermo-Catania. Nel frattempo max avrebbe trovato il cagnuleddu che cercava per Roma, preso da asc Palermo sarà il nuovo cif.
Sapienza 153esima
[Non riesco a trovare il segno dello scotch, figuriamoci l’amore della vita. Anonimo] Non c'è nessun ateneo italiano tra i migliori cento al mondo, ma se ne contano almeno 42 se si considerano i migliori mille. Bisogna scendere al posto 153 per trovare la prima italiana, che si conferma anche quest'anno la Sapienza di Roma. Emerge dalla classifica accademica mondiale delle università 2026, pubblicata da ShanghaiRanking Consultancy, organizzazione indipendente che cura uno dei ranking più importanti del settore. Arwu considera le migliori 1000 università mondiali su oltre 2500 censite: le statunitensi occupano otto delle prime 10 posizioni a livello mondiale e l'intero podio: Harvard si conferma al primo posto, seguita dall'Università di Stanford e dal Massachusetts Institute of Technology. Quarta l'Università di Cambridge, mentre l'Università della California, Berkeley, completa la top five mondiale. Il Regno Unito vanta due università nella top 10 (Cambridge e Oxford). L'Europa continentale è guidata dall'Università Paris-Saclay al 13/mo posto, seguita dal Politecnico di Zurigo al 19/mo. I parametri di valutazione sono 6, tra cui i premi Nobel e le medaglie Fields di ex studenti o ricercatori, il numero di ricercatori citati secondo Clarivate Analytics, le pubblicazioni sulle riviste Nature e Science. Nell'intera classifica Arwu, la Cina vanta 234 università tra le prime 1.000 al mondo, il numero più alto di qualsiasi altro Paese, seguita dagli Stati Uniti con 187. Il Regno Unito ne conta 57, la Germania 51 e l'Italia, appunto, 42. Oltre a la Sapienza, tra le prime 200 compare Padova, tra le prime 300 il Politecnico di Milano, le università di Bologna, Milano, Federico II, Pisa e Torino. "La conferma ai vertici della classifica Arwu, insieme ai risultati ottenuti negli ultimi sei anni nei principali ranking internazionali, testimonia la solidità del percorso intrapreso e la nostra capacità di competere ai massimi livelli", commenta la rettrice dell'Università la Sapienza, Antonella Polimeni. La Harvard Business School ha valutato l'ipotesi di tenere lezioni per gli studenti Mba in Europa e Canada, dopo che nel 2025 l'amministrazione americana di Donald Trump aveva minacciato di bloccare il rilascio dei visti agli studenti internazionali intenzionati a frequentare i suoi corsi. Tuttavia, riferisce il Financial Times, all'inizio del mese, Mariano-Florentino Cuéllar, membro dell'organo di governo dell'università, ha dichiarato che Harvard, in termini più generali, è "orientata ad approfondire l'idea di aprire alcune sedi distaccate all'estero". Intervenendo nel podcast condotto da David Deming, preside dell'Harvard College (la facoltà per i corsi di laurea di primo livello), Cuéllar ha affermato che Harvard è "fondamentalmente un'istituzione americana, ma è anche un'università con un ruolo e relazioni a livello globale". Secondo fonti informate, l'istituto d'élite statunitense ha avviato colloqui con potenziali partner sul capitolo delle lezioni all'estero, tra cui la Nova School of Business and Economics in Portogallo, l'Imd in Svizzera, la London Business School e l'Università di Toronto, durante l'anno passato. I contatti evidenziano la pressione a cui è sottoposta Harvard, coinvolta in un braccio di ferro con la Casa Bianca riguardo ai tentativi di quest'ultima di esercitare un maggiore controllo politico sui finanziamenti federali. David Bach, presidente dell'Imd di Losanna, ha confermato che si sono svolte discussioni preliminari affinché il suo istituto ospitasse una classe del primo anno dell'Mba di Harvard, con docenti di Harvard e un possibile contributo dell'Imd. Anche altre università Usa, tra cui la Chicago Booth School of Business, hanno aperto sedi e avviato collaborazioni all'estero.
Sogno o incubo?
[Ma le vostre mogli lo sanno che siete single? manuela_reich, Twitter] “L’alternativa a un sogno è un incubo, e non vedo altra soluzione se non una che riconosca il diritto del popolo israeliano all’autodeterminazione e quello del popolo palestinese ad avere un proprio Stato”. Lo ha detto Joseph Weiler, professore alla Nyu Law School e senior fellow a Harvard, all’incontro del Meeting di Rimini sulle prospettive di pace in Medio Oriente, introdotto dal presidente della Fondazione Meeting Bernhard Scholz. Il giurista ha indicato nella polarizzazione del discorso pubblico uno dei principali ostacoli alla pace: “Se muovi una critica ai palestinesi ti danno subito del colonialista; se critichi la politica del governo israeliano ti dicono che sei antisemita”. Sulle possibili aperture negoziali, Weiler ha posto l’accento, oltre che sulla paura di una distruzione totale, sulla stanchezza profonda che attraversa la società israeliana: un logoramento dello status quo guerriero che, unito all’esigenza di non perdere ulteriore umanità, può preparare il terreno politico per dire basta. Sul piano geopolitico, Olivier Roy, docente all’Istituto universitario europeo di Firenze, ha analizzato il mutamento degli equilibri regionali: il tradizionale “fronte del rifiuto” si è frammentato e il mondo arabo si muove ormai sulla base dei propri interessi nazionali, mentre Israele non ha di fronte oppositori strutturati in grado di fare da contraltare e la popolazione civile continua a subire le conseguenze della guerra. Roy ha però sottolineato la straordinaria resilienza delle persone a Gaza e in Libano, pronte a tornare e a ricostruire anche dopo le distruzioni più violente. L'esercito israeliano afferma su X che nel raid condotto ieri nel nord della Striscia di Gaza, a Jabalia, sono stati uccisi due operativi di Hamas, tra cui un comandante della forza d'élite Nukhba che aveva partecipato all'incursione in Israele del 7 ottobre 2023. Secondo quanto riferito dall'Idf, la vittima è Abd al-Fatah Abu al-Eish, comandante della Nukhba Force. Nel raid sarebbe stato ucciso anche Raed Adel Mohammed Alyan, descritto dall'esercito come un operativo di Hamas. L’Idf ha rivendicato l'attacco nonostante il cessate il fuoco, sostenendo che i due uomini stavano portando avanti attività contro le truppe e i civili israeliani e cercando di ricostituire le capacità operative di Hamas, in violazione dell'accordo di tregua. Secondo l'esercito israeliano, il raid è stato condotto per "rimuovere la minaccia". "I governanti criminali degli Stati Uniti e il falso regime sionista sono acerrimi nemici dell'unità islamica e dell'intera Umma islamica, comprese le popolazioni dell'Asia occidentale e del Nord Africa", ha dichiarato intanto la Guida suprema iraniana Mojtaba Khamenei. Rivolgendosi ai Paesi islamici ha aggiunto: "Riconoscete dunque i vostri veri nemici e contrastate il piano di questi malintenzionati e nemici dell'Islam, che consiste nell'esaltare le differenze all'interno dell'Umma islamica per indebolirla e dominarla". In un messaggio in occasione della Settimana dell'Unità Islamica in Iran, Khamenei ha aggiunto: "I tiranni del mondo, guidati dagli Stati Uniti criminali, hanno tolto le maschere ingannevoli dal volto ripugnante dei loro obiettivi coloniali e dei loro piani arroganti ed egemonici, e si sono sfilati i guanti di velluto, mostrando al mondo intero i loro artigli insanguinati. Ora è essenziale che i Paesi islamici rafforzino l'unità e la sinergia per difendersi reciprocamente dall'empietà. Dovrebbero risolvere i loro problemi attraverso l'unità di intenti, l'amicizia e la cooperazione sulla via del bene". Secondo la televisione di Stato, Khamenei ha inoltre esortato il popolo iraniano a rafforzare l'unità e a non permettere, in nessuna circostanza, che sorgano divisioni al proprio interno.
sabato 29 agosto 2026
Belgrado redux
[Ma quali fasci di rose rosse, ma quali bouquet di mammole!? Date retta a me: mazzi di scarpe. Questo è il desiderio inconfessabile di ogni femmina! Luciana Littizzetto] L’annuncio da parte del ministro della Giustizia serbo Nenad Vujic di voler omaggiare il generale serbo-bosniaco Rakto Mladic con gli onori militari e di Stato ha provocato l’indignazione degli Stati balcanici, con il ministro della Difesa croato che ha paventato che quanto accaduto negli anni Novanta sia solamente “il primo tempo” nelle intenzioni di Belgrado. In questo clamore, con nuove ondate di nazionalismo che pervadono le vie della Serbia, risulta assordante il silenzio di queste prime ore dell’Unione europea. “Il generale Mladic è un generale e i protocolli sono noti. Anche il suo ruolo è noto, ma ciò che spetta al generale Mladic sarà certamente rispettato”, ha dichiarato Vujic all’emittente serba ATV, aggiungendo che Belgrado è pronta immediatamente a prendere in consegna la salma del generale Mladic. Inoltre, il ministro della Giustizia ha dichiarato all’emittente pubblica serba RTRS di aver parlato con il presidente serbo Aleksandar Vucic e di aver concordato che la Serbia avrebbe fornito tutta l’assistenza necessaria per organizzare il trasporto della salma di Mladic e farla volare a Belgrado con un “aereo speciale”. “Probabilmente viaggerò anch’io con la famiglia per poter sbrigare le formalità relative al trasferimento della salma”, ha detto Vujic. “Questa è una triste notizia per tutti noi, per l’intero popolo serbo”, ha dichiarato a RTRS, sottolineando che le autorità serbe avevano fatto tutto il possibile per sollecitare il rilascio anticipato di Mladic a causa della sua malattia. Le parole del ministro serbo hanno visto il biasimo di Zagabria che, attraverso il ministro della Difesa Ivan Anusic, ha osservato che a Belgrado c’è un nuovo fermento bellicista e che questa decisione ne sarebbe una prova. Nel corso di un’intervista con i media croati, Anusic ha criticato la decisione di Belgrado di predisporre dei funerali di Stato per il generale Rakto Mladic, affermando che questa scelta conferma che la guida del presidente serbo Aleksandar Vucic guarda alla politica degli anni Novanta. “È questo che conferma la politica di Aleksandar Vucic e che conferma la politica degli anni Novanta”, ha dichiarato Anusic ai media croati, specificando che Zagabria ha più volte segnalato le politiche di riarmo predisposte negli ultimi tempi da Belgrado. Secondo il ministro croato negli ultimi anni dalla Serbia sono tornati a giungere messaggi secondo cui la guerra degli anni ’90 sarebbe stata “il primo tempo” e che si starebbe annunciando “il secondo tempo”. “Forti dell’esperienza degli anni ’90, abbiamo informato i Paesi membri e i nostri alleati all’interno della NATO che la Serbia in questo momento si sta riarmando in maniera eccessiva, senza alcuna necessità, perché non è minacciata da nessuno e da nulla”, ha specificato il ministro croato. La dichiarazione di Vujic è uno dei pochi segnali finora emersi sulla posizione del governo serbo riguardo a Mladic. Infatti, dalla notizia della sua morte, avvenuta giovedì, i funzionari serbi sono rimasti in silenzio, sebbene i media filogovernativi abbiano espresso il loro cordoglio e accusato il Tribunale dell’Aia di aver trascurato la salute dell’ex generale. Secondo i media bosniaci, la vicinanza espressa da Vujic ha trovato riscontro anche nelle reazioni dei politici di maggioranza e di opposizione nella Republika Srpska. Dal presidente dell’SNSD Milorad Dodik al leader dell’opposizione Nebojsa Vukanovi, si sono sentiti commenti entusiastici sul “coraggioso generale che ha gettato le basi della Republika Srpska”. Difatti, all’interno della stessa Serbia non sono mancate voci che hanno respinto questa narrazione, come riporta il quotidiano serbo Vreme. Marinika Tepic, del Partito della Libertà e della Giustizia, è una delle poche figure politiche ad aver reagito in modo diverso, riporta il quotidiano, ricordando che Mladic è stato condannato con sentenza definitiva per una serie di crimini di guerra. Anche il Partito Democratico ha espresso una posizione analoga, affermando che “la morte di un individuo non cambia i fatti accertati dai tribunali internazionali, né può cancellare la responsabilità per i crimini commessi”. Da Sarajevo sono arrivate ulteriori reazioni. Il presidente della Presidenza della Bosnia-Erzegovina, Denis Becirovic, ha affermato che Mladic rimane “a lettere nere” nella storia della Bosnia-Erzegovina, dell’Europa e del mondo e che la sentenza definitiva del Tribunale dell’Aia lo ha annoverato tra i responsabili dei crimini più gravi del XX secolo. “La sentenza del tribunale nei confronti di questo criminale di guerra non è solo una sentenza sulla sua responsabilità penale individuale, ma anche una sentenza storica sul criminale progetto della Grande Serbia”, ha dichiarato Becirovic. Il partito bosniaco Red Lines ha invece chiesto che, nel caso in cui Mladic fosse sepolto con onori di Stato e militari, le autorità di Sarajevo valutino l’espulsione dell’ambasciatore serbo, il congelamento delle relazioni diplomatiche e restrizioni alla cooperazione economica. In questo rinnovato fermento balcanico, mentre Mosca accusa che il caso Mladic è stato una manifestazione di doppi standard e pregiudizi anti-serbi da parte del Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia, da Bruxelles è giunta la ferma presa di posizione di Sandro Gozi, parlamentare europeo, il quale ha dichiarato oggi che la decisione della Serbia di seppellire Mladic con tutti gli onori di Stato rappresenta un limite che nessun Paese che aspira ad aderire all’Unione Europea dovrebbe mai oltrepassare. “Conferendo le massime onorificenze, le autorità serbe, sotto la presidenza di Aleksandar Vucic, promuovono di fatto il revisionismo storico anziché la responsabilità e la riconciliazione. Trasformano la glorificazione dei responsabili del genocidio in politica ufficiale dello Stato, allontanando ulteriormente la Serbia dai valori europei” ha valutato Gozi, sottolineando che il futuro europeo di Belgrado non può essere costruito sulla riabilitazione dei capitoli più oscuri del suo passato, ma deve essere fondato sulla verità, la giustizia, i valori democratici e il rispetto per le vittime. La morte di Mladic riaccende così le tensioni legate alla memoria delle guerre jugoslave e al ruolo della Serbia nella regione. Nelle ultime ore, in diverse città serbe, sono comparsi messaggi e striscioni in sostegno dell’ex generale, tra cui quelli esposti da tifosi della Stella Rossa di Belgrado e rilanciati sui profili social della società sportiva.