lunedì 13 aprile 2026

Un virus per Mac

[Un elemento fondamentale per giocare un poker vincente è quello di costringere i tuoi avversari a prendere decisioni difficili. Per questo motivo puntare è sempre meglio che limitarsi a vedere. Gus Hansen] I ricercatori di sicurezza dei Jamf Threat Labs hanno individuato una nuova minaccia informatica denominata ClickFix che prende di mira gli utenti Mac. La campagna utilizza una variante evoluta di Atomic Stealer, un virus già noto, questa volta aggiornato per aggirare i protocolli di sicurezza introdotti con la versione 26.4 di macOS Tahoe. Stando a quanto comunicato dagli esperti, l'infezione ha inizio attraverso pagine web contraffatte che simulano avvisi di sistema riguardanti l'esaurimento dello spazio di archiviazione locale. L'interfaccia guida l'utente attraverso una procedura apparentemente legittima che culmina nella richiesta di premere un pulsante di esecuzione. In questa fase, il browser Safari richiede l'autorizzazione per aprire lo Script Editor di macOs, un'applicazione preinstallata su tutti i computer Apple che funge da ambiente di sviluppo. Una volta ottenuta l'approvazione, la minaccia fa partire un programma che si camuffa da strumento di manutenzione dello spazio, ma che invece scarica ed esegue un codice malevolo direttamente nella memoria del computer. "Quando una porta si chiude, gli aggressori ne trovano un'altra", scrivono sul proprio blog i ricercatori dei Jamf Threat Labs. "Richiedendo attivamente operazioni da parte dell'utente, la buona riuscita dell'attacco può essere limitata", proseguono. Qualche ora fa, Apple ha rilasciato l'aggiornamento a macOS 26.4.1. 

Ue-toolbox

[Perdere è una parte del poker, e so che in certi giorni, anche se gioco  perfettamente, perderò. Gus Hansen] La Commissione europea prevede di adottare il prossimo 22 aprile una comunicazione sull'energia con le prime risposte alla crisi in Medio Oriente. È quanto emerge dall'ultimo ordine del giorno del collegio dei commissari Ue, pubblicato ieri e ancora suscettibile di modifiche.    La 'toolbox' con le misure per sostenere gli Stati membri nel proteggere famiglie e imprese dai rincari energetici è stata annunciata dalla presidente Ursula von der Leyen al Vertice Ue di marzo. A Bruxelles non si esclude che la comunicazione, di natura non legislativa, possa essere accompagnata da proposte legislative.  Si confermano deboli i principali listini di borsa europei all'indomani del fallimento dei colloqui di pace tra Usa e Iran in Pakistan. Sulla scia del calo segnato in Asia e Pacifico, Francoforte e Madrid cedono l'1,15%, Parigi l'1%, Milano lo 0,9% e Londra (-0,4%) appare più cauta. Dopo l'annuncio del blocco dei porti iraniani da parte degli Usa a partire dalle 16 di oggi e in attesa del report mensile dell'Opec, prosegue la corsa del barile di greggio (Wti +7,23% a 103,55 dollari e Brent +7,02% a 101,91 dollari) e del gas naturale (+8,96% a 47,55 euro al MWh). Si stabilizzano invece i rendimenti dei titoli di stato dopo un balzo iniziale. Lo spread tra Btp e Bund tedeschi scende a 78,5 punti, il rendimento annuo italiano cede 0,4 punti al 3,83% insieme a quello tedesco al 3,05%, mentre i titoli francesi lasciano sul campo 1,1 punti al 3,69%. Si rafforza il dollaro a 85,51 centesimi di euro, 159,6 yen e 74,42 penny. A frenare è il comparto del lusso, da Kering (-3,42%) a Puma (-3%), da Cucinelli (-3,35%) a Moncler (-2,25%) e Richemont (-2,1%). Deboli gli automobilistici Stellantis (-3,15%), Renault (-1,9%), Ferrari (-1,8%) e Volkswagen (-1,65%). In calo tra le banche Unicredit e Commerzbank (-2,2% entrambe), Santander (-2%), Intesa e Bnp (-1,35% entrambe), Bper (-1,25%), Banco Bpm (-1,15%), Mediobanca (-1,1%) ed Mps (-0,75%). Acquisti sui petroliferi Repsol (+1,95%), Shell (+1,55%), Bp ed Eni (+1,45% entrambi), Saipem (+1,35%) e TotalEnergies (+1,1%). Si muovono in ordine sparso i principali listini di borsa di Asia e Pacifico all'indomani del fallimento dei colloqui di pace tra Usa e Iran in Pakistan. Cedono Tokyo (-0,7%) e Seul (-0,85%), ancora aperte Hong Kong (-1,19%), Shanghai (+0,04%), Mumbai (-1,31%) e Singapore (-0,32%). Hanno chiuso contrastate invece Sidney (-0,39%) e Taiwan (+0,11%). Negativi i future sull'Europa e sui listini Usa in attesa del report mensile dell'Opec e mentre il barile di greggio (Wti +7,72% a 104,6 dollari e Brent +6,92% a 101,77 dollari) si riporta sopra quota 100 dollari. In forte rialzo anche il gas naturale (+9% a 47,6 euro al MWh), mentre perde quota l'oro (-0,68% a 4.724 dollari l'oncia). In rialzo il dollaro a 85,53 centesimi di euro, 159,63 yen e 74,56 penny. In rialzo i rendimenti dei titoli di stato, con lo spread tra Btp e Bund tedeschi in crescita a 79,7 punti, il rendimento annuo italiano in aumento di 2,8 punti al 3,87%, quello tedesco di 1,3 punti al 3,06% e quello francese di 1,7 punti al 3,72%. Sulla piazza di Tokyo scivolone dei produttori di semiconduttori Renesas (-3,59%) e Tokyo Electron (-3,29%), più cauta invece Advantest (-1,22%). In forte calo anche gli automobilistici Mitsubishi (-4,21%), Nissan (-2,33%) e Honda (-1,5%), a differenza di Toyota (+0,12%). Prezzo dell'oro in calo questa mattina sui mercati delle materie prime: il metallo prezioso con consegna immediata (Gold spot) passa di mano a 4.728,7500 dollari l'oncia con una flessione dello 0,46% mentre l'oro con consegna a giugno (Comex) è scambiato a 4,751,10 dollari l'oncia con una riduzione dello 0,76%. Di fronte al nuovo shock energetico provocato dalla guerra con l’Iran, il cancelliere tedesco Friedrich Merz annuncia un taglio temporaneo delle accise su benzina e diesel. La riduzione sarà di circa 17 centesimi al litro per due mesi e, nelle intenzioni del governo, dovrà alleggerire i costi per famiglie, lavoratori e imprese colpiti dal rincaro dei carburanti.“Ridurremo la tassa sull’energia, cioè l’accisa su diesel e benzina, di circa 0,17 euro al litro per due mesi. In questo modo miglioreremo molto rapidamente la situazione per gli automobilisti e per le imprese nel Paese, e soprattutto per chi è spesso in viaggio in auto per ragioni di lavoro. Vale per le lavoratrici e i lavoratori, ma anche per le imprese. L’accisa sui carburanti riguarda tutti”.

Sciacallo contro Leone

[Se controrilanci a chi ha rilanciato e lui non ti controrilancia, allora sai che ha qualche problema di kicker. Crandell Addington] Papa Leone è partito dall’Aeroporto di Roma alla volta dell’Algeria, dove l’arrivo è previsto alle 10 ore locali (le 11 in Italia). L’aereo – informa una nota vaticana – è partito alle 9.07.  Inizia così il suo terzo viaggio internazionale, che lo porterà per undici giorni in Africa: prima tappa l’Algeria, poi il Camerun, l’Angola e infine la Guinea Equatoriale. Leone è il primo Papa a visitare l’Algeria. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha avuto parole ‘di fuoco’ per papa Leone XIV ieri in tarda serata, in un insolito e diretto attacco al leader della Chiesa cattolica, che ha scatenato immediate reazioni di condanna da parte dei credenti e delle istituzioni ecclesiastiche.  In quella che a tutti è sembrata una risposta alle crescenti critiche del pontefice al conflitto lanciato congiuntamente da Stati Uniti e Israele contro l’Iran e alle politiche migratorie molto rigide dell’amministrazione Trump, il presidente americano ha definito Leone XIV “terribile”.  I cattolici sui social media hanno reagito criticando Trump per aver attaccato il leader della Chiesa. E l’arcivescovo Paul S. Coakley, presidente della Conferenza dei Vescovi Cattolici degli Stati Uniti, si è detto rattristato dalle dichiarazioni di Trump. “Papa Leone non è il suo rivale; né il Papa è un politico. È il Vicario di Cristo che parla dalla verità del Vangelo e per la cura delle anime”, ha dichiarato in una nota ufficiale.  Robert Francis Prevost, originario di Chicago, è il primo papa statunitense. Trump ha sostenuto che è stato eletto proprio perché americano, anzi proprio perché alla Casa Bianca è tornato lui: “Leone dovrebbe essermi grato perché, come tutti sanno, la sua nomina è stata una sorpresa incredibile. Non figurava in nessuna lista degli eleggibili ed è stato scelto esclusivamente perché americano, perché si riteneva che fosse il modo migliore per gestire il rapporto con il presidente Donald J. Trump. Se io non fossi alla Casa Bianca, Leone non sarebbe in Vaticano”, ha affermato.  Conosciuto per la sua cautela nel linguaggio, nelle ultime settimane è diventato un critico esplicito del conflitto in Iran e ha denunciato la “follia della guerra” in un appello per la pace sabato. Lo scorso anno ha messo in dubbio che le politiche migratorie molto dure dell’amministrazione Trump fossero coerenti con l’insegnamento pro-vita della Chiesa.  “Chi dice: ‘Sono contro l’aborto ma sono d’accordo con il trattamento disumano degli immigrati negli Stati Uniti’, non so se sia davvero pro-vita”, aveva affermato il pontefice a settembre.Trump ha scritto nel suo post di domenica che “Leone dovrebbe darsi una regolata come papa”, dicendo poi ai giornalisti di non essere “un grande fan” del pontefice. Ha elogiato invece il fratello, da lui definito un vero Maga. L’attacco di Trump ha inoltre accusato Leone di essere “debole sul tema delle armi nucleari”, pochi giorni dopo che il papa aveva definito “totalmente inaccettabile” la minaccia del presidente americano di distruggere la civiltà iraniana.  In un discorso nella Domenica delle Palme il mese scorso in Piazza San Pietro, il Santo Padre aveva sottolineato che Dio rifiuta le preghiere dei leader che scatenano guerre e hanno le mani “piene di sangue”, definendo il conflitto in Iran “atroce”.  Leone XIV ha inoltre invitato Trump a trovare una “via d’uscita” per mettere fine al conflitto e “ridurre il livello di violenza”. “È una persona molto liberale ed è un uomo che non crede nel fermare il crimine”, ha detto Trump ai giornalisti domenica sera. Trump aveva già avuto un rapporto difficile con il predecessore di Leone, Papa Francesco, che aveva criticato le sue proposte sull’immigrazione durante la sua prima campagna presidenziale e aveva suggerito che Trump non fosse “cristiano”.  Trump aveva definito Francesco “vergognoso” all’inizio del 2016. “Non guardo al mio ruolo come a un politico, non sono un politico. Non penso che il messaggio del Vangelo debba essere abusato come alcuni stanno facendo. Io continuo a parlare forte contro la guerra, cercando di promuovere la pace, promuovendo il dialogo e il multilateralismo con gli Stati per cercare soluzioni ai problemi. Troppa gente sta soffrendo oggi, troppi innocenti sono stati uccisi e credo che qualcuno debba alzarsi e dire che c’è una via migliore”. Lo ha detto il Papa in volo da Roma all’Algeria, secondo quanto riferisce Vatican News.  Il messaggio che il Vescovo di Roma ci tiene a reiterare è perciò “sempre lo stesso: la pace. Lo dico per tutti i leader del mondo, non solo lui: cerchiamo di finire con le guerre e promuovere pace e riconciliazione”. Donald Trump, sempre più buffone, posa in tunica bianca e rossa, la mano destra sulla fronte di un malato e luce divina che emana da quella sinistra, circondato da una dottoressa, un militare e altre figure adoranti, con elementi come la bandiera Usa, un'aquila e la Statua della Libertà sullo sfondo: è l'immagine creata con l'Intelligenza Artificiale postata sul suo account Truth dal presidente Usa, poco dopo aver attaccato duramente in un altro post papa Leone XIV. 


Chatbot penalizzano il mercato

[La cosa importante è capire che i giocatori sono pronti a perdere più soldi di quelli che vorrebbero vincere. Walter Clyde Pearson detto Puggy]  Nel 2025 l'attività dei bot, software automatizzati, basati sull'intelligenza artificiale è aumentata del 300% nel mondo, l'editoria rappresenta il 13% del traffico di questi software automatizzati basati sull'IA. E i chatbot hanno fatto diminuire del 96% il traffico delle visite ai siti effettuate da fonti esterne. Sono i dati contenuti nella nuova edizione dello 'State of the Internet Report' della società tecnologica Akamai. Il fenomeno mette in evidenza come i siti maggiormente ricchi di contenuti siano diventati i principali obiettivi dello 'scraping' automatizzato, che letteralmente vuol dire 'raschiare' informazioni presenti sul web. Secondo il rapporto, le società implementano sempre più bot basati sull'intelligenza artificiale per raccogliere dati e addestrare i sistemi di IA (Large Language Models) perché così recuperano contenuti in tempo reale per rispondere alle richieste degli utenti. E fornendo risposte direttamente tramite l'Intelligenza artificiale, si riduce la necessità per gli utenti di visitare i siti originali dei creatori di contenuti.    Un cambiamento che sta influendo su numeri e profitti dell'editoria. Se un recente rapporto del Reuters Institute ha calcolato che l'Intelligenza artificiale ridurrà il traffico internet verso i siti di notizie del 43% nel giro di tre anni, il report di Akamai riporta un dato decisamente più negativo che si rifà a una precedente ricerca di TollBit: ha rilevato che nel quarto trimestre 2024 i chatbot hanno fatto diminuire di circa il 96% il traffico delle visite ai siti effettuate da fonti esterne, rispetto alle tradizionali ricerche effettuate su Google "riducendo drasticamente una parte importante di pubblico e una fonte di ricavi".


domenica 12 aprile 2026

Non si transita da Hormuz

[Il poker è il modo più difficile per fare una vita facile. Johnny Moss] "Inizieremo a distruggere le mine che gli iraniani hanno posato nello Stretto. Qualsiasi iraniano che spari contro di noi o contro imbarcazioni pacifiche verrà fatto saltare in aria!". Lo ha scritto Donald Trump su Truth. "La Gran Bretagna e un paio di altri Paesi stanno inviando dei dragamine", nello stretto di Hormuz. Lo ha detto Donald Trump in un'intervista a Fox News. Donald Trump annuncia su Truth il blocco navale immediato nello Stretto di Hormuz: "Nessuno che paghi un pedaggio illegale avrà libero transito in mare". L'annuncio di Vance arriva da Islamabad nel pieno della notte e gela il mondo: 'Gli Stati Uniti non hanno raggiunto un accordo con l'Iran'. Secondo il vicepresidente americano 'non c'è la promessa da parte dell'Iran di abbandonare definitivamente l'arma nucleare'. Secondo Teheran, invece, 'i negoziati sono falliti per le richieste irragionevoli degli Usa'. Dopo il fallimento dei colloqui l'Iran "non ha fretta di avviare un nuovo negoziato". Né ci sarà alcun cambiamento nella situazione nello Stretto di Hormuz, "a meno che gli Usa non accettino un accordo ragionevole". Lo ha riferito una fonte informata all'agenzia Fars, affiliata alle Guardie Rivoluzionarie. Il portavoce del ministero degli Esteri di Teheran Baghaei ha detto che il fallimento dei colloqui è dovuto alle "eccessive richieste degli Stati Uniti" su questioni come Hormuz e il dossier nucleare. Lo Stretto, uranio e asset congelati sono stati i nodi della trattativa anche secondo il New York Times. Intanto Trump riposta sui social un articolo sull'ipotesi del 'blocco navale' del Golfo per danneggiare l'Iran, in caso di mancata intesa. In Libano almeno 11 morti nei nuovi raid israeliani nel sud del Paese.  La riapertura dello Stretto di Hormuz, il destino di quasi 900 libbre (408 kg) di uranio altamente arricchito e la richiesta iraniana di sbloccare circa 27 miliardi di dollari di asset congelati all'estero sono stati i punti critici che hanno fatto deragliare la trattativa tra Iran e Usa. Lo scrive il New York Times che cita due funzionari iraniani a conoscenza dei colloqui. Gli Stati Uniti avevano chiesto all'Iran di riaprire immediatamente lo stretto a tutto il traffico marittimo, ma l'Iran si è rifiutato di rinunciare alla sua influenza su questo punto strategico per le petroliere, affermando che lo avrebbe fatto solo dopo un accordo di pace definitivo. L'Iran ha anche chiesto un risarcimento per i danni causati da sei settimane di raid aerei e lo sblocco delle entrate petrolifere congelate in Iraq, Lussemburgo, Bahrein, Giappone, Qatar, Turchia e Germania per la ricostruzione, hanno aggiunto i funzionari, ma gli americani hanno respinto tali richieste. Un altro punto di contesa è stata la richiesta del presidente Trump che l'Iran consegnasse o vendesse l'intero stock di uranio arricchito di grado quasi nucleare. L'Iran ha presentato una controproposta, ma le parti non sono riuscite a raggiungere un compromesso, hanno affermato i funzionari. "Abbiamo chiarito in modo inequivocabile quali sono le nostre linee rosse, su quali punti siamo disposti a cedere e su quali no", ha dichiarato il vicepresidente JD Vance dopo 21 ore di incontri con alti funzionari iraniani presso l'hotel Serena di Islamabad, senza specificare quali fossero le linee rosse.  Fiato sospeso in vista della riapertura dei mercati in attesa di nuovi sviluppi dopo il flop del primo round di trattativa tra Usa e Iran e le rinnovate minacce del presidente Usa. Gli occhi sono puntati sull'energia con i prezzi di petrolio e gas che hanno ritracciato nelle ultime sedute nella speranza di una schiarita sul conflitto e peso importante durante la settimana avranno anche gli elementi che emergeranno dalle sedute primaverili del Fmi internazionale al via lunedì a Washington.I meeting del Fondo, rileva l'agenzia Bloomberg, arrivano per il secondo anno consecutivo in mezzo ad una crisi globale, segnata dalle politiche del presidente Usa: nel 2025 quella provocata dai dazi, quest'anno dalla guerra con l'Iran. Su questo fronte è già arrivato nei giorni scorsi l'allarme della direttrice generale dell'Fmi Kristalina Georgieva: una sorta di 'allacciatevi bene le cinture' visto che, ha spiegato, dalla guerra in Iran arriverà 'uno choc di vasta portata' e 'cicatrici permanenti per l'economia'. I nuovi dati arriveranno martedì e sicuramente saranno diversi da quelli di inizio anno quando si prevedeva che la crescita mondiale sarebbe stata del 3,3% quest'anno, con espansioni del 2,6% negli Stati Uniti, dell'1,3% nell'eurozona.    Osservata speciale l'inflazione che, secondo le precedenti previsioni, per l'eurozona avrebbe dovuto aggirarsi intorno al 2%, quest'anno e il prossimo. Occhi puntati quindi sull'andamento dei prezzi energetici. L'annuncio dei negoziati aveva contribuito a moderare i prezzi nelle ultime sedute: i contratti sul greggio del Texas con scadenza a maggio venerdì sera passavano di mano a 96,57 dollari al barile e ancora più bassi erano i valori dei future sul Brent con scadenza a giugno a 95,2 dollari al barile. Nulla a che vedere però con gli acquisti sul petrolio già in transito che hanno raggiunto quotazioni stellari, secondo Bloomberg, con carichi con consegna prevista nelle prossime settimane che sono stati scambiati a prezzi senza precedenti, superiori a 140 dollari al barile.L'agenzia cita "i trader di alcune raffinerie asiatiche, che parlando a condizione di anonimato, hanno affermato di non essere più concentrati sul prezzo e di cercare semplicemente di assicurarsi barili di greggio ovunque possibile per garantire la sicurezza energetica": la spinta inflazionistica è evidente. Sul fronte del gas europeo anche dopo il cessate il fuoco, i contratti europeo sono ancora 40% al di sopra dei livelli pre-conflitto.Tutti da definire i possibili valori con una chiusura più duratura di Hormuz. In queste ore intanto prende l'avvio una nuova modalità per il mercato europeo con un ampliamento dell'orario delle contrattazioni con le ore di negoziazione che raddoppiano da 10 a 21. Un ampliamento annunciato da tempo ma che arriva particolarmente opportuno data la forte volatilità. Convitato nella prima seduta della settimana infine, anche l'esito delle elezioni politiche ungheresi che potrebbe avere un ruolo rilevante sull'andamento delle piazze europee. 

Via Orban

[Il poker è un gioco di persone… non è la mano che mi viene servita, sono le persone con cui gioco. Thomas Austin Preston detto Amarillo Slim] Viktor Orban ha ammesso la sconfitta telefonando al suo rivale, Peter Magyar, quando il risultato delle elezioni ungheresi di oggi è diventato chiaro. Lo ha dichiarato lo stesso leader di Tisza. Tisza, il partito di Magyar, ha ottenuto un grande risultato. Con metà dei seggi scrutinati, le proiezioni danno Tisza con la possibilità di ottenere i due terzi dei seggi in Parlamento (133), che consentirebbero di modificare la costituzione.  Fidesz, il partito conservatore di Orban, invece sarebbe sotto i 60 seggi. In Parlamento entrerebbe anche Mi Hazank, formazione di estrema destra. In Ungheria si conclude l'era di Viktor Orban. Il premier, a capo del governo di Budapest da 16 anni, ha telefonato al leader dell'opposizione Peter Magyar ammettendo la sconfitta e "per congratularsi per la nostra vittoria" alle elezioni che si sono svolte oggi domenica 12 aprile. Lo ha reso noto su Facebook lo stesso Magyar. "Grazie Ungheria", ha scritto il leader dell'opposizione. Al voto è stata registrata un'affluenza record, che alle 18.30 aveva già raggiunto il 77,8%.  E' una valanga di voti inarrestabile quella per Tisza. Sulla base del 72,44% dei voti scrutinati, le proiezioni assegnano al partito del leader dell'opposizione ungherese 138 seggi in Parlamento, cinque in più dei 133 necessari per la maggioranza dei due terzi. Il partito Fidesz di Orban si ferma a 54, su un totale di 199. Orban ha ammesso la sconfitta sottolineando il risultato "chiaro" delle elezioni vinte da Tisza di Magyar. "Un risultato doloroso ma chiaro - ha detto in un breve discorso il premier uscente - La responsabilità e l'opportunità di governare non ci sono state date". "Serviremo il nostro Paese e la nazione ungherese dall'opposizione", ha aggiunto, dopo aver ringraziato i 2,5 milioni di elettori che hanno votato per Fidesz e promettendo di "non deluderli mai". Nei 30 anni alla guida del partito, "abbiamo vissuto anni difficili e facili, belli e tristi", ha concluso, ribadendo che "non si arrenderà mai, mai, mai". "Il cuore dell'Europa stasera batte più forte in Ungheria". Questo il primo commento, scritto in inglese e in ungherese, della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. Poi, in un altro post: "L'Ungheria ha scelto l'Europa. L'Europa ha sempre scelto l'Ungheria. Insieme siamo più forti. Un Paese riprende il suo percorso europeo. L'Unione si rafforza". La presidente della Commissione europea ha telefonato a Magyar per congratularsi. Lo ha scritto sui social la portavoce di von der Leyen, Paula Pinho, precisando che "hanno concordato di cooperare strettamente". A Bruxelles si aspettano che uno dei primi atti del prossimo premier sia lo sblocco del prestito da 90 miliardi di euro per l'Ucraina su cui Orban aveva messo il veto. Ha perso Putin, Trump … Emmanuel Macron è stato tra i primi a congratularsi con Magyar per la sua vittoria. In un post su X il presidente francese ha scritto: "Ho appena avuto un colloquio con Peter Magyar per congratularmi con lui per la sua vittoria in Ungheria! La Francia saluta la vittoria della partecipazione democratica, dell'attaccamento del popolo ungherese ai valori dell'Unione Europea e per l'Ungheria in Europa". "Insieme - ha concluso Macron - facciamo avanzare un'Europa più sovrana, per la sicurezza del nostro continente, la nostra competitività e la nostra democrazia"."L'Ungheria ha deciso. Congratulazioni per la vittoria alle elezioni caro Peter Magyar", ha scritto in un post su X il cancelliere tedesco Friedrich Merz, dicendosi "impaziente a una cooperazione per una Europa forte, sicura e soprattutto unita". "Congratulazioni a Peter Magyar per la vittoria elettorale. Questo è un momento storico, non solo per l'Ungheria, ma per la democrazia europea. Non vedo l'ora di lavorare con lui per la sicurezza e la prosperità di entrambi i nostri Paesi", la dichiarazione sui social del premier britannico Keir Starmer.

Epstein a Palermo

[Quando giochiamo una partita, dobbiamo avere un unico obiettivo: fare un sacco di soldi! David Sklansky] Il direttore d'orchestra francese Frédéric Chaslin è stato coinvolto nei recenti sviluppi legati ai cosiddetti "Epstein Files", comportando conseguenze professionali nel marzo 2026.  Il nome di Chaslin è apparso nei documenti legati al finanziere Jeffrey Epstein, specificamente in relazione a uno scambio di email del 2013. Nel 2013, Chaslin avrebbe suggerito a Epstein il nome di un'amica, Frederika Finkelstein, come traduttrice durante una visita di Epstein a Parigi e Versailles.  A seguito della diffusione di queste informazioni, il Teatro Massimo di Palermo ha deciso di rimuovere Frédéric Chaslin dalla direzione dell'opera Aida, prevista per maggio 2026. Chaslin ha reso noto lo scambio di email con il sovrintendente del teatro, Marco Betta, prima della notizia ufficiale della revoca dell'incarico. Frédéric Chaslin è un direttore di rilievo internazionale, noto per aver diretto in passato istituzioni prestigiose come il Teatro alla Scala di Milano, la Wiener Staatsoper e il Metropolitan Opera di New York. Non è stato formalmente accusato di alcun reato.  Alcuni commentatori hanno definito l'episodio che coinvolge Chaslin come di scarsa rilevanza all'interno dei voluminosi file Epstein, definendo la revoca dell'incarico come un esempio di "effetto cringe" o reazione precauzionale estrema da parte dell'istituzione culturale.  L'eco dello scandalo legato a Jeffrey Epstein arriva fino a Palermo e travolge anche il mondo della musica classica. Il Teatro Massimo ha deciso di interrompere la collaborazione con il direttore d'orchestra francese Frédéric Chaslin, che avrebbe dovuto dirigere "Aida" nel maggio prossimo. Una scelta maturata per evitare imbarazzi dopo la comparsa del suo nome nei file Epstein. Come riporta "La Repubblica", la vicenda risale allo scorso febbraio, quando Chaslin era arrivato a Palermo per dirigere un concerto dedicato a Beethoven. Poco prima del suo arrivo, si era diffusa la notizia di un suo contatto risalente al 2013: il maestro avrebbe suggerito a Epstein il nome di una conoscente come traduttrice per una visita all'Opera di Parigi e a Versailles. Un incarico mai concretizzato, ma sufficiente a generare malumori. All’interno del teatro, hanno iniziato a circolare voci e preoccupazioni, soprattutto tra i musicisti. Lo stesso direttore, percependo il clima teso, aveva provato ad affrontare apertamente la questione durante le prove, senza però ricevere domande dirette. Nonostante in passato l'orchestra avesse mostrato grande apprezzamento per Chaslin, al punto da considerarlo un possibile direttore musicale stabile, il clima è cambiato rapidamente. Il disagio, emerso anche nelle chat sindacali, è stato portato all’attenzione della direzione artistica. Dopo un confronto interno, i professori d'orchestra hanno espresso chiaramente la difficoltà nel portare avanti un'opera complessa come "Aida" in un contesto percepito come poco sereno. In assenza di un contratto già formalizzato, il sovrintendente Marco Betta ha così comunicato al maestro l'impossibilità di proseguire la collaborazione.  La replica del direttore d'orchestra Chaslin non ha accettato passivamente l'esclusione e ha deciso di rendere pubblica la corrispondenza con il teatro. Attraverso il suo legale ha ribadito di non essere mai stato oggetto di indagini o denunce, sottolineando come il rapporto con Epstein fosse limitato a un'ipotesi di mecenatismo, senza alcun compenso ricevuto. Il direttore ha, inoltre, lamentato un danno personale ed economico: fidandosi dell'impegno preso, aveva già sostenuto spese per il soggiorno a Palermo, tra alloggio e voli. Nella sua lettera ha fatto appello anche al valore dell'onore, auspicando una revisione della decisione. Nonostante il silenzio ufficiale nei corridoi del teatro, tra i musicisti c'è chi ha accolto con sollievo la scelta della direzione. Frédéric Chaslin non è un personaggio di secondo piano. Nato nel 1963, il direttore francese ha costruito una carriera invidiabile dirigendo alcuni dei teatri più importanti al mondo. Tra questi figura il Teatro alla Scala di Milano, tempio della lirica italiana dove Chaslin ha diretto diverse produzioni nel corso degli anni. Oltre all'Italia, ha lavorato alla Wiener Staatsoper di Vienna, al Metropolitan Opera di New York, alla Deutsche Oper di Berlino. È stato direttore musicale dell'Opéra de Rouen in Francia e della Jerusalem Symphony Orchestra in Israele.  Frédéric Chaslin non è stato formalmente accusato di alcun reato. I documenti mostrano una relazione con Epstein, scambi di email che sollevano interrogativi, ma non costituiscono di per sé prove di coinvolgimento diretto in attività criminali. Una delle testate che si è occupata del caso, OperaWire, ha contattato i rappresentanti del direttore d'orchestra per chiedere un commento sulla sua inclusione nei documenti Epstein, ma al momento della pubblicazione non ha ricevuto risposta.