lunedì 2 novembre 2026

Donaldo senza strategia

[Ballerina, palco, e ritmo dispersi, ed io, un fantasma, che a voi fantasmi, recita la storia! Un oratore di piuma a un pubblico di lanugine, - e applausi da pantomima. "Proprio come a teatro", in verità!] Gli Stati Uniti sostengono una rapida ripresa delle vendite di gas naturale russo verso l'Europa tramite gasdotti che attraversano l'Ucraina nell'ambito dei negoziati per ottenere una tregua energetica per l'inverno.     Lo riporta il Wall Street Journal citando alcune fonti, secondo le quali Steve Witkoff e Jared Kushenr hanno paventato l'idea durante il loro viaggio in Russia e Ucraina in settembre. La vendita di gas naturale sarebbe realizzata tramite un intermediario americano per aggirare le sanzioni.La Russia ha affermato che la sua app di avvisi di emergenza è stata oggetto di un "massiccio attacco informatico", poche ore dopo che anche l'Ucraina aveva segnalato un attacco hacker ai sistemi di alert di attacchi aerei, proprio al termine della tregua più lunga tra i due Paesi in guerra. Il ministero delle emergenze di Mosca ha affermato che gli hacker hanno pubblicato "informazioni false" sull'app, progettata per avvisare il pubblico di attacchi di droni in arrivo e altre minacce. Ore prima, l'Ucraina aveva affermato di sospettare che il suo sistema di allarme antiaereo fosse stato violato, dopo che sull'app erano apparsi avvisi infondati di una minaccia di radiazioni. Gli attacchi informatici sono avvenuti nel momento in cui la tregua più lunga della guerra, limitata alla regione orientale di Kherson in Ucraina, è terminata ieri dopo che la Russia, secondo Kiev, ha rifiutato l'offerta di proroga. Mosca non ha immediatamente dichiarato chi si nasconde dietro l'attacco alla sua app, mentre il Centro ucraino per le comunicazioni strategiche SPRAVDI ha attribuito la responsabilità dell'hacking alla Russia. La rara pausa nei combattimenti, mediata dalla first lady americana Melania Trump e iniziata lo scorso martedì, ha consentito una missione umanitaria nella città di Oleshky occupata dai russi. "Il cessate il fuoco, in vigore dal 27 ottobre al 1° novembre, è terminato", ha dichiarato il commissario per i diritti umani del parlamento ucraino, Dmytro Lubinets. Ha definito la tregua temporanea "un passo importante nei nostri sforzi umanitari congiunti" con la Russia. I colloqui mediati dagli Stati Uniti tra Russia e Ucraina riprenderanno questo mese, dopo essere stati di fatto congelati da quando Stati Uniti e Israele hanno lanciato attacchi congiunti contro l'Iran a febbraio. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha detto che il suo Paese smetterebbe di colpire le raffinerie di petrolio russe - come ha chiesto la controparte americana Donald Trump - se Washington avesse fornito a Kiev potenti missili intercettori Patriot. 


Eisenkot cerca alleati

[La Genziana ha una Corolla avvizzita – | come un Azzurro inaridito | è dei restanti succhi della Natura | Beatificata – | senza vanto o lustro | Casuale come la Pioggia | e altrettanto benigna – | quando quasi tutto è passato – arriva – | né si sente isolata – | il suo Incarico le è Amico –| compiere la sua Frangiata carriera | e aiutare un Anno attempato | Fine appagante – || la sua sorte – dovessimo scordarlo – | questa verità confermare – | la fedeltà vince | in tutto il Creato. Emily Dickinson]Donald Trump ha parlato con Benjamin Netanyahu sabato sull'Iran e su una possibile nuova azione militare. Lo riporta Axios citando alcune fonti, secondo le quali Netanyahu ha sollecitato Trump a colpire l'Iran subito dopo le elezioni di metà mandato. Il presidente Usa però sembra intenzionato a lasciare che i negoziati facciano il loro corso, in una strategia che desta preoccupazione in Netanyahu.  L'Iran afferma di essere pronto a riaprire lo Stretto di Hormuz entro due giorni, anziché i sette giorni inizialmente previsti dai colloqui, se Washington accetta le sue condizioni. Lo ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri. "La possibilità di attuare questo piano in due giorni è un ulteriore segno della buona fede dell'Iran", ha affermato Esmail Baghaei, sottolineando che "lo scambio di messaggi continua" attraverso i mediatori. "Se le richieste di Teheran saranno soddisfatte, sarà possibile ripristinare la sicurezza nello Stretto di Hormuz e rilanciare il processo negoziale in tempi brevissimi".  La commissione elettorale israeliana, insieme allo Shin Bet, ha dichiarato che ''il voto si è svolto regolarmente, e le indagini in corso su eventuali illeciti non ne pregiudicheranno gli esiti''. L'inchiesta riguarda ingenti somme in contanti ricevute da un deputato della Lista Unita (la coalizione di tre partiti arabi già in parte presente nella Knesset), le indagini sulle presunte ingerenze straniere sul voto prenderanno tempo ma non inficeranno l'iter per la formazione del governo. Svanito quindi lo spettro di un nuovo Qatargate, con il Likud che protesta contro la Commissione, i partiti si apprestano a iniziare mercoledì le consultazioni dal capo dello Stato Isaac Herzog. Il 'blocco del cambiamento' sembra trovarsi in un vicolo cieco: comunque si proceda con la conta, i numeri non tornano. Gadi Eisenkot (il suo Yashar con 21 seggi è il partito dominante tra le attuali opposizioni) ha avuto oggi il primo faccia a faccia post urne con Avigdor Liberman (7 seggi), l'osso duro dello schieramento, che pone il veto più risoluto a qualsiasi governo con l'appoggio anche solo esterno dei partiti arabi o ultraortodossi. Eisenkot ha incontrato separatamente anche Naftali Bennett (12 seggi con Yair Lapid) e Yair Golan (8 seggi). Ma, cinque giorni dopo le elezioni, il Change bloc non ha ancora tenuto una riunione congiunta tra le diverse anime che lo compongono e che continuano a non esprimere una strategia coerente unitaria. I retroscena giornalistici pullulano di indiscrezioni e ipotesi contrastanti, restituendo l'immagine di uno schieramento di opposizione che, per fare un passo nella direzione di un governo, dovrà rinunciare per forza ad almeno una delle tre promesse elettorali: non sedersi con i partiti arabi, né con gli ultraortodossi, né con Netanyahu. Secondo Ynet, Eisenkot potrebbe rinunciare a due, vagliando l'opzione di un governo di minoranza che si appoggi sul sostegno esterno sia del partito islamico Ra'am (8 seggi), che del partito ultraortodosso ashkenazita Ebraismo Unito (7 seggi).  Questa fazione, infatti, da tempo sta valutando di porre fine all'alleanza decennale con Netanyahu, dalla cui coalizione si era già sfilato nel luglio 2025 in polemica con la mancata approvazione di una legge per l'arruolamento di suo gradimento. Lo scenario però rimane molto incerto, soprattutto a causa dell'instabilità di un governo che sarebbe sostenuto da ben 15 voti esterni che rischiano di fatto di impedirne l'attività. Nel frattempo, il partito Ebraismo Unito ha fatto sapere che l'ipotesi più probabile è quella di non raccomandare nessun nome al capo dello Stato, una prassi che ha caratterizzato a lungo la Lista Araba Unita (11 seggi), che invece questa volta sembra abbia intenzione di indicare Eisenkot al presidente Herzog. Sulle trattative si riversa prepotentemente l'ombra della ripresa della guerra con l'Iran, che potrebbe spingere per l'opzione di unità tra Netanyahu e Eisenkot ''con garanzie dei presidenti'', riporta Channel 11, intendendo anche quello Usa che gradirebbe un governo del genere. In parallelo, a fronte dello stallo sull'esecutivo, l'opposizione ha invece tutta l'intenzione di portare avanti la linea del controllo della Knesset: lì i numeri ci sono in abbondanza per sostituire il presidente, Amir Ohana del Likud, già a ridosso dell'insediamento del nuovo Parlamento il 10 novembre. E per portare avanti un pacchetto di leggi iniziale, come banco di prova della tenuta della variegata alleanza: commissione d'inchiesta sul 7 ottobre, leggi per l'arruolamento, nuovo controllore dello Stato. Fino all'eventuale carta ultimativa: l'eventuale legislazione che potrebbe impedire a un premier con processi in corso di servire nella carica, o limitarne il mandato a due incarichi.

Putin in difficoltà

[Il sole non brilla per niente, ma posso sentirne un raggio che mi s'insinua nell'anima e rende tutto estate, e ogni spina, una rosa.  Emily Dickinson] "Il cessate il fuoco si è concluso. La missione è stata un successo, fornendo aiuti essenziali alla regione e consentendo l'evacuazione di quasi 800 persone". Lo rende noto su X la First lady, Melania Trump, in riferimento alla tregua scattata ad Oleshky, la città a sud dell'Ucraina occupata dall'esercito russo, per consentire l'evacuazione di civili. "A nome degli Stati Uniti, mi congratulo con la Russia e l'Ucraina per la loro leadership e cooperazione in merito al cessate il fuoco di Oleshky. Spero che serva da base per una pace duratura tra le due nazioni". Il cessate il fuoco è iniziato il 27 ottobre e si è concluso ieri. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha dichiarato che il suo Paese smetterà di colpire le raffinerie russe - come richiesto dal presidente statunitense Donald Trump - se Washington fornirà a Kiev missili intercettori Patriot.     Alle prese con un'inflazione alimentata in gran parte dall'impennata dei prezzi dell'energia, causata dai conflitti in Iran e tra Russia e Ucraina, Trump ha preteso che entrambi i Paesi cessino gli attacchi reciproci contro le rispettive infrastrutture energetiche.     Intervistato dall'emittente americana Fox News, Zelensky ha riferito di aver avuto "diverse conversazioni" in merito con il presidente statunitense e il suo staff. "Abbiamo spiegato che non possiamo astenerci dal rispondere quando la Russia attacca il nostro settore energetico e uccide la nostra popolazione", ha affermato. "Abbiamo detto: se volete che non colpiamo le raffinerie russe, allora loro non devono attaccare il nostro sistema energetico. In alternativa, forniteci i missili Patriot", ha proseguito il presidente ucraino. Zelensky ha precisato che, qualora Washington fornisse per un mese tali sistemi di difesa aerea - utilizzati per intercettare droni e missili russi -, Kiev sospenderebbe gli attacchi contro le raffinerie russe per lo stesso periodo.     L'amministrazione Trump ha approvato lo scorso venerdì la vendita di 500 missili Patriot all'Ucraina, ha reso noto il Dipartimento di Stato. Tuttavia, il presidente ucraino ha avvertito che le consegne potrebbero richiedere anni, proprio mentre le autorità del suo Paese lanciano l'allarme da settimane sull'esaurimento delle proprie scorte. La scorsa settimana, Zelensky ha proposto che gli alleati statunitensi ed europei forniscano all'Ucraina missili prelevati dai propri arsenali, per poi reintegrarli grazie all'acquisto autorizzato venerdì dagli Usa. "In ottobre, le nostre forze di Difesa ucraine hanno inflitto perdite record al nemico e riconquistato più territorio di quanto gli occupanti russi siano riusciti a catturare". Lo ha annunciato il presidente Volodymyr Zelenskyy su Telegram, citato da Ukrinform. "La Russia sta perdendo - ha detto ancora, noi manteniamo le nostre posizioni, liberiamo territori e ci assicuriamo che ogni giorno di guerra costi all'aggressore il più possibile". Zelensky ha inoltre affermato che per arrestare le ingenti perdite della Russia è sufficiente optare per un cessate il fuoco e la diplomazia.     Secondo il capo dello Stato ucraino, a ottobre la Russia ha perso 54.400 soldati tra morti e feriti gravi. Si tratta, a suo dire, della cifra più alta registrata in tutti i mesi della guerra. Anche le perdite giornaliere dell'esercito russo hanno raggiunto livelli record: il 21 ottobre si sono attestate a 2.250 uomini.     "È importante che continuiamo a riprenderci ciò che ci appartiene. In ottobre, le forze di Difesa hanno liberato 96,2 chilometri quadrati di territorio ucraino, ovvero 10,4 chilometri quadrati in più rispetto a quelli che gli occupanti sono riusciti a conquistare nello stesso periodo", ha sottolineato Zelensky.   Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky si dice pronto a incontrare il leader russo Vladimir Putin in Turchia nella speranza che il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, faciliti i negoziati. Lo riferisce Rbc-Ukraine che cita la Cnn turca. Il presidente ucraino ritiene "necessario" un dialogo ai massimi livelli, poiché i precedenti contatti tra le parti non sono finora riusciti a porre fine alla guerra. Secondo Zelensky, i negoziati diretti tra i presidenti possono contribuire a trovare soluzioni a questioni che rimangono irrisolte a livello di delegazioni e gruppi tecnici. "Ecco perché voglio incontrarlo in veste di responsabile delle decisioni", ha osservato Zelensky.     Tra i temi chiave di un potenziale incontro con lo zar, il leader ucraino ha citato il cessate il fuoco lungo la linea del fronte e l'introduzione di un meccanismo per monitorare il rispetto degli accordi. Inoltre, a suo avviso, dovrebbero essere sollevate le questioni relative alle garanzie di sicurezza, alla ricostruzione dell'Ucraina e dei territori. Allo stesso tempo, Zelensky ha ribadito che non avrebbe accettato le richieste di Putin di cedere il Donbass e riconoscere la Crimea come territorio russo spiegando che tali concessioni sarebbero in contraddizione con la Costituzione ucraina. Il presidente russo Vladimir Putin non si è mai rifiutato di parlare con Vladimir Zelensky. Lo afferma il consigliere presidenziale per la politica estera, Yuri Ushakov, durante un'intervista a Vesti Pavel, riportata dall'agenzia Tass.     In risposta a una domanda sul fatto che Putin avrebbe risposto al telefono se Zelensky avesse chiamato, il consigliere ha affermato: "Penso che risponderebbe, ovviamente. Putin non si è mai rifiutato di parlare". Allo stesso tempo, Ushakov ha sottolineato che se Zelensky desidera parlare di persona con il leader russo, è il benvenuto a Mosca. "Lui (Zelensky) sta inviando segnali attraverso varie fonti. Se vuole davvero negoziare, è libero di venire a Mosca", ha sottolineato. 

domenica 1 novembre 2026

Antisemitismo in arrivo

[È un pomeriggio glorioso – il cielo è azzurro e caldo – il vento soffia giusto quel tanto che basta per tenere le nuvole in movimento, e la luce del sole, Oh che luce del sole, non come l'oro, perché l'oro è una pallida eco al confronto; non è come nulla di ciò che tu e io abbiamo mai visto! Emily Dickinson] ''Una cosa deve essere chiara, e l'ho detto già prima delle elezioni: dobbiamo fare tutto il possibile per evitare di dover ricorrere a un'ulteriore tornata elettorale. Riceverò i risultati ufficiali la settimana prossima e inizierò le consultazioni: mi aspetto che chiunque venga qui si presenti con apertura mentale''. Lo ha detto il presidente israeliano Isaac Herzog.  "Chiunque voglia offrire un'alternativa sostanziale e autentica al governo sanguinario di Netanyahu dovrà parlare con noi per spianare la strada al cambiamento che il popolo israeliano desidera ardentemente": lo ha dichiarato il presidente della Lista Unita (che riunisce tre partiti arabi) Yousef Jabareen, intendendo dire che qualsiasi partito aspiri a sostituire il governo di Benjamin Netanyahu dovrà dialogare con la sua fazione, dato che i risultati parziali delle elezioni mostrano che i partiti a guida araba potrebbero conquistare un numero senza precedenti di 19 seggi alla Knesset.     "O si continua con il razzismo, l'esclusione e la supremazia, oppure si instaura un'autentica partnership ebraico-araba", ha affermato. Jabareen ha poi detto a Ynet che intende "sfruttare il potere politico per promuovere i suoi valori" e che il suo partito è pronto a "spianare la strada per rovesciare il governo di Netanyahu, Ben Gvir e Smotrich e rimandarli a casa". ''Osama Saadi della 'Lista Unita' e alleato del blocco di sinistra dedica i risultati elettorali ai palestinesi a Gaza, in Giudea e Samaria e nella 'Gerusalemme occupata' ed elogia il popolo palestinese e i terroristi che si trovano in prigione. È con questi individui che intendono formare un governo pericoloso. Non permetteremo che ciò accada''. Lo ha scritto Benyamin Netanyahu diffondendo un video del discorso ieri sera al quartier generale della 'Lista Unita' di Osama Saad, ex parlamentare e candidato nella lista, ma in posizione non realistica. Il ministro dell'Interno serbo Ivica Dacic ha reso noto che il livello di minaccia terroristica è stato portato al massimo, ovvero in "allerta rossa". "Ciò comporta controlli di sicurezza più rigorosi e una maggiore presenza delle forze dell'ordine in siti sensibili, incluse infrastrutture e luoghi frequentati da grandi folle", ha affermato. Nella notte la polizia serba ha ucciso un aggressore davanti all'ambasciata israeliana a Belgrado, dopo che un agente era stato preso di mira in quello che è stato definito un "attacco terroristico". Un assalitore è stato ucciso nella notte davanti all'ambasciata di Israele a Belgrado, dopo aver preso di mira un agente di polizia; il ministro dell'Interno serbo, Ivica Dacic, ha parlato di un "attacco terroristico". "Un minore, la cui identità non è ancora stata accertata ma che si presume sia originario di Sabac, ha aggredito un membro della gendarmeria usando due coltelli e gridando 'Allah Akbar'", ha dichiarato Ivica Dacic, annunciando che il livello di allerta terrorismo è stato elevato al massimo. L'agente, ha precisato sempre il ministero dell'Interno in un comunicato, ha ucciso l'assalitore per legittima difesa, ma è rimasto leggermente ferito al volto da una coltellata durante l'episodio, avvenuto poco dopo mezzanotte.  Dacic ha spiegato che i servizi di sicurezza tenevano sotto controllo l'aggressore, noto per essere un sostenitore dello Stato Islamico e originario, a quanto pare, della città di Sabac, nell'ovest del Paese. "Sul suo profilo Instagram apparivano una bandiera nera e l'emblema dello Stato Islamico", ha aggiunto. L'ambasciata israeliana a Belgrado era già stata presa di mira in passato. Nel giugno 2024, un aggressore armato di balestra aveva ferito gravemente un agente di polizia a guardia della sede diplomatica, per poi essere abbattuto dagli agenti. L'uomo, all'epoca venticinquenne e originario di un villaggio vicino a Belgrado, si era convertito all'Islam, abbracciando in seguito posizioni estremiste.

Target Stretto di Hormuz

[Per il sangue che hai perso, il vino pareggia. Dal libro "Il giorno prima della felicità"] Donald Trump non ha ancora deciso su una nuova possibile operazione militare contro l'Iran.    Lo ha detto il segretario di Stato Marco Rubio ad Atlanta. L'Iran vuole arrivare a un accordo, "vedremo di cosa si tratterà. Non abbiamo fretta.     Dobbiamo ancora occuparci di uno o due siti. Guardiamo a Pickaxe Mountain". Lo ha detto Donald Trump, secondo quanto riporta l'agenzia Bloomberg.  I recenti tentativi del Qatar di ottenere una svolta diplomatica nel dialogo tra Stati Uniti e Iran non hanno prodotto risultati significativi, a causa del rifiuto di entrambe le parti di fare concessioni: è quanto riporta il sito di Axios, citando fonti dell’Amministrazione Trump. La situazione di stallo fa temere una possibile ripresa delle ostilità: secondo le fonti Washington potrebbe ordinare importanti operazioni militari dopo le elezioni di metà mandato. Iran e Stati Uniti starebbero discutendo attraverso i mediatori una versione modificata del piano in sette punti presentato da Teheran a margine dell’Assemblea Generale dell’Onu, senza che sia al momento arrivata alcuna risposta formale da parte americana. "La quarta superpetroliera ha preso fuoco venerdì sera, dopo aver tentato di attraversare lo Stretto di Hormuz seguendo una rotta non autorizzata", ha dichiarato la Marina dei Guardiani della Rivoluzione in un comunicato diffuso in questi giorni, aggiungendo che "ha urtato una mina che ha provocato una violenta esplosione". La nave, che trasportava oltre 2 milioni di barili di greggio, ha ignorato gli avvertimenti della Marina e ha urtato una mina navale, provocando una violenta esplosione, prosegue la nota dei Pasdaran, citata dall'agenzia Mehr. La Guida Suprema dell'Iran mette in guardia gli Usa dal riprendere gli attacchi. In un incontro con gli alti comandanti delle Forze Armate, Mojtaba Khamenei ha dato ordini per una risposta immediata, incisiva e "senza restrizioni geografiche" a qualsiasi minaccia nemica, si legge sul suo sito web, leader.ir. Khamenei aggiunge che l'Iran determinerà i tempi e le condizioni per la fine di qualsiasi nuovo conflitto. "Tutte le risorse, materiali e immateriali, del nemico americano-sionista devono essere messe nel mirino", ha aggiunto invocando l'unità tra i diversi gruppi del cosiddetto "fronte della resistenza". "Se il presidente degli Stati Uniti dovesse intraprendere altri atti azzardati nella regione, attraverso le minacce e gli incentivi dei sionisti, le fiamme della guerra si diffonderanno senza dubbio in un'area geografica molto più ampia, e porre fine a quella guerra non sarà più nelle sue mani", è il monito lanciato su X dal portavoce dell'esercito iraniano, Mohammad Akraminia.    "Considerando l'esperienza del presidente degli Stati Uniti di tradire la diplomazia, le forze armate stanno monitorando da vicino i movimenti statunitensi nella regione e stanno incessantemente migliorando la loro prontezza al combattimento", ha sottolineato.


169 giornalisti uccisi in Messico

[Sono cresciuta dietro al tuo dolore, ma prima d'incontrarti ho passato un anno a chiedere ai libri in che secolo stavo e su che terra mettevo i piedi. Incontrarti è stato come il sole che spacca la pelle e l'aspro dello scoglio che indurisce la pianta del piede. Mi hai fatto crescere un'altra buccia sopra la mia, mi hai dato l'ingresso al mondo chiamandomi Tua. Dal libro "Tu, mio"] In Messico negli ultimi 20 anni sono stati assassinati 169 giornalisti. A denunciarlo è Reporter senza frontiere (Rsf) in un bilancio sui primi due anni di governo della presidente Claudia Sheinbaum.Su questo totale ben 168 casi restano privi di colpevoli. "A questa violenza si somma l'impunità, pochissimi crimini finiscono in condanne", ha evidenziato il direttore Thibaut Bruttin.     La metà dei delitti si concentra in cinque stati: Veracruz, Guerrero, Tamaulipas, Chihuahua e Oaxaca. Durante l'attuale amministrazione si registrano 18 omicidi, nonostante nel maggio del 2024 l'allora candidata Sheinbaum avesse firmato 22 impegni con Rsf volti a rafforzare il giornalismo e la libertà di espressione nel Paese. Bia Barbosa, direttrice regionale, ha avvertito: "Ci preoccupa molto che siamo a un terzo del sessennio della presidente e che non si sia avanzato in almeno un terzo degli impegni".    La delegazione ha incontrato i vertici del ministero dell'Interno e della Procura per sviluppare una mappa delle aree a rischio. Bruttin ha definito la crisi messicana "una delle più grandi tragedie per il giornalismo del ventunesimo secolo", ribadendo che la protezione della stampa è diventata "un tema di urgenza". 

A rischio l’Argentina

[Mi sembra di essere tuo da un diluvio di tempo e che questa non è la nostra prima volta. Capita così anche a te, al culmine di una felicità di accorgerti che c'era già stata prima e che questo è un ritorno? Dal libro "Tu, mio"] I titoli argentini hanno chiuso il terzo mese consecutivo in calo, colpiti dalla volatilità internazionale e dai dati deludenti sull'attività economica locale. In ottobre il rischio Paese ha accumulato un incremento di 180 unità raggiungendo quota 787 punti con un rialzo del 6,2%, il valore più alto dell'anno. Il mercato ha risentito dell'esito del ballottaggio in Brasile e della generale flessione dei mercati esteri.     Il direttore di Rafaela Capital Fernando Camusso ha sottolineato che "Wall Street sta correggendo con forza per i dubbi sulla redditività dell'enorme spesa in intelligenza artificiale". A livello nazionale persistono le incertezze sull'accumulo di riserve e sull'impatto delle elezioni del 2027. L'analista Jerónimo Bardin di Balanz Capital ha aggiunto che la debolezza economica ha spinto gli investitori a esigere un premio di rischio maggiore.    Nonostante il ribasso strutturale di azioni e obbligazioni, il settore valutario ha mantenuto una maggiore stabilità grazie alla politica monetaria restrittiva. Durante il mese la Banca Centrale ha accelerato l'acquisto di valuta, accumulando riserve per oltre 1,2 miliardi di dollari. La riapertura di una rotta commerciale per l'approvvigionamento delle isole Falkland-Malvinas dal porto di Punta Arenas, nella Terra del Fuoco cilena, ha riacceso le tensioni diplomatiche tra Buenos Aires e Santiago dopo le recenti polemiche sulla sovranità dello Stretto di Magellano.    Al centro dell'attenzione è il prossimo salpaggio della nave Danstar, programmato per il 10 novembre, con a bordo 1300 tonnellate di merci destinate ai 'kelpers', gli abitanti dello sperduto arcipelago dell'Atlantico del Sud la cui sovranità è in disputa tra Argentina e Regno Unito.    Il ministro degli Esteri del Cile, Francisco Pérez Mackenna, ha dichiarato oggi da Punta Arenas che il viaggio del Danstar verso le isole "è garantito dai trattati che abbiamo sottoscritto". "La Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (Unclos) sancisce la libertà di navigazione anche attraverso lo Stretto di Magellano", ha affermato.   Dal lato argentino si sostiene che gli approvvigionamenti provenienti dal Cile andrebbero a beneficio anche delle piattaforme petrolifere del progetto Sea Lyon sanzionato da Buenos Aires nel quadro della disputa diplomatica. In tale contesto, ha avvertito il ministro degli Esteri argentino Pablo Quirno, il viaggio del Danstar potrebbe derivare in sanzioni per le imprese cilene che commerciano con l'arcipelago.    Buenos Aires, d'altra parte, osserva con sospetto anche il chiaro avvicinamento politico avviato dal governo di José Kast con Londra. Avvicinamento sancito dal recente viaggio del ministro Mackenna nel Regno Unito in cui è stata espressa la volontà di entrambe le parti di rafforzare le relazioni a livello di "partenariato strategico".