[È solo quando impari ad accettare che quel che è stato è stato che puoi usare la tua conoscenza del passato per ingannare il futuro. Amitav Ghosh] La popolazione di Israele si attesta oggi a circa 10.305.000 abitanti. Lo ha reso noto mercoledì l’Ufficio Centrale di Statistica, diffondendo dati aggiornati in occasione di Rosh HaShanah, il capodanno ebraico. Il totale comprende: 7.828.000 cittadini ebrei e persone classificate come “altre comunità” (pari al 78,3% degli israeliani), 2.173.000 cittadini arabi (pari al 21,7%) e 304.000 cittadini stranieri stabilmente residenti nel Paese. Nel corso dell’ultimo anno ebraico, in Israele sono nati 182.000 bambini e sono decedute 50.000 persone. Nel corso dell’anno la popolazione israeliana è aumentata di 124.000 unità, registrando una crescita dell’1,2%. I flussi migratori, tuttavia, hanno fatto registrate un saldo complessivamente negativo fra immigrati ed emigrati di circa 8.000 unità. In dettaglio, nel corso dell’anno si sono stabiliti in Israele circa 24.000 nuovi immigrati, altri 4.000 sono arrivati nell’ambito di ricongiungimenti familiari (quando un cittadino israeliano richiede la cittadinanza per il coniuge o il figlio non israeliano) e sono rimpatriati circa 21.000 israeliani che risiedevano all’estero. Nello stesso periodo, tuttavia, 57.000 israeliani si sono trasferiti all’estero. In Israele si continua a registrate un tasso di fertilità relativamente elevato, pari a 2,88 figli per donna (rispetto a una media dei paesi OCSE di 1,41 figli per donna). L’aspettativa di vita media in Israele è di 81,4 anni per gli uomini e 85,9 per le donne. Dalla fondazione dello Stato nel 1948, sono immigrate in Israele 3,51 milioni di persone. Tra i cittadini ebrei d’Israele, la quota maggiore (36,9%) si definisce non religioso, mentre un altro 21,8% si considera tradizionalista ma non molto religioso. I religiosi di orientamento tradizionale costituiscono un ulteriore 21,8%, seguiti dagli ortodossi (12,4%) e dagli ultra-ortodossi (11,5%). L’Ufficio Centrale di Statistica riferisce inoltre che, al 1° gennaio 2026 nel mondo si contavano in tutto 15,9 milioni di ebrei, di cui poco meno della metà (il 46%) risiede in Israele.
OTTOBRE ROSSO
domenica 13 settembre 2026
La calunnia del sangue
[L'oppio inonderà il mercato come un diluvio monsonico. Amitav Ghosh] "A coloro che diffamano i nostri eroici combattenti, che rischiano la loro vita affinché possiamo vivere in pace e sicurezza, io dico: voi siete una vergogna e un disonore per l'intero popolo d'Israele. Andatevene". È la dura reazione del ministro israeliano della Sicurezza Nazionale Itamar Ben Gvir nei confronti di Rachel Szor e Yuval Abraham, i registi del film Naza, che a Venezia ha ricevuto un Premio Speciale della Giuria. In un post su X ha parlato di "danno collaterale, diretto contro il popolo d'Israele". "Sono sicuro che i vostri amici, i nostri nemici di Hamas a Gaza, vi accoglieranno a braccia aperte!", ha aggiunto. “Noi sottoscritti siamo indignati e disgustati dall’ultima calunnia del sangue inflitta al popolo ebraico: la menzogna secondo cui Israele avrebbe commesso un ‘genocidio’ a Gaza. Respingiamo questa accusa con disprezzo”. Inizia con queste parole una lettera aperta firmata da oltre 5.000 persone, tra cui spiccano numerose personalità di spicco del mondo della cultura, dello spettacolo, dell’università e della vita pubblica, che respingono con sdegno l’accusa – ormai ripetuta dappertutto a pappagallo, come secoli fa veniva ripetuta la calunnia antisemita dell’infanticidio rituale – secondo cui Israele si sarebbe macchiato del crimine di genocidio a Gaza. La lettera è un’iniziativa di “Creative Community for Peace”, un’organizzazione che si oppone all’antisemitismo e ai boicottaggi anti-Israele nell’industria dell’intrattenimento. “All’interno della comunità ebraica – prosegue il testo – è in corso un acceso dibattito su vari aspetti delle modalità con cui è stata combattuta questa guerra, e questo è segno di salute morale. Come lo è anche il nostro dolore per ogni vita innocente perduta. Ma dobbiamo unirci nel ripudiare la menzogna del genocidio”. La lettera cita – fra l’altro – le condizioni di una guerra combattuta in ambiente urbano, così come il fatto che Hamas abbia deliberatamente combattuto trincerandosi in aree civili, l’inesistenza delle carestie ripetutamente annunciate come imminenti nonché gli sforzi messi in campo da Israele per avvertire ed allontanare i civili prima degli attacchi: “tutti fattori che sono stati cancellati pur di precipitarsi ad accusare Israele di genocidio”. “Una differenza cruciale tra la guerra come tragedia e la guerra come genocidio è l’intenzione – afferma la lettera – In questa guerra, solo una parte intendeva commettere un genocidio, e quella parte è Hamas. Per accusare Israele di genocidio, il massacro del 7 ottobre è stato sistematicamente minimizzato, mentre le azioni israeliane sono state distorte ed ingigantite”. Tra le migliaia di firmatari figurano personalità come l’ex primo ministro britannico Boris Johnson, l’ex ministro della Giustizia e Procuratore generale del Canada Irwin Cotler, l’ex alto diplomatico statunitense Elliott Abrams, l’inviata speciale degli Stati Uniti per il monitoraggio e la lotta all’antisemitismo Deborah Lipstadt, gli storici Dina Porat, Benny Morris, Niall Ferguson, la scrittrice Ayaan Hirsi Ali, il magnate dei media Haim Saban, l’attrice Debra Messing e molti altri.
La battaglia di Dark Horse
[L’ebreo è fatto per la gioia e la gioia è fatta per l’ebreo. Freud] Il socio di maggioranza della Go Up Entertainment Llc, Michael Davis, ha comunicato alla polizia federale brasiliana (Pf) che la società fornirà i documenti relativi al film "Dark Horse" solo in seguito a un ordine della magistratura statunitense. La posizione è stata espressa il 2 settembre, dopo che la Pf aveva chiesto dati societari, contabili, fiscali, bancari e contrattuali per ricostruire l'origine, il percorso e i destinatari finali dei fondi utilizzati per produrre il film sulla vita dell'ex presidente Jair Bolsonaro. Davis ha precisato che i documenti custoditi negli Stati Uniti potranno essere consegnati alle autorità brasiliane soltanto attraverso i canali di cooperazione giudiziaria internazionale, come una rogatoria o una richiesta di assistenza giudiziaria. Secondo una perizia privata commissionata dalla GoUp, "Dark Horse" ha registrato costi per 9,66 milioni di dollari negli Usa e 3,72 milioni in Brasile. La Polizia federale indaga anche sui circa 61 milioni di real, circa 10,3 milioni di euro, trasferiti, secondo i suoi documenti, attraverso il fondo statunitense Havengate Development. La perizia non ha però verificato l'origine di tali risorse né effettuato un audit sul fondo. La difesa del candidato alla presidenza brasiliana Flávio Bolsonaro, del partito liberale (Pl, di destra), ha presentato almeno quattro richieste alla Corte suprema federale (Stf) per affidare al giudice André Mendonça l'inchiesta sul film "Dark Horse", sottraendo il procedimento, in parte, al collega Flávio Dino. Le istanze sono state depositate tra il 13 e il 29 luglio e sostenevano che Mendonça, nominato all'Stf dall'ex presidente Jair Bolsonaro, fosse già relatore di altri procedimenti sul caso. La strategia non ha avuto successo: il 10 settembre la Polizia federale ha condotto un'operazione contro 29 persone nell'ambito dell'inchiesta, su autorizzazione di Dino. Secondo la difesa, l'assegnazione del procedimento a Dino sarebbe stata frutto di una "manipolazione" delle regole di competenza. L'indagine riguarda il flusso di fondi pubblici destinati alla produzione del film su Bolsonaro e punta a chiarire l'origine e la destinazione delle risorse.
Ue Canada più vicini
[Chi non si è mai trovato sorpreso dalla fisica quantistica, non l’ha capita. Niels Bohr] Dopo il fallimento dei negoziati commerciali con gli Usa, il premier canadese Mark Carney sta accelerando la svolta strategica verso l'Europa per portare le relazioni di Ottawa con l'Ue a un livello superiore: non un'adesione piena, ma una sorta di 'membro associato' per riconfigurare i legami economici dell'alleanza occidentale. Per mesi, ha scritto il Wall Street Journal, Carney ha intrattenuto conversazioni private con quasi tutti i leader europei - dalla Francia all'Italia, alla Germania, alla Scandinavia e ad altri - su come integrare più in profondità il Canada e i suoi 41 milioni di abitanti nel club dei 27 Paesi dell'Ue. Quello con l'Europa sarebbe una sorta di matrimonio riparatore per compensare il dolore del divorzio dall'America. Di fatto, la minaccia del presidente Donald Trump di fare del Canada il 51/mo stato Usa sta spingendo Ottawa verso l'Europa. Carney ha incaricato il suo inviato speciale in Europa di valutare le possibilità più ambiziose, escludendo però l'adesione piena all'Ue o al suo mercato comune, secondo quanto riferito da persone informate. I dettagli sono ancora in fase di definizione da parte di gruppi di lavoro tecnici per quella che l'ex governatore della Banca d'Inghilterra ha descritto ai suoi collaboratori come la riorganizzazione di un'economia e di una società dominate dagli Stati Uniti per mezzo secolo. Carney ha persino suggerito ai leader europei che il Canada assuma un nuovo status: quello di "membro associato dell'Unione Europea". Secondo funzionari di entrambe le parti, l'Ue - nota per non essere flessibile nell'applicazione delle regole di adesione - si è mostrata aperta a questa idea. Il risultato di mesi di trattative è che i funzionari europei e canadesi stanno valutando come il Canada possa integrarsi in modo informale nel mercato unico europeo, che vale 21.000 miliardi di dollari, in settori strategici quali l'energia, l'IA, i minerali critici necessari per batterie o semiconduttori e la difesa. In concreto, merci, servizi e lavoratori canadesi di questi settori potrebbero un giorno circolare senza ostacoli tra l'Europa e il Canada, rendendo meno netti i confini economici dell'Ue. Le parti stanno discutendo la posa di cavi sottomarini per collegare le due sponde e la costruzione congiunta di data center, sistemi di archiviazione cloud e nuove reti satellitari al di fuori del controllo dei giganti tecnologici Usa. Carney sta spingendo per realizzare gasdotti che permettano al Canada di reindirizzare il gas dagli Usa verso gli alleati europei, ancora impegnati a sostituire le forniture energetiche russe. Nella sua visione, le navi rompighiaccio aprirebbero una rotta artica per trasportare i fertilizzanti canadesi verso est con il Passaggio a Nord-Ovest che per secoli ha attirato gli esploratori nei mari polari. Resta la vera incognita: la reazione di Trump a un piano del genere. Il presidente francese Emmanuel Macron e il primo ministro canadese Mark Carney, ribadiranno la "sovranità delle nazioni" il 20 settembre a Saint-Pierre-et-Miquelon, isole francesi nell'Atlantico del nord, di fronte alle mire di Donald Trump, ha annunciato stamattina l'Eliseo. "Si tratterà della prima visita ufficiale di un primo ministro canadese nell'arcipelago, simbolo della forze della relazione che unisce i nostri due paesi" ha fatto sapere la presidenza francese. L'arcipelago, a una ventina di chilometri dalle coste di Terranova, all'estremità est del Canada, comprende 3 isole legate da istmi di sabbia, e 6.000 abitanti. Macron vi farà tappa sulla strada per New York, dove assisterà all'Assemblea generale dell'Onu. "La Francia e il Canada condividono gli stessi valori di libertà, di democrazia, di stato di diritto e di rispetto della sovranità delle nazioni", ha sottolineato la presidenza francese. "In un mondo segnato dal ritorno dei rapporti di forza, delle tensioni geopolitiche e di nuove dipendenze - ha aggiunto - la Francia e il Canada condividono l'ambizione di lavorare insieme, e con tutti i paesi che condividono questi valori, rafforzare la loro capacità di decidere ed agire autonomamente". Trump ha scatenato una nuova polemica postando lunedì sui suoi social una cartina che copre con la bandiera degli Stati Uniti i territori del Canada, della Groenlandia, del Messico e delle Antille. Inglobando in questo insieme anche diversi territori francesi d'Oltremare, come la Guadalupa, Martinica, Saint-Barthélemy, Saint-Martin e Saint-Pierre-et-Miquelon.
Brics tra ambizioni e divisioni
[La lettura è un atto di resistenza, un atto di amore, un atto di lotta. Isaac Bashevis Singer] Il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, sostiene che il primo ministro indiano Narendra Modi e il presidente cinese Xi Jinping "hanno offerto attivamente i propri buoni uffici per contribuire a trovare una soluzione" alla guerra in Ucraina e che "Putin ha accolto con favore la loro disponibilità a collaborare". Lo riporta la Tass. "Durante i colloqui bilaterali" a margine del summit dei paesi Brics a New Delhi "Modi e Xi hanno posto domande dettagliate su una soluzione in Ucraina e hanno offerto attivamente i loro buoni uffici per aiutare a trovare una soluzione. Putin ha accolto con favore la loro disponibilità ad aiutare ed ha fornito un resoconto dettagliato della situazione", ha dichiarato Peskov. "Mosca - ha proseguito Peskov- auspica che un nuovo ciclo di colloqui trilaterali tra tra Russia, Stati Uniti e Ucraina si svolga in un prossimo futuro". "Quanto all'incontro trilaterale, se n'è discusso. Speriamo che si tenga in un futuro prossimo. A questo proposito, condividiamo l'opinione di Jared Kushner", ha affermato. "Per quanto riguarda eventuali nuove proposte, al momento non ce ne sono. Ma è proprio questo lo scopo dell'incontro trilaterale: esplorare nuove opzioni", ha aggiunto Peskov. Secondo Yuri Ushakov, consigliere di Putin per gli affari internazionali, molte questioni devono essere risolte prima di un vertice trilaterale, ma progressi sulla questione territoriale renderebbero più agevole raggiungere altri accordi. "Abbiamo bisogno di un'intesa su ciò che deve essere concordato riguardo alla questione territoriale. Tuttavia, vi sono molte altre questioni - moltissime, in realtà - che devono ancora essere risolte. Ciononostante, se si registrassero progressi sulla questione territoriale, sarebbe probabilmente più facile procedere verso ulteriori intese", ha affermato al quotidiano Izvestia. L'inviato speciale del presidente degli Stati Uniti, Jared Kushner, intervenuto in videoconferenza all'incontro 'Yalta European Strategy' tenutosi a Kiev, ha dichiarato che Washington ha già preparato la parte principale di un accordo per porre fine alla guerra in Ucraina. Secondo Kushner, genero del presidente Donald Trump, l'ostacolo principale rimane la riluttanza di Kiev ad accettare le richieste territoriali di Putin. Lo riferisce Ukrainian Pravda."Se l'Ucraina accettasse di cedere i territori richiesti da Putin, avremmo già un accordo" ha detto Kushner. Allo stesso tempo, lo stesso Kushner ha sottolineato che il compito dei mediatori è quello di trovare una soluzione che permetta di congelare il conflitto. A suo avviso, la questione territoriale dovrebbe essere risolta tenendo conto della situazione sul campo di battaglia. Sia Kiev che Mosca si stanno adoperando per porre fine alla guerra, ma ora è necessario trovare la "formula giusta" che soddisfi tutte le parti coinvolte. Intanto il presidente russo Vladimir Putin ha lasciato la capitale indiana, New Delhi, dopo aver partecipato al vertice dei Brics, secondo le immagini diffuse dall'ambasciata russa in India. Durante l'incontro, Putin ha espresso la sua soddisfazione per la crescente importanza di questo blocco diplomatico, che mira a contrastare l'influenza occidentale, ritenendo che favorisca l'emergere di "un nuovo ordine mondiale più equo e multipolare". Il Primo Ministro indiano Narendra Modi ha annunciato l’adozione della “Dichiarazione di Nuova Delhi 2026”, una dichiarazione congiunta dei membri del gruppo BRICS, che comprende 11 paesi, tra cui Cina, Russia, Iran e India. “La Dichiarazione di Nuova Delhi adottata oggi fornisce una chiara direzione per il nostro impegno condiviso. Ora spetta a noi tradurre questi impegni in risultati concreti”, ha affermato Modi. “Il nostro incontro di stato molto proficuo e creativo. Al di là della diversità di opinioni, è emerso chiaramente anche il nostro comune impegno per la cooperazione all’interno dei BRICS. Dalla discussione odierna è evidente che il mondo non può essere cambiato con le vecchie istituzioni”, ha concluso Modi. Non è più soltanto il club delle grandi economie emergenti nato per chiedere maggiore spazio nelle istituzioni dominate dall’Occidente. Il vertice dei Brics a New Delhi mette alla prova un gruppo ormai allargato a undici Paesi, più influente ma anche molto più eterogeneo, mentre guerre, tensioni commerciali, prezzi dell’energia e competizione tecnologica stanno ridisegnando gli equilibri internazionali. E dietro la ricerca di una posizione comune emerge anche una questione di leadership: quale ruolo vogliono giocare Cina e India nel cosiddetto Sud globale? Il 18mo vertice dei Brics si terrà il 12 e 13 settembre sotto la presidenza indiana di Narendra Modi. Accanto ai cinque membri originari – Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica – siedono ora Egitto, Etiopia, Iran, Emirati arabi uniti, Indonesia e Arabia saudita. L’allargamento ha aumentato peso demografico, economico ed energetico del formato, ma ha anche reso più difficile trasformare interessi spesso divergenti in una linea politica comune. La crisi iraniana è il test più immediato. Il conflitto che coinvolge Stati uniti, Israele e Iran ha contribuito a spingere il petrolio oltre i 100 dollari al barile e ha quasi paralizzato il traffico attraverso lo Stretto di Hormuz. Ma soprattutto ha aperto una frattura all’interno degli stessi Brics: l’Iran è membro del gruppo dal 2024, mentre gli Emirati arabi uniti, anch’essi membri, hanno sospeso in agosto gli scambi commerciali e finanziari con Teheran dopo essere stati colpiti da missili iraniani. Trovare una formulazione sul conflitto accettabile per entrambi sarà quindi uno dei passaggi più delicati della dichiarazione finale. Sul vertice incombe però soprattutto la relazione tra le due maggiori potenze asiatiche. Il presidente cinese Xi Jinping torna in India per la prima volta da sette anni. I rapporti tra Pechino e New Delhi erano precipitati dopo gli scontri di frontiera del 2020, costati la vita a 20 soldati indiani e quattro cinesi, e solo dal vertice Brics di Kazan del 2024 è cominciato un lento disgelo. Cina e India stanno organizzando un bilaterale tra Xi e Modi a margine del summit. Pechino ha fatto sapere di voler affrontare la relazione “da una prospettiva strategica e di lungo periodo”, rafforzando comunicazione e cooperazione e gestendo le divergenze. Il riavvicinamento, tuttavia, non cancella la competizione. Come osserva il New York Times, Cina e India incarnano due concezioni differenti dei Brics. Pechino ha favorito l’allargamento e vede nel gruppo uno strumento per ridurre il peso degli Stati uniti e delle istituzioni occidentali. New Delhi si è mostrata più prudente e tende invece a presentare i Brics come un ponte tra Occidente e Paesi in via di sviluppo, evitando che diventino un blocco apertamente antiamericano. Per Modi, padrone di casa e presidente di turno, è anche l’occasione per rilanciare l’ambizione indiana di rappresentare il “Sud globale”, già al centro della presidenza indiana del G20 nel 2023. Il tema scelto per il 2026 è “Building for Resilience, Innovation, Cooperation and Sustainability”, costruire resilienza, innovazione, cooperazione e sostenibilità. La diplomazia indiana insiste sulla riforma della governance globale, su una maggiore rappresentanza dei Paesi emergenti e sulla cooperazione economica e tecnologica. Ma l’India deve confrontarsi con una Cina che parte da una posizione di forza nettamente superiore: seconda economia mondiale, membro permanente del Consiglio di sicurezza dell’Onu e potenza dominante in settori strategici come minerali critici e terre rare. Nuova Delhi contesta però la pretesa di Pechino di presentarsi ancora semplicemente come un Paese in via di sviluppo e l’ha esclusa dai propri summit della “Voice of the Global South”. Anche sul piano economico-finanziario il vertice può offrire indicazioni sulla direzione del gruppo. L’India vuole portare avanti una proposta per collegare le valute digitali emesse dalle banche centrali dei Paesi Brics, facilitando i pagamenti transfrontalieri. L’iniziativa incontra ostacoli tecnici e politici e Nuova Delhi ha chiarito di non voler costruire un sistema destinato a sostituire il dollaro. Anche Mosca, alla vigilia del summit, ha negato di perseguire una “de-dollarizzazione”, pur sostenendo la necessità di ampliare gli strumenti e le valute utilizzabili negli scambi internazionali. Il vertice offrirà inoltre a Modi una sequenza di incontri bilaterali di alto profilo. Oltre a Xi, a Nuovs Delhi è arrivato il presidente russo Vladimir Putin, con il quale il premier indiano si è incontrato a fine agosto e ha discusso di energia, innovazione, spazio e cooperazione economica.
sabato 12 settembre 2026
No Milei a Oxford
[Veloce è il piacere. Una frase lapidaria che sembra un verso di poesia contemporanea. Il piacere è fugace, istintivo, spesso egoista. Ma è anche una trappola. Roberto Saviano, che ha raccontato giovani attratti dal denaro facile, dalle pistole d’oro, dalla seduzione del potere, ci ricorda che ciò che brucia veloce, raramente costruisce. La profondità, come la resistenza, richiede lentezza.] Il presidente argentino Javier Milei viaggerà a Londra il mese prossimo nel mezzo delle tensioni col Regno Unito scatenate dalle sue dichiarazioni sulle Isole Falkland-Malvinas. Recentemente ha rivendicato la sovranità di Buenos Aires sull'arcipelago e annunciato sanzioni contro le compagnie petrolifere operanti nell'area. Fonti ufficiali hanno riferito alla stampa che il leader ultraliberista ha ricevuto un invito per tenere un discorso all'Università di Oxford tra il 23 e il 24 ottobre. Secondo la testata 'Perfil', l'itinerario prevede incontri con esponenti del mondo imprenditoriale e politico. Lo stesso Milei precedentemente aveva espresso l'intenzione di andare a incontrare personalità locali come l'ultranazionalista Nigel Farage. La sua visita avrà anche un notevole peso politico. Si tratterebbe del primo viaggio nel Regno Unito di un presidente argentino dai tempi di Carlos Menem, che nel 1998 incontrò l'allora premier Tony Blair e la Regina Elisabetta II. Anche Néstor Kirchner e Cristina Fernández si recarono a Londra, ma le loro visite - rispettivamente nel 2003 e nel 2009 - avvennero nel contesto di vertici multilaterali. È saltata la visita del presidente argentino Javier Milei a Oxford e Londra nel contesto di un inasprimento delle tensioni diplomatiche sulla disputa di sovranità delle isole Falklalnd-Malvinas. Lo riferiscono fonti del governo citate dal portale Infobae secondo le quali "il viaggio è sospeso". Un viraggio improvviso arrivato solo poche ore dopo che il portavoce della Presidenza aveva confermato la possibile presenza del capo dello Stato nel Regno Unito a ottobre nel quadro di una 'Argentina Week' a Londra organizzata per promuovere gli investimenti nel Paese. "Di recente abbiamo organizzato una 'Argentina Week' a New York e si terrà prossimamente una a Parigi e una a Londra", aveva dichiarato martedì in conferenza stampa il portavoce Adrián Ravier, sottolineando che la presenza del presidente non era ancora confermata ma che "si tratta di una possibilità". A far propendere per la sospensione del viaggio, così come dell'organizzazione di una 'Argentina Week, sarebbe stata la dura risposta di ieri del premier britannico Andy Burnham alle sanzioni annunciate da Buenos Aires contro imprese e soggetti legati allo sfruttamento di risorse petrolifere nelle isole. "Sarò irremovibile" nel difendere la sovranità sulle Falkland, ha affermato Burnham.
Poldo scontento
[A fare paura non è l’uomo che scrive, sono le tante persone che ascoltano, gli occhi che leggono una storia, le tante lingue che la racconteranno. Qui Roberto Saviano mostra il vero potere della letteratura: non nello scrittore, ma nei lettori. Una parola scritta può cambiare il mondo solo se viene letta, accolta, tradotta in pensiero e azione. È la comunità dei lettori a fare paura al potere, perché moltiplica il messaggio. Un singolo libro può accendere cento fuochi.] Wizz Air e Gesap, società di gestione dell'aeroporto internazionale Falcone Borsellino, annunciano l'apertura di un nuovo collegamento diretto tra Palermo e Napoli. A partire dal 1 marzo 2027, la nuova rotta sarà operata con un volo al giorno. Il collegamento si inserisce nel costante percorso di crescita di Wizz Air a Palermo, dove la compagnia ha festeggiato l'apertura della propria base lo scorso 1 agosto. Oggi, con tre aeromobili basati, Wizz Air si conferma il secondo vettore dello scalo, con una quota di mercato di oltre il 14%. A Wizz Air non importa se il prezzo del carburante è in costante aumento è,probabilmente, più preoccupata se Aviapartner Palermo riesce a tenere i ritmi del vettore ungherese. Alcuni giorni fa tre voli a terra, più uno, programmato, dirottato da Catania con l’aggiunta, con un breve preavviso, di un KLM che ha scelto Palermo invece che Catania. Agli arrivi i passeggeri Af hanno aspettato tre quarti d’ora i bagagli e rassegnati erano già pronti a fare la denuncia allo lost baggage office ma i bagagli erano a Palermo, solo che la distribuzione del personale è l’anello mancante, che fa la differenza in peggio, di Aviapartner Palermo. Stessa cosa, ma in un altro vettore, è successa nella polacca Lot. Qualche volo in più a terra e i limiti di Aviapartner vengono a galla. Volo sbarcato mancava della squadra delle pulizie tanto da indurre l’operatore prm a iniziare le pulizie. Cinte e tasche quasi finite arrivano i colleghi … questa è la politica del precariato aeroportuale, tanti part time, monte ore, stagionali a mai finire… Poldo, cif di aviapartner Palermo, dovrebbe pensare seriamente di cambiare chi coordina le operazioni della prima linea che, con gli anni, non ha ancora capito come si calcola il numero dei dipendenti in funzione del volato.