[Nel poker puoi avere in mano brutte carte, ma non importa perché puoi sempre fare un bluff. Bret Harrison / Alex Stillman in “Deal – The King of Poker] L'opposizione "complotta con servizi di intelligence stranieri, senza fermarsi davanti a nulla" per "impadronirsi del potere". Lo ha detto il premier ungherese Viktor Orban in un video pubblicato su Facebook, accusando gli avversari a due giorni dal voto. L'opposizione sta portando avanti un "tentativo organizzato di usare il caos, la pressione e la demonizzazione internazionale per mettere in discussione la decisione del popolo ungherese", ha evidenziato Orban, denunciando "minacce di violenza" contro i suoi sostenitori, "accuse di brogli elettorali completamente inventate" e "manifestazioni pre-organizzate" prima dello spoglio. Il presidente argentino Javier Milei ha iniziato una visita ufficiale in Ungheria, dove incontrerà il primo ministro Viktor Orbán e parteciperà all'ultima edizione della Conferenza di Azione Politica Conservatrice (Cpac), foro dell'ultradestra internazionale. Milei è arrivato a Budapest accompagnato dalla sorella, Karina Milei, e dal ministro degli Esteri, Pablo Quirno, e secondo quanto riporta l'agenda ufficiale terrà anche un incontro con il presidente Tamás Sulyok, e riceverà una laurea honoris causa dall'Università Ludovica di Budapest. Il viaggio rientra nella missione di diffusione dell'idea di "battaglia culturale" globale contro le sinistre che il leader ultraliberista si è posto fin dal suo insediamento e ribadisce l'allineamento politico con Orban, una delle figure di spicco del sovranismo europeo. Il viaggio all'estero di Milei avviene inoltre nel contesto di una forte esposizione del presidente sui media argentini per le ultime rivelazioni sul cosiddetto 'criptogate'. Per lo sblocco del prestito da 90 miliardi all’Ucraina, bloccato dall’Ungheria, “non sono molto ottimista” ma “so che il presidente Costa sta lavorando molto per trovare una soluzione, ci sono delle alternative ma serve la copertura politica”. Lo ha detto Kaja Kallas, rappresentante Ue per la politica estera, arrivando al Consiglio europeo. “I ministri degli Esteri hanno fatto pressione sull’Ungheria e proposto soluzioni in uno spirito costruttivo ma in tempo di elezioni le persone non sono razionali…”, ha concluso, riferendosi al voto politico del 12 aprile in Ungheria. “Vogliamo ricevere il petrolio che l’Ucraina sta bloccando. Non supporteremo nessuna decisione in favore dell’Ucraina finché l’Ungheria non riceverà il petrolio che le appartiene”. Lo ha detto il primo ministro ungherese Viktor Orban arrivando al Consiglio europeo. “La nostra posizione è chiara: siamo pronti a sostenere l’Ucraina quando riceveremo il petrolio che loro stanno bloccando. Aspettiamo il petrolio, il resto sono storie, vogliamo fatti. È un fattore di esistenza per l’Ungheria” che senza petrolio rischia “la bancarotta” e dunque “non è un gioco”, ha ribadito.
OTTOBRE ROSSO
sabato 11 aprile 2026
Biennale senza soldi
[È come il poker, è meglio dire la verità. Gli altri penseranno che tu stia bluffando, ed è così che vinci. Jean-Paul Belmondo / Michel Poiccard, film Fino all’ultimo respiro] L’Agenzia esecutiva per l’Istruzione e la Cultura della Commissione Ue – da cui dipendono i finanziamento europei alle istituzioni culturali degli Stati membri- nella missiva, in particolare, comunica alla Biennale che lo stop dei fondi Ue avrà decorrenza fra 30 giorni, in assenza di revoca dell’annunciata riapertura del Padiglione russo sulla quale anche il ministro della Cultura Alessandro Giuli aveva manifestato dissenso dalla scelta di Buttafuoco. “Informateci delle eventuali misure correttive che intendete adottare”, scrive la Ue alla presidenza della Biennale, in vista della inaugurazione della edizione n.61 fissata per il prossimo 6 Maggio. L’Unione europea chiede anche che sulla compatibilità fra sanzioni Ue a Mosca e riapertura del Padiglione russo alla Biennale di Venezia vi sia una posizione ufficiale del Governo italiano, rivolgendo in tal senso formale richiesta alla Farnesina. Per parte sua, infatti, Bruxelles non ha dubbi. “Riteniamo – mette nero su bianco la Ue- che l’attuazione del progetto non possa proseguire e debba pertanto essere sospesa o conclusa” perché “c’è il rischio significativo” che la Federazione russa possa utilizzare la presenza alla mostra “per proiettare un’immagine di legittimità e accettazione internazionale”. Infatti, “a nostro avviso, il fatto che nel contesto della guerra di aggressione russa contro l’Ucraina la Biennale abbia accettato la partecipazione di artisti russi come ‘delegazione governativa’, la cui partecipazione è interamente finanziata e promossa dal governo russo con un padiglione nazionale, implica che la Biennale sembra aver accettato un sostegno indiretto da parte del governo russo in cambio della concessione di una piattaforma culturale in violazione” delle sanzioni contro Mosca. Configurandosi allo stato una “grave mancanza professionale”.
Apt a rischio
[L'uomo non è fatto per la sconfitta. Un uomo può essere distrutto, ma non sconfitto. Ernest Hemingway] Mentre appare sempre più problematica la situazione dei carburanti per il trasporto aereo, lunedì si riunirà il collegio della Commissione europea, giornata inconsueta per questo genere di incontri, ma diversi eurocommissari in settimana, specialmente quelli economici, saranno impegnati in trasferta a Washington, assieme alla Bce, ai ministri delle Finanze e ai banchieri centrali, per le riunioni primaverili di Fondo monetario internazionale e Banca mondiale a Washington. E proprio a Washington, lunedì, si terrà un incontro tra la direttrice del Fmi, la bulgara Kristalina Georgieva, il presidente della Banca mondiale, l’indiano Ajay Banga, e il direttore dell’Agenzia internazionale per l’energia, il turco Fatih Birol. Una riunione sulle misure dei Paesi per fare fronte ai rialzi dei prezzi dell’energia innescati dalla guerra in Iran. Oggi l’economista turco ha rilanciato gli allarmismi sul rischio di penurie di kerosene e diesel in Europa. Intervistato da Der Spiegel, ha colto l’occasione per suggerire alla Germania tra le misure da intraprendere quella di infrangere una delle sue peculiarità più tradizionali nei trasporti: adottare dei limiti di velocità in autostrada. Perché quello di far leva sui limiti di velocità – abbassandoli – è uno degli elementi che l’Aie ha già indicato tra i possibili interventi per fare fronte alla crisi energetica. E su questo lunedì dalla Commissione è possibile che, a seguito della riunione, venga sfornato l’annunciato pacchetto di raccomandazioni sulle misure da adottare in maniera coordinata tra Paesi Ue. Nei giorni scorsi il commissario all’Energia, Dan Joergensen, svedese, aveva anticipato che si sarebbe ispirato alle linee guida in 10 punti dell’Aie. Quest’ultima ha appunto indicato una serie di misure tra cui il maggiore ruolo del lavoro da remoto (chiamato in Italia “smart work”), la riduzione della velocità su strade e autostrade, il maggior ricorso ai mezzi pubblici e in genere il risparmio energetico e dei consumi. Misure che se indicate a livello Ue, anche solo come “raccomandazioni”, segnerebbero di fatto un cambiamento di linea da parte di Bruxelles, dove finora la posizione ufficiale sostenuta è stata quella che non c’è un rischio sulla sicurezza degli approvvigionamenti ma un problema sui prezzi. Nel frattempo gli aeroporti europei temono una carenza “sistemica” di carburante per aerei se lo Stretto di Hormuz non verrà riaperto completamente entro tre settimane, ha avvertito il settore. Il Financial times riporta di una lettera inviata da Aci Europe (l’associazione che rappresenta gli aeroporti europei) alla Commissione europea, nella quale si afferma che le scorte di carburante per aerei si stanno esaurendo e si rischia una carenza nelle prossime tre settimane. Nella lettera visionata dal giornale londinese, l’associazione ha avvertito il commissario europeo per i Trasporti, Apostolos Tzitzikostas, delle “crescenti preoccupazioni del settore aeroportuale in merito alla disponibilità di carburante per aerei, nonché della necessità di un monitoraggio e di un’azione proattiva da parte dell’Ue”. “Se il passaggio attraverso lo Stretto di Hormuz non riprenderà in modo significativo e stabile entro le prossime tre settimane – scrive Aci Europe -, una carenza sistemica di carburante per aerei diventerà realtà per l’Ue”. Tutto questo mentre i fari restano puntati sulle trattative Usa-Iran con la mediazione del Pakistan. Tenendo presente che anche se si dovesse raggiungere una intesa più solida della tregua vista finora, che non sembra aver riaperto granché i traffici a Hormuz, alcuni dei propositi espressi da esponenti dell’Iran fanno sperare poco in termini di normalizzazione dei volumi. Precedentemente alla crisi dallo stretto transitavano oltre un centinaio di petroliere o cargo ogni giorno. Ora gli iraniani vorrebbero pretendere di controllare ogni nave – per evitare il passaggio di armi – e la logistica imporrebbe di limitare i traffici a una quindicina di petroliere al giorno.A causa delle recenti tensioni geopolitiche in Medio Oriente (aprile 2026) che minacciano le forniture di cherosene, la carenza di carburante aereo in Europa è una possibilità concreta, con rischi maggiori in specifiche aree. Ecco dove potrebbe mancare o scarseggiare il carburante: Aeroporti italiani con restrizioni: Sono già scattate le prime limitazioni di carburante negli aeroporti di Bologna, Milano Linate, Treviso e Venezia.Aeroporti regionali europei: Il rischio maggiore, legato a piani di razionamento, riguarda gli scali regionali in diversi paesi, in particolare in Spagna, Germania, Francia, Belgio e Portogallo. Paesi dipendenti dal Golfo: I paesi che importano una quota maggiore di jet fuel dal Golfo Persico (circa il 43% delle importazioni europee nel 2025 proveniva da lì) sono i più vulnerabili. La situazione è monitorata con attenzione, poiché le scorte europee, sebbene non esaurite, potrebbero calare drasticamente a partire dal mese di maggio se la crisi continua. Gli aeroporti europei rischiano una carenza "sistemica" di carburante per aerei se lo Stretto di Hormuz non verrà completamente riaperto entro tre settimane. Aci Europe, che rappresenta gli aeroporti dell'Ue, ha affermato che le riserve di carburante per aerei si stanno esaurendo mentre "l'impatto delle attività militari" sta mettendo ulteriormente a dura prova le forniture. Lo riporta il Financial Times, che ha visionato una lettere inviata dall'associazione al commissario europeo ai trasporti Apostolos Tzitzikostas. In Italia sono scattate le prime limitazioni di carburante per i voli, dopo che la crisi in Medio Oriente ha messo a rischio le forniture. Le restrizioni al momento riguardano quattro aeroporti del nostro Paese: Bologna, Milano Linate, Treviso e Venezia. La notizia delle limitazioni si è diffusa dopo che Air Bp Italia, uno dei principali fornitori, ha emesso un "Notam" – cioè un bollettino aeronautico rivolto alle compagnie aeree – in cui ha informato gli operatori interessati che per i prossimi giorni nei quattro aeroporti ci saranno delle limitazioni per il carburante. Le restrizioni, si legge, per ora dureranno fino a metà aprile. Nel bollettino non ci sono riferimenti espliciti a quanto sta succedendo nel Golfo Persico. "Niente allarmismi", ha scritto in una nota la società che gestisce tre scali del Veneto. Le difficoltà in alcuni scali per l'approvvigionamento di carburante sono "legate al periodo pasquale di traffico intenso" e non al "blocco dello Stretto di Hormuz", si tratta di due "situazioni diverse che non collegherei", afferma il presidente dell'Enac Pierluigi Di Palma, secondo cui "ovviamente se il conflitto e il blocco dello stretto dovesse continuare", "ci saranno delle conseguenze ma al momento vedo le diplomazie al lavoro per riaprire i traffici" navali e le forniture. Air Bp Italia, società che fa parte del colosso britannico Bp, ha spiegato che la priorità nel rifornimento sarà data ai voli ambulanza, ai voli di Stato e ai voli con durata superiore a tre ore. Per tutti gli altri voli, invece, ci sarà una distribuzione contingentata. In particolare, si legge nel bollettino, a Bologna, Venezia e Treviso la priorità sarà data a voli ambulanza, voli di Stato e rotte superiori alle tre ore: per gli altri voli ci sarà un limite di 2mila litri per aeromobile a Bologna e Venezia, di 2.500 per aeromobile a Treviso. Dai dettagli del Notam, inoltre, emerge che la situazione più delicata riguarda l'aeroporto di Venezia: è l’unico scalo per il quale si fa una raccomandazione esplicita ai piloti di fare carburante prima di arrivare. Per quanto riguarda l'aeroporto di Milano Linate, invece, ci sono restrizioni ma nessun tetto quantitativo è stato esplicitato. "Non prevediamo carenze di carburante nel breve termine, ma la situazione è in evoluzione. Al momento i nostri fornitori di carburante possono garantire le forniture fino a metà/fine maggio", ha fatto sapere Ryanair. Secondo la compagnia, "se la guerra in Iran dovesse concludersi presto, l'approvvigionamento non verrà interrotto. Se invece la chiusura dello Stretto di Hormuz dovesse protrarsi fino a maggio o giugno, non possiamo escludere rischi per le forniture di carburante in alcuni aeroporti europei". Ryanair ha anche sottolineato che "con i prezzi del carburante raddoppiati nel mese di marzo, prevediamo che tutte le compagnie aeree trasferiranno questi costi più elevati sotto forma di tariffe aeree più alte". "Invitiamo tutti i passeggeri a prenotare i propri voli (e le vacanze) il prima possibile: in questo modo saranno protetti dagli inevitabili aumenti dei prezzi dei voli e degli alloggi dopo Pasqua e più avanti durante l'estate", ha aggiunto. Sulla questione è intervenuta anche Lufhtansa, che ha lanciato l'allarme riguardo a possibili colli di bottiglia nella disponibilità di carburante per gli aerei se si prolungherà il conflitto in Medio Oriente. In un'intervista al quotidiano tedesco Die Welt, la responsabile del settore tecnologia e It Grazia Vittadini ha sottolineato come "ci siano già difficoltà in alcuni scali in Asia". Lufhtansa, ha aggiunto, si è coperta tramite contratti derivati dai rialzi dei prezzi sull'80% delle proprie necessità per il 2026 ma, ha ammesso Vittadini, "certamente la crescita ha un impatto anche su di noi".Bloomberg ha condotto un'analisi sul fenomeno secondo cui i principali vettori europei - come Lufthansa, Ryanair o Air France - in media coprono, tramite contratti derivati, il 70% del proprio fabbisogno annuo di carburante dai rialzi dei prezzi. Tuttavia, spiega Bloomberg, tali contratti non prevedono e non assicurano la consegna fisica del prodotto sottostante. Ciò vuol dire che le principali compagnie aeree europee hanno dei contratti che le proteggono dalle forte oscillazioni dei prezzi dei carburanti, ma non dalla mancanza di disponibilità. A richiamare l’attenzione sulla situazione carburante in Europa era già stata nei mesi scorsi la Iata, l'associazione internazionale del traffico aereo: l’aveva fatto nell’ultimo rapporto pubblicato a novembre, quindi prima del conflitto contro l'Iran. Già allora aveva sottolineato come l'Europa, importando il 30% del suo fabbisogno di carburanti per aerei, fosse vulnerabile a colli di bottiglia nell'offerta. L'associazione, nel rapporto, sottolineava anche come nel Continente la capacità di raffinazione per questo tipo di carburante sia in calo e come alcune zone dove mancano le infrastrutture possano andare incontro a vulnerabilità. La Iata, quindi, invitava a sostituire le raffinerie che sono state chiuse in passato in modo da fare fronte a possibili problemi nella disponibilità. Proprio la situazione che si sta verificando ora, con la chiusura dello stretto di Hormuz.
venerdì 10 aprile 2026
Silvia premier!
[L’errore più frequente nella storia è quello di sottovalutare l’avversario; succede sempre al tavolo da poker. David Shoup] "Se mi chiedessero di candidarmi contro Giorgia Meloni? Sarebbe una bugia dire che non lo prenderei in considerazione. Quest'attenzione nazionale mi lusinga". Lo dice Silvia Salis, rispondendo a Bloomberg che alla sindaca di Genova dedica un lungo servizio descrivendola come "il volto nuovo italiano e possibile candidata anti Giorgia Meloni". "La sconfitta referendaria subita dalla premier Giorgia Meloni il mese scorso - osserva in apertura d'articolo Bloomberg - sta galvanizzando l'opposizione italiana" riconoscendo in Salis la potenziale competitor dell'attuale premier alle prossime elezioni. "Sono la sindaca di Genova e sono stata eletta dai genovesi per occuparmi della città almeno per cinque anni. Non ho nessuna intenzione di venire meno al mio mandato. Nell'intervista a Bloomberg, tra le tante altre cose, mi è stato chiesto che cosa farei se, pur non prendendo parte alle primarie, qualcuno mi chiedesse di fare la candidata. E ho risposto come ho sempre fatto, anche in un recente passato, a domande molto simili a questa. Ovvero che di fronte a una richiesta unitaria sarebbe falso dire che non ci penserei neppure". Lo ribadisce la sindaca di Genova Silvia Salis in una nota. "Come d'altronde immagino farebbe chiunque di fronte a una richiesta del genere - commenta-. Ho pure aggiunto un altro passaggio che, però, nell'intervista non è stato riportato. Ovvero, che rimane il fatto che sono stata eletta per essere cinque anni la sindaca di Genova. E, rispetto ad altri nomi che si fanno, ho già un altro incarico".
I capricci di Teheran
[Dovrei lamentarmi che le carte sono mischiate male fino a che non avrò una buona mano. Jonathan Swift] Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha ribadito oggi in un’intervista ad Al Jazeera che Teheran non accetterà un cessate il fuoco, puntando invece alla “fine completa della guerra in tutta la regione”, accompagnata da garanzie che non ci saranno nuovi attacchi e da un risarcimento per i danni. "Non permetterò" che l'Iran "faccia pagare un pedaggio sullo stretto di Hormuz". Lo ha detto Donald Trump prima di partire per la Virginia augurando inoltre "buona fortuna" a Jd Vance per i colloqui di domani in Pakistan. Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha confermato di ricevere messaggi dall’inviato Usa, Steve Witkoff, sottolineando che questo non significa che Teheran stia negoziando con Washington. “Ricevo messaggi direttamente da Witkoff, come prima, e questo non significa che siamo in trattative”, ha detto nell’intervista ad Al Jazeera, rimarcando che “non c’è alcuna verità nell’affermazione di negoziati con qualsiasi parte in Iran”. Araghchi ha anche affermato che Teheran “non ha inviato alcuna risposta alla proposta americana in 15 punti, e non ha presentato alcuna controproposta o condizione”. Le crescenti tensioni tra l'amministrazione Pezeshkian e la leadership militare iraniana hanno spinto il presidente in una "completa situazione di stallo politico", con le Guardie Rivoluzionarie che di fatto hanno assunto il controllo di funzioni statali chiave. E' quanto riferito a Iran International da fonti informate, secondo le quali inoltre il presidente avrebbe richiesto un incontro, negatogli, con la guida suprema Mojtaba Khamenei. Ma anche nella cerchia ristretta del nuovo leader religioso ci sarebbero forti tensioni. Secondo Iran International, le Guardie Rivoluzionarie hanno bloccato le nomine e le decisioni presidenziali, erigendo un perimetro di sicurezza attorno al centro del potere e di fatto emarginando il governo dal controllo esecutivo. I tentativi di Pezeshkian di nominare un nuovo ministro dell'intelligence giovedì scorso sono falliti sotto la pressione diretta del comandante in capo delle Guardie Rivoluzionarie, Ahmad Vahidi, secondo quanto riferito a Iran International da fonti a conoscenza della situazione. Tutti i candidati proposti, incluso Hossein Dehghan, sono stati respinti. Si dice che Vahidi abbia insistito sul fatto che, date le condizioni di guerra, tutte le posizioni di leadership critiche e sensibili debbano essere selezionate e gestite direttamente dalle Guardie Rivoluzionarie fino a nuovo ordine. Nel sistema politico iraniano tradizionalmente i presidenti nominano i ministri dell'intelligence solo dopo aver ottenuto l'approvazione della Guida Suprema, che detiene l'autorità ultima sui principali portafogli della sicurezza. Tuttavia, con le condizioni e la posizione della Guida Suprema Mojtaba Khamenei incerte nelle ultime settimane, il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (Irgc) sta di fatto impedendo al presidente di promuovere il proprio candidato preferito, consolidando ulteriormente la propria presa sull'apparato di sicurezza statale. Il metallo prezioso spot passa di mano a 4.686,78 dollari l'oncia segnando un +0,40%. Andamento contrario invece per l'argento che viene scambiato a 74,77 dollari, in calo dello 0,20%. Il petrolio scende sotto la soglia dei 100 dollari al barile mentre vede la possibilità di una fine del conflitto in Medio Oriente e la riapertura dello Stretto di Hormuz. In netto calo anche il prezzo del gas. Il Wti registra un calo del 4,3% a 97,05 dollari al barile. Il Brent lascia sul terreno il 4,9% a 98,07 dollari. Seduta in calo anche per il prezzo del gas. Ad Amsterdam le quotazioni segnano una flessione del 5,3% a 47,99 euro al megawattora. Le Borse asiatiche chiudono in netto rialzo mentre torna l'ottimismo sulla fine della guerra tra Usa e Iran e la riapertura dello stretto di Hormuz. Gli spiragli di pace indeboliscono il dollaro mentre il petrolio si muove ancora in rialzo. Sotto i riflettori le prossime mosse delle banche centrali sul fronte dei tassi d'interesse. Chiusura brillante per Tokyo (+5,24%). Sul fronte valutario lo yen è andato rafforzandosi sul dollaro, a 158,31, e sull'euro, a un livello di 183,53. A contrattazioni ancora in corso vola Seul (+8,44%). In rialzo anche Hong Kong (+2,43%), Shanghai (+1,33%), Shenzhen (+1,48%) e Mumbai (+2,38%).
Stop cimiteri in casa
[Qualcuno ha detto: “la vita si gioca in un colpo solo, il resto è attesa”. Matt Damon / Mike McDermott nel film “Rounders”] La Cina vieta da oggi di seppellire i propri defunti in appartamenti vuoti, noti appunto come "appartamenti per le ceneri". La pratica, spiega il Financial Times, si è diffusa per evitare di pagare i costi alle stelle delle tombe e a causa del rapido invecchiamento della popolazione e della crisi immobiliare. La nuova legge arriva mentre la Cina si prepara a celebrare domenica la festa di Qingming, dedicata alla pulizia delle tombe. La rapida urbanizzazione ha aumentato la domanda di lotti cimiteriali, che nelle città sono limitati: se per gli immobili residenziali i diritti di godimento concessi dal governo valgono per 70 anni, per le tombe si prevedere un contratto di locazione di soli 20 anni. La popolazione cinese, inoltre, sta invecchiando a uno dei ritmi più rapidi della storia. Il numero di decessi nel 2025 è stato di 11,3 milioni, in aumento rispetto ai 9,8 milioni del 2015 e superiore ai 7,9 milioni di nascite dello scorso anno. Un'indagine globale sulle spese funerarie condotta nel 2020 dall'assicuratore SunLife ha mostrato che le spese funerarie medie in Cina erano le seconde più alte al mondo, pari a circa 37.375 Renminbi (5.400 dollari), dopo il Giappone, rappresentando circa il 45% del salario medio annuo. Con questa nuova legge il governo incoraggia anche pratiche funerarie alternative, note come 'sepolture ecologiche', ad esempio spargere le ceneri di una persona cara in mare. Queste procedure sono più economiche e hanno un minore impatto sull'ambiente.
Mossad escluso a Genova
[Non è calcolando le probabilità che si vince al poker. Ma ignorandole completamente per troppo tempo di certo si diventa perdenti. I giocatori fortunati non durano. A.D.Livingston] La quinta sezione della corte di Cassazione ha annullato con rinvio a una diversa sezione del Riesame di Genova l'arresto di Mohammad Hannoun, l'attivista e architetto palestinese di 64 anni arrestato a fine dicembre perché accusato di essere al vertice della cellula italiana di Hamas. Annullate con rinvio anche le ordinanze di custodia cautelare degli altri tre rimasti in carcere. In attesa di una nuova pronuncia del Riesame, Hannoun resta in carcere a Terni. Motivazione entro 30 giorni. In attesa delle motivazioni alla pronuncia della Cassazione, appare certo, visto il respingimento del ricorso dei pm, che i documenti israeliani sono stati definitivamente esclusi come fonte indiziaria, come già aveva disposto sia il Riesame di Genova che i pg della stessa Cassazione, in netto contrasto con i pm genovesi. Il collegio difensivo degli indagati nell'inchiesta della Procura di Genova per il presunto finanziamento ad Hamas esprime "soddisfazione" per la decisione della quinta sezione della Cassazione di annullare con rinvio la decisione del tribunale del Riesame di Genova che aveva confermato gli arresti di Mohammad Hannoun, Ra'ed Dawoud, Yaser Elasaly e Ryad Albunstanji dichiarando inammissibile nel contempo il ricorso della procura di Genova nei confronti di Raed El Salahat e Khalil Abu Deiah, già scarcerati dal Riesame. Lo affermano in una nota gli avvocati Nicola Canestrini, Sandro Clementi, Fausto Gianelli, Elisa Marino, Gilberto Pagani, Pier Francesco Poli, Marina Prosperi, Nabil Ryah, Federico Riboldi, Dario Rossi, Flavio Rossi Albertini, Giuseppe Sambataro, Fabio Sommovigo, Emanuele Tambuscio, Gianluca Vitale e Samuele Zucchini. "In attesa delle motivazioni della Suprema Corte - dicono i legali - pare evidente che il tribunale dovrà riconsiderare le posizioni degli indagati per i quali era stato provato solo l'invio a Gaza di aiuti alimentari e di denaro destinato ad attività umanitarie di sostegno alla popolazione civile". Per i legali inoltre "è importante anche che la Cassazione abbia dichiarato inammissibile il ricorso della procura di Genova diretto a fare entrare nel procedimento i documenti trasmessi dai servizi segreti israeliani e già esclusi dal Riesame".