domenica 26 luglio 2026

Bibi sostiene Bolsonaro

[Il mio amore per te è come l'universo: infinito e pieno di spazi vuoti.] Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha espresso il proprio sostegno alla candidatura presidenziale del senatore brasiliano Flavio Bolsonaro con un videomessaggio trasmesso a margine del congresso del Partito Liberale (Pl), che ha ufficializzato la corsa del figlio dell'ex presidente Jair Bolsonaro alle elezioni del 4 ottobre. "Flavio, amico mio, voglio congratularmi con te per il lancio ufficiale della tua candidatura. Sei un grande campione del Brasile e un grande campione dell'amicizia tra i nostri popoli", ha dichiarato Netanyahu, aggiungendo di essere convinto che il candidato "porterà il Brasile a traguardi sempre più alti".    Il sostegno conferma i rapporti consolidati tra Netanyahu e la famiglia Bolsonaro. Nel gennaio scorso Flavio si era recato in Israele, dove era stato ricevuto dal premier e da altri esponenti politici, presentandosi già come aspirante candidato alla presidenza. Il senatore ha inoltre ribadito nelle ultime settimane che, in caso di vittoria, intende rafforzare ulteriormente le relazioni tra Brasile e Israele e trasferire l'ambasciata brasiliana da Tel Aviv a Gerusalemme, un progetto già sostenuto dal padre durante il suo mandato presidenziale tra il 2019 e il 2022, ma mai realizzato. Il Partito Liberale (Pl) ha ufficializzato oggi a San Paolo la candidatura del senatore Flavio Bolsonaro alla presidenza del Brasile per le elezioni del prossimo 4 ottobre. Il congresso ha riunito i principali esponenti del campo conservatore ed è stato caratterizzato dagli interventi del presidente argentino Javier Milei e da un videomessaggio realizzato con l'intelligenza artificiale che riproduceva Jair Bolsonaro, impossibilitato a partecipare perché agli arresti domiciliari.    Nel video, l'ex capo dello Stato ha invitato i sostenitori ad accogliere il figlio "a braccia aperte", definendolo il naturale continuatore del suo progetto politico. Anche l'ex first lady Michelle Bolsonaro, in collegamento video, ha espresso il proprio sostegno alla candidatura del figliastro, sancendo la riconciliazione tra i due dopo gli scambi di accuse delle ultime settimane. Ospite d'onore, Milei ha ribadito l'appoggio al progetto politico della famiglia Bolsonaro, richiamando la necessità di rafforzare il fronte delle destre in America Latina. Per lui Flavio è "l'unico che può sconfiggere Lula". Nel primo discorso da candidato, il senatore Bolsonaro ha definito il padre "il più grande leader della destra", promettendo di raccoglierne l'eredità politica e affermando di voler "liberare il Brasile" da quello che ha definito un "sequestro". Il politico ha inoltre rivolto dure critiche al presidente Luiz Inacio Lula da Silva e alla Corte Suprema, accusando in particolare il giudice Alexandre de Moraes di perseguitare gli avversari politici e di limitare la libertà di espressione. Tra le priorità del programma ha indicato la riduzione delle tasse, un inasprimento della legislazione penale con pene più severe per gli autori di reati violenti, responsabilità penale per i minorenni e la castrazione chimica per i condannati per stupro di minori. Il presidente della Corte Suprema del Brasile (Stf), Edson Fachin, ha condannato le dichiarazioni del presidente argentino Javier Milei contro il giudice Alexandre de Moraes, definendole "irrispettose" e "incompatibili con la civiltà che deve caratterizzare le relazioni tra gli Stati". La presa di posizione è arrivata dopo il comizio di Milei alla convention del Partito Liberale (Pl) a San Paolo, dove il leader argentino ha definito Moraes "calvo spazzatura".    In una nota, Fachin ha affermato che le parole di Milei rappresentano un'offesa rivolta "a un magistrato della più alta Corte del Paese", pronunciata "in territorio brasiliano" in relazione a un atto giurisdizionale adottato "nel rispetto della Costituzione e delle leggi della Repubblica Federativa del Brasile".    L'attacco di Milei è arrivato dopo che Moraes ha respinto la richiesta dell'ex presidente Jair Bolsonaro, agli arresti domiciliari, di ricevere la visita del capo dello Stato argentino. Nel suo intervento alla convention che ha lanciato il figlio, senatore Flavio Bolsonaro come candidato alla presidenza, Milei ha espresso solidarietà all'ex presidente brasiliano, sostenendo che la giustizia gli abbia impedito di incontrare "un amico ingiustamente incarcerato". Il presidente argentino ha inoltre paragonato il caso di Bolsonaro a quello di Luiz Inacio Lula da Silva, ricordando che, durante la detenzione dell'attuale capo dello Stato brasiliano, diversi leader stranieri, tra cui l'allora presidente argentino Alberto Fernandez, avevano potuto fargli visita. 

Pastasciutta antifascista

[L'amore è un viaggio. Tu però hai sbagliato autostrada.] Mirello Crisafulli, primo sindaco comunista del capoluogo più alto d'Italia, riporta la Resistenza ad Enna. Lo fa con una serie di iniziative che si concluderanno, mezz'ora prima della mezzanotte, con una pastasciutta "antifascista". La giornata si svolgerà tra intitolazioni di piazze ai partigiani e la consegna di una targa intitolata al carabiniere che arrestò Mussolini.    In piazza VI Dicembre, alle 23.30, ci sarà la 'spaghettata della Resistenza', in ricordo dei fratelli Cervi che il 25 luglio del 1943 distribuirono pasta alla popolazione di Campegine per festeggiare la caduta di Mussolini, gesto diventato appuntamento nazionale di memoria antifascista che Enna sceglie di fare proprio, in collaborazione con l'Anpi locale presieduta da Renzo Pintus.    Un appuntamento fortemente voluto dal 'Barone rosso', come è conosciuto il sindaco Wladimiro Crisafulli che ha da sempre militato nelle file della sinistra, dal Partito comunista ed è stato eletto primo cittadino senza simbolo del Pd. "Ad Enna il Partito democratico sono io" aveva detto prima del voto.    Oggi ricorre anche l'anniversario dell'arresto di Mussolini che nel 1943 segnò la caduta del fascismo. Fu il capitano dei carabinieri Paolo Vigneri, nato a Calascibetta, paese in provincia di Enna, ad arrestare materialmente il Duce, entrando poi nella banda partigiana Caruso. Al figlio, il notaio Giovanni Vigneri, sindaco e giunta consegneranno una targa commemorativa.    Stamattina, intanto, l'ex piazza Antonello da Messina, al quadrivio di Sant'Anna, è stata intitolata a Pompeo Colajanni, conosciuto come comandante Barbato, figura di riferimento della resistenza legata a Enna da radici familiari e impegno politico, mentre un tratto di via Leonardo da Vinci, sempre ad Enna Bassa, sarà intitolato al cavaliere e ingegnere Alessandro Scelfo tra gli ennesi più illustri.    "Vogliamo ricordare - ha spiegato il sindaco Crisafulli - la storia dei nostri partigiani, di chi ha servito nelle istituzioni e di chi ha costruito e lavorato per la propria città. Così recuperiamo una più compiuta idea di comunità, dando valore alla memoria e ai momenti condivisi, come quello della 'pastasciutta antifascista, in memoria dei fratelli Cervi e della libertà".

Botero e De Chirico a Capena

[Per ritrovare il grande amore devi prima ritrovare gli occhiali.] In occasione del suo ventesimo anniversario, l’Art Forum Wuerth Capena, a Capena, in provincia di Roma, presenta fino all’11 settembre 2027 “Dalla testa ai piedi. Il corpo nella Collezione Wuerth”, una grande collettiva che riunisce oltre 50 opere, realizzate tra il 1888 e il 2020, di una ricca selezione di artisti internazionali, tra i quali Hans (Jean) Arp, Fernando Botero, Giorgio de Chirico, Jan Fabre, Alex Katz, Arnulf Rainer, e Andy Warhol. L’immagine di Adamo ed Eva di Botero, simbolo della mostra, esprime il tema della corporeità come volume, icona e racconto. Valentina Spagnuolo, direttrice dell’Art Forum Wuerth Capena, uno dei 15 spazi espositivi del gruppo Wuerth in Europa, una rete di musei interconnessi con le realtà aziendali.  “La mostra raccoglie visioni, linguaggi e tecniche molto diversi tra loro. Abbiamo strutturato un allestimento diviso per 5 aree tematiche dedicate al corpo in diverse dimensioni: la prima è dedicata al tema del corpo come forza originaria ed energia rigeneratrice, qui troviamo opere di Jaen Arp, Ugo Dossi, Marc Quinn”, ha spiegato. Questi musei si trovano all’interno delle aziende ma sono aperti gratuitamente al pubblico: “Questa collezione oggi è arrivata a contare oltre 21.000 opere ed è principalmente concentrata sull’arte contemporanea, copre gli ultimi 150 anni di storia dell’arte, ma al suo interno vede anche un nucleo di opere dedicate agli antichi maestri tedeschi e svizzeri”. “Dalla sua apertura questo spazio espositivo ha ospitato oltre 20 progetti espositivi, accogliendo oltre 200.000 visitatori, molti dei quali sono studenti”, ha aggiunto.


Da Hormuz al mar rosso

[La felicità che si prova con la poesia, o con la preghiera, è felicità intensa senza dubbio, ma tutto sommato un pò precaria, e alla fine ci si accorge che una grossa porzione di sostanza umana rimane fuori, inutilizzata. Giuseppe Berto] Secondo i media legati agli Houthi yemeniti, sostenuti dall'Iran, l'Arabia Saudita ha colpito le infrastrutture di telecomunicazione nella città di Hodeida, controllata dai ribelli, e sull'isola di Kamaran.    "Un'aggressione saudita, con una serie di attacchi aerei, ha colpito le infrastrutture dell'autorità per le telecomunicazioni", ha affermato il canale televisivo Al-Masirah, aggiungendo che gli attacchi hanno preso di mira anche l'isola di Kamaran nel Mar Rosso. Il portavoce militare del gruppo yemenita Houthi, Yahya Saree, ha rivendicato “due operazioni militari” contro l’Arabia Saudita in risposta agli attacchi lanciati da Riad la scorsa notte contro la città portuale di Hodeidah e l’isola di Kamaran. In una dichiarazione, Saree ha riferito di “decine di missili e droni” contro “impianti legati ad Aramco” a Jizan e a Yanbu. Il gruppo yemenita ha confermato il blocco marittimo contro l’Arabia Saudita annunciato nei giorni scorsi, dicendosi pronto a un’escalation.  Il portavoce militare ha aggiunto che non esiteranno “ad ampliare le operazioni e a intensificare le azioni in base agli sviluppi delle prossime ore e dei prossimi giorni”.Donald Trump ha accantonato per ora i piani di "escalation significativa" dell'offensiva militare contro l'Iran temendo che possano esaurirsi le scorte del Pentagono, già ridotte, di intercettori Patriot e munizioni per la difesa aerea in Medio Oriente. La svolta, scrive il New York Times, è arrivata nell'incontro del presidente di venerdì coi principali consiglieri e membri dell'amministrazione, secondo due persone ben informate. Il generale Dan Caine, capo di Stato maggiore congiunto, ha avvertito in privato che, pur se possibili, i combattimenti avrebbero "pericolosamente" esaurito gli intercettori disponibili per il Centcom.     La minaccia alle riserve di intercettori è una delle molteplici considerazioni che rendono un ritorno a operazioni di combattimento su larga scala un'impresa molto rischiosa. Trump e i suoi più stretti collaboratori, aggiunge il Nyt, nutrono timori sulla prospettiva di allargamento del conflitto in Medio Oriente, sul possibile allontanamento di alleati chiave del Golfo (vulnerabili agli attacchi iraniani), su una crisi economica globale e sul crescente aggravarsi delle crisi energetiche e dei flussi di profughi.    Le discussioni riservate si sono però concentrate sulla riduzione delle scorte del Pentagono di Patriot e di altri sistemi di difesa aerea, secondo alcuni funzionari.  Steven Cheung, direttore della comunicazione della Casa Bianca, ha notato che il presidente è "sempre stato coerente nel dire di preferire una soluzione diplomatica, pur mantenendo aperte tutte le opzioni qualora l'Iran dovesse proseguire con attività terroristiche nello Stretto di Hormuz o contro gli alleati". Cheung ha inoltre aggiunto che, dopo aver subito sanzioni paralizzanti e ripetuti attacchi, "per l'Iran sarebbe saggio lavorare a un accordo negoziato; altrimenti, sanno bene cosa accadrà".   Trump valuta come procedere contro l'Iran, in particolare sulla riapertura dello Stretto di Hormuz, mentre i prezzi della benzina risalgono a seguito della ripresa delle ostilità nelle ultime due settimane. La diplomazia è in stallo e l'ultima ondata di massicci attacchi Usa non sembra aver sortito un effetto deterrente sull'Iran dal punto di vista militare. Pochi, o forse nessuno, nella cerchia ristretta di Trump ritengono saggia l'escalation.    "Istruirò i nostri servizi di intelligence a condividere con i nostri partner le informazioni in nostro possesso riguardo al nuovo sostegno della Russia al regime iraniano. Dall'inizio di luglio, abbiamo registrato un'intensa sorveglianza satellitare russa degli Stati del Golfo e delle installazioni militari statunitensi lì presenti. Queste immagini finiscono successivamente in Iran. Allo stesso tempo, esiste una chiara correlazione tra le immagini satellitari russe di questi siti e gli attacchi iraniani - sia prima degli attacchi, in preparazione di essi, sia dopo -, per valutare i danni causati". Lo denuncia su X il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, ricordando che "il 19 e il 20 luglio, quattro basi aeree sono rientrate nell'area di interesse dei satelliti russi: due in Bahrain, una in Giordania e una in Kuwait. Lo scopo è evidente. Nessuno di noi nel mondo dovrebbe chiudere un occhio davanti a un fatto molto semplice: il male cerca sempre modi per peggiorare le cose e diffondersi ulteriormente. La Russia e anche questa guerra devono essere fermate".     Il leader ucraino annuncia poi che Mosca "vuole ricevere altri 30.000 soldati dalla Corea del Nord", annunciando che Pyongyang "sta anche preparando il trasferimento di ulteriori lanciatori per missili balistici alla Russia". Si tratta per Zelensky di una "minaccia non solo per l'Ucraina. La Russia sta aiutando la Corea del Nord a imparare come condurre la guerra, a migliorare le sue armi e a ottenere esperienza reale di combattimento nell'usarle. Tutto questo rappresenta una minaccia per chiunque in Asia sia nel raggio d'azione dei missili nordcoreani".     Il capo dello Stato ucraino avverte infine del rischio che corrono le "imprese agricole e gli impianti di produzione del pane" a causa dei raid russi. 


sabato 25 luglio 2026

Minori a rischio

[Se una donna vi dice “5 minuti e scendo” vuol dire che tra 5 minuti scenderà. È inutile citofonare ogni mezz’ora. ceciliaseppia, Twitter] Almeno 100.000 bambini in Libano potrebbero ritrovarsi senza scuola all'inizio del prossimo anno scolastico, a meno che non vengano intraprese misure urgenti prima di settembre per riparare e ripristinare le scuole danneggiate dal recente conflitto. Lo scrive l'Unicef in un comunicato, citando uno studio del governo locale. L'analisi ha rilevato che 340 scuole pubbliche, private e per l'istruzione e la formazione tecnica e professionale hanno subito danni, tra cui 17 scuole che sono state completamente distrutte.     La valutazione è stata elaborata con il supporto tecnico dell'Unicef. I danni interessano molte delle province più colpite dal conflitto, tra cui Nabatiyeh, il Libano meridionale, la Bekaa, Baalbek-Hermel, Beirut e il Monte Libano. "Le scuole sono molto più che semplici edifici", ha dichiarato Marcoluigi Corsi, rappresentante dell'Unicef in Libano. "Sono luoghi in cui i bambini imparano, si sentono al sicuro e iniziano a riprendersi dalla crisi. Sono necessari investimenti urgenti per ripristinare le scuole danneggiate e garantire che i bambini possano tornare a studiare senza ritardi".     I risultati emergono dopo anni di ripetute interruzioni dell'istruzione dei bambini in Libano, causate da crisi e conflitti che si sono susseguiti senza sosta. Per molti bambini, sostiene l'Unicef, un'altra interruzione prolungata dell'apprendimento comporterebbe conseguenze durature per la loro istruzione, il loro benessere, la loro salute mentale e le loro opportunità future. La mancanza di accesso all'istruzione aumenta inoltre la loro vulnerabilità ai rischi legati alla protezione, quali i matrimoni precoci e il lavoro minorile.     "Sono appena tornata dalla Siria.     Scriverlo oggi non è scontato", afferma Arianna Martini, presidente di Support and Sustain Children. "Chi arriva in Siria può ripartire. Le persone che vivono lì, invece, convivono ogni giorno con l'incertezza. È questa la normalità che affrontano. Per questo continuiamo a lavorare affinché la speranza si traduca in interventi concreti." Nel corso della missione sono stati visitati i cantieri del progetto Espero, che sostiene giovani donne ingegnere siriane nello sviluppo di iniziative imprenditoriali e sociali. Le beneficiarie stanno realizzando un centro per bambini, una fattoria e una piccola attività di setacciatura, con l'obiettivo di creare opportunità di lavoro e servizi per le rispettive comunità. La delegazione ha inoltre seguito i casi medici sostenuti dall'associazione, visitato l'Help Point e organizzato distribuzioni di aiuti destinate agli orfani e alle famiglie più vulnerabili. Particolare attenzione è stata dedicata ai bambini ustionati o feriti da mine e ordigni esplosivi, che continuano a necessitare di cure specialistiche e percorsi riabilitativi. Durante la missione è stato avviato anche Karuna, un progetto di sostegno psicologico e psicosociale rivolto alle donne siriane. Il percorso accompagnerà madri e vedove nell'elaborazione dei traumi della guerra, affinché possano diventare, a loro volta, punti di riferimento per altre donne dei propri villaggi, con il supporto di professionisti italiani e del team locale. “La ricostruzione non riguarda soltanto edifici e infrastrutture”, conclude Arianna Martini. “Riguarda soprattutto le persone. I bambini che devono poter tornare a vivere la loro infanzia e le donne che ogni giorno tengono unite le proprie famiglie. Investire su di loro significa costruire le basi di una pace duratura e di un futuro possibile”. Support and Sustain Children è un'organizzazione di volontariato indipendente che opera in contesti di guerra e di grave vulnerabilità, offrendo assistenza umanitaria, sanitaria e sociale a famiglie, bambini e adolescenti colpiti dai conflitti, dalla povertà estrema e dalle crisi umanitarie. L'associazione è presente in Siria fin dall'inizio del conflitto. In questi anni ha preso in carico bambini feriti, malati, orfani e profondamente segnati dalla guerra. Molti non hanno accesso alle cure mediche, altri convivono con traumi psicologici o con le conseguenze permanenti delle esplosioni. 

    

Milei&Donaldo contro Lula

[L'essenza dell'ottimismo non è soltanto guardare al di là della situazione presente, ma è una forza vitale, la forza di sperare quando gli altri si rassegnano, la forza di tenere alta la testa quando sembra che tutto fallisca, la forza di sopportare gli insuccessi, una forza che non lascia mai il futuro agli avversari, il futuro lo rivendica a sé. D. Bonhoeffer] Il presidente argentino Javier Milei è arrivato in Brasile per partecipare alla convention del Partito Liberale (Pl) a San Paolo e sostenere la candidatura presidenziale del senatore Flávio Bolsonaro, figlio dell'ex capo dello Stato Jair Bolsonaro. La visita, riferisce il quotidiano argentino Clarín, assume un forte valore politico in vista delle elezioni brasiliane del 4 ottobre e punta a rilanciare la campagna del principale sfidante del presidente Luiz Inácio Lula da Silva, segnata negli ultimi mesi da tensioni interne, scandali e da un calo nei sondaggi.     Milei non potrà incontrare Jair Bolsonaro, agli arresti domiciliari per la condanna legata al tentato colpo di Stato contro Lula: il giudice della Corte Suprema (Stf) Alexandre de Moraes ha negato l'autorizzazione alla visita. Durante la missione, il presidente argentino sarà ricevuto dal governatore di San Paolo Tarcísio de Freitas e parteciperà alla convention del Pl che domani proclamerà ufficialmente Flávio Bolsonaro candidato della destra verde-oro. Il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva ha difeso la necessità di Forze armate "ben preparate e addestrate" e di una maggiore capacità di difesa nazionale, affermando che nel mondo ci sono "pazzi che vogliono fare la guerra", in un'apparente allusione al presidente statunitense Donald Trump. Lula ha parlato con i media locali durante una visita allo stabilimento della società brasiliana di difesa Avibras Aeroco, a Jacareí, nello Stato di San Paolo, insieme ai vertici delle Forze armate e a diversi ministri del governo.     "Ci piace la pace e il carnevale, ma abbiamo 8,5 milioni di chilometri quadrati di territorio, non sappiamo quante ricchezze di terre rare possediamo e abbiamo la più grande foresta del mondo. Per questo la difesa è una cosa seria", ha dichiarato Lula, sottolineando la necessità di Forze armate "con armamenti e conoscenze scientifiche" per non permettere che "nessuno metta il naso nel nostro Paese".     Il presidente brasiliano ha inoltre ricordato la Guerra della Triplice Alleanza (tra il 1864 e il 1870), sostenendo che "un bel giorno il Paraguay decise di invadere il Brasile". La ricostruzione di Lula è stata contestata però in Paraguay, dove i media locali hanno sottolineato il ruolo dell'intervento militare brasiliano in Uruguay all'origine della crisi.     La visita è servita anche a ribadire il sostegno del governo alla ripresa delle attività di Avibras, produttrice di sistemi lanciarazzi e missili e uno dei principali fornitori delle Forze armate brasiliane. 

Il peggio con Roggero

[La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro. Leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare. Arthur Schopenauer] Elon Musk dalla parte di Mario Roggero: il patron di Tesla ha espresso su X il suo sostegno al gioielliere attaccando la magistratura italiana. Rispondendo al post di un utente del social che esprimeva indignazione per la sentenza di condanna emessa contro il gioielliere, Musk ha scritto che "si tratta di una follia! Il giudice e il pubblico ministero in questo caso sono coloro che meritano questa condanna". Un flash mob davanti al Palazzo di giustizia di Torino per chiedere il differimento dell'esecuzione della pena nei confronti di Mario Roggero e una rapida valutazione della richiesta di grazia. La Lega non molla la presa sul caso Roggero e, in un costante pressing costellato da diverse iniziative, annuncia il deposito di un provvedimento, a prima firma Claudio Borghi, che punta a modificare la legge sulla legittima difesa, integrando quanto previsto dall'articolo 52 del codice penale. In sostanza, si tratta di una proposta di legge che prevede la non punibilità di "qualsiasi reazione" nella immediatezza di una aggressione a mano armata in casa o in negozio "indipendentemente dalla proporzionalità dei mezzi usati, dalla persistenza del pericolo e dalla natura strettamente difensiva della condotta". Questo testo di fatto scagionerebbe chi come il gioielliere piemontese ha agito al di fuori del suo negozio, in condizioni non ritenute compatibili con la norma attuale sulla legittima difesa. È  lo stesso Borghi a spiegare sui social alcuni aspetti delle misure depositate tra cui il fatto che Roggero, qualora si ottenesse il via libera delle camere, sarebbe immediatamente libero per effetto del principio della retroattività illimitata dell'abolizione del reato. E senza bisogno - aggiunge - di chiedere nulla a Mattarella'. È  quanto basta per scatenare l'ira delle opposizioni ma anche i forti dubbi di Forza Italia che fa parlare il capogruppo alla Camera Enrico Costa inquadrando la situazione in questi termini: "Riteniamo che un legislatore scrupoloso non debba assumere decisioni sull'onda emotiva dei fatti di cronaca. Lo Stato di diritto richiede norme scritte con equilibrio e ponderazione, destinate a durare, e non estemporanee reazioni a vicende di rilievo mediatico. Consiglierei di evitare fughe in avanti, peraltro su un tema già ampiamente dibattuto in Parlamento nelle precedenti legislature". Se non è una bocciatura, poco ci manca mentre Matteo Salvini prosegue nella sua battaglia per accelerare i tempi della scarcerazione del gioielliere, coinvolgendo Giulia Bongiorno e Simonetta Matone e confortato dalle parole della premier Giorgia Meloni che si fa avanti e parla di un problema di 'proporzionalità della pena', rivendicando l'iniziativa affinché il Guardasigilli si attivasse sul tema della grazia. E proprio la grazia è rappresenta un tema caldissimo per il Carroccio che ha anche aperto una petizione online arrivata già a 120 mila adesioni, raccontano fonti ufficiali del partito. Le opposizioni attaccano a testa bassa. "La destra sta facendo sciacallaggio sul caso del gioielliere dove non c'entra nulla la legittima difesa. In realtà qui si sfornano decreti sicurezza su decreti per coprire il fallimento del Governo sulla sicurezza", rimarca il leader del M5S Giuseppe Conte.  "Matteo Salvini ha deciso di trasformare Mario Roggero in un detenuto privilegiato visto che per il secondo giorno consecutivo è andato a trovarlo in carcere. Non so quante altre centinaia di detenuti, condannati a pene anche più pesanti e per casi non meno clamorosi, potranno godere delle stesse premure del leader leghista. Quanto all'intenzione di volerlo candidare alle prossime politiche, si può solo osservare che a Salvini evidentemente non è bastata l'esperienza con Vannacci", aggiunge Osvaldo Napoli di Azione. "Le sentenze definitive si rispettano. In uno Stato di diritto non si possono trasformare le decisioni della magistratura in una campagna di propaganda politica, come stanno facendo Giorgia Meloni e la destra sul caso Roggero. Alimentare l'idea che la giustizia possa essere piegata alle convenienze del momento significa spingere il Paese verso il Far West e la giustizia fai da te", rilancia Angelo Bonelli di Avs. "Salvini, per rincorrere Vannacci, propone un disegno di legge che più che legittima difesa introduce la licenza di uccidere in un delirante progetto di giustizia privata per tutti. A questo punto è sicuro che entro la prossima campagna elettorale, che è già iniziata, arriverà la proposta di reintrodurre la pena di morte nel nostro Paese", chiude Riccardo Magi di +Europa. Nel frattempo La Stampa riepiloga la vicenda delle donazioni finite sui conti esteri per sottrarre fondi alle garanzie nei confronti dei creditori. La Guardia di Finanza scrive in una nota che “Roggero chiese alla banca di credito cooperativo di Alba, Langhe, Roero e del Canavese, filiale di Gallo di Grinzane Cavour, l’esecuzione di un bonifico estero da 50 mila euro l’11 settembre 2024” a favore di altro deposito riconducibile a lui e alla moglie Mariangela Sandrone. Per questo il tribunale ha deciso il blocco conservativo di 50 mila euro: “Anche perché – si legge nell’ordinanza – ricorre anche il presupposto del pericolo nel ritardo, considerato che Roggero ha posto in essere plurimi atti volti a disperdere e non rendere aggredibili le proprie risorse patrimoniali”. In un’altra nota delle Fiamme Gialle si spiegava che Roggero il 29 marzo del 2024 si era presentato davanti al notaio Gaia Frunzio di Alba, sottoscrivendo un atto di cessione di quote di patrimonio alla moglie. “Una buona parte del suo patrimonio era stato sottratto – si legge nella seconda ordinanza – alla garanzia dei creditori”.Il Tribunale di Sorveglianza di Torino ha fissato per il 9 settembre l'udienza sulla richiesta di differimento pena nelle forme della detenzione domiciliare e il differimento facoltativo della pena in attesa della decisione sull'istanza di grazia presentata per Mario Roggero, il gioielliere condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi per l'omicidio di due rapinatori e averne ferito un terzo nell'aprile 2021.     Ieri era stato il Tribunale di Sorveglianza di Milano a fissare per il 16 settembre l'udienza sulla richiesta di differimento facoltativo della pena in attesa della decisione sull'istanza di grazia per Roggero.