giovedì 15 ottobre 2026

Al via voto estero in Israele

[Il mondo non è una fabbrica di auguri esauditi, ma è pieno di persone capaci di renderlo migliore. Tu sei una di quelle. John Green] Giornata speciale per Israele che ha iniziato a votare oggi nelle 130 missioni diplomatiche nel mondo. Sono circa 4.950 gli aventi diritto all’estero, una platea ristretta composta da diplomatici, personale delle commissioni commerciali e familiari in possesso di passaporto diplomatico, che hanno votato con 12 giorni di anticipo rispetto al giorno delle elezioni in Israele, fissato per il 27 ottobre. A spiegarlo in un briefing con la stampa all’Ambasciata a Roma è stato l’Ambasciatore Jonathan Peled. Peled ha ricordato i numeri complessivi di questa tornata: 7,33 milioni di aventi diritto su una popolazione di poco più di 10 milioni. In tutto Israele saranno allestiti 12 mila seggi, di cui 6.200 accessibili per consentire il voto ad anziani e persone con disabilità direttamente in ospedali e case di riposo. Un voto, ha spiegato, che per tradizione si svolge in un giorno feriale dichiarato festivo, principalmente nelle scuole. Entrando nel merito del sistema, l’Ambasciatore ha chiarito che si tratta di un proporzionale puro a collegio unico nazionale: non si vota il candidato ma la lista. La soglia di sbarramento è al 3,25%, che corrisponde a circa 50 mila voti per ottenere un seggio sui 120 della Knesset. A testimoniarlo, le schede mostrate da Peled: 28 bigliettini bianchi, uno per ciascuna lista in corsa. Particolare attenzione, ha sottolineato, alle procedure di sicurezza del voto. Quello diplomatico avviene in doppia busta sigillata, inviata via corriere diplomatico a Gerusalemme e aperta solo al momento dello spoglio generale, per garantirne la segretezza. La stessa procedura vale per i militari, che voteranno nelle basi, anche all’estero, nella stessa giornata del 27 ottobre. Proprio per ragioni di sicurezza anti-cyber, ha aggiunto Peled, le elezioni in Israele restano interamente manuali.  Sul piano politico, l’Ambasciatore ha indicato il baricentro della sfida: “Le elezioni sono incentrate sulla leadership di Netanyahu”. Un dato che fotografa la polarizzazione del dibattito interno. Altro è però il piano strategico, dove il Paese, ha rivendicato l’Ambasciatore, resta compatto: “Sulla sicurezza tutti d’accordo”. E interpellato sul riflesso estero di un eventuale cambio al vertice, è stato netto: “Un cambio di leadership non è di per sé un beneficio per le relazioni internazionali”, perché i rapporti si fondano su interessi e sicurezza condivisi. Quanto ai tempi, in Israele i seggi chiuderanno intorno alle 20 del 27 ottobre, con un primo exit poll immediato, che potrebbe slittare alle 22. Il conteggio finale è atteso intorno alle 4 del mattino del 28 ottobre. Solo dopo, il presidente avvierà le consultazioni con i leader di partito per affidare l’incarico di formare il governo. Chi riceve il mandato avrà 90 giorni di tempo: un periodo lungo, ha spiegato Peled, pensato per consentire la costruzione di coalizioni in un sistema estremamente frammentato. In caso di fallimento, si passa a un secondo mandato e, in ultima istanza, a un eventuale ritorno alle urne. Fino ad allora, il governo uscente resta in carica come caretaker, con poteri limitati, senza ad esempio poter approvare il bilancio annuale. Un meccanismo complesso che racconta, ha concluso Peled, la solidità di una democrazia che vota anche a migliaia di chilometri da casa, ma con le stesse regole e le stesse garanzie
   


Donaldo sempre più solo

[Non siate modesti, non siete abbastanza grandi per esserlo. Golda Meir] Donald Trump non riesce ad arrestare il calo della sua popolarità a poche settimane dalle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti. Secondo un sondaggio del Financial Times realizzato con Focaldata, il gradimento complessivo del presidente resta fermo al 34%, mentre appena un quarto degli elettori approva la sua gestione dell'economia e dell'occupazione e circa un quinto soltanto quella dell'inflazione. Oltre due terzi degli intervistati ritengono che l'economia americana stia andando nella direzione sbagliata. Il 45% degli elettori sostiene inoltre che Trump stia rendendo più difficile la vittoria dei candidati repubblicani alle elezioni di novembre. I democratici godono di un vantaggio di oltre cinque punti percentuali nelle intenzioni di voto. Secondo il Cook Political Report, il partito potrebbe conquistare tra i 9 e i 19 seggi aggiuntivi alla Camera dei rappresentanti.     La popolarità di Trump è in calo anche tra i suoi sostenitori: meno del 70% di quanti lo hanno votato nel 2024 approva oggi il suo operato, contro l'80% di maggio. Tuttavia, l'80% intende ancora votare per il candidato repubblicano nel proprio collegio. Il sondaggio registra anche una crescente insoddisfazione per la gestione del conflitto con l'Iran, approvata da meno di un quarto degli elettori, con un calo di oltre sette punti percentuali da maggio. Quasi due terzi degli intervistati vorrebbero che Washington raggiungesse un accordo il prima possibile, anziché proseguire la guerra per ottenere condizioni più favorevoli. L'indagine è stata condotta online tra il 2 e il 4 ottobre su 2.275 elettori registrati, con un margine di errore di 2,5 punti percentuali. Zohran Mamdani replica a Donald Trump nel messaggio agli italo-americani per il Columbus Day 2026: il sindaco socialista di New York anziché ricorrrere a Cristoforo Colombo come aveva fatto ieri il presidente Usa, ha evocato la figura di Vito Marcantonio, il deputato italo-americano che per sette legislature rappresentò il distretto allora italo-americano di East Harlem facendosi ripetutamente rieleggere per conto dell'American Labor Party, un 'terzo partito' ispirato all'idea che i lavoratori avessero gli stessi interessi dei padroni nel successo della libera impresa.    "Marc, come era soprannominato fu uno dei protagonisti della sinistra del Novecento: si batté per allargare la social security e i sussidi di disoccupazione per chi era rimasto escluso dal New Deal. Fu un pioniere dei diritti civili e introdusse una delle prime proposte di legge contro la discriminazione razziale in Congresso. Servì al Congresso più a lungo di qualsiasi altro parlamentare di un terzo partito del suo tempo, prova che forme diverse di politica non sono possibili ma popolari", ha detto Mamdani.     Il sindaco ha reso omaggio all'immigrazione italiana a New York ricordandone i difficili inizi: "Arrivarono qui con speranza, sogni e la fiducia nella promessa della nostra nazione, ma come molti prima di loro incontrarono difficoltà e discriminazioni. Per sopravvivere accettarono i lavori peggiori e più pericolosi, scavando i tunnel della nostra metropolitana, costruendo i ponti e lavorando sfruttati nelle fabbriche cittadine".     Ieri Trump, a meno di quattro settimane dalle elezioni di midterm, aveva fatto appello al voto degli italo-americani in nome di Colombo attaccando "i comunisti della sinistra radicale" che odiano l'esploratore e "vogliono abolire il Columbus Day".    Trump ha aggiunto che "questi squilibrati che si candidano sono tutti contro Cristoforo Colombo. Ma vi dico una cosa: resteremo qui ancora per quasi due anni e mezzo. E Colombo sarà protetto come nessuno è mai stato protetto prima". "Il 3 novembre, eleggeremo uno dei migliori e più rispettati senatori di Washington, Dan Sullivan, il vero Dan Sullivan", ha detto Donald Trump, aprendo il suo comizio a Wasilla, in Alaska, riferendosi al senatore uscente Dan S.Sullivan. Trump ha definito Dan J. Sullivan, un insegnante in pensione che si candida anche lui come repubblicano per il seggio al Senato, come "il falso Dan Sullivan" che è stato "proposto dai democratici. No, non possiamo permetterlo. È solo un imbroglio. Terribile", ha detto Trump."Lo hanno messo in lizza per confonderlo un po'. Quindi dovete ricordarvi di Dan Sullivan, il senatore repubblicano in carica", ha aggiunto.    "Sono diretto in Alaska per un grande comizio a sostegno del senatore Dan S. Sullivan, uno dei senatori migliori e più rispettati di Washington Dc, del deputato Nick Begich (un combattente fantastico e un difensore di tutto ciò che conta per l'Alaska) e di Bernadette Wilson, candidata a governatore. Purtroppo, lei si trova a competere contro due candidati minori (che aveva già sconfitto alle primarie), il che complica la situazione: ci sono tre Repubblicani in corsa contro un unico "Dumocrat" (Democratico stupido) della sinistra radicale; le sfide a tre rendono sempre difficile la vittoria... Molto ingiusto!". È quanto scrive il presidente Donald Trump.



Ancora più poveri

[Al lavoro, pensi ai bambini che hai lasciato a casa. A casa, pensi al lavoro che hai lasciato incompleto. Una tale lotta si scatena dentro di te. Il tuo cuore è lacerato. Golda Meir] La guerra in Iran e il rincaro dell’energia colpiscono soprattutto i Paesi più poveri, molti dei quali sono già fortemente indebitati. Il Fondo monetario internazionale avverte che diversi governi saranno costretti a ridurre le spese o, nei casi più gravi, a ristrutturare il debito. A lanciare l’allarme, durante gli incontri annuali del Fmi e della Banca mondiale a Bangkok, è Petya Koeva Brooks, vicedirettrice del dipartimento di ricerca del Fondo. Il problema è aggravato dall’accumulo di debito pubblico e dall’inflazione, cresciuti dopo anni di crisi economiche. Per i Paesi che non sono più in grado di sostenere il proprio debito, il Fondo monetario indica la necessità di intervenire senza ulteriori rinvii. L’allarme arriva mentre il Fmi ha rivisto leggermente al rialzo le previsioni di crescita mondiale per il 2026, al 3,1%, grazie soprattutto agli investimenti nell’intelligenza artificiale. Una crescita che favorisce le economie avanzate e i Paesi inseriti nelle filiere tecnologiche, mentre quelli più poveri e dipendenti dalle importazioni energetiche subiscono maggiormente le conseguenze della guerra. “Nei Paesi più vulnerabili, energia e alimenti rappresentano una quota molto elevata dei consumi delle famiglie. E quindi la situazione è molto, molto più difficile – spiega Koeva Brooks – ma purtroppo non c’è altra scelta. Credo che sia necessario un aggiustamento. Per alcune di queste economie, soprattutto per i Paesi a basso reddito, una raccomandazione che formuliamo da tempo è cercare di aumentare le entrate, cosa che sappiamo essere molto difficile”. “Tuttavia – prosegue – in alcuni di questi Paesi potremmo aver già superato la fase in cui il problema è soltanto la liquidità, no? E quando il debito non è sostenibile, affrontare il problema e procedere a una ristrutturazione ordinata e tempestiva è sempre meglio che aspettare, perché in futuro il costo della ristrutturazione sarà molto più alto”.  Fare il punto sulle politiche di contrasto alla povertà alimentare e proporre un cambio di passo nella filiera della solidarietà. È stato questo il tema al centro del primo “Forum sulla Povertà e l’insicurezza alimentare” organizzato da Fondazione Banco Alimentare, alla presenza di Istituzioni, Imprese e Terzo Settore, durante il quale è stata condivisa una proposta strategica finalizzata ad ampliare la capacità di risposta dell’intero sistema di aiuto alimentare. Oltre il 50 per cento delle persone che necessitano di sostegno alimentare non viene ancora raggiunto dagli interventi esistenti. Dalla ricerca promossa da Fondazione Banco Alimentare ETS e svolta dal Food Sustainability Lab della POLIMI School of Management del Politecnico di Milano è emerso che il sistema degli aiuti alimentari contribuisce in maniera significativa al bisogno, potendo assicurare un pasto al giorno al 44% alle persone indigenti. Resta tuttavia un importante Gap da colmare, stimato nel 56% delle persone in condizioni di povertà assoluta.  Dall’analisi svolta dalla POLIMI School of Management del Politecnico di Milano è risultato che le donazioni realizzate in un anno dalle imprese possono coprire il 22% della domanda di aiuti alimentare (circa 458 milioni di pasti in un anno); la copertura assicurata dalla Carta DAT è stimata pari al 14% (289 milioni di pasti-anno) e dal sistema FSE+/FN pari al 8% (159 milioni di pasti-anno). La filiera Donazioni è caratterizzata da un costo contenuto ed elevata copertura, permettendo al costo unitario per un pasto di essere pari a 0,60 Ç-pasto, più basso rispetto al prezzo di acquisto che avrebbe nel mercato finale (2,35 Ç-pasto) – e anche ai 2,12 Ç-pasto richiesti da Carta DAT e ai 1,71 Ç-pasto del programma FSE+/FN.  Rafforzare la filiera delle donazioni può contribuire in modo particolarmente efficace ad ampliare l’accesso al cibo, liberando risorse da reinvestire nel sistema di aiuto alimentare. Dato l’impatto relativamente contenuto della donazione sui conti pubblici, c’è infatti spazio per introdurre ulteriori misure per rendere la donazione, in particolare di prodotti standard, ancora più conveniente.   L’introduzione della donazione di prodotti standard non intende sostituirsi alle misure esistenti, ma integrarsi in una visione d’insieme. Restano infatti centrali gli strumenti di sostegno diretto (come la Carta DAT) e, soprattutto, i finanziamenti garantiti al Fondo Sociale Europeo Plus (FSE+) e al Fondo Nazionale, che costituiscono oggi la spina dorsale della distribuzione degli aiuti alimentari e che necessitano di essere mantenuti e rafforzati.  Colmare il divario residuo richiede dunque di irrobustire e ottimizzare tutte le filiere, sostenendo anche la capacità logistica e organizzativa del Terzo Settore per gestire volumi maggiori di aiuti alimentari.  Dall’indagine condotta da PrismaStat – presso le Organizzazioni Partner Territoriali (mense per i poveri, case-famiglia, comunità per i minori, centri d’ascolto, unità di strada, etc) convenzionate con Banco Alimentare, emerge un identikit della povertà alimentare oggi in Italia: sempre più famiglie con figli e lavoratori che, pur avendo un’occupazione, non riescono a far fronte alle spese quotidiane. Le famiglie con minori sono tra i beneficiari più presenti per il 77% delle organizzazioni, seguite dai lavoratori a basso reddito (56%), dalle persone straniere (51%) e dagli anziani soli (36%).  La ricerca fotografa anche la classifica degli alimenti più richiesti e di quelli che il sistema degli aiuti fatica a garantire. Tra questi l’olio d’oliva, caffè, formaggi stagionati, carne fresca, latticini e uova. Un dato significativo è che, se il 67% delle organizzazioni giudica positivamente la qualità degli alimenti ricevuti, appena il 39% è soddisfatto della varietà dei prodotti disponibili.  C’è poi un aspetto economico interessante: il 62% delle organizzazioni deve ricorrere anche ad altre fonti di approvvigionamento e, tra queste, il 66% acquista direttamente parte degli alimenti necessari, sostenendo costi che potrebbero altrimenti essere destinati ad altre attività di sostegno. Da qui una delle indicazioni più importanti della ricerca per il mondo delle imprese: affiancare al recupero delle eccedenze, anche donazioni programmate dei prodotti maggiormente necessari per rendere gli aiuti più efficaci e alleggerire i costi della rete territoriale.  Per superare queste criticità e consolidare l’intero sistema di aiuto alimentare, Fondazione Banco Alimentare ETS ha presentato una proposta che individua alcune leve strategiche fondamentali come il potenziamento della Legge 166/2016 per adeguarla ai nuovi scenari, il rafforzamento della leva fiscale a sostegno delle imprese donatrici e alcune misure di supporto alla logistica e ai trasporti per sostenere l’operatività quotidiana degli enti del Terzo Settore. 


Pappagallo Elon

[Avere 70 anni non è peccato. Golda Meir] Starshield in Motion, la versione militare del sistema di comunicazione satellitare americano Starlink, ha ripreso a funzionare. Lo sostengono fonti del ministero della Difesa ucraina sentite da Ukrainska Pravda. "A partire da ora, il lavoro di Starshield è ripreso e continua (a migliorare), lo stiamo registrando in base ai rapporti delle unità", affermano le fonti aggiungendo che "il ministero della Difesa sta inoltre continuando a comunicare per chiarire tutte le ragioni e le circostanze delle restrizioni di ieri". L'Ucraina "riprenderà gli attacchi alle raffinerie petrolifere russe". Lo ha detto il presidente Volodymyr Zelensky in un'intervista al Financial Times, esprimendo la propria rabbia per la "pericolosa" interruzione della condivisione di informazioni di intelligence da parte degli Stati Uniti, nonché per il contemporaneo indebolimento del servizio internet satellitare Starlink di SpaceX. "Lo stop (agli attacchi alle raffinerie) è finito. Abbiamo chiuso", ha detto Zelensky al Financial Times. Nessuna tregua in Ucraina, tantomeno energetica, nonostante gli annunci di Trump. E Zelensky appare sempre più preoccupato dal riavvicinamento del tycoon a Putin per l'accordo sul gasolio per il quale sembrerebbe disposto a rifiutare a Kiev le informazioni di intelligence vitali alla sua difesa aerea. "Questa non è la parte giusta della storia", afferma Zelensky dicendo di sentirsi "tradito". L'amministrazione Trump sta valutando la possibilità di allentare le sanzioni sulle navi della cosiddetta 'flotta ombra' che hanno trasportato petrolio e prodotti petroliferi da Paesi come Russia, Iran e Venezuela, nel tentativo di ridurre i costi di trasporto globali che hanno raggiunto livelli record. Lo afferma un funzionario Usa, scrive Reuters. I nuovi colloqui si concentrano sulla possibilità che gli Usa consentano il transito di 'petrolio legale' su navi precedentemente sanzionate. Ciò riguarda greggio o prodotti petroliferi non soggetti a sanzioni, anziché petrolio russo e iraniano, oggetto di misure punitive.  Gli Stati Uniti hanno proposto ai paesi europei di sbloccare alcuni asset sovrani russi, congelati in seguito all'invasione dell'Ucraina da parte della Russia, e di trasferirli in un veicolo finanziario sotto la supervisione di Washington, nel tentativo di rilanciare i negoziati di pace.    Lo riporta il Financial Times citando alcune fonti, secondo le quali l'idea è stata ventilata nel corso della riunione della scorsa settimana a Miami fra i negoziatori americani, ucraini e funzionari di Francia, Germania, Regno Unito, Unione Europea e Nato. I delegati europei hanno respinto il piano. Sospette anche le limitazioni al sistema militare di Starlink che nella notte avrebbero compromesso le capacità di difendersi dai raid di Mosca: colpiti edifici civili a Kiev e Lutsk con morti e feriti. 'È un grande errore, morirà gente', ha avvertito ancora Zelensky. "Questo massacro continuerà. È ora che Zelensky se ne vada". Lo scrive su X Elon Musk. Il fondatore di SpaceX, ritiene che sia giunto il momento per il leader ucraino di dimettersi, in un contesto di crescenti tensioni legate alla guerra e all'uso del servizio Starlink. La dichiarazione di Musk giunge in risposta a un post su X che commentava un'intervista rilasciata da Zelensky al giornalista britannico Piers Morgan. Il post suggeriva che la sua principale preoccupazione fosse la fine della guerra e lo svolgimento delle presidenziali. Musk ha risposto direttamente: "Questo massacro continuerà. È ora che Zelensky se ne vada".


Evviva il caffè

[Ecco il mio segreto. È molto semplice: si vede solo con il cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi.Antoine de Saint-Exupery]  Dietro quel gesto quotidiano e rassicurante con cui milioni di persone iniziano la giornata si muove una complessa macchina economica, sociale e umana che ha visto 1/o ottobre 2026   il suo primo tributo globale alla sede Fao di Roma.    La ricorrenza punta a valorizzare una filiera che va ben oltre il piacere del palato e che nel solo 2024 ha mosso oltre 11 milioni di tonnellate di prodotto per un valore commerciale che ha sfondato il tetto dei 34 miliardi di dollari.    Soprattutto, la giornata intende dare voce a quei 25 milioni di piccoli agricoltori e alle loro famiglie che costituiscono il cuore pulsante del settore, celebrando un patrimonio di tradizioni, saperi e cooperazione internazionale che sostiene l'intero percorso dalla pianta alla tazzina.    Un'attenzione quanto mai urgente, dal momento che la filiera si trova oggi a navigare in acque turbolente tra la volatilità del mercato e i colpi di coda del cambiamento climatico. Le recenti anomalie legate a fenomeni come El Niño hanno infatti mostrato tutta la fragilità delle principali regioni produttrici del pianeta, rendendo prioritario un cambio di passo verso modelli sostenibili di produzione e consumo.    Lanciata nel 2015 dall'Organizzazione Internazionale del Caffè (Ico), la Giornata è stata ufficialmente riconosciuta dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 marzo 2026, a seguito di una proposta adottata dalla Conferenza Fao nel 2025.    L'agenzia, in stretta collaborazione con l'Organizzazione Internazionale del Caffè (Ico), guiderà così un percorso annuale di sensibilizzazione per trasformare una semplice pausa caffè in un atto di responsabilità e sostegno verso le comunità che la rendono possibile.


Elezioni col botto

[Grazie a dio il popolo ebraico non ha più bisogno di chiedere misericordia. Golda Meir] A distanza di quasi un anno, gli ospedali parzialmente operativi sono 20, ma nessuno di essi funziona a pieno regime. A rilevarlo è un nuovo rapporto dell'organizzazione Physicians for Human Rights Israel (Phri) che esamina la situazione del sistema sanitario di Gaza a un anno di cessate il fuoco iniziato nell'ottobre dello scorso anno, rilevando che le condizioni sono migliorate solo marginalmente. Lo riporta il Times of Israel. Nell'ottobre 2025, Gaza disponeva di 103 posti letto in terapia intensiva. Il rapporto indica che, entro il luglio 2026, tale numero è aumentato di una sola unità, raggiungendo quota 104. Il documento segnala inoltre che i pazienti a Gaza hanno continuato a morire in attesa di evacuazione medica: secondo il ministero della Salute di Gaza (gestito da Hamas), tra l'ottobre 2023 e il 2 luglio 2026 almeno 1.570 pazienti sono deceduti mentre attendevano di essere evacuati per ricevere cure; tra questi figurano 505 malati di cancro e almeno 264 bambini.  "La scorsa settimana Benjamin Netanyahu ha parlato con il presidente Trump della possibilità di riprendere la guerra contro l'Iran. Funzionari americani si sono detti colpiti dall'interesse di Netanyahu a riprendere gli attacchi contro l'Iran prima delle elezioni. Una delle ragioni addotte dal premier israeliano per giustificare la necessità di lanciare l'operazione erano i preoccupanti nuovi passi compiuti dall'Iran nel campo nucleare". Lo riferisce Channel 12. Infine, sul fronte mediorientale, il presidente americano, senza fornire ulteriori dettagli, ha detto che gli Stati Uniti decideranno le prossime mosse nei confronti dell’Iran “molto presto”. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu terrà questa sera una riunione sulla sicurezza con la partecipazione dei  vertici della difesa. Lo riferiscono i media israeliani. Alla riunione prenderanno parte il capo dell'Idf Eyal Zamir, i direttori del Mossad e dello Shin Bet Roman Gofman e David Zini, e il ministro della Difesa Israel Katz. Secondo le stime, la discussione verterà sulle preoccupazioni israeliane sul ripristino del programma nucleare di Teheran, nonché sulla preparazione a vari scenari, tra cui un attacco a sorpresa o tentativi di sabotare le elezioni. Hezbollah ha ricevuto dall'Iran istruzioni per innalzare il proprio livello di preparazione militare in vista di una possibile ripresa dello scontro regionale che Teheran valuta come vicina. Lo riporta Channel 12 citando fonti libanesi sulla stampa araba, in particolare il portale emiratino Aram News. Secondo quanto riportato, Hezbollah starebbe adottando un nuovo modello operativo basato sulla dottrina iraniana della 'difesa a mosaico', distribuendo le responsabilità militari tra unità diverse, riducendo la dipendenza dalla catena di comando centrale per garantire la continuità operativa anche in caso di mancanza di istruzioni dai vertici. L'Iran punta a garantire che i suoi alleati regionali possano continuare a operare anche nel caso in cui i propri centri di comando siano colpiti. Secondo le fonti tuttavia non ci sono segnali che Hezbollah disponga di capacità militari maggiori rispetto a prima delle perdite subite negli ultimi tre anni di conflitto con Israele. Il report arriva sullo sfondo delle minacce del ministro della Difesa Israel Katz, in visita ieri in Libano, secondo cui ''se Hezbollah si unirà all'Iran in un attacco contro Israele, riceverà un duro colpo e perderà ulteriori territori nel sud del Libano''. Gadi Eisenkot, principale sfidante del primo ministro Benjamin Netanyahu alle prossime elezioni in programma in Israele il 27 ottobre, ha promesso di porre fine al dominio di Hamas a Gaza qualora dovesse essere eletto.“Anche dopo tre anni, gli obiettivi della guerra non sono ancora stati raggiunti. Su tutti i fronti, le minacce rimangono. Si tratta di un’incapacità di capitalizzare i risultati militari conseguiti”, ha dichiarato. “Hamas sta ricostruendo le proprie capacità militari, riaffermando la propria presenza nella Striscia di Gaza e tentando di compiere attacchi terroristici contro di noi. Si tratta di un ritorno alla politica che privilegia la permanenza di Hamas al potere nella Striscia di Gaza. Un fallimento clamoroso del governo israeliano”. “Mai a un governo israeliano era stato concesso un tale margine di manovra e una tale legittimità – da parte dell’opinione pubblica e del mondo intero – e mai, al contempo, un governo aveva subito un fallimento strategico così clamoroso”. “Oggi prendo un impegno pubblico: dal momento in cui entrerò nell’ufficio del Primo Ministro, entro 18 mesi Hamas non governerà più la Striscia di Gaza. Questo sarà un obiettivo ufficiale del governo che guiderò”.“Ciò avverrà o attraverso iniziative basate sul piano del Presidente Trump, accettato dal governo di Netanyahu, o mediante l’impiego di capacità militari e operative che faranno leva su ingegno e creatività. Azioni che porteranno alla distruzione dell’ala militare di Hamas”. 


mercoledì 14 ottobre 2026

La Cia preoccupata

[Si cresce tacendo, chiudendo gli occhi ogni tanto, si cresce sentendo d'improvviso molta distanza da tutte le persone.Dal libro "Non ora non qui"] Donald Trump nega pubblicamene che gli Usa vogliano interrompere la condivisione di informazioni di intelligence con l'Ucraina ma l'idea è attivamente discussa all'interno della Casa Bianca: lo scrive Semafor citando un funzionario dell'amministrazione. "Trump è piuttosto infuriato.     Potrebbe ordinarlo", ha detto il funzionario dell'amministrazione aggiungendo che il direttore della Cia John Ratcliffe è contrario all'idea.Il capo della Cia ha condiviso privatamente con Mosca le sue "cupe" valutazioni sulla situazione della Russia nella guerra in Ucraina, esortando i russi a raggiungere un accordo prima che la loro situazione militare ed economica peggiori. Lo riporta il New York Times citando alcune fonti, secondo le quali Ratcliffe ha trasmesso il suo messaggio al capo dell'intelligence russa e non ha minacciato alcuna conseguenza qualora Vladimir Putin decidesse di ignorare le sue valutazioni e continuare con il conflitto. La base aerea russa Engels-2 nell'oblast di Saratov è stata colpita da droni ucraini nella notte. Lo riferiscono - come riporta il The Kyiv independent - alcuni canali di informazione russi su Telegram. Foto e video pubblicati sui social media dai residenti locali mostrano un incendio nella base aerea. Inoltre alcuni droni sono stati avvistati sopra la città di Engels. Sono state segnalate esplosioni e interruzioni di corrente diffuse.     Situata a quasi 600 chilometri dalla linea del fronte ucraina, la base aerea di Engels ospita il 184/o Reggimento di aviazione da bombardamento pesante e il 121/o Reggimento di aviazione da bombardamento pesante. Al suo interno sono custoditi bombardieri strategici russi utilizzati per attacchi aerei, tra cui il Tupolev Tu-95 , il Tupolev Tu-22 e il Tupolev Tu-160.