giovedì 12 marzo 2026

Fuga da Erbil

[Ani ohev otach-Ti amo detto da un uomo a una donna] “Abbiamo appena concluso una riunione con l’ambasciatore in Iraq e il console a Erbil”, ha dichiarato in un punto stampa alla Farnesina il ministro degli Esteri Antonio Tajani, ribadendo che “stiamo riducendo la presenza del personale sia in ambasciata a Baghdad che a Erbil per ragioni di sicurezza”. Alla riunione, ha specificato Tajani, erano presenti anche “la Difesa e la Presidenza del Consiglio”, ed è stato un momento per fare il punto sull’area del Golfo. “Ci sono stati attacchi ad Abu Dhabi, a Dubai, Kuwait”, ha illustrato Tajani, ribadendo che “Hormuz è chiuso”. Tredicesimo giorno della guerra in Iran, che infiamma tutta la regione mediorientale, la base italiana ad Erbil, nel Kurdistan iracheno, è stata colpita da un missile nella notte, i militari, rifugiati nel bunker, stanno tutti bene. Teheran continua a rispondere agli attacchi israelo-americani colpendo obiettivi in tutti i Paesi del Golfo e tenendo sotto stacco il traffico navale nello Stretto di Hormuz. Israele continua a colpire Hezbollah Libano e la risposta sono ondate di missili. Il petrolio vola e si smobilitano le riserve. Mentre il presidente Trump resta ottimista: l’Iran è vicino alla sconfitta. "Il regime iraniano sta lanciando missili su Gerusalemme, uno di questi ha colpito a poche centinaia di metri dalla Città Vecchia, dal Muro del Pianto, dalla Moschea di Al-Aqsa e dalla Chiesa del Santo Sepolcro". Lo scrive su X il ministero degli Esteri israeliano postando il video del luogo colpito dall'ordigno iraniano."Proteggere le vite e la sicurezza dei fedeli viene prima di tutto. Ecco perché la preghiera in tutti i luoghi sacri è stata temporaneamente sospesa", aggiunge il messaggio.   L’aeronautica militare israeliana ha lanciato una nuova ondata di attacchi aerei su larga scala a Teheran. L’esercito afferma che gli attacchi hanno come obiettivo siti del regime iraniano. Dopo gli attacchi, i soccorsi sono intervenuti tra le macerie in un quartiere residenziale nella parte orientale della capitale iraniana che è stato duramente colpito. Poco prima, l’Iran aveva dichiarato di aver effettuato attacchi missilistici contro Israele congiuntamente al suo alleato libanese, Hezbollah.


Stop stretto di Hormuz

[Hi ahuvati - Lei è la mia amata.] Il figlio del presidente Masoud Pezeshkian ha affermato che il nuovo leader Mojtaba Khamenei è salvo nonostante sia rimasto ferito durante i raid americani-israeliani. Yousef Pezeshkian ha scritto sul suo canale Telegram: "Ho saputo dell'infortunio del leader e ho contattato alcuni amici che avevano contatti e mi hanno detto che sta bene e che non ci sono problemi". Sebbene le autorità abbiano mantenuto il silenzio sulla questione e non abbiano rilasciato alcuna dichiarazione sul motivo per cui non abbia tenuto alcun discorso, come è consuetudine, dopo la sua elezione a leader alcuni giorni fa, notizie non ufficiali circolate sui social media negli ultimi giorni hanno affermato che Khamenei è stato ricoverato al Sina Hospital, con gravi ferite alla gamba e all'addome, dopo essere stato preso di mira insieme alla sua famiglia durante gli attacchi USA-Israele del 28 febbraio, durante i quali suo padre, il defunto leader Ali Khamenei, e alcuni membri della famiglia sono stati uccisi. L'intensificarsi degli attacchi iraniani e la decisione del governo statunitense di sospendere le scorte militari alle petroliere che attraversano lo Stretto di Hormuz stanno sollevando la prospettiva di una chiusura prolungata che soffocherebbe le esportazioni attraverso la più importante rotta di trasporto energetico del mondo. Lo riporta il Wall Street Journal. Il blocco dello Stretto di Hormuz sta causando non solo l'interruzione del transito del greggio ma anche delle forniture di zolfo e acido solforico, essenziali per i fertilizzanti, i semiconduttori, la raffinazione del nichel e la fusione del rame (uno dei metalli più utilizzati al mondo). Lo ricorda la Bbc sottolineando che circa la metà dello zolfo globale trasportato via nave attraversa lo Stretto di Hormuz. La regione del Golfo è uno dei maggiori produttori mondiali perché lo zolfo è un sottoprodotto di un particolare tipo di petrolio, noto come petrolio greggio acido. La scorsa settimana - sottolinea il media - i prezzi in Cina, che assorbe gran parte della fornitura mondiale di zolfo, sono aumentati del 15%, secondo gli analisti delle materie prime Argus.


Unit 5101

[Il gatto è il solo animale domestico che si educa da solo a fare  i bisogni nel posto giusto e compie un lavoro ldavvero impressionante nel farlo. Joseph Epstein] L’Unità Shaldag (in ebraico "Kingfisher", Unit 5101) rappresenta l’eccellenza assoluta delle forze speciali israeliane, una vera e propria punta di diamante sotto il comando diretto dell’Aeronautica Militare israeliana (IAF). Considerata unanimemente una delle unità più elitarie delle IDF, Shaldag incarna il vertice di professionalità, segretezza e capacità operative estreme. L’unità fu fondata nel 1974, all'indomani della Guerra del Kippur dal leggendario Muki Betser, l’unità iniziò come compagnia di riserva della celebre Brigata Commando, per poi evolversi rapidamente in un’entità operativa autonoma e unica nel suo genere, integrata nell’Aeronautica. La stragrande maggioranza delle sue missioni resta classificata, avvolte nel riserbo più assoluto: incursioni clandestine in territorio nemico, designazione laser di bersagli per gli strike aerei, ricognizioni speciali a lunghissimo raggio, cattura di obiettivi strategici e operazioni ad altissimo rischio. Tra le poche imprese note al pubblico emergono perle di audacia storica: Nel 1991, durante l’Operazione Salomone, i suoi operatori garantirono la sicurezza dell’aeroporto di Addis Abeba, consentendo il ponte aereo record che portò in salvo oltre 14.000 ebrei etiopi in Israele in poche ore. Negli anni ’90, fu protagonista in Libano durante l’Operazione Accountability (1993) e l’Operazione Grapes of Wrath (1996). Nella Seconda Guerra del Libano (2006), Shaldag penetrò in profondità nel territorio controllato da Hezbollah, conducendo missioni cruciali – tra cui la famosa incursione su Baalbek – che inflissero colpi durissimi al nemico e supportarono con precisione chirurgica l’Aeronautica. Shaldag non è solo un’unità: è un simbolo di eccellenza invisibile, di operatori selezionati con criteri ferrei, addestrati fino all’estremo limite umano, capaci di operare dove nessun altro osa arrivare. Nel silenzio delle loro imprese segrete risiede la sicurezza di Israele.  Rispetto e ammirazione eterna per questi moderni "Martin pescatori" dell’ombra. La guerra del Golfo registra una nuova escalation nelle acque di Hormuz, arteria strategica del traffico commerciale internazionale. I Pasdaran hanno colpito tre navi cargo e hanno rilanciato la sfida a Stati Uniti e Israele: "Dallo Stretto non passerà un litro di petrolio, preparatevi a pagare 200 dollari per un barile". Una foto fissa, una voce femminile ferma che legge un messaggio che suona come una dichiarazione di guerra. A quasi due settimane dal raid di Usa e Israele che ha ucciso il padre Ali e gran parte della sua famiglia, la nuova Guida Suprema dell'Iran Mojtaba Khamenei si è rivolto alla nazione. Lo ha fatto quattro giorni dopo l'ufficializzazione della sua nomina, ma senza comparire di persona: il video proponeva solo la sua immagine, con un leggero sorriso accennato, accanto ad una bandiera del regime che sventolava. Non si è rivolto dal vivo agli iraniani, neanche con un audio, con un'assenza che pesa più delle parole pronunciate e solleva interrogativi sulla sua sorte e sulla stabilità del regime degli ayatollah. Mentre sullo schermo dell'Islamic Republic of Iran Broadcasting (la tv di stato IRIB) campeggiava il ritratto del secondogenito di Ali Khamenei, la speaker ha così letto un testo dai toni ultra-radicali, pieno di minacce e ultimatum che rimarca una linea di continuità assoluta con la retorica del padre. Ma priva della fisicità necessaria a legittimare il nuovo potere agli occhi del popolo e delle milizie. E dietro la scelta di non apparire si addensano nubi fitte, alimentando diverse ipotesi tra gli analisti di intelligence. La prima è che sia ancora convalescente, dopo essere rimasto ferito nel raid che ha ucciso il padre. O in operazioni successive, forse ferito ad un piede, o a una gamba e al busto, come ipotizzato da alcune indiscrezioni. Lo stesso figlio del presidente Masoud Pezeshkian aveva affermato che il nuovo leader, pur salvo, era rimasto ferito durante i raid americani-israeliani. Ma dietro l'assenza potrebbe esserci anche una strategia di sicurezza: non è un mistero che la nuova Guida Suprema sia nel mirino di Israele e Usa e il timore di nuovi attacchi mirati potrebbe aver spinto il consiglio di sicurezza a blindare il nuovo leader in un luogo segreto, evitando ogni esposizione e la possibilità che possa essere geolocalizzato.In una nazione dove l'immagine della Guida è pilastro della propaganda, il debutto senza volto di Mojtaba rischia di essere percepito come un segno di debolezza, lasciando l'Iran e la comunità internazionale in attesa di una prova di vita che confermi chi sia davvero al comando a Teheran. Per ora resta solo quel testo, diffuso anche attraverso un nuovo canale Telegram creato dal suo ufficio. 

Mare sporco

[La verità è che le istituzioni in Italia, dal governo al Parlamento, dalle forze dell'ordine alla magistratura, hanno paura di affrontare e di scontrarsi con gli estremisti islamici che si sono saldamente arroccati nelle moschee. Magdi Allam]  All’ambasciata"Il bacino del Mediterraneo è il mare più inquinato al mondo per la presenza di microplastiche.    Noi abbiamo il 7% delle microplastiche che è concentrato nell'1% di tutta quella che è la massa d'acqua che esiste sul nostro pianeta". Lo ha detto allo Steri di Palermo, Fabrizio Pepe, professore ordinario del dipartimento di Scienza della terra e del mare, dell'Università, a margine della presentazione del progetto Maestri: acronimo di Modelli previsionali di accumulo di microplastiche in aree marine costiere, effetti sulla biodiversità e strategie per ridurre l'inquinamento, progetto ideato e coordinato dall'università di Palermo che svilupperà il primo modello previsionale di accumulo di microplastiche nel Mediterraneo centrale. "Questo fa sì che questa concentrazione così elevata di microplastiche entri all'interno di quella che è la catena alimentare, perché i pesci che vivono nel sistema ingeriscono le microplastiche, che poi vengono trasferite attraverso l'alimentazione all'uomo - ha spiegato Pepe - e l'uomo non è abituato ad avere le microplastiche nel corpo. Per questo poi si generano patologie, stati infiammatori e tutto quello che ne deriva". Il modello sarà capace di descrivere, simulare e prevedere la distribuzione delle microplastiche nei prossimi dieci anni in questa area, individuando le zone costiere più vulnerabili all'accumulo e chiarendo le dinamiche che ne determinano la concentrazione. "Inseriremo tutti questi dati all'interno di simulazioni numeriche e avremo la possibilità di capire come queste microplastiche si distribuiranno nel tempo all'interno di quello che è il Mediterraneo centrale" ha detto il docente. Maestri è finanziato con 1,5 milioni di euro nell'ambito del Programma Interreg Italia-Malta. Avviato a maggio 2025, si concluderà nel 2027. A guidare i lavori sono i professori Fabrizio Pepe e Gianluca Sarà e la dottoressa Marta Corradino del dipartimento di Scienze della terra e del mare dell'Ateneo palermitano in collaborazione con le università di Messina, Catania e Malta, il Cnr della Città dello Stretto e il ministero dei Lavori pubblici dell'Isola dei Cavalieri.     Carmelo Monaco, professore di Geologia strutturale e rischi geologici, all'Università di Catania, ha detto: "Creeremo delle mappe della geodiversità delle spiagge che analizzeremo: si tratta di siti nella Sicilia sud orientale, nella zona di Vendicari e Capo Passero, e di due spiagge a Malta. Ci occuperemo del prelievo di campioni, analisi dei sedimenti per riscontrare il contenuto delle microplastiche".    "Per farlo utilizzeremo dei droni di ultima generazione che abbiamo acquistato grazie ai finanziamenti del progetto e uno strumento che viene chiamato multispettrale. La risposta spettrale delle immagini mostra l'eventuale presenza di plastiche, microplastiche e macroplastiche in questi sedimenti sabbiosi", ha spiegato.    "Il progetto del programma Interreg di cooperazione trasfrontaliera Italia-Malta 2021-2027, che ammonta a un milione e 600 mila euro, coinvolge tutte e tre le università pubbliche della Sicilia, oltre al partenariato con l'Università di Malta, il Cnr italiano e un dipartimento del ministero di Malta.    L'obiettivo è contrastare l'insidiosissimo accumulo di microplastiche nel Mediterraneo: un problema chiaramente planetario che noi stiamo cercando di risolvere a livello interterritoriale", ha concluso Daniela Segreto, dirigente regionale del dipartimento regionale della Programmazione. 


martedì 10 marzo 2026

Buttanissima Italia

[Che vi piglia tutti a quanti con l’amore? Come al cinema. Tanto si sa che finisce comunque, prima o poi. Ralf Rothmann] Ministri di 20 Paesi Ue, oltre che di Norvegia e Ucraina hanno inviato una lettera alla Biennale di Venezia in merito alla partecipazione nazionale della Russia, che continua a fare discutere. E anche la Commissione Ue ha preso una posizione netta, che potrebbe sfociare anche in ripercussioni economiche per la Fondazione. “Da oltre un secolo – si legge nella missiva – la Biennale di Venezia si distingue come una delle più prestigiose espressioni di libertà artistica al mondo. Guidati dal nostro comune impegno nei confronti dei nostri comuni valori europei – libertà artistica e libertà di espressione, e rispetto della dignità umana – i nostri Paesi e i nostri artisti partecipano da tempo alla Biennale di Venezia in uno spirito di scambio culturale e di rispetto reciproco. La cultura non è separata dalle realtà che le società affrontano. Essa plasma il modo in cui le persone comprendono il mondo, ciò a cui attribuiscono valore e come scelgono di agire. Le istituzioni culturali hanno quindi non solo un significato artistico, ma anche una responsabilità morale”. “Come ha affermato l’artista di origine russa Kirill Savchenkov quando, insieme ad Alexandra Sukhareva e al curatore lituano Raimundas MalaÜauskas, si è ritirato dal Padiglione Russo nel 2022: ‘Non c’è posto per l’arte quando i civili muoiono sotto il fuoco dei missili, quando i cittadini ucraini si nascondono nei rifugi e quando i manifestanti russi vengono messi a tacere’. Purtroppo, la Russia continua a condurre la sua brutale guerra di aggressione contro l’Ucraina. Il popolo ucraino continua a combattere contro l’invasione russa, immotivata e ingiustificata, e continua a lottare per la propria sovranità e per proteggere la propria identità culturale. La guerra della Russia ha anche portato alla distruzione sistematica della vita e del patrimonio culturale dell’Ucraina. Secondo le autorità ucraine, almeno 342 artisti sono stati uccisi, mentre 1.685 siti del patrimonio culturale e 2.483 infrastrutture culturali sono stati distrutti o danneggiati. Queste cifre rappresentano non solo la perdita di strutture fisiche, ma anche il silenzio delle voci e la cancellazione della memoria culturale”, si legge ancora. “In risposta a questa aggressione in corso e alle sue devastanti conseguenze umane e culturali – prosegue la missiva – la Federazione Russa rimane soggetta a sanzioni europee e internazionali, anche in ambito culturale, imposte per la violazione del diritto internazionale e della sovranità dell’Ucraina. In questo contesto, concedere alla Russia una prestigiosa piattaforma culturale internazionale invia un segnale profondamente inquietante. Noi sottoscritti esprimiamo pertanto la nostra profonda preoccupazione per il rischio significativo di una strumentalizzazione da parte della Federazione Russa della sua partecipazione alla Biennale di Venezia, per proiettare un’immagine di legittimità e accettazione internazionale in netto contrasto con la realtà della guerra in corso della Russia contro l’Ucraina e la distruzione del patrimonio culturale ucraino, e con le sanzioni europee e internazionali. Rileviamo inoltre la natura politica del progetto associato al padiglione russo e i suoi sospetti legami con individui strettamente legati all’élite politica russa. Questi collegamenti sollevano seri interrogativi sul rischio che la diplomazia culturale statale venga presentata sotto le mentite spoglie di uno scambio artistico”.  “Per queste ragioni – conclude la lettera – noi sottoscritti ministri della Cultura e degli Affari Esteri, riteniamo che la partecipazione della Federazione Russa alla Biennale di Venezia sia inaccettabile nelle attuali circostanze. Pertanto, invitiamo rispettosamente la dirigenza della Biennale di Venezia a riconsiderare la partecipazione della Federazione Russa all’Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia”. La lettera, indirizzata al presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco, ai membri del Consiglio di amministrazione e, per conoscenza, al ministro della Cultura Alessandro Giuli, è firmata dal ministro degli Esteri tedesco, dai ministri della Cultura di Austria, Bulgaria, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Paesi Bassi, Francia, Norvegia, Grecia, Polonia, Portogallo Irlanda, Romania, Lettonia, Spagna, Lituania, Svezia, Lussemburgo e Ucraina, per il Belgio hanno firmato tre ministri. Netta anche la posizione della Commissione Ue: “Condanniamo fermamente la decisione della Fondazione Biennale di consentire alla Russia di riaprire il suo padiglione nazionale alla 61esima Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia del 2026. La Commissione Europea ha espresso una posizione chiara in merito all’illegale guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina. La cultura promuove e tutela i valori democratici, incoraggia il dialogo aperto, la diversità e la libertà di espressione e non dovrebbe mai essere utilizzata come piattaforma per la propaganda”, si legge in una nota della Commissione firmata dal vicepresidente esecutivo Virkkunen e dal commissario Micallef. “Gli Stati membri, le istituzioni e le organizzazioni devono agire in linea con le sanzioni dell’UE ed evitare di dare spazio a individui che hanno attivamente sostenuto o giustificato l’aggressione del Cremlino contro l’Ucraina. Questa decisione della Fondazione Biennale non è compatibile con la risposta collettiva dell’UE alla brutale aggressione russa. Qualora la Fondazione Biennale dovesse procedere con la sua decisione di consentire la partecipazione della Russia, prenderemo in considerazione ulteriori misure, tra cui la sospensione o la cessazione di un finanziamento UE in corso alla Fondazione Biennale”, conclude la nota. La Russia partecipa ai XIV Giochi paralimpici invernali, in corso di svolgimento dal 6 al 15 marzo 2026 a Milano e Cortina d'Ampezzo in Italia, con una delegazione composta da 6 atleti, di cui 4 uomini e 2 donne. È la prima apparizione della Russia ai Giochi paralimpici sotto la propria bandiera dal 2014.


Cocci di Vetro

[Un romanzo esprime sempre una quota di malanimo, perché costringe lo svolgersi dei fatti in una forna che nella vita si manifesta di rado. Ralf Rothmann] La Procura di Palermo ha disposto una serie di perquisizioni nelle abitazioni e negli uffici del direttore generale del Policlinico di Messina ed ex parlamentare europeo del Pdl Salvatore Iacolino. Nominato alla guida del nosocomio della Città dello Stretto la settimana scorsa, Iacolino è indagato per concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione aggravata dall'aver agevolato Cosa nostra nell'ambito dell'inchiesta che oggi ha portato all'arresto per corruzione di un dirigente regionale e di un imprenditore mafioso.    Secondo i magistrati della Dda di Palermo, guidati dal procuratore Maurizio de Lucia, il manager avrebbe messo a disposizione del boss di Favara suo compaesano, Carmelo Vetro, già condannato per associazione mafiosa, l'influenza e la rete di relazioni costruite grazie alla posizione ricoperta alla Regione come dirigente generale del dipartimento Pianificazione strategica dell'assessorato alla Salute e la sua esperienza politica, contribuendo al rafforzamento del clan di Favara.   All'ex deputato i pm contestano di aver sostenuto gli interessi economici del capomafia e di suoi uomini, come l'imprenditore Giovanni Aveni, dando loro informazioni su procedure amministrative in corso o agevolando incontri con importanti funzionari regionali come il manager dell'Asp di Messina Giuseppe Cuccì, la vicepresidente della commissione Antimafia siciliana Bernardette Grasso e il capo della Protezione civile Salvatore Cocina.    Secondo l'accusa, inoltre, Iacolino, da direttore generale della Pianficazione strategica dell'assessorato alla Salute avrebbe compiuto atti contrari ai propri doveri d'ufficio, attraverso continue sollecitazioni nei confronti dei vertici amministrativi dell'Asp di Messina su procedimenti amministrativi indicati da Vetro.    L'ex eurodeputato avrebbe poi omesso di segnalare che Vetro era stato condannato per mafia e avrebbe anzi agevolato la creazione di canali riservati con figure di vertice dell'amministrazione regionale per fargli ottenere lavori nel settore pubblico. In cambio avrebbe ricevuto finanziamenti per campagne elettorali e promesse di assunzioni di lavoratori. Avrebbe fatto avere lavori a una società di un mafioso in cambio di soldi: con l'accusa di corruzione aggravata dall'aver favorito Cosa nostra, e in particolare il boss di Favara (Ag) Carmelo Vetro, è stato arrestato Giancarlo Teresi, dirigente regionale del dipartimento delle Infrastrutture e Mobilità della Regione Siciliana. In carcere per gli stessi reati è finito anche il capomafia Agrigentino. I provvedimenti sono stata eseguiti dalla polizia.    Nell'indagine sono coinvolti tra gli altri anche il fratello di Vetro, Salvatore e Antonio Lombardo, dipendente e amministratore formale della società dell'imprenditore mafioso.    Secondo l'accusa, per anni Teresi avrebbe "asservito la propria funzione" agli interessi privati del boss di Favara, in passato condannato per mafia a 9 anni con sentenza ormai definitiva, ricevendo in cambio diverse tangenti. Solo tra marzo, luglio e agosto dello scorso anno sarebbero tre le donazioni di denaro accertate. Sotto la lente di ingrandimento degli inquirenti sono finiti i lavori per bonifiche, dragaggi, ripascimenti costieri e per il conferimento in discariche autorizzate dei sedimenti rimossi dai fondali marini commissionati dal dipartimento di Teresi per i porti di Marinella di Selinunte, Scicli-Donnalucata e Terrasini.     Teresi avrebbe sistematicamente sponsorizzato e favorito la società gestita occultamente da Vetro, la Ansa Ambiente s.r.l., che si occupa di intermediazione e commercio di rifiuti.     Il dirigente, attraverso gli accordi corruttivi, avrebbe permesso a Vetro di bypassare l'ostacolo rappresentato dalle misure di prevenzione subite e la normativa in materia di interdittiva antimafia consentendogli di svolgere di fatto l'attività imprenditoriale "in un settore delicatissimo, quale quello dei rifiuti, guadagnare denaro e prestigio negli ambienti criminali", anche alla luce dei suoi rapporti con personaggi come Giovanni Filardo, cugino di Matteo Messina Denaro. 

Emirati attaccano l’Iran

[Si può dipingere una grande tela in uno studio, ma una volta appesa al muro di un edificio sembrerà piccolissima. Faxreel] Il ministero della Difesa degli Emirati Arabi Uniti afferma che le sue difese aeree stanno "attualmente rispondendo alle minacce missilistiche e di droni in arrivo dall'Iran". Chiede a coloro che si trovano nelle vicinanze di "rispettare le istruzioni di sicurezza". Nel frattempo, il Ministero della Difesa del Qatar afferma che le forze armate hanno intercettato un attacco missilistico contro il Paese. Lo scrive la Bbc.  Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha affermato che Israele sta "spezzando le ossa" al potere iraniano dall'inizio dell'offensiva condotta congiuntamente con gli Stati Uniti dal 28 febbraio, ma che "non ha ancora finito". "Aspiriamo a portare il popolo iraniano a spezzare il giogo della tirannia, ma alla fine dipende da loro", ha dichiarato Netanyahu durante una visita a un centro di emergenza del ministero della Salute israeliano, ieri in tarda serata. "Non c'è dubbio che con le azioni intraprese finora stiamo spezzando loro le ossa - e non abbiamo ancora finito", ha aggiunto. Dopo una pausa di 10 ore, l'Idf ha rilevato un nuovo attacco missilistico balistico dall'Iran contro il centro di Israele. Si prevede che le sirene suoneranno nel centro di Israele nei prossimi minuti. Lo riferiscono i media di Tel Aviv. Tre membri dell'equipaggio indonesiani risultano dispersi dopo che il rimorchiatore Musaffah 2, battente bandiera degli Emirati Arabi Uniti, è affondato nello Stretto di Hormuz: lo annuncia il ministero degli Esteri di Giacarta in una nota. "Un sopravvissuto indonesiano è attualmente in cura per ustioni in un ospedale della città di Khasab, in Oman. Gli altri tre indonesiani sono ancora ricercati dalle autorità locali", si legge. Prima dell'affondamento, il Musaffah 2 ha subito un'esplosione che ne ha causato l'incendio: è in corso un'indagine da parte delle autorità locali.  Le autorità irachene stanno esplorando rotte alternative per esportare il petrolio del Paese, dopo che il transito attraverso lo Stretto di Hormuz è stato interrotto dalla guerra in Medio Oriente. Lo ha dichiarato all'Afp un portavoce del Ministero del Petrolio. Saheb Bazoun ha affermato che "proprio come in altri Paesi della regione, la produzione e la commercializzazione del petrolio sono state gravemente colpite, non lasciando al governo altra scelta che cercare" rotte di esportazione "alternative". L'Iraq, ha aggiunto, ha diverse spedizioni di petrolio bloccate in mare”. Gli Emirati Arabi Uniti hanno attaccato per la prima volta in Iran". Lo riferiscono i media israeliani sottolineando che l'attacco ha preso di mira un impianto di desalinizzazione iraniano. "Israele ritiene che il raid sia, per il momento, solo un segnale al regime iraniano, tuttavia, se gli attacchi di Teheran dovessero intensificarsi, esiste una reale possibilità - riferiscono i media israeliani - che gli Emirati si uniscano al conflitto in modo limitato. Abu Dhabi intanto ha annunciato che "le difese aeree hanno rilevato 17 missili balistici, di cui 16 distrutti, mentre uno è caduto in mare. Rilevati anche 117 droni, di cui 113 intercettati e 4 caduti nel territorio nazionale". Il prezzo del petrolio potrebbe arrivare a rompere presto la soglia dei 100 dollari al barile nella prossima settimana, dagli attuali 90, se perdureranno il blocco dello stretto di Hormuz e gli attacchi alla produzione e ai depositi di idrocarburi. Come sottolineano diversi analisti la guerra attuale è una delle maggiori, se non la più grande, interruzione alla produzione nella storia recente.Per Ziad Daoud di Bloomberg Economics "né l'Iran, né gli Stati Uniti e Israele stanno mostrando segnali di distensione" e il "rialzo a 93 dollari non esprime pienamente i rischi in corso" visto che, ricorda, "circa un quinto delle consegne mondiali di petrolio passa attraverso Hormuz". Per questo, rileva, il prezzo dovrebbe salire ad almeno 108 dollari al barile visto che le misure per limitare i danni, dall'utilizzo del terminal nel Mar Rosso, alle speranze di un conflitto breve, non sono "convincenti".    Salgono, alla Borsa di Riyad, i titoli della compagnia petrolifera saudita Armaco grazie all'impennata del prezzo del greggio che ha superato, venerdì, la soglia dei 90 dollari. Le azioni mettono a segno un rialzo del 5% grazie ai terminal del Mare Rosso che compensano, almeno in parte, il blocco dello stretto di Hormuz e i danni alla produzione derivanti dagli attacchi dei droni iraniani agli impianti. Due fattori che incidono più pesantemente sulle compagnie del Kuwait, del Qatar e degli Emirati Arabi le quali hanno ridotto fortemente o bloccato le loro attività. I caccia israeliani hanno colpito ieri un numero imprecisato di F-14 iraniani all'aeroporto di Isfahan: lo annuncia l'Idf. Gli F-14 erano stati acquistati decenni fa dagli Usa, prima dell'avvento della rivoluzione khomeinista, e la flotta rappresentava il pilastro della difesa aerea iraniana.    L'Idf ha affermato di aver preso di mira anche i sistemi di rilevamento e di difesa aerea dell'Iran. "Continueranno a colpire tutti i sistemi del regime terroristico iraniano in tutto il Paese e amplieranno la loro superiorità aerea", ha affermato l'esercito israeliano.     I residenti parlano di una notte di pesanti bombardamenti in tutta la città: "Sono stati presi di mira circa 40-50 obiettivi, è stato davvero terrificante", ha detto alla Cnn un abitante di Isfahan. L'uomo ha affermato che sono state colpite diverse strutture e infrastrutture, definendola un'"operazione infernale". Paesi del Medio Oriente riducono la produzione giornaliera di petrolio. Lo scrive Bloomberg. L'Arabia Saudita ha ridotto la produzione di petrolio tra 2 e 2,5 milioni di barili al giorno, mentre gli Emirati Arabi Uniti hanno tagliato la loro produzione di 500.000-800.000 barili al giorno. Anche il Kuwait ha ridotto la produzione di mezzo milione di barili al giorno, e l'Iraq di circa 2,9 milioni, aggiunge il rapporto, citando persone a conoscenza della questione.