lunedì 13 luglio 2026

Evviva Santa Rosalia

[Alle persone piace dire che ricercano la verità. A volte lo pensano davvero, ma la realtà è che desiderano il caldo abbraccio di una bugia. Laura Shepherd-Robinson] Il volto di Rosalia sulle pagine originali di un messale romano stampato a Venezia nel 1750, omaggio dell'artista Nikarte alla Patrona di Palermo: nell'opera Ex-Voto Santa Rosalia la memoria della carta antica e la forza del gesto contemporaneo convivono sulla stessa superficie, trasformando un documento storico in una nuova immagine capace di generare significati inediti e di restituire nuova vitalità alla tradizione. È uno dei lavori della mostra "Rosalia" che è stata  inaugurata il 9 luglio alle 18 negli spazi espositivi della galleria Il Casino delle Muse, in via XII Gennaio 11 a Palermo, in occasione delle celebrazioni del Festino di Santa Rosalia.    Il progetto nasce come un omaggio alla figura della Santuzza, simbolo identitario della città di Palermo, proponendo una riflessione sul rapporto tra memoria collettiva, devozione popolare e linguaggi dell'arte contemporanea. Attraverso una selezione di opere realizzate su supporti storici e materiali antichi, Nikarte sviluppa una ricerca artistica che mette in dialogo patrimonio culturale, memoria e sensibilità contemporanea. Le immagini dedicate a Santa Rosalia convivono con altre figure appartenenti alla tradizione iconografica cristiana, tra cui la Vergine Maria, San Sebastiano e San Giorgio.     "Santa Rosalia diviene non soltanto simbolo religioso, ma autentica metafora identitaria della città di Palermo, luogo d'incontro tra storia, devozione popolare e memoria collettiva - dice il critico d'arte Giuseppe Carli, curatore della mostra -.     Le opere di Nikarte ci ricordano come le immagini non appartengano esclusivamente al passato, ma continuino a vivere nel presente, trasformandosi e generando nuove possibilità di interpretazione".     La mostra sarà visitabile fino al 31 luglio nella Galleria Il Casino delle Muse dal martedì al venerdì, dalle 10 alle 13.00 e dalle 16.30 alle 19.30. 


Botero in Sicilia

[Le querce d’acqua hanno un profumo diverso da qualsiasi altro albero, e persino l’una dall’altra. Le querce d’acqua hanno persino dei nomi, proprio come me e te. Michael MacDowell] La Sicilia accoglie, ancora una volta, le opere del maestro colombiano Fernando Botero. Dopo le storiche esposizioni a Palermo alla presenza dell’artista: nel 1988 con La Corrida che inaugurò gli spazi espositivi del Real Albergo dei Poveri, e nel 2015 con la Via Crucis. La Pasión de Cristo al Palazzo Reale, un grande progetto espositivo che aprirà al pubblico il 23 luglio ad Agrigento e il 24 luglio a Palermo. La mostra, informa una nota, è promossa dal Dipartimento dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana ed è realizzata dal Parco Archeologico della Valle dei Templi di Agrigento, dal Museo Regionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Palermo, prodotta da Renaissance Exhibitions, si svolgerà in due sedi e con due titoli distinti: Fernando Botero. L’incanto del Mito, ad Agrigento, tra Villa Aurea e gli spazi esterni della Valle dei Templi, e Fernando Botero. Il peso dei sogni, a Palermo, negli spazi di Palazzo Riso, Museo d’Arte Contemporanea della Sicilia. Ma la straordinarietà dell’appuntamento, che riunisce complessivamente 37 opere tra dipinti, acquerelli, disegni e sculture, provenienti dalla Fernando Botero Zea Collection, è dettata dalla presenza sia del figlio, Fernando Botero Zea, sia del nipote, Fernando Botero Quintana, che firma con il critico d’arte Nicola Barbatelli la curatela dell’esposizione. Il progetto, dedicato ad uno degli artisti più riconoscibili e amati della scena internazionale, tanto da registrare all’inaugurazione la partecipazione in presenza dell’ambasciatrice della Colombia in Italia, Ligia Margarita Quessep Bitar, offre al pubblico un itinerario diffuso che mette in dialogo la forza universale del linguaggio boteriano con due luoghi simbolici della cultura siciliana: la memoria classica di Agrigento e la stratificazione storica e contemporanea di Palermo. Ad Agrigento la mostra Fernando Botero. L’incanto del Mito, a cura di Fernando Botero Quintana e Nicola Barbatelli, si svilupperà in due momenti complementari. A Villa Aurea, nel cuore del Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi, sarà presentato un nucleo di opere pittoriche e su carta, mentre negli spazi esterni della Valle dei Templi troverà posto una selezione di sculture. Il percorso agrigentino metterà al centro il rapporto tra forma, corpo e mito, proponendo un dialogo ideale tra le figure di Botero e l’eredità della classicità mediterranea. A Palermo, invece, la rassegna Fernando Botero. Il peso dei sogni, a cura di Fernando Botero Quintana e Nicola Barbatelli, sarà ospitata a Palazzo Riso. La mostra presenterà opere pittoriche, disegni e acquerelli, insieme alla scultura Serpente, offrendo una lettura del lavoro dell’artista colombiano centrata sul tema della permanenza della forma, della memoria e della presenza fisica dell’immagine. L’iniziativa consente di attraversare le principali direttrici della poetica dell’artista scomparso nel 2023: la monumentalità del corpo, la dilatazione dei volumi, la centralità della figura umana, la natura morta, il mito e il rapporto tra pittura e scultura. In entrambe le sedi, le opere non saranno presentate come semplice celebrazione antologica, ma come parte di un racconto unitario capace di restituire la coerenza profonda di una ricerca artistica che ha segnato l’immaginario visivo contemporaneo.


Non basta la volontà

[Di fronte alle, le persone si aprono come libri, e se il cartomante comprende il linguaggio delle anime, è in grado di leggerle, Laura Shepherd-Robinson] Avanti nel sostegno a Kiev: il presidente francese, Emmanuel Macron, riunisce oggi a Parigi il vertice della Coalizione dei Volonterosi per l'Ucraina in presenza del presidente, Volodymyr Zelensky, e di 37 Paesi aderenti all'iniziativa. Il vertice precede di un giorno la tradizionale parata militare sugli Champs-Elysées per la Festa Nazionale francese francese del 14 luglio, anch'essa incentrata quest'anno sulla difesa dell'Ucraina ed il "risveglio strategico europeo". Al vertice di questo pomeriggio all'Hotel des Invalides,storico complesso militare nel cuore della capitale francese, partecipa per l'Italia il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani mentre domani è atteso in tribuna sui Campi Elisi il presidente, Sergio Mattarella, insieme ad una trentina di capi di Stato e di governo tra cui il tedesco Friederich Merz o lo spagnolo Pedro Sanchez. Intanto, oggi pomeriggio, la riunione dei volenterosi riunirà circa 25 leader con l'obiettivo di accrescere ''il sostegno all'Ucraina e la pressione sulla Russia''.    Quella dei Volenterosi è una "coalizione di istigatori della guerra" e pertanto la Russia si appresta a seguire "molto attentamente" il loro vertice di oggi a Parigi. Lo ha detto il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov.     "Direi - ha affermato Peskov, citato dall'agenzia Interfax - che si tratta di una coalizione di istigatori di guerra. È un gruppo di Paesi che non vuole la pace, che vuole la continuazione della guerra, che si illude della possibilità di infliggere una sconfitta strategica al nostro Paese. Si tratta di una coalizione di persone che si illudono e di una coalizione che istiga la guerra".  Attacchi di droni hanno ucciso tre persone e ne hanno ferite altre cinque nella regione di Mosca, ha annunciato stamattina il governatore locale Andrei Vorobyov.    "Nella città di Pionersky in Istra tre persone sono morte e altre tre sono rimaste ferite a causa dello schianto di un drone. A Solnechnogorsk due persone sono rimaste ferite dopo che un drone ha colpito un condominio", ha scritto Vorobyov su Telegram aggiungendo che 81 droni sono stati abbattuti nella regione durante la notte. Nella Russia sudoccidentale il suo omologo nella regione di Stavropol, Vladimir Vladimirov, aveva segnalato poche ore prima un "attacco nemico" che "ha provocato un incendio nella zona industriale del villaggio di Vyazniki, nel distretto di Shpakovsky", senza vittime segnalate.    L'Ucraina ha recentemente intensificato i suoi attacchi contro la Russia, prendendo di mira in particolare le infrastrutture degli idrocarburi nel tentativo di paralizzare la capacità di Mosca di finanziare il suo sforzo bellico. La Russia, da parte sua, continua a colpire quotidianamente l'Ucraina, a più di quattro anni dall'inizio del peggior conflitto in Europa dalla Seconda guerra mondiale, che finora non ha trovato una soluzione diplomatica.   Nuovi attacchi russi con droni hanno colpito nella notte le regioni ucraine di Zaporizhzhia e Odessa, provocando feriti e danni a infrastrutture civili. Lo riferisce Rbc Ucraina citando le autorità locali. A Zaporizhzhia, secondo il capo dell'amministrazione militare regionale Ivan Fedorov, l'allarme aereo è stato diramato in serata per l'attività dell'aviazione tattica russa, seguito dalla segnalazione di una minaccia di droni. Le esplosioni hanno interessato diverse aree della città. Due donne, di 73 e 32 anni, sono rimaste ferite e sono state ricoverate in ospedale. Tra gli obiettivi colpiti anche una struttura ospedaliera. I raid hanno inoltre danneggiato facciate, finestre, balconi e tetti di edifici residenziali, oltre ad alcuni veicoli, mentre un incendio è divampato in una delle zone colpite. Nella regione di Odessa un drone ha centrato i piani superiori di un edificio residenziale nel distretto di Odessa, mentre un altro ha colpito il tetto dell'ipermercato per materiali edili Epicentr. Le autorità stanno verificando l'eventuale presenza di vittime. Le difese aeree russe hanno abbattuto nella notte almeno 342 droni ucraini in diverse regioni del Paese, oltre che sulla Crimea e sulle acque del Mar d'Azov e del Mar Nero. Lo rende noto il ministero della Difesa russo, citato dall'agenzia Tass. Secondo il dicastero, gli Uav ad ala fissa sono stati intercettati e distrutti tra le 20.00 di ieri e le 8.00 di oggi (ora di Mosca) sopra le regioni di Volgograd, Vladimir, Belgorod, Bryansk, Kaluga, Kursk, Lipetsk, Oryol, Rostov, Ryazan, Tula, Mosca e Krasnodar, oltre che sulla Repubblica di Crimea e sulla Repubblica di Adighezia. Il ministero non ha fornito dettagli su eventuali danni o vittime né informazioni su quanti velivoli siano riusciti a raggiungere gli obiettivi.   


7 cluster del caffè

[Chi causa ha la gatta, si a patrona hè matta.] Una indagine dell'Istituto Espresso Italiano mette in evidenza quanto l'espresso sia apprezzato anche dai teen-ager e l'identikit del consumatore di caffè. Sette i cluster per i vari tipi di clientela: dagli esploratori di gusto, agli esteti solitari agli energici individualisti. Per tutti il caffè al bar ha una forte componente di socialità.     Questo è il valore preponderante, oltre a vivere il piacere di gustare un prodotto di qualità. Per gli italiani caffè non è solo una bevanda, ma è un'esperienza che coinvolge i sensi, rappresenta un momento di connessione sociale e riflessione personale ed è profondamente radicato nella cultura nazionale.     L'indagine voluta dall'Istituto Espresso Italiano e condotta da Furio Camillo con Sylla ha coinvolto consumatori di diverse età (adulti e GenZ). L'espresso al bar, stando agli adulti intervistati, vale 8,6 voti su 10. Il segmento dei teen ager, pur frequentando poco il bar, il 7% ci va tutti i giorni e quasi il 15% almeno una volta a settimana. "I giovani italiani, in particolare, non cercano più solo un caffè che li svegli al mattino, ma desiderano un caffè che li faccia sentire parte di qualcosa di autentico, che trasmetta passione e tradizione.  Questo è il caffè che fa la differenza," aggiunge Alfonso Brunetti, direttore di ricerca di Sylla. Per entrambi i target, adulti e adolescenti, la qualità del caffè è il principale driver di scelta di un bar, 73,9%. Tuttavia, gli adulti attribuiscono maggiore importanza alla professionalità del barista (7 su 10), mentre i GenZ under18 preferiscono locali comodi dove trascorrere del tempo.     La ricerca ha poi evidenziato e diviso in sette cluster i vari tipi di consumatori: Gli esteti solitari - Persone che apprezzano la qualità e l'atmosfera del bar ma senza un forte coinvolgimento sociale.     I frequentatori disinteressati - Individui che frequentano il bar come parte della routine ma senza particolari legami con l'esperienza. I socializzatori pratici - Persone che vedono il bar come un luogo di socializzazione, senza dare troppa importanza alla qualità del caffè.    Gli esploratori di gusto - Individui che amano sperimentare nuove varietà di caffè e attribuiscono grande importanza alla qualità. Gli amanti della qualità riflessivi - Persone che apprezzano la qualità del caffè ma senza associarlo a energia o concentrazione. Gli energici individualisti - Persone che vedono il caffè come parte del proprio stile di vita, associato a energia e piacere personale. Gli addicted del caffè - Individui con una forte passione per il caffè, considerato parte integrante della loro cultura e stile di vita. 

Atomica Hormuz

[Era così che volevano scrivere, Katherine e Virginia. Non a “tesi”, né a “trana”. Ma andando alla ricerca di quel fremito, di quella scossa, di quel bagliore che esprime e rivela il cuore delle cose, la loro vita. Sarà De Simone] Lo Stretto di Hormuz “è più importante di decine di bombe atomiche e la Repubblica Islamica dell’Iran lo proteggerà”: lo ha affermato Mohsen Rezaee, uno dei principali consiglieri della Guida Suprema iraniana, citato dall’agenzia di stampa Isna. Gli Stati Uniti hanno colpito circa 140 obiettivi in Iran nell’ambito della terza ondata di attacchi di questa settimana, ha annunciato il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centocm) sul proprio profilo di X. “Le forze statunitensi hanno colpito circa 140 obiettivi militari iraniani con munizioni di precisione lanciate da aerei da combattimento terrestri e navali, droni e navi. Tra gli obiettivi figuravano siti missilistici e di droni iraniani, capacità navali, depositi di munizioni, reti di comunicazione e postazioni di sorveglianza costiera” si legge nel comunicato. Nel corso di questa settimana gli Stati Uniti hanno colpito oltre 300 obiettivi iraniani in tre diverse ondate di attacchi, conclude la nota. In risposta agli attacchi statunitensi condotti questa notte nel sud del Paese, l’Iran ha colpito diverse installazioni militari statunitensi in Kuwait, Qatar e Bahrein: è quanto riporta la Press TV, citando fonti dei Guardiani della Rivoluzione (pasdaran) iraniani.L’esercito iraniano ha utilizzato droni per colpire un sistema di difesa aerea Patriot, un deposito di munizioni e una stazione radar militare statunitense in Kuwait, ha riferito l’emittente. L’Iran ha inoltre colpito una stazione di comunicazione e una stazione radar militari statunitensi in Bahrein; secondo quanto riportato dalla Press Tv le forze iraniane avrebbero anche lanciato un attacco missilistico balistico contro la base aerea statunitense di Al Udeid, in Qatar. Diverse esplosioni sono state avvertite nel porto iraniano di Bandar Abbas e nell’area dell’isola di Qeshm. Lo riportano le agenzie iraniane Mehr e Fars, citate da Al Jazeera, mentre Axios parla di una nuova ondata di attacchi americani. Il governatore di Qeshm, Hossein Amir Teymouri, ha dichiarato all’agenzia IRNA che “da 10 a 11 proiettili nemici” hanno colpito l’isola. Teymouri ha precisato che tutti gli obiettivi colpiti erano militari e che non si sono registrate vittime. Poco dopo il Ministero della Difesa del Kuwait ha annunciato che tre posti di confine ed una piattaforma petrolifera offshore sono stati oggetto di “un attacco criminale” ed hanno subito “danni materiali”, in quella che potrebbe essere una rappresaglia di Teheran. Sulla piattaforma petrolifera offshore gestita dalla Kuwait Oil Company ci sarebbe anche un operaio rimasto ferito.    

domenica 12 luglio 2026

The end Washington Post

[Sbagliare è una grande libertà. Eugenio Murrali] Il Washington Post, di proprietà del miliardario Jeff Bezos, ha iniziato a licenziare centinaia di giornalisti. Il numero di licenziamenti non è stato reso noto. Secondo il New York Times, circa 300 degli 800 giornalisti saranno licenziati. Questa ristrutturazione, volta a riformare un giornale "di un'altra epoca", secondo quanto riferito dal direttore esecutivo del quotidiano, Matt Murray, "include sostanziali riduzioni di personale" e mira a "garantirne" il futuro, un lavoro ha aggiunto il direttore "difficile, ma essenziale". Murray ha illustrato i cambiamenti in una riunione online aziendale. I membri dello staff hanno quindi iniziato a ricevere email con due oggetti, che informavano della soppressione o meno del loro ruolo. Voci di licenziamenti circolavano da settimane. Il giornale ha perso abbonati in parte a causa delle decisioni prese da Bezos, tra cui il ritiro dall'appoggio alla dem Kamala Harris,  durante le elezioni presidenziali del 2024 contro Donald Trump e l'orientamento più conservatore. Su Facebook Martin Baron, ex caporedattore del quotidiano e figura di spicco del giornalismo americano ha scritto: "Questo è uno dei giorni più bui nella storia del giornale", e ha denunciato senza mezzi termini i "disgustosi tentativi di Jeff Bezos di ingraziarsi Donald Trump". Scrive  Margaret Sullivan del Guardian.  Potreste mai ereditare un raro violino Stradivari, prendervene cura per anni, e poi all’improvviso decidere di distruggerlo a martellate?  Oppure mettere le mani su un prezioso diamante, conservarlo in una scatola foderata di velluto blu, per poi buttarlo in un fiume?  Questi comportamenti incomprensibili non sono molto lontani da ciò che Jeff Bezos sta facendo al Washington Post, danneggiando in modo forse permanente uno dei più importanti quotidiani statunitensi.  Ho lavorato al Post scrivendo di mezzi d’informazione per sei anni, fino al 2022, e prima avevo sempre apprezzato il giornale. È stata un’esperienza entusiasmante che mi dato l’occasione di conoscere a fondo i lettori e la redazione. Mi si spezza il cuore vedendo la direzione in cui stanno andando le cose.  Dopo che la proprietà ha annunciato il licenziamento di 300 persone,   è chiaro che Bezos sta facendo qualcosa che dovrebbe essere impensabile, tra l’altro in un momento in cui il giornalismo solido e basato sui fatti non è mai stato così importante, negli Stati Uniti e nel resto del mondo.  Il fondatore di Amazon farebbe bene a invertire la rotta, perché può ancora salvare un grande quotidiano e forse anche la propria reputazione come padrone del giornale, una reputazione che era riuscito a costruirsi per anni prima di una strana svolta a favore di Donald Trump. Tutto è cominciato quando Bezos, apparentemente nel tentativo di proteggere i suoi altri interessi commerciali, ha bloccato la pubblicazione di un editoriale che sosteneva Kamala Harris, candidata del Partito democratico, alle presidenziali del 2024. A prescindere da ciò che si possa pensare degli editoriali schierati, la tempistica è stata pessima: il veto di Bezos, infatti, è arrivato all’ultimo minuto, poco prima delle elezioni.  Come prevedibile, centinaia di migliaia di lettori hanno immediatamente cancellato  il loro abbonamento al Washington Post, disgustati dall’evidente tentativo di adulare Trump sacrificando l’indipendenza della redazione.  La fuga degli abbonati è proseguita quando Bezos ha imposto una brusca virata conservatrice alla sezione delle opinioni. Alcuni dei migliori opinionisti del paese hanno lasciato il giornale, seguiti dalla vignettista Ann Telnaes, che aveva proposto una vignetta in cui Bezos e altri miliardari si prostravano davanti a Trump. Per quanto riguarda la cronaca, molti reporter sono andati a lavorare in altri giornali, come l’Atlantic, il New York Times e il Wall Street Journal.  Da allora Bezos ha continuato su questa linea. Amazon ha contribuito all’organizzazione della cerimonia di inaugurazione di Trump e ha sborsato la ridicola cifra di quaranta milioni di dollari per finanziare un pessimo documentario su Melania Trump, presentato qualche giorno fa.  È vero che il Washington Post è in perdita (forse per cento milioni di dollari all’anno), ma Bezos può chiaramente permettersi di sostenere il quotidiano a prescindere dagli introiti. Per un uomo dal patrimonio sconfinato (attorno ai 250 miliardi di dollari), cento milioni sono spiccioli, o “un errore di arrotondamento”, come ha scritto l’esperto di statistica Nate Silver.  Di recente Silver ha scritto che il Washington Post ha drasticamente perso influenza, o “peso culturale”, dopo aver allontanato gran parte dei suoi lettori più fedeli, cambiato la propria linea editoriale e perso giornalisti importanti.  Le perdite finanziare non sono certo inevitabili. Pensate al caso del New York Times, in attivo e in espansione, o a quello della redazione statunitense del Guardian, in ottima salute.  A quanto pare meno di dieci anni fa il Washington Post generava profitti (il quotidiano non pubblica un resoconto delle sue finanze perché controllato da un privato). Sotto la guida del direttore Marty Baron, ha mantenuto la propria integrità durante la prima amministrazione Trump, competendo ad alti livelli con il suo grande rivale, il New York Times, alla ricerca di scoop e talenti.  Invece di trovare un nuovo modo per continuare a crescere, l’amministratore delegato scelto personalmente da Bezos, William Lewis, ha fatto l’esatto contrario, anche se va detto che i giornalisti del Post hanno trovato e continuano a trovare il modo di fare il loro lavoro in modo eccellente e pubblicare un buon numero di notizie esclusive.  Bezos vuole che il Post sia autosufficiente, e questo è comprensibile. Ma si potrebbe raggiungere l’obiettivo senza distruggere il giornale e alienare i suoi lettori storici. Magari il Post avrebbe potuto ridurre il suo staff e distribuire meglio le risorse disponibili, ma non c’era bisogno di usare l’accetta, indebolendo sezioni fondamentali come la cronaca estera o quella sportiva. Quando ha comprato il giornale, nel 2013, Bezos ha fatto un affare, visto he lo ha pagato appena 250 milioni di dollari. All’improvviso il padrone di Amazon si è trovato nella condizione di essere qualcosa di più che un semplice miliardario. Ha avuto l’occasione di custodire un tesoro nazionale, un quotidiano storico con collaboratori di livello mondiale, che può vantare decine di premi Pulitzer, tra cui quello per le indagini che hanno provocato lo scandalo Watergate  e quello per le rivelazioni   di Edward Snowden sull’apparato di sicurezza e spionaggio statunitense. Per non parlare della splendida sezione culturale e dell’attenta copertura internazionale. È strano. Per anni il fondatore di Amazon aveva dato l’impressione di prendere sul serio questa responsabilità e di capire quanto fosse alta la posta in gioco. Quando Jason Rezaian, il corrispondente del giornale da Teheran, è stato arrestato e imprigionato per mesi,   Bezos si è speso personalmente per ottenerne la liberazione, che ha poi festeggiato insieme allo staff del Post e alla famiglia del giornalista. Quando Trump, durante il suo primo mandato, ha minacciato il Post e ha attaccato il suo proprietario personalmente, Bezos non si è piegato. Per un certo periodo è sembrato che l’imprenditore sapesse addirittura come parlare ai giornalisti della loro missione in una società democratica. Ha perfino usato il tono giusto incitando uno staff orgoglioso ed energetico ad affondare un pò di più i colpi nel momento in cui il giornale si era rimesso in sesto dopo un periodo difficile. Ma ora, a quanto pare, l’unica cosa che importa è risanare il Post dal punto di vista finanziario e restare nelle grazie di Trump, , quando sarebbe molto meglio se Bezos “risanasse” se stesso, curasse le ferite che ha inflitto al giornale e permettesse al giornalismo del Washington Post di sopravvivere e prosperare in un momento cruciale per la democrazia statunitense. Il veterano del Washington Post, Bob Woodward, si è detto "devastato" dai licenziamenti di massa al giornale e ha affermato che l'impatto si farà sentire anche sui lettori, sottolineando che "meritano di più".    "Sono devastato dal fatto che così tanti dei miei amati colleghi abbiano perso il lavoro e che ai nostri lettori vengano offerte meno notizie e analisi approfondite", ha dichiarato Woodward su X. Il giornalista vincitore del Pultizer per lo scoop sul Watergate assieme al collega Carl Bernstein nel 1974 ha assicurato: "Farò tutto ciò che è in mio potere per contribuire a garantire che il Washington Post prosperi e sopravviva". 


684mila frane in Italia

[Com’era bello un divorzio senza liti! Sopratutto, com’era inebriante la libertà riconquistata. Maria Teresa Giaveri]La croce, nel quartiere "Sante Croci" a Niscemi (Caltanissetta), è crollata lungo il fronte di frana. Era diventata, in queste settimane di emergenza dopo la frana che ha sconvolto il paese un simbolo di resistenza. Il sindaco Massimiliano Conti ha confermato che la croce è crollata, finendo nel vuoto. Era stata apposta nel ricordo della chiesa colpita dalla frana del 1997. "Purtroppo  è caduta ….. questo appesantisce ancora di più il nostro già triste cuore" dice il sindaco.  Il movimento No Muos, insieme a sigle sindacali di base e a cittadini  è sceso in piazza, a Niscemi (Caltanissetta), con un corteo "per denunciare ciò che negli anni non è stato fatto per salvaguardare il territorio", hanno detto gli organizzatori. Il corteo ha preso il via da largo Mascione. "Niscemi non cade", così riportava lo striscione di apertura. "La frana non è stata conseguenza del caso o del maltempo - hanno detto alcuni manifestanti - ma il risultato di anni di abbandono del territorio e di mancanza di pianificazione". La manifestazione è servita a denunciare il "doppio livello" messo in campo per Niscemi. "Ancora oggi, vengono autorizzati interventi di adeguamento e ampliamento per l'area militare americana che ospita il sistema di telecomunicazioni Muos - hanno detto gli organizzatori - mentre per la città nulla è stato fatto nel tempo, nonostante la frana del 1997". I manifestanti chiedono la sospensione immediata dei lavori all'interno della base e la pubblicazione di dati sulle verifiche idrogeologiche, da fonti indipendenti, compresi quelli dell'area del Muos.  Non solo Niscemi: il pericolo di frane riguarda moltissimi territori in Italia e nel complesso alluvioni, valanghe ed erosione costiera riguardano il 94,5% dei comuni e quasi 6 milioni di cittadini. Nel 2024 la superficie in pericolo è aumentata del 15% rispetto al 2021 e i territori maggiormente coinvolti sono nella Provincia Autonoma di Bolzano (+61,2%), in Toscana (+52,8%), Sardegna (+29,4%), Sicilia (+20,2%). E secondo i dati aggiornati dell'Inventario dei fenomeni franosi in Italia (Iffi) dell'Ispra le frane hanno superato quota 684mila e costituiscono una minaccia per quasi 1,3 milioni di persone, pari al 2,2% della popolazione, e per più di 742mila edifici. In un caso su tre (33%) avvengono per scivolamento, come è avvenuto a Niscemi, oppure per colamento lento (18,3%), comune nell'Appennino Emiliano, in Basilicata e in Liguria. Non sono rare (12,1%) le frane a colamento rapido, di solito innescate da piogge intense su terreni argillosi e distruttive come quelle avvenute nel 1998 a Sarno e Quindici, o quelle del 1987 in Valtellina e ancora quelle registrate in Liguria, Umbria. Piemonte, Toscana e Molise. Secondo i dati del Rapporto Ispra presentato a luglio scorso l'Italia si conferma tra i Paesi europei più esposti al rischio frane: il 28% ha "una dinamica estremamente rapida e un elevato potenziale distruttivo" anche per le vite umane. Secondo i Piani di Assetto Idrogeologico (Pai), si è passati dai 55.400 chilometri quadrati del 2021 ai 69.500 del 2024, pari al 23% del territorio nazionale a rischio smottamento. Secondo l'analisi, in Italia 5,7 milioni di persone abitavano in zone pericolose nel 2024; oltre 582mila famiglie, 742.000 edifici, quasi 75.000 unità locali di impresa e 14.000 beni culturali esposti a rischio nelle aree a maggiore pericolosità da frana. Una piattaforma dell'Ispra, IdroGEO, consente ai cittadini anche da smartphone "di verificare i rischi che interessano il proprio territorio, cercando un indirizzo o geolocalizzandosi in mappa e identificando così il livello di pericolosità per frane e alluvioni in un raggio di 500 metri dal punto di interesse (abitazione, attività economica o produttiva).