[Sognare permette a ciascuno di noi di essere tranquillamente e veramente folle, ogni notte della nostra vita. William Dement] "L'Argentina si è ufficialmente dichiarata nemica dell'Iran e si è schierata con gli Stati Uniti e il regime sionista nell'aggressione militare contro la nostra nazione. Questa è una linea rossa imperdonabile che è stata oltrepassata". Questo il testo apparso domenica in un editoriale del quotidiano iraniano Tehran Times, a firma di Saleh Abidi Maleki, replicato poi da diversi funzionari del regime degli ayatollah e rilanciato oggi dai media argentini. Nell'editoriale - che fa riferimento al discorso pronunciato da Milei lunedì 9 marzo alla Yeshiva University di New York dove si dichiarò "nemico" dell'Iran e affermò di essere "orgoglioso di essere il presidente più sionista del mondo" - si avverte anche che "Teheran non può rimanere indifferente alle posizioni ostili dell'attuale governo argentino". La minaccia iraniana cade nell'anniversario dell'attentato del 17 marzo del 1992 all'ambasciata di Israele che causò 22 morti e che la giustizia argentina attribuisce ad elementi del gruppo libanese Hezbollah. Il presidente argentino Javier Milei è stato accolto con applausi e ovazioni durante un intervento alla Yeshiva University di New York, prestigioso ateneo ebraico frequentato in gran parte da studenti ortodossi. Nel suo discorso, davanti a circa 500 persone, il leader argentino ha ribadito il sostegno a Israele e agli Stati Uniti nel conflitto con l'Iran. "Vinceremo", ha dichiarato, ricevendo il plauso del pubblico presente. Milei ha inoltre affermato di essere "il presidente più sionista del mondo", rivendicando la sua vicinanza allo Stato ebraico e ricordando anche il suo interesse per gli studi rabbinici. L'intervento ha ripreso i temi già affrontati dal capo di Stato argentino al Forum economico di Davos e che, ha spiegato, saranno al centro del suo prossimo libro, "La morale come politica di Stato". Durante l'esposizione Milei ha criticato nuovamente il pensiero di Niccolò Machiavelli e l'utilitarismo politico: "l'utilitarismo è una sciocchezza, anche se può far vincere un'elezione". Secondo il presidente argentino, i principi morali devono prevalere sull'efficienza economica.
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