[Potete avere tutti i titoli accademici che volete, ma se non usate l’istinto farete una gran fatica ad arrivare al top e a rimanerci. Donald Trump] I Mondiali 2026 dagli Stati Uniti sono arrivate importanti novità per quanto riguarda la questione legata alla sicurezza: gli agenti dell’U.S. Immigration and Customs Enforcement (ICE) costituiscono una “parte fondamentale” del dispositivo di sicurezza. A riportarlo è The Athletic. Dopo le grandi proteste negli Stati Uniti, ma anche in Italia, contro l’ICE, Todd Lyons, direttore ad interim, ha così risposto a una domanda della democratica Nellie Pou, durante un’audizione alla Camera dei Rappresentanti. La stessa Pou rappresenta il nono distretto del New Jersey, che comprende il MetLife Stadium di East Rutherford, l’impianto da 82.500 posti si disputeranno otto partite del torneo, tra cui la finale e sei gare della fase a gironi. “L’ICE, in particolare il settore delle Homeland Security Investigations, è una componente chiave dell’apparato complessivo di sicurezza per il Mondiale – ha dichiarato Lyons –. Siamo impegnati a garantire la sicurezza dell’evento e di tutti i partecipanti e visitatori”. È bene sottolineare come non si tratti di una novità assoluta, visto che l’ICE, che è suddivisa in due rami, fornisce abitualmente intelligence e supporto alla sicurezza in occasione di grandi eventi sportivi internazionali. Infatti, alcuni agenti dell’ICE erano presenti in Italia anche per le Olimpiadi di Milano anche se le autorità italiane hanno sottolineato come gli agenti statunitensi non possono condurre operazioni di enforcement al di fuori degli Stati Uniti. Nonostante ciò ci sono state numerose proteste per la presenza dell’ICE sul territorio italiano. Anche la stessa democratica Pou ha sollevato più di un dubbio sull’opportunità di impiegare l’ICE per la sicurezza durante i Mondiali, sottolineando come questa decisione possa essere dannosa per il torneo stesso. L’audizione del direttore ad interim Lyons era molto attesa negli Stati Uniti perché si trattava del suo primo intervento dopo l’uccisione da parte degli agenti dell’ICE di Renee Good e Alex Pretti a Minneapolis nel mese di gennaio. "Non ritireremo gli agenti dell'immigrazione dal Minnesota", "assolutamente no": lo ha detto Donald Trump ai reporter, prima della proiezione al Kennedy Center del documentario "Melania" sulla first lady. Un giudice federale ha ordinato agli agenti federali di interrompere la detenzione e l'espulsione dei rifugiati in Minnesota che erano stati ammessi legalmente negli Stati Uniti, e di rilasciare immediatamente coloro che sono attualmente detenuti, in attesa di una nuova valutazione dei loro casi. Lo scrive il New York Times. Il giudice ha emesso un'ordinanza restrittiva temporanea, bloccando per ora l'operazione dell'amministrazione Trump, che finora ha coinvolto almeno 100 persone. È probabile che l'amministrazione presenti ricorso contro la sentenza. "I rifugiati hanno il diritto legale di trovarsi negli Stati Uniti, il diritto di lavorare, il diritto di vivere in pace e, soprattutto, il diritto di non essere sottoposti al terrore di essere arrestati e detenuti senza mandato o motivo, nelle proprie case o mentre si recano a funzioni religiose o a fare la spesa", ha dichiarato il giudice John R. Tunheim del Tribunale distrettuale degli Stati Uniti per il distretto del Minnesota. "Nel suo ideale, l'America rappresenta un rifugio di libertà individuali in un mondo troppo spesso pieno di tirannia e crudeltà", ha scritto il giudice in un'opinione di 32 pagine. "Abbandoniamo questo ideale quando sottoponiamo i nostri vicini alla paura e al caos", ha aggiunto. La procuratrice generale Usa, Pam Bondi, ha annunciato che gli agenti federali hanno identificato e arrestato 16 persone a Minneapolis, accusate di aver aggredito agenti delle forze dell'ordine federali durante le proteste. "L'ho già detto e lo ripeterò: niente fermerà il presidente Trump e il Dipartimento di Giustizia nell'applicazione della legge", ha scritto, avvisando che sono previsti ulteriori arresti. Il Dipartimento di Giustizia ha perso oltre un quarto dei suoi avvocati fra i tagli decisi dall'amministrazione Trump e i migliaia che hanno lasciato per loro decisione. Dall'inizio dello scorso anno al gennaio 2026, sono stati 3.402 su un totale di 12.955 i legali che hanno deciso di lasciare. Lo riporta il Financial Times, sottolineando che le uscite hanno ridotto all'osso il Dipartimento in un momento in cui l'amministrazione di trova ad affrontare un elevato numero di azioni legali. Dopo la morte di un altro migrante messicano a mano di agenti dell'Ice negli Stati Uniti, la presidente Claudia Sheinbaum ha dichiarato oggi di aver incaricato il ministero degli Affari Esteri di predisporre nuove misure giuridiche per salvaguardare l'incolumità di concittadini in stato di detenzione negli Usa per questioni migratorie. "Stiamo preparando nuove misure che vadano al di là delle note diplomatiche e delle denunce presso la Corte Interamericana per i Diritti Umani (Cidh) perché non possiamo permettere ulteriori maltrattamenti ai nostri connazionali negli Stati Uniti", ha affermato Sheinbaum in conferenza stampa. "Purtroppo dobbiamo lamentare la morte di un'altra persona che cercavano di arrestare per non avere i documenti in regola pur essendo sotto contratto con un'impresa Usa. Queste persone non dovrebbero essere detenute e meno ancora si deve usare su di loro violenza fisica", ha aggiunto la presidente. L'episodio a cui fa riferimento Sheinbaum è occorso ieri a Houston in Texas, dove un'agente dell'Ice ha sparato sul cittadino messicano Lorenzo Salgado Araujo durante un'operazione di controllo migratorio uccidendolo. La presidente del Messico, Claudia Sheinbaum, ha dichiarato che il 75% delle armi sequestrate o consegnate nel Paese proviene dagli Stati Uniti. Durante il programma di disarmo volontario presso la Basilica di Nostra Signora di Guadalupe, ha ribadito la necessità di fermare il traffico illegale: "La maggior parte delle armi proviene dal vicino del nord, dagli Stati Uniti, e attraversa illegalmente il nostro confine per seminare violenza e stroncare vite in Messico". Tra l'1 ottobre 2024 e il 6 luglio 2026, i cittadini hanno consegnato 11.679 armi da fuoco, oltre a 700.000 cartucce, in cambio di denaro. L'iniziativa ha visto la collaborazione della Chiesa cattolica per i punti di raccolta. La ministra dell'Interno, Rosa Icela Rodríguez, ha elogiato la campagna affermando che "se 1 sola vita si salva con questo programma, vale la pena tutto lo sforzo". Sheinbaum ha infine concluso l'evento con un appello: "Oggi vogliamo dirlo con tutta chiarezza, no alle armi, sì alla pace". La Procura generale della Repubblica messicana (Fgr) ha accusato l'ex ambasciatore degli Stati Uniti in Messico Ken Salazar di aver violato principi del diritto internazionale in relazione alle dichiarazioni sulla cattura del narcotrafficante Ismael "El Mayo" Zambada, avvenuta nel luglio 2024. Secondo la Fgr, Salazar avrebbe fornito al governo messicano dichiarazioni non corrispondenti alla realtà, negando il coinvolgimento di agenti statunitensi nell'operazione che portò all'arresto del leader del Cartello di Sinaloa. La Procura ha indicato tre possibili violazioni: il principio di buona fede previsto dalla Carta dell'Onu, la Convenzione di Vienna sul diritto dei trattati e quella sulle relazioni diplomatiche. Le autorità messicane hanno però precisato che non ci sarebbero conseguenze penali per l'ex diplomatico, coperto dall'immunità per gli atti compiuti durante il mandato. Le eventuali misure sarebbero di natura diplomatica e istituzionale. La Fgr ha inoltre annunciato una nuova richiesta agli Stati Uniti per chiarire il presunto ruolo dell'Fbi nell'operazione che ha portato alla cattura di Zambada.
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