[L’ONU ha grande potenziale, ma per ora è solo un club dove la gente si ritrova, chiacchiera e si diverte. Che tristezza! Donald Trump] La Corte Suprema ha respinto oggi l’appello del presidente Donald Trump contro la sentenza che lo condannava a pagare 5 milioni di dollari per abusi sessuali e diffamazione nei confronti della giornalista E. Jean Carroll. Lo riportano i media americani. Trump aveva fatto ricorso alla Corte Suprema lo scorso novembre per annullare la sentenza di condanna emessa nel 2023 da una giuria che lo aveva ritenuto responsabile di aggressione sessuale e diffamazione. La Corte suprema ha anche bloccato il tentativo del presidente americano Donald Trump di licenziare la governatrice della Federal Reserve, Lisa Cook. Secondo i media americani, la decisione, adottata con cinque voti a favore e quattro contrari, rappresenta una battuta d’arresto per Trump e preserva l’indipendenza della banca centrale. Donald Trump ha reagito immediatamente e annunciato su Truth “decisioni immediate”. “La causa Cook, relativa alla sua idoneità a sedere nel Consiglio della Federal Reserve, è stata respinta dalla Corte Suprema per una questione strettamente procedurale. Adotteremo immediatamente le misure appropriate per garantire che una persona che ha commesso illeciti non possa prendere decisioni vitali riguardanti il benessere degli Stati Uniti d’America”, scrive Trump. Ma la stessa Corte ha anche ampliato i poteri di Trump sulla burocrazia federale. La Corte Suprema ha infatti deciso che il Presidente Donald Trump può licenziare i vertici delle agenzie indipendenti senza giusta causa, autorizzando il licenziamento di un membro democratico della Commissione federale per il Commercio, Rebecca Slaughter. Stando a quanto sottolineato dai media americani, la decisione rappresenta una vittoria importante per l’amministrazione di Trump nel suo tentativo di esercitare maggiore controllo sulla burocrazia federale. La Corte Suprema degli Stati Uniti ha bocciato l’iniziativa del presidente Donald Trump volta a revocare il diritto universale alla cittadinanza statunitense per i bambini nati nel Paese. “I bambini nati negli Stati Uniti da genitori presenti illegalmente o temporaneamente sono soggetti alla giurisdizione degli Stati Uniti e sono cittadini dalla nascita ai sensi della clausola sulla cittadinanza del Quattordicesimo Emendamento”, si legge nella sentenza. Il provvedimento è assai significativo anche per le sue implicazioni sociali, politiche ed economiche: in termini pratici, si stima che una sentenza favorevole all’Amministrazione avrebbe potuto significare la revoca della cittadinanza a 250.000 bambini nati negli Stati Uniti ogni anno, alcuni dei quali sarebbero divenuti apolidi. La Corte Suprema degli Stati Uniti ha però confermato due leggi statali che vietano alle atlete transgender di partecipare a squadre sportive femminili e femminili scolastiche. E Trump esulta sui social. La decisione riguarda normative approvate in West Virginia e Idaho, ma potrebbe avere conseguenze in altri 25 Stati che hanno introdotto restrizioni simili sulla partecipazione di atlete transgender alle competizioni femminili. La questione, osserva il New York Times, è considerata di notevole rilievo nel più ampio confronto nazionale sui diritti delle persone transgender negli Stati Uniti. L’amministrazione Trump ha sostenuto i divieti statali e ha già disposto misure per revocare i fondi federali alle scuole che consentono la partecipazione di atlete transgender negli sport femminili. Tra le ricorrenti figurava Becky Pepper-Jackson, studentessa del West Virginia che aveva contestato la legge del suo Stato per poter continuare a gareggiare nella squadra di atletica della scuola. Una “Grande vittoria: La Corte Suprema degli Stati Uniti si è appena pronunciata contro la partecipazione degli uomini agli sport femminili. Wow! Questo mette fine a questa situazione ridicola!”, ha scritto il presidente Trump commentando la decisione della Corte Suprema Usa. Inoltre, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha eliminato i limiti alla spesa che i partiti politici possono sostenere in coordinamento con i candidati al Congresso e alla presidenza, abrogando una legge elettorale federale in vigore da oltre 50 anni. Spinti da un ricorso legale guidato dai repubblicani, tra cui il vicepresidente JD Vance – spiega la Cnn -, i giudici conservatori della Corte si sono nuovamente espressi a maggioranza per ribaltare i limiti stabiliti dal Congresso sulla raccolta e la spesa di fondi per sostenere le campagne elettorali. La sentenza ‘Citizens United’ del 2010 aveva già aperto la strada a una spesa indipendente illimitata nelle elezioni federali.
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