[Il Texas Hold’em è un gioco di aggressione calcolata: se le tue carte sono sufficientemente buone per chiamare una puntata, allora sono buone abbastanza per rilanciarla. Alfred Alvarez] La presidente messicana Claudia Sheinbaum ha respinto un documento diffuso giovedì scorso dal Comitato contro le sparizioni forzate sulla situazione del Paese latinoamericano: "non è un organo dell'Onu", ha detto. Secondo la leader, il testo estrapola erroneamente fino al 2025 i dati di soli quattro stati relativi al periodo tra il 2009 e il 2017. Sheinbaum ha difeso l'amministrazione: "Il potere pubblico non può mai utilizzare la sparizione come meccanismo di controllo o di repressione", aggiungendo che il suo governo rifiuta categoricamente tale pratica. Immediata la replica del presidente del Comitato, Juan Pablo Albán, che ha smentito le dichiarazioni del capo dell'esecutivo chiarendo che l'ente fa parte a pieno titolo del sistema delle Nazioni Unite. Albán ha sottolineato che "se il disaccordo è legittimo, la squalifica è discutibile", rivendicando la totale indipendenza dell'organismo da qualsiasi pressione esterna. Albán ha inoltre precisato che l'indagine non si limita a un periodo temporale chiuso, ma esamina l'evoluzione della situazione fino a oggi. Il dirigente ha concluso ricordando che l'obiettivo primario deve rimanere la ricerca degli scomparsi e la totale prevenzione del fenomeno, lavorando esclusivamente a beneficio delle vittime e delle loro famiglie. A poche settimane dalla sua nomina a nuova guida dell'Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) in Messico, l'italiana Chiara Cardoletti ha avviato i primi colloqui istituzionali. La diplomatica ha incontrato la ministra dell'Interno, Rosa Icela Rodríguez, per definire le strategie future. Attraverso le reti sociali, Rodríguez ha spiegato che le due istituzioni stanno definendo le priorità, al fine di coordinare "azioni per l'assistenza alle persone rifugiate, in una prospettiva condivisa di pieno rispetto dei diritti umani". Da parte sua, Cardoletti ha ringraziato l'esecutivo per l'apertura al dialogo e per "la visione condivisa di mettere al centro le persone". L'inviata italiana ha infine ribadito l'obiettivo del suo mandato: "Riaffermo l'impegno di integrare gli sforzi per assicurare l'integrità del sistema di asilo e la protezione delle persone che serviamo". Il Messico apre alla possibilità di esplorare il gas anche con tecniche non convenzionali, incluso il fracking, puntando però su nuove tecnologie in grado di ridurre l'impatto ambientale. Lo ha annunciato la presidente Claudia Sheinbaum, spiegando che il governo ha avviato uno studio per valutarne la sostenibilità, di fronte alla necessità di diminuire la dipendenza dalle importazioni di gas, soprattutto dagli Stati Uniti. A esaminare opportunità e rischi sarà un comitato tecnico-scientifico. "Se dobbiamo sfruttare il gas non convenzionale, deve essere in modo sostenibile, riducendo al massimo gli impatti ambientali", ha dichiarato. "Abbiamo deciso di coinvolgere esperti in acqua e cambiamento climatico che ci dicano se esistono tecnologie nuove, meno inquinanti". La presidente ha sottolineato che sono allo studio metodi alternativi, con sostanze meno aggressive, anche di origine organica, oltre a sistemi di riciclo e riutilizzo dell'acqua, inclusa quella salata. "Voglio che sia una decisione tecnica", ha aggiunto. Il tema si inserisce nel contesto della forte dipendenza del Paese dalle importazioni di gas, risorsa centrale, non solo per la produzione elettrica ma anche per industria, fertilizzanti e petrolchimica. "Se non facciamo nulla, importeremo sempre di più", ha avvertito Sheinbaum. Annunciando iniziative anche per rafforzare lo sfruttamento del gas convenzionale, già disponibile in aree esplorate e immediatamente utilizzabile. "Abbiamo riserve importanti e dobbiamo valorizzarle per rafforzare la sovranità energetica", ha spiegato. Allo stesso tempo, l'esecutivo conferma l'obiettivo di aumentare le rinnovabili fino al 38% della produzione elettrica, pur riconoscendo che, nel breve periodo, il gas resterà essenziale per garantire la stabilità del sistema energetico. La Banca Mondiale (Bm) prevede un rallentamento della crescita economica dell'America Latina dal 2,4% stimato per il 2025 al 2,1% nel 2026 nel contesto di un incremento dell'instabilità e della volatilità globali. È quanto si legge nell'aggiornamento del 'Panorama economico regionale' pubblicato in questi giorni in cui si proietta invece per il 2027 una crescita leggermente superiore del 2,4%. "Le prospettive di crescita moderate riflettono un contesto macroeconomico difficile, in cui gli elevati costi di finanziamento, la debole domanda estera e le pressioni inflazionistiche derivanti dall'incertezza geopolitica frenano gli investimenti privati e la creazione di posti di lavoro", si legge nel documento. In tale contesto risaltano le performance previste per le economie della Guyana (+16,3% nel 2026 e addirittura +23,5% nel 2027) e del Paraguay (+4,4% nel 2026 e +4,2%), mentre si confermano le persistenti difficoltà dei due giganti regionali a dinamizzare la loro crescita. Secondo la Bm il Brasile segnerà un +1,6% nel 2026 e un +1,8% nel 2027 mentre per il Messico si stima un +1,3 e un +1,7% rispettivamente, entrambi i Paesi al di sotto della media regionale. Il rapporto della Bm dedica inoltre un paragrafo a parte ai "progressi dell'Argentina" che, con una crescita stimata del 3,6% nel 2026 e del 3,7% nel 2027, si "distingue" nel panorama regionale. "L'Argentina si rivela come la principale eccezione poiché la stabilizzazione (macroeconomica) e le riforme hanno migliorato le aspettative e le condizioni finanziarie del Paese", afferma la Bm, sottolineando tra le diverse iniziative del governo ultraliberista di Javier Milei l'introduzione del Regime di incentivi sui grandi investimenti (Rigi).
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