mercoledì 8 aprile 2026

A che serve la Nato

[La virtù non ha padroni: quanto più ciascuno la onora , tanto più ne avrà . Platone ] Donald Trump sta considerando seriamente il ritiro degli Usa dalla Nato: lo ha detto lo stesso presidente statunitense in un'intervista al Telegraph, definendo l'Alleanza "una tigre di carta".Donald Trump minacciò di interrompere la fornitura di armi all'Ucraina per esercitare pressioni sugli alleati europei affinché si unissero a una "coalizione dei volenterosi" per riaprire lo Stretto di Hormuz: lo scrive il Financial Times.    Il mese scorso il presidente Usa chiese alla Nato di aiutarlo a riaprire lo stretto, ma fu respinto dalle capitali europee.   Tre funzionari a conoscenza delle discussioni hanno affermato che Trump rispose minacciando di interrompere le forniture al Purl, l'iniziativa della Nato per l'approvvigionamento di armi all'Ucraina finanziata dai Paesi europei.     Dopo la minaccia, e su sollecitazione del segretario generale della Nato Mark Rutte, un gruppo di paesi, tra cui i membri chiave dell'alleanza Francia, Germania e Regno Unito, ha rilasciato il 19 marzo una dichiarazione concordata in tutta fretta, in cui si affermava: "Esprimiamo la nostra disponibilità a contribuire agli sforzi necessari per garantire il passaggio sicuro attraverso lo Stretto di Hormuz". Uno dei funzionari informati sulle discussioni ha dichiarato: "È stato Rutte a insistere sulla dichiarazione congiunta perché Trump aveva minacciato di ritirarsi dal Purl e dall'Ucraina in generale. La dichiarazione è stata quindi redatta in fretta e altri Paesi si sono uniti in seguito perché non c'era abbastanza tempo per invitare tutti a firmare immediatamente." Donald Trump non può decidere unilateralmente l'uscita degli Stati Uniti dalla Nato. Una legge del 2024, spinta dagli allora senatori Tim Kaine e Marco Rubio, stabilisce infatti che qualsiasi decisione presidenziale in questo senso debba ottenere l'autorizzazione di due terzi del Senato o essere autorizzata tramite un atto del Congresso. Oltre a prevedere che il presidente non può decidere da solo il ritiro, nella sezione 1250A stabilisce che il commander in chief si deve consultare con le commissioni affari esteri di Camera e Senato "in relazione a qualsiasi iniziativa volta a ritirare gli Stati Uniti" dall'alleanza, e deve notificare alle commissioni "qualsiasi deliberazione o decisione" sul ritiro "il prima possibile, e in nessun caso oltre i 180 giorni prima di intraprendere il processo".Gli esperti ritengono però che Trump abbia delle vie per aggirare il Congresso e rivendicare la sua autorità assoluta sulla politica estera. Se Trump lo facesse, il Congresso potrebbe ricorrere alle vie legali. Negli anni la Corte Suprema ha riconosciuto che il potere legislativo svolge un ruolo nella politica estera ma ha anche chiarito, in via generale, che i conflitti istituzionali fra i vari rami del potere sono questioni che trovano la loro soluzione migliore attraverso il processo politico piuttosto che tramite l'intervento giudiziario. Inoltre, anche se i saggi dovessero decidere di esprimersi su un possibile caso di scontro non è chiaro chi potrebbe avere la meglio. Il Congresso non ha mai contestato direttamente e per vie legali un presidente che si è ritirato da un trattato. Inoltre la costituzione americana parla espressamente dell'autorità del presidente di negoziare trattati, senza però specificare i dettagli di un possibile passo indietro dagli accordi. Nel caso di un eventuale ritiro dalla Nato, infine, gli Stati Uniti giocano un ruolo complesso. Secondo l'articolo 13 del trattato, infatti, chi vuole lasciare l'alleanza può farlo un anno dopo la comunicazione trasmessa al governo americano, il quale informerà gli altri governi del deposito di notifica di denuncia. In pratica Washington dovrebbe notificare a sé stessa la sua uscita dal trattato. Il segretario di Stato Usa Marco Rubio, in un’intervista a Fox News, ha messo in discussione il valore stesso della Nato, sostenendo che l’alleanza rischia di trasformarsi in una “strada a senso unico” se gli Stati Uniti non possono usare le basi militari in Europa o ottenere diritti di sorvolo quando ritengono in gioco i propri interessi nazionali. Rubio ha ricordato di essere stato da senatore “uno dei più forti difensori della Nato”, perché ne ha sempre riconosciuto “il grande valore”. Ma, ha aggiunto, quel valore non riguardava soltanto la difesa dell’Europa: “Dicevo anche che ci consentiva di avere basi militari in Europa che ci permettevano di proiettare potenza in diverse parti del mondo quando la nostra sicurezza nazionale era minacciata”.  Le conseguenze economiche della guerra in Iran rischiano di essere "senza precedenti" e anche se l'impatto è ancora da valutare appieno, i dati "suggeriscono la possibilità di uno shock economico ai livelli del Covid nell'eventualità di una guerra prolungata". Lo riferiscono quattro capi economisti di punta interpellati dal Forum economico mondiale per valutare l'impatto della quasi-chiusura dello stretto di Hormuz e dell'escalation in Medio Oriente. Fra questi Saad Rahim, capo economista di Trafigura, secondo cui "se proseguono gli attuali livelli di sconvolgimento, "siamo davanti a qualcosa che non credo si sia mai visto prima". Secondo Rubio, se oggi si è arrivati “a un punto in cui l’alleanza Nato significa che non possiamo usare quelle basi, che di fatto non possiamo più servirci di quelle basi per difendere gli interessi dell’America, allora la Nato è una strada a senso unico”. Rubio ha lamentato il fatto che, se la Nato “si riduce semplicemente ad avere nostre truppe in Europa per difendere l’Europa”, ma “quando abbiamo bisogno del loro aiuto – e non stiamo chiedendo che conducano raid aerei – quando abbiamo bisogno che ci permettano di usare le loro basi militari, la loro risposta è no, allora perché siamo nella Nato?”. “Bisogna porsi questa domanda”, ha detto ancora, chiedendosi perché gli Stati Uniti abbiano speso “miliardi e miliardi di dollari centinaia di miliardi di dollari, nel corso degli anni, migliaia di miliardi di dollari” e mantengano forze americane dispiegate nella regione, se poi “nel momento del bisogno non ci è permesso usare quelle basi”. Da qui l’avvertimento politico: una volta concluso il conflitto in corso, ha affermato Rubio, “dovremo riconsiderare il valore della Nato e di quell’alleanza per il nostro Paese”, precisando che “alla fine questa è una decisione che spetta al presidente, e sarà lui a doverla prendere”. Il segretario di Stato ha comunque chiarito che gli Stati Uniti intendono prima “portare a termine il lavoro”, sostenendo di essere “molto, molto vicini a raggiungere i nostri obiettivi su tutte le questioni”. Ma ha ribadito che, dopo la fine del conflitto, sarà necessario verificare “se questa alleanza, che per un certo periodo ha servito bene questo paese, stia ancora servendo quello scopo, oppure se sia ormai diventata una strada a senso unico in cui l’America si trova semplicemente nella posizione di difendere l’Europa, mentre quando abbiamo bisogno dell’aiuto dei nostri alleati, ci negano i diritti di usare le basi e ci negano il sorvolo”. Rubio ha concluso definendo queste questioni “domande molto legittime che dobbiamo porci” e aggiungendo che tutto questo “dovrà essere esaminato con grande attenzione dopo la fine del conflitto”. 


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