mercoledì 15 aprile 2026

Alla cgil non interessa il Sudan

[Gli Stati Uniti sono diventati la discarica dei problemi di tutti gli altri paesi. Donald Trump] In Sudan, da quando è scoppiato il conflitto nel 2023, almeno tre bambini al minuto sono nati in mezzo alla guerra, alla violenza diffusa, ai ripetuti attacchi alle infrastrutture civili e al collasso dei servizi sanitari essenziali, che mettono a rischio la vita di milioni di madri e neonati. Oggi 17 milioni di bambini – circa due terzi della popolazione infantile del Paese – hanno urgente bisogno di assistenza umanitaria. Lo afferma Save the Children, a tre anni esatti dall'inizio della guerra nel Paese africano.  Un'analisi dei nuovi dati del ministero della Salute sudanese - spiega l'organizzazione - mostra che tra aprile 2023 e aprile 2026 sono nati circa 5,6 milioni di bambini, pari a una media di oltre 5.000 nascite al giorno, ovvero almeno 3 al minuto. Molti di questi bambini sono nati da madri sfollate in rifugi sovraffollati o strutture con risorse insufficienti, spesso prive di elettricità, attrezzature di base e personale medico qualificato. Dall'inizio del 2026, l'OHCHR ha registrato un forte aumento degli attacchi con droni contro le infrastrutture civili, con oltre 500 civili uccisi tra gennaio e metà marzo. Quest’escalation delle ostilità ha ulteriormente messo a dura prova un sistema sanitario già indebolito. Il tasso di mortalità materna in Sudan è aumentato di oltre l'11%, passando da 263 decessi materni ogni 100.000 nati vivi nel 2022 – già uno dei più alti al mondo – a 295 ogni 100.000 nel 2025, sempre secondo i dati del Ministero della Salute. Inoltre, il tasso di mortalità infantile è stato stimato dalle Nazioni Unite al 42,9% nel 2024. Questi aumenti sono collegati all'interruzione dell'accesso all'assistenza ostetrica d'emergenza, alla carenza di personale qualificato per l'assistenza al parto e al diffuso collasso dei servizi sanitari a causa del conflitto. A seguito dello scoppio del conflitto, si stima che il 70-80% delle strutture sanitarie nelle aree coinvolte non siano più operative, mentre quelle ancora funzionanti si trovano ad affrontare gravi carenze di forniture essenziali, medicinali, personale e carburante per i generatori. Secondo l'Oms, tra l'aprile 2023 e il dicembre 2025 sono stati verificati oltre 200 attacchi contro strutture sanitarie, che hanno causato quasi 2.000 morti e centinaia di feriti, con la maggior parte delle vittime registrate nel 2025. Proprio il mese scorso, un attacco con droni contro l'ospedale universitario Ed Dain nel Darfur orientale, ha ucciso almeno 64 persone, tra cui 13 bambini, e ne ha ferite quasi 90. L'attacco ha reso l'intero ospedale inutilizzabile, ha distrutto il pronto soccorso, il reparto di pediatria, il servizio di chirurgia e un centro di stabilizzazione che cura i bambini affetti da malnutrizione acuta. La chiusura del confine tra Ciad e Sudan alla fine di marzo di quest'anno, una via cruciale per l'approvvigionamento di medicinali e generi alimentari nella regione del Darfur, rischia di aggravare ulteriormente la carenza di farmaci essenziali, prodotti alimentari e attrezzature mediche. Anche se gli abitanti di questa area geografica non sono palestinesi e nessuna città si chiama Gaza, ma cosa più importante l’Idf israeliana non è coinvolta nel conflitto, allora è solo per questo motivo la cgil, insieme ai propal, non proclamano scioperi generali. "Ogni singolo minuto di questo conflitto, sono nati tre bambini in condizioni che nessun neonato dovrebbe mai affrontare, in rifugi sovraffollati, in strutture sanitarie inadeguate o danneggiate, oppure mentre le loro famiglie sono costrette a fuggire" dichiara Mohamed Abdiladif, direttore di Save the Children in Sudan. Abdiladif sarà tra i relatori della conferenza internazionale dei donatori sul Sudan che si terrà oggi a Berlino.  "I bambini - spiega - hanno il diritto di ricevere cure e protezione, anche in situazioni di guerra. Gli attacchi contro ospedali e altre aree civili, tutelate dal diritto internazionale umanitario, compromettono gravemente e in modo permanente l'accesso di madri e neonati alle cure essenziali. Tutte le parti coinvolte nel conflitto devono garantire la protezione dei civili e consentire l'accesso alle famiglie che necessitano urgentemente di assistenza. L'accesso umanitario deve essere permesso e agevolato per prevenire ulteriori perdite di vite umane". Save the Children chiede dunque un'azione internazionale immediata per porre fine alla violenza proteggere l'assistenza sanitaria e i civili e garantire un accesso umanitario senza ostacoli, poiché il conflitto continua a devastare le vite dei bambini e a mettere a rischio un'intera generazione.

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