mercoledì 15 aprile 2026

Massimario boccia Meloni

[Chi vive a disagio nel mondo trova qualcosa di confortante nella solitudine. Anna Voltaggio] In una corposa relazione sul trattenimento dei cittadini stranieri, con focus sul protocollo Italia-Albania, la Cassazione evidenzia numerose criticità dell'accordo spiegando anche che "la dottrina ha espresso numerosi dubbi di compatibilità con la Costituzione e con il Diritto internazionale, soffermandosi poi specificamente sul rapporto tra il Protocollo e il diritto dell'Unione". Nella relazione redatta dall'ufficio del massimario e del ruolo - di cui scrive oggi il Manifesto - la Suprema Corte analizza il protocollo evidenziandone le criticità non solo con la Costituzione, ma anche  con il diritto internazionale è quello dell’Ue. La giunta dell'Associazione Nazionale Magistrati, Sezione Cassazione, "lette le dichiarazioni del Ministro della Giustizia e di vari esponenti politici, come riportate dalla stampa, circa la relazione dell'Ufficio del Massimario della Corte di cassazione" relativa al decreto sicurezza, "ricorda che uno dei compiti specifici dell'Ufficio del Massimario è proprio quello di redigere le relazioni sulle novità normative, evidenziandone anche le eventuali criticità dal punto di vista della tenuta costituzionale e ribadisce l'importanza del rispetto nel democratico confronto fra le Istituzioni dello Stato". L’ultimo rapporto sul diritto d’asilo di Migrantes stronca i centri in Albania, definiti “ai margini della democrazia”. Il progetto voluto dal governo Meloni e finora mai partito realmente dopo le pronunce dei giudici  - italiani ed europei - potrebbe essere resuscitato dopo il primo via libera al nuovo regolamento sui migranti(anche se rimangono alcuni nodi che andranno chiariti). Nell’attesa che i centri al di là dell’Adriatico ripartano, è tutto il processo di esternalizzazione delle frontiere ad essere criticato da Migrantes. Nel dossier si evidenzia come “il progetto rappresenti un laboratorio per l'estensione extraterritoriale del controllo e una messa in scena del potere sovrano sui corpi migranti. L'opacità sistemica, alimentata dall'esclusione di società civile e media, diventa essa stessa strumento di governo, mentre l'inefficacia in termini di rimpatri si trasforma in efficacia politica e disciplinare”. Il modello Albania, non va visto “come un 'mostro' isolato”, scrive Migrantes nel rapporto facendo riferimento al buon credito che ha avuto in Europa, ma “va collocato nel continuum delle politiche europee di esternalizzazione, come un banco di prova per la tenuta dei principi democratici e giuridici dell’Unione”. Ma mentre non si fermano le critiche umanitarie ed economiche sui centri in Albania - nel frattempo, una settimana fa, ActionAid ha presentato un esposto alla Corte dei conti - il governo spera che con le nuove norme europee possano tornare (anzi, iniziare) a funzionare. "I centri d’Albania - ha detto  (8 dicembre) il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi da Bruxelles - si ricandidano con forza ad essere attivi su tutte le funzioni per i quali sono stati concepiti, quindi i luoghi di trattenimento per l'esercizio delle procedure accelerate di frontiera, ma soprattutto a candidarsi ad essere il primo esempio di quei return hubs che sono citati proprio da uno di questi regolamenti approvati". Sono quattro i provvedimenti votati dal Consiglio dei ministri degli Affari interni. Innanzitutto, stila per la prima volta una lista di Paesi sicuri, uno dei punti su cui si era incagliato il progetto del governo Meloni. Di conseguenza - ed è questo l’elemento su cui erano stati pensati i centri in Albania - i migranti provenienti da questi Stati (ci sono anche Bangladesh, Egitto e Tunisia) potranno essere sottoposti a procedure accelerate di frontiera. L’accordo raggiunto, poi, apre anche la porta alla realizzazione dei cosiddetti “return hub” al di fuori dei confini europei, come per esempio in Albania.


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