giovedì 12 marzo 2026

Unit 5101

[Il gatto è il solo animale domestico che si educa da solo a fare  i bisogni nel posto giusto e compie un lavoro ldavvero impressionante nel farlo. Joseph Epstein] L’Unità Shaldag (in ebraico "Kingfisher", Unit 5101) rappresenta l’eccellenza assoluta delle forze speciali israeliane, una vera e propria punta di diamante sotto il comando diretto dell’Aeronautica Militare israeliana (IAF). Considerata unanimemente una delle unità più elitarie delle IDF, Shaldag incarna il vertice di professionalità, segretezza e capacità operative estreme. L’unità fu fondata nel 1974, all'indomani della Guerra del Kippur dal leggendario Muki Betser, l’unità iniziò come compagnia di riserva della celebre Brigata Commando, per poi evolversi rapidamente in un’entità operativa autonoma e unica nel suo genere, integrata nell’Aeronautica. La stragrande maggioranza delle sue missioni resta classificata, avvolte nel riserbo più assoluto: incursioni clandestine in territorio nemico, designazione laser di bersagli per gli strike aerei, ricognizioni speciali a lunghissimo raggio, cattura di obiettivi strategici e operazioni ad altissimo rischio. Tra le poche imprese note al pubblico emergono perle di audacia storica: Nel 1991, durante l’Operazione Salomone, i suoi operatori garantirono la sicurezza dell’aeroporto di Addis Abeba, consentendo il ponte aereo record che portò in salvo oltre 14.000 ebrei etiopi in Israele in poche ore. Negli anni ’90, fu protagonista in Libano durante l’Operazione Accountability (1993) e l’Operazione Grapes of Wrath (1996). Nella Seconda Guerra del Libano (2006), Shaldag penetrò in profondità nel territorio controllato da Hezbollah, conducendo missioni cruciali – tra cui la famosa incursione su Baalbek – che inflissero colpi durissimi al nemico e supportarono con precisione chirurgica l’Aeronautica. Shaldag non è solo un’unità: è un simbolo di eccellenza invisibile, di operatori selezionati con criteri ferrei, addestrati fino all’estremo limite umano, capaci di operare dove nessun altro osa arrivare. Nel silenzio delle loro imprese segrete risiede la sicurezza di Israele.  Rispetto e ammirazione eterna per questi moderni "Martin pescatori" dell’ombra. La guerra del Golfo registra una nuova escalation nelle acque di Hormuz, arteria strategica del traffico commerciale internazionale. I Pasdaran hanno colpito tre navi cargo e hanno rilanciato la sfida a Stati Uniti e Israele: "Dallo Stretto non passerà un litro di petrolio, preparatevi a pagare 200 dollari per un barile". Una foto fissa, una voce femminile ferma che legge un messaggio che suona come una dichiarazione di guerra. A quasi due settimane dal raid di Usa e Israele che ha ucciso il padre Ali e gran parte della sua famiglia, la nuova Guida Suprema dell'Iran Mojtaba Khamenei si è rivolto alla nazione. Lo ha fatto quattro giorni dopo l'ufficializzazione della sua nomina, ma senza comparire di persona: il video proponeva solo la sua immagine, con un leggero sorriso accennato, accanto ad una bandiera del regime che sventolava. Non si è rivolto dal vivo agli iraniani, neanche con un audio, con un'assenza che pesa più delle parole pronunciate e solleva interrogativi sulla sua sorte e sulla stabilità del regime degli ayatollah. Mentre sullo schermo dell'Islamic Republic of Iran Broadcasting (la tv di stato IRIB) campeggiava il ritratto del secondogenito di Ali Khamenei, la speaker ha così letto un testo dai toni ultra-radicali, pieno di minacce e ultimatum che rimarca una linea di continuità assoluta con la retorica del padre. Ma priva della fisicità necessaria a legittimare il nuovo potere agli occhi del popolo e delle milizie. E dietro la scelta di non apparire si addensano nubi fitte, alimentando diverse ipotesi tra gli analisti di intelligence. La prima è che sia ancora convalescente, dopo essere rimasto ferito nel raid che ha ucciso il padre. O in operazioni successive, forse ferito ad un piede, o a una gamba e al busto, come ipotizzato da alcune indiscrezioni. Lo stesso figlio del presidente Masoud Pezeshkian aveva affermato che il nuovo leader, pur salvo, era rimasto ferito durante i raid americani-israeliani. Ma dietro l'assenza potrebbe esserci anche una strategia di sicurezza: non è un mistero che la nuova Guida Suprema sia nel mirino di Israele e Usa e il timore di nuovi attacchi mirati potrebbe aver spinto il consiglio di sicurezza a blindare il nuovo leader in un luogo segreto, evitando ogni esposizione e la possibilità che possa essere geolocalizzato.In una nazione dove l'immagine della Guida è pilastro della propaganda, il debutto senza volto di Mojtaba rischia di essere percepito come un segno di debolezza, lasciando l'Iran e la comunità internazionale in attesa di una prova di vita che confermi chi sia davvero al comando a Teheran. Per ora resta solo quel testo, diffuso anche attraverso un nuovo canale Telegram creato dal suo ufficio. 

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