giovedì 12 marzo 2026

Mare sporco

[La verità è che le istituzioni in Italia, dal governo al Parlamento, dalle forze dell'ordine alla magistratura, hanno paura di affrontare e di scontrarsi con gli estremisti islamici che si sono saldamente arroccati nelle moschee. Magdi Allam]  All’ambasciata"Il bacino del Mediterraneo è il mare più inquinato al mondo per la presenza di microplastiche.    Noi abbiamo il 7% delle microplastiche che è concentrato nell'1% di tutta quella che è la massa d'acqua che esiste sul nostro pianeta". Lo ha detto allo Steri di Palermo, Fabrizio Pepe, professore ordinario del dipartimento di Scienza della terra e del mare, dell'Università, a margine della presentazione del progetto Maestri: acronimo di Modelli previsionali di accumulo di microplastiche in aree marine costiere, effetti sulla biodiversità e strategie per ridurre l'inquinamento, progetto ideato e coordinato dall'università di Palermo che svilupperà il primo modello previsionale di accumulo di microplastiche nel Mediterraneo centrale. "Questo fa sì che questa concentrazione così elevata di microplastiche entri all'interno di quella che è la catena alimentare, perché i pesci che vivono nel sistema ingeriscono le microplastiche, che poi vengono trasferite attraverso l'alimentazione all'uomo - ha spiegato Pepe - e l'uomo non è abituato ad avere le microplastiche nel corpo. Per questo poi si generano patologie, stati infiammatori e tutto quello che ne deriva". Il modello sarà capace di descrivere, simulare e prevedere la distribuzione delle microplastiche nei prossimi dieci anni in questa area, individuando le zone costiere più vulnerabili all'accumulo e chiarendo le dinamiche che ne determinano la concentrazione. "Inseriremo tutti questi dati all'interno di simulazioni numeriche e avremo la possibilità di capire come queste microplastiche si distribuiranno nel tempo all'interno di quello che è il Mediterraneo centrale" ha detto il docente. Maestri è finanziato con 1,5 milioni di euro nell'ambito del Programma Interreg Italia-Malta. Avviato a maggio 2025, si concluderà nel 2027. A guidare i lavori sono i professori Fabrizio Pepe e Gianluca Sarà e la dottoressa Marta Corradino del dipartimento di Scienze della terra e del mare dell'Ateneo palermitano in collaborazione con le università di Messina, Catania e Malta, il Cnr della Città dello Stretto e il ministero dei Lavori pubblici dell'Isola dei Cavalieri.     Carmelo Monaco, professore di Geologia strutturale e rischi geologici, all'Università di Catania, ha detto: "Creeremo delle mappe della geodiversità delle spiagge che analizzeremo: si tratta di siti nella Sicilia sud orientale, nella zona di Vendicari e Capo Passero, e di due spiagge a Malta. Ci occuperemo del prelievo di campioni, analisi dei sedimenti per riscontrare il contenuto delle microplastiche".    "Per farlo utilizzeremo dei droni di ultima generazione che abbiamo acquistato grazie ai finanziamenti del progetto e uno strumento che viene chiamato multispettrale. La risposta spettrale delle immagini mostra l'eventuale presenza di plastiche, microplastiche e macroplastiche in questi sedimenti sabbiosi", ha spiegato.    "Il progetto del programma Interreg di cooperazione trasfrontaliera Italia-Malta 2021-2027, che ammonta a un milione e 600 mila euro, coinvolge tutte e tre le università pubbliche della Sicilia, oltre al partenariato con l'Università di Malta, il Cnr italiano e un dipartimento del ministero di Malta.    L'obiettivo è contrastare l'insidiosissimo accumulo di microplastiche nel Mediterraneo: un problema chiaramente planetario che noi stiamo cercando di risolvere a livello interterritoriale", ha concluso Daniela Segreto, dirigente regionale del dipartimento regionale della Programmazione. 


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