domenica 8 marzo 2026

Senza speranze

[Sentiamo un piccolo cuore che si spezza, ma nei nostri sguardi c’è il ricordo delle 100 volte in cui siamo sopravvissute allo spezzarsi dei nostri cuori. Siamo stupide e tenaci. Dizz Tate] Un consenso della maggioranza sulla successione della Guida Suprema iraniana, l'ayatollah Ali Khamenei "è stato più o meno raggiunto": lo ha annunciato l'Ayatollah Mohammadmehdi Mirbaqeri, membro dell'Assemblea degli Esperti, riferisce Mehr. L'ayatollah Mohsen Heidari Alekasir, un altro membro dell'Assemblea, ha detto che un candidato è stato scelto sulla base del consiglio del defunto leader supremo, il leader iraniano avrebbe dovuto "essere odiato dal nemico".     "Persino il Grande Satana (gli Usa) ha fatto il suo nome", ha detto Heidari Alekasir. Giorni fa, Trump ha definito il figlio di Khamenei,Mojtaba, una scelta "inaccettabile". La guerra contro l’Iran continuerà senza sosta e senza compromessi, e per il popolo iraniano si avvicina “il momento della verità”: lo ha dichiarato il premier israeliano Benjamin Netanyahu in un discorso televisivo al Paese. “Abbiamo un piano metodico per eradicare il regime iraniano e raggiungere molti altri obiettivi: grazie ai nostri audaci piloti e ai piloti americani, abbiamo ottenuto il controllo quasi totale dello spazio aereo sopra Teheran”, ha proseguito. Israele “non sta cercando di dividere l’Iran, sta cercando di liberare l’Iran” ma in definitiva “dipende da voi”, ha insistito Netanyahu, che ha minacciato i Guardiani della Rivoluzione: “Anche voi siete nel nostro mirino. Chiunque deponga le armi, non gli verrà fatto alcun male. Chiunque non lo faccia, il suo sangue ricadrà sulla sua testa”. Israele “sta dalla parte” degli altri Paesi attaccati dall’Iran, ha sottolineato Netanyahu, affermando che “molte nazioni” si stanno rivolgendo allo Stato ebraico chiedendo cooperazione: “Molti paesi oggi vedono esattamente su chi possono contare. Israele è un faro di potere e speranza”. Netanyahu ha infine lanciato un avvertimento anche al governo libanese: “È vostra responsabilità far rispettare l’accordo di cessate il fuoco. Stando a un rapporto classificato del National Intelligence Council, anche un attacco su larga scala degli Stati Uniti all’Iran difficilmente riuscirebbe a rovesciarne l’establishment militare e religioso. È  quanto hanno riferito al Washington Post tre fonti a conoscenza del documento, redatto circa una settimana prima che Stati Uniti e Israele avviassero il conflitto, lo scorso 28 febbraio. Il rapporto presenta gli scenari possibili in caso di una campagna mirata contro i leader iraniani o di un attacco più ampio contro la leadership e le istituzioni governative. In entrambi i casi, hanno detto le fonti, l’intelligence ha concluso che l’establishment religioso e militare iraniano avrebbe risposto all’uccisione della Guida Suprema, l’Ayatollah Ali Khamenei, seguendo protocolli volti a preservare la continuità del potere, definendo “improbabile” lo scenario di un’opposizione divisa capace di prendere il controllo del Paese. Il Wp ricorda che il National Intelligence Council è composto da analisti esperti che redigono valutazioni classificate che rappresentano il sapere collettivo delle 18 agenzie di intelligence di Washington.La Casa Bianca non ha saputo precisare al quotidiano se il presidente Donald Trump fosse al corrente di questo rapporto quando ha dato il via all’operazione militare in Iran. Nel cielo di Kfar Hess, a nord di Tel Aviv, sono stati avvistati proiettili che esplodono e si disperdono in più frammenti come testimoniato da un video diffuso dalla France Presse. Secondo l’esercito israeliano si tratterebbe di bombe a grappolo lanciate dall’Iran più volte dall’inizio della guerra. Queste munizioni esplodono in aria e rilasciano piccole bombe, alcune delle quali possono rimanere inesplose e rappresentare un pericolo per i civili. Iran e Israele non hanno aderito alla Convenzione internazionale del 2008 che ne vieta l’uso. L’esercito israeliano afferma di monitorare la situazione e denuncia l’impiego di queste armi come possibile crimine di guerra se utilizzate contro aree civili.


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