[Il giusto altro non è che l'utile del più forte. Trasimaco] Le autorità argentine hanno pubblicato 492 pagine di documenti di intelligence relativi al periodo 1973-1983, inclusi gli anni della dittatura militare, declassificando per la prima volta una parte degli archivi. I file, riferisce il sito di Clarín, sono disponibili sul sito del governo e comprendono materiali eterogenei, da semplici elenchi amministrativi a rapporti di sorveglianza su università, sindacati, imprese e organizzazioni politiche. Tra i documenti figurano direttive per sviluppare attività di "intelligence psico-sociologica strategica", con indicazioni per monitorare i media e analizzarne contenuti, orientamenti ideologici e messaggi. Altri testi contengono istruzioni operative, anche su come affrontare tagli di bilancio, ad esempio riducendo i consumi energetici nelle strutture. L'iniziativa, secondo la Segreteria di intelligence, rappresenta "un atto etico, politico e sociale" volto a rafforzare la trasparenza e la fiducia pubblica, in un contesto segnato da disinformazione sul passato recente. I documenti saranno inoltre trasferiti all'Archivio generale della Nazione per garantirne l'accesso pubblico e favorire gli studi storici. Si ritiene che tra il 1976 e il 1983 in Argentina, sotto il regime della Giunta militare, siano scomparsi fino a 30.000 dissidenti o sospettati tali (9.000 accertati secondo i rapporti ufficiali del CONADEP) su 40.000 vittime totali. Ieri la ricorrenza che ha segnato i 50 anni dal golpe del 1976, un sondaggio rivela che il 71% degli argentini mantiene ancora oggi una immagine negativa del governo militare che rimase al potere fino al 1983 rendendosi protagonista di una feroce repressione dei movimenti di sinistra e dell'opposizione peronista. Dallo studio, condotto dall'osservatorio Pulsar dell'Università di Buenos Aires (Uba) e dalla ong per i diritti umani Centro de Estudios Legales y Sociales (Cels) su un gruppo di 1136 persone di età inferiore ai 50 anni, emerge anche che un 71% degli intervistati dichiara di sapere "molto" o "qualcosa" sui fatti trascorsi tra il 1976 e il 1983 e che "la memoria della repressione è ancora viva". Il principale concetto che viene associato alla dittatura, segnala il sondaggio, è quello di 'desaparecido' (scomparso), seguito da quelli di repressione, morte, tortura e sequestro. I risultati del sondaggio si inseriscono in un contesto di forte polarizzazione politica, con il governo ultraliberista di Javier Milei che ha messo in discussione la storica politica di 'memoria, verità e giustizia' portata avanti indistintamente da tutti i governi dopo il ritorno della democrazia.Nel 1972, il regime militare che aveva assunto il potere sei anni prima dovette cercare un accordo con l’ex dittatore Juan Perón - esule da quasi vent’anni ma ancora molto popolare - a causa di squilibri interni sul piano economico e della difficoltà di mantenere l’ordine pubblico di fronte alle attività della guerriglia persista e marxista. Eletto trionfalmente nel 1973, Perón tuttavia fallì nel riportare l’ordine nel Paese e nell’assestare l’economia. Dopo la sua morte, nel 1974, la presidenza passò alla moglie Isabel. Nel marzo 1976 i militari decisero di riprendere in mano il potere e deposero Isabel Perón; iniziarono così ad alternarsi al vertice diversi generali, che intrapresero la famigerata “guerra sporca”: decine di migliaia di oppositori, o presunti tali, furono arrestati o scomparvero nel nulla. Fu il regime del dittatore Jorge Rafael Videla – al potere dal marzo 1976 al 1981 – a creare il dramma dei desaparecidos, ovvero della scomparsa degli oppositori, i cui figli spesso venivano loro sottratti per poi essere affidati a famiglie vicine alla giunta militare. A lui si devono i “voli della morte”, durante i quali i prigionieri venivano sedati e gettati in mare dagli aerei, e la tortura di circa 30.000 persone.La ricerca di figli e nipoti scomparsi diede origine nel 1977 al movimento guidato da Azucena Villaflor delle Madres de Plaza de Mayo, che ogni settimana manifestavano pacificamente davanti alla Casa Rosada (il palazzo presidenziale) per chiedere verità sui propri cari. Ancora oggi, le Madres e le Abuelas (nonne) si battono per avere giustizia e per ritrovare i bambini strappati alle famiglie e affidati ai generali. Deposto nel 1981 dal colpo di stato guidato da Roberto Eduardo Viola, Videla dovette cedere il potere. In meno di due anni, l’Argentina fu guidata da altri quattro dittatori: Carlos Alberto Lacoste (ad interim), Leopoldo Galtieri, Alfred Oscar Saint Jean (ad interim) e Reynaldo Bignone. Solo nel dicembre 1983 il governo militare cedette il passo al potere civile, dopo la sconfitta nella guerra per le isole Falkland (Malvinas) contro la Gran Bretagna nel 1982. Investiti da una forte impopolarità, i generali furono costretti a convocare libere elezioni, che nel 1983 portarono alla vittoria il radicale Raúl Alfonsín. Negli anni seguenti, sono stati diversi i tentativi di fare giustizia e di riconoscere le responsabilità, anche giuridiche, dei dittatori argentini. Oltre al processo per il Plan Condor, conclusosi a Roma nel 2019 con 24 ergastoli ai danni di capi di Stato ed esponenti dei servizi segreti e militari, vanno ricordati altri procedimenti. Innanzitutto quelli ai danni di Jorge Videla, giudicato colpevole di crimini contro l’umanità e condannato a due ergastoli, più 50 anni aggiuntivi dopo la sentenza del 2012 che lo riconosceva colpevole di rapimento e sottrazione di identità perpetrati nei confronti dei figli dei desaparecidos. Deceduto nel 2013, mentre stava scontando la condanna in carcere senza aver mai mostrato segni di pentimento (ma anzi ammettendo la sua responsabilità diretta nella morte di 8mila persone), Videla aveva ancora diversi procedimenti aperti. La sentenza del 2012 ha imposto 15 anni di carcere per il medesimo crimine anche a Reynaldo Bignone, condanna che è andata a sommarsi ai 25 anni di reclusione comminati nel 2010 e a cui è seguito l’ergastolo del 2013 per i 23 crimini contro l'umanità commessi al Campo de Mayo, la base militare utilizzata come centro di detenzione e tortura di oltre 5mila oppositori politici. “Il curato”, come era chiamato Bignone per la sua devozione alla Chiesa Cattolica, è stato ritenuto colpevole di sequestri, torture e sparizioni forzate. Il più grande maxiprocesso dei crimini compiuti in Argentina è tuttavia la causa conosciuta come ESMA III - dal nome della tristemente nota Escuela mecanica della Marina, trasformata dai militari in un centro di tortura e detenzione - che ha portato a 29 ergastoli e 19 condanne da 8 a 25 anni. Tra gli imputati spicca la figura di Alfredo Astiz, “l’angelo della morte” già in carcere per un precedente ergastolo, che agì da infiltrato tra le Madres de Plaza de Mayo e causando arresti, torture e uccisioni degli attivisti. Come Videla, nessuno dei condannati ha mai mostrato pentimento.Il Liceo Artistico De Castro-Contini sta ospitando un’importante assemblea d’istituto dedicata alla riflessione sui diritti umani e sulla memoria storica, che vede la partecipazione dell’archeologa Antonella Unali, responsabile dei servizi educativi del Museo Casa Deriu di Tresnuraghes e del Centro di documentazione “Mastinu–Marras”. Insieme a lei, gli operatori museali Patrizia Sconamila e Gabriel Caria stanno guidando gli studenti in un percorso di approfondimento su una delle pagine più drammatiche della storia contemporanea: la tragedia dei desaparecidos argentini durante la dittatura militare tra gli anni Settanta e Ottanta. Il cuore dell’incontro è rappresentato dal legame profondo tra la repressione argentina e la Sardegna, ricostruito attraverso le storie di vittime di origine sarda come Martino Mastinu e Mario Bonarino Marras, entrambi originari di Tresnuraghes, le cui vicende sono diventate simbolo di valori universali quali libertà, giustizia e rispetto della persona. L’iniziativa si inserisce in un progetto educativo volto a sensibilizzare le nuove generazioni sull’impegno civile e sulla responsabilità della memoria, ribadendo il ruolo fondamentale della scuola nella formazione di cittadini consapevoli. Attraverso questo intreccio tra storia e cittadinanza attiva, l’istituto offre ai propri studenti l’opportunità di confrontarsi con testimonianze dirette e percorsi culturali necessari per la costruzione di una società più giusta che non dimentichi le pagine più dolorose del proprio passato.
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