giovedì 5 febbraio 2026

Orbán il fascista

[Amare è essenziale, amare significa vivere ed essere vivi. Ma è così difficile e a volte così doloroso. Stefano Amato] "Il rapporto della commissione Giustizia della Camera dei rappresentanti Usa denuncia gli attori stranieri che tentano di influenzare il voto ungherese con denaro, servizi e sostegno politico provenienti dall'estero.     Le decisioni sul futuro dell'Ungheria spettano esclusivamente agli ungheresi. Non saranno tollerate interferenze straniere".    Lo scrive in un tweet il primo ministro ungherese Viktor Orban. Il congresso straordinario del partito di governo ungherese Fidesz, convocato allo scopo, ha confermato Viktor Orban capolista e candidato premier alle prossime elezioni che si terranno in aprile. Al congresso sono stati presentati anche i 106 candidati del partito nelle circoscrizioni uninominali.     Orban, a partire dal 2010, ha vinto quattro volte le elezioni con una maggioranza di due terzi, ma questa volta la sua vittoria è a rischio per l'entrata in scena di un avversario pericoloso, Peter Magyar, con un partito di nuova creazione, il Tisza (Onore e libertà) che ha già presentato i suoi candidati, perlopiù sconosciuti e non coinvolti prima in politica.     Anche fra i candidati del Fidesz ci sono molti volti nuovi: alcuni personaggi considerati screditati nel passato sono stati messi da parte.   Orban ha dichiarato di essere certo della vittoria. "Il nostro obiettivo è ripetere il risultato del 2022", ha detto. Il suo programma annunciato: "Niente aumento delle imposte, niente soldi per la guerra in Ucraina, i nostri ragazzi non saranno portati sul fronte ucraino". I sondaggi però non lo confortano: emerge sempre un vantaggio di 8-10% per il Tisza. Gli analisti avvertono però che nel sistema elettorale misto ungherese sono decisivi i risultati nelle circoscrizioni uninominali e maggioritario, non tanto i risultati percentuali delle liste.  I negoziati per la vendita alla compagnia di idrocarburi ungherese Mol della quota maggioritaria di Gazprom nella serba Nis, sotto sanzioni Usa proprio per il capitale di controllo russo, "procedono bene e il primo passo fattivo è atteso in questi giorni": è quanto ha assicurato il ministro degli Esteri e del commercio ungherese, Petar Szijjarto, in visita a Belgrado, dove ha incontrato la ministra serba alle Miniere e all'energia, Dubravka Djedovič Handanovic.    L'agenzia Tanjug, citando il ministro magiaro, scrive anche che la raffineria di Pančevo , l'unica attiva in Serbia, è di "importanza strategica" per Mol e che pertanto "le notizie diffuse dai media secondo cui la compagnia petrolifera ungherese intenderebbe chiudere la raffineria se acquisisse Nis non sono vere". Szijjarto ha inoltre sottolineato che verrà firmato un accordo intergovernativo tra Serbia e Ungheria, che attribuirà un'importanza strategica alla costruzione dell'oleodotto tra i due Paesi vicini, per il quale è stata indetta una gara d'appalto all'inizio di gennaio. "Quando Mol acquisterà la quota di maggioranza di Nis e la costruzione dell'oleodotto sarà completata, avremo una situazione energetica estremamente favorevole, mai vista prima", ha dichiarato Szijjártó. Proprio oggi scade la sorta di ultimatum dettato verbalmente dal presidente serbo, Aleksandar Vucic, per cui se nessuno avrà concluso un accordo per rilevare la quota Gazprom in Nis, lo stesso governo serbo procederà con una sua offerta ai russi al "migliore prezzo". "Il procedimento a carico di Maja e Gabri, come quello contro tutti gli antifascisti, è un processo farsa. Non ci sono dubbi. È un palcoscenico kafkiano su cui va in scena lo squallido spettacolo della punizione esemplare che il regime infligge ai propri nemici. Non mi aspetto buone notizie dalla sentenza su Maja T. e Gabriele M." Lo scrive su X l'eurodeputata di Avs Ilaria Salis, in riferimento alla sentenza per l'attivista tedesca Maja T.  a Budapest."Si tratta di procedimenti pesantemente condizionati, se non addirittura orchestrati, dal governo Orbán. Il quadro indiziario a carico degli imputati è estremamente labile: Maja e Gabri non sono mai stati riconosciuti, né dalle vittime né dai testimoni", aggiunge l'eurodeputata.  "A tutto questo si aggiunge il clima di campagna elettorale in Ungheria. Per l'estrema destra orbaniana, lo 'scalpo degli antifascisti stranieri' è uno strumento di propaganda populista particolarmente efficace, funzionale a rafforzare una narrazione securitaria e repressiva nonché alimentare l'idea di un paese assediato da nemici esterni", sottolinea Salis. "È in questo contesto che va letta la sentenza. Alla luce di tutto ciò, dobbiamo continuare a chiedere con forza che Maja, tanto più considerando l'illegalità della sua estradizione, venga trasferita in Germania e sottoposta lì a un procedimento equo. E che nessun antifascista sia estradato in Ungheria", conclude. Il tribunale municipale di Budapest ha condannato a otto anni di carcere Maja T., persona non binaria di 25 anni, attivista della sinistra radicale tedesca, ritenuta colpevole di aver partecipato a aggressioni violente contro estremisti di destra nella capitale ungherese. La pena, ha stabilito il giudice József Sós, non è sospendibile con la condizionale. Maja T. è entrata in tribunale con i polsi ammanettati, le mani collegate da una catena.  Secondo la sentenza, riportata dalla Suddeutsche Zeitung, il tribunale ha considerato provata la partecipazione di Maja T. ad attacchi avvenuti nel febbraio 2023, quando gruppi di militanti di sinistra presero di mira persone ritenute vicine all’estrema destra durante il cosiddetto “Giorno dell’Onore”, commemorazione annuale delle SS tollerata dalle autorità ungheresi. La procura ungherese aveva accusato Maja T. di tentate lesioni personali potenzialmente letali e di appartenenza a un’organizzazione criminale, chiedendo una condanna a 24 anni di reclusione. Il processo, durato quasi un anno, si è concluso con una pena nettamente inferiore rispetto alla richiesta dell’accusa. La difesa può presentare appello. Durante il procedimento, Maja T. non ha rilasciato dichiarazioni sui fatti contestati. In aula sono emerse poche prove dirette: né testimonianze oculari né tracce di DNA. L’accusa ha fondato il caso su una catena di indizi, in particolare su immagini di videosorveglianza che mostrerebbero l’imputata in compagnia di altri presunti aggressori nei pressi dei luoghi degli attacchi. Il padre dell’imputata, Wolfram Jarosch, ha definito il procedimento un “processo politico esemplare”, sostenendo che procura, periti medici e giudice avrebbero agito in sintonia sotto la pressione del primo ministro Viktor Orban, favorevole a una linea dura. “Questo è il triste culmine dell’ingiustizia contro mio figlio”, ha dichiarato.  Maja T. era stata arrestata a Berlino nel dicembre 2023 ed estradata in Ungheria nel giugno 2024. Successivamente, il Tribunale costituzionale federale tedesco ha stabilito che l’estradizione sarebbe stata illegittima, rilevando che le autorità giudiziarie tedesche non avevano valutato adeguatamente le condizioni di detenzione per una persona non binaria in Ungheria. Esponenti politici della Linke, dei Verdi e della SPD hanno chiesto il rimpatrio di Maja T. in Germania.

Nessun commento:

Posta un commento