giovedì 12 febbraio 2026

Dollaro in calo

[A volte a farci mancare il respiro non è il panico che si prova al momento, ma piuttosto l’improvvisa visione del nostro futuro. Tanguy Viel] Il dollaro continua a calare, con l’euro che in questo avvio di settimana è salito fino a superare brevemente quota 1,19 sul biglietto verde, sui massimi dall’estate del 2021. Successivamente la valuta condivisa ritraccia in parte e modera i guadagni portandosi a 1,1881 dollari. Questi sviluppi potrebbero aggiungere ostacoli alle esportazioni dei paesi dell’area valutaria in una fase già non semplicissima (giovedì verranno pubblicati dall’Istat i dati sul commercio con l’estero di dicembre e dell’intero 2025, venerdì la stima preliminare sul Pil del quarto trimestre). Ma il calo del dollaro non riguarda solo l’euro: è generalizzato e risente delle precedenti pressioni sui titoli di Stato del Giappone e sullo yen, che da giorni hanno spinto diversi analisti a ipotizzare un possibile intervento congiunto Stati Uniti-Giappone a sostegno della valuta nipponica. Il tutto in un quadro di persistenti tensioni geopolitiche che, complici precedenti fattori di fondo in azione da diverso tempo – tra cui i forti acquisti delle banche centrali dei paesi ex emergenti – hanno visto ulteriori rialzi di diversi beni rifugio, a cominciare dall’oro che oggi ha infranto un ennesimo record, superando per la prima volta la soglia psicologica dei 5.000 dollari. Nel pomeriggio il metallo prezioso per eccellenza resta nettamente rialzista guadagnando oltre il 2% 5.080 dollari. Un rally ancora più esuberante continua a coinvolgere l’argento, che guadagna oltre il 12% a 113,95 dollari l’oncia. Il platino sale del 3,66% 2.842 dollari l’oncia. Era stata appena superata la fase più acuta del nuovo braccio di ferro tra Stati Uniti e Unione Europea sulla Groenlandia, che subito è sembrato riaprirsi un nuovo fronte con l’Iran, dopo che tra venerdì e il fine settimana sono giunte indicazioni di spostamenti di mezzi militari Usa potenzialmente verso l’area, in particolare il gruppo navale della portaerei Lincoln. Il dollaro poi potrebbe accusare un supplemento di volatilità questa settimana in occasione del direttorio della Federal Reserve, il Fomc che comunicherà le sue decisioni sui tassi di interesse mercoledì alle 20 italiane. Ma soprattutto i riflettori saranno puntati sulla successiva conferenza stampa del presidente, Jerome Powell, in particolare per lo scontro ormai aperto con l’amministrazione Trump, dopo che il Dipartimento di Giustizia Usa gli ha fatto recapitare un mandato di comparizione presso il grand jury, per sospetti illeciti sui costi degli appalti per il rinnovo della sede della Fed. Una mossa che stavolta ha spinto il capo della Banca centrale degli Stati Uniti a reagire con un duro comunicato, in cui afferma che si sta cercando di mettere a repentaglio l’autonomia dell’istituzione monetaria. Intanto l’economia Usa appare su una dinamica più esuberante di quella Ue, i dati del Pil del terzo trimestre sono stati rivisti al rialzo, al +4,4% su base annua, ai massimi da due anni, mentre a dicembre l’inflazione è rimasta stabile al 2,7%.  Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha nominato Kevin Warsh come nuovo presidente della Federal Reserve. L'annuncio ufficiale.  Né la Casa Bianca né Warsh, prima dell'ufficializzazione, avevano commentato. L'ex governatore della Fed era tra i quattro finalisti considerati da Trump e la sua visita alla Casa Bianca aveva alimentato le scommesse dei bookmaker sulla sua nomina. Il sistema della Federal Reserve prevede un Board centrale composto da sette governatori nominati dal presidente degli Stati Uniti e dodici Federal Reserve Bank regionali. Il presidente della Fed viene scelto dal presidente degli Stati Uniti tra i membri del Board, con mandato quadriennale e conferma del Senato. Con la nomina di Warsh, si apre ora una nuova fase per la guida della banca centrale statunitense. La nomina di Warsh, rilanciata nei giorni scorsi anche da New York Times, Financial Times e Wall Street Journal, è stata dunque ufficialmente confermata. Nelle ore precedenti all'annuncio, Trump aveva anticipato che la scelta sarebbe ricaduta su una figura "nota a tutti nel mondo della finanza", un'indicazione che aveva rafforzato le aspettative su Warsh, già preso in considerazione nel 2017 durante il primo mandato presidenziale. Gli altri nomi nella rosa finale erano Kevin Hassett, Christopher Waller e Rick Rieder. Trump ha definito la decisione "non sorprendente", sottolineando che si tratta di una personalità ampiamente riconosciuta nel settore. Warsh, membro del Board della Fed dal 2006 al 2011 ed ex consigliere economico di Trump, subentrerà a Jerome Powell, il cui mandato scade a maggio. Warsh, 55 anni, è nato ad Albany, nello Stato di New York. Ha lavorato per Morgan Stanley dal 1995 al 2002, diventando direttore esecutivo del settore fusioni e acquisizioni. Dal 2002 al 2006 è stato assistente speciale del presidente George Bush Jr. per la politica economica. Nel 2006 Bush lo nominò nel Board della Fed, scelta che suscitò critiche per la giovane età: a 35 anni fu il più giovane governatore della storia dell'istituzione. È sposato con Jane Lauder, erede della famiglia Estée Lauder, conosciuta ai tempi di Stanford. La coppia vive a Manhattan e mantiene una vita privata molto riservata. Warsh aveva già sfiorato la nomina a presidente della Fed nel 2017, poi assegnata a Powell. Negli anni successivi ha criticato pubblicamente la banca centrale, avvicinandosi alle posizioni di Trump, soprattutto sulla necessità di tagliare i tassi di interesse. È stato considerato anche per il ruolo di segretario al Tesoro. "La crescente competizione geopolitica fra i Paesi potrebbe aumentare la pressione sulle banche centrali indipendenti a dare priorità agli obiettivi di bilancio rispetto al contenimento dell'inflazione". E dato che "stiamo osservando una significativa pressione politica esercitata sulla Federal Reserve", se questa avesse successo "potrebbe essere presa a modello da altri Paesi" arrivando anche in Europa.    Il monito arriva dal presidente della Bundesbank, Joachim Nagel, intervenuto a una cena dell'Euro50 a Londra. "Dal momento che l'economia mondiale è interconnessa, la pressione politica in un Paese potrebbe rendere più difficile anche per l'Eurosistema il perseguimento della stabilità dei prezzi", ha avvertito Nagel.    Nagel, che ha citato gli studi empirici secondo cui più indipendente è una banca centrale, minore l'inflazione, ha concluso il suo ragionamento sottolineando l'importanza dell'impegno a contenere l'inflazione. "Nel caso dell'Eurosistema l'indipendenza è inscritta nella legge primaria dell'Unione europea", tuttavia "non dobbiamo avere eccessi di sicurezza. Resteremo sempre vigili riguardo alla nostra indipendenza". 


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