sabato 31 ottobre 2026

È caro espresso

[La fortuna non è dovuta al caso ma alla fatica, il costoso sorriso della buona sorte si deve guadagnare. Emily Dickinson] Un espresso al bar costa oggi in Italia quasi un quarto in più rispetto a cinque anni fa. Molto di più a punta Raisi, Palermo,  appena 2,10.  Lo afferma il Centro di formazione e ricerca sui consumi che, in collaborazione con Assoutenti, ha realizzato un nuovo studio sui prezzi della tazzina analizzando i nuovi rincari che hanno interessato il caffè nel corso del 2026. E i rincari non si fermano: le esportazioni di caffè colombiano stanno subendo una grave interruzione logistica a causa del terremoto di magnitudo 7.4 che ha colpito il Paese. Un nuovo rischio.Sulla base dei dati ufficiali del Mimit raccolti nelle varie province italiane, emerge che l'espresso costa in media nel nostro Paese 1,29 euro, ben 25 centesimi in più rispetto al 2021, con un incremento medio del +24,2% ma con un andamento molto diversificato a seconda delle zone d'Italia, analizza il C.r.c. Bolzano si conferma la città col prezzo più alto, pari a 1,51 euro a tazzina. Sul versante opposto della classifica, Messina risulta oggi la città più economica, con un prezzo medio di 1,06 euro. "Alla base degli aumenti registrati ai bar ci sono altri fattori, come il rialzo dei costi energetici e di gestione in capo agli esercenti, che vengono poi scaricati sui prezzi finali al consumatore", avverte il presidente del comitato scientifico del Crc, Furio Truzzi. 


Andrea e Jeffrey a Balmoral

[Uno vede la vita come un fiume, uno come un deserto, un altro come una partita a scacchi con la morte. Io la vedo sotto forma di un gioco di Shangai fatto da solo. Dal libro "Le regole dello Shangai"] La polizia scozzese sta indagando sui soggiorni del defunto faccendiere pedofilo americano Jeffrey Epstein e di Ghislaine Maxwell nel castello di Balmoral, ospiti di Andrew Mountbatten-Windsor. Epstein visitò la residenza reale nel 1999 insieme a Maxwell, secondo i media britannici su invito dell'allora principe Andrea. "Abbiamo ricevuto delle informazioni e sono in corso indagini, ma sono in una fase iniziale", ha dichiarato un portavoce di Police Scotland. "Tutti gli accertamenti procedono in base agli elementi raccolti e mettono al centro i bisogni delle vittime sopravvissute", ha aggiunto, con un riferimento alle presunte vittime di abusi sessuali.     Il fratello di re Carlo era stato arrestato il 19 febbraio 2026, e poi rilasciato, dalla polizia inglese della Thames Valley nell'ambito di un altro filone d'indagini sul conto del reprobo di casa Windsor, quello riguardante le accuse di aver passato informazioni riservate a Epstein quando era inviato commerciale del Regno Unito.     La polizia scozzese aveva aderito nei mesi scorsi al gruppo di coordinamento nazionale istituito dalle forze dell'ordine britanniche per valutare le accuse emerse con la pubblicazione degli Epstein files negli Usa, alla luce della rete di prostituzione internazionale, con lo sfruttamento di minorenni, messa in piedi dal defunto finanziere e dalla complice Maxwell.     Secondo il Daily Express, le indagini in corso riguardano accuse secondo cui alcune donne sarebbero state portate nella tenuta reale dopo essere state vittime di tratta. Alcune foto diffuse in precedenza dal Dipartimento della Giustizia degli Stati Uniti, inoltre, sembrano ritrarre Andrea e il faccendiere durante una battuta di caccia nella tenuta di Balmoral. Secondo i registri di volo contenuti negli stessi documenti, nel 2006 l'ex principe e Maxwell atterrarono all'aeroporto di Edimburgo provenienti da Luton a bordo del jet privato di Epstein. A quanto si apprende, la polizia scozzese spera di parlare con chiunque abbia informazioni su quel volo. Il castello di Balmoral, nelle Highlands scozzesi, appartiene alla famiglia reale britannica dal 1852, quando la regina Vittoria e il principe Alberto acquistarono la proprietà, ed era particolarmente amato da Elisabetta II, che proprio lì si spense l'8 settembre del 2022.  Si apre un ulteriore fascicolo britannico nell'ambito del vasto scandalo del defunto faccendiere pedofilo americano Jeffrey Epstein. La polizia del Surrey ha infatti annunciato di indagare su due distinte accuse di abusi sessuali su minorenni risalenti a decenni fa, emerse dai documenti pubblicati sul finanziere negli Usa. Uno dei due casi riguarda luoghi delle contee del Surrey e del Berkshire, nell'Inghilterra meridionale, dove sarebbero avvenuti i presunti abusi tra la metà degli anni Novanta e il 2000. L'altro invece è precedente: riguarda la zona del Surrey occidentale tra la metà e la fine degli anni Ottanta. Le forze dell'ordine hanno dichiarato di voler "individuare qualsiasi linea di indagine percorribile per verificare le informazioni o acquisire prove a riscontro". Non sono stati compiuti arresti e non si conoscono i dettagli dell'operazione, tranne che si tratta di un filone separato dai due principali riguardanti le ricadute britanniche dello scandalo Epstein, quindi i legami a doppio filo del faccendiere con l'ex principe Andrea e con l'ex eminenza grigia del New Labour Peter Mandelson, entrambi arrestati (e poi rilasciati) per l'accusa di cattiva condotta in un ufficio pubblico. Un dato importante è il fatto che gli abusi di cui si parla nelle nuove indagini si riferiscono a un periodo precedente rispetto ai casi emersi in passato. Nei mesi scorsi la polizia del Surrey aveva rivolto un appello urgente a chiunque fosse in possesso di informazioni su una vicenda riguardante presunti abusi sessuali su una minorenne - finita nella rete di Epstein - nella località di Virginia Water tra il 1994 e il 1996. Daniel Siad, agente di modelle sospettato di aver procurato giovani donne a Jeffrey Epstein, è stato trovato morto nella sua abitazione a Nanterre, in Francia. Lo ha confermato la procura di Nanterre, dopo le indiscrezioni apparse su Le Parisien. Di origini algerine, naturalizzato svedese e francese, il 69enne era stato denunciato da cinque donne. Il nome di Siad compare negli “Epstein Files” pubblicati lo scorso gennaio dal dipartimento di Giustizia americano e da allora veniva presentato come colui che reclutava modelle in tutto il mondo per conto dell’ex finanziere pedofilo americano trovato morto in carcere nel 2019 in attesa di processo. L’uomo aveva respinto ogni accusa: “Non ho mai violentato nessuno in vita mia – aveva detto a Bfmtv – non ho mai avuto una relazione con una modella. Sono un uomo di famiglia”. Stando alle testimonianze delle ex modelle, Siad le avvicinava con la scusa di opportunità professionali, per poi metterle in contatto con Jeffrey Epstein o altri uomini influenti.


Donaldo c’è posta per te

[Anna: "Hai paura?" Smilzo: "Sì." Anna: "Di me?" Smilzo: "Sì e nessun coraggio sarà bello come questa paura. Dal libro "Il giorno prima della felicità"] Il debito federale americano ha raggiunto il 100% del pil nell'esercizio fiscale che si è chiuso il 30 settembre, il livello più alto dal 1946 quando toccò il 106% per la Seconda Guerra Mondiale. Il deficit ha raggiunto il 6,2% del pil. L'inflazione americana misurata dall'indice Pce, il personal consumption expenditure che la Fed Usa come uno dei principali indicatori delle pressioni sui prezzi, è salita in settembre al 3,6%, in linea con le attese degli analisti, dal 3,4% di agosto. La guerra dei dazi tra Stati Uniti e Canada pesa sulla campagna elettorale americana. “Vi chiedo di immaginare che il mio nome sia sulla scheda elettorale. Per qualche motivo – e ne sono davvero onorato – quando il mio nome compare sulla scheda, l’affluenza alle urne aumenta del 49,2%. Se riuscissimo ad avvicinarci anche solo in parte a questa cifra, ogni singolo voto andrebbe a favore di queste due persone straordinarie e di tutti i candidati al Congresso. Tra l’altro, qui abbiamo un notevole peso politico”. Lo ha detto il presidente degli Stati Uniti Donald Trump durante un comizio elettorale in Florida in vista delle elezioni di Midterm. A Port Huron, in Michigan, il Blue Water Bridge continua a collegare due Paesi le cui economie sono profondamente intrecciate, soprattutto nel settore automobilistico. Ma le politiche commerciali di Donald Trump hanno incrinato i rapporti con il vicino canadese, alimentando il malcontento anche in uno Stato che nel 2024 aveva votato nettamente per il presidente repubblicano. “Viviamo proprio accanto al Canada e lui, Trump, ha imposto tutti questi dazi, anche sull’industria automobilistica. È tutto terribile, tutto quello che sta facendo. Voglio dire, noi amiamo il Canada”, spiega Dawn Blaylock, infermiera in pensione. Un legame economico ma anche personale, quello tra le comunità dei due lati del confine, messo alla prova dalle tensioni commerciali. “Non lo so, non ho ancora approfondito la questione, ma so che non sono più in buoni rapporti. Non dovrebbe essere così, perché prima eravamo amici, grandi amici, e dovremmo continuare a esserlo”, commenta Micky Roe, ex poliziotto, ancora indeciso su cosa votare. E oltre ai dazi, a preoccupare gli elettori è il costo della vita. A Grand Rapids, tra i distributori di carburante, la frustrazione è trasversale rispetto agli schieramenti politici. “Sono tutti impazziti, credo. Democratici e repubblicani, dovrebbero mettersi tutti insieme e trovare una soluzione”, suggerisce Jamie Rosser, pensionata.  Il Michigan sarà uno degli Stati cruciali alle elezioni di metà mandato del 3 novembre. Per il seggio al Senato si sfidano il democratico Abdul El-Sayed e il repubblicano Mike Rogers, sostenuto da Trump ma fortemente critico verso la guerra commerciale con il Canada. Un voto che sarà anche un banco di prova per le politiche economiche della Casa Bianca. L'indice core, al netto di energia e alimentari, ha segnato un +0,3% su agosto.    Nella Valle del Rio Grande, profondo Sud del Texas, gli elettori potrebbero realizzare le speranze dei democratici di vincere la loro prima elezione in oltre 30 anni. Grazie soprattutto al voto degli ispanici, qui una comunità molto estesa, che dopo aver sostenuto il presidente Donald Trump nel 2024, si sta rivoltando contro il leader repubblicano, responsabile di un’inflazione galoppante e di una repressione spietata nei confronti dei migranti. “Abbiamo punito i democratici votando per i repubblicani – dice Benny Melendez – e i repubblicani ci hanno tradito in modo ancora più grave, quindi puniremo anche loro votando di nuovo per i democratici, finché entrambi i partiti impareranno che, se torneranno a prendersela con gli ispanici e i latini, non solo perderanno denaro, ma perderanno anche potere politico.” La rabbia per i blitz dell’Ice è grande, spiega Marìa Teresa Kumar, cofondatrice di “Voto latino”, un’importante organizzazione dedicata alla registrazione e alla mobilitazione degli elettori di origine ispanica. “Non c’è nessuno in questa sala che non conosca qualcuno che sia stato fermato o trattenuto perché sospettato di essere privo di documenti, e la gente ne ha abbastanza – dice – ecco perché, il voto a cui state assistendo in questo momento, rappresenta la prima volta in 10 anni in cui i latini stanno affollando le urne”. I numeri dicono che il voto anticipato sta registrando un’impennata in questa zona, con un’affluenza in alcune contee aumentata di circa il 75% rispetto allo stesso periodo delle ultime elezioni di metà mandato, quelle del 2022. Negli Stati Uniti la chiamano “affordability” e potrebbe essere cruciale nel determinare l’esito delle elezioni di metà mandato del prossimo tre novembre. Per il partito di un presidente, Donald Trump, che aveva centrato la sua rielezione proprio intorno all’accessibilità economica e che aveva scaricato sul suo predecessore, Joe Biden, la responsabilità di un’inflazione alta, le prospettive sulla carta sono preoccupanti. Lo dicono i sondaggi. Lo dicono anche dati e analisi di vario tipo. Stando a quasi la metà degli elettori registrati sentiti da Reuters e Ipsos, il costo della vita è il fattore più importante sulla base del quale esprimeranno il loro voto. Quelli di generi alimentari, benzina e casa sono tra le questioni più rilevanti anche per il campione sentito da CNBC.A causa di una guerra contro l’Iran che ha destabilizzato il sistema energetico mondiale, Trump ha raggiunto un risultato non invidiabile e impensabile solo a gennaio: il prezzo medio della benzina negli Stati Uniti durante il suo secondo mandato è più alto di quello durante l’era Biden. La differenza è minima ma per un leader che nell’estate del 2024 aveva promesso prezzi sotto i due dollari al gallone, il fatto che a pochi giorni del voto la media nazionale sia di oltre 4,24 dollari (contro i 3,04 dollari di un anno fa) la dice lunga sullo scontento generale. Per il gasolio, va anche peggio: i sei dollari sono stati superati, contro i 3,6 di 12 mesi fa. Non a caso Trump ha siglato un accordo controverso per importare gasolio russo, anche se per gli analisti la mossa non aiuta. Andare dal benzinaio per fare il pieno non è l’unica fonte di frustrazione per gli americani. Lo è anche fare la spesa, ricevere servizi sanitari, pagare le bollette con i prezzi dell’elettricità saliti anche per colpa dei data center, la cui costruizione non è mai stata così impopolare. Mentre i prezzi salgono, le tasche degli americani si svuotano. Solo a settembre i prezzi sono saliti in un anno del 3,7% ma i salari orari non sono rimasti allo stesso passo, essendo cresciuti del 3%. Non dovrebbe dunque sorprendere gli strateghi se sei famiglie americane su 10 non possono permettersi il costo della vita di base nei campi di battaglia elettorale che decideranno quale partito controllerà la Camera. Lo ha calcolato il Washington Post, secondo cui i redditi non sono rimasti al passo con i costi in aumento in 42 dei 46 distretti più competitivi in questa tornata elettorale. Il quadro è peggiore nei distretti controllati dai repubblicani: la percentuale delle famiglie che non riesce a coprire le spese di base è aumentata del 2,1% nei distretti in mano al GOP e dell’1,7% in quelli a guida democratica. Il Washington Post calcola che nei distretti cruciali, il 60% delle famiglie non ha abbastanza reddito per coprire i costi per casa, spesa, trasporti, sanità, assistenza all’infanzia e tasse. Il GOP continua a puntare il dito contro Biden e il caos da lui lasciato. L’idea è che Trump sta facendo pulizia e ha bisogno di tempo ma nel frattempo ha garantito un’economia solida. Dal canto suo il presidente continua a promettere prezzi in calo e a vantarsi di un “dono” fatto dal Venezuela: una nave con “un milione di barili di petrolio”. Il presidente tuttavia ha mostrato una certa insensibilità nei confronti delle preoccupazioni degli elettori. Sabato 24 ottobre, dalla Georgia, con toni scurrili ha letteralmente detto: “Non me ne importa nulla” se i media dicono che la gente soffre quando va al benzinaio, “Lo dirò: Stiamo facendo una fortuna pazzesca” con i prezzi del petrolio alti. “Il business del petrolio e del gas degli Stati Uniti sta facendo centinaia di miliardi di dollari”, si è vantato Trump durante il comizio. Martedì 27 ottobre dal Texas ha detto che il “dividendo da 5.000 dollari” promesso a tutti i cittadini americani adulti nel caso in cui i repubblicani mantengano il controllo del Congresso basterebbe per comprare “un hamburger e forse un dessert piccolo”. Qualcuno lo paragona a George W Bush nel 2006, quando il presidente repubblicano era impantanato in un conflitto in Medio Oriente che non solo trascinò giù il partito quell’anno ma lo lasciò ferito in vista dell’elezione presidenziale successiva (quella vinta nel 2008 da Barack Obama). Stando a CNN, Trump ora ha almeno i quattro peggiori livelli di approvazione mai registrati per un presidente nell’ottobre prima di un’elezione di midterm dal 1938. Nella sua carriera politica lui non è mai sceso così in basso. Resta da vedere se, mentre il costo della vita sale, la performance del GOP scenderà alle Midterm.

Chiesto il processo per Hannoun

[Non esiste il tradito, il traditore, il giusto e l'empio, esiste l'amore finché dura e la città finché non crolla. Dal libro "Il contrario di uno"] La procura di Genova ha chiesto il rinvio a giudizio per l'attivista palestinese Mohammad Hannoun e altre cinque persone, accusate a vario titolo di associazione con finalità di terrorismo per i presunti finanziamenti ad Hamas tramite enti benefici e concorso esterno. L'udienza preliminare, davanti alla giudice Carla Pastorini, è fissata per il 12 novembre. Hannoun, 64 anni, si trova nel carcere di alta sicurezza di Terni dallo scorso dicembre e chiederà, tramite i legali Fabio Sommovigo e Dario Rossi, di potere partecipare fisicamente alle udienze invece che con collegamento video come disposto dalla giudice. Il legale chiarisce che la partecipazione da remoto ai processi è prevista dalla legge per i reati più gravi "a dispetto del fatto che proprio per i procedimenti più complicati, come questo, è quantomai necessaria la presenza di prossimità tra il difensore e il suo assistito". Lo Stato di Israele, citato nel decreto come parte offesa insieme a quello italiano, potrebbe costituirsi come parte civile del processo. Recentemente la corte di Cassazione, che aveva una prima volta rinviato gli atti al riesame di Genova per una rivisitazione del quadro probatorio, ha respinto le istanze di scarcerazione da parte dei legali. Secondo i pm della Dda di Genova Marco Zocco e Luca Monteverde, Hannoun sarebbe ai vertici della cellula italiana di Hamas (insieme ai coindagati Riyad Albustanji, Yaser Elasaly, Raed Dawoud) e attraverso la società di beneficienza Abspp e altre due associazioni collegate avrebbe raccolto complessivamente dal 2001 al 2025 oltre 18 milioni. Di questi oltre sette sarebbero andati direttamente o indirettamente ad Hamas. Con loro la procura ha chiesto il rinvio a giudizio di Khalil Abu Deiah e di Ibrahim Salameh Abu Rawwa, entrambi sono accusati di concorso esterno in associazione con finalità di terrorismo per aver supportato la raccolta dei fondi pur non facendo parte di Hamas. Anche loro erano stati arrestati il 27 dicembre, ma il Riesame li aveva scarcerati. Per arrivare alla decisione sul rinvio a giudizio potrebbe essere necessaria più di un'udienza e i tempi stringono perché se non arrivasse la decisione entro il 27 dicembre Hannoun e gli altri dovranno essere scarcerati per decorrenza dei termini. 

Progettava attentati in sinagoga

[C'è in me quello che si trova in molti uomini del mondo, amori, spari, qualche frase piena di spine, nessuna voglia di parlarne. Siamo dozzina noialtri uomini. Speciale è solo vivere, guardarsi di sera il palmo di mano e sapere che domani torna fresco di nuovo, che il sarto della notte cuce pelle, rammenda calli, rabbercia gli strappi e sgonfia la fatica. Dal libro "Tre cavalli"]Era "intenzionato ad eseguire un attentato in una sinagoga e in un luogo di preghiera islamica dell'hinterland milanese, dopo aver pianificato nei minimi dettagli le modalità di confezionamento di ordigni esplosivi e la modifica di armi da sparo" e per questo un ragazzo di 22 anni è stato arrestato dai Carabinieri su ordinanza emessa dal gip del Tribunale di Milano. Nei suoi device sono stati trovati "contenuti suprematisti, accelerazionisti, negazionisti della shoah e xenofobi". Secondo quanto reso noto dai Carabinieri, dall'analisi dei dispositivi del 22enne emerge "l'attività dell'indagato nel costante auto addestramento con finalità terroristiche, nel reperimento di sostanze chimiche atte a confezionare ordigni, nonché nella divulgazione e condivisione di materiale di propaganda e istigazione a delinquere (proclami ideologici con denominazione di "testamento", scritti e pensieri di Anders Breivik, terrorista autore delle stragi in Oslo e Utoya (Nor) nel 2011) con contenuti suprematisti, accelerazionisti, negazionisti della shoah e xenofobi". Per questo è indagato per il reato ex art. 270-quinquies del codice penale che punisce l'addestramento ad attività con finalità di terrorismo anche internazionale. Era un 'lupo solitario' Alessandro G.G., il 22enne. Il giovane, incensurato, aveva perso il lavoro come magazziniere e viveva isolato in casa a San Giuliano Milanese, con il padre e la sorella, e si era radicalizzato all'insaputa della famiglia. Le prime perquisizioni nei suoi confronti risalgono allo scorso agosto. Temeva per "l'invasione islamica" e la fine della razza bianca. "È arrivato il momento che qualcuno faccia qualcosa. Ho paura ad agire da solo, ma se nel frattempo che metto a punto un piano non troverò nessuno al mio fianco, lo farò lo stesso - scrive il giovane in una sorta di testamento -. Lo farò per il futuro. Io mi sento un soldato e so che la mia è una guerra già iniziata, anche se la sto ancora organizzando. Ma ci arriverò, credetemi", aggiunge nel documento di dodici pagine acquisito dagli inquirenti.

La pace passa da Oleshky

[Libertà è dovunque vive un uomo che si sente libero.] Il commissario ucraino per i diritti umani, Dmytro Lubynets, in una conferenza stampa tenuta con la sua omologa russa Yana Lantratova al termine dell'operazione umanitaria congiunta per la cittadina di Oleshky, ha ringraziato Melania Trump per la sua mediazione, affermando che simili iniziative vanno estese lungo tutto il fronte per arrivare a "fermare la guerra". Gli Stati Uniti hanno approvato la possibile vendita di missili Patriot per 2,1 miliardi di dollari all'Ucraina. Lo riporta l'agenzia Bloomberg citando il Dipartimento di Stato, secondo il quale la vendita è finanziata da alleati e partner.Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha definito "importante" la decisione del Dipartimento di Stato americano di autorizzare l'Ucraina all'acquisto di 500 sistemi missilistici anti-missile Patriot, destinati a contrastare i missili balistici russi, e potrebbero rappresentare costituire un sistema difensivo estremamente efficace in vista dell'arrivo dell'inverno, quando gli impianti energetici vengono bombardati dai russi. Tuttavia è stato stabilito che le cosegne potrebbero iniziare solo tra qualche anno. Chiediamo quindi ai nostri partner di trovare una soluzione per il periodo attuale", ha detto, citato da Ukrinform.    Zelensky ha ricordato che la Russia colpisce quotidianamente le infrastrutture energetiche ucraine. Solo nelle ultime due settimane di ottobre - scrive Ukrinform -, si sono registrati oltre 30 attacchi russi contro componenti critiche della rete energetica del Paese. E come ogni anno, alla vigilia dell'inverno, Mosca ha avviato una campagna di attacchi mirati ai servizi essenziali da cui dipendono le città e le comunità ucraine: elettricità, riscaldamento, approvvigionamento idrico, ponti e, più in generale, la vita urbana.    "Abbiamo chiesto ai nostri partner americani di fornire all'Ucraina un pacchetto di sostegno per l'inverno, che preveda l'invio di 100 intercettori per sistemi Patriot al mese.    Cinquecento missili basterebbero a proteggere i nostri cieli nei prossimi mesi, proprio in una fase in cui è fondamentale per l'Ucraina mantenere una posizione di forza nei negoziati ed evitare che la Russia riesca a distruggere la vita nelle città e nelle comunità ucraine", ha dichiarato il capo dello Stato.    Zelensky ha ricordato che gli Stati Uniti, i Paesi europei e altri partner internazionali dispongono di scorte sufficienti di intercettori PAC-3. "Fornirli all'Ucraina fin da subito per poi reintegrare gli arsenali dei nostri partner in un secondo momento, negli anni successivi, grazie alla produzione già contrattualizzata e pagata dall'Ucraina e dai suoi partner, sarebbe l'approccio corretto. Ed è una soluzione assolutamente fattibile", ha aggiunto Zelensky, che ha comunque espresso "gratitudine" al presidente Donald Trump, al Dipartimento di Stato e all'Amministrazione Usa per l'autorizzazione. "Ma noi chiediamo decisioni in grado di garantire la protezione delle vite umane non dopodomani o in un secondo momento, bensì nel momento stesso in cui la minaccia si manifesta: quando la Russia uccide e distrugge. Ringrazio tutti coloro che sono al fianco dell'Ucraina!", ha concluso il Presidente. La Commissione europea ha dato il via libera alla proposta, rivolta al Consiglio, per l'approvazione della parte restante del prestito da 90 miliardi per l'Ucraina, pari a 45 miliardi di euro per il 2027. La tranche fornirà al Paese un supporto di bilancio essenziale e prodotti per la difesa nel corso del 2026 e del 2027. Il sostegno sarà destinato al supporto al bilancio, per un importo fino a 13,3 miliardi di euro, suddiviso equamente tra l'Ukraine Facility e l'assistenza macrofinanziaria, e alla capacità industriale nel settore della difesa dell'Ucraina, per un valore di 31,7 miliardi di euro. La telefonata di ieri tra il presidente della Finlandia Alexander Stubb, il premier norvegese Jonas Gahr Store e Vladimir Putin "si è svolta in ambito bilaterale e fa seguito all'incontro tenutosi a Oslo la scorsa settimana. Come abbiamo già affermato in precedenza, l'Ue è unita nel proprio impegno non solo a porre fine a questa terribile guerra, ma anche a raggiungere una pace che sia giusta e sostenibile. Ciò che conta è mantenere un messaggio unito al riguardo, indipendentemente dai colloqui che si terranno con il presidente Putin". Lo ha detto un portavoce della Commissione europea nel consueto briefing con la stampa. "Un orribile attacco russo ha colpito la stazione ferroviaria di Dnipro. I russi hanno lanciato un'incursione con droni contro un binario dove si trovavano un treno per pendolari e un treno passeggeri. Purtroppo, al momento, si contano 13 vittime accertate. Esprimo il mio cordoglio alle loro famiglie e ai loro cari. Altre dieci persone sono rimaste ferite. Tutti i servizi di emergenza necessari sono al lavoro sul posto". Lo scrive su X il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.    "Quanti attacchi terroristici ha sferrato la Russia contro il nostro popolo da quando le sanzioni contro alcuni oligarchi russi e il settore energetico russo sono state revocate, anziché portare a una de-escalation? È proprio per questo che l'Ucraina ha sempre sostenuto la necessità di un'azione giusta e risoluta da parte di America ed Europa in risposta all'escalation russa: le sanzioni contro Mosca e la sua macchina da guerra non devono essere allentate finché continuerà questo conflitto. È giunto il momento di adottare nuove e più severe misure sanzionatorie da parte dell'Ue, degli Stati Uniti e del G7. Ringrazio tutti coloro che sono pronti a offrire il proprio contributo in tal senso", ha concluso.
   


Rete Lampedusa di Bartolo

[Nel segreto della cabina elettorale Dio ti vede, Stalin no.] Nasce Rete Lampedusa, promossa da Pietro Bartolo per costruire una nuova narrazione sulle migrazioni, fondata su diritti umani, canali regolari e responsabilità europea. "La migrazione non si affronta con slogan o scorciatoie ideologiche, ma con responsabilità, umanità, visione europea e strumenti concreti", afferma Bartolo, ex europarlamentare e medico in prima linea nel soccorso dei migranti sbarcati nell'isola. "Rete Lampedusa vuole affermare l'esatto contrario: la migrazione è una realtà complessa, che va affrontata con serietà, strumenti concreti, canali legali, integrazione e responsabilità condivise, non con slogan o propaganda".  "Rete Lampedusa - sottolinea Sella - nasce per colmare un vuoto politico culturale e narrativo sul tema delle migrazioni. I documenti fondativi del progetto evidenziano infatti come il dibattito pubblico sia oggi schiacciato tra la narrazione dell'invasione, il silenzio dettato dalla paura elettorale e l'assenza di una contro-narrazione credibile, autorevole e organizzata". "La cosa più logica è che tutto il campo largo si metta intorno a un tavolo e individui un candidato comune per la presidenza della Regione". Lo ha detto Pietro Bartolo a Gela, durante un incontro con il gruppo locale di Italia Viva. L'ex parlamentare europeo e medico di Lampedusa, indicato da Matteo Renzi come candidato di Italia Viva in Sicilia, non esclude neanche le primarie. "Se ci dovessero essere - ha detto inoltre - io parteciperò. Lo faccio per senso di responsabilità verso la mia terra, così come ho fatto per trent'anni a Lampedusa offrendo i primi soccorsi a migliaia di migranti arrivati dal mare".    Bartolo è stato molto critico, durante il dibattito con gli esponenti gelesi di Italia Viva, verso l'attuale governo regionale. "Quello che sta accadendo - ha continuato - è scandaloso. I problemi veri bisogna prenderli di petto e mi riferisco alla sanità, alla dispersione scolastica ma anche alle infrastrutture. Tutto questo, a oggi, non è stato fatto". "La cosa più logica è che tutto il campo largo si metta intorno a un tavolo e individui un candidato comune per la presidenza della Regione". Lo ha detto Pietro Bartolo a Gela, durante un incontro con il gruppo locale di Italia Viva. L'ex parlamentare europeo e medico di Lampedusa, indicato da Matteo Renzi come candidato di Italia Viva in Sicilia, non esclude neanche le primarie. "Se ci dovessero essere - ha detto inoltre - io parteciperò. Lo faccio per senso di responsabilità verso la mia terra, così come ho fatto per trent'anni a Lampedusa offrendo i primi soccorsi a migliaia di migranti arrivati dal mare".    Bartolo è stato molto critico, durante il dibattito con gli esponenti gelesi di Italia Viva, verso l'attuale governo regionale. "Quello che sta accadendo - ha continuato - è scandaloso. I problemi veri bisogna prenderli di petto e mi riferisco alla sanità, alla dispersione scolastica ma anche alle infrastrutture. Tutto questo, a oggi, non è stato fatto".