giovedì 22 ottobre 2026

Corte Suprema contro Milei

[C'era una generosità civile nella scuola pubblica, gratuita che permetteva a uno come me di imparare. Ci ero cresciuto dentro e non mi accorgevo dello sforzo di una società per mettere in pratica il compito. L'istruzione dava importanza a noi poveri. I ricchi si sarebbero istruiti comunque. La scuola dava peso a chi non ne aveva, faceva uguaglianza. Non aboliva la miseria, però tra le sue mura permetteva il pari. Il dispari cominciava fuori. Dal libro "Il giorno prima della felicità"] La Corte Suprema argentina ha ripristinato una misura cautelare contro il decreto del presidente Javier Milei che cancellava ogni restrizione alla vendita di terre agli stranieri.   La decisione del massimo tribunale rappresenta una improvvisa marcia indietro rispetto alla sentenza emessa dalla stessa Corte solo la settimana scorsa in cui si respingeva la cautelare riportando in vigore il decreto.   Dopo aver respinto il ricorso di un'associazione di ex combattenti della guerra delle Malvinas come 'improcedente' i giudici della Corte hanno accolto invece  la validità del ricorso di un'associazione ambientalista riportando in vigore la misura cautelare "per garantire un'efficace tutela giurisdizionale e prevenire il verificarsi di un danno irreparabile".     Milei aveva firmato il maxi decreto che conteneva l'abrogazione della cosiddetta 'Legge sulle Terre' (Ley de Tierras) il 20 dicembre del 2023 a soli 10 giorni dall'insediamento alla presidenza. La costituzionalità della norma - composta da 366 articoli che imponevano drastiche modifiche anche alla Legge sul Lavoro oltre alla derogazione di diverse altre leggi - è stata contestata dall'opposizione ed è tuttora all'esame della giustizia.Il governo dell'Argentina ha presentato un ricorso ufficiale al Tribunale internazionale del diritto del mare, con sede ad Amburgo, chiedendo l'adozione di misure provvisorie per impedire al Regno Unito di sfruttare i giacimenti di idrocarburi nella piattaforma continentale della Cuenca Norte, nelle acque delle isole Malvinas (Falklands), contese tra i due Paesi. Lo ha annunciato in una nota l'ufficio del presidente Javier Milei, precisando che la richiesta mira a "preservare i diritti sovrani argentini sulla propria piattaforma continentale" ed evitare che le attività britanniche "aggravino la controversia" sulla sovranità dell'arcipelago "riconosciuta dalle Nazioni Unite".     La misura punta a sospendere le attività petrolifere autorizzate unilateralmente da Londra, che Buenos Aires considera illegali. Il ricorso - presentato dopo la scadenza dell'ultimatum argentino al Regno Unito affinché impedisse l'avvio o la prosecuzione delle attività di estrazione - si fonda sull'articolo 290 della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, che consente di chiedere provvedimenti provvisori in attesa della costituzione di un tribunale arbitrale, per tutelare i diritti delle parti o prevenire gravi danni all'ambiente marino. La richiesta si inserisce nella procedura arbitrale avviata dal governo il 28 settembre, nell'ambito della stessa Convenzione. Al centro della controversia c'è il progetto petrolifero Sea Lion, sviluppato dalla britannica Rockhopper e dall'israeliana Navitas nelle acque circostanti l'arcipelago.
  

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