[Lo riconoscerò anche solo dal tocco, dal ritmo del respiro; lo riconoscerò se sarò cieco, dal modo in cui i nostri respiri si uniscono e le nostre membra si intrecciano. Madeline Miller] Abbracci, silenzio e lacrime a Kfar Aza, uno dei kibbutz simbolo dell’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023. A tre anni dall’assalto, israeliani e familiari delle vittime si sono riuniti vicino al confine con la Striscia di Gaza per ricordare i morti e i rapiti. A Kfar Aza i miliziani uccisero 64 residenti e ne rapirono 18. Gli attacchi del 7 ottobre provocarono complessivamente 1.221 morti in Israele, secondo un conteggio basato su dati ufficiali israeliani. Durante la commemorazione, i partecipanti hanno ascoltato gli interventi e poi si sono alzati per abbracciarsi.In Israele è stato osservato stamani un minuto di silenzio nei luoghi del sud del Paese colpiti tre anni fa dall’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, il più sanguinoso mai subito dallo Stato ebraico e l’evento che diede inizio alla guerra nella Striscia di Gaza. Sul sito del festival musicale Nova, preso d’assalto dai combattenti di Hamas arrivati anche a bordo di veicoli e parapendii, familiari delle vittime e persone in lutto hanno chinato il capo alle 6.29 ora locale, le 5.29 in Italia. La commemorazione si è svolta tra i ritratti delle vittime e le composizioni floreali deposte nel luogo del massacro. Gli attacchi del 7 ottobre provocarono complessivamente 1.221 morti in Israele, secondo un conteggio basato su dati ufficiali israeliani. Durante la commemorazione, i partecipanti hanno ascoltato gli interventi e poi si sono alzati per abbracciarsi.Dopo quasi 3 anni di guerra e un anno dal cosiddetto cessate il fuoco, Israele continua il genocidio a Gaza. Lo spazio vitale della popolazione è sempre più ridotto, specialmente dopo la creazione della linea gialla che è un vero e proprio strumento di pulizia etnica. Lo afferma Medici Senza Frontiere in una nota. "La linea gialla non può essere considerata semplicemente una linea su una mappa. È diventata uno strumento di accerchiamento e pulizia etnica che isola le comunità dalle infrastrutture, dall'assistenza sanitaria, dall'acqua e da tutto ciò di cui hanno bisogno per sopravvivere", dichiara Amande Bazerolle, responsabile della risposta d'emergenza di Msf a Gaza. Oggi le forze israeliane occupano circa il 65% della Striscia di Gaza e utilizzano la linea gialla come confine di fatto di quest'area. Ad aggravare la situazione, il fatto che la linea non è delimitata in modo chiaro né costante. Chi vi si avvicina rischia di essere colpito dalle forze israeliane e i team di Msf continuano a curare persone con ferite da arma da fuoco riportate nelle aree circostanti. Inoltre, il suo avanzamento ostacola la distribuzione di beni di prima necessità: Msf ha dovuto sospendere più volte la distribuzione d'acqua a causa delle sparatorie vicino alle comunità che vivono in prossimità della linea gialla. Mentre Israele confina i palestinesi in aree sempre più limitate, le famiglie sono costrette a vivere in condizioni di sovraffollamento estremo e disumane, senza un accesso adeguato ad acqua pulita, servizi igienico-sanitari, rifugi e assistenza sanitaria, denuncia l'Ong. Condizioni che favoriscono la diffusione delle malattie. Solo quest'anno, i team di Msf hanno assistito oltre 11.000 casi di malattie della pelle come la scabbia e registrato più di 1.500 casi di varicella tra giugno e luglio. Nel mese di agosto, Msf ha distribuito circa 2,1 milioni di litri di acqua potabile al giorno, ma i bisogni restano enormemente superiori a quanto sia possibile garantire sotto le attuali restrizioni, conclude la nota.
mercoledì 7 ottobre 2026
7 ottobre a Kfar Aza
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