[La codardia è una scelta, la paura uno stato. Una distinzione sottile ma fondamentale. Tutti provano paura, è una reazione umana, inevitabile. Ma scegliere di non agire, arrendersi alla paura, è una decisione. Roberto Saviano non condanna la paura, ma chi la trasforma in alibi. Il coraggio, spesso, è semplicemente decidere di non lasciarsi paralizzare.] Secondo alcune fonti il primo ministro Benyamin Netanyahu avrebbe detto a Jared Kushner di essere disposto a dare una possibilità al piano di disarmo di Hamas proposto da Trump, e le Forze di Difesa Israeliane (Idf) si stanno ritirando sulla Linea Gialla.Lo scrive su X il Jerusalem Post. Il Jerusalem Post, citando un report di Axios, ha successivamente specificato che la conversazione tra Benyamin Netanyahu e Jared Kushner in cui il premier di Israele avrebbe detto al funzionario Usa di essere disposto a dare una possibilità al piano per Gaza sarebbe avvenuta "la scorsa settimana". La testata israeliana è tornata a ricordare la posizione pubblica presa invece ieri dal premier, sottolineando la posizione della Casa Bianca di "non preoccupazione" rispetto a tali dichiarazioni confermando "un graduale ritorno alla Linea Gialla a Gaza" e una interruzione degli attacchi contro la Striscia". La Casa Bianca "non è preoccupata" dalle dichiarazioni di Benyamin Netanyahu sul piano Usa per Gaza. Lo ha riferito un alto funzionario americano ad Axios. "Comprendiamo le esigenze politiche di Bibi. Non abbiamo problemi al riguardo, purché continui a fare ciò che chiediamo, in particolare per quanto riguarda la limitazione degli attacchi a Gaza", ha aggiunto il funzionario Usa. Il piano per Gaza sostenuto dagli Stati Uniti, respinto dal primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu, rimane "l'unica via da seguire" per evitare che si ripeta l'attacco di Hamas del 7 ottobre 2023. Lo ha dichiarato il responsabile del Board istituito dal presidente Donald Trump. "L'opzione che proponiamo oggi è l'unica strada percorribile per garantire che questa tragedia non si ripeta", ha affermato Nickolay Mladenov, alto rappresentante del Comitato per la Pace per Gaza, in un'intervista all'emittente israeliana Channel 12. Secondo l'ultima rilevazione del Palestinian Center for Policy and Survey Research del sondaggista di Ramallah Khalil Shikaki, pubblicata la settimana scorsa, il sostegno a Hamas è calato dal 35% di 10 mesi fa al 24%, raggiungendo lo stesso livello di quello per Fatah, che si posiziona pure al 24%. In vista delle elezioni legislative palestinesi previste per il 28 novembre, le prime in 20 anni, i sondaggio attribuisce il 32% dei consensi a Fatah e il 29% a Hamas, mentre per il 44% dei palestinesi interrogati nessuno dei due partiti merita di rappresentare il popolo palestinese. Il calo è particolarmente marcato in Cisgiordania, dove il sostegno a Hamas è sceso dal 32% di 10 mesi fa al 18%, mentre nella Striscia di Gaza dal 41% al 33%. Rispetto alle trattative in corso sulla fase 2 del piano Trump, il 72% degli intervistati si oppone alla rinuncia alle armi da parte di Hamas prima del completo ritiro israeliano da Gaza, e solo il 20% è favorevole a questa eventualità. Il 20% degli intervistati afferma che Hamas è uscito vittorioso dal conflitto, rispetto al 39% di 10 mesi fa. Il 60% ritiene che nessuna delle due parti abbia vinto, mentre il 15% crede che Israele sia uscito vincitore. Il cambiamento è più marcato in Cisgiordania, dove la percentuale di chi considera Hamas vittorioso è scesa dal 48% al 21%. Per quanto riguarda la presidenza palestinese - per la quale elezioni potrebbero essere convocate nel 2027 - Marwan Barghouti, che sconta cinque ergastoli in un carcere israeliano, è favorito come candidato presidenziale con il 54% dei consensi, mentre il leader di Hamas Khalil Al-Hayya ottiene il 26%, per Abu Mazen il consenso è solo del 14%. Secondo il sondaggio, il 79% degli intervistati vorrebbe le dimissioni di Abu Mazen. In una domanda separata, in cui si valutano le candidature in un'era post-Abu Mazen, Barghouti risulta sempre il favorito con il 39% dei consensi, Al-Hayya ottiene il 16%, mentre Mohammed Dahlan, il leader del 'Fronte riformista' del Fatah in esilio negli Emirati, il 15%. "I governanti criminali degli Stati Uniti e il falso regime sionista sono acerrimi nemici dell'unità islamica e dell'intera Umma islamica, comprese le popolazioni dell'Asia occidentale e del Nord Africa", ha dichiarato la Guida suprema iraniana Mojtaba Khamenei. Rivolgendosi ai Paesi islamici ha aggiunto: "Riconoscete dunque i vostri veri nemici e contrastate il piano di questi malintenzionati e nemici dell'Islam, che consiste nell'esaltare le differenze all'interno dell'Umma islamica per indebolirla e dominarla". In un messaggio in occasione della Settimana dell'Unità Islamica in Iran, Khamenei ha aggiunto: "I tiranni del mondo, guidati dagli Stati Uniti criminali, hanno tolto le maschere ingannevoli dal volto ripugnante dei loro obiettivi coloniali e dei loro piani arroganti ed egemonici, e si sono sfilati i guanti di velluto, mostrando al mondo intero i loro artigli insanguinati. Ora è essenziale che i Paesi islamici rafforzino l'unità e la sinergia per difendersi reciprocamente dall'empietà. Dovrebbero risolvere i loro problemi attraverso l'unità di intenti, l'amicizia e la cooperazione sulla via del bene".
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