sabato 26 settembre 2026

Odio a Dublino

[Si conobbero. Lui conobbe lei e se stesso, perché in verità non s'era mai saputo. E lei conobbe lui e se stessa, perché pur essendosi saputa sempre, mai s'era potuta riconoscere così.Italo Calvino, il barone rampante] Il ministero degli esteri israeliano ha annunciato che chiuderà la sua ambasciata in Irlanda. "La decisione di chiudere l’ambasciata israeliana a Dublino è stata presa alla luce delle estreme politiche anti-israeliane del governo irlandese", ha affermato il ministero in una dichiarazione, in seguito a una serie di iniziative del governo irlandese, a partire dal riconoscimento formale di uno stato palestinese e dal sostegno a un caso della Corte internazionale di giustizia che accusa Israele di "genocidio" a Gaza. Il ministro degli Esteri Gideon Saar ha affermato che "le azioni e la retorica antisemite che l’Irlanda sta adottando contro Israele si basano sulla delegittimazione e demonizzazione dello stato ebraico e su doppi standard". Ad un passo dal boicottaggio e al termine di una giornata convulsa, una votazione tra i giocatori dell'Irlanda ha stabilito che la nazionale del trifoglio giocherà entrambe le partite di Nations League contro Israele. Una decisione sofferta, presa a maggioranza, che la federazione (Fai) ha annunciato, non senza sollievo, dato che la rinuncia ai match avrebbe comportato sanzioni anche severe da parte dell'Uefa. "Abbiamo indetto una votazione tra i giocatori per capire la loro posizione - ha dichiarato il presidente della Fai, David Courell -. La maggioranza si è espressa per giocare. Sulla base di ciò, la federazione ha deciso, a nome del calcio irlandese, di disputarle, come da nostra intenzione fin dall'inizio". Le  squadre giocheranno in Ungheria, sul neutro di Debrecen, ma anche la partita casalinga dell'Irlanda, prevista per domenica 4 ottobre, si terrà ben lontano da Dublino, a Backa Topola, in Serbia, a causa delle preoccupazioni per possibili problemi di sicurezza. In Irlanda c'è un forte sostegno alla causa palestinese e quando il sorteggio di Nations League ha messo le due nazionali nello stesso girone, personalità di spicco irlandesi, tra cui diversi sportivi, gruppi di tifosi e attivisti pro-pal, hanno protestato e proposto il boicottaggio. Il ct dell'Irlanda, Heimir Hallgrimsson, ha dichiarato in conferenza stampa che un giocatore - non lo ha citato ma si tratta del portiere di riserva Gavin Bazunu - ha deciso di ritirarsi dalla squadra per la partita contro Israele. Una presa di posizione che ha causato il rinvio della stessa conferenza stampa e poi la votazione interna sulla disputa o meno della partita. "Nessuno si sente a proprio agio a giocare queste partite per molte ragioni" ha detto Hallgrimsson, che era stato peraltro tra i primi a esprimere il suo pensiero in proposito, dicendo una settimana fa che la nazionale avrebbe "giocato non con Israele, ma contro Israele e contro il genocidio" causando così le accese proteste della federazione israeliana. Deciso che la partita si giocherà, i calciatori hanno però posto una serie di altri paletti, annunciati dallo stesso Courell: non parteciperanno ad alcuna conferenza stampa né domani, né per la gara con l'Austria a Dublino l'1 ottobre e tantomeno per la partita in Serbia; indossando fasce nere al braccio "in memoria di tutte le vite perse nel conflitto"; non ci saranno strette di mano né scambio di gagliardetti con i giocatori israeliani prima del calcio d'inizio. Gli ebrei irlandesi, una piccola comunità di circa 2.200 componenti, hanno riportato 143 incidenti tra luglio 2025 e gennaio 2026. Questi erano dominati da abusi verbali, atti vandalici, minacce, episodi di esclusione o discriminazione e messaggi di odio digitali diretti. L’aggressione fisica era meno comune, con solo tre casi segnalati. Tutti gli incidenti sono stati auto-segnalati al JRCI (Consiglio Rappresentativo Ebraico d’Irlanda), che non può indagare o giudicare in modo indipendente. L’Irlanda non ha un meccanismo statale ufficiale per registrare gli incidenti antisemiti, ha detto il gruppo. E mentre la polizia registra crimini d’odio basati su nazionalità, etnia o religione, non isola i crimini motivati dall’antisemitismo. Il JRCI ha detto che il 30% degli incidenti sono stati innescati da segnali di identità ebraica o origine israeliana, come un simbolo ebraico, un accento o parlare in ebraico in pubblico. Tali modelli spesso attraversavano i confini dell’odio guidati da nazionalità, etnia e religione. “Queste dinamiche non possono essere adeguatamente affrontate solo attraverso quadri antirazzisti generalizzati”, ha detto il presidente del JRCI Maurice Cohen in una dichiarazione. “L’antisemitismo presenta caratteristiche distinte che richiedono risposte politiche mirate”. Cohen ha chiesto “un piano nazionale dedicato e autonomo per combattere l’antisemitismo in Irlanda”.


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