[L'oppio inonderà il mercato come un diluvio monsonico. Amitav Ghosh] "A coloro che diffamano i nostri eroici combattenti, che rischiano la loro vita affinché possiamo vivere in pace e sicurezza, io dico: voi siete una vergogna e un disonore per l'intero popolo d'Israele. Andatevene". È la dura reazione del ministro israeliano della Sicurezza Nazionale Itamar Ben Gvir nei confronti di Rachel Szor e Yuval Abraham, i registi del film Naza, che a Venezia ha ricevuto un Premio Speciale della Giuria. In un post su X ha parlato di "danno collaterale, diretto contro il popolo d'Israele". "Sono sicuro che i vostri amici, i nostri nemici di Hamas a Gaza, vi accoglieranno a braccia aperte!", ha aggiunto. “Noi sottoscritti siamo indignati e disgustati dall’ultima calunnia del sangue inflitta al popolo ebraico: la menzogna secondo cui Israele avrebbe commesso un ‘genocidio’ a Gaza. Respingiamo questa accusa con disprezzo”. Inizia con queste parole una lettera aperta firmata da oltre 5.000 persone, tra cui spiccano numerose personalità di spicco del mondo della cultura, dello spettacolo, dell’università e della vita pubblica, che respingono con sdegno l’accusa – ormai ripetuta dappertutto a pappagallo, come secoli fa veniva ripetuta la calunnia antisemita dell’infanticidio rituale – secondo cui Israele si sarebbe macchiato del crimine di genocidio a Gaza. La lettera è un’iniziativa di “Creative Community for Peace”, un’organizzazione che si oppone all’antisemitismo e ai boicottaggi anti-Israele nell’industria dell’intrattenimento. “All’interno della comunità ebraica – prosegue il testo – è in corso un acceso dibattito su vari aspetti delle modalità con cui è stata combattuta questa guerra, e questo è segno di salute morale. Come lo è anche il nostro dolore per ogni vita innocente perduta. Ma dobbiamo unirci nel ripudiare la menzogna del genocidio”. La lettera cita – fra l’altro – le condizioni di una guerra combattuta in ambiente urbano, così come il fatto che Hamas abbia deliberatamente combattuto trincerandosi in aree civili, l’inesistenza delle carestie ripetutamente annunciate come imminenti nonché gli sforzi messi in campo da Israele per avvertire ed allontanare i civili prima degli attacchi: “tutti fattori che sono stati cancellati pur di precipitarsi ad accusare Israele di genocidio”. “Una differenza cruciale tra la guerra come tragedia e la guerra come genocidio è l’intenzione – afferma la lettera – In questa guerra, solo una parte intendeva commettere un genocidio, e quella parte è Hamas. Per accusare Israele di genocidio, il massacro del 7 ottobre è stato sistematicamente minimizzato, mentre le azioni israeliane sono state distorte ed ingigantite”. Tra le migliaia di firmatari figurano personalità come l’ex primo ministro britannico Boris Johnson, l’ex ministro della Giustizia e Procuratore generale del Canada Irwin Cotler, l’ex alto diplomatico statunitense Elliott Abrams, l’inviata speciale degli Stati Uniti per il monitoraggio e la lotta all’antisemitismo Deborah Lipstadt, gli storici Dina Porat, Benny Morris, Niall Ferguson, la scrittrice Ayaan Hirsi Ali, il magnate dei media Haim Saban, l’attrice Debra Messing e molti altri.
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