giovedì 24 settembre 2026

Bibi all’Onu

[Io te vurria vasà – sospira la canzone, ma prima e più di questo io ti vorrei bastare come la gola al canto e come il coltello al pane come la fede al santo io ti vorrei bastare. E nessun altro abbraccio potessi tu cercare in nessun altro odore addormentare, io ti vorrei bastare. Io te vurria vasà – insiste la canzone, ma un po' meno di questo io ti vorrei mancare, più del fiato in salita, più di neve a Natale, più di benda su ferita, più di farina e sale. E nessun altro abbraccio potessi tu cercare in nessun altro odore addormentare. Io ti vorrei bastare. Dalla poesia "Io ti vorrei bastare”] Una battaglia per la sopravvivenza di Israele, che non avrebbe “altra scelta” se non continuare a combattere, contro l’Iran, Hamas e quelli che considera i loro sostenitori, ma anche contro una campagna internazionale che accusa di rovesciare la realtà presentando lo Stato ebraico come aggressore. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha usato il suo intervento all’Assemblea generale dell’Onu per difendere le operazioni militari israeliane, respingere con forza le accuse di genocidio a Gaza, ringraziare il presidente americano Donald Trump e lanciare furiosi attacchi contro Qatar, Turchia, diversi governi dell’Europa occidentale e il sindaco di New York Zohran Mamdani. Netanyahu ha presentato la guerra combattuta da Israele negli ultimi anni come l’ultimo capitolo di una lunga lotta per l’esistenza stessa dello Stato ebraico. Israele, ha affermato, continuerà “a difendere il nostro Stato” e “a vincere, perché non abbiamo altra scelta”. Un concetto che ha legato anche alla vicenda di Neria Leiter, riservista israeliano gravemente ferito e figlio dell’ambasciatore israeliano negli Stati Uniti Yechiel Leiter, ricordandone un messaggio: “Non abbiamo un altro Paese. È un privilegio difenderlo”. Il premier ha ricondotto questa percezione di una minaccia esistenziale anche alla guerra del 1967, ricordando che prima del conflitto Israele non controllava Cisgiordania, Gaza o le Alture del Golan e sostenendo quindi che il nodo dello scontro non siano i territori occupati successivamente, ma “l’esistenza di uno Stato ebraico a qualsiasi confine”. Ha inoltre respinto l’accusa di colonialismo, sottolineando le ridotte dimensioni territoriali di Israele e attaccando in particolare le critiche provenienti da Francia e Regno unito. Netanyahu ha poi rivendicato la continuità storica del popolo ebraico nella terra d’Israele, richiamando David, Salomone, Isaia e Geremia e citando anche Mark Twain sulla capacità degli ebrei di sopravvivere alla scomparsa degli imperi dell’antichità. Un’ampia parte del discorso è stata dedicata all’Iran. Netanyahu ha ricordato di avere tracciato 14 anni fa, proprio dal podio dell’Onu, una “linea rossa” contro la possibilità che Teheran arrivasse a dotarsi dell’arma atomica. Colpire gli impianti nucleari iraniani, ha detto, è stato “molto difficile” dal punto di vista operativo ma “una delle decisioni più facili” prese da primo ministro, perché, ha sostenuto, senza quell’intervento “saremmo tutti morti”. Secondo Netanyahu, Israele avrebbe in questo modo difeso anche Paesi che oggi lo criticano e i cui leader, ha affermato, avrebbero ringraziato in privato il governo israeliano.In questa battaglia, Netanyahu ha indicato in Trump il maggiore alleato di Israele. “In questa battaglia contro i barbari non abbiamo avuto un partner più grande del presidente Trump”, ha affermato, ringraziandolo per la sua “leadership coraggiosa”. Israele e Stati Uniti, ha sostenuto, hanno agito insieme non soltanto per proteggere se stessi ma “per salvare la civiltà”. Il premier ha reso omaggio anche ai piloti americani impegnati contro l’Iran. Netanyahu ha quindi rivolto un messaggio direttamente alla popolazione iraniana, sostenendo che la vera paura dei “tiranni di Teheran” sia il loro stesso popolo. Ha contrapposto le proteste in Iran a quelle contro Israele nelle capitali occidentali e accusato una parte del movimento internazionale per i diritti umani di ignorare la repressione iraniana. “Il potere del popolo supererà il popolo al potere”, ha affermato, prevedendo la caduta del sistema iraniano a causa delle sue “menzogne”, della “corruzione” e della “crudeltà”.Durissimo anche l’attacco ai governi europei. Netanyahu ha accusato in particolare leader dell’Europa occidentale di avere scelto di “cedere alle folle antisemite”, preferendo, a suo giudizio, “la debolezza” e “l’appeasement”. Il premier ha posto quindi la questione nei termini di una scelta tra “la fratellanza delle democrazie” e “i Fratelli musulmani”, sostenendo che Israele non intende aspettare che altri Paesi “si risveglino dal loro torpore morale”. Sul fronte della guerra a Gaza, Netanyahu ha respinto categoricamente le accuse di genocidio. Citando il colonnello americano John Spencer e i suoi studi sui conflitti urbani, il premier ha sostenuto che Israele avrebbe adottato misure per limitare le vittime civili superiori a quelle di qualsiasi altro esercito impegnato in guerre urbane. “Questo è genocidio? Naturalmente no. È l’opposto del genocidio”, ha affermato, accusando quanti sostengono il contrario di “distorcere i fatti” e di invertire i ruoli tra vittima e aggressore. Da qui l’attacco diretto a Mamdani. Il premier ha sostenuto che, dopo la sua elezione, molti ebrei non si sentano più sicuri a New York e lo ha accusato di avere elogiato persone condannate per sostegno a Hamas e di avere tra i propri amici figure come Hasan Piker. “Vergogna”, ha ripetuto Netanyahu rivolgendosi tanto al sindaco quanto a chi, a suo giudizio, diffonde accuse false contro Israele. Netanyahu ha chiamato in causa anche il Qatar, accusandolo di spendere miliardi di dollari per diffondere “menzogne” contro Israele attraverso il finanziamento delle università americane e il sostegno a media come Al Jazeera. Secondo il premier, l’obiettivo sarebbe “fare il lavaggio del cervello ai giovani” inducendoli a odiare Israele, gli Stati uniti e l’Occidente. Altrettanto pesante l’affondo contro la Turchia e il presidente Recep Tayyip Erdogan, accusato da Netanyahu di avere trasformato il Paese nell’ultimo rifugio di Hamas e in un centro di propaganda anti-israeliana. Il premier israeliano ha accusato Erdogan di avere ucciso migliaia di curdi, occupare illegalmente il nord di Cipro, minacciare la Grecia e incarcerare giornalisti. Ha poi sostenuto che il presidente turco invochi quotidianamente la distruzione di Israele e aspiri a controllare Gerusalemme. “No, signore, non lo farà. È la nostra capitale eterna”, ha affermato Netanyahu. Il premier ha infine insistito sull’unità interna di Israele, descrivendolo come “una nazione che combatte per un futuro”, unita al di là delle differenze tra destra e sinistra, giovani e anziani, religiosi e laici. Ha ricordato il fratello Yoni Netanyahu, morto nel 1976 durante l’operazione israeliana di liberazione degli ostaggi a Entebbe, inserendo anche la sua vicenda personale nella lunga continuità della lotta per la sopravvivenza del Paese. E ha concluso tornando al messaggio che ha attraversato l’intero discorso: Israele continuerà a combattere e a cercare la vittoria “perché non abbiamo altra scelta”. Nel suo discorso all'Assemblea generale dell'Onu, Benyamin Netanyahu ha definito "un pugno di giovani teppisti" i coloni israeliani che prendono di mira le comunità palestinesi nella Cisgiordania occupata.     "I media si concentrano su un manipolo di giovani delinquenti, circa 150 persone, che vanno a lanciare pietre o ad abbattere ulivi", ha affermato Netanyahu. "Non posso tollerarlo.     Non tollererò atti di giustizia privata", ha aggiunto."Chi ha lasciato l'aula è un codardo morale, se ce ne sono altri se ne vadano subito". Lo ha detto Benjamin Netanyahu all'Assemblea Generale dell'Onu dopo che decine di persone hanno lasciato l'aula in segno di protesta, rimasta mezza vuota. Ci sono stati anche cori pro-Palestina. "Accusano Israele di colonialismo. E chi ci accusa? Gente in Gran Bretagna e Francia che hanno coniato la parola colonialismo". Lo ha detto il premier israeliano Benjamin Netanyahu intervenendo all'Onu.  Pochi minuti prima dell'intervento di Netanyahu, il sindaco di New York Zohran Mamdani aveva risposto senza pronunciare una parola alle accuse del premier israeliano che lo aveva criticato per il sostegno ad Hamas e "l'incitamento alle rivolte contro gli ebrei di New York". In un video diffuso sui social, Mamdani pianta un ulivo a Gracie Mansion e cena con famiglie palestinesi di Gaza. "Che la pace sia il nostro futuro", ha scritto nella didascalia su X.Durante l'intervento, Netanyahu ha attaccato Zohran Mamdani definendolo "anti-semita". "Vergognati per aver diffuso bugie", ha detto il premier israeliano all'Onu sostenendo che molti ebrei di New York "non si sentono sicuri da quando è stato eletto sindaco". "Non mi puoi mettere a tacere, non puoi mettere a tacere la verità", ha aggiunto.L'attrice Susan Sarandon è stata fermata oggi tra le persone che manifestavano nelle strade limitrofe al Palazzo di Vetro contro la presenza del premier israeliano Benyamin Netanyahu all'Onu.    Sarandon era schierata con Darializa Avila Chevalier, una candidata Dem al Congresso, e con il consigliere comunale Chi Osséo: anche loro sono stati presi in custodia dalla polizia. La manifestazione, due isolati a sud dal quartier generale dell'Onu, era organizzata da Jewish Voice for Peace e aveva attirato circa 250 persone. – Il presidente palestinese Mahnous Abbas (Abu Mazen) ha accusato Israele di volersi espandere attraverso “il suo progetto coloniale volto a creare il cosiddetto ‘Grande Israele’ e di voler cancellare la presenza palestinese”. Nel suo intervento da remoto all’Assemblea generale dell’Onu, Abu Mazen ha affermato che “quanto sta accadendo a Gaza, in Cisgiordania e a Gerusalemme Est non sono eventi separati, ma parte di un piano coloniale, volto a rendere la vita sempre più difficile ai palestinesi nella loro terra e a costringerli ad abbandonarla”.


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