domenica 30 agosto 2026

Sapienza 153esima

[Non riesco a trovare il segno dello scotch, figuriamoci l’amore della vita. Anonimo] Non c'è nessun ateneo italiano tra i migliori cento al mondo, ma se ne contano almeno 42 se si considerano i migliori mille. Bisogna scendere al posto 153 per trovare la prima italiana, che si conferma anche quest'anno la Sapienza di Roma. Emerge dalla classifica accademica mondiale delle università 2026, pubblicata da ShanghaiRanking Consultancy, organizzazione indipendente che cura uno dei ranking più importanti del settore.     Arwu considera le migliori 1000 università mondiali su oltre 2500 censite: le statunitensi occupano otto delle prime 10 posizioni a livello mondiale e l'intero podio: Harvard si conferma al primo posto, seguita dall'Università di Stanford e dal Massachusetts Institute of Technology. Quarta l'Università di Cambridge, mentre l'Università della California, Berkeley, completa la top five mondiale. Il Regno Unito vanta due università nella top 10 (Cambridge e Oxford). L'Europa continentale è guidata dall'Università Paris-Saclay al 13/mo posto, seguita dal Politecnico di Zurigo al 19/mo.     I parametri di valutazione sono 6, tra cui i premi Nobel e le medaglie Fields di ex studenti o ricercatori, il numero di ricercatori citati secondo Clarivate Analytics, le pubblicazioni sulle riviste Nature e Science. Nell'intera classifica Arwu, la Cina vanta 234 università tra le prime 1.000 al mondo, il numero più alto di qualsiasi altro Paese, seguita dagli Stati Uniti con 187. Il Regno Unito ne conta 57, la Germania 51 e l'Italia, appunto, 42. Oltre a la Sapienza, tra le prime 200 compare Padova, tra le prime 300 il Politecnico di Milano, le università di Bologna, Milano, Federico II, Pisa e Torino. "La conferma ai vertici della classifica Arwu, insieme ai risultati ottenuti negli ultimi sei anni nei principali ranking internazionali, testimonia la solidità del percorso intrapreso e la nostra capacità di competere ai massimi livelli", commenta la rettrice dell'Università la Sapienza, Antonella Polimeni.  La Harvard Business School ha valutato l'ipotesi di tenere lezioni per gli studenti Mba in Europa e Canada, dopo che nel 2025 l'amministrazione americana di Donald Trump aveva minacciato di bloccare il rilascio dei visti agli studenti internazionali intenzionati a frequentare i suoi corsi. Tuttavia, riferisce il Financial Times, all'inizio del mese, Mariano-Florentino Cuéllar, membro dell'organo di governo dell'università, ha dichiarato che Harvard, in termini più generali, è "orientata ad approfondire l'idea di aprire alcune sedi distaccate all'estero".     Intervenendo nel podcast condotto da David Deming, preside dell'Harvard College (la facoltà per i corsi di laurea di primo livello), Cuéllar ha affermato che Harvard è "fondamentalmente un'istituzione americana, ma è anche un'università con un ruolo e relazioni a livello globale".     Secondo fonti informate, l'istituto d'élite statunitense ha avviato colloqui con potenziali partner sul capitolo delle lezioni all'estero, tra cui la Nova School of Business and Economics in Portogallo, l'Imd in Svizzera, la London Business School e l'Università di Toronto, durante l'anno passato. I contatti evidenziano la pressione a cui è sottoposta Harvard, coinvolta in un braccio di ferro con la Casa Bianca riguardo ai tentativi di quest'ultima di esercitare un maggiore controllo politico sui finanziamenti federali. David Bach, presidente dell'Imd di Losanna, ha confermato che si sono svolte discussioni preliminari affinché il suo istituto ospitasse una classe del primo anno dell'Mba di Harvard, con docenti di Harvard e un possibile contributo dell'Imd. Anche altre università Usa, tra cui la Chicago Booth School of Business, hanno aperto sedi e avviato collaborazioni all'estero.   

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