[Al sesto giorno di dieta, provo dei sentimenti pure per lo shampoo alla vaniglia. MarcelloForcina, Twitter] Yair Netanyahu, 35 anni, figlio del premier israeliano, sarebbe stato bersaglio di un complotto iraniano per assassinarlo mentre si trovava in Florida. La notizia è pubblicata dai media israeliani. Il Times of Israel cita il sito statunitense di destra Newsmax, che a sua volta riporta una fonte delle forze dell'ordine statunitensi.La notizia giunge il giorno dopo che Netanyahu, in un'intervista telefonica con Channel 14, aveva dichiarato: "L'Iran ha preso di mira uno dei miei figli. L'Iran ha cercato di uccidere, di assassinare uno dei miei figli". Non ha specificato quale dei suoi due figli fosse il bersaglio, né ha fornito ulteriori dettagli sul complotto, ma la fonte di Newsmax afferma che l'intelligence israeliana aveva appreso lo scorso dicembre che l'Iran stava pianificando di uccidere Yair in Florida. Secondo la fonte, i servizi segreti ritengono che agenti iraniani fossero "sul campo" nell'area di Miami per sorvegliare gli spostamenti del figlio del premier. Il report afferma che a Yair era stato intimato di lasciare immediatamente la Florida e di tornare in Israele. Aggiunge inoltre che se n'è andato senza portare con sé i suoi effetti personali e che da allora vive in Israele. L'Iran ostenta sicurezza di fronte all'offensiva economica lanciata da Donald Trump per piegare il regime e promette vendetta contro i nemici. E nel mirino sono finiti anche i figli del presidente americano e del premier israeliano Benjamin Netanyahu. Sulla scia del video realizzato nelle scorse settimane per Melania, i media iraniani hanno rilanciato un filmato dal titolo 'Dove uccidere Barron Trump', indicando i posti newyorkesi più frequentati dal più giovane degli eredi del presidente statunitense, inclusa la Trump Tower sulla Quinta Strada. Verso la fine del video, poi, il narratore fa una promessa: chi agirà contro il ventenne Barron potrebbe ricevere anche una ricompensa di 10 milioni di dollari. Quasi una risposta alle taglie messe dal Dipartimento di Stato sulla testa dei vertici iraniani, a partire dalla Guida Suprema, Mojtaba Khamenei, passando per tutti i principali responsabili dei pasdaran.. Le minacce contro Barron Trump e Yair Netanyahu dimostrano come la ripresa di un negoziato sia lontana. "Ho detto a Trump che dubito su un accordo con quei selvaggi', ha rivelato il premier israeliano. "Gli Usa non otterranno nulla", ha assicurato dal canto suo il presidente iraniano Masoud Pezeshkian. Teheran conta di far leva sullo stretto di Hormuz per portare avanti la sua opposizione a Washington e mettere in difficoltà Trump in vista delle midterm. "Se non accettano le nostre condizioni" il cruciale passaggio "non riaprirà", ha tuonato il portavoce delle Guardie Rivoluzionarie, Hossein Mohebi, annunciando che è stato raggiunto un accordo con l'Oman sulla condivisione dei ricavi derivanti dai pedaggi di transito nello Stretto. La versione americana però è ben diversa. Hormuz è "operativo e perfettamente funzionante" e "abbiamo eliminato le mine", ha ribadito Trump, notando comunque che "ogni tanto viene lanciato un drone o un razzo o qualcosa del genere". Nonostante questo "è uno stretto perfettamente operativo", ha assicurato parlando di "grandi quantità di petrolio" che riescono a transitare. Dicendosi convinto che la guida suprema Mojtaba Khamenei sia ancora viva, Trump in un'intervista ad Al Jazeera ha riferito di non avere alcuna fretta a riavviare le trattative con Teheran visto che gli Stati Uniti stanno "vincendo" e l'economia iraniana "sta cadendo a pezzi". La pressione economica è ora l'elemento portante della strategia che Washington vuole portare avanti contro l'Iran, almeno fino alle elezioni di metà mandato. Il segretario di Stato Usa, Marco Rubio, ha spiegato agli alleati che per "il momento" non è previsto che gli Stati Uniti lancino nuovi attacchi. Washington - ha detto - vuole concentrare la sua l'attenzione su altre forme di pressione ed evitare per ora un'azione militare. Quello che succederà dopo novembre è tutto da vedere e dipenderà dall'esito delle elezioni. Se i repubblicani dovessero mantenere il controllo del Congresso, non è escluso che Trump possa tornare ad assaporare l'idea di un attacco. Se invece i conservatori dovessero perdere anche solo la Camera, qualsiasi tipo di intervento militare sarebbe probabilmente bloccato per un presidente, a quel punto, 'lame duck', anatra zoppa.
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