[Una scrittrice era abituata a essere l’unica in molte situazioni e contesti: l’unica in un salotto di intellettuali, l’unica in una redazione di un giornale. L’unicità era la conferma del proprio valore. Sara De Simone] ”Israele respinge il documento in 15 punti" su Gaza annunciato dagli Usa, e non intende ritirare l'Idf dalla Striscia "finché Hamas non sarà effettivamente disarmato". Lo ha detto il premier Benjamin Netanyahu in apertura della riunione di gabinetto odierna, nella sua prima dichiarazione pubblica sulla roadmap dei 15 punti presentata dal Board of Peace. "Finché sarò primo ministro, non ci sarà alcuno Stato palestinese, né a Gaza né in Cisgiordania. Né 'Fatahstan' né 'Hamastan", ha poi aggiunto. Gli Stati Uniti devono fare pressione su Israele affinché accetti la prossima fase del piano per Gaza. Lo afferma un funzionario di Hamas all'Afp, dopo che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato che Israele respinge l'accordo sostenuto dagli Usa. "Ci aspettiamo che i mediatori e il garante americano facciano pressione su Netanyahu e sul suo governo affinché rispettino la tabella di marcia e non ostacolino il processo per ragioni politiche ed elettorali interne", ha detto Bassem Naim, membro dell'ufficio politico di Hamas. Non è una sorpresa per Gerusalemme la sospensione per cinque giorni dell'ultimatum di 48 ore del presidente Usa all'Iran per riaprire lo Stretto di Hormuz. Dopo una giornata di speculazioni e retroscena, è arrivata in serata la conferma di Netanyahu: "Ho parlato con Trump. Il presidente crede che ci sia la possibilità di fare leva sugli enormi risultati dell'esercito Usa e dell'Idf per concretizzare gli obiettivi della guerra attraverso un accordo che protegga i nostri interessi vitali. E in parallelo, noi continuiamo a colpire, in Iran e in Libano''. Il primo ministro israeliano era stato aggiornato in anticipo dall'amministrazione statunitense sui colloqui. È stata proprio una fonte israeliana ad aver fatto trapelare ad Axios il dettaglio più determinante: con chi gli Usa hanno avviato i contatti, attraverso gli inviati Steve Witkoff e Jared Kushner e la mediazione del Pakistan: Mohammad Bagher Ghalibaf - che ha bollato il leak come fake news - il presidente del parlamento iraniano, già comandante dell'aviazione dei Pasdaran, per l'opposizione iraniana tra i leader dell'ala degli irriducibili del regime.
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