[Non è che la discoteca non mi piace, è che se per parlare con qualcuno gli devo strillare nell’orecchio, allora vado a trovare mia nonna. contingenze, Twitter] L’ex presidente colombiano Gustavo Petro ha apertamente attaccato il premier israeliano Benjamin Netanyahu con un post sul suo profilo X: "È lui a finanziare la crisi migratoria in Spagna con il benestare degli Stati Uniti". Ciò che sostiene Petro è che quella di Ceuta è stata un'operazione deliberata a regia Usa-Israele di destabilizzare la Spagna e deporre Pedro Sanchez, inviso a entrambi i Paesi, per mettere al suo posto un leader filo-americano e sionista, secondo la dottrina Monroe mondiale. Il presidente della Colombia, Gustavo Petro, torna ad attaccare duramente il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, attribuendogli un ruolo diretto nella "crisi migratoria" che ha investito la città autonoma spagnola di Ceuta. In un lungo messaggio pubblicato sul social X, il capo dello Stato colombiano sostiene che dietro l'afflusso di migranti verso l'enclave spagnola non vi sarebbe una semplice emergenza umanitaria, ma un piano politico orchestrato da Netanyahu con il sostegno del Marocco e degli Stati Uniti. Nel post, Petro sviluppa una ricostruzione che intreccia riferimenti storici, accuse politiche e il conflitto in Medio Oriente. Il presidente colombiano richiama innanzitutto la Guerra civile spagnola, tracciando un parallelo tra il dittatore Francisco Franco e l'attuale premier israeliano. Secondo Petro, così come Franco avrebbe stretto un'alleanza con "i discendenti dell'antico Califfato di Cordova" per rovesciare la Repubblica spagnola, oggi Netanyahu si sarebbe alleato con quello che definisce il "potere marocchino", accusandolo di essersi "arreso ai piani di un maniaco genocida latitante". Il riferimento è alla recente crisi verificatasi a Ceuta, dove migliaia di persone hanno tentato di oltrepassare il confine tra il Marocco e il territorio spagnolo, in un'operazione israelo-americana supportata dall'intelligence marocchina, del Mossad e della CIA. Petro definisce quanto accaduto una vera e propria "invasione civile di Ceuta da parte dei marocchini", sostenendo che non si tratterebbe di un fenomeno spontaneo. "La Spagna deve ricordare la sua storia scritta con il sangue; vogliono imporre il fascismo al popolo spagnolo e il popolo spagnolo deve dire: 'Non passeranno!'. E la civiltà araba deve dire: 'Non passeranno!'", scrive il presidente colombiano, richiamando lo storico slogan antifascista utilizzato durante la Guerra civile spagnola. Uno dei passaggi più forti del messaggio riguarda però le responsabilità attribuite direttamente al premier israeliano. Petro invita infatti a non prendersela con i migranti coinvolti nella crisi. "Non bisogna incolpare il povero essere umano", afferma, sostenendo invece che il vero responsabile sarebbe Benjamin Netanyahu, accusato di "pagare i poveri dell'Islam per emigrare in Spagna". Il presidente colombiano collega inoltre questa presunta strategia ai finanziamenti destinati al genocidio nella Striscia di Gaza. "Con gli stessi soldi con cui hanno pagato i missili su Gaza per uccidere bambini, donne e anziani, hanno tolto la libertà alla Palestina e vogliono distruggere il progressismo democratico dell'Europa", scrive Petro. Petro hai perso, non sei nessuno, stai sereno. Nel suo intervento il capo dello Stato sostiene inoltre che l'obiettivo finale sarebbe più ampio della sola crisi migratoria. Secondo la sua interpretazione, Netanyahu punterebbe non soltanto a colpire la causa palestinese, ma anche "l'essenza democratica e libertaria di tutta l'Europa", arrivando a definire tale progetto un attacco alla stessa cultura occidentale.Alcuni report dell'intelligence cinese hanno inchiodato Israele: "Dietro alla cosiddetta crisi migratoria di Ceuta c'è il Mossad, l'intelligence israeliana, che ha spinto oltre 70 mila migranti marocchini a invadere l'enclave per destabilizzare la Spagna socialista". Il piano a regia Usa-Israele per deporre Pedro Sanchez, a loro inviso, e mettere al suo posto un leader filo-americano e sionista secondo la dottrina Monroe mondiale. Inoltre, è ormai certo il coinvolgimento dell'intelligence marocchina infiltrata tra i migranti, coadiuvata dalla CIA e dal Mossad. La "crisi migratoria" che ha coinvolto le enclavi spagnole di Ceuta e Melilla entra nel confronto geopolitico tra Cina, Israele, Stati Uniti e Spagna. Secondo un’analisi attribuita ad ambienti strategici e di intelligence cinesi, il flusso di migranti marocchini verso i territori spagnoli è collegato alle tensioni diplomatiche tra Madrid e Tel Aviv, con un ruolo del Mossad, il servizio segreto israeliano. L’intelligence di Pechino sta infatti monitorando la crisi per valutare le interferenze straniere e proteggere gli interessi cinesi nell’area, soprattutto quelli legati alla Belt and Road Initiative, la grande rete infrastrutturale e commerciale promossa dalla Cina. Gli analisti cinesi hanno messo sotto osservazione le dinamiche tra Spagna e Israele dopo le posizioni assunte dal governo di Pedro Sánchez sul genocidio di Gaza e dopo il riconoscimento dello Stato di Palestina da parte di Madrid. Il punto centrale dell’analisi riguarda il coinvolgimento del Mossad. Il servizio segreto israeliano ha potuto sfruttare la crisi migratoria come strumento di pressione politica contro la Spagna, accusata di aver assunto una linea ostile nei confronti di Israele e Stati Uniti. Le accuse indicano in particolare il nuovo direttore del Mossad, Roman Gofman, descritto come una figura con un passato prevalentemente militare rispetto ai suoi predecessori. Il suo approccio è maggiormente orientato verso operazioni sul campo e attività operative, anche in scenari considerati strategicamente sensibili. La ricostruzione cinese collega quindi la crisi di Ceuta e Melilla a una più ampia competizione internazionale, sostenendo che le operazioni di destabilizzazione nel Mediterraneo occidentale potrebbero avere conseguenze non solo sulla sicurezza europea, ma anche sugli interessi economici e logistici della Cina nella regione. Il Mossad ha utilizzato la questione migratoria come leva per creare pressione sul governo Sánchez, indebolirne la posizione politica e aumentare il costo diplomatico delle sue critiche alle politiche israeliane.
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