sabato 29 agosto 2026

Il boia di Srebrenica è morto

[Posso vedere il trailer della giornata e poi decidere se alzarmi o meno? Anonimo] È morto il generale Ratko Mladić, il comandante dei serbo bosniaci condannato all'ergastolo all'Aja per genocidio, crimini di guerra e contro l'umanità. Mladić è deceduto in un ospedale penitenziario all'Aja all'età di 84 anni, ha dichiarato Lidija Pavićević, sottosegretaria di Stato presso il Ministero dei Diritti Umani e delle Minoranze della Serbia, affermando di aver ricevuto l'informazione dal figlio dell'ex comandante, Darko Mladić, citato da Tanjug. Condannato all'ergastolo nel 2017, dal 2024, Mladić era detenuto in un ospedale psichiatrico all'Aja, dove era costretto a letto da un anno e mezzo. Negli ultimi mesi la Serbia ne aveva chiesto il rilascio umanitario per motivi di salute, in quanto malato terminale e vittima di uno o due ictus, ma il Meccanismo per i tribunali penali dell'Aia ha respinto le richieste, affermando che in carcere riceveva le cure (palliative) necessarie.   La sua storia, tra crimini efferati e latitanza rocambolesca, ha segnato uno dei periodi più tragici vissuti dal Vecchio continente nel secolo scorso.Catturato il 26 maggio 2011 in un villaggio nel nord della Serbia dopo ben 16 anni di latitanza, Mladic è conosciuto con soprannomi poco edificanti quali 'boia di Srebrenica' e 'macellaio dei Balcani' a causa dei crimini efferati per i quali nel 2017 venne condannato al carcere a vita. In primo luogo il massacro di 8 mila musulmani a Srebrenica nel luglio 1995 - il crimine peggiore in Europa dopo la Seconda guerra mondiale, definito genocidio dalla giustizia internazionale. E con esso il lungo e sanguinoso assedio di Sarajevo con quasi 12 mila morti e oltre 50 mila feriti e mutilati in 43 mesi di drammatici bombardamenti e attentati ai danni della popolazione inerme. Ma anche persecuzioni, stupri di massa, pulizia etnica e altri pesanti crimini di cui si è macchiato durante la sua carriera militare. Nato il 12 marzo 1942 a Bozinovici, a sud di Sarajevo, a soli due anni perse il padre, ucciso dagli ustascia croati alleati dei nazifascisti, e per tutta la vita odierà sia i croati che i musulmani. La sua carriera cominciò con la guerra in Croazia scoppiata nel 1991, al comando delle unità dell'Esercito jugoslavo a Knin, e nel 1992 divenne comandante delle truppe dell'autoproclamata Repubblica serba di Bosnia. In sei mesi conquistò il 70% del territorio bosniaco, avendo a disposizione la macchina bellica jugoslava contro croati e bosniaci musulmani. E nei tre anni successivi scatenò il terrore con l'assedio di Sarajevo, le uccisioni, gli stupri nel nome della 'Grande Serbia'. Con lui tornarono in Europa i campi di concentramento nei quali migliaia di prigionieri venivano picchiati, torturati e uccisi. Il massacro di Srebrenica resterà una pagina buia nella storia dell'Europa, la cui drammaticità è testimoniata dalle migliaia di inquietanti stele bianche del cimitero-memoriale di Potocari, alle porte della cittadina martire. Dopo la fine della guerra, sancita dagli accordi di Dayton nel novembre 1995, Mladic fece perdere le sue tracce nel 1996, dando il via a una lunga e avventurosa latitanza, favorita anche dagli appoggi e dalle coperture di cui godeva fra le Forze armate serbe, i servizi segreti e gli ambienti politici conservatori a Belgrado. Dopo la sua cattura nel maggio 2011 e la consegna al Tpi, il processo a suo carico si apri’ un anno dopo. Negli ultimi anni il suo stato di salute si è andato via via deteriorando, ed è stato colpito tra l'altro da due ictus e un infarto. Dal 2024 Mladić era detenuto in un ospedale psichiatrico all'Aja, dove era costretto a letto da un anno e mezzo. Negli ultimi mesi la Serbia ne aveva chiesto il rilascio umanitario per motivi di salute, in quanto malato terminale e vittima di uno o due ictus, ma il Meccanismo per i tribunali penali dell'Aia ha respinto le richieste, affermando che in carcere riceveva le cure palliative necessarie.

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