giovedì 2 luglio 2026

Donaldo primo

[La Italia la era padronescamente polluta dallo spiritato: lo spiritato l’era imperialescamente grattato e tirato a pruriggine dal plauso d’un poppolo di quarantaquattro milioni di miliardi di animalini a cavattappo. Carlo Emilio Gadda] John Bolton, il consigliere per la sicurezza nazionale del primo mandato di Donald Trump, si è dichiarato colpevole in un caso riguardante la gestione di informazioni classificate per il quale rischia anni di carcere. Ad annunciare il mea culpa di Bolton è stato il procuratore federale per il distretto del Maryland, Kelly Hayes: “Questa mattina John Robert Bolton II si è dichiarato colpevole in tribunale federale di detenzione illecita di informazioni relative alla difesa nazionale. Secondo i termini dell’accordo di patteggiamento, il signor Bolton rischia una pena massima di cinque anni di reclusione, seguita da un periodo di libertà vigilata fino a tre anni. Dovrà inoltre pagare una multa di 2,25 milioni di dollari e perderà il diritto alla pensione ai sensi dell’Hiss Act”. Bolton si è dichiarato colpevole di un capo di accusa: aver condiviso tramite un’email personale, poi hackerata, oltre mille pagine di appunti riservati utilizzati per scrivere il suo libro di memorie.  Il 23 giugno è il giorno di "The Room Where It Happened", il libro di memorie dalla Casa Bianca dell'ex consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton, con rivelazioni bomba contro Donald Trump. Il giudice del distretto di Washington, Royce Lamberth, ha infatti respinto la richiesta di bloccarne l'uscita da parte del dipartimento di Giustizia secondo cui Bolton avrebbe rivelato "informazioni classificate". "Con centinaia di migliaia di copie in tutto il mondo - molte nelle redazioni giornalistiche -, il danno è fatto. Non è possibile ripristinare lo status quo", ha rimarcato Lamberth.  Il libro dipinge un ritratto poco lusinghiero del processo decisionale in materia di politica estera del presidente Donald Trump durante il turbolento anno e mezzo che Bolton ha trascorso alla Casa Bianca e molte anticipazioni stanno sollevando un dibattito internazionale. Il governo di Seul per esempio ha bocciato come "inesatte" e "pericolose" le affermazioni in merito ai colloqui tra i leader degli Stati Uniti e delle due Coree. Si tratta di dettagli delle conversazioni avvenute prima e dopo i tre incontri tra il presidente Donald Trump e il leader nordcoreano Kim Jong-Un, incluse le presunte cause del flop del secondo summit in Vietnam. Secondo gli estratti del libro pubblicati da alcuni media statunitensi, Bolton avrebbe scritto che il presidente sudcoreano Moon, desideroso di migliorare le relazioni con la Corea del Nord,  avrebbe sollevato speranze non realistiche con Kim e Trump per la sua  agenda di "unificazione". "Non riflette fatti precisi e distorce sostanzialmente i fatti", ha affermato il consigliere per la sicurezza nazionale della  Corea del Sud, Chung Eui-yong, in una dichiarazione sulla ricostruzione dei colloqui contenuta nel libro di Bolton.        Questo genere di pubblicazione crea un "precedente pericoloso", ha  aggiunto Chung, sottolineando che "la pubblicazione unilaterale di consultazioni basate sulla fiducia reciproca viola i principi di base della diplomazia e potrebbe danneggiare gravemente i negoziati  futuri". Critiche sono state espresse anche dal portavoce della Casa Blu, l'ufficio del presidente sud-coreano Moon Jae-in, Yoon Do-han, che ha bollato Bolton come "schizofrenico" usando lo stesso aggettivo che l'ex consigliere aveva usato per criticare una valutazione di Moon dell'offerta di smantellamento della centrale nucleare nord-coreana di Yongbyon da parte di Pyongyang, accolta come un "passo molto significativo" per entrare in una fase di "irreversibile denuclearizzazione" della penisola coreana.    Nel libro di Bolton vengono citate le sue consultazioni con lo stesso Chung, sua controparte sud-coreana; i preparativi per il primo summit tra il presidente Usa, Donald Trump, e il leader nord-coreano Kim Jong-un, a Singapore nel giugno 2018; l'incontro trilaterale tra Trump, Moon e Kim al confine inter-coreano nel giugno dello scorso anno, e il secondo summit tra Trump e Kim a Hanoi, in Vietnam, a febbraio 2019 conclusosi senza un accordo sulla denuclearizzazione.  Il Cremlino considera riservate la maggior parte delle informazioni pubblicate dall'ex consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, nel suo libro, ma questi "non sono affari di Mosca". Ha detto così il portavoce della presidenza, Dmitry Peskov. "Per quanto ne sappiamo dai materiali disponibili, Bolton usa nel suo libro informazioni legate al suo lavoro, i suoi discorsi, i suoi incontri di alto livello", ha detto Peskov ai giornalisti, quando gli è stato chiesto se al Cremlino leggeranno il libro. "Certo, alcune di queste informazioni difficilmente possono essere pubblicate, almeno nel nostro Paese, sono considerate non 'per uso pubblico'. È così che facciamo noi, gli Stati Uniti fanno diversamente. Ancora una volta, non sono affari nostri". Per quanto riguarda le affermazioni di Bolton sul presidente russo Vladimir Putin, "ci sono opinioni diverse lì, si potrebbe concordare con alcune, ma non con altre. Quindi bisogna esaminarle separatamente, non si può dare una valutazione generale", ha detto Peskov. Il portavoce del Cremlino si è rifiutato di commentare le opinioni di Bolton in merito alla politica interna degli Stati Uniti e in particolare al presidente Donald Trump.   Dopo aver perso la causa sulla cittadinanza per diritto di nascita presso la Corte Suprema, i collaboratori del presidente Trump e gli alleati del movimento Maga hanno virato verso un nuovo piano: impedire l'ingresso negli Stati Uniti alle donne straniere incinte. Lo scrive Axios, secondo cui la proposta aprirebbe una nuova battaglia sull'immigrazione riguardante gravidanza, viaggi e cittadinanza, spostando il dibattito dalla contestazione dei diritti dei bambini nati negli Stati Uniti alla limitazione di chi può entrare nel Paese.     "Il presidente Trump rimane totalmente impegnato a proteggere il valore della cittadinanza americana per nascita, ed è per questo che, a seguito della sentenza, ha incaricato il Congresso di intervenire immediatamente per affrontare la questione", ha dichiarato la portavoce della Casa Bianca Abigail Jackson ad Axios in una dichiarazione inviata via e-mail. "Il Dipartimento di Giustizia darà inoltre priorità alle indagini sui casi di 'turismo della nascita'. L'amministrazione Trump dispone di molti strumenti per salvaguardare la cittadinanza americana".     "Le leggi penali degli Stati Uniti vietano già le condotte inerenti a molti di questi cosiddetti schemi di 'turismo della nascita'", ha scritto il vice procuratore generale Colin McDonald in un promemoria inviato a X. "Ad esempio, molti di questi schemi iniziano con una falsa richiesta di visto, con menzogne sullo scopo o sulla durata del viaggio negli Stati Uniti".     Il cosiddetto 'turismo della nascita' si verifica quando i visitatori si recano negli Stati Uniti specificamente per partorire e garantire al proprio figlio la cittadinanza statunitense. Il governo Usa, ricorda Axios, non tiene traccia del numero di bambini nati da genitori stranieri, ma stime esterne indicano una cifra compresa tra 20.000 e 26.000 casi all'anno. Per dare un'idea del contesto, secondo i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (Cdc), nel 2025 negli Stati Uniti sono nati 3,6 milioni di bambini, il che rende il 'turismo della nascita' relativamente raro. 


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