[Coloro che vincono, in qualunque modo vincano, mai non ne riportano vergogna. Machiavelli] La ricorrenza dell'anno esatto trascorso dal giorno in cui l'ex presidente dell'Argentina, Cristina Fernandez de Kirchner, ha iniziato a scontare ai domiciliari una condanna a sei anni per corruzione, ha riacceso nuovamente il dibattito interno sulla leadership nel peronismo, ancora il principale partito all'opposizione del governo ultraliberista di Javier Milei. La corrente oltranzista che fa capo all'ex presidente mantiene ancora un peso importante all'interno del variegato universo che compone il partito fondato nel 1947 dal generale Juan Domingo Perón e reclama con insistenza la revisione della condanna e la candidatura di Kirchner alle presidenziali del 2027. Una posizione questa che tuttavia tarpa le ali all'ascesa del giovane governatore della provincia di Buenos Aires, Axel Kicillof. Il giovane ex ministro dell'Economia di Kirchner oggi è considerato poco meno di un traditore dagli oltranzisti che vorrebbero gridasse anche lui con la loro stessa convinzione lo slogan 'Cristina Libre!'. A margine di queste due correnti, accomunate oggi solo dall'irriducibile opposizione alle politiche dell'ultraliberista Milei, si affaccia una terza via promossa da deputati, senatori e governatori peronisti che vedrebbero di buon occhio la fine dell'egemonia kirchnerista all'interno del partito tra le cui fila non è ancora emersa tuttavia una figura di spicco candidabile alle prossime presidenziali. Il 20 giugno è stata convocata una nuova manifestazione a sostegno della ex presidente nel parco a ridosso della sua abitazione nel quartiere di San Telmo e da lì risulteranno forse chiarite le posizioni delle diverse correnti sul 'nodo Cristina'. Il figlio, Maximo Kirchner, ha accusato nel frattempo senza mezzi termini il settore di Kicillof di voler approfittare della proscrizione elettorale alla madre. "È per questo che non chiedono la sua liberazione e ci criticano quando lo facciamo noi inventando argomentazioni poco creative ma incredibilmente spregevoli per giustificare il loro comportamento", ha affermato. Il capo di gabinetto del governo argentino di Javier Milei, Manuel Adorni, è tornato oggi al centro delle cronache politiche del Paese dopo che è trapelata sui media la sua richiesta di accesso all'ultimo maxi condono fiscale. A suscitare polemiche è il fatto che nel frattempo è in corso un'indagine della magistratura per chiarire con quali fondi Adorni ha sostenuto le ingenti spese affrontate negli ultimi due anni, dopo l'ingresso nella funzione pubblica, e tra queste l'acquisto di almeno due immobili e diversi viaggi all'estero con la famiglia in località esclusive. Questo in mancanza anche della dichiarazione giurata obbligatoria sullo stato patrimoniale del capo di gabinetto, un documento che - nel fragore delle polemiche - lo stesso presidente Milei aveva affermato oltre un mese fa che fosse già pronto e di imminente presentazione ma che non è ancora stato consegnato alle autorità. Secondo quanto riferisce il quotidiano La Nación inoltre, anche la moglie di Adorni, Bettina Angeletti, figurerebbe nel registro delle persone che hanno fatto richiesta di accesso al condono fiscale, questo in assenza di una norma che proibisca a funzionari e parenti di funzionari di accedere a un beneficio promosso dal governo. L'inchiesta della magistratura riguarda spese effettuate per oltre 800mila dollari realizzate negli ultimi due anni, una somma che non è in linea con lo stipendio del funzionario di Adorni, che non supera attualmente i 3.000 dollari al mese.
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