[La vita può essere capita solo all'indietro, ma va vissuta in avanti.Kierkegaard] Il procuratore capo della Corte penale internazionale, Karim Khan, è stato sospeso al termine di un procedimento disciplinare avviato a seguito di accuse di abusi sessuali a suo carico. Lo riportano diversi media internazionali tra i quali il Guardian. L'organo direttivo della Cpi ha annunciato la decisione lunedì sera, dopo che il suo comitato esecutivo ha votato per deferire il procedimento contro Khan a una sessione speciale degli Stati membri della Corte, affinché ne valutino il futuro. Secondo un documento visionato dal Guardian, il comitato, composto da 21 Stati membri della Corte, ha votato a maggioranza qualificata per stabilire che Khan si è reso responsabile di gravi illeciti in relazione alle accuse di abusi sessuali. In una dichiarazione, l'organo direttivo della Corte ha affermato che la decisione di sospendere Khan "non è indicativa dell'esito finale". Khan si era già temporaneamente sospeso dalla guida della divisione della Cpi che indaga e persegue gli individui accusati di atrocità. È già stato rimosso dall'incarico di patrocinare nel caso più importante della Corte penale internazionale contro l'ex presidente delle Filippine Rodrigo Duterte. Secondo la dichiarazione, una sessione speciale dell'Assemblea parlamentare speciale (ASP) sarà convocata al più presto per discutere il caso Khan. Il 55enne britannico è balzato agli onori della cronaca quando ha ottenuto con successo i mandati di arresto contro il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e l'ex ministro della Difesa Yoav Gallant per la guerra di Gaza. È stato tra i primi a essere sanzionato dagli Stati Uniti, alleati di Israele, che hanno espresso indignazione per i mandati di arresto. Karim Khan, 56 anni, è un avvocato britannico (di padre pakistano) specializzato in diritto penale internazionale e diritti umani. Guida le inchieste della Corte penale internazionale come procuratore capo dal 2021. Nata nel 1998 sulla base dello Statuto di Roma, la Cpi ha sede all’Aja ed è il “tribunale” del sistema Onu chiamato a indagare e processare individui accusati dei più gravi crimini internazionali: genocidio, crimini di guerra, aggressione e contro l’umanità. Il mandato di Khan è coinciso in pieno dunque con la nuova epoca di laceranti conflitti apertasi nel 2022 con l’attacco russo all’Ucraina, e proseguita con la strage di Hamas del 7 ottobre e le successive guerre a Gaza e nel resto del Medio Oriente. Grandi attori internazionali come Stati Uniti, Russia e Israele non hanno mai sottoscritto lo Statuto di Roma e dunque non accettano la giurisdizione della Cpi. Ma oltre al gigantesco danno politico reputazionale i suoi mandati d’arresto hanno conseguenze pratiche, perché tutti i Paesi firmatari hanno l’obbligo di eseguire la misura. Per questo tanto la Russia quanto Israele detestano Khan, che nel 2023 ha spiccato mandati d’arresto internazionali per Vladimir Putin e la sua “Commissaria per i diritti dell’infanzia” Maria Lvova-Belova per la deportazione di bambini ucraini in Russia.
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