venerdì 5 giugno 2026

Indagine Cpi su Venezuela

[L’arte è magia liberata dalla menzogna di essere verità. Adorno, "Minima moralia"]  La Corte penale internazionale (Cpi) ha confermato che l'indagine "Venezuela I" sui presunti crimini contro l'umanità commessi nel Paese continua senza interruzioni. Il viceprocuratore Mame Mandiaye Niang, che guida le indagini, ha dichiarato che il procedimento "prosegue in modo soddisfacente", con "pieno ritmo e totale dedizione".    L'inchiesta, la prima aperta formalmente dalla Corte in un Paese del continente americano, riguarda presunti crimini contro l'umanità commessi almeno dal 2017 da autorità civili, forze di sicurezza e gruppi filogovernativi, i cosiddetti colectivos.Tra le accuse figurano detenzioni arbitrarie, torture, violenze sessuali e persecuzioni per motivi politici.    L'indagine era stata avviata nel 2021 dall'allora procuratore Karim Khan, dopo il rinvio del caso da parte di Argentina, Canada, Cile, Colombia, Paraguay e Perù. Dopo una sospensione temporanea richiesta da Caracas, la Corte ne ha autorizzato la ripresa nel 2023, decisione confermata in appello nel 2024.    Niang ha sottolineato che la prudenza procedurale è essenziale per garantire la legittimità delle future decisioni giudiziarie e ha riconosciuto le aspettative delle vittime e delle organizzazioni per i diritti umani che chiedono giustizia per gli abusi denunciati nel Paese. L'ong ha spiegato di aver monitorato 719 beni in 21 Paesi (tra cui l'Italia), collegati a indagini per corruzione originate in Venezuela, nel periodo 2009-2026. L'importo di quasi 4 miliardi di dollari rappresenta "la somma complessiva di tutti i beni sotto controllo giudiziario o amministrativo". Del totale dei beni, 287 sono stati sequestrati e 423 sono congelati o in fase di confisca. "Gli Stati Uniti sono responsabili della maggior parte dei sequestri (274), a causa della trama che coinvolge Petróleos de Venezuela (Pdvsa, la compagnia statale del petrolio, ndr)", afferma Transparency Venezuela.    Nell'agosto del 2025, l'allora procuratrice generale americana, Pamela Bondi, annunciò il sequestro di circa 700 milioni di dollari in "ville, automobili, aerei e gioielli" appartenenti a una rete controllata da Nicolás Maduro, catturato dagli Usa a Caracas il 3 gennaio e attualmente detenuto a New York.
   


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