mercoledì 10 giugno 2026

Iata & geopolitica

[Anche sul trono più elevato del mondo si é pur sempre seduti sul proprio sedere. Montaigne] La produzione di carburanti sostenbili per l’aviazione, i cosiddetti Saf è ancora insufficiente rispetto al fabbisogno del settore aereo. È quanto emerge dalle ultime stime diffuse dalla Iata, l’Associazione internazionale del trasporto aereo.  La produzione globale di carburanti sostenibili per l’aviazione dovrebbe raggiungere nel 2026 circa 2,4 milioni di tonnellate, pari ad appena lo 0,8% del consumo totale di carburante del settore aereo, con un costo stimato per le compagnie di 4,3 miliardi di dollari. Secondo il direttore generale della Iata, Willie Walsh, i progressi restano insufficienti rispetto agli obiettivi di decarbonizzazione fissati dall’industria. A cinque anni dall’impegno a raggiungere le emissioni nette zero entro il 2050, la produzione di Saf continua infatti a rappresentare una quota marginale del fabbisogno del trasporto aereo. Per accelerare lo sviluppo del settore, la Iata chiede un’azione coordinata su quattro priorità: aumentare la disponibilità di energia rinnovabile e materie prime necessarie alla produzione di Saf; garantire accesso aperto alle infrastrutture di distribuzione dei carburanti; rafforzare gli incentivi e i quadri normativi per attrarre investimenti; e favorire la creazione di un mercato globale dei Saf, sostenuto da standard armonizzati e da un sistema internazionale di certificazione e scambio dei crediti ambientali (“book and claim”). Particolare preoccupazione suscita la situazione degli e-Saf, i carburanti sintetici prodotti attraverso processi che utilizzano elettricità rinnovabile, idrogeno verde, acqua e anidride carbonica. Sebbene Unione Europea e Regno Unito abbiano fissato l’obiettivo di raggiungere una produzione complessiva di circa 600.000 tonnellate entro il 2030, la capacità produttiva globale oggi operativa o in costruzione si ferma a circa 20.000 tonnellate, con un solo impianto attualmente in funzione. Secondo la Iata, per centrare gli obiettivi europei sarebbero necessari circa 20 impianti industriali di grandi dimensioni, ma nell’ultimo anno non sono stati annunciati nuovi investimenti definitivi nel settore. La vicepresidente senior per la sostenibilità e capo economista dell’associazione, Marie Owens Thomsen, ha definito i target europei “completamente scollegati dalla realtà”, sostenendo che l’introduzione di obblighi di utilizzo prima dello sviluppo di una sufficiente capacità produttiva rischia di provocare un forte aumento dei costi senza generare reali benefici ambientali. Sul fronte della domanda, un sondaggio Iata condotto nell’aprile 2026 evidenzia un forte sostegno dei passeggeri agli obiettivi di decarbonizzazione del trasporto aereo. L’89% degli intervistati ritiene che il settore debba continuare a ridurre le emissioni anche in caso di minore impegno da parte dei governi, mentre una quota analoga considera il trasporto aereo essenziale e ritiene che debba diventare sostenibile piuttosto che essere limitato. Circa due terzi dei passeggeri (66%) si dichiarano inoltre disposti a sostenere costi aggiuntivi per compensare le emissioni generate dai voli, mentre l’88% si aspetta un aumento delle tariffe aeree legato agli investimenti nella sostenibilità. I viaggiatori indicano come priorità l’utilizzo delle risorse per lo sviluppo dei SAF (25%) e delle tecnologie per la riduzione delle emissioni (23%), mentre le misure fiscali raccolgono un consenso significativamente inferiore (10%). La sostenibilità influenza inoltre sempre più le scelte di viaggio: il 48% dei passeggeri afferma di valutare le emissioni di CO2 nella scelta del volo e, tra questi, oltre l’85% sostiene che tale fattore incida concretamente sulla decisione finale. Circa tre quarti degli intervistati dichiarano infine di preferire compagnie aeree con migliori performance ambientali. I risultati del sondaggio, osserva la Iata, confermano che i passeggeri si aspettano una progressiva decarbonizzazione del trasporto aereo e sono pronti a sostenere la transizione, pur continuando a considerare rilevanti fattori come prezzo e comodità del viaggio. L’industria aerea europea si prepara a una stagione estiva intensa, ma deve fare i conti con un rallentamento della crescita, l’aumento dei costi operativi e una serie di criticità normative che rischiano di compromettere la competitività del settore. Lo ha riferito Rafael Schvartzman, vice presidente Iata durante un briefing con la stampa in occasione dell’82esimo Iata Agm in corso a Rio de Janeiro. Dopo il forte recupero registrato negli ultimi anni, la crescita del traffico passeggeri in Europa mostra segnali di rallentamento. Ad aprile 2026 i ricavi da traffico passeggeri sono aumentati di appena lo 0,8% rispetto all’anno precedente. Secondo l’Associazione internazionale del trasporto aereo, il rallentamento è legato principalmente agli effetti della guerra tra Iran e Israele e all’impennata dei prezzi del carburante. Anche la crescita dei posti disponibili programmati per maggio e giugno si è sostanzialmente arrestata. Nonostante ciò, le compagnie prevedono un’estate caratterizzata da elevati volumi di traffico. Le prenotazioni effettuate nei mesi di marzo e aprile, ha evidenziato Schvartzman, mostrano inoltre un cambiamento nelle preferenze dei viaggiatori europei. La domanda verso destinazioni extraeuropee è in calo, mentre cresce leggermente il traffico all’interno del continente, segno che l’incertezza geopolitica e i maggiori costi stanno spingendo molti passeggeri a scegliere mete più vicine. Tra le principali preoccupazioni dell’industria figura l’implementazione del nuovo sistema europeo di ingresso e uscita alle frontiere (Entry-Exit System, EES). La Iata denuncia ritardi e lunghe code negli aeroporti di diversi Paesi, tra cui Italia, Spagna, Portogallo, Grecia e Belgio. L’associazione chiede agli Stati membri di rafforzare gli organici ai controlli di frontiera, garantire il corretto funzionamento dei sistemi elettronici e prevedere la sospensione temporanea delle verifiche EES nei momenti di maggiore congestione. Ai passeggeri viene consigliato di presentarsi in aeroporto con almeno due o tre ore di anticipo rispetto alla partenza. Altro tema centrale è la riforma del regolamento europeo EU261 sui diritti dei passeggeri. Secondo la Iata, l’attuale normativa costa alle compagnie circa 8 miliardi di euro all’anno, pur interessando direttamente solo una minima parte dei viaggiatori. L’associazione sostiene che le attuali regole incentivino la cancellazione dei voli in caso di ritardi superiori alle tre ore e chiede di elevare a quattro o cinque ore la soglia per il riconoscimento degli indennizzi. La guerra in Medio Oriente ha inoltre evidenziato come molte interruzioni operative siano determinate da circostanze eccezionali al di fuori del controllo delle compagnie aeree. Sul fronte fiscale, ha aggiunto Schvartzman, il quadro europeo appare contrastato. La Svezia ha abolito la tassa sui biglietti aerei e la Germania introdurrà dal primo luglio una riduzione delle imposte sui voli nazionali e internazionali. Di segno opposto le decisioni adottate in Francia e nei Paesi Bassi, dove sono previsti ulteriori aumenti delle tasse sul trasporto aereo. Secondo la Iata, tali misure rischiano di ridurre la competitività degli aeroporti europei, frenare la crescita delle rotte e penalizzare occupazione e sviluppo economico. Particolarmente critica è anche la valutazione delle politiche europee sulla sostenibilità. L’associazione ritiene che gli attuali strumenti, dal sistema di scambio delle emissioni ETS al programma ReFuelEU, non stiano favorendo in modo efficace la decarbonizzazione del settore e stiano invece aumentando significativamente i costi per le compagnie. La Iata chiede a tale proposito una maggiore integrazione con il sistema globale ‘Corsia’ e l’introduzione del meccanismo “Book and Claim”, che consentirebbe ai vettori di acquistare carburanti sostenibili per l’aviazione (Saf) nei mercati più efficienti e contabilizzarne i benefici ambientali indipendentemente dal luogo di utilizzo. Secondo l’associazione, ciò favorirebbe investimenti, maggiore concorrenza e una più rapida diffusione dei Saf. Anche i costi aeroportuali rappresentano una fonte di preoccupazione crescente in un contesto di rincaro del carburante. La Iata critica in particolare i livelli tariffari dell’aeroporto di Londra Heathrow, tra i più elevati al mondo, e segnala come gli aumenti applicati negli ultimi anni da Amsterdam Schiphol abbiano portato a un raddoppio delle tariffe rispetto al 2019. Più positivo il giudizio sull’intervento del regolatore spagnolo, che ha adottato un approccio ritenuto più equilibrato nella definizione delle tariffe aeroportuali. Nel complesso, il settore europeo del trasporto aereo continua a mostrare una domanda robusta e prospettive favorevoli per l’estate 2026, ma si trova ad affrontare una fase caratterizzata da forti pressioni esterne. Geopolitica, costi energetici, regolamentazione dei diritti dei passeggeri, fiscalità e sostenibilità rappresentano le principali sfide che, sostiene la Iata, richiedono interventi coordinati per preservare la competitività e la connettività del trasporto aereo europeo.


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