lunedì 22 giugno 2026

Hamas in Italia

[Meglio esser pazzo per conto proprio, anziché savio secondo la volontà altrui! Friedrich Nietzsche]  "E raccolta sistematica di denaro non è fatta da soggetti estranei all'associazione terroristica, spinti dalla situazione emergenziale della guerra come vorrebbe sostenere la difesa nelle sue memorie agli atti, ma da parte di soggetti che partecipano all'associazione stessa, ne condividono le finalità anche terroristiche e si attivano dunque per finanziarla, tanto da riuscire a farlo costantemente per molti anni". Lo scrive la presidente del tribunale del Riesame di Genova Marina Orsini nell'ordinanza con cui per la seconda volta ha rigettato l'istanza di scarcerazione di Mohammad Hannoun, accusato di essere al vertice della cellula italiana di Hamas e di averlo finanziato per anni attraverso alcune associazioni di beneficienza. dopo che la Cassazione aveva annullato con rinvio il precedente provvedimento. Secondo i giudici genovesi, Hannoun deve restare in carcere perché esiste il pericolo di fuga, visto che il giorno dell'arresto aveva un biglietto aereo per trasferirsi in Turchia e farsi poi raggiungere dai suoi famigliari, per il rischio di inquinamento probatorio visto che aveva fatto "ripulire il computer" dell'associazione da uno degli altri arrestati e soprattutto per il rischio di reiterazione del reato. Per il Riesame, Hannoun negli anni ha "perseguito con determinazione e costanza i suoi obiettivi, raggirando controlli e divieti, riuscendo, così a poter continuare ad operare e a garantire il flusso costante di soldi e risorse ad Hamas". E anche "la fuga di notizie circa l'indagine in corso non ha avuto alcun effetto deterrente e anzi lo ha portato solo a progettare il trasferimento all'estero proprio e della sua attività per continuare ad operare come sempre".  "In attesa delle motivazioni sulla scarcerazione di tre indagati per essere presunti fiancheggiatori di Hamas, pare tuttavia che il Tribunale di Genova abbia escluso l'utilizzabilità a fini giuridici di quanto fornito dai servizi segreti israeliani, la cosiddetta 'battlefield evidence' di provenienza israeliana, segnando una netta presa di distanza dalla strumentalizzazione giudiziaria di materiali di intelligence militare". Lo dichiara l'avvocato Nicola Canestrini, uno dei difensori degli appartenenti all'Associazione Palestinesi Italiani, arrestati lo scorso 28 dicembre con l'accusa di aver inviato ad Hamas fondi raccolti tramite l'associazione benefica di solidarietà per la popolazione civile di Gaza.     "È un risultato importante: viene affermato che la giustizia non può essere usata come strumento di guerra - commenta il sindacato Cub insieme alle altre associazioni solidali con i palestinesi vittime delle operazioni militari dell'Idf nella Striscia di Gaza successivamente al 7 ottobre 2023 -. La lotta al terrorismo va combattuta con le regole, non con scorciatoie.     Sul resto attendiamo le motivazioni, ricordando che vale per tutti la presunzione di innocenza".     Sempre dal team della difesa emerge la volontà di "continuare a vigilare con rigorosa attenzione critica su ogni tentativo di piegare il diritto a logiche militari, riservandosi ogni ulteriore valutazione dopo il deposito delle motivazioni". 


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