martedì 5 maggio 2026

Record petrolio venezuelano

[Arianna Huffington è poco attraente sia dentro che fuori. Capisco perfettamente perché il suo ex marito l’ha lasciata per un uomo: ha preso una buona decisione. Donald Trump] Il Venezuela ha registrato ad aprile il livello più alto di esportazioni di petrolio degli ultimi sette anni, raggiungendo una media di 1,23 milioni di barili al giorno (bpd) secondo dati della compagnia petrolifera statale Petróleos de Venezuela (PDVSA). Si tratta di un incremento del 14% rispetto a marzo, quando le esportazioni si erano attestate a 1,08 milioni di bpd e il volume mensile più elevato da prima dell'imposizione delle sanzioni statunitensi sul settore energetico, iniziate all'inizio del 2019 sotto la prima amministrazione di Donald Trump, nell'ambito di una politica di "massima pressione" sul regime di Nicolás Maduro.     L'aumento osservato tra marzo e aprile si spiega con la ripresa della produzione interna e l'esaurimento delle scorte accumulate, nel quadro di un nuovo accordo di fornitura tra Washington e Caracas - siglato successivamente alla cattura di Nicolás Maduro a gennaio - che ha consentito il rilascio di licenze speciali per ridurre le restrizioni commerciali.     Nel mese di aprile sono salpate dai porti venezuelani 66 petroliere contro le 61 del mese precedente e in tale contesto gli Stati Uniti hanno consolidato la loro posizione di principale destinazione con 445.000 barili al giorno (bpd) (in aumento rispetto ai 363.000 di marzo), seguiti dall'India con 374.000 bpd e dall'Europa con 165.000 bpd. Migliaia di persone, dall'Europa all'America Latina, sono scese in piazza rispondendo all'appello della leader dell'opposizione venezuelana Maria Corina Machado per chiedere l'immediata liberazione dei detenuti politici ancora nelle carceri del Paese. Picchetti e cortei, riferisce il quotidiano El Nacional, si sono svolti in oltre 120 città del mondo, in una mobilitazione internazionale che ha coinvolto soprattutto la diaspora. I manifestanti hanno esposto bandiere venezuelane e cartelli con nomi e volti dei detenuti, rilanciando un messaggio comune: la libertà non può essere selettiva.  Nonostante le aperture economiche avviate dopo la cattura di Nicola Maduro da parte degli Stati Uniti su impulso del governo ad interim di Delcy Rodriguez e l'approvazione di una legge di amnistia, quasi 500 dissidenti resterebbero ancora in carcere.     "Finché anche un solo cittadino resta detenuto per ragioni ideologiche, non esiste giustizia", è stato il messaggio condiviso nei cortei. I promotori hanno sottolineato che mantenere alta l'attenzione internazionale è essenziale per evitare che le vittime vengano dimenticate.  La leader dell'opposizione venezuelana Maria Corina Machado ha chiesto che nel Paese si tengano elezioni "il prima possibile", ma solo dopo una riforma del Consiglio nazionale elettorale (Cne), attualmente controllato dal chavismo, sottolineando che un voto credibile richiede condizioni minime di fiducia e trasparenza.     Machado ha precisato che il nuovo Cne dovrà essere composto da figure indipendenti, senza affiliazioni politiche, in grado di garantire imparzialità e credibilità al processo elettorale. Ha inoltre chiesto una revisione del registro degli elettori per consentire l'iscrizione o l'aggiornamento dei dati a milioni di venezuelani, inclusi quelli all'estero.     Tra le condizioni indicate, anche la presenza di osservatori internazionali qualificati, con un monitoraggio continuo dell'intero processo. Solo in questo quadro, ha concluso, sarà possibile convocare elezioni che riflettano realmente la volontà dei cittadini. Secondo la premio Nobel per la Pace è necessario smantellare la "struttura repressiva" del Paese prima di qualsiasi consultazione. Machado ha poi indicato la necessità di liberare dei detenuti politici - ancora circa 500 nonostante la legge di amnistia approvata dal parlamento - e di chiudere i centri di detenzione illegali, oltre che di ripristinare la libertà di espressione. 

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