[Riconoscere sé stessi come individui può essere facile ma l’importante è riconoscere che sono individui anche gli altri. Italo Calvino] La Francia ha vietato l’ingresso nel suo territorio al ministro israeliano della Sicurezza Nazionale, Itamar Ben Gvir: lo ha annunciato il ministro degli Esteri francese, Jean-Noël Barrot, sul suo profilo di X. Barrot ha denunciato “azioni inaccettabili nei confronti di cittadini francesi ed europei che erano a bordo della flottiglia Global Sumud”. I due attivisti italiani della Flotilla, che sarebbero stati fermati a Sirte da miliziani libici affiliati al generale Khalifa Haftar, sarebbero stati trasferiti a Bengasi e trattati come possibili clandestini. Lo riferiscono fonti informate. Identificare a quale pezzo delle forze di sicurezza appartengano le figure in divisa attorno a Ben-Gvir ha dato il via a un rimbalzo di responsabilità, dopo che il filmato e i maltrattamenti sono diventati un caso diplomatico internazionale. Fonti militari israeliane respingono “le accuse di abusi commessi dai soldati” e sottolineano che gli abbordaggi sono stati eseguiti da unità speciali: “Sulla nave dove sono stati trasferiti era stata allestita un’area con tutte le necessità che era controllata dal personale carcerario”. Un portavoce di Tsahal spiega anche: “Il passaggio di responsabilità tra l’esercito e la polizia è avvenuto nel momento dello sbarco nel porto”. Diversa la versione raccontata al Corriere da Dario Salvetti, operaio metalmeccanico del collettivo di fabbrica fiorentino ex Gkn, che era sulla barca Don Juan: “Le violenze sono cominciate fin dall’inizio, da quando siamo stati presi in carico dai corpi speciali dell’esercito, ovviamente non sapevamo chi ci trovavamo davanti. Credo che gran parte degli abusi siano avvenuti sulle navi prigione, questo tentativo di dire che è stata solo la polizia è grottesco”. Intanto a Sirte non si hanno più notizie delle dieci persone entrate nella zona controllata dal generale Haftar per negoziare la ripartenza della Flotilla di terra. Dalla Farnesina fanno sapere che l’unità di crisi segue attentamente la situazione. Il convoglio, formato da 300 persone tra cui 13 italiani, è in viaggio dal 14 maggio con ambulanze e camion di aiuti per arrivare a Gaza. Un convoglio di circa duecento persone, sette ambulanze e dieci camion umanitari intendeva aprire un varco umanitario attraverso la Cirenaica, verso Gaza. Ma le autorità della Libia orientale avevano di fatto bloccato il passaggio. Una delegazione di dieci persone, con due auto e un’ambulanza, avrebbe avanzato la sua posizione per negoziare, ma da quel momento di loro non si sono avute più notizie. “Stiamo seguendo la vicenda, dovrebbe esserci oggi l’udienza davanti al giudice, io mi auguro che li possano espellere il prima possibile, quindi per tornare a casa. Stiamo seguendo un minuto per minuto la situazione come abbiamo seguito gli altri che erano in Israele così seguiamo questi che sono in Libia” e “come facciamo per tutti i cittadini italiani minuto per minuto”. Lo ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani parlando, in un punto stampa a margine dell’iniziativa “Italia-Africa: culture in gioco” in occasione della Giornata dell’Africa 2026, della vicenda dei due attivisti italiani del Convoglio terrestre della Flotilla fermati a Sirte, in Libia. “Stiamo avendo un’interlocuzione anche con Bengasi (dove i due attivisti sarebbero stati portati) e dovrebbero andare stamani davanti al giudice, quindi il giudice dovrebbe, mi auguro, decidere di farli ritornare in Italia. Se li espellono meglio così, stiamo lavorando, la situazione libica non è semplice”, ha spiegato il ministro. Tra le dieci persone che fanno parte del Global Sumud Convoy, la carovana umanitaria civile e non-violenta che intende raggiungere Gaza attraverso l'Egitto e che ora si trova in Libia, con cui si sono persi i contatti, ci sono anche due italiani: si tratta di Domenico Centrone, 33 anni originario di Molfetta (Bari) e della piemontese Dina Alberizia.
lunedì 25 maggio 2026
Alt Sumud Convoy
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