[Una donna senza seno difficilmente è un 10. (Rivolgendosi a una giornalista). L’aspetto è importante, per esempio tu non avresti il tuo lavoro se non fossi bella. Donald Trump ] I giornalisti che ritiene ostili alla sua presidenza Donald Trump li attacca tutti e da sempre. Ma, ultimamente, il tycoon si è lasciato andare ad una serie di insulti specificamente rivolti alle reporter, per lo più sessisti e misogini. L'ultimo, in ordine di tempo, all'indirizzo di Nancy Cordes della Cbs. Dopo l'attacco a Washington contro due soldati della Guardia Nazionale il commander-in-chief ha accusato l'amministrazione di Joe Biden di non aver effettuato adeguati controlli sugli afghani arrivati negli Stati Uniti dopo il ritiro delle truppe americane. Durante un punto stampa a Mar-a-Lago giovedì all'indomani dell'assalto, la giornalista ha fatto presente al tycoon che il suo "dipartimento di Giustizia aveva riferito che l'Fbi e il dipartimento per la sicurezza interna hanno effettuato controlli approfonditi sugli afghani portati negli Stati Uniti". A quel punto Trump è scattato e le ha detto: "Sei stupida? Sei una persona stupida?". "Sono arrivati su un aereo insieme a migliaia di altre persone che non dovrebbero essere qui, tu fai queste domande solo perché sei una persona stupida", ha insistito. Qualche giorno fa, invece, era stata la volta di Katie Rogers del New York Times, 'colpevole' di aver scritto un articolo che metteva in dubbio la sua energia e le sue condizioni di salute. È Machado un "foglio nemico del popolo", ha attaccato The Donald. E poi rivolto alla reporter: "È una giornalista di terza categoria, brutta sia dentro che fuori". Dieci giorni fa era diventato virale il video in cui il presidente zittiva Catherine Lucey, di Bloomberg, che gli aveva chiesto perché non volesse pubblicare i documenti sul caso Jeffrey Epstein. "Quiet, quiet piggy". "Zitta, stai zitta cicciona", era stata la risposta di Trump che ha usato un'offesa sessista, bodyshaming e pure antianimalista se si considera il termine "piggy", "grassa come un maiale", in senso dispregiativo. Dalla Dichiarazione di Windhoek al richiamo all’articolo 19, fino alla nuova giornata italiana per i giornalisti uccisi: il 3 maggio è simbolo di informazione libera e responsabilità. Oggi si celebra la Giornata internazionale per la libertà di stampa, istituita nel 1993 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite su impulso dell’UNESCO. Una ricorrenza che richiama il ruolo centrale dell’informazione libera nelle democrazie. La scelta della data rimanda al seminario organizzato nel 1991 a Windhoek, in Namibia, da cui nacque la Dichiarazione di Windhoek. Un documento che ha fissato principi ancora oggi fondamentali: indipendenza, pluralismo e libertà dei media come pilastri dei diritti umani e di ogni democrazia. Un passaggio chiave è il richiamo all’articolo 19 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, che sancisce il diritto di ogni individuo a esprimersi liberamente e a cercare, ricevere e diffondere informazioni senza frontiere. Nonostante i progressi registrati negli ultimi decenni, il quadro globale resta complesso. Secondo Freedom House, circa 40 Paesi sono ancora classificati come “non liberi”, soprattutto tra Asia e Africa, anche se rispetto al passato si registra una riduzione complessiva. La giornata è anche occasione per riconoscere il lavoro di chi difende la libertà di stampa in contesti difficili. Ogni anno viene assegnato il Premio Unesco Guillermo Cano, dedicato al giornalista colombiano ucciso nel 1986 per le sue inchieste. In Italia, intanto, il Senato il 30 aprile scorso ha approvato in via definitiva la legge che istituisce la Giornata in memoria dei giornalisti uccisi nello svolgimento della loro professione, fissata proprio il 3 maggio. "La libertà di stampa è un pilastro della democrazia poiché assicura il diritto dei cittadini a informarsi su quanto accade nel mondo. Per questo è fondamentale proteggerla in ogni contesto e tutelare chi ogni giorno lavora per garantirla". Lo afferma Rosario Valastro, presidente della Croce Rossa Italiana, in occasione della Giornata mondiale della libertà di stampa . "È doveroso ricordarlo sempre ma ancora di più oggi, in un momento storico caratterizzato da una continua escalation di violenza e dal mancato rispetto delle norme del Diritto Internazionale Umanitario secondo cui chi non partecipa al conflitto, la popolazione civile, medici e sanitari, operatori umanitari e anche i giornalisti, non deve essere attaccato" prosegue il presidente della Cri. "Pochi giorni fa, in Libano - ricorda - i soccorritori della Croce Rossa sono entrati in un'area in cui c'era stato un bombardamento per mettere in salvo due giornaliste. Dopo aver recuperato la prima, Zeinab Faraj, ferita alla testa e a una gamba, sono stati costretti ad allontanarsi a causa di nuovi attacchi e non hanno potuto raggiungere la sua collega, Amal Khalil. Il suo corpo è stato recuperato il giorno seguente, sepolto tra le macerie". "Proteggere la libera informazione significa anche difendere la vita di chi, con abnegazione e spirito di sacrificio, si impegna a garantirla testimoniando i fatti, perché il racconto della realtà possa raggiungere anche chi è lontano. Una prova d'amore per la libertà, una garanzia di Umanità a favore di un diritto, quello all'informazione, che non può e non dovrà mai essere negato " conclude Valastro
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