[I trattori non li abbiamo, se avessimo avuto i trattori avremmo bloccato le strade prima.] La Direzione generale della protezione civile del Libano ha annunciato in un comunicato ieri sera che le sue squadre hanno recuperato il corpo della giornalista dispersa Amal Khalil, che è "rimasta uccisa in un raid aereo nemico che ha colpito un'abitazione nel villaggio di Tiri". Il suo corpo è stato ritrovato sotto le macerie lasciate dall'attacco dell'Idf, scrivono diversi media internazionali. Khalil e la fotografa freelance Zeinab Faraj stavano documentando gli sviluppi nei pressi della città di Tiri quando un attacco israeliano ha colpito il veicolo che le precedeva. I soccorritori libanesi sono riusciti a recuperare Faraj, che ha riportato una ferita alla testa, secondo quanto riferito da Elsy Moufarrej, direttrice dell'Unione dei giornalisti in Libano. Khalil, 43 anni, lavorava per il quotidiano libanese Al-Akhbar. Lei e Faraj, un fotografo freelance, viaggiavano insieme. Il primo ministro libanese, Nawaf Salam, ha accusato Israele di crimini di guerra per l'uccisione di Khalil, presa di mira insieme a Faraj, mentre cercavano riparo in una casa dopo che un primo raid aereo aveva colpito il veicolo che li precedeva, uccidendo due uomini. Beirut ha inoltre accusato le Forze di Difesa Israeliane (Idf) di aver preso di mira intenzionalmente un'ambulanza mentre cercava di raggiungere i giornalisti nel villaggio di Tiri. Zeinab Faraj è stata trasportata in ospedale, insieme ai corpi delle due vittime. Il Ministero ha concluso con un appello alle Nazioni Unite e agli organismi internazionali affinché "pongano fine a questa disumana violazione da parte del nemico israeliano, che prima o poi dovrà risponderne". Le Idf hanno invece negato di aver impedito alle squadre di soccorso di raggiungere la zona e hanno affermato di non aver preso di mira i giornalisti. Il primo ministro Benyamin Netanyahu ha convocato una riunione sulla sicurezza dopo l'incontro del governo in occasione dell'anniversario degli attacchi del 7 ottobre: lo ha riferito un funzionario israeliano al Times of Israel. L'incontro sembra essere urgente, poiché un incontro programmato tra il ministro degli Affari strategici Ron Dermer e il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot è stato rinviato all'ultimo minuto. ' molto pesante il tributo di sangue finora pagato dai giornalisti per informare il mondo sulla guerra a Gaza: secondo il Committee to Protect Journalists (Cpj), dal 7 ottobre di un anno fa ne sono stati uccisi almeno 128, mentre sono almeno 130 secondo Reporters Sans Frontières (Rsf), che accusa esplicitamente Israele di aver "orchestrato un blackout mediatico su una regione in guerra". Il Cpj lancia pesanti accuse, scrivendo nel suo sito web di aver "scoperto che almeno cinque giornalisti sono stati specificamente presi di mira da Israele per il loro lavoro" e di aver avviato indagini su almeno altri 10 casi di presunti attacchi deliberati. Accuse condivise anche da Rsf, che afferma di avere informazioni secondo cui almeno 32 reporter "sono stati presi di mira e uccisi mentre lavoravano". Particolarmente dettagliato il rapporto pubblicato online da Cpj, un'organizzazione indipendente con sede a New York impegnata nella difesa della libertà di stampa e dei diritti dei giornalisti in tutto il mondo. Si parla dell'uccisione di "almeno 128 giornalisti e operatori dei media, tutti palestinesi tranne cinque". Tra i non palestinesi ci sono due reporter israeliani, uccisi nell'attacco del 7 ottobre 2023 da parte di Hamas, e tre libanesi. "Sono di più di quanti ne siano morti nel corso di qualsiasi anno" da quando lo stesso Cpj ha iniziato a documentare l'uccisione di giornalisti nel 1992. Per fare un paragone, l'anno più letale per i giornalisti è stato finora il 2006, quando ne furono uccisi 56 in Iraq. "Tutte le uccisioni, tranne due, sono state compiute dalle forze di Israele", afferma il Cpj, scrivendo inoltre che sono 69 i giornalisti arrestati, di cui 66 dagli israeliani e tre dai palestinesi. E ancora: "Il Cpj ha documentato i casi di cinque giornalisti che hanno denunciato torture e maltrattamenti durante la loro prigionia". Anche le critiche di Rsf ad Israele sono durissime. Nel suo sito l'organizzazione non governativa, che ha sede a Parigi, parla di "giornalisti presi di mira e uccisi, redazioni distrutte, internet ed elettricità tagliati, stampa estera bloccata: dall'inizio della guerra a Gaza, le forze israeliane hanno metodicamente distrutto l'infrastruttura mediatica del territorio palestinese e soffocato il giornalismo". "Il tribunale distrettuale Leninsky di Kursk ha accolto la mozione dell'ufficio regionale del servizio di frontiera russo di emettere un mandato di arresto per i giornalisti italiani Simone Traini e Stefania Battistini entrati illegalmente in Russia dall'Ucraina per girare un servizio televisivo sulla situazione ucraina". Lo ha riferito il servizio stampa della magistratura della regione di Kursk, come riporta Interfax. I due giornalisti sono fuori dalla Russia. "Il cameraman televisivo Simone Traini e la giornalista Stefania Battistini, insieme ad alcune persone non identificate, sono entrati nella Federazione Russa dal territorio ucraino con l'intento di filmare un servizio televisivo sull'invasione del distretto di Sudzha nella regione di Kursk da parte di unità armate ucraine con l'ausilio di carri armati, artiglieria e mezzi leggeri, veicoli blindati il 6 agosto 2024", ha precisato il servizio stampa della magistratura, scrive l'agenzia di stampa Interfax. "Traini e Battistini, dopo aver oltrepassato illegalmente il confine russo, si sono recati a Sudzha, nella regione di Kursk, con un veicolo da trasporto di unità armate ucraine. I due giornalisti italiani inseriti nelle liste dei ricercati" della Russia, "sono accusati di aver oltrepassato il confine di stato russo. Il giudice ha ordinato la custodia cautelare per loro, ha continuato la nota. "Saranno posti in custodia il giorno in cui verranno arrestati in territorio russo o estradati in Russia, prima di un eventuale processo. La decisione del tribunale non è ancora entrata in vigore e può essere impugnata", conclude. "Il mandato d'arresto russo contro due giornalisti Rai è un'ulteriore forma di persecuzione nei confronti della libertà di stampa. Il Governo italiano sarà sempre schierato a difesa del diritto a una informazione indipendente". Lo scrive su X il ministro degli Esteri Antonio Tajani.
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