[Chi ha mai detto che la verità deve essere buona? Non puoi essere il mostro e la vittima insieme. Anne Eehkout] Il premier britannico Keir Starmer ha definito "imperdonabile" e "sconcertante" non essere stato informato sul fatto che Peter Mandelson non aveva superato il controllo di sicurezza interno sulla nomina politica ad ambasciatore negli Usa e che il Foreign Office aveva ignorato il parere contrario. Il primo ministro laburista, parlando ai media a Parigi dove si trova per il vertice sulla navigazione marittima nello stretto di Hormuz, si è detto "assolutamente furioso" per la vicenda, rispetto alla quale le opposizioni hanno chiesto le sue dimissioni, aggiungendo che lunedì esporrà al Parlamento tutti i fatti "in piena trasparenza". "Keir Starmer ha messo la sicurezza nazionale a rischio", forzando la nomina ad ambasciatore negli Usa di Peter Mandelson prima che le verifiche fossero completate e malgrado "molte red flags" (segnali di allarmi): per questo "se ne deve andare". Lo ha affermato la leader dell'opposizione Kemi Badenoch, tornando ad attaccare il premier laburista in un dibattito ai Comuni, accusandolo di aver usato come "scudo umano" Olly Robbins, silurato da segretario generale del Foreign Office. Badenoch ha poi invocato un voto di sfiducia contro Starmer, sollecitando i deputati del Labour (senza i cui voti sir Keir non può essere sfiduciato) a scaricarlo visto che egli "non intende dimettersi" come sarebbe onorevole fare". Altri esponenti dell'opposizione come il liberaldemocratico Ed Davey hanno aderito alla richiesta di una mozione di sfiducia, imputando al premier di aver creduto "velleitariamente" di fare un "favore a Donald Trump" designando una figura "screditata" come Mandelson, pur conoscendo i vari scandali della sua carriera, i suoi legami con il faccendiere pedofilo Jeffrey Epstein, nonché i suoi rapporti passati da consulente con "la Russia e la Cina". Downing Street ha negato che iStarmer e il suo staff abbiano fatto a suo tempo "pressioni" sul Foreign Office per accelerare la controversa nomina politica ad ambasciatore negli Usa di Mandelson (esautorato solo in seguito alla deflagrazione pubblica dello scandalo legato ai suoi rapporti con il defunto faccendiere pedofilo americano Jeffrey Epstein), anche a costo di forzare i controlli sulla tutela della sicurezza nazionale. "C'è chiaramente una differenza fra sollecitare aggiornamenti su una nomina e l'idea di essere sprezzante rispetto alle verifiche", ha detto un portavoce di Starmer incalzato dai giornalisti, in risposta a quanto denunciato dall'ex segretario generale del ministero degli Esteri Olly Robbins, sentito oggi da una commissione parlamentare dopo essere stato silurato dallo stesso premier e additato come una sorta di capro espiatorio della vicenda. Il portavoce ha poi provato a placare Robbins, assicurando che Starmer lo considera un funzionario di "grande integrità" il quale avrebbe però commesso "un errore di giudizio". L'audizione di Robbins ha comunque scatenato la reazione delle opposizioni, che hanno ottenuto un dibattito urgente alla Camera dei Comuni su di esse e sono tornati ad accusare il primo ministro di aver mentito. La leader Tory, Kemi Badenoch, ha parlato di denunce "devastanti per Keir Starmer" che confermano come egli abbia imposto la nomina di Mandelson, consentendogli "l'accesso a documenti altamente classificati, prima che le verifiche fossero completate". E le ha definite una conferma del fatto che il capo del governo laburista abbia "fuorviato il Parlamento", cosa per la quale dovrebbe dimettersi. Robbins, l'ex più alto funzionario del Foreign Office, silurato con l'accusa di non aver rivelato "deliberatamente" che Peter Mandelson non aveva superato il controllo di sicurezza interno (vetting) per la nomina politica ad ambasciatore negli Usa, ha denunciato "un'atmosfera di pressione" da parte del governo laburista di Starmer nei suoi confronti e "un approccio sprezzante" rispetto alla vicenda. Robbins lo ha dichiarato all'inizio della sua audizione in Parlamento davanti ai deputati del Foreign Affairs Committee. L'ex segretario generale del ministero degli Esteri ha dichiarato alla commissione parlamentare che c'era"un'atmosfera di sollecitazioni continue" per ottenere l'accertamento di sicurezza nei confronti dell'ex eminenza grigia del New Labour, ricostruendo quanto era accaduto nel gennaio del 2025: "Per tutto il mese di gennaio, francamente, il mio ufficio e quello del ministro degli Esteri erano sotto pressione costante". Ha sottolineato inoltre che l'ufficio privato di Starmer aveva ripetutamente chiesto "è già stato ottenuto?", riferendosi al nulla osta per Mandelson. E ancora: "Non ho mai riscontrato, per quanto ricordo, alcun interesse sul se, ma solo sul quando". Una eventuale revoca della nomina ad ambasciatore negli Usa di Mandelson, dopo che quest'ultimo non aveva superato l'accertamento di sicurezza interno (il cosiddetto vetting), "avrebbe danneggiato" le relazioni tra il Regno Unito e l'amministrazione Trump, ha dichiarato ancora sir Olly Robbins. Questi ha sottolineato che fra le tante pressioni ricevute da parte dei vertici del governo laburista c'era quella relativa ai rapporti della cosiddetta 'special relationship' fra Londra e Washington, proprio nel periodo cruciale dell'insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca, nel gennaio 2025. "Credo che se la nomina fosse cambiata in quel momento - ha sottolineato Robbins - la nuova amministrazione avrebbe potuto commentarlo pubblicamente e avrebbe creato non pochi problemi nel rapporto bilaterale". Mandelson venne comunque poi rimosso dall'incarico nel settembre dell'anno scorso, una volta emersi nuovi dettagli sul suo legame a doppio filo col defunto faccendiere pedofilo americano Jeffrey Epstein. "Il primo ministro del Regno Unito, Keir Starmer, ha ammesso di aver 'commesso un errore di valutazione' nella scelta del suo ambasciatore a Washington. Sono d'accordo, è stata una pessima scelta. C'è ancora tempo per rimediare, però!": lo scrive su Truth Donald Trump, infierendo sulle difficoltà del premier britannico per la nomina di Peter Mandelson ad ambasciatore in Usa, nonostante i suoi legami col defunto faccendiere americano Jeffrey Epstein.
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