[I fenomeni visibili sono uno sguardo lanciato su ciò che non è visibile. Anassagora] Dimissioni che arrivano dopo giorni di polemiche, all'indomani del referendum. Come quelle della capa di gabinetto del ministro Nordio, Giusi Bartolozzi, finita invece nella bufera per l'appello al Sì con le parole "Ci togliamo di mezzo la magistratura, che sono plotoni di esecuzione". Anche lei era rimasta fin qui ben salda; non scalfita dall'indagine per false informazioni al Pm nell'inchiesta sul caso Almasri - la chiusura d'indagine notificatale a fine febbraio: "Sono serena", aveva detto. L’ufficio di presidenza di Montecitorio, a maggioranza 11 a 10, ha deciso di sollevare il conflitto di attribuzioni, davanti alla Consulta, nei confronti della Procura di Roma e del tribunale dei ministri per Giusi Bartolozzi, l’ex capo di gabinetto del ministero della Giustizia, indagata per false dichiarazioni al pm sulla vicenda Almasri. Ora ad esprimersi sullo ‘scudo’ dovrà essere l’aula. Bartolozzi è stata esclusa dal procedimento che vedeva indagati i ministri Carlo Nordio e Matteo Piantedosi, in concorso con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, ed è stata iscritta nel registro degli indagati successivamente in un procedimento ordinario e quindi non subordinato ad una autorizzazione a procedere del Parlamento (che è stata negata, a ottobre con un voto, per Nordio, Piantedosi e Mantovano). La tesi della maggioranza, confermata dal via libera nell’ufficio di presidenza, è che il reato contestato alla Bartolozzi sia connesso a quelli attribuiti al ministro Nordio. La richiesta del centrodestra è stata avanzata con lettera del 13 ottobre scorso indirizzata al presidente della Camera Lorenzo Fontana dai capigruppo di maggioranza, Galeazzo Bignami (Fdi), Riccardo Molinari (Lega), Paolo Barelli (Fi) e Maurizio Lupi (Nm) “a tutela delle prerogative della Camera lese dall’operato omissivo” dell’autorità giudiziaria. La Corte penale internazionale ha deferito l'Italia all'Assemblea degli Stati Parte per mancata cooperazione nel caso Almasri. Lo rende noto la stessa Corte in un comunicato, ufficializzando quanto già emerso il 26 gennaio. "Il 29 gennaio 2026 la presidenza della Corte ha trasmesso al presidente dell'Assemblea degli Stati Parte la decisione, datata 26 gennaio, di deferire l'Italia per inadempimento a una richiesta di cooperazione", si legge nella nota, che ripercorre i principali passaggi della vicenda. Un rappresentante italiano è stato invitato a partecipare alla riunione dell'Ufficio di presidenza dell'Assemblea per discutere le implicazioni della decisione e chiarire come Roma intenda garantire la cooperazione futura con la Corte. L'Ufficio presenterà quindi una relazione sulle azioni intraprese, accompagnata da eventuali raccomandazioni, alla prossima sessione dell'Assemblea. La presidenza della Corte penale internazionale ha deferito l’Italia all’Assemblea degli Stati Parte per il mancato assolvimento degli obblighi di cooperazione nel caso Almasri: lo ha reso noto la stessa Cpi in un comunicato, confermando quanto stabilito a gennaio. “Il 29 gennaio 2026 la Presidenza della Corte penale internazionale (CPI) ha trasmesso al Presidente dell’Assemblea degli Stati Parte la “Decisione di deferire all’Assemblea degli Stati Parte l’inadempimento dell’Italia a una richiesta di cooperazione”, datata 26 gennaio 2026, deferendo così la questione all’Assemblea degli Stati Parte ai sensi dell’articolo 109(4) del Regolamento della Corte”, prosegue il comunicato. “Il 17 ottobre 2025, la Camera preliminare I ha emesso una “Decisione sull’inadempimento da parte dell’Italia a una richiesta di cooperazione”, nella quale ha constatato che l’Italia non ha rispettato i propri obblighi internazionali ai sensi dello Statuto di Roma, impedendo alla Corte di esercitare le proprie funzioni e poteri ai sensi dello Statuto.
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