sabato 4 aprile 2026

La Pasqua non ferma la guerra

 [Siamo tutti costretti, per rendere sopportabile la realtà, a coltivare in noi qualche piccola pazzia. Marcel Proust]  Il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu ha confermato che Israele ha attaccato gli impianti petrolchimici iraniani, dopo che i media iraniani avevano riportato la notizia della morte di almeno cinque persone in un attacco alla zona petrolchimica di Mahshahr.     "Dopo aver distrutto il 70% della loro capacità di produrre acciaio, che viene utilizzato come materia prima per le armi usate contro di noi e oggi abbiamo attaccato i loro impianti petrolchimici", ha dichiarato Netanyahu in un videomessaggio pubblicato sul suo account X.     "Vi avevo promesso che avremmo continuato a colpire il regime terroristico di Teheran, ed è esattamente quello che stiamo facendo", ha affermato. Il segretario generale delle Nazioni unite Antonio Guterres ha lanciato oggi l’allarme su un mondo “sull’orlo di una guerra più ampia” in Medio Oriente, chiedendo l’immediata cessazione sia degli attacchi americano-israeliani contro l’Iran sia delle azioni di Teheran contro i paesi vicini. “Siamo sull’orlo di una guerra più ampia che inghiottirebbe il Medio Oriente, con impatti drammatici in tutto il pianeta”, ha dichiarato Guterres ai giornalisti, all’indomani del discorso con cui il presidente Usa Donald Trump ha cercato di giustificare l’operazione militare americana. “Molti aspetti del conflitto sono incerti, ma una cosa non lo è: se i tamburi della guerra continueranno a farsi sentire, l’escalation peggiorerà tutto. La spirale di morte e distruzione deve cessare”, ha aggiunto il capo dell’Onu.   Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha minacciato il leader di Hezbollah Naim Qassem, avvertendolo che pagherà un “prezzo straordinariamente alto” per l’intensificazione degli attacchi durante le festività ebraiche in corso. In un videomessaggio, Katz ha accusato Hezbollah di aver preso di mira civili israeliani riuniti per il Seder di Pesach e durante i giorni della Pasqua ebraica. “Ho un messaggio chiaro per Naim Qassem, segretario generale dell’organizzazione terroristica Hezbollah: tu e i tuoi complici – afferma Katz – pagherete un prezzo straordinariamente alto per l’intensificazione del lancio di razzi contro civili israeliani mentre erano riuniti per celebrare il Seder di Pesach, la commemorazione dell’Esodo del popolo ebraico dalla schiavitù alla libertà, e per tutti gli attacchi durante la festività di Pesach, in un atto che richiama l’assalto di Amalek contro Israele durante l’uscita dall’Egitto. Non vivrete abbastanza per vederne le conseguenze. Sarete consegnati alle profondità dell’inferno insieme a Nasrallah, Khamenei, Sinwar e agli altri esponenti sconfitti dell’asse del male”.  A più di un mese dall’inizio della guerra contro l’Iran, il presidente Donald Trump ha tenuto in prima serata un discorso alla nazione insolitamente breve per i suoi standard – 19 minuti – per difendere la necessità del conflitto e tracciare prospettive future, su cui è rimasto tuttavia piuttosto vago. Ecco i punti principali. Il presidente ha descritto l’azione militare come un grande successo, ha ribadito che i sistemi missilistici e di droni iraniani sono stati “drammaticamente ridotti” e che “le fabbriche di armi e i lanci di razzi vengono fatti a pezzi”. Secondo recenti valutazioni dell'intelligence Usa dopo un mese di guerra, circa la metà dei lanciatori di missili dell'Iran risulta ancora intatta e Teheran ha ancora a disposizione migliaia di droni d'attacco. Lo riferiscono fonti informate alla Cnn.     "L'Iran è ancora pienamente in condizione di seminare il caos assoluto in tutta la regione", ha affermato una delle fonti.     Secondo il rapporto Teheran ha ancora circa il 50% dei droni e una vasta quantità di missili da crociera che costituiscono una capacità strategica fondamentale per minacciare il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz.  Trump ha chiesto agli americani, preoccupati per i costi del conflitto, di mettere le cose in prospettiva. Ha stimato che la guerra dovrebbe concludersi entro tre settimane. “Siamo in pista per completare tutti gli obiettivi militari americani a breve, molto a breve”, ha detto. “Nelle prossime due o tre settimane, li riporteremo all’età della pietra, dove appartengono”. “Teniamo il conflitto in prospettiva” Sensibile alle critiche interne, Trump ha citato la durata della Prima Guerra Mondiale, della Seconda Guerra Mondiale, della guerra in Vietnam, di quella Corea e in Iraq per sostenere che la campagna militare in corso è stata finora molto più breve. “È molto importante che teniamo questo conflitto in prospettiva”, ha affermato. La guerra “è un vero investimento nel futuro dei vostri figli e dei vostri nipoti”. Il presidente ha oscillato tra l’endorsement di negoziati per porre fine alla guerra e la promessa di un’escalation della violenza. “Nel frattempo, le discussioni sono in corso”, ha aggiunto. Tuttavia, l’Iran ha dichiarato che non ci sono trattative dirette con gli Stati Uniti, e le agenzie di intelligence americane ritengono che Teheran sia disposta a mantenere aperti i canali di comunicazione ma non a fare concessioni decisive in questa fase. Donald Trump non ha ripetuto l’avvertimento lanciato poche ore su un possibile ritiro degli Stati Uniti dalla NATO, cosa che ha suscitato critiche persino anche di alcuni esponenti repubblicani. Tuttavia, durante il suo intervento dalla Casa Bianca, il presidente non ha fatto riferimento alle precedenti minacce.Trump ha valutato a lungo se autorizzare una missione per estrarre l’uranio altamente arricchito custodito sotto il sito nucleare di Isfahan. Ieri ha dichiarato che i siti nucleari iraniani sono stati colpiti così duramente che “ci vorrebbero mesi per avvicinarsi alla polvere nucleare”. Ha affermato che gli Stati Uniti monitorano i siti con satelliti e colpiranno se l’Iran tenterà di recuperare il materiale che al momento sembra restare dove si trovava prima della guerra.  Il presidente ha ripetuto le richieste che siano i paesi che importano petrolio dal Golfo Persico attraverso lo Stretto a farsi carico di costringere l’Iran a riaprirlo. Ha affermato che “non abbiamo bisogno” del petrolio che transita attraverso quell’arteria. Gli Stati Uniti importano pochissimo petrolio dal Golfo, tuttavia i prezzi del petrolio sono fissati a livello globale e le interruzioni delle forniture in Medio Oriente si ripercuotono sugli Stati Uniti. Meno petrolio sui mercati globali significa prezzi della benzina più alti per gli americani.


Nessun commento:

Posta un commento