venerdì 3 aprile 2026

Contro le ong

[Cos’è la giovinezza? Un sogno. Cos’è l’amore? Il contenuto del sogno. Kierkegaard] Il tribunale di Trapani ha pronunciato la sentenza per il caso del soccorso effettuato dalla nave Mare Jonio, di Mediterranea Saving Humans, il 16 ottobre 2023: sono state definitivamente annullate le sanzioni, quindi il fermo amministrativo della nave per venti giorni e multa di oltre 3 mila euro, applicate sulla base del decreto legge Piantedosi. Il ministero dell'Interno è stato anche condannato al pagamento delle spese legali. Le motivazioni sono state considerate dal tribunale di Trapani del tutto illegittime.    Il caso fa riferimento a quanto accadde quel giorno, quando dopo una segnalazione ricevuta dall'aereo civile di osservazione SeaBird 2 di Sea-Watch, la Mare Jonio aveva salvato 69 persone che viaggiavano a bordo di un gommone in avaria nelle acque Sar libiche. Le persone sono poi sbarcate il giorno dopo a Trapani. "Si è trattato del primo caso di applicazione del decreto Piantedosi alla Mare Jonio - spiega Mediterranea - con la motivazione che la nostra nave non si era sottoposta al coordinamento delle autorità libiche e non aveva chiesto agli stessi libici l'assegnazione del porto di sbarco. Nella sentenza si legge che viene espressamente e chiaramente escluso che la Libia, paese che non ha mai ratificato la convenzione di Ginevra del 1951 sui rifugiati, soddisfi i criteri per essere designata come luogo sicuro ai fini dello sbarco". Nell’ottobre 2019 il ministero dell’Interno del Pakistan ha respinto 18 domande di registrazione e i relativi ricorsi da parte di 18 Ong internazionali senza fornire spiegazioni. In Bielorussia le Ong sono sottoposte a una rigorosa supervisione dello stato. Lavorare per le Ong la cui domanda di registrazione è stata – spesso arbitrariamente – respinta è un reato penale. In Arabia Saudita il governo può negare la registrazione alle nuove Ong o smantellarle se sono ritenute “dannose per l’unità nazionale”. A subire le conseguenze di questa legislazione repressiva i gruppi per i diritti umani, compresi quelli per i diritti delle donne, che non sono in grado di registrarsi e operare liberamente all’interno del paese. In Egitto le Ong che ricevono fondi dall’estero devono rispettare regolamenti stringenti e arbitrari. Molti difensori dei diritti umani sono stati raggiunti da divieti di viaggio, hanno subito il congelamento dei conti bancari o sono stati portati a processo, col rischio di trascorrere fino a 25 anni in carcere solo per aver ricevuto finanziamenti stranieri. Molti stati, tra i quali Azerbaigian, Cina e Russia hanno introdotto nuove norme in materia di registrazione e reportistica. In base a queste normative restrittive, le Ong sono sotto il costante controllo delle autorità e il loro mancato rispetto comporta il carcere, una sanzione che il difensore dei diritti umani dell’Azerbaigian Rasul Jafarov, rilasciato nel 2016 dopo oltre un anno di prigionia, conosce fin troppo bene. “Mi hanno arrestato a causa del mio attivismo e delle manifestazioni svolte col mio Club dei diritti umani – ha raccontato Jafarov –. C’è un’atmosfera orribile. Quelli che non sono stati arrestati o posti sotto inchiesta hanno dovuto chiudere le loro organizzazioni o rinunciare a dei progetti. Molti hanno lasciato l’Azerbaigian per lavorare all’estero”. In Cina, la nuova legge controlla strettamente le attività delle Ong, dalla formulazione della domanda di registrazione alla reportistica in materia di movimenti bancari, assunzioni e raccolta fondi. In Russia le Ong che ricevono fondi dall’estero sono state etichettate dal governo come “agenti stranieri”, un termine che è sinonimo di “spie”, “traditori” e “nemici dello stato”. Le autorità applicano questa norma così ampiamente che persino un’organizzazione per i malati di diabete ha ricevuto una multa salata, è stata etichettata come “agente straniero” e alla fine, nell’ottobre 2018, ha dovuto chiudere. Sotto il mirino del governo di Mosca sono finiti anche gruppi che si occupano di salute, ambiente e donne. Le politiche repressive della Russia sono state imitate da altri stati.In Ungheria diverse Ong sono state costrette a definirsi “finanziate dall’estero” e il governo cerca di screditare il loro lavoro e scatenare l’opinione pubblica contro di loro. Le organizzazioni che non rispettano questa disposizione rischiano multe elevate e anche la sospensione delle attività. Quelle che si occupano di migranti e rifugiati, così come i loro membri, sono state intenzionalmente prese di mira a seguito dell’entrata in vigore di una legge, nel giugno 2018. In alcuni paesi gli attacchi alle Ong riguardano specificamente i gruppi che si occupano di diritti delle comunità marginalizzate. Quelli che promuovono i diritti delle donne, soprattutto quelli alla salute sessuale e riproduttiva, i diritti delle persone Lgbti e quelli dei migranti e dei rifugiati, così come le associazioni ambientaliste risultano tra i più colpiti.


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