[È come il poker, è meglio dire la verità. Gli altri penseranno che tu stia bluffando, ed è così che vinci. Jean-Paul Belmondo / Michel Poiccard, film Fino all’ultimo respiro] L’Agenzia esecutiva per l’Istruzione e la Cultura della Commissione Ue – da cui dipendono i finanziamento europei alle istituzioni culturali degli Stati membri- nella missiva, in particolare, comunica alla Biennale che lo stop dei fondi Ue avrà decorrenza fra 30 giorni, in assenza di revoca dell’annunciata riapertura del Padiglione russo sulla quale anche il ministro della Cultura Alessandro Giuli aveva manifestato dissenso dalla scelta di Buttafuoco. “Informateci delle eventuali misure correttive che intendete adottare”, scrive la Ue alla presidenza della Biennale, in vista della inaugurazione della edizione n.61 fissata per il prossimo 6 Maggio. L’Unione europea chiede anche che sulla compatibilità fra sanzioni Ue a Mosca e riapertura del Padiglione russo alla Biennale di Venezia vi sia una posizione ufficiale del Governo italiano, rivolgendo in tal senso formale richiesta alla Farnesina. Per parte sua, infatti, Bruxelles non ha dubbi. “Riteniamo – mette nero su bianco la Ue- che l’attuazione del progetto non possa proseguire e debba pertanto essere sospesa o conclusa” perché “c’è il rischio significativo” che la Federazione russa possa utilizzare la presenza alla mostra “per proiettare un’immagine di legittimità e accettazione internazionale”. Infatti, “a nostro avviso, il fatto che nel contesto della guerra di aggressione russa contro l’Ucraina la Biennale abbia accettato la partecipazione di artisti russi come ‘delegazione governativa’, la cui partecipazione è interamente finanziata e promossa dal governo russo con un padiglione nazionale, implica che la Biennale sembra aver accettato un sostegno indiretto da parte del governo russo in cambio della concessione di una piattaforma culturale in violazione” delle sanzioni contro Mosca. Configurandosi allo stato una “grave mancanza professionale”.
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