sabato 11 aprile 2026

Apt a rischio

[L'uomo non è fatto per la sconfitta. Un uomo può essere distrutto, ma non sconfitto. Ernest Hemingway] Mentre appare sempre più problematica la situazione dei carburanti per il trasporto aereo, lunedì si riunirà il collegio della Commissione europea, giornata inconsueta per questo genere di incontri, ma diversi eurocommissari in settimana, specialmente quelli economici, saranno impegnati in trasferta a Washington, assieme alla Bce, ai ministri delle Finanze e ai banchieri centrali, per le riunioni primaverili di Fondo monetario internazionale e Banca mondiale a Washington.  E proprio a Washington, lunedì, si terrà un incontro tra la direttrice del Fmi, la bulgara Kristalina Georgieva, il presidente della Banca mondiale, l’indiano Ajay Banga, e il direttore dell’Agenzia internazionale per l’energia, il turco Fatih Birol. Una riunione sulle misure dei Paesi per fare fronte ai rialzi dei prezzi dell’energia innescati dalla guerra in Iran.  Oggi l’economista turco ha rilanciato gli allarmismi sul rischio di penurie di kerosene e diesel in Europa. Intervistato da Der Spiegel, ha colto l’occasione per suggerire alla Germania tra le misure da intraprendere quella di infrangere una delle sue peculiarità più tradizionali nei trasporti: adottare dei limiti di velocità in autostrada. Perché quello di far leva sui limiti di velocità – abbassandoli – è uno degli elementi che l’Aie ha già indicato tra i possibili interventi per fare fronte alla crisi energetica.  E su questo lunedì dalla Commissione è possibile che, a seguito della riunione, venga sfornato l’annunciato pacchetto di raccomandazioni sulle misure da adottare in maniera coordinata tra Paesi Ue. Nei giorni scorsi il commissario all’Energia, Dan Joergensen, svedese, aveva anticipato che si sarebbe ispirato alle linee guida in 10 punti dell’Aie. Quest’ultima ha appunto indicato una serie di misure tra cui il maggiore ruolo del lavoro da remoto (chiamato in Italia “smart work”), la riduzione della velocità su strade e autostrade, il maggior ricorso ai mezzi pubblici e in genere il risparmio energetico e dei consumi. Misure che se indicate a livello Ue, anche solo come “raccomandazioni”, segnerebbero di fatto un cambiamento di linea da parte di Bruxelles, dove finora la posizione ufficiale sostenuta è stata quella che non c’è un rischio sulla sicurezza degli approvvigionamenti ma un problema sui prezzi. Nel frattempo gli aeroporti europei temono una carenza “sistemica” di carburante per aerei se lo Stretto di Hormuz non verrà riaperto completamente entro tre settimane, ha avvertito il settore. Il Financial times riporta di una lettera inviata da Aci Europe (l’associazione che rappresenta gli aeroporti europei) alla Commissione europea, nella quale si afferma che le scorte di carburante per aerei si stanno esaurendo e si rischia una carenza nelle prossime tre settimane. Nella lettera visionata dal giornale londinese, l’associazione ha avvertito il commissario europeo per i Trasporti, Apostolos Tzitzikostas, delle “crescenti preoccupazioni del settore aeroportuale in merito alla disponibilità di carburante per aerei, nonché della necessità di un monitoraggio e di un’azione proattiva da parte dell’Ue”. “Se il passaggio attraverso lo Stretto di Hormuz non riprenderà in modo significativo e stabile entro le prossime tre settimane – scrive Aci Europe -, una carenza sistemica di carburante per aerei diventerà realtà per l’Ue”.  Tutto questo mentre i fari restano puntati sulle trattative Usa-Iran con la mediazione del Pakistan. Tenendo presente che anche se si dovesse raggiungere una intesa più solida della tregua vista finora, che non sembra aver riaperto granché i traffici a Hormuz, alcuni dei propositi espressi da esponenti dell’Iran fanno sperare poco in termini di normalizzazione dei volumi. Precedentemente alla crisi dallo stretto transitavano oltre un centinaio di petroliere o cargo ogni giorno. Ora gli iraniani vorrebbero pretendere di controllare ogni nave – per evitare il passaggio di armi – e la logistica imporrebbe di limitare i traffici a una quindicina di petroliere al giorno.A causa delle recenti tensioni geopolitiche in Medio Oriente (aprile 2026) che minacciano le forniture di cherosene, la carenza di carburante aereo in Europa è una possibilità concreta, con rischi maggiori in specifiche aree. Ecco dove potrebbe mancare o scarseggiare il carburante: Aeroporti italiani con restrizioni: Sono già scattate le prime limitazioni di carburante negli aeroporti di Bologna, Milano Linate, Treviso e Venezia.Aeroporti regionali europei: Il rischio maggiore, legato a piani di razionamento, riguarda gli scali regionali in diversi paesi, in particolare in Spagna, Germania, Francia, Belgio e Portogallo. Paesi dipendenti dal Golfo: I paesi che importano una quota maggiore di jet fuel dal Golfo Persico (circa il 43% delle importazioni europee nel 2025 proveniva da lì) sono i più vulnerabili. La situazione è monitorata con attenzione, poiché le scorte europee, sebbene non esaurite, potrebbero calare drasticamente a partire dal mese di maggio se la crisi continua.  Gli aeroporti europei rischiano una carenza "sistemica" di carburante per aerei se lo Stretto di Hormuz non verrà completamente riaperto entro tre settimane. Aci Europe, che rappresenta gli aeroporti dell'Ue, ha affermato che le riserve di carburante per aerei si stanno esaurendo mentre "l'impatto delle attività militari" sta mettendo ulteriormente a dura prova le forniture. Lo riporta il Financial Times, che ha visionato una lettere inviata dall'associazione al commissario europeo ai trasporti Apostolos Tzitzikostas. In Italia sono scattate le prime limitazioni di carburante per i voli, dopo che la crisi in Medio Oriente ha messo a rischio le forniture. Le restrizioni al momento riguardano quattro aeroporti del nostro Paese: Bologna, Milano Linate, Treviso e Venezia. La notizia delle limitazioni si è diffusa dopo che Air Bp Italia, uno dei principali fornitori, ha emesso un "Notam" – cioè un bollettino aeronautico rivolto alle compagnie aeree – in cui ha informato gli operatori interessati che per i prossimi giorni nei quattro aeroporti ci saranno delle limitazioni per il carburante. Le restrizioni, si legge, per ora dureranno fino a metà aprile. Nel bollettino non ci sono riferimenti espliciti a quanto sta succedendo nel Golfo Persico.  "Niente allarmismi", ha scritto in una nota la società che gestisce tre scali del Veneto. Le difficoltà in alcuni scali per l'approvvigionamento di carburante sono "legate al periodo pasquale di traffico intenso" e non al "blocco dello Stretto di Hormuz", si tratta di due "situazioni diverse che non collegherei", afferma il presidente dell'Enac Pierluigi Di Palma, secondo cui "ovviamente se il conflitto e il blocco dello stretto dovesse continuare", "ci saranno delle conseguenze ma al momento vedo le diplomazie al lavoro per riaprire i traffici" navali e le forniture. Air Bp Italia, società che fa parte del colosso britannico Bp, ha spiegato che la priorità nel rifornimento sarà data ai voli ambulanza, ai voli di Stato e ai voli con durata superiore a tre ore. Per tutti gli altri voli, invece, ci sarà una distribuzione contingentata. In particolare, si legge nel bollettino, a Bologna, Venezia e Treviso la priorità sarà data a voli ambulanza, voli di Stato e rotte superiori alle tre ore: per gli altri voli ci sarà un limite di 2mila litri per aeromobile a Bologna e Venezia, di 2.500 per aeromobile a Treviso. Dai dettagli del Notam, inoltre, emerge che la situazione più delicata riguarda l'aeroporto di Venezia: è l’unico scalo per il quale si fa una raccomandazione esplicita ai piloti di fare carburante prima di arrivare. Per quanto riguarda l'aeroporto di Milano Linate, invece, ci sono restrizioni ma nessun tetto quantitativo è stato esplicitato. "Non prevediamo carenze di carburante nel breve termine, ma la situazione è in evoluzione. Al momento i nostri fornitori di carburante possono garantire le forniture fino a metà/fine maggio", ha fatto sapere Ryanair. Secondo la compagnia, "se la guerra in Iran dovesse concludersi presto, l'approvvigionamento non verrà interrotto. Se invece la chiusura dello Stretto di Hormuz dovesse protrarsi fino a maggio o giugno, non possiamo escludere rischi per le forniture di carburante in alcuni aeroporti europei". Ryanair ha anche sottolineato che "con i prezzi del carburante raddoppiati nel mese di marzo, prevediamo che tutte le compagnie aeree trasferiranno questi costi più elevati sotto forma di tariffe aeree più alte". "Invitiamo tutti i passeggeri a prenotare i propri voli (e le vacanze) il prima possibile: in questo modo saranno protetti dagli inevitabili aumenti dei prezzi dei voli e degli alloggi dopo Pasqua e più avanti durante l'estate", ha aggiunto. Sulla questione è intervenuta anche Lufhtansa, che ha lanciato l'allarme riguardo a possibili colli di bottiglia nella disponibilità di carburante per gli aerei se si prolungherà il conflitto in Medio Oriente. In un'intervista al quotidiano tedesco Die Welt, la responsabile del settore tecnologia e It Grazia Vittadini ha sottolineato come "ci siano già difficoltà in alcuni scali in Asia". Lufhtansa, ha aggiunto, si è coperta tramite contratti derivati dai rialzi dei prezzi sull'80% delle proprie necessità per il 2026 ma, ha ammesso Vittadini, "certamente la crescita ha un impatto anche su di noi".Bloomberg ha condotto un'analisi sul fenomeno secondo cui i principali vettori europei - come Lufthansa, Ryanair o Air France - in media coprono, tramite contratti derivati, il 70% del proprio fabbisogno annuo di carburante dai rialzi dei prezzi. Tuttavia, spiega Bloomberg, tali contratti non prevedono e non assicurano la consegna fisica del prodotto sottostante. Ciò vuol dire che le principali compagnie aeree europee hanno dei contratti che le proteggono dalle forte oscillazioni dei prezzi dei carburanti, ma non dalla mancanza di disponibilità. A richiamare l’attenzione sulla situazione carburante in Europa era già stata nei mesi scorsi la Iata, l'associazione internazionale del traffico aereo: l’aveva fatto nell’ultimo rapporto pubblicato a novembre, quindi prima del conflitto contro l'Iran. Già allora aveva sottolineato come l'Europa, importando il 30% del suo fabbisogno di carburanti per aerei, fosse vulnerabile a colli di bottiglia nell'offerta. L'associazione, nel rapporto, sottolineava anche come nel Continente la capacità di raffinazione per questo tipo di carburante sia in calo e come alcune zone dove mancano le infrastrutture possano andare incontro a vulnerabilità. La Iata, quindi, invitava a sostituire le raffinerie che sono state chiuse in passato in modo da fare fronte a possibili problemi nella disponibilità. Proprio la situazione che si sta verificando ora, con la chiusura dello stretto di Hormuz.


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