domenica 22 marzo 2026

Milei non ricorda

[La morte non va temuta perchè quando ci siamo noi non c'é lei e quando c'é lei non ci siamo noi . Epicuro ] Il 24 marzo ricorreranno in Argentina i 50 anni dall'inizio della più feroce dittatura mai instauratasi in America Latina. Per migliaia di argentini sarà l'occasione per ribadire come ogni anno con forza dalla Plaza de Mayo il celebre 'Nunca Más' (Mai Più) al terrorismo di Stato. Ma anche quest'anno - come avviene ormai dal 2024 con l'insediamento del presidente ultraliberista Javier Milei - lo faranno da soli, senza l'accompagnamento istituzionale del governo nazionale. La Casa Rosada non ha comunicato nella sua agenda nessuna attività ufficiale legata alla commemorazione, mentre si apprende off the record che, anche in questa occasione come negli ultimi due anni, verrà diffuso sui social un filmato istituzionale in cui si affermerà la necessità di recuperare una 'memoria completa' dei fatti occorsi tra il 1976 e il 1983 che includa anche i crimini commessi dalle guerriglie. L'interpretazione storica di quegli anni è sempre rimasta un terreno di disputa politica anche con il ritorno della democrazia ma il fatto inedito, con l'arrivo di Milei, è che tale disputa venga promossa adesso dallo Stato. E la battaglia ideologica del governo contro la memoria dei crimini della dittatura, denunciano le organizzazioni per i diritti umani, è stata portata negli ultimi due anni anche sul fronte della spesa pubblica. Sotto i colpi della motosega di Milei sono finite istituzioni considerate indispensabili come la Banca nazionale di dati genetici e l'Unità speciale di investigazione sui crimini della dittatura della Procura della Repubblica, così come lo Spazio per la Memoria dell'Esma, il più emblematico centro di detenzione e tortura della dittatura, dichiarato dall'Unesco 'Patrimonio dell'Umanità'. Eppure un recente sondaggio condotto dall'osservatorio Pulsar dell'Università di Buenos Aires (Uba) e dalla ong per i diritti umani Centro de Estudios Legales y Sociales (Cels) rivela che il 71% degli argentini mantiene ancora oggi una "immagine negativa del governo militare" e che "la memoria della repressione è ancora viva". Le cifre ufficiali che testimoniano le dimensioni e la ferocia con cui si è abbattuto sull'Argentina il terrorismo di Stato sono d'altra parte ancora ampiamente incomplete. In tutto il territorio nazionale sono oltre 800 i centri di detenzione clandestini identificati ma i corpi delle vittime recuperati negli ultimi 50 anni sono solo 1.400 e le ultime 12 vittime sono state identificate solo una settimana fa grazie agli scavi avviati nel centro di detenzione clandestino La Perla, a Córdoba, dove si stima siano passati oltre 2.400 detenuti. Nei centri di detenzione clandestini sono stati dati alla luce oltre 400 neonati, dati in adozione illegalmente dai militari. Di questi, ad oggi, solo 140 sono stati identificati e 'restituiti' alle loro famiglie grazie alla ricerca instancabile delle Abuelas di Plaza de Mayo e alla creazione della Banca Nazionale di Dati Genetici. In tale contesto di polarizzazione l'importanza della memoria è stata rivendicata d'altra parte anche dalla Chiesa. Un documento ufficiale della Conferenza Episcopale pubblicato in vista del 24 marzo ribadisce il "Mai più (Nunca más) alla violenza della dittatura" avvertendo inoltre su una "crescente tendenza all'autoritarismo" nel Paese e denunciando "il predominio di una ideologia della sopravvivenza del più forte sul più debole". Il presidente argentino Javier Milei è a Budapest per partecipare a Cpac 2026, l'annuale conferenza di azione politica dei conservatori. Prima del suo intervento in chiusura dell'evento, ha incontrato il primo ministro ungherese Viktor Orbán, al quale ha anticipato il tema centrale del suo discorso. "Menzionerò la sua corretta visione sui temi migratori", ha rivelato Milei, spiegando che "quando l'immigrazione non si adatta culturalmente al luogo in cui va, smette di essere immigrazione per trasformarsi in invasione". Da parte sua, Orbán ha ringraziato per l'incontro: "È la prima volta nella storia delle nostre nazioni che un presidente argentino visita l'Ungheria. Siamo molto felici, avviene in un momento molto importante".     Nel corso della fitta giornata, il capo di Stato sudamericano ha visto anche l'omologo Tamás Sulyok e riceverà un titolo accademico onorifico per i suoi "contributi significativi alla società e alla politica". Si tratta del terzo fine settimana consecutivo all'estero per il presidente. 

   


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