[Se esiste un uomo non violento, perché non può esistere una famiglia non violenta? E perché non un villaggio? una città, un paese, un mondo non violento? Gandhi] Con la guerra in Iran "siamo davanti a un vero shock, che probabilmente va oltre quello che immaginiamo al momento": E i mercati finanziari "forse sono troppo ottimisti e determinati a restare ottimisti, nella speranza che si verifichi uno scenario positivo e si torni alla normalità in un tempo relativamente breve". Lo ha detto la presidente della Bce, Christine Lagarde, intervistata dall'Economist spiegando, in merito ai tempi di un ritorno alla normalità su capacità, estrazione, distribuzione dei prodotti energetici, che "gran parte delle persone parlano di anni e in nessun caso ci si riuscirà nel giro di qualche mese". Il presidente americano Donald Trump ha esteso di 10 giorni la sospensione degli attacchi contro il settore energetico iraniano, fino alle 20.00 del 6 aprile, ora di Washington. "Su richiesta del governo iraniano, la presente dichiarazione serve a comunicare che sospendo il periodo di distruzione degli impianti energetici per 10 giorni, fino a lunedì 6 aprile 2026, alle ore 20.00 (ora della Costa Orientale). I colloqui sono in corso e, nonostante le erronee dichiarazioni contrarie diffuse dai media delle 'Fake News' e da altri soggetti, stanno procedendo molto bene", ha scritto il tycoon in un post su Truth. È nell'interesse dei paesi del G7 spingere per la riapertura dello Stretto di Hormuz. Lo ha detto il segretario di Stato Marco Rubio prima di partire verso la Francia per il G7. Dopo averla chiamata una “escursione” ora il presidente americano, Donald Trump, definisce la guerra in Iran un “detour piccolo” che “non durerà molto, finirà presto”. Lo ha fatto durante la prima riunione di gabinetto dallo scoppio guerra contro l’Iran il 28 febbraio scorso. Una riunione in cui Trump, dopo aver ribadito di essere “deluso dalla Nato”, ha rivendicato che è Teheran a implorare adesso un accordo. I negoziati ci sono, ma nessuno si fida. E non sono l’unico piano sul tavolo. Di nessuno dei due, anzi tre, contendenti. Tra negoziato o intervento di terra, infatti, la Casa Bianca non ha ancora chiaro in che modo risolvere la crisi iraniana, e al momento le iniziative diplomatiche, per quanto indirette, appaiono lontane da garantire una soluzione. Che i negoziati indiretti siano effettivamente in corso lo ha confermato il ministro degli Esteri pachistano, Ishaq Dar, che ha precisato come l’iniziativa goda del sostegno di Turchia ed Egitto – e dei Paesi del Golfo, che a detta del Segretario generale del Consiglio di Cooperazione del Golfo (Ccg) vorrebbero anzi essere coinvolti direttamente. Dall’Amministrazione Trump arrivano segnali discordanti: mentre il Presidente minaccia di nuovo un’intensificazione del conflitto e invita Teheran a “impegnarsi sul serio prima che sia troppo tardi” – e il Segretario alla Guerra Pete Hegseth parla di “negoziare con le bombe” – lo speaker della Camera Mike Johnson esclude la possibilità di un intervento terrestre nel momento in cui convergono nell’area migliaia di Marines e paracadutisti. Trump ha anche ribadito che la vittoria militare è totale, che ci vorranno poche settimane per mettere fine alla guerra e che Teheran sta “implorando” Washington per raggiungere un’intesa: “Ma non so se vogliamo farlo, dovevano farlo quattro settimane fa”; il suo negoziatore Steve Witkoff ha parlato invece di “segnali positivi” da parte iraniana alla proposta statunitense in quindici punti presentata nei giorni scorsi. Al momento tuttavia Teheran ha affermato di aver respinto la proposta: fonti governative iraniane sottolineano come rappresenti una soluzione “di parte”, vale a dire nell’interesse esclusivo di Stati Uniti e Israele, e che non offra alcun appiglio realistico per un’intesa. Il regime ha quindi confermato attraverso l’agenzia Tasnim di aver inviato ieri una controproposta che si articola in cinque punti, nessuno dei quali menziona né i programmi nucleari né quelli balistici; difficile quindi che possa venire accolta da Washington così com’è. Inoltre, ha annunciato di aver mobilitato una forza di un milione di combattenti per contrastare qualsiasi tentativo di invasione terrestre. A dettare i tempi rimane la crisi economica creata dalla chiusura di Hormuz, la cui riapertura è ora l’obbiettivo primario di Trump e parte integrante dei negoziati: di fatto, è la carta migliore nelle mani del regime iraniano, con cui potrebbe forzare la mano di Washington per un’intesa che salvi la faccia a entrambe le parti – ma che difficilmente andrà a genio ad Israele, che ha interesse a mantenere gli Stati Uniti nel conflitto il più a lungo possibile. Il presidente iraniano Massoud Pezeshkian ha parlato di “prospettive favorevoli” alla vigilia dei nuovi colloqui a Ginevra con gli Stati Uniti, concentrandosi in particolare sul programma nucleare iraniano.
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