[Bisognerebbe essere sempre un pò più speranzosi che preoccupati. Sarebbe stupido un atteggiamento diverso, no? Robert Seethaler] Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha definito Cuba una "nazione fallita" e ha invitato L'Avana a raggiungere un accordo con gli Stati Uniti, pur respingendo l'idea di un'operazione di cambio di regime. "Cuba è attualmente una nazione fallita", ha dichiarato il leader statunitense ai giornalisti a bordo dell'Air Force One. Tuttavia, alla domanda se gli Stati Uniti avrebbero rovesciato il governo cubano, come fece Washington quando attaccò il Venezuela e catturò il presidente Nicolas Maduro, Trump ha risposto: "Non credo che sarà necessario". L'isola sta affrontando gravi carenze di carburante e blackout, mentre Trump intensifica l'embargo statunitense decennale sul Paese e fa pressione sugli altri Paesi affinché interrompano l'invio di petrolio all'Avana. "È una minaccia umanitaria", ha ammesso Trump a proposito della carenza di carburante che sta colpendo il Paese. Il governo cinese ha annunciato la propria disponibilità a soccorrere Cuba, attualmente paralizzata da una grave carenza di carburante. La crisi energetica, aggravata dal blocco delle forniture petrolifere provenienti dal Venezuela e dal Messico, ha già costretto l'Avana a sospendere numerosi voli internazionali, isolando parzialmente il Paese. La presidente del Messico, Claudia Sheinbaum, ha espresso una condanna contro il recente inasprimento delle sanzioni statunitensi rivolte a Cuba. La titolare dell'esecutivo ha definito "molto ingiusta" la minaccia di Washington di imporre dazi commerciali ai Paesi che forniscono petrolio all'isola caraibica. Sheinbaum ha sottolineato come queste misure punitive colpiscano direttamente la popolazione cubana, già provata da una grave crisi energetica, e violino il principio di sovranità delle nazioni. Il governo messicano ha ribadito la sua posizione storica di solidarietà verso L'Avana, criticando l'uso della leva economica come strumento di pressione politica. La dichiarazione segna un nuovo punto di attrito diplomatico, evidenziando il rifiuto del Messico di allinearsi alle strategie di isolamento totale promosse dagli Stati Uniti nella regione. Il portavoce del ministero degli Esteri di Pechino, Lin Jian, ha dichiarato che la Cina fornirà assistenza "nei limiti delle proprie capacità", ribadendo il sostegno alla sovranità della nazione caraibica. Nel suo intervento, l'esponente governativa ha condannato le interferenze estere, definendo le sanzioni come "pratiche disumane" che privano la popolazione locale del diritto alla sopravvivenza e allo sviluppo. Nonostante le criticità logistiche, le autorità asiatiche hanno confermato che al momento non risultano connazionali bloccati sull'isola. La mossa diplomatica rafforza l'asse tra Pechino e l'Avana e si allinea con le posizioni di altri partner strategici, come il Messico e la Russia, che hanno criticato le pressioni internazionali che mirano a strangolare l'economia cubana. Una coalizione internazionale di movimenti sociali ha annunciato sul sito della Internazionale Progressista il lancio di una flottiglia marittima con l'obiettivo di portare a Cuba alimenti, medicinali e altri beni essenziali il prossimo mese. L'iniziativa, denominata "Nuestra América" ("La Nostra America" in italiano), è presentata dagli organizzatori come un'azione umanitaria e politica volta a "rompere il blocco" imposto dagli Stati Uniti all'isola. Secondo i promotori, la missione intende rispondere al rapido deterioramento della situazione interna cubana, segnata da carenze di carburante, blackout prolungati e difficoltà di approvvigionamento in ospedali e farmacie. Il progetto si ispira a precedenti iniziative di solidarietà internazionale e mira anche a lanciare un messaggio politico di sostegno al popolo cubano. Tra i sostenitori figurano l'attivista statunitense David Adler, l'ex leader laburista britannico Jeremy Corbyn e la deputata democratica statunitense Rashida Tlaib, tutti critici nei confronti dell'embargo statunitense. Analisti indipendenti sottolineano tuttavia come la crisi dell'isola sia aggravata anche da fattori strutturali interni, tra cui la gestione dell'economia e la mancanza di riforme profonde, oltre agli effetti delle sanzioni internazionali.
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