lunedì 9 febbraio 2026

Msf via da Gaza

[Sono guarito, signori: perché so perfettamente di fare il pazzo, qua; e lo faccio quieto! Il guaio è per voi che la vivete agiatamente, senza saperla e senza vederla la vostra pazzia. Luigi Pirandello] Parlando in una conferenza a Doha, il leader di Hamas Khaled Mashaal ha affermato che l'organizzazione terroristica non rinuncerà alle proprie armi né accetterà un intervento straniero a Gaza, respingendo le richieste degli Stati Uniti e di Israele. "Criminalizzare la resistenza, le sue armi e coloro che l'hanno portata avanti è qualcosa che non possiamo accettare", ha detto , Mashaal e ha invitato il Board of Peace ad adottare un "approccio equilibrato", che consenta la ricostruzione di Gaza e il flusso di aiuti, avvertendo che Hamas "non accetterà un governo straniero". Lo riferiscono i media arabi  Israele ha annunciato che "porrà fine" alle attività di Msf a Gaza dopo che l'organizzazione non ha fornito l'elenco del suo personale palestinese. "Il ministero per gli Affari della Diaspora e la Lotta all'Antisemitismo si sta muovendo per interrompere le attività di Medici Senza Frontiere (Msf) nella Striscia di Gaza", ha dichiarato il ministero. La decisione fa seguito alla "mancata presentazione da parte di Msf degli elenchi del personale locale, un requisito applicabile a tutte le organizzazioni umanitarie che operano nella regione", ha aggiunto, affermando che l'ong cesserà le sue attività e lascerà Gaza entro il 28 febbraio. Un civile palestinese è stato ucciso e altri sono rimasti feriti questa mattina dopo che un drone israeliano ha bombardato un'area a nord di Wadi Gaza, nel centro della Striscia. Lo afferma l'agenzia di stampa palestinese Wafa.  Gli ospedali di Gaza hanno ricevuto dall'alba sei persone ferite e i corpi di 11 eliminati dalle azioni dell'IDF, ha riferito in un breve comunicato il Ministero della Salute dell'enclave, organismo sotto il controllo di Hamas, senza aggiungere dettagli operativi o circostanze concrete dei fatti. La nota ufficiale ha omesso l'identità delle vittime, non ha precisato i luoghi delle eliminate o lesioni e non ha fornito informazioni sulla gravità dei feriti. Il ministero si è limitato a comunicare le cifre generali registrate nei centri medici del territorio durante questo periodo. Non ci sono stati commenti immediati da parte dell'IDF su questi rapporti. L'esercito sostiene regolarmente che apre il fuoco contro uomini armati che attraversano la linea di cessate il fuoco e rappresentano una minaccia diretta per le truppe dispiegate nella zona. La scorsa settimana, per la prima volta dal 2023 le Nazioni Unite hanno dichiarato – con molta discrezione – che il 100% del fabbisogno alimentare di base dei cittadini di Gaza è soddisfatto.Nella sua dichiarazione del 5 gennaio, il portavoce delle Nazioni Unite Stéphane Dujarric ha affermato che gli aiuti umanitari di gennaio a Gaza soddisfano il 100% dello standard calorico minimo e che le scorte sono sufficienti per tutti gli abitanti. Da notare che questo avviene poche settimane dopo il clamore suscitato a livello internazionale dalla decisione di Israele di sospendere le operazioni di alcune decine di ONG a causa del fatto che si erano rifiutate di registrarsi in modo appropriato nel rispetto delle regole per la trasparenza. Le ONG interessate avevano ammonito – rilanciate da tutti i mass-media – che la loro esclusione avrebbe avuto un impatto “catastrofico” sugli aiuti diretti alla Striscia di Gaza. Ora la dichiarazione delle Nazioni Unite indica che quegli allarmi erano infondati. Ma la cosa forse più sconcertante è che, a più di una settimana, nessun organo d’informazione mainstream internazionale ha riportato l’annuncio delle Nazioni Unite. Il Jerusalem Post ha effettuato ricerche in sette lingue e – al momento in cui viene scritto questo pezzo – ha trovato la notizia solo su alcune testate marginali come The European Sting, Radio Algeria e l’agenzia di stampa senegalese Pana Press, ma su nessuna testata importante.Resta da capire perché i media mainstream non abbiano ritenuto di dare risalto al positivo annuncio delle Nazioni Unite. La BBC, ad esempio, nell’ultimo mese ha pubblicato decine di servizi sugli aiuti a Gaza, tra cui l’articolo del 29 dicembre secondo cui “Esperti sostenuti dalle Nazioni Unite affermano che le scorte alimentari di Gaza stanno migliorando, ma 100.000 persone sono ancora in ‘condizioni catastrofiche’.” Per qualche motivo, l’aggiornamento della notizia non ha ricevuto analoga copertura. Il New York Times ha trattato più volte in modo simile nelle scorse settimane le storie sugli aiuti a Gaza, tra cui a metà dicembre il pezzo “Esperti globali affermano che i palestinesi affrontano ancora gravi difficoltà nell’accesso al cibo”. Anche qui, nessuna copertura della nuova dichiarazione delle Nazioni Unite.Il curioso comportamento è stato sottolineato dall’ambasciatore israeliano alle Nazioni Unite, Danny Danon, che in un post su X ha scritto: “Ecco un titolo che non troverete sulla BBC o sul New York Times, che continuano a mentire sostenendo che Israele impedisce agli aiuti umanitari di entrare nella Striscia di Gaza”. Non è insolito che media internazionali pubblichino con prontezza notizie che sembrano avvalorare la narrazione di Israele come il “cattivo”, ma poi rimangano in silenzio quando si tratta di notizie che non la corroborano.  Lo si è visto solo due settimane fa con il ricordato bando delle ONG da Gaza, quando i media internazionali hanno affermato o fatto intendere che il provvedimento avrebbe tagliato tutti gli aiuti alla Striscia, mentre solo pochissimi media davano conto dell’assicurazione delle Forze di Difesa israeliane secondo cui i gruppi banditi fornivano solo l’1% degli aiuti, contro il 99% del volume totale degli aiuti garantito dalle organizzazioni non bandite perché regolarmente registrate: un dato che ora trova puntuale conferma nell’ultimo annuncio delle Nazioni Unite. A rigor di logica ci si poteva aspettare che i media internazionali si precipitassero a dare con evidenza la notizia che la popolazione di Gaza vede pienamente soddisfatti i propri bisogni nutrizionali, dopo oltre due anni di guerra. Il silenzio che invece circonda l’annuncio solleva scomodi interrogativi circa l’integrità professionale di quegli organi d’informazione.


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