mercoledì 18 febbraio 2026

In 85 contro Israele

[Ho sempre creduto che bisognasse tenerlo a distanza, l’amore, non lasciarlo mai diventare reale. Anna Voltaggio] Le forze armate israeliane stanno elaborando piani per una nuova offensiva su larga scala nella Striscia di Gaza con l'obiettivo di disarmare Hamas, ritenendo improbabile che l'organizzazione consegni le armi volontariamente. Lo riferiscono i media israeliani. A quattro mesi dall'entrata in vigore del cessate il fuoco, che prevede la smilitarizzazione della Striscia e il disarmo di Hamas, negli apparati di sicurezza di Israele cresce la convinzione che l'attuazione dell'intesa resti incerta e che senza un intervento militare il gruppo resterebbe armato e al potere, tentando di ricostruire le proprie capacità. Secondo le valutazioni dell'esercito, un'eventuale ripresa delle ostilità potrebbe risultare più intensa e più estesa rispetto alle precedenti fasi del conflitto. L’esercito israeliano ha demolito e bombardato l’abitazione del palestinese Raafat al-Dawassa, leader delle Brigate Ezzedine al-Qassam, nel villaggio di Silat al-Harithiya, vicino a Jenin, in Cisgiordania. al-Dawassa è stato ucciso nel 2024 durante un raid. “Non sappiamo come dormiremo, tutti e sette i piani sono stati completamente distrutti. Le finestre sono rotte, i muri sono crepati e l’edificio è inabitabile”, ha dichiarato il proprietario di una casa vicina danneggiata dall’esplosione.Ottantacinque paesi, tra cui l’Italia, e tre organizzazioni internazionali, tra cui l’Unione europea, hanno sottoscritto una dichiarazione di condanna delle “decisioni e misure unilaterali israeliane volte a espandere la presenza illegale israeliana in Cisgiordania”. “Queste decisioni violano gli obblighi israeliani previsti dal diritto internazionale e devono essere immediatamente revocate. Rimarchiamo a questo riguardo la nostra forte opposizione a qualunque forma di annessione”, recita la dichiarazione diffusa dal rappresentante palestinese presso le Nazioni Unite, Riyad Mansour. “Ribadiamo il nostro rifiuto di tutte le misure volte ad alterare la composizione demografica, il carattere e lo status del Territorio palestinese occupato dal 1967, inclusa Gerusalemme Est. Queste misure violano il diritto internazionale, minano gli sforzi in corso per raggiungere la pace e la stabilità nella regione, vanno contro il piano globale e mettono a rischio la prospettiva di raggiungere un accordo di pace che ponga fine al conflitto”, si afferma ancora nella dichiarazione letta dall’ambasciatore palestinese affiancato dai rappresentanti degli aderenti. “Riaffermiamo il nostro impegno, espresso nella Dichiarazione di New York, ad adottare misure concrete, in conformità con il diritto internazionale e in linea con le pertinenti risoluzioni delle Nazioni Unite e con il parere consultivo del 19 luglio 2024 della Corte internazionale di giustizia, per contribuire alla realizzazione del diritto del popolo palestinese all’autodeterminazione e per contrastare la politica illegale di insediamento nei territori palestinesi occupati, compresa Gerusalemme Est, e le politiche e le minacce di sfollamento forzato e annessione”, prosegue la dichiarazione. “Ribadiamo che una pace giusta e duratura sulla base delle risoluzioni pertinenti delle Nazioni Unite, dei termini di riferimento di Madrid, compreso il principio di terra in cambio di pace, e l’Iniziativa di Pace Araba, ponendo fine all’occupazione israeliana iniziata nel 1967 e attuando la soluzione dei due Stati, in cui due Stati democratici, una Palestina indipendente e sovrana e Israele, vivono fianco a fianco in pace e sicurezza entro i loro confini sicuri e riconosciuti sulla base delle linee del 1967, anche per quanto riguarda Gerusalemme, rimane l’unica via per garantire la sicurezza e la stabilità nella regione”, conclude la dichiarazione. Anche l’Italia ha aderito all’Onu alla dichiarazione di condanna delle azioni di Israele nei Territori palestinesi presentata dall’ambasciatore palestinese presso le Nazioni Unite, Riyad H. Mansour. “L’adesione dell’Italia all’iniziativa palestinese conferma l’impegno del nostro Paese a favore del diritto internazionale e di condanna di qualsiasi misura che possa compromettere la soluzione a due Stati”, recita una nota nella Farnesina, in cui si evidenzia l’adesione della larga maggioranza dei Paesi europei (Italia, Francia, Germania, Regno Unito, Austria, Belgio, Danimarca, Irlanda, Lettonia, Lussemburgo, Olanda, Portogallo, Slovenia, Slovacchia, Spagna, Grecia, Finlandia), della Delegazione dell’Unione Europea e di altri Stati like-minded (tra cui Canada e Giappone). 

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