[Un dolore autentico è in grado di trasformare persino un uomo straordinariamente superficiale uno tenace fermo. Fedor Dostoevskij] Non voglio che mio figlio finisca in carcere come me, voglio il meglio per lui, mi fido di lei, è una buona madre": con queste parole un boss palermitano con un cognome molto pesante in Cosa nostra, e in particolare nel clan di San Lorenzo, ha manifestato al giudice dei minori l'intenzione di seguire il protocollo "Liberi di Scegliere" per non perdere la potestà genitoriale. Una scelta condivisa con la moglie e seguita alla richiesta della procura dei minori di allontanare dalla coppia il figlio per evitare che cresca in un contesto ambientale deviato. Il boss ha scontato la pena ed è libero dopo anni di carcere per mafia ed estorsione. Il timore che il bambino possa crescere in un ambiente non adatto ha spinto i pm dei minori a chiedere la decadenza della potestà genitoriale. Prima di prendere la decisione, il giudice Nicola Aiello è andato a sentire il padre per conoscere le sue intenzioni e in quel contesto il boss ha manifestato la volontà di seguire un percorso che potrebbe anche portarlo lontano dalla Sicilia. Nei prossimi mesi il magistrato dovrà valutare l'istanza della Procura alla luce del comportamento del capomafia. La Procura per i minorenni di Palermo ha chiesto la decadenza della potestà genitoriale per marito e moglie. Troppo gravi i reati commessi dall’uomo, enorme il rischio di devianza per un figlio che cresce in un tale contesto. Da qualche anno esiste un’altra opportunità, il protocollo “Liberi di scegliere” con l’obiettivo di aiutare chi vive in contesti di criminalità organizzata di stampo mafioso e vuole affrancarsi. Deve volerlo davvero, però, ed essere pronto anche a cambiare città, ad andare via da Palermo. L’ultima parole spetta al giudice Nicola Aiello del Tribunale per i minorenni. Per prima è stata convocata la madre che ha manifestato la volontà di avviare un percorso di legalità, accompagnata da consulenti ed assistenti sociali. Ha spiegato che assieme al marito, una volta libero, si sarebbero trasferiti lontano da Palermo per iniziare una nuova vita. Poi il giudice Aiello è andato a chiederlo al boss quando era ancora detenuto. “Voglio che mio figlio non finisca in carcere come me, voglio il meglio per lui, mi fido di lei, è una buona madre”, ha detto. Parole che aprono nuovi scenari per l’irredimibile boss, un capomafia arroccato nella logica criminale in cui ha sempre vissuto. Ha pagato il conto con la giustizia, ma deve dimostrare di essere cambiato per non smettere di essere padre. Sarà il giudice nei prossimi mesi a decidere sulla richiesta di decadenza della potestà genitoriale. Se ciò avvenisse il figlio sarebbe affidato ad una comunità.
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