[Molta follia è suprema saggezza | per un occhio che capisce – | Molta saggezza, la più pura follia.” Emily Dickinson ] "Gli aiuti a Israele verranno interrotti alla fine dell'anno. Israele è un Paese prospero, non ha bisogno di 4 miliardi in aiuti. Abbiamo già concordato che, entro la fine di quest'anno, non effettueremo più versamenti a favore di Israele. Naturalmente, continueremo ad aiutare Israele qualora ne avesse bisogno". Lo ha detto Donald Trump in un'intervista a Fox, sottolineando che Israele avrà l'opzione di acquistare le armi americani. "Possono comprare quello che vogliono", ha messo in evidenza precisando di aver raggiunto un accordo con Benjamin Netanyahu per interrompere gli aiuti militari a Israele. Il blocco dell’opposizione israeliana guidato da Gadi Eisenkot si è riunito per la prima volta dopo le elezioni per definire una strategia su come destituire il premier Benjamin Netanyahu, non senza divisioni sulla possibilità di allearsi con i parlamentari arabo-israeliani. Il leader del partito Yashar esclude la possibilità di entrare a far parte di un governo guidato da Netanyahu, anche se a chiederlo fosse il presidente americano Donald Trump. “Non siederò in un governo guidato da Netanyahu”, avrebbe detto Eisenkot nell’incontro a porte chiuse, aggiungendo: “Se Trump mi chiamasse, rispetterei il presidente, ma ribadirei che si tratta di una questione interna israeliana”. I leader dei partiti dell’opposizione si sono riuniti a Herzliya, il polo dell’industria tecnologica a nord di Tel Aviv dove risiede l’ex capo delle forze armate Eisenkot, una settimana dopo le elezioni in cui hanno conquistato 48 seggi, contro i 53 dello schieramento di Netanyahu, ma entrambe le parti non hanno la maggioranza. Yair Lapid, leader dell’opposizione israeliana ed ex primo ministro, ha dichiarato alla stampa: “Mi è stato presentato tutto il materiale dei servizi segreti, sia dal capo dello Shin Bet che dalla Commissione elettorale centrale. Le elezioni sono state democratiche e regolari, non c’è assolutamente alcun motivo per annullarle. Loro – ha detto riferendosi a Netanyahu e i suoi alleati – semplicemente non sono disposti ad ammettere di aver perso”. “Quello che dobbiamo fare ora è andare a formare un governo, perché quanto accaduto negli ultimi giorni non fa che ricordarci che dobbiamo allontanare Netanyahu e i suoi collaboratori dall’ufficio del primo ministro. Hanno già causato abbastanza danni allo Stato di Israele e al popolo israeliano”, ha concluso. I partiti israeliani a maggioranza araba – assenti dai colloqui di Herzliya – hanno ottenuto risultati storici la scorsa settimana, conquistando 19 seggi nel parlamento composto da 120 membri e potrebbero garantire a Eisenkot la maggioranza, ma l’opposizione per ora resta divisa sulla possibilità di allearsi con loro. Teheran ha svelato un enorme cartellone pubblicitario che minaccia Donald Trump di morte, portando la sua retorica anti-americana a un nuovo livello. "Uccideremo Trump", proclama il cartellone, che domina la trafficata piazza Enghelab ('Rivoluzione'): mostra il presidente degli Stati Uniti, alle prese oggi con le midterm più difficili del suo mandato, dietro le sbarre, a capo chino. Un altro cartellone nelle vicinanze lo ritrae insieme al vicepresidente JD Vance, all'inviato speciale Steve Witkoff e al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, con i volti insanguinati e gli abiti strappati, davanti a bandiere israeliane e americane lacere. Decine di persone si sono radunate nella piazza sventolando bandiere rosse e portando striscioni con la scritta: "Ci sarà sangue". Hanno quindi invocato vendetta per la Guida Suprema Ali Khamenei, ucciso dai raid aerei Usa-israeliani su Teheran il 28 febbraio, evento che ha dato inizio alla guerra in Medio Oriente. Dall'inizio del conflitto, manifesti e cartelloni pubblicitari che deridono Trump e giurano vendetta sono apparsi frequentemente in tutta Teheran. Nella vivace piazza Tajrish, a nord della capitale, una mostra a cielo aperto esponeva dipinti di questo tipo, tra cui uno che lo raffigurava disteso a terra, con il volto insanguinato schiacciato da un piede. Un altro mostrava una bomba che gli oscurava il volto, un evidente riferimento al dipinto del 1964 'Il figlio dell'uomo' del surrealista belga René Magritte.
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